Risultati da 1 a 10 di 10
  1. #1
    the future is unwritten
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    Predefinito Il ministro Ferrero (Prc) contestato in casa

    da www.quibrescia.it

    (f.z.) Il ministro della Solidarietà Sociale Paolo Ferrero, di Rifondazione comunista, è stato interrotto ieri sera alla festa provinciale di Liberazione mentre parlava al dibattito di apertura della kermesse estiva. Un gruppo di ragazzi, aderenti ai "Giovani comunisti" del partito ha infatti portato davanti al palco uno striscione con scritto "Non nel nostro nome" e distribuito un volantino intitolato "Si tratta di guerra! Non si tratta sulla guerra!".
    Una delle manifestanti, Giulia, ha quindi preso la parola esponendo il documento approvato all'ultimo congresso dei Giovani comunisti di Brescia, in cui si chiede ai parlamentari del loro Partito e in particolare a quello eletto nel nostro collegio, Maurizio Zipponi, di non votare il rifinanziamento delle missioni militari all'estero.
    Proprio ieri mattina il consiglio dei ministri aveva votato all'unanimità un decreto legislativo accompagnato da un disegno di legge che stanzia 488 milioni di euro per mantenere i nostri soldati in una ventina di paesi del mondo, tra cui Iraq (paese dal quale è previsto il ritiro completo, durante l'autunno), l'Afghanistan e i balcani. "Pensiamo che un decreto di rifinanziamento delle missioni militari che non contenga l'esplicito riferimento all'inizio della fase di ritiro delle truppe italiane anche dall'Afghanistan sia semplicemente irricevibile", si legge nel volantino distribuito durante la "contestazione". Il segretario provinciale di Rifondazione,
    Osvaldo Squassina, ha poi ripreso la parola dal palco ringraziando i Giovani comunisti "per aver portato la loro contestazione all'interno del luogo più consono, la festa del nostro partito". Paolo Ferrero ha ricominciato a parlare, ricordando che è grazie a Rifondazione se i militari italiani in Afghanistan saranno di meno e se dall'Italia non verranno inviati altri aerei da combattimento.
    Al congresso dei Giovani comunisti di Brescia, tenutosi lo scorso week end, la maggioranza è andata alla corrente interna Sinistra critica, di ispirazione trotskista, con il 53% dei voti. I rappresentanti di Sinistra critica al parlamento sono il deputato Salvatore Cannavò e i senatori Gigi Malabarba e Franco Turigliatto: tutti e tre hanno annunciato la loro opposizione al rifinanziamento. Le scelte del Governo per farlo passare potrebbero essere quella di chiedere il voto di fiducia, e provare a obbligare i "ribelli" per evitare la caduta del governo, oppure ottenere i voti di settori del centro destra, tra il quale l'Udc ha già mostrato delle aperture. Il dibattito in Aula sulle missioni militari entrerà nel vivo attorno alla metà di luglio, e sarà allora che il voto dei parlamentari di Rifondazione sarà decisivo, soprattutto al Senato dove la maggioranza di centro sinistra è molto risicata e 8 senatori tra Rifondazione, Verdi e Comunisti italiani hanno annunciato il loro no.

  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da blasco
    da www.quibrescia.it

    (f.z.) Il ministro della Solidarietà Sociale Paolo Ferrero, di Rifondazione comunista, è stato interrotto ieri sera alla festa provinciale di Liberazione mentre parlava al dibattito di apertura della kermesse estiva. Un gruppo di ragazzi, aderenti ai "Giovani comunisti" del partito ha infatti portato davanti al palco uno striscione con scritto "Non nel nostro nome" e distribuito un volantino intitolato "Si tratta di guerra! Non si tratta sulla guerra!".
    Una delle manifestanti, Giulia, ha quindi preso la parola esponendo il documento approvato all'ultimo congresso dei Giovani comunisti di Brescia, in cui si chiede ai parlamentari del loro Partito e in particolare a quello eletto nel nostro collegio, Maurizio Zipponi, di non votare il rifinanziamento delle missioni militari all'estero.
    Proprio ieri mattina il consiglio dei ministri aveva votato all'unanimità un decreto legislativo accompagnato da un disegno di legge che stanzia 488 milioni di euro per mantenere i nostri soldati in una ventina di paesi del mondo, tra cui Iraq (paese dal quale è previsto il ritiro completo, durante l'autunno), l'Afghanistan e i balcani. "Pensiamo che un decreto di rifinanziamento delle missioni militari che non contenga l'esplicito riferimento all'inizio della fase di ritiro delle truppe italiane anche dall'Afghanistan sia semplicemente irricevibile", si legge nel volantino distribuito durante la "contestazione". Il segretario provinciale di Rifondazione,
    Osvaldo Squassina, ha poi ripreso la parola dal palco ringraziando i Giovani comunisti "per aver portato la loro contestazione all'interno del luogo più consono, la festa del nostro partito". Paolo Ferrero ha ricominciato a parlare, ricordando che è grazie a Rifondazione se i militari italiani in Afghanistan saranno di meno e se dall'Italia non verranno inviati altri aerei da combattimento.
    Al congresso dei Giovani comunisti di Brescia, tenutosi lo scorso week end, la maggioranza è andata alla corrente interna Sinistra critica, di ispirazione trotskista, con il 53% dei voti. I rappresentanti di Sinistra critica al parlamento sono il deputato Salvatore Cannavò e i senatori Gigi Malabarba e Franco Turigliatto: tutti e tre hanno annunciato la loro opposizione al rifinanziamento. Le scelte del Governo per farlo passare potrebbero essere quella di chiedere il voto di fiducia, e provare a obbligare i "ribelli" per evitare la caduta del governo, oppure ottenere i voti di settori del centro destra, tra il quale l'Udc ha già mostrato delle aperture. Il dibattito in Aula sulle missioni militari entrerà nel vivo attorno alla metà di luglio, e sarà allora che il voto dei parlamentari di Rifondazione sarà decisivo, soprattutto al Senato dove la maggioranza di centro sinistra è molto risicata e 8 senatori tra Rifondazione, Verdi e Comunisti italiani hanno annunciato il loro no.
    W i GC di Brescia!!

    qui a Trst, invece, è stato approvato dal CPF un OdG in solidarietà ai "senatori ribelli"...

  3. #3
    ...il resto sono bytes...
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    Citazione Originariamente Scritto da nestor
    W i GC di Brescia!!

    qui a Trst, invece, è stato approvato dal CPF un OdG in solidarietà ai "senatori ribelli"...
    Che si dice a Trst?

    Ho tanti amici li'....

  4. #4
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    ecco il testo del volantino distribuito ieri sera durante l' "irruzione"

    SI TRATTA DI GUERRA!
    NON SI TRATTA SULLA GUERRA!
    Il dibattito sul rifinanziamento delle missioni militari all'estero,che in questi giorni sta dividendo lo schieramento pacifista e lacerando le coscienze dei singoli compagni che in questi ultimi anni hanno speso impegno e passione nel movimento contro la guerra globale permanente, è un frutto davvero amaro, che si poteva evitare di cogliere.
    Abbiamo fra di noi punti di vista diversi rispetto la presenza di Rifondazione comunista nel governo di centrosinistra, ma siamo tutti fermamente convinti che l'opposizione alla guerra non possa passare per nessun tavolo di trattativa. Pensiamo così che un decreto di rifinanziamento delle missioni militari che non contenga l'esplicito riferimento all'inizio della fase di ritiro delle truppe italiane anche dall‘Afghanistan sia semplicemente irricevibile.
    Un sostegno al proseguimento dell'impegno italiano in guerra, anche se mediato e in qualche modo temperato, è qualcosa di assolutamente estraneo alla nostra storia e al nostro modo di pensare e di agire la politica; un sostegno insomma che non solo non condividiamo, ma che rifiutiamo risolutamente e contro il quale ci sentiamo impegnati.
    "Contro la guerra senza se e senza ma" non è uno slogan buono per una sola stagione, ma è per noi principio irrinunciabile che non può essere sacrificato per un equilibrio parlamentare e che intendiamo contribuire a mantenere vivo.

    NO AL RIFINANZIAMENTO DELLE MISSIONI MILITARI!

    GIOVANICOMUNIST*- BRESCIA

  5. #5
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    appunto, anche ferrero vuol far scivolare la vera sx sulla nutella ....

    Tutto questo sà di furbata verbale democristiana, e chi tira le fila è quel gran prete di Prodi ... belle parole untuose par farti vedere rosso quello che è chiaramente nero come le camicie del duce.

  6. #6
    Hanno assassinato Calipari
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    Penso che il dilemma sia: "un passo indietro per farne due in avanti" o "farsi fregare un'altra volta"? Nel senso di come andrà.

    Sicuramente le spaccature non giovano mai in questi casi, la scelta dev'essere condivisa il più possibile al nostro interno.

    --
    http://www.liberazione.it/giornale/060702/LB12D688.asp

    Anche i risultati parziali sono importanti per cambiare. Io dico: è una riduzione del danno. Io dico: è un compromesso disastroso
    Afghanistan

    Questi cinque anni
    di lotte
    Un po’ scorretto il finale dell’articolo di ieri di Piero Sansonetti quando mi si rimprovera di aver definito «meravigliosi» gli ultimi cinque anni. Era chiaro che mi riferivo alla dinamica del Movimento, a Genova del 2001, al Forum di Firenze del 2002, al 15 febbraio 2003, ai Forum mondiali di Porto Alegre e Mumbai, a quelli europei di Parigi, Londra e Atene. Al fatto che dopo decenni un altro mondo è tornato possibile e il liberismo ha smesso di essere il capolinea della storia. E mi riferivo alla meraviglia di chi, come la mia generazione, dopo aver conosciuto solo sconfitte, quelle degli anni ’80 e degli anni ’90 spesso ad opera della stessa sinistra ora al governo, finalmente ha scoperto una dimensione collettiva di speranza e fiducia nel futuro. Gli ultimi cinque anni sono stati meravigliosi per questo e non per il gusto di una opposizione di nicchia. Secondo me il concetto era chiaro. Davvero non si capiva?

    Salvatore Cannavò

    La riduzione
    del danno
    Caro direttore, spero proprio che gli otto senatori della maggioranza che hanno deciso di votare contro la continuazione della guerra in Afghanistan ci ripensino sopratutto quelli di Rifondazione perché penso che il partito non debba dimostrare che è contro la guerra poiché lo ha gia fatto e dimostrato parecchie volte ma portare a casa il risultato della mediazione che è pur sempre un risultato di inversione di tendenza. Siamo in un momento in cui è estremamente importante portare a casa anche risultati parziali se vogliamo che la situazioni cambi nel paese. Questo presuppone anche che da parte nostra ci sia sempre continuità nel riaffermare i nostri principi senza apparire come il partito che continuamente fa cadere governi in nome del movimento dei movimenti senza accorgersi che questo movimento è costituito da persone che non sono della nostra stessa matrice politica e i risultati elettorali mi sembra ne siano una conferma. Tutto e subito in politica non ha mai pagato. Questo è bene che le minoranze della minoranza che è al governo se ne rendano conto altrimenti per Rifondazione il destino è quello dello Psiup. E smettiamola con le posizioni come a Bologna dove poi siamo costretti a chiedere scusa. Non è una bella figura.

    Paolo Pirani via e-mail

    No, non è
    riduzione del danno
    Cara “Liberazione”, quello a cui stiamo assistendo in questi giorni ha davvero dell’incredibile. E non solo per i militanti politici, ma anche per i tanti elettori ed elettrici del nostro partito, il Prc. Possibile che un partito che del no alla guerra senza se e senza ma aveva fatto l’alfa e l’omega della sua azione politica, sia oggi disposto ad accettare un compromesso disastroso, per il popolo afgano, per il futuro del partito e per la stessa idea di un nuovo modo di fare politica in questo paese? In realtà l’accordo non rappresenta una “riduzione del danno”, come pure molti hanno affermato, bensì sanziona uno stato di cose che si configura sempre più come una missione di guerra guerreggiata. Non solo la situazione sul campo per quanto riguarda il numero di soldati impegnati è ben peggiore del 2002, ma la guerra è arrivata fino al cuore di Kabul e della zona nord del paese. Inoltre esiste già una commissione parlamentare incaricata di monitorare la missione, senza contare che quella proposta è assolutamente aleatoria in quanto non si è neanche indicata una data per l’“exit strategy”. Insomma, l’impegno del governo Prodi è in continuità con il precedente governo. Vorrei dunque capire dal direttore di “Liberazione”, compagno che stimo molto peraltro, dove sarebbe la discontinuità in questo provvedimento. Tutto è sopportabile, eccetto essere presi in giro, soprattutto dai compagni del proprio partito. Ai quattro senatori del Prc che hanno opposto il loro netto rifiuto a questo rifinanziament il mio ringraziamento più sentito, per la loro coerenza, per la loro determinazione, per il loro attaccamento ai valori della pace.

    Antonello Zecca Marano (Na)

    Non c’è
    il vincolo di mandato
    Cara “Liberazione”, abbiamo da poco sostenuto e vinto un referendum in difesa della Carta costituzionale e già apprendiamo, che in violazione della Costituzione, non solo anche il nostro Partito si appresta a votare il rifinanziamento della missione di guerra in Afghanistan, ma addirittura invoca (per bocca del Segretario Nazionale) il vincolo di mandato per i nostri parlamentari, violando così l’art. 67 della stessa Costituzione che recita: «Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato». Orbene, poiché alla luce dell’acceso dibattito, mi sembra di capire che ormai qualunque obiezione sollevata rispetto alla ragion di stato, che impone al nostro partito di votare il rifinanziamento di questa missione, rischierebbe di farmi includere fra le anime belle che la Menapace ha individuato fra i compagni che coerentemente continuano a dir no alla missione in Afghanistan, non elencherò allora i motivi per cui secondo me è giusto e doveroso, votare contro questa missione di guerra, mi limiterò solamente ad intervenire nel merito delle motivazioni addotte da coloro che ritengono che questa volta, si debba votare a favore del finanziamento della missione in Afghanistan. Le motivazioni addotte a sostegno del voto favorevole, sono sostanzialmente due: perché almeno così si riduce il danno e perché altrimenti si farebbe cadere il governo Prodi. Ebbene, rispetto alla prima, faccio presente che se è vero (come è vero) che Parisi ha dichiarato il 28 giugno che «la riduzione del contingente italiano in Afghanistan è il risultato della normale variabilità del personale ritenuto necessario per lo svolgimento delle attività previste nel semestre considerato e non di una scelta politica finalizzata ad un processo di riduzione intenzionale della nostra partecipazione alla missione» allora, accampare risultati di riduzione del danno grazie alla nostra “incessante” azione, mi sembra quanto meno presuntuoso. Rispetto a secondo punto la questione è certamente più complessa, ma in fondo, anche questa pare a me, una scusa poco credibile perché il governo Prodi non potrebbe infatti cadere e non cadrebbe se solo Prodi avesse il coraggio di porre la fiducia! Certo, questo dimostrerebbe la debolezza del governo, ma anche la forza di chi a questo punto, avrebbe tempo e modo per far approvare una exit strategy, senza la quale, non solo ogni affermazione di riduzione del danno è pura propaganda, ma non si segna neanche quella tanto agognata, discontinuità col governo Berlusconi. Invece, non solo ci si piega sin da subito alla “ragion di stato” ma addirittura si sottace il fatto che si sta rischiando di arrivare ad un ddl che prevede l’inserimento dei finanziamenti delle varie missioni militari, direttamente nel bilancio dello Stato, evitando così di doversi sottoporre ogni sei mesi alla discussione sui vari finanziamenti e, poiché questi vengono messi in finanziaria, si evita così il rischio di un voto negativo, che questa volta sì, si tradurrebbe nella caduta del governo.

    Pio De Angelis
    Consigliere Prc Friuli Venezia Giulia

    E se cadesse
    il governo Prodi?

    Cara “Liberazione”, vorrei scrivere, a proposito dell’eventuale voto contrario sulla fiducia a causa della guerra in Afghanistan, a Fosco Giannini. «Caro Fosco, sbagli. Ti conosco. Non ci dormirai la notte per l’ansia e l’angoscia che sicuramenmte ti provoca questa situazione. L’errore è stato fatto all’origine e purtroppo siamo a questo e su questo dobbiamo ragionare ed agire. Ricordati la lezione: un passo indietro per farne due avanti. Cosa provocherebbe la caduta del governo Prodi? Cosa ne sarebbe di questa Italia? E cosa ne sarebbe del nostro Partito? Cosa resterebbe delle nostre lotte? Quali le prospettive? No, non è un ricatto. E’ solamente un ragionamento da comunisti che hanno una meta ben precisa e, quindi, guardano la realtà in faccia e l’affrontano in progressione. E penso sia l’unico modo per non perdere tutto, noi per primi».

    Diego Schiavoni
    Numana (An)

    Emergency
    Nessuna protezione,
    ministro Parisi
    Cara “Liberazione”, il ministro Parisi dichiara che Emergency può agire a Kabul grazie alla protezione dei militari. Non è un errore, è una menzogna. Tra il 1999 e il 2001, abbiamo aperto ospedali nella zona controllata da Massoud e nella zona controllata dai talebani mentre le due parti si combattevano aspramente, accettati dagli uni e dagli altri solo per il contenuto e la serietà del nostro intervento, senza la protezione di nessuno. La successiva presenza delle truppe occidentali, dall’autunno 2001, ha soltanto aumentato i rischi per il personale umanitario. Nella provincia meridionale dell’Helmand, non presidiata da truppe occidentali, abbiamo costruito un ospedale, attivo da due anni con personale italiano, internazionale e locale. Emergency ottiene rispetto e simpatia perché è evidente e percepibile la sua assoluta estraneità alle truppe occupanti. Per quel che ci riguarda, le improvvisazioni del ministro Parisi sono anche pericolose. Se gli afgani ci credessero “sotto l’ala” delle truppe di occupazione, ne sarebbe minacciata la sicurezza nostra, dei nostri collaboratori, dei nostri pazienti.

    Emergency

    Le guerre umanitarie
    Un termine
    improprio
    cara “Liberazione”, nel giornale di oggi ho riletto ancora una volta l’aggettivo “umanitaria” riferito alla crisi di Gaza. Siccome già dalla prima guerra del Kosovo si sta usando questa ridicola improprietà lessicale a sproposito, vi vorrei chiedere: che cosa intendete voi per umanitario? Nel vocabolario c’è scritto: «in favore dell’uomo», per venire incontro alle sue necessità fisiche e morali. Che senso avrebbe allora aver adottato questa parola in un significato del tutto opposto, se non volere far credere agli ignoranti che quello che viene fatto di male, è invece un bene per l’umanità.? Sarebbe ora di liberarsi da questa abitudine a ripetere quelle forme sbagliate, che non sono sbagliate a caso, come da tante altre espressioni di un frasario che non ci appartiene e che serve per fare il gioco del potere.


    Vittorio Campanella Siena

    La definizione di “crisi umanitaria” o “emergenza umanitaria” o, addirittura, “disastro umanitario”, sono state adotate dall’Onu per indicare situazioni gravissime nella quali migliaia o milioni di vite sono a rischio e si richiede un intervento urgente di soccorso (non armato) della comunità internazionale. Non ha niente a che fare con la guerra umanitaria che invece è un termine puramente propagandistico (e insensato). (P. S.)

    ----

    Leggete bene quello che scrive Emergency.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da AVION
    Che si dice a Trst?

    Ho tanti amici li'....
    Ma per gli italiani non dovrebbe essere Trieste ? Trst e' per gli sloveni , una stretta minoranza dei triestini !

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Ferruccio
    Ma per gli italiani non dovrebbe essere Trieste ? Trst e' per gli sloveni , una stretta minoranza dei triestini !

    Trieste....ok....avevo solo ripreso l'espressione usata dall'amico triestino.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da vitaestmilitia
    buffoni. voi e ferrero rocher
    interessante argomentazione (ma soprattutto arguzia) politica, davvero

  10. #10
    Hanno assassinato Calipari
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    almeno si fosse chiamato Ambrogio...

 

 

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