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    Talking I nuovi kompagni di Bossi




    Federalismo/ Le Lega pronta a trattare con i Ds
    Venerdí 30.06.2006 167
    Gli sguardi si fanno sempre più intensi, gli scambi sempre più fitti. Che tra Ds e Lega qualche affinità ci fosse si sapeva. Però adesso le avance del Botteghino al Carroccio sembrano quelle dell’amante focosa nel momento della crisi matrimoniale.

    La Lega sta attraversando un momento non facile, da cui dovrà uscire a forza, con uno strappo deciso. E i Ds continuano a corteggiarla rispetto ai temi del federalismo. Linda Lanzillotta ha lanciato la palla del federalismo fiscale. Chiti e Violante si sono fatti avanti per proporre trattative. Fassino e Maroni hanno partecipato ad un convegno insieme.

    Lo stesso Maroni, parlando a una trasmissione radiofonica, ha fatto sapere che “Non c'è alcuna proposta che la Lega sta per fare alla sinistra, sono le solite esagerazioni dei giornali - ha detto Maroni - noi siamo uniti e compatti nella CdL ma, questo è vero, attenti a capire se c'è una disponibilità dall'altra parte”. E poi ha aggiunto: “Noi stiamo nella CdL e se qualcuno la mette in crisi non siamo certo noi, ma altri partiti. CdL sí o CdL no non è all'ordine del giorno dell'agenda politica leghista. Siamo attenti però a chi dialoga sulle riforme anche dall'altra parte dando per scontato che Berlusconi a questo dialogo è aperto”.


    Il che significa, con un po’ di analisi: siamo pronti a parlare di ciò che ci interessa più di ogni altra cosa: il federalismo. E se l’Udc e Forza Italia non ci seguono, allora…Ovviamente, il terreno delle discussioni e delle trattative è fragile. Bossi e i suoi vogliono capire bene quali sono le intenzioni dei Ds. E i più cauti tirano il freno. “Ora il Centrosinistra ci sembra molto debole per poter fare delle riforme. Anche se a una parte dei Ds e della Margherita sembrava che potesse andare bene anche votare sì al referendum – spiega Angelo Alessandri, presidente federale del Carroccio – c’è un’altra parte che non vuole cambiare nulla e la parte più riformista ha difficoltà a lavorare a un tavolo serio perché deve fare i conti con la parte che le riforme non le vuole”.

    Secondo Alessandri, “oggi un tavolo di trattativa non è credibile – dice – concretamente si potrà fare ben poco, però non possiamo fare finta che non ci sia un problema e una discussione sul federalismo. Noi abbiamo fatto un miracolo, ovvero abbiamo mantenuto ciò che avevamo promesso, realizzando un pacchetto di riforme. Sul federalismo siamo intenzionati a continuare”. Il presidente federale conferma la disponibilità del Carroccio a trattare sulle riforme anche con la sinistra. lega tutto ciò che riguarda il federalismo è d'attualità, che ne parli la destra o la sinistra, se faranno proposte concrete ben vengano.

    Il pallino adesso lo hanno quelli al governo. Se vogliono possono far partire un processo loro responsabilità”. La Lega c’è, quindi. E di fronte a proposte interessanti potrebbe non tirarsi indietro. I Ds sembrano averlo capito e si stanno facendo sotto. Nuovi amici crescono…

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  2. #2
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    alessandri non la racconta giusta. sta nel posto (senza importanza) che dovrebbe spettare a bossi.

  3. #3
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    Mentre in Aula l’Udc non perde occasione per tendere la mano al Professore
    Formiche si inventa l’asse Lega-Ds


    Simone Boiocchi
    --------------------------------------------------------------------------------
    Formiche, la rivista bimestrale di appunti, idee, studi e riflessioni sulle politiche di centro torna a puntare l’accento contro la Lega Nord. In un editoriale a firma del curatore del sito internet, Paolo Messa, si legge infatti: «Sorprende e rammarica che, a distanza di anni, nei Ds riaffiori la tentazione di un rapporto privilegiato con la Lega Nord. La costola della sinistra favorì l’elaborazione di quella pessima riforma del Titolo V di cui oggi tutti sono pentiti. A personalità come il senatore Latorre e al ministro Chiti ci permettiamo sommessamente di ricordare che errare è umano ma perseverare è diabolico».
    Un commento “appuntito” che oltre ad alzare molto fumo non si capisce bene che obiettivo abbia. Se, infatti, nel mirino del bimestrale vicino a Marco Follini c’è la Lega alcuni aspetti devono essere chiariti. Primo tra tutti parlare di rapporto privilegiato dei Ds con il movimento di Umberto Bossi è fuori luogo. Come ha sottolineato lo stesso Roberto Maroni «non c’é nessuna proposta che la Lega sta facendo alla sinistra». Da sempre il movimento guidato da Umberto Bossi si è detto pronto a dialogare con chiunque voglia affrontare in maniera seria e concreta la riforma federalista. Ecco perché non deve stupire il fatto che anche oggi, dopo il no alla riforma federale dello Stato gli uomini del Carroccio si dicano disponibili a discutere con le forze politiche di Destra e Sinistra, ma senza progetti e obiettivi definiti.
    E, soprattutto, senza parlare di nuove alleanze. Una discussione portata avanti ricordando quello che più volte ha detto il Senatur: restiamo fedeli alleati di Silvio Berlusconi. Un’alleanza ribadita con le parole e, soprattutto, con i fatti a differenza di quello che invece altri non hanno saputo fare.
    Resta poi aperto sul tavolo il possibile secondo obiettivo. Se, cioè, Formiche non volesse “colpire” il Carroccio, ma la Quercia, molti nodi verrebbero al pettine. Intimoriti da quello che in apparenza potrebbe sembrare un tentativo di “legare” due differenti forze politiche, i centristi si vedrebbero di fatto scalzati dal grande centro e a nulla varrebbero i goffi tentativi di sostenere il Governo Prodi nella difficile discussione sul rifinanziamento delle missioni di pace.
    Un sostegno che mirerebbe invece a raccogliere quei consensi che ancora mancano e che, al momento, impediscono alla coalizione del Professore di mettere da parte l’ala estrema della sinistra, quella più radicale (Rc e Pdci per primi) per creare una grande coalizione di centro. Uno spostamento verso destra che molti diesse della prima ora non vedono bene e che potrebbe causare spaccature pesanti all’interno del botteghino. Un grande centro insomma che ritroverebbe moltissimi vecchi Dc e che con l’arrivo dell’Udc ritroverebbe, anche se parzialmente modificato, il vecchio Scudo Crociato caro a molti sostenitori del progetto neo centrista.


    [Data pubblicazione: 01/07/2006]

  4. #4
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    Maroni: l’obiettivo resta il federalismo Con la destra, con la sinistra o da soli


    «Non c'è nessuna proposta che la Lega sta facendo alla sinistra». Roberto Maroni, intervistato ieri mattina in diretta a “Radio 24”, chiarisce la posizione del Carroccio sulla riforme nella fase del post-referendum.
    «Noi siamo interessati al dialogo, se c'è la volontà di dialogare da parte della sinistra. Ancora, però, questo non l’ho capito. I Ds hanno una manifestato una apertura, altri una chiusura. Martedì incontreremo Chiti per capire che proposta c'è», ha annunciato il capogruppo della Lega.
    Maroni, però, ha chiarito che non c'è l’intenzione da parte della Lega di prendere le distanze dalla Cdl in nome delle riforme: «Noi siamo e rimaniamo nella Cdl. Se c'è qualcuno che vuole mettere in crisi la Cdl non siamo noi, e basta guardare e cosa sta accadendo sul decreto sulla missione in Afghanistan. Noi vogliamo dialogare con tutti quelli che sono interessati a fare le riforme, e diamo per scontato che anche Berlusconi sia disposto a farlo. Siamo uniti e compatti nella Cdl e disponibili al dialogo, ora vediamo chi è interessato». Per Maroni, però, «se entro fine luglio non si concretizzerà nulla, la partita del federalismo si chiuderà per tanti anni».
    Per quasi un’ora ieri Maroni, ha risposto alle domande di Giancarlo Loquenzi e degli ascoltatori di Radio 24. Un lungo colloquio che per ragioni di spazio dobbiamo sintetizzare.
    Occhi puntati sulla Lega, le sue scelte, le sue strategie, i suoi progetti. Il raduno di Pontida è stato due volte rinviato. Perché questa fatica, questa attesa nel riparlare di quello che la Lega vuole fare e farà?
    Mi sembra evidente, abbiamo lavorato per 5 anni su un progetto di riforma costituzionale mettendoci tutto l’impegno e le nostre conoscenze, convincendo i partner della maggioranza che all’inizio erano in gran parte contrari, realizzando una riforma che io continuo a ritenere utile (forse non è stata capita, non siamo riusciti a spiegarla) e improvvisamente con un voto tutto questo lavoro è andato perso. Sfido chiunque in questi momenti, in queste situazioni a prendere decisioni strategiche sul futuro comportamento del partito. In più c’è da considerare, come lei diceva, i fermenti che ci sono dentro alla Casa delle Libertà. Questo è un momento in cui bisogna capire. Capire che cosa pensano i nostri alleati, ma soprattutto capire queste dichiarazioni di grande disponibilità che vengono da una parte della maggioranza (non da tutta) ad impegnare la maggioranza stessa e il parlamento ad un percorso di riforme che può essere interessante per noi, capire se queste aperture sono vere o no.
    Ci è sembrato prematuro andare a Pontida e annunciare che cosa la Lega farà prima di capire bene che cosa sta succedendo, se queste intenzioni sono reali o se, come molti nella Lega e non solo temono, sono solo affermazioni per ridurre lo scontento soprattutto nelle regioni del Nord per il risultato del referendum e per l’atteggiamento che la maggioranza di governo ha tenuto sulla riforma costituzionale.
    Vorrei fare un piccolo passo indietro. Chiederle cioè se questi giorni passati dalla consultazione referendaria hanno portato in lei e nella Lega una maturazione più profonda nella comprensione di quello che è accaduto. Come avete elaborato la lettura di questo risultato?
    Se analizziamo i dati, nelle zone di più forte insediamento della Lega, il risultato è stato assolutamente soddisfacente. Premetto che non cerco alcuna autoconsolazione. Il risultato è lì, è un risultato molto negativo, che ci fa riflettere. Ma sarebbe stato ben peggio se in tutto il Nord non ci fosse stata l’affluenza che c’è stata o il no avesse stravinto.
    Non è così. A dimostrazione, come molti osservatori hanno scritto, dell’esistenza di una questione settentrionale molto viva, molto vivace, che ha indotto elettori che di solito il 25 giugno non vanno a votare, a recarsi alle urne in modo così massiccio e rilevante. I motivi della sconfitta sono tanti. Roma è stata tappezzata di manifesti da parte della sinistra con scritto: “No alla riforma-ricatto di Bossi”, la riforma costituzionale è stata venduta al di fuori del lombardo veneto come una cosa della Lega, voluta dalla Lega e che serviva solo alla Lega. E’ chiaro che se io, cittadino siciliano, campano o pugliese, percepisco questo messaggio, vado a votare no. Non mi vado a leggere i 55 articoli della riforma, a capire, a fare i raffronti, a chiedermi se ne ho vantaggio o meno. E’ stata buttata sul piano politico e questo è uno degli elementi che hanno indotto la gran parte dei cittadini al di fuori delle regioni del Nord a votare no. L’impegno degli alleati, quasi tutti, è stato convinto, sincero, importante. Questo conterà
    Si è notato il “quasi tutti”, onorevole Maroni...
    Sì, l’ho detto apposta. E questo peserà non poco sulle valutazioni che Bossi sta facendo su quello che sarà l’atteggiamento della Lega nei prossimi mesi e nei prossimi anni. Sia dal punto di vista della ricerca di una nuova via per ottenere il federalismo, (perché questa è la nostra mission, il nostro destino), sia per quanto riguarda le alleanze. Sono due cose diverse, distinte. Non è una novità: la storia della Lega è quella di scelte tattiche e alleanze anche diverse con una coerenza di fondo, cioè il progetto di riforma federalista. Paradossalmente questa sconfitta ci rafforza, perché ci consente di ricercare nuove vie verso quel federalismo che al Nord piace, che il Nord vuole, anzi pretende ed è nostro compito cercare di ottenere in qualunque modo, come diceva il professor Miglio, “anche alleandosi col diavolo”.
    Cerchiamo quindi di guardare avanti. Il dilemma che la Lega ha davanti potrebbe essere descritto in questo modo: da un lato rafforzare l’alleanza con Berlusconi, tentare di saldare il cosiddetto “partito del Nord” che è stato l’anima del governo degli scorsi 5 anni. L’altra strada invece è prestare maggiore attenzione alle avances che vengono insistentemente da sinistra, da una schiera di “mediatori”, Violante, Chiti, Bersani e vedere se da questo rapporto nuovo possono nascere le possibilità di rimettere in campo la marcia verso il federalismo. E’ questa la scelta che la Lega deve compiere?
    Non sono molto d’accordo, perché lei parte dall’analisi della tattica, cioè delle alleanze, che per noi viene dopo. Prima viene il merito, cioè che cosa fare. C’è anche una terza via, ed è quella che la Lega ha già sperimentato negli anni passati, cioè di non allearsi con nessuno, se questo serve ad ottenere il risultato. Il problema che dobbiamo risolvere è: posto che questa riforma è stata bocciata e quindi la prospettiva di un processo verso il federalismo è arrestato, è chiuso, cosa fare e con chi farlo per riaprire questa prospettiva.
    Noi siamo convinti, da sempre, che il federalismo non è un modello che si prende e si applica per decreto. E’ un processo che deve avere un inizio e una prosecuzione. La riforma, la devolution era appunto l’inizio di un processo verso una riforma che avrebbe portato, nel giro di pochi anni, l’Italia ad essere un moderno stato federale. Questa prospettiva si è improvvisamente e drammaticamente chiusa. Dobbiamo capire cosa fare, e con chi, per riaprirla. Non escludendo, come molti nella Lega chiedono, di tornare per un periodo più o meno lungo a rivendicare la nostra autonomia rispetto agli schieramenti politici.
    Siamo molto curiosi di capire la disponibilità che viene manifestata dalla maggioranza, dagli esponenti politici che lei ha citato e non solo da quelli. Che cosa vuol dire? Parliamo di federalismo fiscale? Parliamo di autonomia, di regionalismo? Di che cosa parliamo? Come piattaforma potremmo utilizzare quella descritta oggi su un giornale (che di tutto può essere accusato tranne di essere filoleghista) come il Sole 24 Ore) che proprio in prima pagina ha un’analisi molto interessante di Bordignon e Cerniglia: “Lombardo-Veneto autonomo, surplus di 55 miliardi”. Se cioè Lombardia e Veneto avessero lo stesso statuto che ha il Trentino Alto Adige, si pagherebbero la Sanità, la Scuola, la burocrazia pubblica e in più avrebbero un surplus annuale di 55 miliardi di euro, che come si può facilmente immaginare servirebbe a risolvere quasi tutti i problemi, in primo luogo quello della viabilità che è drammatico. Questo semplicemente applicando lo statuto del Trentino Alto Adige. Allora, per esempio, la butto lì: su questo punto c’è disponibilità a discutere oppure no? Dalla risposta che avremo, se l’avremo, dipenderà il nostro atteggiamento.
    Non sono manovre tattiche, con la destra, con la sinistra, Berlusconi leader o qualcun altro. Noi ripartiamo dai contenuti. Poi stiamo a vedere. Se c’è una prospettiva interessante noi ci stiamo, se no continueremo la nostra battaglia solitaria come abbiamo fatto per tanti anni.
    Mi permetta però di osservare che l’alleanza strategica tra Bossi e Berlusconi, che la Cdl in questi 5 anni abbia messo nel suo programma e abbia portato aventi con tanto impegno, con tanta fatica e forse anche con tanti costi, il processo che ha portato poi alla riforma bocciata dal referendum, qualcosa vorrà dire. Non un patto di sangue ma comunque un rapporto di lealtà. Dall’altra parte, vista la foga con cui il centrosinistra si è opposta al referendum, qualcosa vorrà dire. Qualcosa si sedimenta anche nelle scelte tattiche oppure tutto viene cancellato dalla priorità strategica?
    Lei fa un’analisi corretta che è condivisa da molti dentro la Lega. Noi abbiamo fatto un accordo con la Cdl che ha portato all’approvazione di una riforma costituzionale importante che purtroppo è stata bocciata. Riforma che dall’altra parte è stata demonizzata, distrutta, contrastata con tutti i mezzi. E’ quindi difficile pensare che nell’attuale maggioranza ci sia la disponibilità a fare addirittura di più di quanto noi abbiamo messo nella riforma. Come conseguenza non resta che rimanere nella Casa delle libertà sperando che questo governo cada rapidamente, ritornare a nuove elezioni, rivincere e rifare la devolution o qualcosa di simile. Questa è una delle ipotesi. Non la escludo. Il patto fondativo tra la Lega e gli altri partiti della Cdl si basava su una riforma che ora non c’è più. Il patto fondativo come minimo va quindi riscritto. Spesso si fa un equivoco di fondo, considerando la Lega un partito di destra per cui è innaturale che possa fare accordi con la sinistra mentre è invece naturale che stia nello schieramento di centrodestra. La Lega non è un partito di destra. Lei all’inizio di questa chiacchierata citava la Lega con quella famosa espressione “la costola della sinistra”, ma è sbagliato inquadrarla in uno schieramento ideologico destra-sinistra. Noi piuttosto siamo sull’asse verticale Nord Sud. Siamo un partito che rappresenta un territorio, che in molte zone ha successo e rappresenta gran parte dell’elettorato di quell’area, sia di destra che di sinistra. Non siamo geneticamente di destra, condannati a stare a destra o di sinistra condannati a stare di là. Siamo “condannati” a realizzare il federalismo, altrimenti la ragione sociale della Lega viene meno.
    Finora abbiamo tentato di farlo con il centrodestra. Se ci saranno le condizioni per continuare questa alleanza non c’è dubbio che la continueremo. Però se le condizioni venissero meno e si aprisse seriamente (cosa di cui molto dubito) una prospettiva di riforma con l’attuale maggioranza, io non la escluderei. Uso il condizionale proprio per evitare di essere messo tra quelli che vogliono e spingono la Lega a sinistra. Non è mia intenzione e naturalmente sono decisioni e scelte che spettano solo a Umberto Bossi. Però noi stiamo valutando, come sempre, la realtà sapendo che c’è stato un percorso importante che vogliamo continuare se le condizioni lo consentiranno».
    L’impressione è che la Lega non abbia più saputo parlare alla base dei suoi elettori, fatta anche di imprenditori, di moderati, in un modo chiaro.
    Noi abbiamo questa natura diversa dagli altri partiti, siamo nati sulla spinta di una forte reazione negativa nei confronti della politica, un partito quasi antisistema, un partito antipartito e la nostra base, gran parte degli umori che stanno nella Lega continuano ad andare in questa direzione. Sono una componente importante della Lega, la cosiddetta Lega di lotta, quella che vuole cambiare a spallate, che vuole cancellare tutto ciò che di brutto c’è senza mediazioni e senza passare attraverso le vie strette dell’amministrazione nei vari comuni. Si è però sviluppata in questi anni una classe dirigente dentro la Lega, penso a Giancarlo Giorgetti o ai nostri amministratori, come l’attuale sindaco di Varese Attilio Fontana, che ha fatto il presidente del consiglio regionale della Lombardia per tanti anni. Queste sono persone che governano bene, fanno le riforme. Mi permetto sommessamente di ricordare la mia esperienza al governo Berlusconi, la riforma del mercato del lavoro, della previdenza, tutte cose gradite dal mondo delle imprese. Purtroppo poi l’anedottica, spesso in televisione o sui giornali, è quella dello scalmanato, di quello che sventola la bandiera e solo questo. La Lega non è solo questo per fortuna. La riflessione è senz’altro utile. Noi dobbiamo far convivere queste due anime, una Lega che rappresenta la parte riformista, arrivare cioè al federalismo attraverso una via lunga, difficile, che passa attraverso i piccoli passi, le mediazioni continue, lo stare dentro il palazzo perché è lì che si prendono queste decisioni, e l’insofferenza di una parte che vuole tutto subito, una componente più massimalista che esiste e non vogliamo trascurare. La mediazione non è sempre facile. Il mio rammarico semmai è che dal punto di vista mediatico la Lega viene sempre dipinta come la Lega degli scalmanati. Non è così, chi ci conosce bene lo sa.
    La Lega cosa ha intenzione di fare per portare avanti questa voglia di devolution del Veneto e della Lombardia?
    L’affermazione del sì in Veneto e Lombardia, con l’esclusione di Milano, ci rafforza nell’idea che la voglia di federalismo c’è almeno in quella parte del Paese, quindi continua il nostro impegno. La battaglia deve continuare. Dobbiamo capire qual è la nuova strada da intraprendere.


    [Data pubblicazione: 01/07/2006]

 

 

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