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    Thumbs down Gli ipocriti: fra i tanti, Riccardo Pacifici e Riccardo Di Segni

    da Gli ipocriti | Euro-Holocaust

    Gli ipocriti

    Lo sapete: il governo egiziano ha accusato l'Italia di razzismo per i fatti di Rosarno. Conoscete anche alcune risposte, con l'ovvio riferimento alle violenze in Egitto contro i copti. Oppure avete letto la spiegazione di Marcello Foa, sulle dinamiche interne tra governo egiziano e settori dell'integralismo religioso. Foa dice, in sostanza, che Mubarak deve sbraitare affinché l'opposizione al suo governo non possa sfruttare il malumore per l'atteggiamento governativo, troppo vicino all'Occidente e ad Israele e troppo poco attento alle sorti dei palestinesi. Non a caso cita il muro che separa l'Egitto da Gaza. Ma nelle settimane scorse, di un altro muro si è parlato, ossia quello sotterraneo e di acciaio, sempre tra Egitto e Gaza. Tale muro, se la notizia è vera (non c'è conferma da parte del paese nordafricano), verrà costruito usando competenze americane e servirà, una volta di più, a bloccare il passaggio di persone da e per Gaza.

    Anche per questo una parte dell'opposizione egiziana si lamenta e anche per questo il governo di Mubarak inscena la sua protesta contro l'Italia. Solo che, leggendo di questo nuovo muro, così come dell'ipocrisia egiziana, mi è venuto in mente anche dell'altro.

    [...] "È giunto il tempo di lavorare a nuove aspirazioni", ha auspicato Pacifici che ha anche manifestato a Benedetto XVI l'apprezzamento per la posizione coraggiosa assunta sul tema dell'immigrazione. "Noi, che fummo liberati dalla schiavitù in terra d'Egitto, come ricorda il primo Comandamento, siamo al Suo fianco - ha assicurato - perché tale tema venga affrontato con "giustizia". Possiamo e dobbiamo contrastare paura e sospetto, egoismo ed indifferenza; rafforzare la cultura dell'accoglienza e della solidarietà, dell'altruismo e della sete di conoscenza dell'altro. Dobbiamo contrastare quelle ideologie xenofobe e razziste che alimentano il pregiudizio, far comprendere che i nuovi immigrati vengono a risiedere nel nostro continente, per vivere in pace e per raggiungere un benessere che ha forti ricadute positive per la collettività tutta. [...] ("Una preghiera per la pace universale", L'Osservatore Romano, 18/01/2010)

    Avrete capito che quanto riportato sopra sono parole di Riccardo Pacifici, portavoce della comunità ebraica romana, pronunciate durante l'ultima visita di Benedetto XVI alla principale sinagoga della Capitale. Citando un altro passo:

    [...] "Sono passati 24 anni dalla storica e indimenticabile visita di Giovanni Paolo II in questa Sinagoga. Allora fu forte la richiesta rivolta al Papa dai nostri dirigenti di riconoscere lo Stato d'Israele, cosa che effettivamente avvenne pochi anni dopo. Fu un ulteriore segno di tempi cambiati e più maturi. Lo Stato di Israele è un'entità politica, garantita dal diritto delle genti. Ma nella nostra visione religiosa non possiamo non vedere in tutto questo anche un disegno provvidenziale. Nel linguaggio comune si usano spesso espressioni come "terra santa" e "terra promessa", ma si rischia di perderne il senso originario e reale. La terra è la terra d'Israele, e in ebraico letteralmente non è la terra che è santa, ma è eretz haQodesh la terra di Colui che è Santo; e la promessa è quella fatta ripetutamente dal Signore ai nostri patriarchi, Abramo, Isacco e Giacobbe di darla ai loro discendenti, i figli di Giacobbe-Israele, che effettivamente l'hanno avuta per lunghi periodi. Nella coscienza ebraica questo è un dato fondamentale e irrinunciabile che è importante ricordare che si basa sulla Bibbia". [...] ("Una preghiera per la pace universale", L'Osservatore Romano, 18/01/2010)

    Stavolta, a parlare, nella stessa occasione, è Riccardo Di Segni, rabbino capo a Roma. Dopo questa cascata di miele, un po' di sapori piccanti. Ad esempio, le affermazioni di Ehud Olmert, pronunciate nel 2007 e in altre occasioni, sul pericolo, per Israele, di sparire se la soluzione a due Stati crolla, oppure quelle recenti di Netanyahu, sulla costruzione di una nuova barriera al confine con l'Egitto, in maniera da impedire il passaggio di immigrati irregolari e garantire il carattere "democratico" ed "ebraico" di Israele. Aggiungiamo l'aumento vertiginoso di revoche di cittadinanza ad arabi residenti a Gerusalemme Est (notizia Ansa del 2 dicembre 2009). Oppure lo scandalo, troppo poco mediatizzato, degli insegnamenti di rabbini come Yitzhak Shapira e Yosef Elitzur, che educano all'uccisione di bambini gentili, anche neonati, se si presume una loro crescita iniqua per gli interessi ebraici. Ecc.

    Ora, come leggere il miele dei Pacifici e dei Di Segni, alla luce di quanto appena riportato? Contesti diversi? Ovvio, ma l'ebraismo romano e italiano non è un mondo a parte rispetto ad Israele, come d'altronde si evince dalle parole dello stesso Di Segni.

    L'ebraismo italiano vuole l'Italia multietnica, ossia vuole l'annullamento dell'Italia degli italiani. Allo stesso tempo esalta il legame con Israele, rivendicando il mito biblico, quindi il carattere ebraico di quella terra. Non a caso, Olmert afferma la necessità, sposata anche in tempi recenti dall'ebraismo americano, di una soluzione a due Stati, non semplicemente perché si debba dare una terra loro propria ai palestinesi, ché sarebbe una conseguenza, quanto affinché gli ebrei abbiano una propria terra a propria discrezione. E, d'altronde, la soluzione a due Stati è una soluzione razzista, proprio perché fondata sulla divisione etnica e religiosa.

    Ma, intanto, l'Italia deve essere multietnica...

    •   Alt 

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  2. #2
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    Predefinito Rif: Gli ipocriti: fra i tanti, Riccardo Pacifici e Riccardo Di Segni

    L'hai scritto tu?hefico:

    Comunque hai ragione - aggiungo ai nomi che hai citato Gad Lerner. Io, in un thread su Destra Radicale, avevo detto la mia sulla tattica da adottare nel caso in cui si scada nelle solite domande pro-immigrazione.

    Ad ogni modo cretini gli italiani - non parlo di Benetton, di gente che ha soldi da investire in questo busness, ma degli stronzi poveracci che non si rendono conto che sono proprio loro le vittime sacrificali - che credono alla società multirazziale e ai vari piagnucolamenti di questa cricca. Lo sfogo di Angelus Mortis in Destra Radicale è esemplare.

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    Predefinito Rif: Gli ipocriti: fra i tanti, Riccardo Pacifici e Riccardo Di Segni

    La politica non si fa con gli sfoghi. Rigettiamo la visione mondialista dei rappresentanti sia ebraici che cristiani cui la politica non compete (direttamente), e, come ha fatto il laico Langone, cogliamo la lezione di democrazia del laico (e politico) Netanyahu. hefico:

    carlomartello
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  4. #4
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    Predefinito Rif: Gli ipocriti: fra i tanti, Riccardo Pacifici e Riccardo Di Segni

    Un altro muro a difesa di Israele, dai profughi d'Africa

    dal nostro inviato Ugo Tramballi


    GERUSALEMME - Qualche mese fa Scott Tobin, general partner di Battery Ventures, aveva lasciato Boston per Tel Aviv con una ferma convinzione: «La prossima grande idea verrà da Israele». L'idea che si aspettava non è probabilmente la decisione presa ieri dal governo israeliano: una grande barriera per fermare stavolta i migranti, non i terroristi, lungo l'unica frontiera senza reticolati d'Israele.
    Il confine è quello con l'Egitto, 266 chilometri di deserto dalla Striscia di Gaza a Eilat sul Mar Rosso. Circa 66 chilometri di reticolato partiranno da nord, 66 da sud. Negli altri 134 il deserto è così inospitale per l'uomo, che non occorrono barriere: sensori e radar rileveranno ogni eventuale movimento. Costo dell'opera, completata in due anni, 270 milioni di dollari. «Volevamo diventare Atene. Una volta per tutte diventeremo la nuova Sparta», commenta il giornale Yedioth Ahronoth.
    Israele ha un doppio reticolato lungo la frontiera libanese a Nord, uno uguale sul Golan con la Siria e nella valle del Giordano a Est, con la Giordania. Gaza è una gabbia e poi c'è la cosi detta "barriera di separazione", mura di cemento e filo spinato lungo 510 degli 810 chilometri di ipotetica frontiera fra colonie ebraiche e i palestinesi di Cisgiordania. «Alla fine non ci sarà scelta se non chiudere lo stato d'Israele in una barriera da ogni suo lato», ammette Bibi Netanyahu, il premier. Diversamente dalle altre, la nuova progettata ha poco a che vedere con la sicurezza d'Israele ma con il problema comune all'Occidente.
    «Siamo il solo paese del primo mondo dove la gente può venire a piedi dal terzo mondo e dall'Africa». Il Darfur, il Sudan e l'Africa orientale sono troppo distanti per lasciarle a piedi, ma l'immagine offerta da Netanyahu è di effetto. Una volta erano i palestinesi la manodopera a buon mercato della crescita economica israeliana nell'edilizia e nell'agricoltura: erano arrivati a 140mila i permessi giornalieri. Gli operai arrivavano all'alba e se ne andavano la sera. Poi è scoppiata l'Intifada e i palestinesi sono stati sostituiti da romeni e thailandesi.
    Ma da allora l'economia è cresciuta e gli israeliani sono diventati più ricchi. «Israele rappresenta il più grande concentramento d'innovazione e imprenditorialità nel mondo», sostiene "Start-Up Nation", l'ultimo libro sul miracolo economico israeliano (A Council of Foreign Relations Book, New York, novembre 2009). Delle ultime 3.850 start-up nel mondo, 1.844 sono israeliane.
    Oggi gli immigrati sono quasi 300mila e quasi 200mila sono gli illegali: Romania, Ghana, Nigeria, Filippine, Ucraina, Russia, soprattutto; anche se i nuovi che passano dal deserto egiziano vengono dall'Africa più vicina. Secondo la polizia di frontiera ogni settimana ne passano fra 1.000 e 2.000. I più vengono impiegati nell'edilizia e in agricoltura, come sempre; ma ora in modo crescente nei lavori domestici, come badanti di una società che invecchia mentre quella palestinese ringiovanisce. L'altro ieri il ministero degli Interni lamentava che troppe donne filippine cercano di sposare anziani israeliani per ottenere la cittadinanza.
    Quella israeliana di costruire la nuova barriera fisica, dice ancora Netanyahu, «è una decisione strategica per garantire il carattere democratico ed ebraico dello stato d'Israele».
    L'ebraicità dello stato d'Israele è dunque implicita, anche se la vocazione settaria sembra incompatibile con quella democratica. Fino ad ora erano i palestinesi a minacciarla con la demografia. Ora il pericolo è la globalizzazione: la stessa che tuttavia garantisce il miracolo economico israeliano.

    (fonte: IlSole24Ore)


    Il commento di Camillo Langone

    Dagli ebrei la salvezza? O almeno un suggerimento? Una dritta? Israele ha fermato il terrorismo arabo con un muro verso la Palestina e adesso intende fermare l’immigrazione africana con un muro verso l’Egitto. Il capo del governo Netanyahu ha dichiarato, con un coraggio del tutto ignoto in Europa, che la nuova barriera garantirà “il carattere ebraico e democratico dello stato”. Ha detto, in altre parole, che la pianta della democrazia abbisogna di un terreno monoetnico o almeno monoculturale, di uno spazio in cui ci si possa dividere sulle opinioni (materia per consultazioni elettorali) ma non sulla verità (materia per guerre civili). Dentro questo ragionamento la democrazia non ci fa una gran figura ma va bene così: è pericoloso immaginarsi invincibili e forzuti quando invece si è cagionevoli di salute. E’ stupido vergognarsi di avere bisogno di maglie di lana, e di muri.

    © 2009 - FOGLIO QUOTIDIANO

    Preghiera del 13 gennaio 2010 - [ Il Foglio.it › Preghiera ]


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    Predefinito Rif: Gli ipocriti: fra i tanti, Riccardo Pacifici e Riccardo Di Segni



    Israele, un altro muro. Per fermare gli immigrati africani

    Bene, a quanto pare è in arrivo il muro numero 3. Di che cosa stiamo parlando? Della barriera anti-immigrati che il governo israeliano ha intenzione di costruire lungo il confine con l’Egitto.

    E che si va ad aggiungere al muro sotterraneo che gli egiziani stanno costruendo per bloccare i tunnel diretti alla Striscia di Gaza, oltre alla famosa “barriera difensiva” che già separa Israele dalla Cisgiordania.

    Insomma, verrebbe da pensare che di muri da quelle parti ce ne sono già troppi.

    Ma non la pensa così il primo ministro Benyamin Netanyahu, che domenica sera ha annunciato il progetto (da 270 milioni di dollari!) per “chiudere il confine del Sud ai terroristi e ai clandestini.”

    Dunque in questo caso non si parla solo di questioni di sicurezza, ma anche di lotta all’immigrazione clandestina.

    Però c’è qualcosa che non torna: tanto per cominciare, il confine con l’Egitto non è certo la frontiera-chiave per fermare i clandestini (più in là spiego perché). E poi ancora una volta il rischio è che a pagare il prezzo di una misura di sicurezza siano dei poveracci che non c’entrano nulla con il terrorismo e altri problemi.

    Ma come, anche Israele ha un problema di immigrazione clandestina? Stando agli ultimi dati, sono circa 280 mila i lavoratori stranieri, regolari e clandestini, che vivono in Israele.

    Il governo aveva cominciato a rilasciare permessi di soggiorno durante la Seconda intifada, quando ha chiuso le frontiere ai lavoratori palestinesi e di conseguenza bisognava trovare qualcuno per sostituirli. Ma recentemente l’esecutivo ha dato il via a un giro di vite per espellere gli irregolari.

    Piccolo problema: la stragrande maggioranza di questi lavoratori stranieri, legali e clandestini, non arrivano certo dal confine egiziano. Si tratta soprattutto di filippini e di tailandesi (ma anche i cinesi sono in aumento) che arrivano in aereo.

    Dal confine con l’Egitto, invece, passano soprattutto profughi africani. Non si tratta di persone in cerca di lavoro, bensì di rifugiati politici o di guerra, che fuggono soprattutto dal genocidio del Darfur e dal regime dell’Eritrea.

    Israele, un altro muro. Per fermare gli immigrati africani - Mondo - Panorama.it


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  6. #6
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    Predefinito Rif: Gli ipocriti: fra i tanti, Riccardo Pacifici e Riccardo Di Segni

    Israele, Tel Aviv vuole deportare 1200 bambini nati da genitori immigrati

    Spesso il contratto di lavoro impone agli immigrati non avere figli nello Stato di Israele


    Mille duecento bambini nati negli ultimi anni in Israele da genitori immigrati rischiano di essere deportati.

    "I loro genitori li stanno usando per guadagnarsi uno status legale in Israele - ha dichiarato il ministro degli Interni Eli Yishai - Se non li deportiamo i lavoratori immigrati continueranno a sfruttare la gentilezza dello stato di Israele". Molti immigrati sono costretti a firmare contratti di lavoro in cui si impegnano a non avere figli in Israele e impongono alle donne incinta di lasciare il Paese. Nonostante questo, si calcola che almeno duemila bambini siano nati negli ultimi dieci anni in Israele. Di questi, seicento erano riusciti a rientrare in un sanatoria offerta dal governo nel 2006.
    In giugno OZ, la nuova unità anti-immigrazione, aveva lanciato una campagna volta ad espellere trecento mila immigrati irregolari. Critiche da parte della società civile e di numerose organizzazioni non governative avevano spinto il primo ministro, Benjamin Netanyahu, a sospendere l'operazione per tre mesi. Il 21 ottobre le autorità hanno iniziato a rimpatriare settecento lavoratori adulti, mentre una commissione parlamentare ha stabilito di incominciare ad espellere i bambini a partire dalla metà del 2010, quando si chiuderà l'anno scolastico.

    PeaceReporter - Israele, Tel Aviv vuole deportare 1200 bambini nati da genitori immigrati


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    Predefinito Rif: Gli ipocriti: fra i tanti, Riccardo Pacifici e Riccardo Di Segni

    Israele, per il ministro degli Interni “gli stranieri portano Aids, epatite, tbc e droga”

    I lavoratori stranieri hanno portato in Israele «la droga», malattie come «l’eptatite, la tubercolosi o l’aids» e, se non contenuti nel numero, rischiano di intaccare «la natura sionista» del Paese


    I lavoratori stranieri hanno portato in Israele «la droga», malattie come «l’eptatite, la tubercolosi o l’aids» e, se non contenuti nel numero, rischiano di intaccare «la natura sionista» del Paese. Lo ha affermato in un dibattito televisivo il ministro dell’Interno, Eli Yishai, leader del partito Shas (destra religiosa ebraica), difendendo la sua contestata linea di rigore sul tema dell’immigrazione.

    Nello spiegare la sua posizione draconiana a favore delle ultime norme sull’espulsione degli immigrati illegali – norme al centro di polemiche nel Paese poiché coinvolgono anche figli di clandestini nati in Israele – Yishai ha parlato di dati secondo i quali «centinaia di migliaia di lavoratori stranieri vengono qui con malattie come l’epatite, la tubercolosi, l’aids e con la droga». Si è poi detto convinto che «nessun israeliano voglia uno o due milioni di sudanesi o di rifugiati dall’Eritrea» pronti a «mettere a rischio la natura sionista dello Stato d’Israele» e ha accusato i clandestini di usare i loro figli come «scudi umani» per ritardare l’espulsione.

    Parole cui ha risposto il deputato del Meretz (piccolo partito della sinistra radicale) Nitzan Horowitz, definendo il ministro «un razzista arcaico». In Israele pende un provvedimento di rimpatrio – legato alla nuova normativa – di numerosi immigrati illegali, rinviato nei mesi scorsi dal premier Benyamin Netanyahu proprio a causa delle proteste suscitate dalla sorte dei bambini coinvolti nel provvedimento.

    Un caso rispetto al quale, scrive proprio l’agnezia online Ynet, Netanyahu sta valutando una ulteriore dilazione, a dispetto delle posizioni di Yishai.

    Israele, per il ministro degli Interni “gli stranieri portano Aids, epatite, tbc e droga”


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  8. #8
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    Predefinito Rif: Gli ipocriti: fra i tanti, Riccardo Pacifici e Riccardo Di Segni

    Citazione Originariamente Scritto da Midgard Visualizza Messaggio
    L'hai scritto tu?hefico:
    NO. Euro-Holocaust NON è il mio blog.

  9. #9
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    Predefinito Rif: Gli ipocriti: fra i tanti, Riccardo Pacifici e Riccardo Di Segni

    E' incredibile come Israele al suo interno cerchi di tutelare il proprio tessuto etnico-sociale, mentre invece gli ebrei 'cosmopoliti' - pur rivendicando il loro legame etnico-religioso con gli ebrei d'Israele - predichino a favore della società multirazziale e multiculturale.

  10. #10
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    Predefinito Rif: Gli ipocriti: fra i tanti, Riccardo Pacifici e Riccardo Di Segni

    Citazione Originariamente Scritto da Giò91 Visualizza Messaggio
    E' incredibile come Israele al suo interno cerchi di tutelare il proprio tessuto etnico-sociale, mentre invece gli ebrei 'cosmopoliti' - pur rivendicando il loro legame etnico-religioso con gli ebrei d'Israele - predichino a favore della società multirazziale e multiculturale.
    certo, perché non esiste nessun tessuto sociale "ebraico" . :-)

 

 
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