di Il Legno Storto, inviato il 28/06/2006




Il ministro delle Atitvita' Produttive Pierluigi Bersani
Oggi a Commissione europea deferira' l'Itala alla Corte di Giustizia europea per la "golden share", l'"azione d'oro" che concede allo Stato poteri speciali in societa' che prima erano a capitale pubblico ma oggi privatizzate, anche se continuano ad agire in pratica in regime di monopolio (per esempio Eni, Enel, Finmeccanica, Telecom).
La "golden share" fu perfezionata nel 1994 dal Governo D'Alema e poi, ritoccata, oggi e' quella norma che consente allo Stato il potere d'intervento solo in caso di estremo pericolo... che esso stesso stabilisce quando e come possa esserci.

Si tratta di un vecchio retaggio (comune a diversi Paesi Ue) di una economia di Stato che, apertasi al mercato, non si fida ancora dello stesso e pretende di essere in grado di dargli le giuste dritte nei momenti che lo Stato stesso dovrebbe reputare necessario: cioe' si tratta di un metodo per far si' che il mercato non sia tale, ma costantemente sotto il controllo vincolante dello Stato, cioe' il contrario di quello che dovrebbe essere un'economia di mercato stessa.
Il nuovo Governo e' partito in quarta, con in testa il ministro delle Atitvita' Produttive Pierluigi Bersani, nei suoi intenti liberalizzatori. La stessa Camera dei Deputati ha nominato alla presidenza della Commissione Attivita' Produttive un liberalizzatore quale l'on. Daniele Capezzone, che speriamo non faccia come il suo predecessore, l'on.Bruno Tabacci liberalizzatore dichiarato anch'esso, che, nella passata legislatura, ricordiamo solo per non aver fatto nulla per far crollare gli ostacoli al mercato.

Ci domandiamo cosa abbiano intenzione di fare, questi due esponenti del Governo e il Governo stesso per impedire questa nuova ennesima figuraccia al nostro Paese.
L'occasione –e' proprio il caso di dirlo- e' d'oro per far si' che l'azione d'oro sia definitivamente cancellata. Questo, pur se non sarebbe un toccasana immediato per il mercato, quantomeno rappresenterebbe un segnale forte verso le medesime aziende ex-statali e i loro potenziali concorrenti, a quel punto piu' motivati e stimolati a competere per assenza di posizioni privilegiate tra i vari competitori.
Ci domandiamo, pero', se lo vogliono fare. Cioe' se c'e' l'intenzione di dare il via ad un'economia svincolata e libera di recepire tutte le potenzialita' nazionali ed internazionali.

Vincenzo Donvito, presidente Aduc