L’altroieri i giudici di Roma, appena ereditato da Potenza il fascicolo su Salvo Sottile, hanno revocato all‘indagato gli arresti domiciliari. Decisione peraltro già preannunciata dalla Procura di Roma (a proposito: è più grave che un magistrato parli di una sua decisione prima di prenderla, o dopo averla presa?). Ieri intanto è partito il processo sportivo su Calciopoli, nato soprattutto grazie alle indagini delle Procure di Torino e Napoli. Torino lavora sul calcio dall‘estate ‘98, quando parlò Zeman. Il pm torinese Guariniello scoprì che il doping nel calcio non risultava, perché al laboratorio antidoping (si fa per dire) del Coni all‘Acquacetosa (Roma) non lo cercavano. Il presidente del Coni Pescante si dimise per la vergogna, il laboratorio venne chiuso, le analisi emigrarono all’estero. L‘indagine passò a Roma: subito archiviata. Roma poi si mosse sui passaporti falsi ai calciatori stranieri: l’altro giorno, nel silenzio generale, tutti assolti. Roma si è ri-mossa sulla Gea, in contemporanea con Napoli: a Napoli, terremoto; a Roma, calma piatta. Roma indaga pure sulle firme false della Mussolini e sul Laziogate. I carabinieri chiedono d‘intercettare i sospettati.
Sembra l’eterno replay di Tangentopoli. A Milano centinaia d’inchieste, decine di processi, 1200 condannati definitivi. A Roma centinaia d’inchieste, un solo processo approdato a condanne definitive: quello per l‘Acea. Nel ‘93 il pool di Milano scopre le mazzette Intermetro, Roma chiede e ottiene di occuparsene lei: tutti assolti, anche se la sentenza dice che le mazzette c’erano. Nel ‘96 il pool di Milano arresta alcuni giudici romani e si sente rispondere da vari colleghi capitolini: quelli rubavano da una vita. E denunciarli? Nel ‘98 la Procura di Torino processa la Fiat per falso in bilancio, ma la Fiat tira fuori una sentenza di Roma che ha già assolto Romiti dallo stesso reato senz‘alcuna competenza territoriale. Torino deve chiedere la riapertura del caso a Roma, strappare la competenza, celebrare il processo: risultato, condanna definitiva. Angelucci è il re delle cliniche nel Lazio, ma lo incastrano prima a Potenza (regalucci ad Anna La Rosa) e poi a Bari (presunte tangenti a Fitto). E si potrebbe continuare. Poi naturalmente tutti a prendersela con Potenza, Milano, Torino e Napoli, perché rubano le inchieste di Roma. Ma perché Roma è così miope, così lenta di riflessi? I reati di Roma si vedono meglio da Torino, Milano, Napoli e Potenza?
È vero, non c’è più il porto delle nebbie. A Roma lavorano fior di magistrati.Ma qualcosa nell‘aria dev‘essere rimasto: altrimenti non si spiegano certe cose. Prendiamo le inchieste di Woodcock, le famose “bolle di sapone “. Due anni fa viene indagato un generale amico di Cossiga. Arresti domiciliari.Woodcock ha deciso di perseguitare il sant‘uomo? No, la pietra dello scandalo è una telefonata intercettata da cui si intuisce che l’ufficiale potrebbe aver avvertito un indagato dei controlli a suo carico. Sarebbe favoreggiamento. Contro l’ordinanza del gip, la difesa ricorre al Riesame, che l’annulla: ma solo perché il generale, se condannato, otterrebbe la condizionale e non finirebbe in carcere. Dunque secondo un pm, un gip e tre giudici del Riesame, il reato c’è. i difensori rinunciano al ricorso in Cassazione. Si chiama “giudicato cautelare”: un precedente fondamentale per l’accusa, il sogno-di tutti i pm. L’inchiesta passa a Roma, e qui il pm che fa? Chiede l’archiviazione. Certamente avrà visto meglio dei cinque colleghi potentini. Ma il fatto è piuttosto insolito, almeno fuori Roma, idem per uno dei due filoni d’inchiesta su Anna La Rosa: il pm romano interroga Anna La Rosa, poi va ospite di Telecamere, cioè di Anna La Rosa, e manda tutto in Sardegna. Ispezioni? Procedimenti disciplinari? A Roma, che si ricordi, mai: chi assolve i potenti piace un sacco ai ministri della Giustizia. Le ispezioni e le azioni disciplinari si concentrano su chi i potenti li intercetta, li indaga, li processa. Milano, Torino, Napoli e così via. Castelli s’era scordato d’ispezionare Potenza. Ma ora provvede Mastella. O Castella. O Mastelli.




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