L’ingegno , il coraggio e l’intelligenza nell’arte bellica del condottiero albanese
di angela gazaneo
La storia delle comunità albanesi presenti in Italia è strettamente legata alla figura di Skanderberg: leggendario condottiero, cresciuto alla corte ottomana, di cui divenne, in seguito, acerrimo nemico ed oppositore in nome dell’indipendenza dell’Albania, sua terra d’origine. Chi era Skanderberg? Il suo vero nome era Giorgio Castriota, nato nel 1404 e figlio del principe albanese Giovanni Castriota. All’epoca dell’invasione dell’Albania da parte dei turchi (1413), il piccolo Giorgio fu preso in ostaggio insieme al fratello dall’esercito ottomano. La loro sorte fu messa nelle mani dell’imperatore turco. Questi li accolse come figli, educandoli nella sua corte. In particolare, Giorgio si distingueva per la prodigiosa intelligenza e il coraggio. Intraprese una brillante carriera militare e a soli ventidue anni era già generale. Alla testa dell’esercito ottomano vinse innumerevoli battaglie, ma nel 1443, allorquando era impegnato nella battaglia di Nissa contro gli ungheresi, il generale Skanderberg, dando vita ad un progetto che coltivava da molto tempo, abbandonò il suo esercito, e si diresse verso la terra d’origine: l’Albania. Qui con un falso decreto del sultano Murad si fece consegnare il comando della città di Kruja, e appena la guardia ottomana oltrepassò le mura fece calare il vessillo turco ed issare quello albanese. Per ben venticinque anni le imponenti armate turche marciarono rovinosamente verso il piccolo paese dei Balcani. Due sultani si succedettero in questa impresa: il vecchio Murad (colui che aveva cresciuto Skanderberg) e suo figlio, Maometto II, succeduto al padre. Nel 1467 Skanderberg morì, ma ancora per altri undici anni gli albanesi, inorgogliti dalle gesta del loro condottiero, resistettero ai turchi. Questa tenace difesa assunse anche il significato religioso della resistenza cristiana all’espansione dell’Islam, restando nella storia albanese come elemento eroico da celebrare. Nel governo dell’Albania Skanderberg stabilì anche buoni rapporti diplomatici con i vari sovrani presenti sul territorio italiano, soprattutto con la corte degli aragonesi. Con Alfonso I d’Aragona stipulò degli accordi militari per un reciproco aiuto, da un lato contro gli angioini, pretendenti al trono di Napoli, e dall’altro contro i turchi, mai rassegnati ad un’Albania indipendente. Proprio in questi buoni rapporti diplomatici affondano le radici i secolari rapporti di amicizia fra Italia ed Albania; rapporti che negli insediamenti delle comunità arberesh presenti nel Sud Italia trovano la loro testimonianza più alta. Quando, infatti, a partire dal 1447 si ebbero i primi flussi migratori dal Paese delle aquile verso l’Italia meridionale, non vi fu alcuna opposizione da parte degli Aragonesi; al contrario: i primi nuclei abitativi albanesi in Italia sorsero proprio su terreni dati in dono dai sovrani aragonesi a soldati inviati da Skanderberg in loro aiuto. Con la definitiva sottomissione dell’Albania ai turchi questi flussi migratori si intensificarono, e molti albanesi, per sfuggire alla persecuzione turca, si rifugiarono in quelle prime comunità italo-albanesi e ne crearono di nuove. Oggi si contano cinquantadue comuni di provenienza e cultura arberesh, distribuite dall’Abruzzo alla Sicilia. Essi sono dei veri e propri musei viventi, infatti nelle loro ricorrenze, nei costumi storici, nella lingua e nella pratica religiosa (la messa segue il rito greco) queste comunità ricordano l’Albania quale era ai tempi del glorioso Skanderberg.


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