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  1. #1
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    Predefinito Il dramma dell'Europa senza Cristo

    Massimo Introvigne analizza

    “Il dramma dell'Europa senza Cristo”
    Nuove volume del Direttore del CESNUR

    TORINO, domenica, 20 agosto 2006 (ZENIT.orgCESNUR, uno dei centri di ricerca sulle nuove religioni più importanti d’Italia.

    Introvigne, autore di una trentina di volumi dedicati alle minoranze religiose, ha rilasciato questa intervista a ZENIT in cui approfondisce i temi affrontati nel suo nuovo volume dal titolo “Il dramma dell'Europa senza Cristo. Il relativismo europeo nello scontro delle civiltà”, edito dalla Sugarco (Milano, 192 pagine, Euro 16).

    Il direttore del CESNUR rivela che “la maggior parte degli europei che tornano a un interesse per la religione tornano più facilmente e in modo statisticamente più rilevante a forme cristiane o almeno che conservano elementi e simboli cristiani”.

    “Il dramma dell'Europa” sembra un titolo un pó pessimistico. Siamo ridotti così male?

    Introvigne: Penso che non sia un titolo troppo forte. Giovanni Paolo II e Benedetto XVI hanno usato espressioni anche più drammatiche.

    Giovanni Paolo II aveva usato l'espressione "suicidio demografico dell'Europa" e il mio libro parte proprio da questo tema: in Europa il numero di figli per coppia (se si escludono le coppie di immigrati, compresi gli immigrati che hanno acquisito la cittadinanza, che in alcuni paesi come la Francia alterano le statistiche) è al di sotto del livello di sostituzione naturale della popolazione ed è tipico delle civiltà che stanno finendo.

    Il fatto che non nascano figli non è solo un problema economico ma morale e religioso ed è il segno di una terribile crisi della speranza. Senza speranza una civiltà finisce. La crisi morale è poi anche confermata dalla pratica e dalla legislazione su temi come il matrimonio e l'adozione da parte di coppie omosessuali, l'eutanasia in Olanda, la sperimentazione sugli embrioni.

    Infine, c'è una crisi delle istituzioni europee che non riescono a mettersi d'accordo quasi su nulla e a parlare con una voce comune: quando lo fanno, è su temi di scarsa rilevanza o peggio per cercare di imporre anche ai paesi riluttanti una visione relativistica della morale su temi come l'aborto, la bioetica o le unioni omosessuali.

    Lei sostiene che la paura di Cristo fa male all'Europa. Ma ci sono tanti europei che neanche conoscono Cristo. È peggiore l'ignoranza della paura o lo sdegno?

    Introvigne: In realtà tutti gli europei conoscono Cristo: è sufficiente uscire di casa e ovunque si incontrano segni del cristianesimo – cappelle, monumenti, chiese –, oppure consultare la letteratura nazionale. Quella che qualcuno chiama "cristofobia" è un rifiuto consapevole di questa eredità cristiana, una paura degli obblighi anzitutto morali che abbracciare il cristianesimo comporta. Certo, fenomeni come il successo del "Codice da Vinci" dimostrano che c'è anche molta ignoranza religiosa. Non è però che non si conosca Gesù Cristo.

    Si sa chi è, ma non si conoscono le verità di fede (e anche di ricerca storica accademica, laica) che lo riguardano, perché si è perso il contatto con le istituzioni religiose e anche perché si è instaurato un clima relativistico in cui un qualunque Dan Brown è considerato altrettanto autorevole di un vescovo o anche di un professore universitario magari non credente ma che conosce le fonti storiche e non avallerebbe mai le scempiaggini del "Codice da Vinci".

    Che cosa è il “capitale religioso” a cui lei fa riferimento nel suo libro?

    Introvigne: Secondo una certa scuola di sociologia nata negli Stati Uniti, quella dell'economia religiosa, ognuno di noi ha un "capitale religioso" che è costituito dalle credenze che ha appreso in gioventù e di cui, anche dopo un rifiuto o un distacco, rimane qualcosa e da cui non ci si separa volentieri.

    Per questo quando un europeo non praticante ritorna alla religione - il che oggi capita più spesso di dieci anni fa - è più facile che torni al cristianesimo o a forme magari lontanissime dall'ortodossia ma che conservano simboli e reminiscenze del cristianesimo (come i Testimoni di Geova), che si converta all'islam o al buddhismo. La teoria dell'economia religiosa sostiene che questo avviene perché si tende a conservare il proprio capitale religioso. Chi in Europa dallo status di non praticante o agnostico torna alla religione cattolica, o diventa pentecostale, o magari anche Testimone di Geova conserva - nei tre esempi che ho appena fatto, da un massimo a un minimo - una parte di quel "capitale religioso" che gli viene dall'educazione religiosa giovanile.

    Chi invece diventa buddhista o musulmano deve rinunciare a (quasi) tutto il suo capitale religioso e costruirsene uno nuovo (quasi) da zero. Per questo benché le conversioni all'islam o anche al buddhismo facciano più notizia sui giornali, la maggior parte degli europei, che - specie dopo l'11 settembre, che induce molti a interrogarsi sulla loro identità - tornano a un interesse per la religione, torna più facilmente e in modo statisticamente più rilevante a forme cristiane o almeno che conservano elementi e simboli cristiani.

    Lei spiega che da 35 anni fa parte del gruppo cattolico laico “Alleanza Cattolica”. Per Alleanza non si definisce un movimento. Cosa sarebbe: un think-tank, un gruppo di pressione?

    Introvigne: Preferiamo "agenzia", secondo l'espressione dell'esortazione apostolica "Ecclesia in Europa", cioè gruppo di laici cattolici impegnati in un apostolato specializzato, che per Alleanza Cattolica consiste nello studio e nella diffusione del magistero pontificio, in particolare sociale, e nella diffusione di elementi di giudizio sugli avvenimenti culturali, sociali e politici contemporanei alla luce di tale magistero.

    Naturalmente non confondiamo i principi enunciati dal magistero e l'applicazione agli avvenimenti contemporanei che ne facciamo noi secondo la responsabilità che il magistero stesso affida ai laici cattolici. Nel primo caso diffondiamo direttamente, nei limiti delle nostre capacità, l'insegnamento della Chiesa. Nel secondo diffondiamo nostri giudizi su avvenimenti e tendenze contemporanee che ci auguriamo siano in armonia con l'insegnamento della Chiesa, ma che a rigore non ne fanno parte e di cui ci assumiamo noi la piena responsabilità.

    Una responsabilità, peraltro, che come accennavo il magistero stesso incita i fedeli laici ad assumersi. Per usare un esempio, fa parte dell'attività di Alleanza Cattolica organizzare conferenze dove diffondiamo e presentiamo l'ultima enciclica del Santo Padre sull'amore, e anche organizzare conferenze sugli errori del già citato "Codice da Vinci".

    Nel primo caso esponiamo direttamente la voce del magistero, beninteso con tutti i limiti delle nostre capacità, nel secondo esponiamo nostre opinioni in cui applichiamo a una polemica culturale contemporanea, molto sentita dal pubblico, elementi che in ultima analisi desumiamo sempre dal magistero... il quale però non è certamente responsabile delle conclusioni che, nell'ambito della missione che affida ai laici cattolici impegnati nel "mondo" e nella vita sociale secondo la vocazione e le competenze loro proprie, riteniamo di raggiungere e di proporre.

  2. #2
    leporello
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    Come si può avere paura di chi non esiste?
    Per fortuna l'Europa si è liberata di cristo, altrimenti eravamo indietro di chissà quanti secoli, nella miseria e nell'ignoranza.
    Se oggi abbiamo il benessere, il progresso in tutti i campi è proprio per essercene liberati. E di questo progresso e benessere ne beneficiano anche coloro che rimpiangono il passato.
    CHi vuole credere creda, ma è un fatto privato e non deve intromettersi nelle questioni pubbliche.
    E poi, se non avessimo ridimensionato Cristo oggi dovremmo prendere ordini da un vecchio cattivo inquisito negli USA per aver protetto i pedofili (che oramai riesce ad interferire solo in Italia) . Che allegra prospettiva.

  3. #3
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    Secondo me un' Europa non può esistere culturalmente e moralmente al di fuori del Cristianesimo (non necessariamente cattolico) e tenendo conto della componente giudaica (non è sinonimo di "filo-israeliana"), che, ci piaccia o no, ormai fa parte inscindibile dell' Europa, Heine, Brahms, Fermi, Einstein, Freud, Saba, Svevo, Ovadia...

    Sbaglia chi tuona contro il "relativismo", cioè ammette la salvezza solo per i praticanti una determinata religione. Certe correnti di pensiero cattoliche arrivano al punto di tacciare di "eresia" i Papi a partire da Giovanni XXIII, in quanto iniziarono il dialogo ecumenico.

    Peccato che non sia passata una Costitizione che facesse esplicitamente riferimento alle "radici cristiano-giudaiche".

  4. #4
    leporello
    Ospite

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    L'Europa di oggi è il superamento dell'Europa cristiana.
    Un'Europa giudaica non è mai esistita, ma la cultura ebraica ha contribuito a far progredire questa Europa.
    Questa Europa è figlia dell'Illuminismo e delle correnti da esso sorte (liberalismo, socialismo, repubblicanesimo, libertarismo, ecc).
    E le radici dell'Illuminismo vanno ricercate nelle Riforme Protestanti e nella riscoperta dei classici greci-romani, che la chiesa per quasi mille anni occultò.

  5. #5
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    Alcuni commenti un po' sparsi...

    Citazione Originariamente Scritto da arduinus
    Introvigne: Penso che non sia un titolo troppo forte. Giovanni Paolo II e Benedetto XVI hanno usato espressioni anche più drammatiche.
    Per me la scelta del titolo e' gia' purtroppo sintomatica di un atteggiamento negativo da parte di questo autore nei confronti della societa' che lo circonda: ha gia' emesso la sua sentenza di condanna, e vuole solo suscitare il panico "aiuto, non c'e' piu' religione! andremo tutti all'inferno!" .

    Atteggiamento che NON fa bene alla religione in se' a mio parere, e tradisce forse che ad aver perso la speranza e' proprio l'autore. Ma chi paventa la "fine della civilta'" forse si sta solo rammaricando del fatto che la SUA idea ha perso un po' di presa.

    Citazione Originariamente Scritto da arduinus
    La crisi morale è poi anche confermata dalla pratica e dalla legislazione su temi come il matrimonio e l'adozione da parte di coppie omosessuali, l'eutanasia in Olanda, la sperimentazione sugli embrioni.

    Infine, c'è una crisi delle istituzioni europee che non riescono a mettersi d'accordo quasi su nulla e a parlare con una voce comune: quando lo fanno, è su temi di scarsa rilevanza o peggio per cercare di imporre anche ai paesi riluttanti una visione relativistica della morale su temi come l'aborto, la bioetica o le unioni omosessuali.
    Qui in pratica l'autore accusa le istituzioni laiche di occuparsi di cose di poca importanza. A me pare che la crisi del cattolicesimo si sia proprio aggravata quando il Vaticano si e' arroccato su temi di scarsissima rilevanza religiosa (la sessualita') trascurando temi evangelici fondamentali (la pace, la fratellanza e la solidarieta', la difesa dei deboli). Chi e' che davvero sta avendo una crisi morale?

    Citazione Originariamente Scritto da arduinus
    Introvigne: In realtà tutti gli europei conoscono Cristo: è sufficiente uscire di casa e ovunque si incontrano segni del cristianesimo – cappelle, monumenti, chiese –, oppure consultare la letteratura nazionale.
    Ah bene, conoscere Cristo significa visitare delle belle chiese, tenere dei bei quadretti sul comodino e mi raccomando il crocifisso bene in vista ovunque...

    Invece io continuo a credere che conoscere Cristo significa rileggersi ogni tanto una pagina del Vangelo (NON l'antico testamento e NON le lettere o gli atti degli apostoli) e rifletterci su, e tenere a mente le parole di Cristo anche quando si e' sul posto di lavoro o mentre si guarda il telegiornale.

    Citazione Originariamente Scritto da arduinus
    Quella che qualcuno chiama "cristofobia" è un rifiuto consapevole di questa eredità cristiana, una paura degli obblighi anzitutto morali che abbracciare il cristianesimo comporta. Certo, fenomeni come il successo del "Codice da Vinci" dimostrano che c'è anche molta ignoranza religiosa.
    Una fuga dagli obblighi morali c'e', e non fa certo bene al mondo.

    Purtroppo pero' l'autore avra' in mente la ragazzina che vuol trombare a 17 anni, o la coppia gay che vuole sposarsi, oppure si preoccupa per un libro di pura fantasia.

    Vorrei chiedergli se ha mai sentito di persone cattolicissime che trattano da CANI i propri colleghi di lavoro, o licenziano/sfruttano i propri dipendenti, perche' "gli affari sono affari".
    Che dire poi di persone che fanno fortuna politica nel nome della religione e poi dicono falsa testimonianza per convenienze politiche?
    Di chi predica l'amore in Cristo e auspica pubblicamente l'eliminazione di altri popoli perche' brutti e cattivi?

    Non sono forse queste violazioni degli OBBLIGHI CRISTIANI?

    Ma lui pensa che il pericolo per la sua religione sia nei gay o nel "codice da vinci"

  6. #6
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    [QUOTE=leporello

    1. L'Europa di oggi è il superamento dell'Europa cristiana.

    * Non condivido: l' atteggiamento di fondo rispetto alla vita, alla morale, alla non-violenza può essere solo quello Cristiano, anche se ammantato di "spirito laico". A me dà fastidio che, come una volta erano tutti "comunisti", oggi gli intellettuali debbano per forza essere "laici", come se un credente non potesse essere anche lui un intellettuale. L' Europa attuale non è il "superamento" dell' Europa Cristiana, che esisterà sempre, è un suo "ampliamento", una sua "evoluzione", ma non può rinnegare l' origine.


    2. Un'Europa giudaica non è mai esistita, ma la cultura ebraica ha contribuito a far progredire questa Europa.

    * OK, avevo detto cose simili con altre parole.


    3. Questa Europa è figlia dell'Illuminismo e delle correnti da esso sorte (liberalismo, socialismo, repubblicanesimo, libertarismo, ecc).
    E le radici dell'Illuminismo vanno ricercate nelle Riforme Protestanti e nella riscoperta dei classici greci-romani, che la chiesa per quasi mille anni occultò

    * Qui mi sembra ci sia un po' di confusione. I classici greco-romani furono riscoperti nell' Umanesimo (ca. 1400 - 1.500). In quel contesto si vide la centralità dell' uomo rispetto all' Universo. L' Uomo divenne libero dalla schiavitù sia al clero (simbolo: Galilei) che al Feudatario (simbolo: Comuni e Signorie).
    La Riforma Protestante prese atto dell' emancipazione dell' Uomo, ne ebbe anche un po' di paura ("De Servo Arbitrio"), però alla fine pose le condizioni morali per permettere all' Uomo, senza rinnegare la sua origine Divina, di esprimere effettivamente il libero arbitrio, quindi di comunicare con Dio anche senza la mediazione della Chiesa.
    Il prossimo passo, ormai inevitabile, lo fece Kant con l' imperativo categorico "fa che ogni tua azione possa essere il principio di una legislazione universale". A parte che io lo considero pericoloso, ma non vado OT, questo fu il fondamento dell' Illuminismo, da una parte (che giunse all' Uomo-Dio, alla Dea Ragione, praticamente all' ateismo giacobino) e del Romanticismo/Idealismo dall' altra. L' Illuminismo portò a Voltaire - Napoleone - Secondo Impero - Risorgimento - Anarchismo (figlio dell' Ateismo assoluto ).
    L' idealsimo, attraverso Hegel, portò agli "ismi": Schopenhauer, Nietzsche, Hitler e Marx, Engels, Lenin. In fondo figli dello stesso spirito, quello della ricerca di un Dio alternativo (Wotan - il Popolo-Dio).
    Dopo la duplice sconfitta degli "ismi" cosa restava? Il filone giacobino, di cui si erano fatti portatori gli USA, che imposero il loro "Diktat" intellettuale all' Europa. Del resto, gli Stati Europei che non erano crollati (F, UK) erano eredi o del giacobinismo o del realismo/liberalismo di Locke e Adam Smith.

    Tutta questa tirata per dire che il "giacobinismo liberale" è una cosa imposta, non l'unica direzione possibile per il pensiero europeo, che deve continuare a far i conti con un, chiamiamolo, "identitarismo", di matrice vagamente pagana, con una tradizione cattolica mai sopita, anche se ora fortunatamente aperta al dialogo ecumenico, con un Protestantismo socialdemocratico (Scandinavia), che sta combattendo la sua battaglia, a rischio di isolamento, per non essere assorbito dal liberismo della de-regulation, dal Dio-Mercato, che ha già conquistato i loro cugini olandesi.

    La ricchezza dell' Europa è la sua varietà. Sarebbe "la fine della Storia" (Maggie Thatcher), se una qualsiasi di queste correnti dovesse prevalere in modo assoluto e dogmatico.

  7. #7
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    [QUOTE=Mitteleuropeo][QUOTE=leporello

    1. L'Europa di oggi è il superamento dell'Europa cristiana.

    * Non condivido: l' atteggiamento di fondo rispetto alla vita, alla morale, alla non-violenza può essere solo quello Cristiano, anche se ammantato di "spirito laico". A me dà fastidio che, come una volta erano tutti "comunisti", oggi gli intellettuali debbano per forza essere "laici", come se un credente non potesse essere anche lui un intellettuale. L' Europa attuale non è il "superamento" dell' Europa Cristiana, che esisterà sempre, è un suo "ampliamento", una sua "evoluzione", ma non può rinnegare l' origine.


    2. Un'Europa giudaica non è mai esistita, ma la cultura ebraica ha contribuito a far progredire questa Europa.

    * OK, avevo detto cose simili con altre parole.


    3. Questa Europa è figlia dell'Illuminismo e delle correnti da esso sorte (liberalismo, socialismo, repubblicanesimo, libertarismo, ecc).
    E le radici dell'Illuminismo vanno ricercate nelle Riforme Protestanti e nella riscoperta dei classici greci-romani, che la chiesa per quasi mille anni occultò

    * Qui mi sembra ci sia un po' di confusione. I classici greco-romani furono riscoperti nell' Umanesimo (ca. 1400 - 1.500). In quel contesto si vide la centralità dell' uomo rispetto all' Universo. L' Uomo divenne libero dalla schiavitù sia al clero (simbolo: Galilei) che al Feudatario (simbolo: Comuni e Signorie).
    La Riforma Protestante prese atto dell' emancipazione dell' Uomo, ne ebbe anche un po' di paura ("De Servo Arbitrio"), però alla fine pose le condizioni morali per permettere all' Uomo, senza rinnegare la sua origine Divina, di esprimere effettivamente il libero arbitrio, quindi di comunicare con Dio anche senza la mediazione della Chiesa.
    Il prossimo passo, ormai inevitabile, lo fece Kant con l' imperativo categorico "fa che ogni tua azione possa essere il principio di una legislazione universale". A parte che io lo considero pericoloso, ma non vado OT, questo fu il fondamento dell' Illuminismo, da una parte (che giunse all' Uomo-Dio, alla Dea Ragione, praticamente all' ateismo giacobino) e del Romanticismo/Idealismo dall' altra. L' Illuminismo portò a Voltaire - Napoleone - Secondo Impero - Risorgimento - Anarchismo (figlio dell' Ateismo assoluto ).
    L' idealsimo, attraverso Hegel, portò agli "ismi": Schopenhauer, Nietzsche, Hitler e Marx, Engels, Lenin. In fondo figli dello stesso spirito, quello della ricerca di un Dio alternativo (Wotan - il Popolo-Dio).
    Dopo la duplice sconfitta degli "ismi" cosa restava? Il filone giacobino, di cui si erano fatti portatori gli USA, che imposero il loro "Diktat" intellettuale all' Europa. Del resto, gli Stati Europei che non erano crollati (F, UK) erano eredi o del giacobinismo o del realismo/liberalismo di Locke e Adam Smith.

    Tutta questa tirata per dire che il "giacobinismo liberale" è una cosa imposta, non l'unica direzione possibile per il pensiero europeo, che deve continuare a far i conti con un, chiamiamolo, "identitarismo", di matrice vagamente pagana, con una tradizione cattolica mai sopita, anche se ora fortunatamente aperta al dialogo ecumenico, con un Protestantismo socialdemocratico (Scandinavia), che sta combattendo la sua battaglia, a rischio di isolamento, per non essere assorbito dal liberismo della de-regulation, dal Dio-Mercato, che ha già conquistato i loro cugini olandesi.

    La ricchezza dell' Europa è la sua varietà. Sarebbe "la fine della Storia" (Maggie Thatcher), se una qualsiasi di queste correnti dovesse prevalere in modo assoluto e dogmatico.[/QUOTE]

    Tale donna voleva far prevalere solo quello che interessava agli inglesin modo assoluto e dogmatico. Era un tale pericolo che gli stessi suoi la fecero fuori prima che ...............................................

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Mitteleuropeo
    A me dà fastidio che, come una volta erano tutti "comunisti", oggi gli intellettuali debbano per forza essere "laici", come se un credente non potesse essere anche lui un intellettuale.
    Ti correggo questo errore semantico. Un laico non e' un ateo, ci sono molti piu' laici credenti che laici non credenti.

 

 

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