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Discussione: I meridioni d'europa.

  1. #1
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    Predefinito I meridioni d'europa.

    I segreti del successo irlandese
    È stato l'impegno nei confronti dell'educazione e della ricerca scientifica a trasformare in pochi anni un paese afflitto dalla disoccupazione in uno dei più avanzati d'Europa.


    Su un angolo del più elegante parco di Dublino c'è un commovente monumento alla fame. Un modo per non dimenticare la grande carestia e la miseria che tra il 1845 e il 1950 fecero dell'Irlanda uno dei paesi più depressi del mondo e costrinsero a emigrare sei milioni di suoi abitanti. E la situazione non migliorò molto negli anni successivi fino alla grande accelerazione degli anni novanta e di inizio millennio quando il prodotto interno lordo del paese è triplicato, le esportazioni sono cresciute di ben 4,5 volte e la disoccupazione è scesa dal 12,9 al 4,8 per cento. Questi dati assumono un peso ancora più rilevante quando si confronta la crescita economica annuale reale dell'Irlanda con quella dell'Unione Europea e degli Stati Uniti. Mentre tra il 1994 e il 2003 la crescita media è stata per la prima del 2 per cento e per i secondi del 3 per cento, l'Irlanda è cresciuta dell'8 per cento e il reddito dei suoi cittadini è passato dal 60 al 135 per cento rispetto alla media europea. Un incremento clamoroso soprattutto se si considera che nel 1990 le principali industrie d'Irlanda erano ancora l'agricoltura, la pastorizia e il turismo mentre adesso è uno dei paesi tecnologicamente più avanzati, primo esportatore di software del mondo, terzo produttore di personal computer e con stabilimenti di nove su dieci delle maggiori industrie farmaceutiche. E si tratta di un paese con poco più di quattro milioni di abitanti, circa gli stessi di Brooklyn!

    Come si spiega questo straordinario successo irlandese? Per William C. Harris, direttore e fondatore della Science Foundation Ireland (www.sfi.ie) esso è dovuto in gran parte al grande impegno del governo nei confronti della scuola sia come reclutamento degli studenti sia come introduzione di programmi in grado di rendere il paese competitivo a livello scientifico e tecnologico. E i risultati si sono visti. Se nel 1965 gli studenti che frequentavano l'università erano solo 20'000, nel 1999 il loro numero era salito a 112'000, sei volte di più, e se nell'anno scolastico 1984-1985 solo il 40 per cento dei diciottenni studiava a tempo pieno, dieci anni dopo la percentuale era salita al 64 per cento con ben il 51 per cento di essi che accedeva agli studi universitari. Già intorno al 1995 l'Irlanda aveva più studenti impegnati in corsi scientifici di qualunque altro dei trenta paesi dell'OCSE. Una buona base su cui è stato possibile costruire il boom degli anni a seguire.

    Ma questo piccolo e dinamico paese non intende adagiarsi sugli allori. Sa bene che 10-15 anni di crescita devono essere considerati solo un inizio e non ha dimenticato la stagnazione economica e la povertà degli anni precedenti. Il suo governo è più che mai impegnato in programmi che consolidino la ricerca e lo sviluppo nei settori della scienza e della tecnologia che si sono dimostrati più produttivi. Sta quindi investendo per rendere sempre più efficienti il sistema educativo, le collaborazioni con i paesi tecnologicamente più avanzati – favorito in questo dalla lingua inglese e dai circa 40 milioni di oriundi irlandesi sparsi in tutto il mondo – e soprattutto per far emergere i cittadini dotati di talento, richiamando anche i cervelli migliori trasferitisi all'estero. Il Piano nazionale di sviluppo per il quinquennio 2000-2006 focalizzato su ricerca, sviluppo tecnologico e innovazione dispone di un budget di un miliardo di euro, 635 dei quali gestiti dalla Science Foundation, mentre altri 600 milioni di euro sono attribuiti all'Autorità che si occupa dell'educazione superiore per creare nuovi laboratori di ricerca e aggiornare gli insegnanti. Grazie a questi fondi le università irlandesi dispongono di un budget di tutto rispetto – 2,5 milioni di euro in cinque anni – per cattedre messe a disposizione di eminenti scienziati stranieri e finanziano con 250'000 euro all'anno per tre-quattro anni i ricercatori più validi che decidono di trasferirsi in Irlanda. Attualmente gli studiosi provenienti da vari paesi sono 1190 per un totale di 450 progetti e una spesa di altrettanti miloni di euro.

    Tutto questo impegno ha creato nel paese un forte entusiasmo per i risultati e le promesse della ricerca scientifica, un entusiasmo che si è toccare con mano durante il Festival della scienza che la British Association ha organizzato tra il 4 e l'11 settembre a Dublino. Mostre, conferenze, dimostrazioni e spettacoli si sono tenuti in molte istituzioni della città e soprattutto nel Trinity College, la più antica e prestigiosa università del paese. E a seguirli c'era una vera folla composta da studenti di tutte le età, dai piccoli delle elementari a universitari, docenti, ricercatori e comuni cittadini attenti, interessati e… muniti di biglietto a pagamento.
    Addio Tomàs
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  2. #2
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    L'identità, l'essere prima dell'avere, dell'essere per poter avere ciò che è proprio.
    Un popolo.

  3. #3
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    Volevo dire che quello che ha fatto l'irlanda, e la spagna, e sta facendo l'est europeo, lo potrebbe fare anche il meridione italiano, invece di pesare sul nord.
    si vede che qualcuno lo impedisce....
    Addio Tomàs
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  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da agaragar
    Volevo dire che quello che ha fatto l'irlanda, e la spagna, e sta facendo l'est europeo, lo potrebbe fare anche il meridione italiano, invece di pesare sul nord.
    si vede che qualcuno lo impedisce....
    Sì, i meridions stessi. Possibly.

    con ossequi
    Iunthanaka
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  5. #5
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    L'Irlanda è in Europa uno degli stati con minore pressione fiscale (32,0%, italia più del 41%), con minore spesa nelle amministrazioni pubbliche in percentuale sul pil (34,3% contro il 48,5% italiano), con rapporto deficit-pil in attivo (nel 2004 sicuramente +1,3% dopo non so; qua sforiamo il -4%), con un debito pubblico sul pil tra i più bassi (29,9%, italia a 106,6%) e con un indice di libertà economica nettamente migliore rispetto a quello italiano (irlanda al 3° posto, italia passata dal 26° al 42° dal 2005 al 2006). Credo che ci sia un po' di lavoro da fare.

  6. #6
    Socialcapitalista
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    Citazione Originariamente Scritto da Iunthanaka
    Sì, i meridions stessi. Possibly.

    con ossequi
    lo stato itaglione dove i padani hanno sempre votato alla cazzo di cane per partiti mafiosi magari?
    Addio Tomàs
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  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da agaragar
    Volevo dire che quello che ha fatto l'irlanda, e la spagna, e sta facendo l'est europeo, lo potrebbe fare anche il meridione italiano, invece di pesare sul nord.
    si vede che qualcuno lo impedisce....
    Non mi risulta che in Irlanda ci siano 4 regioni praticamente controllate dalla criminalità organizzata...

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Dragonball
    Non mi risulta che in Irlanda ci siano 4 regioni praticamente controllate dalla criminalità organizzata...
    Nemmeno a me, per quanro la mafia irlandese ebbe una certa importanza in america.

    Si vede che lo stato irlandese lo impedisce, lo stato italiano no, anche perchè i padani hanno sempre votato alla cazzo di cane.
    Addio Tomàs
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  9. #9
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    Non hanno nemmeno i comunisti in irlanda, e il partito comunista prendeva certo più voti in lombardia che in calabria.
    Addio Tomàs
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  10. #10
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    i primi a votare accazzo sono proprio i siciliani:



    Se sono loro i primi a non voler spezzare i ceppi della propria oppressione, che colpa ne hanno gli altri?

 

 
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