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    Il pretone sul partito del nordde

    Partito del Nord?

    di Gianni Baget Bozzo - da Il Giornale del 1 luglio 2006

    Il voto referendario ha fatto dimenticare il voto europeo, il voto regionale, e soprattutto il voto delle elezioni politiche. Nell'aprile 2006, attorno alla leadership liberale e critica della sinistra sino a usare la parola «comunisti», costruita da Silvio Berlusconi, si è raccolto un consenso nazionale al Nord, al Centro e al Sud. Nel voto referendario, la differenza tra Nord e Sud si è manifestata in modo significativo. La ragione è che l'impostazione di Berlusconi si rifaceva al riferimento alla libertà: non solo al rigetto dello Stato fiscale e dell'invadenza della mano pubblica, dell'assistenzialismo diffuso, ma anche all'affermazione della libertà come idea globale. Ciò che ha unito l'elettorato del 9 e 10 aprile è stata la comprensione che la sinistra significava l'impotenza e il regresso e che la via del Paese consisteva nello scegliere una strada diversa. E comportava la fine dell'egemonia culturale, politica e sociale che la sinistra ancora manteneva, come eredità della prima Repubblica. Nel referendum, invece, l'elettorato nazionale ha percepito la riforma complessiva della seconda parte della Costituzione, così ampia e articolata, come una semplice abdicazione della coalizione innanzi alla Lega Nord - il prezzo per farla passare dall'indipendentismo all'interesse nazionale.
    Meraviglia che dopo questi due risultati si pensi ancora a un partito del Nord o addirittura ad un partito lombardo con a capo Formigoni, come se un cattolico liberale potesse aderire alle tesi libertarie che vedono nel separatismo del Nord la speranza di realizzazione della loro ideologia, cruda e astratta come quella marxista - il suo semplice rovesciamento. In Spagna è stato possibile che la Catalogna venisse riconosciuta come nazione da uno statuto della regione promosso e votato da un partito, il Psoe, di origini andaluse e radicato nella Spagna meridionale. Ma la Spagna è altra storia: il regno di Aragón fu un grande Stato, persino un impero mediterraneo, ebbe un vigore fondato dal suo ampio territorio che le repubbliche marinare italiane non ebbero mai. E Euzkadi, il popolo basco, ha una lingua diversa dalla lingua reale, la lingua spagnola, ha una lunga storia, ha persino sconfitto il paladino Orlando a Roncisvalle. Nessuna regione italiana ha tale memoria alle spalle, espressa da lingue diverse. E per arrivare a questa realizzazione della «Spagna plurale», come la chiama Zapatero, ci è voluto il terrorismo. Certamente il terrorismo basco, protagonista della crisi del franchismo, ma, alle origini, anche quello catalano, il Gal. Vi è un nesso tra il riconoscimento dello stato di nazione alla Catalogna e la decisione del terrorismo basco, dell'Eta, di porre fine in linea di principio alla sua attività terroristica, da tempo in silenzio e ridotta alla taglia imposta agli industriali baschi.

    Non si rompe una unità nazionale statale, come era quella spagnola, senza la violenza. Non è un caso che la Lega Nord sia un partito non violento che si è espresso solo in gesti simbolici, il maggiore dei quali uno sventolio della bandiera della Repubblica di San Marco sul campanile di Venezia. Un partito del Nord, se nascesse, non potrebbe essere non violento, dovrebbe avere almeno un braccio violento. È in questo senso che Bossi ha indicato la possibilità di vie alternative alla democrazia. La via della democrazia consiste nel dare forma a un partito liberale e moderato nazionale, avverso al regime soffice e allo statalismo invadente che la sinistra vuole imporre al Paese.

    Per questo è importante che anche il popolo della Lega Nord comprenda che la libertà civile, economica e sociale è una causa che si difende sul piano nazionale e che questo comporta il permanere nella Casa delle Libertà. La causa del Nord non è separata dalla causa della libertà nel suo insieme in tutta la nazione. Nel mondo globalizzato solo la massa critica di una nazione come l'Italia fa potenza per tutte le sue parti, per tutte le sue regioni. Il federalismo è l'alternativa alla frammentazione ed è una soluzione nazionale. La congiunzione tra la storia leghista e il pensiero libertario sarebbe pericolosa per tutti.

    Gianni Baget Bozzo


    Qualcuno potrebbe fare notare al pretone, che tra i tanti deliri che ha scritto quello più grosso è quello riferito all'assalto dei Serenissimi a San Marco....la lega in quello xfortuna non c'entra un cazzo (nel ns cuore quell'atto simbolico resterà scolpito per sempre...altro che ampolle e Pontide) anzi per Sbirulictus i Serenissimi furono "mercenari assoldati dai poteri oscuri dello sdado"
    salucc

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  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da FENRIR
    Partito del Nord?

    di Gianni Baget Bozzo - da Il Giornale del 1 luglio 2006

    Il voto referendario ha fatto dimenticare il voto europeo, il voto regionale, e soprattutto il voto delle elezioni politiche. Nell'aprile 2006, attorno alla leadership liberale e critica della sinistra sino a usare la parola «comunisti», costruita da Silvio Berlusconi, si è raccolto un consenso nazionale al Nord, al Centro e al Sud. Nel voto referendario, la differenza tra Nord e Sud si è manifestata in modo significativo. La ragione è che l'impostazione di Berlusconi si rifaceva al riferimento alla libertà: non solo al rigetto dello Stato fiscale e dell'invadenza della mano pubblica, dell'assistenzialismo diffuso, ma anche all'affermazione della libertà come idea globale. Ciò che ha unito l'elettorato del 9 e 10 aprile è stata la comprensione che la sinistra significava l'impotenza e il regresso e che la via del Paese consisteva nello scegliere una strada diversa. E comportava la fine dell'egemonia culturale, politica e sociale che la sinistra ancora manteneva, come eredità della prima Repubblica. Nel referendum, invece, l'elettorato nazionale ha percepito la riforma complessiva della seconda parte della Costituzione, così ampia e articolata, come una semplice abdicazione della coalizione innanzi alla Lega Nord - il prezzo per farla passare dall'indipendentismo all'interesse nazionale.
    Meraviglia che dopo questi due risultati si pensi ancora a un partito del Nord o addirittura ad un partito lombardo con a capo Formigoni, come se un cattolico liberale potesse aderire alle tesi libertarie che vedono nel separatismo del Nord la speranza di realizzazione della loro ideologia, cruda e astratta come quella marxista - il suo semplice rovesciamento. In Spagna è stato possibile che la Catalogna venisse riconosciuta come nazione da uno statuto della regione promosso e votato da un partito, il Psoe, di origini andaluse e radicato nella Spagna meridionale. Ma la Spagna è altra storia: il regno di Aragón fu un grande Stato, persino un impero mediterraneo, ebbe un vigore fondato dal suo ampio territorio che le repubbliche marinare italiane non ebbero mai. E Euzkadi, il popolo basco, ha una lingua diversa dalla lingua reale, la lingua spagnola, ha una lunga storia, ha persino sconfitto il paladino Orlando a Roncisvalle. Nessuna regione italiana ha tale memoria alle spalle, espressa da lingue diverse. E per arrivare a questa realizzazione della «Spagna plurale», come la chiama Zapatero, ci è voluto il terrorismo. Certamente il terrorismo basco, protagonista della crisi del franchismo, ma, alle origini, anche quello catalano, il Gal. Vi è un nesso tra il riconoscimento dello stato di nazione alla Catalogna e la decisione del terrorismo basco, dell'Eta, di porre fine in linea di principio alla sua attività terroristica, da tempo in silenzio e ridotta alla taglia imposta agli industriali baschi.

    Non si rompe una unità nazionale statale, come era quella spagnola, senza la violenza. Non è un caso che la Lega Nord sia un partito non violento che si è espresso solo in gesti simbolici, il maggiore dei quali uno sventolio della bandiera della Repubblica di San Marco sul campanile di Venezia. Un partito del Nord, se nascesse, non potrebbe essere non violento, dovrebbe avere almeno un braccio violento. È in questo senso che Bossi ha indicato la possibilità di vie alternative alla democrazia. La via della democrazia consiste nel dare forma a un partito liberale e moderato nazionale, avverso al regime soffice e allo statalismo invadente che la sinistra vuole imporre al Paese.

    Per questo è importante che anche il popolo della Lega Nord comprenda che la libertà civile, economica e sociale è una causa che si difende sul piano nazionale e che questo comporta il permanere nella Casa delle Libertà. La causa del Nord non è separata dalla causa della libertà nel suo insieme in tutta la nazione. Nel mondo globalizzato solo la massa critica di una nazione come l'Italia fa potenza per tutte le sue parti, per tutte le sue regioni. Il federalismo è l'alternativa alla frammentazione ed è una soluzione nazionale. La congiunzione tra la storia leghista e il pensiero libertario sarebbe pericolosa per tutti.

    Gianni Baget Bozzo


    Qualcuno potrebbe fare notare al pretone, che tra i tanti deliri che ha scritto quello più grosso è quello riferito all'assalto dei Serenissimi a San Marco....la lega in quello xfortuna non c'entra un cazzo (nel ns cuore quell'atto simbolico resterà scolpito per sempre...altro che ampolle e Pontide) anzi per Sbirulictus i Serenissimi furono "mercenari assoldati dai poteri oscuri dello sdado"
    salucc
    adess el ria el Bagett Bozzo a spiegaga le robe, ma va a da via i ciapp pretas de l'ostrega.
    Valtrumplino sicuramente

    Lombardo forse

    Padano..per quel che resta

    Italiano MAI!

  3. #3
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    Baget è sacerdote di una pessima religione: il berlusconismo...

  4. #4
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    Ci mancava il cappellano di casa arcore... ma và a ciapàl 'n'dul...

  5. #5
    ilariamaria
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    sembra quasi che sian tutti lì a dire cosa deve fare e dire la lega.... per paura che faccia qualcosa di non previsto.

  6. #6
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    Siete proprio cattivi con Berlusconi, aveva anche già scritto l'inno per questo nuovo partito e voi gli sputate addosso. INGRATI!!!!!!
    Questo capolavoro ce lo teniamo per noi. W SILVIO!!!

    http://video.google.com/videoplay?do...sconi+apicella

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da ilariamaria
    sembra quasi che sian tutti lì a dire cosa deve fare e dire la lega.... per paura che faccia qualcosa di non previsto.
    tipo sparire?
    Valtrumplino sicuramente

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  8. #8
    calzettoni abbassati
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    Citazione Originariamente Scritto da FENRIR
    Certamente il terrorismo basco, protagonista della crisi del franchismo, ma, alle origini, anche quello catalano, il Gal.
    il GAL terrorismo catalano???
    ma ha bevuto la trielina??

    i GAL (Grupo Antiterrorista de Liberaciòn) erano le "squadre della morte" governative (ovviemente clandestine) responsabili dell'assassinio di numerosi patrioti baschi, anche in territorio francese!!!
    ci sono stati processi, condanne, persino il ministro Barrionuevo fu arrestato!!

    e questo è un parlamentare, ascoltato consigliere di un presidente del consiglio...

  9. #9
    PADANIA NEL CUORE
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    dall'amata Padania
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    Di pretoni nella cdl ce ne sono in misura abnorme, nella lega in quantità industriale.
    Li accomuna oltre che il tanfo di sacrestia la millenaria tendenza a fregare il prossimo salvo poi purgare l'anima con pratiche penitenziali della durata di alcuni secondi.Non sono necessariamente preti ,sono peggio, pretoni anche se non hanno mai preso i voti.
    Non sempre, anzi quasi mai ,portano la tonaca, a volte fanno professione di castità ed hanno un occhio verso oltrtevere ed un altro verso il dio quattrino.
    Sono, sono stati e saranno sempre il più grande ostacolo alla libertà di un popolo.
    Ricettacoli di putridume in un simulacro a cui è stata data una mano di bianco. Qualcuno, conoscendoli, li chiamò sepolcri imbiancati.
    Il soggetto in questione è un caso a parte, non rientra nella categoria sopra citata,è un prete doc,con una certa tendenza al protagonismo, il che non giustifica le fesserie esposte.
    TIOCH FAID AR LA'

 

 

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