Gli extracomunitari sono pronti ad aprire negozi di ogni genere. E per i nostri commercianti si annunciano tempi duri
CHINATOWN S’ALLARGA COL DECRETO BERSANI
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Gli extracomunitari sono pronti ad aprire negozi di ogni genere. E per i nostri commercianti si annunciano tempi duri
SIMONE GIRARDIN
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Le liberalizzazioni rischiano di “cinesizzarci”. La furia liberista di Prodi e Bersani, dettata dal docente bocconiano Giavazzi, si sta già abbattendo sul ceto medio. Di chi tutti i giorni produce (magari facendo proprio il commerciante) o va a fare la spesa al supermercato e che adesso dovrà stare attento a non scambiare l’aspirina con un barattolo di zucchero. Perché i colossi della distribuzione sono già pronti a recepire il decreto. Magari piazzando dietro al bancone dei salumi un neo laureato in farmacia.
Ma i pericoli non finiscono qui. E sono ben peggiori. Con effetti a medio termine.
Il governo dell’Unione ha infatti deciso di far sparire i requisiti professionali richiesti dalle leggi regionali per aprire un negozio. Basterà cercarsi un locale e comunicare al Comune competente che si vuole aprire un’attività. E lì potrai venderci di tutto: dagli stivali con le borchie ai reggiseni; dai lampadari alle gomme per auto.
«Mi scusi: vorrei quel telefonino lì. E uno sgrassatore per il water. Visto che ci siamo compro anche un libro di cucina. Così se mi stanco di pulire il bagno mentre telefono all’amica, vado a cucinare...». Scene così potrebbero ripetersi all’infinito. Perché il decreto Bersani azzera le professionalità di milioni di commercianti italiani che da anni vendono con cura e serietà gli stessi prodotti. Già sono periodi difficili per loro. Con le famiglie che aspettano i saldi per comprarsi un paio di mutande. Dal primo gennaio 2007, quando entrerà in vigore la riforma, lo sarà ancora di più. Per sopravvivere potrebbero essere costretti a vendere sci e dipinti su tela insieme. Il tutto a discapito degli stessi cittadini a cui le associazioni dei consumatori vanno promettendo risparmi esorbitanti. Eppure in questa deregulation sfrenata a guadagnarci saranno soltanto gli extracomunitari. Cinesi, asiatici, pakistani, marocchini. Gente abituata a vendere di tutto un po’. Senza competenza. Improvvisazione allo stato puro. Questione di cultura. Loro sono fatti così. Il problema è che così facendo, il ministro Bersani rischia di farci diventare tutti cinesi o pakistani. Questo ci aspetta.
Eppure non è nemmeno così che si possono risolvere i problemi degli alti costi per i consumatori o ampliare le possibilità lavorative. Per un senegalese che apre, c’è un italiano che rischia di chiudere.
Più taxi per tutti, più panifici, più negozi-bazar. Ecco la soluzione alla crisi che ci attanaglia.
Prodi si è invece ben guardato dal fare un passo concreto in avanti nel settore energetico o nella rete autostradale. Lì sì che i prezzi sono fuori da ogni logica. Perché qui le lobby comandano. Anche grazie all’apparato statale.
Invece che succede: Prodi annuncia la concertazione, fornisce i numeri macro-economici «e poi appena ci alziamo prende le misure concrete senza neanche avvertirci». Lo spiegava domenica Gian Carlo Sangalli, segretario generale della Cna, la Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa, tradizionalmente vicina alla sinistra.
Insomma, ci vuole fare diventare cinesi senza dircelo. Ma al di là del metodo sbagliato, sono le soluzioni che non funzionano. Spiegatelo ai tassisti. Gente che ha investito per comprare le licenze e adesso, da un momento all’altro, si ritrova senza avere più nulla in mano. O ai panettieri. O agli stessi consumatori. Pensano di fare affari. Compreranno dai cinesi roba taroccata. Magari a basso costo ma che il giorno dopo è già da buttare. Allora qualcuno dovrà spiegarlo ai commercianti italiani. Un settore da proteggere non certo da liberalizzare a “tutti i costi”. Quel commercio tradizionale che la riforma colpisce al cuore. Oggi quelle attività marcano «anche l’identità di una città», ricordava Sangalli, già con un pizzico di nostalgia per negozi storici. Al loro posto presto potremo trovare i “negozietti” di vicinato gestiti dal pakistano di turno o di iperstore.
Ora se vuoi comprarti anche solo un chilo di pane sarebbe opportuno iniziare ad imparare il mandarino...


[Data pubblicazione: 04/07/2006]