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    Predefinito Bossi stordito, tra la voglia di Svizzera e la cena ad Arcore

    - di G. Cerruti
    Martedì, 27 giugno 2006

    Chi l'ha visto, su nella sua stanza con le tapparelle mezze abbassate, la camicia azzurra con le maniche corte slacciata, il caldo, i risultati che annunciano la stangata, lo racconta stupìto e quasi incredulo. E più in tv l'Italia del pallone fatica con l'Australia, e più si capisce che Umberto Bossi non se l'aspettava e la Lega faticherà a non finire nel pallone. Le vittorie del Sì in Lombardia e Veneto sono appena due zuccherini, indispensabili per riprendere un po' di tono e trasmettere dal suo ufficio il bollettino della sconfitta: «Ma nelle parti più avanzate del Paese il Sì ha vinto». Non resterà che ripartire dal vecchio Lombardo-Veneto. Il lunedì della stangata, per Bossi, si è chiuso nel villone di Arcore, a cena da Berlusconi.

    Invito esteso pure ad Aldo Brancher e Giulio Tremonti, i due terzini che da anni marcano Bossi per conto del Cavaliere: in questo caso va in scena il consueto gioco del confortare lo sconfitto, assicurare lealtà, promettere un radioso futuro e risolvere qualsiasi problema.

    Presenti anche Roberto Calderoli e Giancarlo Giorgetti, il segretario dei leghisti lombardi. Che dire? Calderoli anche lì ha ripetuto quel che aveva detto in conferenza stampa, e proprio mentre Totti segnava il rigore: «Si va avanti, faremo anche noi come in Galles e Scozia». Dopo la cena aggiunge: «L’alleanza è salda». E spunta anche un commento di Bossi: «Berlusconi ha delle idee... Le comunicherà lui quando vorrà». Ma a chi gli chiede se la Cdl andrà avanti, replica: «Non è questo il punto. Gli alleati sono stati leali con noi e io sono leale con chi è leale».

    Ci hanno messo secoli, in Galles e in Scozia, ma non è momento per certi dettagli. Attorno a Calderoli che parla in via Bellerio c'è una sede che una volta era piena e adesso è silenziosa e vuota. C'è una Lega che una volta aveva la sua miniera d'oro di voti e idee e adesso non è nemmeno sicura di presentarsi sul pratone di Pontida, domenica prossima.

    Roberto Maroni è stato dirottato a Roma, per la sua via crucis nelle trasmissioni di commento in tv. Da quando esiste, e sono più di 25 anni, per la Lega questo sembra il momento peggiore. Maroni si limita a dire che deciderà Bossi, «e la posizione della Lega verrà annunciata a Pontida». Se il raduno ci sarà.

    Le agenzie rilanciano due dichiarazioni, una dell'europarlamentare Francesco Speroni, uno dei veterani della Lega e l'altra del senatore veneto Piergiorgio Stiffoni. Le voci delle due anime leghiste. Il primo bombarda e dice che è «incazzato nero, gli italiani mi fanno schifo, l'Italia mi fa schifo. Non vuole essere moderna e hanno vinto quelli che vogliono vivere alle spalle degli altri».

    Il secondo, con parole infiocchettate, conclude con una preghiera: «Non possono essere dimenticate le giuste istanze di quella zona d'Italia che produce gran parte del Pil. Un monito per l'attuale governo: non dimenticate i cittadini del Nord».

    E sta proprio qui il dilemma della Lega. Avrà ragione il bombardiere Speroni, che ha tanta voglia della vecchia Lega di lotta, indipendentista e magari secessionista, oppure il compassato Stiffoni che si è già dimenticato la Padania e parla del nord-est come «zona d'Italia»?

    Bossi dovrà trovare la sua cara «quadra», il modo per venirne fuori, ben sapendo che il suo potere contrattuale ormai si è ridotto di molto. E neppure può addebitare la stangata agli alleati, a Berlusconi o Fini o Casini, che questo aceto della devolution se lo sono mandato giù pur di non portare la Lega alla rottura con la Casa delle Libertà e alla fine corsa del governo.

    In questi ultimi sei anni la Lega si è aggrappata sempre di più alla devolution, scoperta dal professor Gianfranco Miglio nel 1999, fino a trasformarla nel suo Totem. I suoi deputati hanno votato tutte le leggi possibili e immaginabili, anche quelle che per il loro elettorato potevano risultare orrende, pur di tenere alto il Totem e arrivare alla devolution via referendum.

    Ora che è finita così, si può anche ricordare che Bossi, quand'era ministro, pensava ad un referendum da votare assieme alle elezioni politiche del 2006, e sarebbe stata una scelta tra Nord e Sud, e magari sarebbe andata diversamente. Ma poi Bossi ha avuto il coccolone...

    Primo obiettivo, da ieri, rimettere in piedi la Lega. Delusa, frustrata, disillusa, o come dice Speroni «incazzata nera». Racconta un dirigente: «Cinque anni di governo aspettando la devolution e il referendum. Risultato? Perse le politiche, perse le amministrative, perso il referendum. E toccato il minimo storico dei nostri voti».

    Nel 2000, senza un accordo con la Lega, non era possibile vincere le elezioni: ora sì. Dice un vecchio proverbio di Lombardia: «Piutòst che nient l'è mej il piutòst», piuttosto che niente è meglio il piuttosto. Era la devolution, il «piutòst», e se n'è andata via in una domenica di fine giugno e addio al grande sogno.

    Da Roma, Maroni dice che «adesso staremo a guardare cosa fanno gli altri» E per altri s'intende il centrosinistra, o meglio ancora la sinistra e più precisamente Massimo D'Alema, un candidato al Colle che la Lega avrebbe ben visto. Tra Lombardia e Veneto la Lega dovrà darsi una mossa.

    Si sfoga un altro dirigente: «Stare ancora nella Cdl? E l'utilità quale sarebbe? I nostri militanti vogliono i congressi, capire chi comanda e decide, e che la Lega torni ad essere la Lega. E alle prossime amministrative, da Monza a Como alle altre città, da soli!». Ma tutto, o quasi, dipende dalla cena di ieri sera. Da Arcore, ancora una volta.

    Giovanni Cerruti
    da www.stampa.it

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  2. #2
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    ora il genio di gemonio non pensa più. lo fa burlescone per lui, per la cupola, per i dirigenti di media grandezza e per i militanti trasformati in militonti. ma ce ne saranno sempre meno ...

  3. #3
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    Siamo alla farsa...Maroni dice "ci pensa Bossi...",
    Castelli dice "ci pensa Bossi...",
    Gobbo dice "ci pensa Bossi...",
    Calderoli dice "ci pensa Bossi...",

    Bossi dice "ci pensa berlusconi...".

    MA COME CAZZO SIAMO MESSI, BASTA CENE AD ARCORE, tutti in mensa popolare o cantonale.

    BASTA TREMONTI, BASTA BRANCHER

    Se a Bossi piace berlusca si iscriva a FI.
    Ma come cazzo si fa a non avere ancora capito un marpionaccio come berluscone???
    Siccome non è possibile non avere capito berluscone, perchè sarebbe da ultra cerebrolesi, è legittimo pensare che berluscone abbia allungato SOLDI.
    NON SI VEDONO NE' CAPISCONO ALTRE RAGIONI.

    Berluscone con la Lega FA CHE CAZZO VUOLE e QUELLI SONO ANCORA LI' A LISCIARE...non penso dipenda dai buoni uffici di Tremonti e Brancher....

 

 

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