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Discussione: Le Origini Del Cammino

  1. #1
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    "Bisogna fare Comunità cristiane come la Sacra Famiglia di Nazareth che vivano nell'Umiltà , nella Semplicità e nella Lode , dove l'altro è CRISTO"
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    Predefinito Le Origini Del Cammino

    Questo vuole essere un'informativa sintetica di come è nato il cammino neocatecumenale e gli scopi che si prefige. Ciò detto essendo ormai una realtà accettata dalla Chiesa mi sembra inutile qualsiasi polemica. Spero nel buon senso dei forumisti.


    NOTA STORICA


    A cura di Ezechiele Pasotti

    Nel 1964, Francisco (Kiko) Argüello, un pittore nato a León (Spagna), e Carmen Hernández, laureata in chimica e formatasi nell’Istituto Misioneras de Cristo Jesús, si incontrano tra i baraccati di Palomeras Altas, alla periferia di Madrid. Dopo tre anni, in questo ambiente composto soprattutto da poveri, si forma una sintesi kerigmatico-catechetica che, sostenuta dalla Parola di Dio, dalla Liturgia e dall’esperienza comunitaria, e sulla scia del Concilio Vaticano II, diventerà la base di ciò che il Cammino Neocatecumenale porterà in tutto il mondo.
    Dalle baracche l’esperienza passa presto ad alcune parrocchie di Madrid e di Zamora. Nel confronto, al quale fu sottomessa la sintesi kerigmatico-catechetica formatasi tra i baraccati di Palomeras Altas, presto si vide come nelle parrocchie soprattutto benestanti le catechesi erano usate per "sopravvestirsi", come conferenze, non come un cammino di conversione e di "kenosis", dove far morire a poco a poco l'uomo vecchio, per poter essere rivestiti della nuova creazione nello Spirito Santo.
    Così gradualmente venne apparendo il Battesimo, come cammino da percorrere per arrivare a una fede adulta, capace di rispondere ai cambiamenti sociali che si stavano verificando.
    Ben presto apparve la necessità di fare una prima riflessione sull’esperienza di ciò che stava accadendo, di ciò che il Signore stava compiendo in quelle comunità. Nell’aprile del 1970, a Majadahonda, nei pressi di Madrid, gli iniziatori del Cammino, Kiko e Carmen, insieme ai responsabili, presbiteri e qualche parroco delle prime comunità esistenti, si riunirono per fare una prima riflessione su ciò che lo Spirito Santo stava attuando in mezzo a loro. Si preparò un questionario con una domanda base: Che cosa sono queste comunità che stanno sorgendo nelle parrocchie?
    Dopo tre giorni di preghiera e di lavoro si giunse, all’unanimità, a questa riposta:

    Che cos'è la Comunità
    - La comunità è la Chiesa: che è il Corpo visibile del Cristo risorto. Nasce dall'annuncio della "Buona Novella" che è Cristo, vincitore in noi di tutto quello che ci uccide e distrugge.
    - Questo annuncio è apostolico: unità e dipendenza dal Vescovo, garanzia della verità e della universalità.
    - Siamo chiamati da Dio a essere sacramento di salvezza all'interno dell'attuale struttura parrocchiale; inizia un cammino verso la fede adulta, attraverso un Catecumenato vissuto mediante il tripode: Parola di Dio, Liturgia e Comunità.
    Missione di queste comunità nell'attuale struttura delle Chiese
    - Rendere visibile un nuovo modo di vivere oggi il Vangelo, tenendo presente le profonde esigenze dell'uomo e il momento storico della Chiesa.
    - Aprire un cammino. Chiamare a conversione.
    - Non si impongono. Sentono il dovere di non distruggere niente, di rispettare tutto, presentando il frutto di una Chiesa che si rinnova e che dice ai suoi Padri che sono stati fecondi, perché da essi sono nate.
    Come si realizza questa missione
    - Queste comunità sono nate e desiderano rimanere dentro la Parrocchia, con il Parroco, per dare i segni della fede: l'amore e l'unità. "Amatevi l'un l'altro come io ho amato voi. Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli" (Gv 13,34-35). "Padre, io in essi e tu in me; affinché siano perfettamente uno e il mondo sappia che tu mi hai mandato" (Gv 17,23). L'amore nella dimensione della Croce e l'unità sono i segni che creano gli interrogativi necessari perché si possa annunciare Gesù Cristo (…).
    Al termine della convivenza venne l’allora Arcivescovo di Madrid, che già aveva conosciuto l’esperienza delle baracche e aveva invitato a portarla nelle parrocchie. Gli venne letta la riflessione maturata durante l’incontro. L’Arcivescovo, dopo averla ascoltata, esordì dicendo: "Se l’avessi scritta io, sarebbe la pagina più bella della mia vita".

    Alcuni anni più tardi, quando il Cammino era già diffuso in molte parrocchie di Roma e in varie diocesi d’Italia, gli iniziatori furono chiamati dalla Congregazione del Culto divino, perché volevano sapere in che cosa consisteva quell’itinerario di riscoperta del Battesimo e i riti che facevamo. L’allora Segretario della Congregazione, Mons. Annibale Bugnini, e il gruppo di esperti che erano con lui, rimasero enormemente impressionati nel vedere che ciò che stavano elaborando da alcuni anni sul catecumenato per gli adulti – e che presto sarebbe stato pubblicato come "Ordo Initiationis Christianae Adultorum" (OICA) –, lo Spirito Santo, partendo dai poveri, lo stava già mettendo in opera. Dopo due anni di studio di ciò che le comunità facevano, pubblicarono nella rivista ufficiale della Congregazione (Notitiae), in latino, per tutta la Chiesa, una nota laudatoria: "Praeclarum exemplar" dell’opera che stava svolgendo il Cammino neocatecumenale . Con loro si concordò il nome da dare al Cammino: "Neocatecumenato", come itinerario di formazione cristiana post-battesimale che segue le indicazioni proposte nel Capitolo IV dello stesso Ordo. In esso si dice infatti che alcuni riti per i non battezzati, proposti dall’OICA possano essere adattati anche a coloro che sono già battezzati, ma non sufficientemente catechizzati.

    Insieme a questi momenti salienti della storia del Cammino, va ricordata la caratteristica di fondo che lo costituisce e che lo Statuto riconosce: la possibilità di vivere la vita cristiana in comunità, recuperando il modello ecclesiale dei primi secoli.
    Il Cammino neocatecumenale si è proposto, sin dal suo sorgere, come un cammino di iniziazione alla fede: non è una spiritualità particolare, ma un cammino di gestazione, "un itinerario di formazione cattolica, valida per la società e per i tempi odierni" (Giovanni Paolo II, Lettera "Ogniqualvolta").
    È un processo di maturazione alla fede che ricostruisce la comunità cristiana: e questa diventa segno per il mondo, resiste al processo di secolarizzazione. In questo cammino di fede verso la radicalità del proprio Battesimo diventa centrale la comunità cristiana e, come nucleo fondamentale di essa, la famiglia. È in seno ad una comunità cristiana concreta che si fa, in prima persona, un’esperienza viva e diretta della vita cristiana. Si riceve una parola, che si fa liturgia, che cresce, poco a poco, in koinonia, in comunità. Dio stesso è comunità di persone.

    Molti sono stati i doni dello Spirito che hanno caratterizzato lo sviluppo del Cammino, in particolare i Catechisti itineranti, le Famiglie in missione, i Seminari "Redemptoris Mater".
    Vari Vescovi, preoccupati per la situazione di secolarizzazione presente in tante parrocchie, vedendo che in quelle parrocchie dove era nato il Cammino Neocatecumenale si costituivano delle piccole comunità vive, piene di lontani, hanno sollecitato di poter aprire lo stesso percorso di iniziazione cristiana, chiedendo catechisti da altre città e nazioni. Ciò ha dato luogo alla nascita dei Catechisti itineranti. Negli incontri dei catechisti si espongono queste richieste dei Vescovi e si invitano liberamente coloro che si sentono chiamati partire per annunziare il Vangelo a rendersi disponibili a tale missione, in base al mandato del proprio battesimo. Appare così di nuovo un modello di Chiesa primitiva evangelizzata da apostoli e catechisti itineranti, senza che questi formino nessun gruppo particolare. Essi restano inseriti nelle proprie comunità e parrocchie, dalle quali partono e alle quali ritornano periodicamente.
    Così, a poco a poco, attraverso l'esperienza e in tante convivenze di formazione, si sono costituite équipes itineranti di evangelizzazione, formate da donne e uomini celibi, o da coppie, e da un sacerdote che ottiene il permesso dal proprio Vescovo o dal proprio Superiore religioso. Esse vanno durante un tempo in un'altra diocesi, d'accordo con il Vescovo che li chiama, ad aprire il Cammino Neocatecumenale nelle parrocchie. Detta struttura di evangelizzazione, come un'impalcatura, è coordinata dall'Équipe responsabile del Cammino Neocatecumenale, composta dagli iniziatori, Kiko e Carmen, e da un presbitero, Padre Mario Pezzi. Così, nell'arco di questi anni, il Cammino si è esteso nei 5 continenti.

    Di fronte alla situazione del Nord Europa, dove la secolarizzazione dura ormai da molti anni, la Chiesa si va riducendo e si trova in una situazione di debolezza estrema – soprattutto è distrutta la famiglia –, ispirati dalle parola del Santo Padre, Kiko e Carmen hanno visto la necessità di inviare famiglie in missione, sia per fondare la chiesa in alcune zone di "terra nullius", come una "implantatio Ecclesiae", sia per aiutare a rafforzare le comunità esistenti con famiglie che mostrino il volto di una "famiglia cristiana".
    Anche nell’America del Sud, a causa dell'enorme emigrazione dalle campagne verso le periferie delle grandi città e della scarsità del clero per aprire nuove parrocchie, questi enormi agglomerati urbani sono preda delle sette. I vescovi, vista la forza di evangelizzazione che ha il Cammino, hanno chiesto l’invio di famiglie in questi centri periferici, spesso baraccopoli immense, per formare nuclei di evangelizzazione che possano contenere le sette, formando piccole comunità, nell’attesa di poter inviare un presbitero e fondare nuove parrocchie.
    Tutto ciò ha fatto sì che il Santo Padre Giovanni Paolo II nell’anno 1988 inviasse le prime cento famiglie in molte Diocesi, i cui Vescovi ne avevano fatto richiesta.
    Queste famiglie, che restano unite alla propria comunità neocatecumenale, inserita nella parrocchia, sono sostenute dalla stessa comunità e dalla parrocchia per ciò che si riferisce a spese di viaggi, affitto delle case, costruzione di nuove chiese, sostegno morale, lettere, preghiere, ecc. Nasce così una proficua collaborazione fra comunità, parrocchia e missione.

    Dall’opera di evangelizzazione, iniziata dalle famiglie in diverse zone, è apparsa ben presto la necessità di presbiteri che sostenessero le nuove comunità appena formate e con cui si potessero costituire eventuali nuove parrocchie.
    In questo contesto sono nati i Seminari "Redemptoris Mater": grazie alla visione profetica degli iniziatori del Cammino, al coraggio del Papa Giovanni Paolo II e allo slancio missionario delle famiglie in missione, quasi tutte con molti figli. Fondamentale per la rievangelizzazione e formazione di nuove parrocchie è stata proprio la testimonianza di fede dei figli di queste famiglie.
    Questi Seminari sono diocesani, eretti dai Vescovi, in accordo con l'Équipe Responsabile internazionale del Cammino, e si reggono secondo le norme vigenti per la formazione e l’incardinazione dei chierici diocesani; sono missionari: i presbiteri che in essi vengono formati, sono disponibili ad essere inviati dal Vescovo in ogni parte del mondo; sono internazionali: i seminaristi provengono da paesi e continenti diversi, sia come segno concreto della cattolicità, sia come segno di disponibilità ad essere mandati ovunque.
    Ma il dato più significativo di questi Seminari è che essi, da un parte, sono un dono che aiuta le Diocesi ad aprirsi alla missionarietà, ad andare in tutto il mondo e, dall’altra, trovano nel Cammino Neocatecumenale, un sostegno che accompagna i seminaristi durante il tempo della loro preparazione e, divenuti presbiteri, continua a sostenerli nella formazione permanente.

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  2. #2
    gargamella
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    Appena ho tempo ti rispondo

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da gargamella
    Appena ho tempo ti rispondo
    Usalo meglio il tuo tempo dai retta a me tanto già so che mi porterai le critiche di Zoffoli, Conti e Marighetto.
    Un consiglio lascia perdere

    Ti premetto che su quelle non ti risponderò
    Gli ha già risposto la Chiesa molto tempo fa:

    RISPOSTA DI MONS. ENNIO ANTONELLI,
    ARCIV. SEGRETARIO GENERALE DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA




    Roma, 18 ottobre 1995

    Reverendo Padre,

    La ringrazio per avermi mandato il suo dossier sui neocatecumenali.
    Abbia la fiducia, Padre, nel ministero di discernimento e di guida dei Pastori della Chiesa.
    Il Signore La benedica.


    † Ennio Antonelli


  4. #4
    gargamella
    Ospite

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    La fiducia ovviamente non è stata mal riposta, visto che uno dei primi atti del Pontificato di Benedetto XVI è stato mettere fine agli abusi liturgici dei neocatecumenali (vedi la comunione seduti, i boccali di vino che passano da un commensale all'altro, le confessioni pubbliche...).



    Da: "FLAVIANO PATRIZI" A: alterinfo@yahoo.com
    Oggetto: ARTICOLO: LA MISTIFICAZIONE DI GIUSEPPE GENNARINI
    Data: Sun, 15 Jan 2006 1550 +0100

    Il Signore Gesù vi dia la sua pace,
    mi chiamo Flaviano Patrizi.

    Mi è capitato di leggere l’intervista di Stefano Caredda del 6 gennaio 2005 a Giuseppe Gennarini comparsa sul sito www.Korazym.


    Avendo fatto parte del Cammino Neocatecumenale per oltre dieci anni ed avendo studiato in un loro seminario missionario conosco dall’interno questa realtà.


    Le risposte che il responsabile dei rapporti con la stampa del Cammino Neocatecumenale dà, nell’intervista, in merito ai contenuti della lettera del card. Arinze, è un chiaro esempio di mistificazione.
    Inoltre sappiamo per certo che i dirigenti del Cammino Neocatecumenale vicini a Kiko e Carmen non hanno fatto conoscere ufficialmente ai neocatecumeni l’esistenza di questa lettera. Questi possono esserne venuti a conoscenza dai giornali, da internet o meglio ancora, avendo ascoltato l’udienza papale del 12 gennaio 2006 .


    Ai fini di una corretta informazione vi invio un mio articolo relativo alla tematica in questione che, volendo, potete anche pubblicare sul vostro sito.


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    L'intervista è al seguente link: www.korazym.org/news1.asp?Id=15805
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    Flaviano Patrizi - 14 gennaio 2006
    Il giorno 6 gennaio 2006 Stefano Caredda ha intervistato per il portale cattolico "Korazym"(www.korazym.it) Giuseppe Gennarini, responsabile per i rapporti con la stampa del Cammino Neocatecumenale per informarci sull’accoglienza che i responsabili del Cammino Neocatecumenale hanno avuto della lettera del Card. Francis Arinze, prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti.
    Le risposte che Giuseppe Gennarini ha dato nell’intervista mettono in luce la mistificazione e la manipolazione dei contenuti della lettera del Card. Arinze da parte dei dirigenti del Cammino Neocatecumenale.
    Il nostro articolo dimostrerà tale assunto.
    Gennarini riconosce l’autenticità della lettera pubblicata integralmente su una pagina del sito "www.chiesa" diretto da Alessandro Magister. Infatti afferma:«Questa lettera è un grande riconoscimento del Cammino Neocatecumenale». Inoltre, Gennarini riconosce in essa « il linguaggio [...] imperativo che accompagna questi documenti».

    Con ciò ci fa presumere che avesse ben compreso l’imperativo del card. Arinze:
    «Nella celebrazione della Santa Messa, il Cammino Neocatecumenale accetterà e seguirà i libri liturgici approvati dalla Chiesa, senza omettere né aggiungere nulla». Ma le successive affermazioni di Gennarini nella risposta alla prima domanda dimostrano ben altro.

    Mistificando il contenuto della lettera, Gennarini giunge fino a dire, contro ogni evidenza, che essa
    «è, di fatto, una lettera che approva cinque variazioni molto significative ai libri liturgici», mentre la lettera del Card. Arinze, come sopra riportato, porta scritto che il Cammino Neocatecumenale «accetterà e seguirà i libri liturgici approvati dalla Chiesa, senza omettere né aggiungere nulla». L’affermazione di Giuseppe Gennarini è totalmente falsa. Desideriamo ricordare che Gennarini è il responsabile per i rapporti con la stampa del Cammino Neocatecumenale e non un semplice neocatecumeno mal informato sul pensiero di Kiko Argüelo e Carmenen Hèrnandez. Anzi, non si permetterebbe di avere un pensiero difforme da quello degli iniziatori del Cammino Neocatecumenale.
    Gennarini continua la risposta specificando la natura delle variazioni, dicendo che esse sono «Concessioni importantissime, che dobbiamo al grande entusiasmo che per noi nutre papa Benedetto XVI, che conosce il Cammino, lo ha conosciuto ed ammirato».
    Quindi, secondo pensiero di Gennarini, Benedetto XVI non trova nelle celebrazioni del Cammino Neocatecumenale alcun abuso liturgico, anzi, il nostro pontefice giudicherebbe le innovazioni introdotte dai neocatecumeni un aiuto a formare veri cattolici. Infatti Giuseppe Gennarini specifica che, con la lettera del Card. Arinze «siamo di fronte al primo riconoscimento esplicito di quelli che sono gli adattamenti pastorali più significativi della liturgia delle comunità neocatecumenali [...] ci sono cinque concessioni, c’è un permesso temporaneo».
    Forse Gennarini credeva che l’intervista non sarebbe stata pubblicata ed allora non si è preoccupato di negare l’evidenzacristallina della frase perentoria, già da noi citata, della lettera di Arinze contenente la decisione fondamentale della Congregazione per Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti espressa nei termini già più volte, ma mai sufficientemente, citati: «il Cammino Neocatecumenale - è scritto nella lettera - accetterà e seguirà i libri liturgici approvati dalla Chiesa, senza omettere né aggiungere nulla».
    Un neocatecumeno potrebbe pensare che il Card. Arinze sia il nemico di turno e che il papa non sia d’accordo con il prefetto della congregazione, ma un indizio importantissimo contenuto nella lettera ci toglie ogni dubbio a tal proposito. Infatti, in essa leggiamo, subito dopo l’enunciazione della circostanza per cui il Card. Arinze scrive ai responsabili internazionali del Cammino Neocatecumenale: «sono a comunicarVi le decisioni del Santo Padre». Quindi la lettera del Card. Arinze esprime il pensiero del nostro Pontefice.
    Continuando nella risposta e nella stessa linea autocelebrativa, Gennarini commette un errore, che sottolinea l’incoerenza comune ai neocatecumeni: «Il Cammino Neocatecumenale insegna ad obbedire alla Chiesa e ovviamente noi faremo tutto ciò che la Chiesa ci dice».Ma come può sostenere l’obbedienza del Cammino Neocatecumenale alla Chiesa Cattolica se, negando l’evidenza della decisione del Santo Padre, ci dimostra che non la seguirà?
    Il nostro pontefice non desidera distruggere i neocatecumeni. Il Card. Arinze, anzi, si dice: «Riconoscente al Signore per i frutti di bene elargiti alla Chiesa mediante le molteplici attività del Cammino Neocatecumenale». Il Santo Padre,dunque, vuole corregge i gravi abusi liturgici, consapevole che «tutti i fedeli godono del diritto di avere una liturgia vera e in particolar modo una celebrazione della santa Messa che sia così come la Chiesa ha voluto e stabilito, come prescritto nei libri liturgici e dalle altre leggi e norme. Allo stesso modo, il popolo cattolico ha il diritto che si celebri per esso in modo integro il sacrificio della santa Messa, in piena conformità con la dottrina del Magistero della Chiesa. È, infine, diritto della comunità cattolica che per essa si compia la celebrazione della Santissima Eucaristia in modo tale che appaia come vero sacramento di unità, escludendo completamente ogni genere di difetti e gesti che possano generare divisioni e fazioni nella Chiesa1»
    In questo spirito di amore, Benedetto XVI, a difesa della vera identità cattolica, attraverso il prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, il Card. Francis Arinze, si rivolge a Kiko Argüello, alla sig.na Carmen Hernandez e al Rev.do P. Mario Pezzi.

    La lettera del Card. Arinze dopo l’enunciazione della decisione del Santo Padre relativa alla correzione degli abusi liturgici delle celebrazioni eucaristiche del Cammino Neocatecumenale, sottolinea alcune indicazioni e precisazioni circa alcuni elementi della liturgia. L’intervista di Stefano Caredda cerca di conoscere l’interpretazione di Giuseppe Gennarini.
    Per quanto riguarda le ammonizioni previe alle letture bibliche, Gennarini riferisce che
    «con la lettera, e non è cosa di poco conto, cambia una cosa: nel messale romano questa è una pratica straordinaria, nel nostro caso diventa una pratica ordinaria».

    In realtà non è affatto vero e Gennarini mostra di aver confuso la questione delle monizioni con quella delle risonanze. Infatti queste, sì, che devono essere fatte eccezionalmente, come vedremo dopo.

    Per ritornare, ora, alla questione delle monizioni, rileviamo che il Card. Arinze scrive nella lettera: «Circa le eventuali monizioni previe alle letture, devono essere brevi. Occorre inoltre attenersi a quanto disposto dall’
    "Institutio Generalis Missalis Romani" (nn. 105 e 128) e ai Praenotanda dell’"Ordo Lectionum Missae" (nn. 15, 19, 38, 42)».
    Questi documenti fondamentali per la corretta interpretazione delle precisazioni della lettera, mettono in risalto ciò che nelle celebrazioni del Cammino Neocatecumenale deve essere modificato: mentre in queste le ammonizioni sono fatte in ogni liturgia e di norma dai fedeli posti all’ambone, i documenti prescrivono che
    «colui che presiede la Liturgia della Parola (sacerdote, ndr) [...] riserva di norma a se stesso
    [...] alcune monizioni, per ravvivare l'attenzione dei fedeli»2 e « Spetta a colui che presiede introdurre talvolta i fedeli alla liturgia della Parola con opportune monizioni prima che vengano proclamate le letture3». Per quanto riguarda, poi, le ammonizioni dei laici, i documenti specificano inoltre che «il commentatore sta in un luogo adatto davanti ai fedeli, non però all'ambone4».
    Quindi il secondo numero della lettera riguarda una prassi abusiva da correggere.
    Quando si tratta di affrontare la questione delle "risonanze" Gennarini risponde che esse
    «sono una pratica nuova, un cambiamento piuttosto forte nella dinamica liturgica. Il documento vaticano fornisce delle linee guida, cioè stabilisce – o ricorda – che esse devono essere brevi e che naturalmente non si devono sostituire all’omelia del sacerdote, cosa che peraltro è assolutamente ovvia: mai nelle celebrazioni delle comunità neocatecumenali l’omelia del sacerdote è stata sostituita da interventi di altri».
    Gennarini evita di dire che le "risonanze" sono estemporanee e fatte regolarmente ad ogni celebrazione eucaristica, prima dell’omelia del sacerdote, ed anzi i fedeli sono insistentemente invitati a farne. Lo evita, poiché proprio ciò costituisce l’abuso da correggere. Ammettiamo con Gennarini che le risonanze non sostituiscono mai l’omelia del sacerdote, ma dobbiamo purtroppo rilevare che molti sacerdoti sono costretti a ridurre al minimo l’omelia perché il tempo dedicato alle risonanze dei fedeli supera i trenta minuti.

    Contro questa prassi, il Card. Arinze ricorda nella lettera ai responsabili del Cammino Neocatecumenale le norme liturgiche che definiscono le "risonanze" dei fedeli: «interventi occasionali». Inoltre la "risonanza", sempre secondo tali documenti, deve essere «sempre adeguata alle norme liturgiche e offerta in occasione di liturgie eucaristiche celebrate in particolari giornate (giornata del seminario o del malato, ecc.) se ritenuta oggettivamente conveniente, come illustrativa dell’omelia regolarmente pronunciata dal sacerdote celebrante», «è generalmente preferibile che ciò avvenga al di fuori della Messa.Tuttavia, per una grave causa, si possono offrire tali informazioni o testimonianze quando il Sacerdote abbia pronunciato la preghiera dopo la Comunione. Questo uso, tuttavia, non diventi consueto
    5».

    Oltre agli abusi già sopra evidenziati specifichiamo che il sacerdote celebrante, per giudicare la convenienza oggettiva di questi interventi occasionali deve conoscerne il contenuto anticipatamente, ma ciò non avviene mai nel Cammino Neocatecumenale.

    Quindi è necessaria una correzione a questi abusi e la lettera del Card. Arinze mira a ciò e non assolutamente ad "approvare cinque variazioni molto significative ai libri liturgici", come vorrebbe persuaderci Gennarini. Un’altra volta ancora viene negata l’evidenza. Un cuore umile e obbediente non si comporta così. Attenzione fratelli neocatecumeni alle vostre guide.

    Inoltre il Card. Arinze, continuando a citare l’Istruzione Interdicasteriale "Ecclesiae de Mysterio", scrive che «La possibilità del ‘dialogo’ nell’omelia (cfr. Directorium de Missis cum Pueris, n. 48) può essere, talvolta, prudentemente usata dal ministro celebrante come mezzo espositivo, con il quale non si delega ad altri il dovere della predicazione». Questo punto vuole mettere fine ad un altro abuso poco conosciuto e Gennarini nemmeno lo sfiora. Infatti nelle celebrazioni del Cammino Neocatecumenale il "didascalo" laico ha l’incarico di esporre ai bambini una sorta di "omelia dialogata" prima che i fedeli adulti facciano le loro puntuali risonanze.
    Per quanto riguarda l’imperativo esposto al primo numero della lettera del card. Arinze:
    «Almeno una domenica al mese le comunità del Cammino Neocatecumenale devono perciò partecipare alla Santa Messa della comunità parrocchiale», Gennarini come un bravo manipolatore stravolge tutto il senso dell’imposizione vaticana, affermando che «una volta al mese significa dodici volte all’anno. Ebbene: già ora noi celebriamo in parrocchia più di dodici volte all’anno! Natale, Pasqua, Epifania, Immacolata Concezione, e così via, sono tutte solennità in cui si celebra con l’intera comunità parrocchiale. Nella vastità della nostra realtà ci potranno essere alcune eccezioni, ma nella gran parte dei casi già ora celebriamo una volta al mese con l’intera parrocchia. Insomma, ciò che ci viene concesso con questa lettera è davvero molto più di ciò chesi vuole far apparire ci venga tolto.Il principio delle celebrazioni speciali, uno dei più contestati, è ora ammesso; temperato dalla celebrazione comune una volta al mese, ma comunque accettato. Un fatto epocale».

    Per prima cosa facciamo notare che il Card. Arinze ha chiesto a nome di Benedetto XVI la partecipazione delle Comunità Neocatecumenli alla celebrazione eucaristica domenicale della parrocchia in cui sono inserite, e non la partecipazioni dei singoli fedeli neocatecumeni alla celebrazione domenicale nella loro parrocchia d’origine.

    Secondo appunto è necessario dire che il Card. Arinze ha dato una precisa cadenza mensile a queste celebrazioni parrocchiali e non ha scritto "dodici celebrazioni annue". Delle quattro feste che Gennarini cita come date consuete in cui i neocatecumeni partecipano alla celebrazione parrocchiale solo il natale è vera.
    Inoltre è da rilevare che la celebrazione della Veglia Pasquale non può essere considerata una celebrazione parrocchiale, poiché, siccome un neocatecumeno non celebrerebbe mai una veglia tradizionale in parrocchia, considerandola quasi un insulto alla loro vera veglia pasquale, è diventata consuetudine, nelle parrocchie in cui è presente il Cammino Neocatecumenale, celebrarla alla maniera dei neocatecumeni, dividendo, di fatto, la parrocchia, poiché vi partecipano quasi esclusivamente i neocatecumeni, salva qualche rara eccezione.

    Il terzo necessario appunto alle affermazioni di Gennarini, riguarda il principio delle celebrazioni speciali. Celebrazione speciale non significa celebrazione eucaristica che non segue i libri liturgici approvati dalla Chiesa come pare creda Gennarini.
    Inoltre bisogna ricordare che una delle imposizioni della Chiesa già introdotte nello Statuto del Cammino Neocatecumenale riguarda la libera partecipazione di tutti i fedeli alle loro liturgie eucaristiche. Il "fatto epocale" giganteggiato da Gennarini non c’è, anzi è di nuovo presente una imposizione a correzione!
    Riguardo al sesto numero della lettera:
    «Il Cammino Neocatecumenale deve utilizzare anche le altre Preghiere eucaristiche contenute nel messale, e non solo la Preghiera eucaristica II», Gennarini commenta: «Forse la seconda si utilizza maggiormente, ma anche le altre preghiere eucaristiche lo sono. Non sussiste alcun problema al riguardo», e siamo contenti.
    Spieghiamo però al lettore per quale motivo si utilizza quasi esclusivamente questa preghiera eucaristica.
    È l’unica che Kiko ha musicato e il sacerdote la canta accompagnato da diversi strumenti a corda e a fiato commettendo così un abuso liturgico giustamente evidenziato dall’Istruzione "Redemptionis Sacramentum".
    A questo punto dell’intervista, Stefano Caredda rivolge a Gennarini una domanda legittima:
    «Dunque, la congregazione si è sbagliata?», ma Gennarini ha la risposta diplomatica e incoerente pronta: «No, non si è sbagliata. Semplicemente ci fornisce degli inviti, ci ha dato delle raccomandazioni. E noi le seguiamo».Primo appunto, Il Card. Arinze non ha fatto degli inviti o delle raccomandazioni, ma ha dato ordini a correzione degli abusi. Secondo appunto, Gennarini, a proposito delle "raccomandazioni", prosegue dicendo: «noi le seguiamo», negando l’evidenza.
    Per quanto riguarda l’importantissimo numero cinque della lettera:
    «Sul modo di ricevere la Santa Comunione, si dà al Cammino Neocatecumenale un tempo di transizione (non più di due anni) per passare dal modo invalso nelle sue comunità di ricevere la Santa Comunione (seduti, uso di una mensa addobbata posta al centro della chiesa invece dell’altare dedicato in presbiterio) al modo normale per tutta la Chiesa di ricevere la Santa Comunione. Ciò significa che il Cammino Neocatecumenale deve camminare verso il modo previsto nei libri liturgici per la distribuzione del Corpo e del Sangue di Cristo», Gennarini risponde in modo incompleto: «Sulle modalità di distribuzione sia del pane che del vino la lettera stabilisce un termine, un periodo entro il quale questo modo è ammesso. Un periodo di due anni, esattamente quelli che mancano alla fine di quell’arco di tempo - cinque anni – iniziato dopo l’approvazione ad experimentum dello statuto del Cammino nel 2002. Anche l’aspetto della distribuzione del pane e del vino rientrano dunque in questo quadro più ampio, nel quale la stessa lettera della Congregazione si inserisce».
    Gennarini dice che in questi due anni la loro modalità di distribuzione sia del pane che del vino è ammessa per un periodo di due anni, ma non è così, poiché la realtà è che essa è tollerata ai fini di una giusta transizione al corretto modo cattolico. Inoltre, la risposta è incompleta poiché non dice se inizieranno ad utilizzare l’altare consacrato posto nel presbiterio e se eviteranno di stare seduti durante la distribuzione della Santa Comunione.

    Stefano Caredda è costretto a fare questa domanda: «Dunque, se ben capisco, nel concreto in questi due anni non vi saranno cambiamenti. Rimarrà tutto come adesso?». Gennarini allora cambia tono: « In questi due anni il tutto sarà valutato e ponderato, nell’ambito dell’intero percorso di riconoscimento del Cammino Neocatecumenale». Da chi sarà valutato e ponderato? Da Kiko e Carmen? Gennarini continua: «sulla distribuzione della comunione c’è un permesso temporaneo, al termine del quale vedremo cosa accadrà», come se si aspettasse un improbabile ripensamento, dopo il lasso di tempo di due anni, del nostro pontefice, Benedetto XVI?
    Gennarini dà prova di non conoscere la produzione letteraria di papa Ratzinger ed in particolare un suo libro relativamente recente, pubblicato in Italia nel 2001 e divenuto un best seller: "Introduzione allo spirito della liturgia", attraverso il quale è possibile conoscere il pensiero di Benedetto XVI sulle innovazioni liturgiche.

    Gennarini, non sapendo più cosa rispondere di fronte alle domande di Stefano Caredda e vedendo la piega che l’intervista stava prendendo, inizia a mettere in dubbio l’autenticità del contenuto della lettera, dimenticandosi che aveva iniziato l’intervista proprio ammettendone l’autenticità: «Inoltre, vorrei precisare che quella della Congregazione è una lettera privatai cui reali contenuti sono conosciuti solo dal cardinal Arinze
    e da Kiko Argüello, Carmen Hernandez e padre Mario Pezzie qualsiasi uso di un documento privato per decisioni pubbliche è illegittimo e improprio. Quand'anche fosse confermato che il contenuto di questa lettera è pienamente autentico, questo non cambierebbe affatto la sua natura di instrumentum laboris privato e riservato. Per intenderci, considerare questa lettera come avente forza di legge sarebbe come se considerassimo l'Instrumentum Laboris del Sinodo sulla Eucarestia alla stregua del documento finale del Sinodo».
    È legittimo dire che la lettera non può essere considerata alla stregua di un documento finale, ma Gennarini non si rende conto che, anche se "il contenuto di questa lettera non fosse confermato come pienamente autentico" una istruzione normativa anche per i Neocatecumeni è già stata scritta su richiesta del servo di Dio, Giovanni Paolo II, e pubblicata nel 2004. È l’Istruzione "Redemptionis Sacramentum" della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, che pare essere scritta proprio, ma non solo, per gli abusi liturgici dei neocatecumeni. Pur non essendo una esposizione dell’insieme delle norme relative alla Santissima Eucaristia, illumina su oltre venti abusi liturgici abitualmente compiuti nelle celebrazioni del Cammino Neocatecumenale!
    Gennarini dovrebbe studiare questi documenti al fine di evitare affermazioni inesatte e pretenziose, come quella in finale di intervista: «Quello che per ora è la norma attuale è la conferma da parte del Santo Padre della prassi liturgica del Cammino». È l’ennesima falsità ingannevole con cui si chiude l’intervista.
    Nella lettera del Card. Arinze solo il numero 5 contiene un riferimento ad un tempo di transizione (non superiore a due anni), concesso per adeguarsi alle richiesta della congregazione riguardanti il modo di ricevere la Santa Comunione nelle loro celebrazioni eucaristiche, mentre gli altri numeri non l’hanno, sott’intendendo un adeguamento immediato. È una interpretazione fallace ed ingannevole quella proposta da Gennarini.
    Con ciò crediamo di aver sufficientemente dimostrato l’assunto iniziale: "Le risposte che Giuseppe Gennarini ha dato nell’intervista mettono in luce la mistificazione e manipolazione dei contenuti della lettera del Card. Arinze da parte dei dirigenti del Cammino Neocatecumenale".
    Ma se ciò che abbiamo scritto non fosse stato sufficiente a convincere i più ostinati riguardo agli abusi liturgici del Cammino Neocatecumenale, riportiamo, a chiusura di questo nostro articolo, le parole dello stesso Sommo Pontefice, pronunciate nell’udienza del 12 gennaio 2006:
    «Proprio per aiutare il Cammino neocatecumenale – ha detto i Papa – a rendere ancor più incisiva la propria azione evangelizzatrice in comunione con tutto il Popolo di Dio, di recente la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti vi ha impartito a mio nome alcune norme concernenti la Celebrazione eucaristica, dopo il periodo di esperienza che aveva concesso il Servo di Dio Giovanni Paolo II. Sono certo che queste norme, che riprendono quanto è previsto nei libri liturgici approvati dalla Chiesa, saranno da voi attentamente osservate».

    1 Istruzione “Redemptionis Sacramentum”, 12
    2 dell’ “Ordo Lectionum Missae”, 38
    3 Ibid., 42
    4 Institutio Generalis Missalis Romani, 105 5 Istruzione “Redemptionis Sacramentum”, 74


    fONTE: http://www.geocities.com/Athens/Delp.../ita_index.htm

  5. #5
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    Tutto quello che hai postato è tratto da:

    http://www.geocities.com/Athens/Delp.../ita_index.htm

    Come volevasi dimostrare

    __________________________________________________ __

    Da: "FLAVIANO PATRIZI" A: alterinfo@yahoo.com
    Oggetto: ARTICOLO: LA MISTIFICAZIONE DI GIUSEPPE GENNARINI
    Data: Sun, 15 Jan 2006 1550 +0100Il Signore Gesù vi dia la sua pace,
    mi chiamo Flaviano Patrizi.

    Mi è capitato di leggere l’intervista di Stefano Caredda del 6 gennaio 2005 a Giuseppe Gennarini comparsa sul sito www.Korazym.


    Avendo fatto parte del Cammino Neocatecumenale per oltre dieci anni ed avendo studiato in un loro seminario missionario conosco dall’interno questa realtà.


    Le risposte che il responsabile dei rapporti con la stampa del Cammino Neocatecumenale dà, nell’intervista, in merito ai contenuti della lettera del card. Arinze, è un chiaro esempio di mistificazione.
    Inoltre sappiamo per certo che i dirigenti del Cammino Neocatecumenale vicini a Kiko e Carmen non hanno fatto conoscere ufficialmente ai neocatecumeni l’esistenza di questa lettera. Questi possono esserne venuti a conoscenza dai giornali, da internet o meglio ancora, avendo ascoltato l’udienza papale del 12 gennaio 2006 .


    Ai fini di una corretta informazione vi invio un mio articolo relativo alla tematica in questione che, volendo, potete anche pubblicare sul vostro sito.

    PERO' IL TIZIO NON TI DICE PERCHE' E' USCITO DAL SEMINARIO: IO LO SO MA NON LO DICO PER CORETTEZZA.

    TI POSSO LINKARE QUANTI SITI VUOI DEL CAMMINO O DELLE PAROCCHIE DOVE C'E' E TUTTI SANNO DELLA LETTERA.

    TUTTI IN ITALIA E NEL MONDO!!!
    ___________________________________

    E' molto scoretto postare solo quello che fa comodo

    FONTE: Korazym.org

    Don Angelo Lameri è docente di Liturgia al Pontificio Istituto di musica sacra a Roma. A lui abbiamo chiesto, in riferimento alla liturgia delle comunità neocatecumenali e alla lettera inviata al riguardo dalla Congregazione per il culto divino, cosa prevedono attualmente i libri liturgici approvati dalla Chiesa.

    Secondo il Cammino neocatecumenale i libri liturgici prevedono già – e da tempo – che il pane abbia aspetto di pane, che sia pane azzimo cucinato da poco. Dunque, sostengono che al riguardo non serva alcuna variazione della loro modalità di celebrazione, perché già prevista dai libri liturgici. E’ così?

    Per ciò che riguarda il pane azzimo, questo è vero. Già le precisazioni CEI al Messale del 1983 affermavano che per quanto possibile il pane azzimo utilizzato per l’eucaristia, quanto a sapore e forma, dovesse richiamare quello del pane. E l’ultimo messale, quello del 2003, ribadisce ancora, e accentua, questa disposizione. Ciò che – però - mette in evidenza la lettera della Congregazione sul culto divino non è tanto la forma del pane, ma quanto la modalità della sua distribuzione. E dunque la ricezione in bocca, o sulla mano, e soprattutto le modalità per la comunione sotto le due specie, quella del pane e del vino.

    Cosa prevede il messale sulla distribuzione della comunione sotto le due specie, che è esattamente ciò che avviene nelle comunità del Cammino?

    L’ultima edizione del messale romano ha allargato moltissimo la possibilità della comunione sotto le due specie. Però ha anche specificato chiaramente che la comunione deve essere sempre distribuita dal ministro competente. La descrizione pratica è questa: ci si reca processionalmente a ricevere l’Eucaristia, si fa un segno di venerazione prima di ricevere l’Eucaristia, e la si riceve, in piedi o in ginocchio, dal ministro competente. Bene: è a questo che si riferisce la Congregazione nella sua lettera ai dirigenti del Cammino neocatecumenale. Non al tipo di pane, sul quale non vi sono rilievi, ma sul modo di riceverlo: dice la lettera “non intorno alla mensa addobbata”, ma evidentemente recandosi a piedi, processionalmente, verso l’altare dedicato in presbiterio.

    Sulla distribuzione del vino le cose non sono certo più semplici, anzi…

    Infatti. Dopo vari tentativi, oggi il Messale romano prevede due modalità di ricezione della comunione sotto la specie del vino: la prima è l’intinzione, che consiste nell’intingere il pane nel calice portandolo subito dopo alla bocca. Il secondo modo è invece quello di bere direttamente dal calice. Naturalmente questa seconda modalità si usa quando c’è un’assemblea piuttosto ristretta…

    Come sono appunto le comunità del Cammino… Ma è vero che l’intinzione è contraria al Vangelo e non prevista dai libri liturgici?

    No, questo non è vero. il Messale romano del 2003 prevede come modalità della comunione sotto le due specie quella dell’intinzione. Non voglio entrare e non entro nel merito della questione se essa sia o meno contraria al Vangelo; sicuramente però è permessa dai libri liturgici.

    Passiamo agli altri punti contenuti nella lettera della Congregazione. Cosa prevede il Messale riguardo alle ammonizioni (introduzioni alle letture)? Sono una pratica straordinaria?

    In verità esse sono permesse in ogni caso. Anche in una comunità parrocchiale normale, cioè, esse sono consentite. Il loro utilizzo non è limitato a casi eccezionali, a patto, naturalmente, che siano brevi. Il perché siano previste è facilmente comprensibile: specialmente quando non si tiene l’omelia (ad esempio durante le celebrazioni dei giorni feriali) in presenza di letture particolarmente ostiche, magari tratte dall’Antico Testamento, è chiaramente ravvisabile la necessità di inquadrare le letture con una introduzione che aiuti la loro comprensione. Che ciò possa avvenire anche nei giorni festivi è assolutamente lecito.

    Invece quella delle risonanze – cioè brevi testimonianze dei fedeli prima dell’omelia su quanto la Parola ha suscitato – è una pratica del tutto nuova. Sono previste dal Messale romano?

    Assolutamente no. Nel Messale romano non vi è nulla che le riguardi. E’ dunque certamente una pratica nuova. Vengono concesse nei limiti evidenziati dalla lettera, che si riferiscono ad altri documenti vaticani.

    Altro punto della lettera è la previsione che una volta al mese le comunità neocatecumenali celebrino in chiesa con l’intera comunità parrocchiale. Nei libri liturgici non c’è nulla, immagino, che preveda particolari modalità di celebrazione in casi come questi…

    Esatto, non c’è assolutamente nulla. La celebrazione tipo in questi casi è sempre quella prevista per l’assemblea parrocchiale. Quando cioè gruppi, associazioni, movimenti (qualunque essi siano) partecipano alla celebrazione della messa in parrocchia, il rito che si segue è quello normale, previsto dal messale.

    La lettera della Congregazione invita il Cammino ad utilizzare non solo la Preghiera Eucaristica II ma anche tutte le altre. Il Cammino afferma che già ora vengono utilizzate tutte. Ci potrebbe essere un qualche motivo per cui la Preghiera II è preferita alle altre?

    Indipendentemente dal Cammino Neocatecumenale, la Preghiera Eucaristica II è quella generalmente più utilizzata. Il perché, in termini prosaici, è presto detto: è la più corta. Rispetto alle altre, probabilmente, deriva da un testo più antico, poi riadattato. Deve comunque la sua fortuna al fatto di essere più semplice delle altre, e come detto, più corta.

    Per tirare le somme, dunque, è giustificato l’entusiasmo del Cammino che pone in evidenza l’approvazione di cinque variazioni molto significative dei libri liturgici, concessioni di grande rilevanza, "primo riconoscimento degli adattamenti pastorali più significativi della liturgia delle comunità neocatecumenali"?

    Si tratta indubbiamente di adattamenti, ma attenzione: al di là dello spostamento del segno della pace a prima dell’offertorio – spostamento che non è affatto previsto dal messale romano, ma è utilizzato, ad esempio, nel rito ambrosiano che si celebra nella diocesi di Milano - tutti gli altri adattamenti rientrano comunque nell’ambito dei libri liturgici vigenti. L’ultima edizione del Messale romano, infatti, tratta diffusamente, in un apposito e intero capitolo, della possibilità di adattamenti liturgici, e distingue in tal senso quelli che competono al sacerdote, quelli che competono al vescovo diocesano e quelli che competono alle conferenze episcopali. Dunque, non enfatizzerei troppo. Certo, però, un vero elemento di novità – questo si rilevante – è riscontrabile nel fatto che questi non sono adattamenti concessi – come avvenuto in passato e come ancora oggi avviene – a delle chiese locali, su richiesta delle conferenze episcopali, ma ad un movimento, o meglio a quelle comunità che vivono questo particolare itinerario di fede che è il Cammino neocatecumenale. Ecco, questa si, è una vera novità.

    Un’ultima battuta sul periodo di transizione di due anni indicato nella lettera della Congregazione vaticana. Le chiedo: per come stanno le cose oggi, durante questi due anni – o comunque alla fine del periodo di due anni – il Cammino deve o non deve modificare la modalità materiale della distribuzione del pane e del vino?

    Direi di si. E’ questo ciò che viene richiesto. Ripeto: non la modifica dell’aspetto materiale del pane o del vino, ma la modifica delle modalità di distribuzione delle due specie. Si, questo è un cambiamento che – almeno allo stato attuale - viene richiesto chiaramente.

    ________________________________________________

    Rivendica la piena consonanza delle loro celebrazioni ai libri liturgici, esprime la gioia per l'implicito riconoscimento vaticano, sottolinea il fatto che la lettera della congregazione del culto divino si situa in un lungo iter che vede impegnati cinque dicasteri e che una pronuncia definitiva arriverà solo al termine del periodo di "sperimentazione" dello Statuto neocatecumenale. E nell'immediato sembra prospettare l'utilizzazione dell'intero periodo di transizione concesso dalla congregazione per il culto divino. E' Giuseppe Gennarini, responsabile dei rapporti con la stampa del Cammino Neocatecumenale.


    Come avete accolto la lettera del cardinal Arinze?

    Nel suo insieme, questa lettera è un grande riconoscimento del Cammino Neocatecumenale. Certo, ci sono delle puntualizzazioni, ci sono degli inviti, delle raccomandazioni, c’è un permesso temporaneo, ma nel complesso rappresenta una vera gioia. Questa è una lettera riservata, scritta secondo i canoni di una lettera privata che non doveva essere resa pubblica, scritta con il linguaggio burocratico e imperativo che accompagna questi documenti, ed è, di fatto, una lettera che approva cinque variazioni molto significative ai libri liturgici. Concessioni importantissime, che dobbiamo al grande entusiasmo che per noi nutre papa Benedetto XVI, che conosce il Cammino, lo ha conosciuto ed ammirato. Siamo di fronte al primo riconoscimento esplicito di quelli che sono gli adattamenti pastorali più significativi della liturgia delle comunità neocatecumenali.

    Eppure, dalla lettera della congregazione vaticana sembrano trasparire delle richieste di cambiamento. A tal proposito si è parlato di cambio di rotta, di correzione vaticana, di ritorno dei neocatecumenali sulla strada maestra.

    Niente di più sbagliato. Le concessioni che ci sono state fatte sono grandiose. Non si deve dimenticare che modifiche e cambiamenti della prassi liturgica non sono affatto concesse facilmente. Perfino molte conferenze episcopali nazionali le hanno chieste in passato, senza ottenerle. La domanda vera che ci si dovrebbe fare è un’altra: perché la Chiesa ha ritenuto questa nostra esperienza, il Cammino Neocatecumenale, così importante da consentire e permettere cambiamenti così importanti?

    La sua risposta?

    Perché oggi il problema che ci si pone davanti, ed è un problema enorme, è quello di come arrivare all’evangelizzazione delle masse scristianizzate, è quello di come arrivare all’uomo contemporaneo. Questo è il cuore del problema! L’uomo è sempre più distante dalla Chiesa: in Italia il 30% dei bambini non viene battezzato, in Francia sono il 50%, in Germania l’80%. Il Cammino Neocatecumenale si è dimostrato un itinerario valido per riportare alla fede tante persone lontane dalla Chiesa.

    Si, è vero, c’è questa esigenza, e d’altronde lo Statuto del Cammino è stato approvato nel 2002, seppur ad experimentum, perché esso è apparso un valido itinerario di fede soprattutto in queste realtà. C’è dunque un riconoscimento indiscutibile, ma ci sono anche – ora - cinque punti sui quali vengono richieste delle modifiche alla prassi liturgica. O abbiamo capito male?

    Ci sono cinque concessioni, c’è un permesso temporaneo. Il Cammino Neocatecumenale insegna ad obbedire alla Chiesa e ovviamente noi faremo tutto ciò che la Chiesa ci dice.

    Analizziamo i punti principali, partendo dalle ammonizioni prima delle singole letture, una sorta di introduzione al testo…

    Sulle ammonizioni, la lettera non fa altro che ripetere le raccomandazioni espresse nel messale romano, in cui era già previsto che in casi straordinari esse ci fossero, seppur in forma breve. Con la lettera, e non è cosa di poco conto, cambia una cosa: nel messale romano questa è una pratica straordinaria, nel nostro caso diventa una pratica ordinaria.

    Sulle risonanze – cioè i commenti dei fedeli sulla Parola appena ascoltata – la lettera vaticana sembra ribadire il loro carattere di eccezionalità.

    Le risonanze sono una pratica nuova, un cambiamento piuttosto forte nella dinamica liturgica. Il documento vaticano fornisce delle linee guida, cioè stabilisce – o ricorda - che esse devono essere brevi e che naturalmente non si devono sostituire all’omelia del sacerdote, cosa che peraltro è assolutamente ovvia: mai nelle celebrazioni delle comunità neocatecumenali l’omelia del sacerdote è stata sostituita da interventi di altri.

    Anche nel momento in cui si stabilisce che una volta al mese le comunità devono celebrare in parrocchia si raccomandano dei cambiamenti che seppur non rivoluzionari, nondimeno non possono non essere presi in esame…

    Una volta al mese significa dodici volte all’anno. Ebbene: già ora noi celebriamo in parrocchia più di dodici volte all’anno! Natale, Pasqua, Epifania, Immacolata Concezione, e così via, sono tutte solennità in cui si celebra con l’intera comunità parrocchiale. Nella vastità della nostra realtà ci potranno essere alcune eccezioni, ma nella gran parte dei casi già ora celebriamo una volta al mese con l’intera parrocchia. Insomma, ciò che ci viene concesso con questa lettera è davvero molto più di ciò che si vuole far apparire ci venga tolto. Il principio delle celebrazioni speciali, uno dei più contestati, è ora ammesso; temperato dalla celebrazione comune una volta al mese, ma comunque accettato. Un fatto epocale.

    Altro punto: la Congregazione afferma che il Cammino deve “utilizzare anche le altre Preghiere eucaristiche contenute nel messale, e non solo la Preghiera eucaristica II”. Come mai viene usata solo questa preghiera? E l’invito ad usare le altre sarà accolto?

    Forse la seconda si utilizza maggiormente, ma anche le altre preghiere eucaristiche lo sono. Non sussiste alcun problema al riguardo.

    Dunque, la congregazione si è sbagliata?

    No, non si è sbagliata. Semplicemente ci fornisce degli inviti, ci ha dato delle raccomandazioni. E noi le seguiamo.

    Passiamo al punto principale, quello che più ha fatto parlare di sé: la modalità di ricezione dell’Eucaristia. La lettera dà al Cammino un tempo di transizione (non più di due anni) per “passare dal modo invalso nelle sue comunità di ricevere la Santa Comunione (seduti, uso di una mensa addobbata posta al centro della chiesa invece dell’altare dedicato in presbiterio) al modo normale per tutta la Chiesa di ricevere la Santa Comunione”, il modo cioè previsto nei libri liturgici. Dunque, si torna all’ostia consacrata…

    Questo è un punto cruciale, e c’è molta confusione in materia. Tutti sanno – o dovrebbero sapere, visto che è cosa di pubblico dominio - che l’ultima edizione del Messale Romano (2003) prevede che il pane azzimo (non è usata la parola ostia) deve essere “cucinato da poco”, “cotto da poco”, in latino “recenter confectus” ( art 321 del Messale Romano) e che le ostie devono essere usate invece per quelle occasioni dove c’è un gran numero di fedeli. Inoltre secondo l’ultimo messale il pane deve avere apparenza di pane (vedi art. 320 e 321 delle Istruzioni del Messale Romano).

    Sta affermando che l’utilizzo del pane è previsto nei libri liturgici e dunque assolutamente permesso?

    Non lo diciamo noi, c’è scritto chiaro e tondo nel messale romano. Esso raccomanda l’utilizzo di pane che abbia apparenza di pane (quindi cotto da poco) e lascia l’ostia quando “numero sacram Comunionem sumentium aliaeque rationes pastorales id exigunt” - art 321 del Messale Romano. Prevede cioè che si usino le ostie quando lo esige il numero delle persone che ricevono la comunione o qualche altra ragione pastorale. Questa è la legge generale della chiesa sulla liturgia. Spesso sono quelli che ci criticano a compiere degli abusi…

    E invece, sulla distribuzione del vino e sulla modalità di ricevere la Comunione (seduti, piuttosto che in piedi o in ginocchio) cambierà qualcosa?

    Sulle modalità di distribuzione sia del pane che del vino la lettera stabilisce un termine, un periodo entro il quale questo modo è ammesso. Un periodo di due anni, esattamente quelli che mancano alla fine di quell’arco di tempo - cinque anni – iniziato dopo l’approvazione ad experimentum dello statuto del Cammino nel 2002. Anche l’aspetto della distribuzione del pane e del vino rientrano dunque in questo quadro più ampio, nel quale la stessa lettera della Congregazione si inserisce.

    Peraltro, il problema di come attuare la distribuzione delle due specie è un problema molto più grande di noi, che investe tutta la Chiesa e rappresenta oggi una delle questioni più complesse che vi siano. Si è tentato negli anni passati di distribuire il vino usando un cucchiaino (ed è stato un disastro), si è provato con la cannuccia (ed è andata ancora peggio), c’è stato un tentativo con l’intinzione, che però è contraria non solo al dettato del Vangelo, ma anche agli stessi libri liturgici. Ora si sta provando con il calice, ma è chiaro che in una chiesa grande i fedeli non vogliono comunicarsi con il calice… Insomma, la questione è seria ed è davvero difficile trovare un modo modo che aiuti ad attuare la distribuzione delle due specie. All’interno della piccola comunità, la distribuzione del calice, è invece fattibile, perché il numero dei fedeli è limitato e tutti si conoscono.

    Dunque, se ben capisco, nel concreto in questi due anni non vi saranno cambiamenti. Rimarrà tutto come adesso?

    In questi due anni il tutto sarà valutato e ponderato, nell’ambito dell’intero percorso di riconoscimento del Cammino neocatecumenale. Sulla distribuzione della comunione c’è un permesso temporaneo, al termine del quale vedremo cosa accadrà. Sia chiara una cosa: se fosse stata una pratica irriverente, non avrebbero certo dato un tempo di due anni per eliminarla.

    Inoltre, vorrei precisare che quella della Congregazione è una lettera privata i cui reali contenuti sono conosciuti solo dal cardinal Arinze e da Kiko Arguello, Carmen Hernandez e padre Mario Pezzi e qualsiasi uso di un documento privato per decisioni pubbliche è illegittimo e improprio. Quand'anche fosse confermato che il contenuto di questa lettera è pienamente autentico, questo non cambierebbe affatto la sua natura di instrumentum laboris privato e riservato. Per intenderci, considerare questa lettera come avente forza di legge sarebbe come se considerassimo l' Instrumentum Laboris del Sinodo sulla Eucarestia alla stregua del documento finale del Sinodo.

    Come è risaputo, l'iter stabilito dalla Santa Sede riguardo al Cammino Neocatecumenale prevede che ogni decisione debba essere approvata congiuntamente dalla Commissione Inter-Dicasteriale (Pontificio Consiglio per i Laici, Congregazione per la Fede, Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, Congregazione per il Clero e la Catechesi, Congregazione per la Educazione Cattolica). Questa lettera è solo un momento dei lavori di questa Interdicasteriale. L'unico documento che finora è stato approvato congiuntamente dalla Intedicasteriale sono gli Statuti, che sono molto più espliciti dei contenuti della lettera. Alla fine del periodo ad experimentum tutte le cinque Congregazioni emetteranno la decisione finale. Quello che per ora è la norma attuale è la conferma da parte del Santo Padre della prassi liturgica del Cammino.

    __________________________________________________ ___

    IN BREVE - La lettera della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti al Cammino Neocatecumenale rappresenta un ulteriore riconoscimento implicito del Cammino. Gli adattamenti concessi alle comunità neocatecumenali non rappresentano delle novità assolute, dal momento che già nei libri liturgici è previsto l’iter per ottenere tali concessioni. Elemento di assoluta novità – e motivo di legittima soddisfazione da parte dei responsabili del Cammino - è però il fatto che esse vengano concesse – seppur nei limiti ben segnalati e ora ribaditi dalla congregazione vaticana – non ad una chiesa locale, ma ad un movimento, o meglio alle comunità che vivono quel particolare itinerario di fede che è il Cammino Neocatecumenale. Conformemente a quanto previsto finora nei libri liturgici, è concesso l’utilizzo di ammonizioni, risonanze e segno della pace, ed è ricordata la necessità di utilizzare tutte le preghiere eucaristiche e di partecipare alla messa parrocchiale almeno una volta al mese. Sul versante della celebrazione dell’Eucaristia, i libri liturgici consentono l’utilizzo del pane azzimo e del vino per la celebrazione. La richiesta vaticana si concentra sulle modalità di ricezione di questo Pane e di questo Vino, modalità sulle quali permangono forti differenze. E’ verosimile che il Cammino neocatecumenale scelga di usufruire in pieno del periodo di transizione di due anni previsto dalla lettera vaticana, in modo da giungere, a quel punto, alla naturale scadenza del periodo di “sperimentazione” del suo Statuto. La modalità di ricezione dell'Eucaristia rientrerà, a quel punto, nella più vasta questione del suo completo e formale riconoscimento da parte della Santa Sede.


    Punto per punto, opinioni a confronto

    Confrontiamo le posizioni di Giuseppe Gennarini, responsabile per i rapporti con la stampa del Cammino Neocatecumenale, e di don Angelo Lameri, docente di Liturgia al Pontificio Istituto di Musica Sacra a Roma.

    Primo punto – La lettera della Congregazione afferma che “almeno una domenica al mese le comunità del Cammino Neocatecumenale devono partecipare alla Santa Messa della comunità parrocchiale”. Al riguardo non sembrano sussistere particolari problemi, almeno non in linea di principio. Il Cammino sottolinea che “già ora noi celebriamo in parrocchia più di dodici volte all’anno”, celebrazioni nelle quali – come ovvio – si segue il rito normale. Occorrerà chiaramente valutare – e lo si farà nelle sedi adeguate - quanto ciò corrisponda alla realtà delle singole comunità (l’esistenza di eccezioni non viene esclusa dai responsabili del Cammino). Il problema di fondo riguarda l’armonia in ambito parrocchiale fra le comunità neocatecumenali e il resto della comunità parrocchiale: problema che non si esaurisce certo nella messa comune una volta al mese.

    Punto secondo – La lettera stabilisce che “eventuali” ammonizioni (cioè introduzioni alle singole letture) devono essere brevi e devono attenersi a quanto disposto dai libri liturgici. Dal confronto delle dichiarazioni dei nostri interlocutori non sembrano sorgere difficoltà: le ammonizioni sono sempre permesse e anzi – dice il liturgista – anche incoraggiate nei casi in cui è bene che le letture vengano contestualizzate. E’ forse il punto sul quale si registra maggiore concordia. Il Cammino continuerà ad utilizzarle.

    Punto terzo: la lettera indica che l’omelia è riservata al sacerdote o al diacono e che “interventi occasionali di testimonianza da parte dei fedeli laici” (le cosiddette risonanze neocatecumenali, pronunciate dai singoli fedeli dopo le letture e prima dell’omelia) possono essere previste secondo spazi e modi già indicati da documenti vaticani. Nelle lettera sono presenti termini ed espressioni quali “eccezionalmente”, “in particolari giornate”, “se conveniente”, ecc. che fanno pensare ad un via libera comunque limitato a determinate circostanze. E’ entro questi limiti, afferma il liturgista da noi contattato, che esse – che non sono previste dal messale - possono essere usate. Il Cammino precisa da parte sua che esse sono sempre brevi e non si sostituiscono mai all’omelia del sacerdote, come richiesto espressamente dalla lettera. Anche in questo caso le posizioni dei due nostri interlocutori sostanzialmente coincidono: il Cammino può continuare ad usare le risonanze. Ad essere pignoli, rimane solo un dubbio sul senso dei termini sopra indicati: una celebrazione neocatecumenale è di per se stessa una circostanza eccezionale che ammette sempre l’uso delle risonanze, oppure anche nelle comunità del Cammino esse devono essere usate con “parsimonia”? Nel dubbio, facile prevedere comunque che esse continueranno ad essere usate – probabilmente a ragione - in ogni celebrazione neocatecumenale.

    -
    Bonn, 22 agosto 2005. Al termine della GMG di Colonia, incontro internazionale dei giovani neocatecumenali. Di spalle, sul palco, l'iniziatore del Cammino, Kiko Arguello. (Foto Caminaen.com).


    Punto quarto - Sullo scambio della pace, la lettera concede al Cammino di usufruire dell’indulto già concesso, fino ad ulteriore disposizione. E’ il solo punto che inequivocabilmente concede qualcosa senza neppure specificare tempi e limiti. Il gesto della pace anticipato a prima dell’offertorio è pratica che non rientra nel messale romano ma è ben vivo e presente nella liturgia, ad esempio nel rito ambrosiano che si celebra in ogni parrocchia della diocesi di Milano. Abbastanza ovvio che l’indulto già concesso in passato sia stato rinnovato. Non è definitivo (“fino a ulteriore disposizione”) ma è chiaro. Le comunità neocatecumenali continueranno legittimamente a scambiarsi il segno di pace prima dell’offertorio.

    Punto quinto - E’ il punto più controverso, e quello sul quale rimangono le maggiori differenze. Occorre dilungarsi un po’. La lettera afferma, testualmente, che “sul modo di ricevere la Santa Comunione, si dà al Cammino Neocatecumenale un tempo di transizione (non più di due anni) per passare dal modo invalso nelle sue comunità di ricevere la Santa Comunione (seduti, uso di una mensa addobbata posta al centro della chiesa invece dell’altare dedicato in presbiterio) al modo normale per tutta la Chiesa di ricevere la Santa Comunione. Ciò significa che il Cammino Neocatecumenale deve camminare verso il modo previsto nei libri liturgici per la distribuzione del Corpo e del Sangue di Cristo”. Il Cammino neocatecumenale rivendica, e a ragione, la piena possibilità di utilizzare nelle sue celebrazioni il pane azzimo, appena cotto, invece che le comuni ostie utilizzate nelle parrocchie. Il Messale romano lo permette – e anzi lo consiglia – in modo chiaro. Ugualmente, il Cammino ha ragione nel rivendicare la possibilità di distribuire l’Eucaristia anche sotto la specie del vino. La modalità – bere direttamente al calice – è una delle due permesse attualmente dai libri liturgici (l’altra è l’intinzione, che secondo il rappresentante del Cammino da noi contattato sarebbe addirittura “contraria al Vangelo”). Serie differenze fra la modalità utilizzata nelle celebrazioni neocatecumenali e quanto affermato nei libri liturgici permangono invece riguardo alle modalità materiali di distribuzione dell’Eucaristia. Afferma il liturgista da noi contattato che il messale prevede che “ci si rechi processionalmente verso l’altare e dopo un segno di venerazione, si riceva l’Eucaristia in piedi o in ginocchio dal ministro competente”. Nelle comunità neocatecumenali l’assenza dell’altare “dedicato in presbiterio”, la presenza della mensa addobbata e l’abitudine a non muoversi in processione, restando invece seduti al momento della distribuzione del pane consacrato, rappresentano altrettante differenze evidenti rispetto a quanto previsto dai libri liturgici. Dunque, dice il liturgista, “con la sua lettera la congregazione, allo stato attuale, chiede proprio questo: non la modifica dell’aspetto materiale del pane o del vino, ma la modifica delle modalità di distribuzione delle due specie”. Su questo punto, però, la congregazione concede un periodo di transizione di due anni: è intenzione del Cammino usufruire pienamente di questo periodo, anche perché “non si tratta di una pratica irriverente” (in caso contrario “non ci sarebbero stati concessi due anni di tempo” per l’adeguamento). Verosimilmente, dunque, nel breve periodo non cambierà nulla e anche questo aspetto liturgico entrerà a far parte della verifica complessiva che per il Cammino Neocatecumenale è prevista a conclusione del periodo di “sperimentazione” del suo statuto: un periodo di cinque anni, che ha preso il via nel giugno 2002 e che dunque va verso l’esaurimento.

    Punto sesto – La lettera prescrive che “il Cammino deve utilizzare anche le altre Preghiere eucaristiche contenute nel messale, e non solo la Preghiera eucaristica II”. E’ quest’ultima, ci spiega il liturgista, la preghiera più utilizzata in tutta la Chiesa. Deve il suo successo al fatto di essere più semplice e soprattutto più corta delle altre. E’ anche la più antica, e a questo verosimilmente si deve il suo successo presso i neocatecumeni. In ogni caso, afferma il Cammino, “già ora le nostre comunità utilizzano tutte le preghiere eucaristiche”. Dunque, se ciò risponde al vero, nessun problema.

    La lettera nel complesso - Secondo il Cammino, la lettera nel suo insieme è un grande riconoscimento perché, pur con raccomandazioni e puntualizzazioni, approva cinque variazioni molto significative ai libri liturgici. Si tratterebbe cioè del primo riconoscimento esplicito di quelli che sono gli adattamenti pastorali più significativi della liturgia delle comunità neocatecumenali. Meno enfasi nel parere del liturgista da noi contattato, che tiene a precisare che ogni singolo adattamento concesso è già previsto nei libri liturgici (per la gran parte nel messale romano) e che semmai la vera novità riguarda il fatto che tali adattamenti siano stati concessi non ad una chiesa locale (conferenza episcopale) ma ad un movimento. Peraltro, come già detto sopra, su uno dei punti segnalati nella lettera (la modalità di distribuzione del pane e del vino) permane a suo parere una differenza sostanziale fra la pratica dei neocatecumenali e quanto disposto dal messale. Sarà su questo che, verosimilmente, occorrerà tornare ad interrogarsi in futuro.

    Korazym.org sul Cammino Neocatecumenale

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    QUESTO PERO' SUL TUO SITO NON LO METTONO

    Neocatecumenali in Vaticano: un carico di amicizia e fermezza



    diStefano Caredda/ 13/01/2006

    Fra sorrisi e abbracci, l'apprezzamento del papa per l'opera di evangelizzazione svolta dal Cammino. Ma sul resto parole fermissime: necessaria la piena adesione alle direttive della Chiesa. E sulla messa ritorna il quesito: quando si cambia?
    Giovedì 12 gennaio 2006: la giornata dei neocatecumeni. Sorrisi e grande disponibilità da parte del papa, che benedice la missione di 200 famiglie sottolineando il grande lavoro di evangelizzazione svolto dalle comunità del Cammino. Ma le sue parole sono ferme e limpide: adesione ad ogni direttiva della Chiesa, sintonia con ogni diocesi, pieno rispetto dei libri liturgici. Cronaca di un’udienza a ritmo di musica. E di ciò che il papa vuole nel futuro del Cammino.


    Benedetto XVI saluta le 10mila persone che affollano l'aula Paolo VI. Sono famiglie, sacerdoti, seminaristi e catechisti del Cammino Neocatecumenale. A loro rivolge un caldo incoraggiamento, non mancando di sottolineare con parole ferme la necessità della piena aderenza alle direttive impartite dalla Chiesa.
    (Foto di Alessia Giuliani - Catholic Press Photo).

    ROMA - Finisce con il papa che si sposta da sinistra a destra lungo l’intera Aula Paolo VI, con il papa che si mette in posa e ogni pochi metri regala alle famiglie neocatecumenali in partenza per i luoghi di missione la fotografia che testimonia il suo appoggio alla loro opera di evangelizzazione. Finisce con la perfetta intonazione di 10mila persone che cantano a gran voce (“Alleluja! Risuscitò! Ri-su-sci-tò!) – e si capisce che il canto è davvero uno dei loro punti forti. E finisce anche con i sorrisi che Francisco "Kiko" Argüello, l’iniziatore del Cammino, dispensa - una volta salutato il papa - a chiunque incroci il suo sguardo. Sarà ricordata a lungo, questa udienza, dal popolo dei neocatecumeni; sarà ricordata e raccontata e menzionata ogni qualvolta occorrerà mettere in evidenza la vicinanza di Benedetto XVI all’esperienza del Cammino Neocatecumenale. Esattamente come è stato fatto finora per gli incontri avuti in passato con Giovanni Paolo II.


    Papa Benedetto XVI siede su una seggiola della prima fila dell'Aula Paolo VI: è in posa per le fotografie con le famiglie neocatecumenali in partenza per la missione di evangelizzazione. Grande sorpresa soprattutto fra i tanti bambini presenti.
    (AP Photo/Plinio Lepri)

    E che Benedetto XVI guardi con simpatia all’esperienza del Cammino Neocatecumenale è cosa chiara. Li ha incoraggiati e li ha ascoltati, li ha applauditi e li ha incontrati. Per trenta minuti, seduto al centro del palco sulla sua sedia, il papa ha seguito un vero evento, guidato dalla sapiente regia di Kiko Argüello. Lo ha visto mentre inforcava l’immancabile chitarra, lo ha udito mentre invitava tutti al canto (“O morte! O morte! Dov’è la tua vittoria?”), lo ha osservato mentre chiedeva silenzio e mentre gli presentava, ordinatamente divise per continenti, le duecento famiglie in procinto di partire per terre lontane, per terre di missione. Lui, il papa, si univa agli applausi scroscianti: quelli diretti alle diciannove famiglie in partenza per gli USA, quelli rivolti alla sola in partenza per il Congo, e quelli che incassavano le altre centottanta coppie, dirette (quasi) in ogni angolo del pianeta.


    In primo piano Kiko Argüello che, al microfono, presenta al papa le duecento famiglie che si accingono a partire in missione nell'ambito della nuova evangelizzazione lanciata dal Cammino Neocatecumenale. Il papa osserva e risponde al saluto delle famiglie. (Foto di Daniele Colarieti - Catholic Press Photo)

    Per cinque di queste famiglie c’è anche un incontro faccia a faccia con Ratzinger: cinque coppie e la bellezza di trentaquattro figli. La voce spagnoleggiante di Kiko sottolinea il dettaglio con tutta l’intonazione possibile, al punto che – dopo i sette figli (ciascuna) delle prime due coppie, i nove della terza e i sei della quarta – quasi si rimane male a scoprire che la quinta e ultima coppia benedetta direttamente dal papa ha “solo” cinque figli. Ma, chissà, c’è sempre tempo per “recuperare”…


    Benedetto XVI incontra una delle cinque famiglie neocatecumenali che lo hanno salutato in rappresentanza dei cinque continenti. Sulla destra si riconosce padre Mario Pezzi, uno dei responsabili del Cammino Neocatecumenale.
    (Foto di Daniele Colarieti - Catholic Press Photo)

    Una mattina di gioia e di entusiasmo, dunque; una mattina di fortissima carica identitaria. Famiglie, sacerdoti, seminaristi, catechisti (e qualche semplice catecumeno) acclamano il papa e festeggiano il rilancio del progetto di evangelizzazione delle “zone più scristianizzate del mondo”, già in corso da tempo. Una nuova (e una “prima”) evangelizzazione la cui urgenza è avvertita dalla Chiesa intera e che Ratzinger – da cardinale e da papa – ha sempre sottolineato.


    Tre grandi protagonisti dell'udienza di ieri: il papa, Benedetto XVI; Francisco "Kiko" Argüello, iniziatore del Cammino; e l'immancabile chitarra di Kiko.
    (Foto di Alessia Giuliani - Catholic Press Photo).

    Ma nell’udienza di ieri non c’è stato solo questo. C’è stato molto altro, molto di più. Ci sono state le parole di Benedetto XVI, parole pronunciate con cautela e soavità, ma ugualmente limpide, chiare, incontrovertibili. Di una chiarezza disarmante. Parole che chiariscono - e in modo trasparente – il pensiero del papa riguardo a quell’itinerario di formazione che è il Cammino Neocatecumenale. Parla, il papa, mai con tono di richiamo o di imposizione, ma sempre citando le intenzioni stesse degli iniziatori del Cammino, le loro volontà, i loro obiettivi. “La vostra azione apostolica” – dice in avvio – “intende collocarsi nel cuore della Chiesa, in totale sintonia con le sue direttive e in comunione con le Chiese particolari in cui andrete ad operare”: è una sottolineatura forte, se rivolta – come è - ad un percorso di fede che vede concentrate le critiche delle quali è bersaglio in modo particolare sui due aspetti della totale adesione alle norme della Chiesa (prettamente a quelle liturgiche) e dell’armonia con le singole diocesi (e parrocchie) nelle quali esso - il percorso neocatecumenale - trova concreta attuazione. E’ questa sintonia e questa comunione che ci si attende da voi, dice in sostanza il papa, perché solo così quella “ricchezza di carismi che il Signore ha suscitato attraverso gli iniziatori del Cammino” sarà valorizzata appieno.

    Ma in tema di piena adesione alle direttive della Chiesa il pensiero non poteva non andare alle vicende delle ultime settimane, con la pubblicazione della lettera riservata inviata dalla Congregazione per il Culto Divino ai responsabili del Cammino e contenente – in sei punti – alcune specificazioni riguardo alle modalità di celebrazione della messa utilizzate dalle comunità neocatecumenali. Una lettera sulla quale le (differenti) interpretazioni si sono sprecate (vedi qui i nostri precedenti articoli) e della quale ora – e non era affatto scontato – il papa ha scelto di parlare in prima persona, conferendole – almeno indirettamente – ancor più forza di quella che già aveva. Particolare di non poco conto, considerando che i rappresentanti del Cammino, non confermandone ufficialmente neppure l’esistenza, l’avevano comunque definita un semplice “strumento di lavoro” (leggi qui) nell’ambito dell’intero processo di riconoscimento ufficiale del Cammino da parte della Santa Sede.


    Benedetto XVI nel corso dell'udienza: improntate ad una tenera fermezza le parole rivolte ai presenti. (Foto di Alessia Giuliani - Catholic Press Photo).

    Per parlare di questa lettera, dunque, papa Ratzinger parte anche stavolta da lontano, cioè dalla stessa “lunga esperienza” dei neocatecumeni e dall’importanza della celebrazione liturgica. Ora, afferma il papa, “proprio per aiutare il Commino Neocatecumenale a rendere ancor più incisiva la propria azione evangelizzatrice in comunione con tutto il Popolo di Dio, di recente la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti vi ha impartito a mio nome alcune norme concernenti la Celebrazione eucaristica, dopo il periodo di esperienza che aveva concesso il Servo di Dio Giovanni Paolo II”. Ebbene, suggella Benedetto XVI, “sono certo che queste norme, che riprendono quanto è previsto nei libri liturgici approvati dalla Chiesa, saranno da voi attentamente osservate”.

    Un papa non chiede, un papa non invita, un papa neppure pretende. Questo papa è semplicemente “certo” che le norme da lui impartite saranno osservate; anzi, “saranno da voi attentamente osservate”, dove anche “l’attentamente” ha un suo peso specifico. E ritornano dunque in primo piano la brevità delle ammonizioni previe alle letture, la brevità e la compostezza delle risonanze prima dell’omelia, l’omelia affidata ad un sacerdote, la partecipazione almeno una volta al mese alla celebrazione della comunità parrocchiale, l’utilizzo di tutte le preghiere eucaristiche e la stretta adesione alle modalità di ricezione dell’Eucaristia – Corpo e Sangue di Cristo – previste dai libri liturgici. Tutte direttive sulle quali ci eravamo già dilungati nei giorni scorsi, ricevendone la sensazione che un cambiamento netto sia richiesto al Cammino soprattutto sulle modalità di ricevere la comunione (sempre dalle mani di un ministro competente; non seduti, ma in piedi o in ginocchio; non intorno alla mensa, ma all’altare). Un cambiamento per il quale viene concesso un periodo di transizione di due anni, periodo che il Cammino sembrava intenzionato ad utilizzare nella sua interezza. Almeno fino al discorso papale di ieri.


    Il saluto finale. I tre responsabili del Cammino Neocatecumenale ringraziano il papa per l'udienza concessa su loro richiesta. Kiko Argüello, l'iniziatore del Cammino, stringe la mano al pontefice. Con lui ci sono Carmen Hernández e padre Mario Pezzi. (AP Photo/Plinio Lepri).

    Discorso che in almeno altri due passaggi ha affrontato il tema della totale armonia fra Cammino Neocatecumenale da un lato e Santa Sede e singole diocesi dall’altro. “Grazie all’adesione fedele ad ogni direttiva della Chiesa” – ha affermato in uno di questi passaggi Benedetto XVI – “voi renderete ancor più efficace il vostro apostolato in sintonia e comunione piena con il Papa e i Pastori di ogni Diocesi: così facendo il Signore continuerà a benedirvi con abbondanti frutti pastorali”. E alle famiglie missionarie ha raccomandato la “partecipazione alla vita liturgica delle Chiese particolari a cui siete inviati”.

    Insomma, grande evidenza sulla dimensione locale, sul tessuto di fede nel quale il Cammino va ad innestarsi. E in fondo, nascosto fra le righe, anche un auspicio: che quella realtà a macchia di leopardo che vede le comunità del Cammino Neocatecumenale fortemente incoraggiate in alcune diocesi e palesemente boicottate in altre si trasformi in una realtà a tinta unita, caratterizzata da una piena unità con la Chiesa e (mica facile) con ogni singola diocesi. Per il Cammino, una sfida nella sfida.

    ===========================================

    Udienza del 12 Gennaio 2006 : video
    Disponibile un filmato dell'udienza.

    E' possibile accedere ad un collegamento video streaming che riporta
    le immagini filmate dell'Udienza realizzata dal Santo Padre Benedetto XVI
    con il Cammino Neocatecumenale il 12 Genaio scorso.
    Le riprese sono di buona qualità ma prive di primi piani .

    Filmato video streaming dell'Udienza

  7. #7
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    Hai voluto denigrare per forza il CN mi chiedo come lo chiesto ad altri che cosa ti abbia fatto personalmente.

    Di solito chi si serve di quel sito non conosce il cammino, tu lo conosci?

    Hai avuto un'esperienza di cammino che forse ti ha scandalizzato?

    Lo conosci per sentito dire?

    Senti non mi sento di offenderti come ha fatto qualcuno nel forum, per questo ti ho risposto però per dialogare ci vogliono cose concrete, se vuoi portare avanti una crociata contro il cammino, armati di argomenti seri.

    Io non sono un novizio del cammino, posso solo dirti che sono vicino hai vertici. Quindi con me certi argomenti (te lo avevo avvertito) di Zoffoli (Santo Sacerdote) and company, mi ero dimenticato di Magister ma quello ce la con la Chiesa in generale in special modo con i movimenti (quale miglior attacco si può fare...), non reggono.

    Ti faccio presente che a Roma (e in tutte le diocesi dove è presente il cammino con i Vescovi del luogo) abbiamo ricevuto la lettera di S.E. Card. Ruini che ha disposto quanto segue e a cui ci atteniamo:

    Rispetto delle rubriche del nuovo messale romano

    Recita della prima preghiera di colletta

    Gloria (già lo facevamo)

    Credo niceano (anche per le comunità che non hanno ricevuto con la redditio il Credo Apostolico)

    L'agnello di Dio

    L'Orate frates (già lo facevamo)

    Non ci sono state indicazioni per quanto riguarda la comunione seduti. Per questo credo che bisognerà attendere perchè non c'è nessun riscontro nel Magistero Liturgico ne da parte della Congregazione, ne da parte nostra per via di quello che abbiamo sempre detto su questo argomento. Cmq se la Chiesa Madre e Maestra cambierà parere saremo sempre in obbedienza.

    P.S. - Data la vasta e varia conformazione del cammino può succedere che qualche comunità non si sia adeguata, in qualsiasi caso ne deve rispondere all'Ordinario del luogo (il Vescovo)

  8. #8
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    La fiducia ovviamente non è stata mal riposta, visto che uno dei primi atti del Pontificato di Benedetto XVI è stato mettere fine agli abusi liturgici dei neocatecumenali (vedi la comunione seduti, i boccali di vino che passano da un commensale all'altro, le confessioni pubbliche...).
    Da questo già si deduce che non conosci il cammino!!!!


    CARO gargamella D'ORA IN POI SCRIVI COSE TUE SUL CAMMINO COME LE DOMANDE CHE TI HO POSTO SOPRA (ammesso che tu ne abbia)

    SENNO' SARO' COSTRETTO A FARE COME giovannipresbit

    (CREDO CHE ABBIAMO LO STESSO MEDICO )

  9. #9
    gargamella
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    Vatti a leggere Redemptionis Sacramentum, che indica cosa si debba o non si debba fare molto chiaramente. La comunione seduti è una scemenza inventata da Kiko, non prevista in nessun sacramentario nè in alcun messale.
    Il Papa ha detto di fare come sta scritto nel Messale.

  10. #10
    presbitero cristiano ortodosso
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    ed eretico perfino di se stesso -contraddisse e si contraddisse
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    Per caso siamo -all'interno di questo vostro totale dissenso-alla teologia dell'arcipelago della chiesa romano-cattolica come federazione meglio confederazione di gruppi e movimenti ognuno per la sua strada,assolutamente disuniti ed anche ostili per teologie e per prassi liturgiche ,ciascuno rivendicante la propria esaustività e ciascuno che tira il Vescovo di Roma per la talare arruolandolo come benedicente la propria parte a danno delle altre?

    Siamo forse nella teologia delle confederazioni sovrane che trovano unità soltanto formale in un'obbedienza di facciata e in un riconoscimento unitario solo formale e di facciata del ministero del Vescovo di Roma?

    Siamo forse nel trionfo di Madame L'ermeneutica per cui tutti possono dire -all'interno della comunione romano-cattolica,tutto e il contrario di tutto purchè non smentiscano la teologia del primato?

    Siamo forse alle prove generali al vostro interno della teologia dell'uniatismo di tipo neo-anglicano all'interno del quale tutti si possono riconoscere con la propria storia,le proprie tradizioni e le proprie invenzioni purchè riconoscano sempre il denominatore comune formale e non sostanziale del Vescovo di Roma?

    Il vostro dissenso, di più il vostro litigio questo testimonia/testimonierebbe

    E siamo sempre al punto ormai centrale in questo Forum e al vostro interno:A quale ecclesioloia i fratelli e le sorelle della comunione romano-cattolica fanno serio ed unitario riferimento a prescindere dai toni emozionali e dai carismi ritenuti esclusivisti dei vari gruppi e movimenti

    Una sola parola sul movimento neo-catecumenale .Ho sempre avuto grosse perplessità proprio nei confronti di esso,perplessità poi confermate dalle sofferenze di amici parroci cattolici che hanno avuto e hanno la stima e l'affetto di fare con me analisi ed autoanalisi in ordine all'aspetto singolare e gnostico,esoterico di detto movimento che spesso si concretizza in una sorta di cristianesimo di seriE A con i suoi riti,le sue liturgie,le sue veglie pasquali e natazlizie al di fuori della vita parrocchiale

    Mi si dce anche che tale vizietto è comune a molti altri gruppi

    Anche noi ortodossi abbiamo vissuto lo stesso pericolo in Grecia con il movimento Zoì (vita) ma vescovi forti e coraggiosi ne hanno intuito il pericolo neo-gnostico e siamo riusciti a fermarlo


    Padre Giovanni Festa

 

 
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