I teocon affilano le lame. E si tengono pronti a tentare l’assalto del Centrodestra. Un assalto pacifico, si intende, ma incentrato su valori solidi, su richieste precise, su una visione del mondo altrettanto chiara e potente. Nel momento in cui la CdL sembra sotto pressione, deve uscire da una duplice sconfitta elettorale e si trova a dover ricostruire, ripartendo dalle radici, dalle discussioni programmatiche, anche i conservatori hanno deciso di far sentire la propria voce.

Qualche segnale è venuto da Alfredo Mantovano, ex sottosegretario agli Interni e noto cattolico di Alleanza Nazionale. Al giornalista che gli chiedeva se nel suo partito si potesse costituire un “correntone teocon” mentre Fini parlava di “superare Fiuggi”, Mantovano ha risposto “Non credo che sia contro la logica del partito immaginare che, come accade per altre forze politiche, se vi è dissenso su alcune grandi tematiche nasca anche un’opposizione”. Una bella dichiarazione di intenti.

Di cui può darsi facciano tesoro anche in Forza Italia. Fra gli azzurri chi continua la propria battaglia per i valori all’interno di un partito che si qualifica come “in rifondazione” è Marcello Pera. Di pari passo con la spinta di Roberto Formigoni per rinnovare gli azzurri e dotarli di un forte apparato “valoriale”, Pera ha centellinato le sue uscite pubbliche, concentrando qualche uscita ad effetto. Le sue prese di posizione sono state di grande peso, politico e morale. L’ultima in ordine di tempo, quella che ha per co protagonista il vescovo Luigi Ernesto Palletti e per tema forte la famiglia


Non a caso, proprio le politiche che riguardano la famiglia saranno al centro delle rivendicazioni teo con prossime venture. Se qualche fascia del centrodestra (come la Lega) pensa a trattare con il Centrosinistra e addirittura di smarcarsi dall’influenza della Chiesa (come più d’uno ha scritto su la Padania), Pera ribadisce la centralità della famiglia e dei temi morali, cogliendo l’occasione per rifilare all’Unione e alle sue politiche sui temi “etici” qualche bordata.

“Sono convinto che, se vogliamo affrontare i problemi della famiglia all’inizio del terzo millennio, curarne i mali e risolverne la crisi, che, almeno nel mondo occidentale, soprattutto europeo, esiste ed è seria, dobbiamo prima capire la genesi degli episodi come quello spagnolo (riferimento alle politiche di Zapatero, ndr) e chiederci che cosa è la famiglia – spiega l’ex presidente del Senato all'inviato di Affari -. È anche mia convinzione che la prima risposta corretta a questa domanda sia di tipo negativo essa consiste nel rifiutare quella cultura della famiglia, e non solo della famiglia, che si diffonde all’inizio del terzo millennio perché si è radicata nella parte finale del secondo.

O questa cultura oggi dominante della famiglia cambia oppure la crisi della famiglia diventerà più grave”. E prosegue: “Come diceva il ministro Di Pietro in campagna elettorale (e ripetono tutti i politici di sinistra che hanno sollevato il tema): se due omosessuali sono felici coniugandosi in forma matrimoniale, poiché a me questo loro matrimonio non nuoce, perché impedirgli di essere felici a loro modo? Insomma, a chi nuocciono i pacs?



Sul matrimonio, sulla famiglia, sull’aborto, sulla ricerca scientifica, la cultura egemone la pensa così: non possono esistere princìpi universali, culture privilegiate, valori “non negoziabili” (come li chiama Benedetto XVI). Ritenere diversamente significherebbe essere dogmatici e arroganti. Purtroppo, la pensano così anche molti cattolici che, specie dopo il Vaticano II, hanno civettato a lungo con la cultura della modernità, e anche, ahimé, la pensano così anche alcuni vescovi e prìncipi della Chiesa”.

Tra questi, gli osservatori politici più maliziosi potrebbero inserire anche tanti dei componenti del Centrodestra. Per esempio, lo stesso Fini, che prese posizioni molto libertarie rispetto alle questioni morali, suscitando non a caso la reazione di Alfredo Mantovano, che ha spiegat “Se questa destra sui temi etici ritiene di lasciare libertà di coscienza, cioè di non prendere posizione, manifesto fin da ora la mia insoddisfazione”.

“La famiglia ha bisogno di cure, politiche, sociali, assistenziali, come tutti sostengono. L’Europa soffre di denatalità. In Italia ci si sposa, quando ci si sposa, sempre più tardi. Occorrono rimedi, perché la società nel suo complesso soffre – dice ancora Marcello Pera - Ma nessun rimedio produrrà i suoi effetti, se una sana cultura della famiglia non rinascerà e se la famiglia non sarà riconosciuta come il nucleo naturale e morale della società. Ci sono cure che sono controproducenti: se, per fare riferimento a ciò che la sinistra sostiene in Italia e in Europa, curare la famiglia significa che i diritti della famiglia fondata sul matrimonio devono essere estesi anche agli altri tipi di famiglia, allora questa non è una cura, bensì un veleno.

Insist il rimedio principale alla crisi della famiglia oggi è di tipo culturale. Occorre battere il relativismo, ritrovare il senso del limite, del sacro, del peccato, del proibito. Naturalmente, in questa opera non si deve cedere alle lusinghe della modernità e non si deve avere timore di essere considerati “dogmatici”, “tradizionalisti”, “conservatori”. Su temi come quello della famiglia è in gioco la nostra civiltà”.

E per difendere la propria civiltà, i teo con sono disposti a scendere in campo con forza. Sulla famiglia, sulla fecondazione assistita, sui pacs, sulla ricerca scientifica.