E' strano come ci si trasforma. Anche i ricercatori studiosi della natura delle cose, i combattenti contro le abitudini consolidate, le tradizioni, coloro che si dedicano attraverso il nuovo alla ricerca del meglio, questi ricercatori si lamentano di altri ricercatori, di tipo politico, che ricercano economie e forse risultati diversi rispetto a quelli offerti dai primi. I secondi premono per valorizzare la gerarchia, il ruolo, in sostanza sé stessi e ne hanno il potere.
Il ricercatore purtroppo ha un padrone, come ne ha avuti Leonardo da Vinci. Il prodotto della ricerca deve essere soddisfacente per il cliente e confezionato in modo politicamente corretto che non crei conflitti di parte nell'ambiente sociale.
I ricercatori abituati a discernere attraverso proprie valutazioni, mal accettano (come gli altri esseri umani) di essere "oggetto" di valutazione. Ogni valutazione è inquinata di soggettivismo, della propria visione etica, sociale, morale, economica. Purtroppo dobbiamo accettare che anche gli altri ci considerino e ci valutino per quel che sembriamo a loro, non per quel che sentiamo di essere noi.
Possiamo sentirci salvatori dell'umanità per certi nostri pensieri morali che ci conciliano con gli altri umani, ciò non toglie che alcuni di questi possano considerarci anche degli assassini. Vogliamo omologare le morali? Neanche il linguaggio è omologabile, se non si accetta il relativismo, cioè il possibile.
Accetto (per modo di dire, subisco) ogni valutazione su queste mie considerazioni.
Luigi
Dal forum di LeScienze on-line




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