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    Predefinito Casteddu - analisi elezioni (Prima Parte)

    Salude.
    Eccomi qua, come promesso, a tentare una riflessione sull’esperienza cagliaritana delle scorse comunali. Si tratta solo della PRIMA PARTE del discorso, un parte di sfondo. Spero quanto prima di mettere anche la parte di analisi politica del voto.
    Più per necessità che per volontà è passato un po’ di tempo: spero che sia servito per prendere un po’ le distanze dagli eventi ed evitare così di scrivere troppo e in modo troppo confuso.

    [Ne approfitto per comunicare che per vicissitudini che non sto a spiegare il mio numero del movimento è disattivato: mi scuso dunque con quanti hanno chiamato o mandato sms senza avere risposta. Mi scuso anche per non essermi fatto sentire con tanti ma il recente ritmo delle telefonate con la tariffa normale è economicamente insostenibile (senza contare che la parte di cervello vicina all’orecchio è orami bruciata… ). Ad ogni modo sono rintracciabile sul vecchio numero, in attesa di risolvere l’inconveniente]

    Partiamo dall’inizio.
    La decisione di presentarsi a Cagliari non è stata una decisione semplice perché era ben chiaro a molti di noi, in particolare coloro che erano usciti stremati dalle politiche, che si andava a battagliare in una situazione di chiaro svantaggio: i mezzi umani, economici ed organizzativi erano nulli rispetto alle altre forze in campo, vale a dire i tre poli unionisti (CentroDestra, CentroSinistra e la lista “Sabiu”, ex consigliere comunale di AN) contro cui intendevamo impostare il nostro confronto.
    Tuttavia non essere presenti a Cagliari, la città “capitale” della Sardegna (almeno potenzialmente e almeno in uno schema classico di “Stato” - il che dal mio punto di vista non esclude la possibilità di sperimentare nuove forme istituzionali in cui il concetto di capitale come la si intende oggi venga ridiscusso...), l’unica vera realtà metropolitana dell’isola, in cui si concentrano buona parte del potere economico-politico della nostra terra ci sembrava ovviamente una grande perdita e una grande occasione mancata.
    Questi erano in definitiva i motivi politici in discussione sia all’interno della dirigenza del movimento sia dentro iRS Casteddu.
    O essere assenti, prendersi il proprio tempo, tirare il fiato, lavorare con pazienza sul territorio in modo da preparare il terreno, a prezzo però di apparire come mancanti di una proposta politica per la principale città della Sardegna. Oppure esserci nel modo migliore possibile, ovvero quanto più rappresentativo di una progettualità globale non solo per la città, ma anche per la città dentro la nazione, cercando di compensare dal lato delle idee le nostre lacune materiali, sfruttando l’occasione per trasferire una parte del movimento a Cagliari, a dare man forte, a tentare un’accelerazione nel radicamento sul territorio.
    O non esserci o esserci al meglio, compatibilmente con le nostre potenzialità contingenti.
    Come si sa si è optato per la seconda scelta ma dopo aver lungamente dibattuto e discusso il da farsi. Io stesso, davanti all’idea avanzata da alcuni di una mia candidatura, la consideravo una scelta estrema, da prendere in considerazione solo nel caso in cui fosse emersa da parte di tutti, il movimento nel suo insieme così come il gruppo di Cagliari, la chiara volontà di impegnarsi a fondo in quella che si andava a profilare come una campagna politica a tutti gli effetti.

    Una grande metafora
    È andata dunque che si è convenuto unitariamente che nella situazione in cui ci si trovava si poteva lanciare un messaggio di unione e identificazione reciproca fra Cagliari e la Sardegna. Una dimostrazione – passatemi la frase - di amore reciproco. Una volontà di valorizzare Cagliari, attraverso l’impegno e il sacrificio di tutto il movimento. Ovviamente nessuno si inganna sul fatto che ciò era motivato anche da una esigenza pratica, vale a dire l’impossibilità di presentare una lista totalmente cagliaritana, ma del resto l’occasione fa l’uomo…creativo. Del resto dire “come Barcellona, come Bilbao” significava anche ricordarsi, dal punto di vista politico, che i sindaci di quelle città (ma con Roma non è diverso) sono sempre qualcosa di più che “amministratori locali”: ovvero non sono, e non dovrebbero essere, la quinta scelta o la scelta di riserva pescata nel serbatoio dei grandi gruppi politici per anestetizzare la città e gestire più comodamente i propri affari, come succede per i partiti unionisti, ma dovrebbero rappresentare qualcosa di un sommovimento più generale, un tassello dentro una lotta collettiva di un popolo, di una nazione, di cui quella città si fa simbolo e guida. Guidare la capitale è assumersi un ruolo politico in toto. Il che ovviamente non significa che io fossi all’altezza del compito, ma sicuramente era quello che idealmente avevamo e abbiamo nella testa noi di iRS.
    Ancora una volta dunque, iRS ha cercato di farsi metafora di una Repubblica indipendente, ha cercato di praticare fin d’ora il futuro, dando a Caglairi – nel nostro piccolo – veramente il ruolo di una Capitale. Tutta l’operazione voleva in definitiva dare un esempio concreto, incarnato, quanto più percepibile, di come “ragiona” e “cosa è” l’indipendentismo di iRS: è stato un modo per aiutare gli altri a immaginare Cagliari come noi già la immaginiamo.

    Questioni pratiche: programma
    Detto questo, vale a dire trovato un accordo sull’impostazione politica, si trattava di mettersi in condizione di riuscire almeno a far bella figura in tal senso. Il problema era dunque di organizzazione (uomini, soldi, luoghi, tempi a disposizione) e di programma.
    La stesura del programma è stata dal mio punto di vista un’esperienza importante e sicuramente positiva. Certo si può sempre fare di più e andare più a fondo, approfondendo e concretizzando le proposte già fatte o allargando il proprio intervento a nuove aree. Ma nel complesso ciò che si è fatto ha dimostrato di saper reggere l’urto (e forse anche battere), intermini di propositività e prospettiva, le visioni politiche dei partiti unionisti.
    Ciò che si è fatto lo si è fatto quanto più possibile insieme, chiedendo il contributo di tutti, sedendosi attorno a un tavolo e ascoltando le proposte di ciascuno. Soprattutto facendo nascere dei progetti dall’incrocio e dall’arricchimento reciproco di proposte diverse: il che, dal mio punto di vista, faceva la compattezza e l’organicità del nostro programma. Un suo punto di forza. Cito solo un aneddoto: in una delle interviste dell’Unione Sarda il giornalista ha dovuto constatare che non c’era bisogno di fare domande a iRS su “pezzi” del programma perché un argomento veniva di seguito all’altro, uno si legava con l’altro, andando a formare un’intelaiatura complessiva, come se fossimo riusciti a dividere la città per livelli funzionali e incastrarli uno con l’altro. Il che da un lato dà un bell’effetto di credibilità (ogni cosa ha un suo posto e una sua logica, ogni cosa aiuta a risolvere l’altra) ma forse, ironia della sorte, rendeva il nostro progetto “in-credibile”, cioè troppo grande per essere realizzato da una forza ancora così piccola.
    E la cosa divertente è che non tutto è finito nel programma! Molto materiale e molte idee (anche per necessità comunicative e di sintesi) sono rimaste inutilizzate, ma vanno considerate come un patrimonio da riprendere e sviluppare. Del resto già durante le riunioni ci si era messi d’accordo perché ogni gruppo approfondisse e sviluppasse in termini di dati e di comunicabilità le varie parti del programma: è un lavoro che alcuni hanno fatto e altri meno. Ciononostante è un lavoro che va assolutamente fatto per impostare lotte e progetti per la città, e per comunicarli ai cittadini e alle cittadine di Cagliari.
    Va detto del resto, e lo faccio notare quasi come un fattore positivo, che non tutti hanno dato lo stesso tanto e molti non hanno dato quanto secondo me potevano. Il che ha motivazioni diverse, da quelle caratteriali alle difficoltà contingenti che ciascuno si porta appresso, dal fatto di essere da poco nel movimento al fatto che non ci riunisce mai abbastanza, dal modo in cui erano organizzate le riunioni o forse anche per colpe mie, nel modi un cui ho condotto (o non ho condotto: qualcuno mi ha detto che dovevo dare “più ordini”) le cose, nel non essere riuscito a relazionarmi lo stesso tempo con tutti o esser riuscito a sollecitare alcuni piuttosto che altri. Insomma, ognuno di noi può dare e fare di più e meglio. Tuttavia tutto ciò significa anche (e qui sta il lato positivo) che ci sono molte competenze, intelligenze e idee ancora inespresse – già all’interno del gruppo attuale di Cagliari – che vanno condivise, organizzate e messe a frutto.

    Questioni pratiche: materiale, organizzazione, logistica, eventi
    Dal punto di vista organizzativo vi è da dire intanto che siamo riusciti a fare una buona campagna elettorale con una quantità di risorse limitata e tanta passione. Qualcuno mi ha detto che era meglio non dirlo in televisione ma non mi sembra un’ammissione di debolezza – non so, può darsi che mi sbagli. È la dimostrazione secondo me che si può fare una buona politica anche con pochi soldi, il che poi è la garanzia che la politica non ritorni ad essere definitivamente un privilegio di pochi. Del resto coltivo l’impressione che chi più spende prima più cerca di incassare dopo…
    Ovviamente non sto sostenendo che un po’ più di risorse ci avrebbero fatto male, anzi. Sto dicendo che “in proporzione” alle nostre risorse abbiamo fatto una figura ben più superiore, il che significa non dico moltiplicare pani e pesci ma usare bene quanto si ha.
    Con le risorse a disposizione abbiamo fatto del buon materiale (sicuramente, passatemi la certezza, la miglior brochure programmatica), abbiamo organizzato un concerto con quattro fra i migliori gruppi musicali cagliaritani e come al solito snobbato dalla stampa e tv (spesso con la patetica scusa della par condicio – proprio così!! - mentre di Floris e Selis venivano mostrate tutte le iniziative anche quelle più smaccatamente propagandistiche), abbiamo affittato un appartamento a Castello (subito ridenominato “Villa iRS”) per dar appoggio a tutti coloro che da fuori Cagliari venivano a lavorare e dare una mano in città, abbiamo assolto a un po’ di spese, da quelle della sede, a quelle quotidiane, di cancelleria ecc.
    Ma nulla di tutto ciò, ci tengo a dirlo, sarebbe stato fatto se non ci fosse stata la risorsa umana. Vale a dire il contributo, certo anche finanziario ma prima di tutto di azione, da parte di molti attivisti. Ancora una volta, nel bene e nel male (perché per qualcuno la “vera” politica non si fa così) iRS si è dimostrato un movimento ad alto tasso d’umanità, al limite di una vera e propria famiglia, o quantomeno un gruppo di amici, pronti ad aiutarsi e sostenersi a vicenda, anche quando la stanchezza e la tensione portavano al limite i nervi di tutti. I manifesti sarebbero stati nulli se non ci fosse stato chi li ha appesi, i volantini inutili se non li si fosse distribuiti, il concerto irrealizzabile senza l’aiuto di molti, i servizi di Tele e Radio indipendentzia impossibili senza la passione e il lavoro di tanti. Ci tengo in particolare a sottolineare quella particolare forma di “ponidura” metropolitana per cui ciascuno portava qualcosa a Villa iRS o invitava il pranzo agli altri, in modo che ognuno potesse reggere i sacrifici e si sentisse “protetto” dal movimento. Sfido chiunque a trovare un altro movimento in cui accadano cose del genere.
    Io per primo sono stato fin troppo accudito e per questo ringrazio tutti. Nessuno me ne voglia se un ringraziamento specialissimo va da parte mia ad Angelo Corso (e alla sua famiglia) pronto perfino alla 5 di notte a rispondere alle mie chiamate d’emergenza (perdonami!). Ovviamente tanti altri meriterebbero ringraziamenti ad hoc a nome mio e più in generale del movimento. Forse non lo si fa abbastanza, forse per timidezza o perché siamo tutti continuamente insoddisfatti del nostro agire indipendentista, ma la verità è che in questi pochissimi anni si è fatto molto e il merito va a tantissime persone (Grazie a tutti e teniamo duro!).
    Certo, va detto con forza, si può fare meglio e di più. Anche a Cagliari. Mentre alcuni si sacrificavano all’inverosimile altri, probabilmente in buonissima fede, si son visti meno di quanto ci si potesse aspettare. Ma qui il ragionamento non ha senso se finisce sui casi personali: la verità, come ha ribadito giustamente Frantziscu Sanna all’ultima assemblea natzionale, riguarda la re-impostazione complessiva delle responsabilità e dei carichi di lavoro nei vari centri territoriali. E su questo il movimento deve assolutamente impegnarsi a sperimentare soluzioni, anche se è un lavoro apparentemente oscuro e i cui frutti non sono immediatamente visibili. Come vedremo il radicamento territoriale è probabilmente uno dei fattori principali di un risultato che può apparire deludente se confrontato con l’impressione di “vittoria morale” che in molti ambienti giornalistici e politici ci è stata attribuita.

    (seguirà SECONDA PARTE)

  2. #2
    iRS: Casteddu, Bologna, Radio
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    saludi franciscu!

    è bello tornare a leggerti!

    un'imprassidu mannu!

    fintzas a s'indipendentzia!

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da ARROGALLA
    saludi franciscu!

    è bello tornare a leggerti!

    un'imprassidu mannu!

    fintzas a s'indipendentzia!

    Grande tziu Medda, sono io ad essere felice di sentirti!
    t abbraccio forte.
    fra

  4. #4
    Jùliu Kerki
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    ...l'informazione pubblica, sconosciuta nei nostri confronti!!!!
    la più numerosa e bella manifestazione in periodo elettorale è stata la nostra, un migliaio di persone in piazza del Carmine eppure neanche un'accenno sui tg e giornali sardi!!! eppure erano attenti se hanno riportato passo per passo quelli degli altri schieramenti.
    J

  5. #5
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    Ciao Franciscu
    Anche io son immensamente felice nel tornare a leggere ciò che scrivi e ti dico grazie per avermi dato la possibilità d'aiutarti nella campagna elettorale
    Ciau e
    fintzas a s'indipendentzia!

  6. #6
    iRS - Sassari
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    Citazione Originariamente Scritto da amsicora
    ...l'informazione pubblica, sconosciuta nei nostri confronti!!!!
    la più numerosa e bella manifestazione in periodo elettorale è stata la nostra, un migliaio di persone in piazza del Carmine eppure neanche un'accenno sui tg e giornali sardi!!! eppure erano attenti se hanno riportato passo per passo quelli degli altri schieramenti.
    J

    è evidente un black out nei confronti di iRS, ordini dall'alto ?? qualcuno ha paura ....

  7. #7
    pesa sa conca sardigna mea
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    Ci mancavi un bel pò...

    a presto! un ABBRACCIO!!

  8. #8
    Jùliu Kerki
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    Citazione Originariamente Scritto da Doloverre
    è evidente un black out nei confronti di iRS, ordini dall'alto ?? qualcuno ha paura ....
    penso proprio di si Doll, e questo ci da carica
    J

  9. #9
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    Grazie ragazzi!
    Non vedo l'ora di reincontrarvi e continuare il lavoro per la città e l'indipendenza.
    A si biri in Casteddu o po sa Festa Manna!
    Franciscu

  10. #10
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    Cari amici sardisti veri (= indipendentisti, autonomisti, separatisti, rivoluzionati, libertari, ecc.) cagliaritani, ci eravamo illusi che a Cagliari fosse arrivato il tempo della democrazia e del governo del popolo cagliaritano.
    Non hanno vinto i poteri forti (forte è il popolo) hanno vinto i poteri occulti (il popolo non è mai occulto).
    Un mio parere. Non abbiamo saputo e non abbiamo voluto vincere.
    Abbiamo sbagliato:
    uomini
    programmi
    campagna elettorale
    tecniche elettorali.
    Non abbiamo avuto fiducia in noi stessi.
    Ci servirà (?) da insegnamento. Forse.
    Ma, intanto, non diamogliela vinta.
    Saludos a tutti.

 

 
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