Maurizio Blondet
02/07/2006

WASHINGTON - «Una vittoria del diritto», la sentenza della Corte Suprema americana?
La stampa occidentale lo ha gridato in coro.
In Europa, nessuno ha notato un insignificante particolare: la sentenza non mette in discussione la durata eterna del carcere di Guantanamo coi suoi sequestrati, non contesta la sua illegalità radicale, né diminuisce in alcun modo i poteri totali (e illegittimi) che Bush si è preso con la scusa della «guerra infinita» al terrorismo.
Anzi, au contraire.
La sentenza si deve ad un ricorso degli avvocati di Salim Hamdan, da cinque anni in galera per il delitto di essere stato autista di Bin Laden.
Il governo Bush, non potendo accusare l’autista di un reato determinato, l’ha voluto processare per «conspiracy», che non significa «complotto» come ripete la TV italiana, bensì «associazione a delinquere».
Conosciamo anche da noi questo tipo di pseudo-delitto; il giudice Caselli e gli altri professionisti anti-mafia ne abusano a cuor leggero: «associazione per delinquere», o addirittura «concorso esterno in associazione mafiosa», serve a colpire personalità che nulla hanno a che fare con la mafia, ma che ne hanno magari «oggettivamente» favorito le azioni.



Il modello di questo pseudo-diritto è nelle leggi speciali USA contro il racket.
Per esempio, «Cosa Nostra» è un’entità inesistente: il nome è stato inventato dall’FBI per poter additare una «associazione» a cui aggregare chi non ha commesso reati specifici, chiunque abbia relazioni con una delle bande della mafia italo-americana.
Anche «Al Qaeda» è un nome inventato del genere: la sua vastità indefinita consente amplissimi abusi.
Gli avvocati dell’autista Hamdam, il poveraccio, hanno provato ad eccepire che «associazione per delinquere» (conspiracy) non è un delitto previsto dai codici di guerra.
E se Hamdam è un «enemy combatant», qualunque cosa ciò voglia dire (la dizione è anch’essa inventata per non riconoscere ai reclusi di Guantanamo la dignità di prigionieri di guerra e le protezioni legali relative), la commissione che lo sta giudicando (segretamente) deve essere qualcosa come una corte marziale, e dunque applicante il codice militare.
Ebbene: i giudici supremi, a maggioranza di 5 su 4, hanno respinto il ricorso.
I giudici hanno anzi confermato il diritto dell’esecutivo di detenere il signor Hamdam «per la durata delle ostilità».
Il giudice Anthony Kennedy ha voluto mettere per iscritto il suo parere: le commissioni o pseudo-tribunali che processano i detenuti di Guantanamo sono necessarie dal punto di vista militare.



Il giudice Stephen Breyer ha riconosciuto che questi pseudo-tribunali sono incostituzionali sì, ma per un motivo: che Bush li ha creati senza prima interpellare il Congresso.
E per iscritto, il magistrato ha concluso letteralmente: «Niente impedisce al presidente di tornare al Congresso per richiedere l’autorità che ritiene necessaria».
Insomma, la Corte consiglia il dittatore su come violare la legittimità del diritto applicandone la lettera pro forma.
La sentenza è piena di questi buoni consigli.
Per esempio, la corte ammette che sì, le decisioni di Bush violano l’articolo 36 del codice di giustizia militare, il quale determina come debbano essere costituite le corti marziali - e quelle commissioni non vi somigliano.
Ma per mantenere quei mostri giuridici, basta che il presidente «faccia una dichiarazione ufficiale» per dire che a Guantanamo «le regole della corte marziale non sono praticabili».
Non per niente il senatore Lindsey Graham, sfegatato repubblicano del South Carolina, s’è rallegrato: la sentenza è una «road map» che istruisce come rendere legali quei tribunali speciali.
E il Financial Times ha definito la sentenza «una benedizione per Bush sotto mentite spoglie» (a blessing in disguise).



Alla fine, l’autista di Osama (lo sarà poi stato?) verrà condannato da una commissione marziale opportunamente legalizzata, o anche da una corte penale americana: e si sa che fine fa uno straniero davanti alle giurie popolari USA.
Manuel Noriega, il dittatore di Panama, sta scontando 40 anni in un carcere USA perché la giuria popolare, virtuosa, lo ha riconosciuto colpevole di «traffico di droga».
Ciò, dopo che gli USA hanno invaso Panama nel 1989 e catturato il dittatore locale, ed ex complice della CIA nei traffici, per trascinarlo davanti a una corte americana come delinquente comune.
Perfettamente all’altezza di questa viscida sentenza della Corte suprema è stato il livello giuridico del primo commento di Bush: «Non lascerò liberi» i detenuti di Guantanamo, ha detto, «non metterò in pericolo vite americane lasciando per le strade degli assassini».
Il fatto che costoro siano assassini o innocenti è appunto ciò che deve essere ancora provato.
Ma è un particolare che non pare significativo, nella barbarie trionfante, neo-neanderthaliana, che tutti ci circonda.
Nessun accenno ha fatto la Corte ai diritti dei carcerati di Guantanamo.
Nessun tentativo di definire che cos’è un «enemy combatant» e in che cosa si distingue da un prigioniero di guerra.
Questi ultimi sono combattenti legittimi, e non devono essere trattati da delinquenti.



I membri della presunta Al Qaeda sono dunque combattenti illegittimi, e le loro azioni sono crimini?
Sono partigiani?
Hanno commesso crimini di guerra, o delitti puri e semplici, da colpire col diritto penale comune? Non sappiamo e non sapremo mai perché e come si possa essere arrestati, non già in USA ma in qualunque Paese straniero, ed essere trascinati davanti a un tribunale americano.
O più precisamente, «tribunale speciale» e segreto, che obbedisce a norme speciali, come quelli allestiti dal Partito comunista sovietico staliniano, o dalle dittature comuniste nel mondo, che erano essenzialmente tribunali politici.
La libera America ha dunque - con beneplacito della Corte suprema - i suoi tribunali speciali di stampo staliniano, che giudicano gli oppositori politici come delinquenti comuni, anzi no: come un ibrido fra combattenti (ma illegittimi) e delinquenti comuni (ma soggetti a corte marziale, e con diritti alla difesa diminuiti).
Il trionfo del diritto, che apre la strada a sottoporre a tribunali speciali anche gli oppositori americani della politica di Bush.
Nessun pericolo che il Congresso si opponga: in anno di elezioni, nessun parlamentare vorrà essere bollato dalla propaganda dittatoriale come un difensore dell’autista di Bin Laden.



Un ultimo particolare non chiarito è chi sono e perché sono lì i 400 o 600 detenuti di Guantanamo, e perché non debbano essere liberati.
La risposta è abbastanza semplice: Al Qaeda era la formazione finanziata dagli USA per combattere i sovietici in Afghanistan.
E’ gente che sa troppo sulle complicità tra CIA e quel certo fondamentalismo islamico combattente, che allora era così funzionale.
Con il pretesto della guerra al terrorismo, si è provveduto a fare retate di questi reduci di una guerra «giusta» precedente, e di metterli sottochiave per sempre.

Maurizio Blondet




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