Il vero volto di Israele

Gaza: uno sterminio programmato

Non siamo teneri con i socialisti ma dobbiamo rendere onore a certe forze di sinistra per essere le uniche – e di questo dovrebbe vergognarsi soprattutto l’Udc – a tenere talvolta una politica critica nei confronti dell’arroganza israeliana. Una politica essenziale in nome anche della tradizione umanitaria ( quella vera non la demagogia solidarista) della Svizzera.

Niente di straordinario in verità: il Dipartimento affari esteri si è limitato a constatare che la situazione nella striscia di Gaza era estremamente preoccupante e che Israele violava i più elementari diritti umanitari. Più che una denuncia era una semplice constatazione.

Che ha provocato però la solita cinica e spudorata reazione ebraica come al sempre insultante e isterica. “Gli svizzeri sono ipocriti ( da che pulpito!ndr) e antisemiti Bisogna boicottare la Svizzera, le merci e i commerci con la Svizzera”, si legge sul giornale ebraico Haaretz. Naturalmente chiunque critica la politica criminale di Tel Aviv è antisemita, nazionalsocialista e complice del cosiddetto olocausto. Ma pensate un po’ cosa direbbero gli ebrei se un giornale europeo scrivesse che bisogna boicottare le banche, i supermercati e in genere tutti i cospicui affari degli ebrei in Europa? Naturalmente ne verrebbe fuori un gigantesco scandalo con probabili bombardamenti americani. Ma evidentemente in Israele ( e non solo, purtroppo…) si pensa che quel è vietato agli altri è permesso a loro.

C’è stato l’invitabile e inverecondo intervento dell’ambasciata di Israele. L’ambasciatore si è lamentato ( è una specialità della diplomazia ebraica) ha ammesso, bontà sua, di essere al corrente che in Svizzera esiste la libertà di opinione, (cosa che i sionisti trovano particolarmente fastidiosa se esercitata da altri che loro) ma la Svizzera “dovrebbe tener conto anche delle “sofferenze “ di Israele” (sic!).

Chiunque riesca ad andare a Gaza ( cosa che gli ebrei cercano accuratamente di evitare bloccando le visite degli stranieri) potrà constatare la “lieve” differenza tra le sofferenze degli israeliani sui quali piovono tutti i giorni i finanziamenti del mondo “occidentale” e della diaspora ebraica, e quelle degli arabi, da anni ridotti alla fame.

La Svizzera ha protestato anche contro l’arresto di sei ministri palestinesi eletti democraticamente.

L’elezione democratica, ha detto lo squisito ambasciatore, non è garanzia di legittimità. Farebbe però bene a pensare soprattutto alla politica del suo governo, che di legittimità,. come illustreremo dopo, non ha neppure l’ombra.

Il governo israeliano ha scatenato l’ennesima offensiva militare contro Gaza con la scusa di liberare un caporale preso prigioniero dai palestinesi. Bisogna tener conto che i palestinesi hanno chiesto la liberazione in cambio di donne e bambini dalle galere ebraiche. Ma il governo di Tel Aviv vuole solo mostrare chi comanda e schiacciare qualsiasi resistenza. Cominciando con tagliare l’acqua e la l’energia e massacrando indiscriminatamente i civili.


Gaza è già un inferno anche senza i carri armati con la sanguinosa stella di davide.

In un fazzoletto di terra, detta appunto “striscia” , vivono ammassati 1 milione e mezzo di palestinesi. Dire vivono è troppo: vegetano, sopravvivono. Sono quasi 2800 per chilometro quadrato, la più alta densità al mondo. Sono gli arabi cacciati con sangue e terrore alle loro terre dagli ebrei nel 1948 che hanno l’orribile torto di sostenere che quella era casa loro.

Ecco cosa di può leggere da un rapporto dell’UNICEF:

A Gaza come in Cisgiordania, le violenze dell’esercito israeliano continuano a ostacolare il movimento di beni di prima necessità e l'accesso della popolazione ai servizi pubblici di base, non risparmiando nemmeno case e scuole, dove i bambini dovrebbero essere più al sicuro.





Dal momento che l'Autorità palestinese è responsabile del funzionamento della maggior parte delle scuole primarie e secondarie, dei centri sanitari e di tutti gli ospedali dei territori, il blocco finanziario imposto dagli israeliani che incassano di forza le tasse e poi se le tengono invece di darle al Governo Hamas sta avendo gravi ripercussioni sulla quantità e qualità dei servizi di base alla popolazione palestinese, con pesanti conseguenze soprattutto per la salute delle donne e bambini dei territori.





Allo stato attuale, 1 bambino su 10 è affetto da ritardi della crescita, per una situazione nutrizionale riconducibile alla grave povertà in cui versano le famiglie palestinesi .

Oltre il 60% della popolazione vive sotto la soglia di povertà, con meno di 2 dollari al giorno; il 25% in condizioni di povertà estrema - e alle restrizioni di movimento che colpisce anche i prodotti alimentari.





Colpiti da un missile israeliano


La povertà in aumento rende perfino difficile portare i bambini malati in ospedale, dove le scorte di medicinali di base erano esaurite già a fine maggio, e dove risultano indispensabili forniture e attrezzature mediche, soprattutto per i reparti di maternità. Inoltre, le difficoltà nel mantenimento di forniture idriche ( deliberatamente sabotate dagli ebrei, ndr) e del funzionamento degli impianti igienico-sanitari hanno contribuito a un aumento delle malattie contagiose all'interno degli stessi ospedali e, nei villaggi rurali, delle malattie diarroiche.

Le mamme di Gaza vedono i loro figli morire sotto ai loro occhi senza poter far nulla.





Un campo di concentramento o forse peggio..


A causa del blocco finanziario, gli ospedali sono ormai a corto di aspirine ed antibiotici; i team sanitari mobili - che provvedono all'assistenza di base nelle aree più isolate - sono impossibilitati a spostarsi per mancanza di carburante e veicoli funzionanti; carta e sapone sono ormai esauriti nelle scuole, dove bambini e insegnanti fanno difficoltà a recarsi, per il moltiplicarsi di check point, posti di blocco e restrizioni di movimento imposte dai militari israeliani in quello che è un immenso campo di concentramento e forse domani di sterminio.





Nel complesso, gli effetti di una situazione di perenne instabilità gravano sull'economia palestinese, con una povertà che risulta in continuo aumento e livelli di disoccupazione che privano intere famiglie degli indispensabili mezzi di sussistenza.





Ostacoli agli interventi umanitari


L'accesso delle organizzazioni umanitarie alle popolazioni più vulnerabili è stato a lungo negato o gravemente ostacolato dall'esercito israeliano. Il peggioramento della situazione, provocato soprattutto da nuove chiusure dei territori, dal progredire della barriera di separazione e dalle incursioni dell'esercito nei territori ha condotto a un maggiore coinvolgimento dell'UNICEF nel settore sanitario e dell'assistenza psicosociale, oltre che ad interventi di emergenza in quello idrico.

I bambini stanno pagando il prezzo più alto della guerra combattuta dagli adulti. I diritti fondamentali dei bambini palestinesi alla vita, alla protezione, allo sviluppo e all'istruzione - tutti sanciti dalla Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia - sono di fatto violati. La situazione di violenza, insicurezza e instabilità produce effetti devastanti sullo stato sanitario, nutrizionale e psicologico della popolazione infantile e delle donne palestinesi, come si può facilmente rilevare dalle seguenti statistiche:

Dall'inizio dell'anno, un totale di 21 bambini palestinesi sono stati assassinati dall’eserciti ebraico; 133 quelli feriti;

Circa 3.000 bambini muoiono ogni anno a causa di malattie prevenibili o curabili; a Gaza tale numero è aumentato del 15% a causa della crescente mortalità neo natale, riconducibile alla mancanza di apparecchiature e forniture di base per i servizi di assistenza neo natale e di salute materno-infantile;

Ogni anno sempre meno bambini iniziano l'anno scolastico, mentre la qualità dell'istruzione continua a calare;

2/3 dei bambini e adolescenti dei Territori non hanno spazi sicuri dove poter giocare, svolgere attività socio-ricreative ed interagire;

Poi la realtà forse più spaventosa: in costante aumento il numero dei bambini palestinesi detenuti nelle carceri israeliane, passati da 319 a gennaio 377 a fine maggio. Bambini in galera!! A centinaia! Un tempo, alla prima intifada, gli spezzavano le braccia! E poi ci rompono le tasche con i “giorni della memoria”. Cercassero di ricordare i crimini che commettono loro oggi!

E su questo spaventoso gulag sionista si abbatte ora nuovamente un tempesta di fuoco: il poco che è stato costruito viene distrutto, missili ammazzano la gente per strada, gli sgherri armati di Israele spadroneggiano impuniti.

E l’ambasciatore dello stato ebraico in Svizzera ha la faccia di bronzo di parlare delle sofferenze di Israele.


Ebbene ecco cos’è a nostro avviso Israele, come è stato scritto in un bell’articolo pubblicato dall’agenzia fdf.







Cosa è Israele














C'è uno Stato al mondo che ha violato 72 risoluzioni ONU e mai nessuna superpotenza o nessuna coalizione internazionale è intervenuta per obbligarlo a rispettarle.

Questo stato è Israele.

C'è uno Stato che ha invaso territori da cui non si è mai ritirato, che ha sradicato popolazioni autoctone, sostituendole con altre appartenenti ad una sola nazionalità religiosa, provenienti da parti lontanissime del mondo, senza che nessuno abbia osato parlare di pulizia etnica.

Questo stato è Israele.

C'è uno Stato al mondo che fa della lotta la terrorismo il pretesto per esercitare uno spietato terrorismo di Stato e una politica di spopolamento portata avanti a marce forzate e senza che nessuno intervenga.

Martin van Creveld, noto docente di storia militare all'università ebraica di Gerusalemme ha evidenziato che ciò corrisponde ad una strategia precisa, perché «se dovesse protrarsi a lungo, il governo potrebbe perdere il controllo del popolo. In campagne come questa le forze anti-terrorismo perdono perché non riescono a vincere e i ribelli vincono perché riescono a non perdere. Considero inevitabile la disfatta totale di Israele. Ciò significherebbe il crollo dello Stato e della società israeliani. Distruggeremmo noi stessi».

E in questa situazione, proseguiva, sempre più israeliani finiscono per considerare il «trasferimento» dei palestinesi (cioè la loro deportazione negli Stati limitrofi nda) l'unica salvezza.

Questo Stato è Israele.

C'è uno Stato al mondo che ha violato il trattato di non proliferazione nucleare e contro il quale non è mai stata presa alcuna forma o anche solo minaccia di sanzione.

Questo Stato è Israele.













C'è uno Stato al mondo dove un suo scienziato di nome Mordechai Vanunu, che aveva collaborato alla realizzazione di quel progetto atomico, nel 1986 mostrò al giornale britannico Sunday Times fotografie degli impianti nucleari di Dimona, nella regione settentrionale del deserto del Negev, affermando che lì erano stivate ben 200 testate atomiche.

Prima che la notizia venisse pubblicata, i servizi segreti di quel Paese, il Mossad, rapirono a Roma quello scienziato, riportandolo a forza in patria e condannandolo a 18 anni di carcere dopo un processo segreto.

Quello scienziato ha scontato i primi 11 anni e mezzo in isolamento.

Quello Stato è Israele.

L'8 luglio 2004, secondo quanto riferito dalle agenzie AGI e Reuters, «le autorità israeliane hanno detto al direttore dell'AIEA El Baradei che il programma nucleare iraniano rappresenta una minaccia per Israele. E certamente, se si vuole seriamente avviare una prospettiva di disarmo in Medio Oriente, occorre partire dalle dittature fanatiche e sostenitrici del terrorismo che non nascondono neppure i loro propositi genocidi, non da una democrazia costretta a difendersi per sopravvivere».

Peccato che molti anni prima un suo ex ministro della Difesa, Moshè Dayan avesse affermato:

«Israele dev'essere come un cane rabbioso, troppo pericoloso per darsi pensiero. Ritengo che a questo punto non ci sia più speranza. Dovremo cercare di evitare che si arrivi a quel punto, se è ancora possibile. Le nostre forze armate, però, non sono al trentesimo posto nel mondo, bensì al secondo o al terzo. Abbiamo la capacità di trascinare il mondo intero nella nostra rovina. E vi assicuro che accadrà, prima che Israele affondi».

Questo Stato è Israele.

Un coacervo di menzogne e la menzogna eretta a filosofia di Stato.













Contro il Sudafrica bianco fu messa in piedi una campagna globale per distruggerlo e delegittimarlo


Nulla di simile fu fatto per Israele.


C'è uno Stato al mondo dove ancora l'apartheid è «il principio primo di tutto il suo sistema legale, oltre che la dimensione evidente e verificabile ad ogni livello sociale, residenziale, del viver quotidiano. Tuttavia, la maggior parte delle leggi approvate dal parlamento, non sembrano discriminatorie, almeno nella forma. Se si analizzano con un po' di attenzione, si vede subito che, alla base dì tutte c'è la discriminazione tra 'ebrei' e 'non ebrei'».


Questo stato è Israele.


Che dei pagliacci mentitori su tutta la nostra stampa asservita sostengono essere un grande stato “democratico” !

E adesso leggete il bello.

Chi afferma quanto segue non è un pericoloso antisemita, ma Israel Shahak, ebreo, dal 1945 stabilitosi in Israele.

Secondo la legge - prosegue Shahak - «in questo Stato deve considerarsi 'ebreo' chi ha avuto una madre, una nonna, una bisnonna e una trisavola ebrea, di religione ebraica, oppure perché si è convertito al giudaismo da un'altra religione, secondo i criteri riconosciuti e accettati come legittimi dalle autorità d'Israele.


Chi si sia convertito dal giudaismo a un'altra religione non è più considerato 'ebreo'».

Questo Stato è Israele.

In questo Stato «vi è una legislazione discriminatoria nei confronti dei non ebrei, che favorisce esclusivamente gli ebrei in molti aspetti della vita».













Pochi sanno - afferma Shahak - che il diritto di residenza, si fonda «sul fatto che, in Israele, il 92% della terra è proprietà dello Stato ed è amministrato dalla Israel Land Authority secondo i criteri del Jewish National Fund (JNF), affiliato all'Organizzazione Sionista Mondiale (World Zionist Organization). Sono regole fondamentali del JNF la proibizione a chi non è 'ebreo' di stabilire la propria residenza, di esercitare attività commerciali, di rivendicare il proprio diritto al lavoro e questo soltanto perché non è ebreo. Al contrario, agli ebrei non è in nessun caso proibito stabilire la propria residenza o aprire attività commerciali in qualsiasi località d'Israele […]. Secondo le regole del JNF, ai non ebrei si proibisce ufficialmente di lavorare le terre amministrate dalla Israel Land Authority. […]. E' severamente proibito agli ebrei insediati sulla National Land subaffittare anche una parte delle loro terre agli arabi, persino per tempi brevissimi e chi lo fa incorre in pesantissime multe. Al contrario, non c'è nessuna proibizione se si tratta di non ebrei che affittano le loro terre ad altri ebrei».

Questo Stato è Israele.

Pensate se in Svizzera o in Europa si vietasse agli ebrei e ai non europei di possedere terre, giornali, banche o addirittura di lavorare o stabilire la residenza. Gli ebrei si strapperebbero le vesti. Però lo fanno in Israele.

C'è uno Stato che pratica l'apartheid e non subisce sanzioni né reprimende dal consesso internazionale.

C'è un legge in quello Stato, la Legge dell'Ingresso del 1952, secondo cui «chi non è in possesso di un visto o di un certificato d'immigrazione sarà immediatamente deportato e non potrà più chiedere il rilascio del visto».

Sembra una legge neutrale, precisa Shahak.













Peccato che la definizione di chi ha le qualifiche per ottenere il visto d'immigrazione si trova nella parallela Legge del Ritorno: solo «gli ebrei».

Spiega Shahak che «la clausola della deportazione degli 'stranieri' è applicabile solo ai 'non ebrei'. Il Ministero dell'Interno non ha l'autorità d'impedire a un ebreo, anche se ha precedenti penali e può costituire un pericolo per la società, di esercitare il suo diritto a stabilirsi in Israele. Solo un cittadino straniero non ebreo ha bisogno del permesso, ma agli ebrei che giungono da altre nazioni vengono subito concessi tutti i diritti e i privilegi previsti per i cittadini d'Israele: il 'certificato d'immigrazione' conferisce automaticamente la cittadinanza, il diritto di votare e di essere eletti anche se non conoscono una sola parola di ebraico. Il 'certificato d'immigrazione' dà diritto immediato alla 'cittadinanza' in virtù del ritorno nella 'terra madre d'Israele' e a molti benefici finanziari che variano a seconda della nazione da cui provengono gli 'ebrei'.

Per esempio, quelli che provengono dall'ex URSS ricevono subito una 'gratifica complessiva' di $ 20.000 per famiglia. Le leggi sulla cittadinanza del 1952 che, senza mai menzionare 'ebrei' e 'non ebrei', sono il fondamento primo dell'apartheid, insieme alle leggi sull'istruzione pubblica, alle norme della Israel Land Authority, che garantiscono la segregazione delle terre e le leggi matrimoniali religiose che sono mantenute separate dal codice matrimoniale civile».

E dire che la comunità ebraica in Svizzera si è scagliata contro Blocher perché osava porre delle limitazioni alle naturalizzazioni e all’immigrazione!

Questo Stato è Israele.

C'è uno Stato dove «nei documenti d'identità che tutti sono tenuti a portare con sé e ad esibire in qualsiasi momento, sotto la dicitura 'nazionalità' figurano le seguenti categorie: 'ebreo', 'arabo', 'druso', 'circasso', 'samarita', 'caraita' o 'straniero'. Dal documento d'identità i funzionari dello Stato sanno subito a quale categoria appartiene la persona. Malgrado innumerevoli pressioni, il Ministero dell'Interno si è sempre rifiutato di accettare la dicitura 'nazionalità israeliana'.

Sembra una beffa, ma a quelli che l'hanno richiesto, viene risposto su carta intestata 'Stato d'Israele' che 'si è deciso di non riconoscere una nazionalità israeliana'». Vuol dire che tutti gli ebrei sono israeliani?

Questo Stato è Israele.





C'è uno Stato che impedisce a una parte dei propri cittadini di entrare nell'esercito, riservando ad una «nazionalità» solo, quella ebraica, il monopolio dell'uso della forza militare: «la legge sulla coscrizione militare del 1986 non sembra discriminatoria perché usa l'espressione 'giovani di leva arruolati' come termine universale e riferibile a tutti i cittadini d'Israele. In realtà contiene un semplice marchingegno che ne fa una delle leggi più discriminatorie, un vero e proprio pilastro dell'apartheid: è la figura dell'enumerator, autorizzato a chiamare i giovani ad iscriversi nelle liste di leva, a convocarli al distretto con uno specifico richiamo alle armi. Nella legge si fa uso del termine 'autorizzato', il che implicitamente lascia all'enumerator la facoltà di chiamare, o di non chiamare alle armi, i giovani in età di leva. Quelli che non ricevono la chiamata sono automaticamente esentati dal servizio militare. E' semplicissimo: quelli che dai documenti d'identità risultano appartenenti al 'settore arabo' non vengono chiamati».

Questo Stato è Israele.

C'è uno Stato dove oltre 100 palestinesi, tra cui oltre 30 bambini, sono stati uccisi dall'inizio dell'anno dalle forze armate e dove perfino Amnesty International ha denunciato l'uso sproporzionato della forza contro i civili palestinesi.

Questo Stato è Israele.

C'è uno Stato in cui esistono due tipi di targhe d'auto, immediatamente riconoscibili dal colore, giallo e azzurro: uno per i cittadini israeliani ebrei, e l'altro per i cittadini israeliani arabi.

Questo Stato è Israele.

C'è uno stato in cui - come riferisce il quotidiano di Gerusalemme Haaretz - una neonata è stata trattenuta per due mesi in un ospedale di Gerusalemme Est in attesa che i genitori pagassero il costo del parto.

Quella bambina era la terza di tre gemelli e la clinica ha dimesso solo 2 fratellini in attesa del saldo del conto.

Quella bambina è figlia di genitori che sono sì cittadini israeliani, ma di «nazionalità araba». (2)

Questo Stato è Israele.

Allora diciamolo: se deve essere, sia per tutti.

Esportiamo la democrazia.

In Israele.





E per chiudere lasciamo al lettore la testimonianza di una coraggiosa ragazza che ha visitato Gaza. E chiediamo a nostri governanti di rompere i rapporti diplomatici con uno stato simile.





Il paese degli aquiloni






Emma Buonvino ha scritto questo prezioso documento da Gaza: una testimonianza personale e forte sulla vita - o meglio, sulla sopravvivenza - del popolo palestinese nella misera riserva di Gaza, tra le brutture, l'oppressione e la disperazione imposta dagli occupanti per realizzare più in fretta il progetto di esodo forzato della popolazione dalle frontiere dell'intera Palestina storica. Un progetto iniziato prima del '48 e che prosegue oggi, tra indifferenza, complicità e silenzio.





“In occasione dell’ultimo viaggio in “ Holy Land Palestina “ ho avuto l’opportunita’ di partecipare ad una giornata di visita nella striscia di Gaza . Mi sono unita ad un gruppo di persone che dovevano partecipare ad un incontro …..





Siamo partiti da Gerusalemme di buona mattina , in modo da avere tempo per poter vedere piu’ cose .





Risentivo della stanchezza accumulata nei giorni precedenti , ho girato molto , ho parlato con molte persone e quindi le emozioni sono state moltissime e anche molto intense …… passano un paio d’ore di viaggio in un pullman insolitamente silenzioso …. forse anche gli altri erano stanchi , oppure eravamo tutti in attesa di vedere cosa il viaggio ci avrebbe riservato ...





Mentre il pullman percorreva le confortevoli strade israeliane , osservando i panorami che scorrevano sotto i miei occhi , non potevo fare a meno di pensare quanto verde fosse Israele : alberi , boschi , prati ben curati ed annaffiati , piantagioni di mais , grano ed altri ortaggi , palmeti , etc etc etc , si vedevano grandi macchine per la raccolta del grano , per dissetare le piante , le banane erano protette dall’assalto degli animali con grandi sacchi trasparenti , il tutto era ben cintato e guardato a vista da innumerevoli macchine della polizia e da gip dell’esercito …….si vedevano anche le case degli insediamenti colonici , tutte ben curate con il praticello davanti dotato di regolare attrezzatura per l’irrigazione dell’erba , …..queste case assomigliano moltissimo alle abitazioni che si possono vedere nelle nostre regioni : Lombardia , Piemonte ed anche alle linde villette tedesche …… le macchine regolarmente posteggiate nei garage , erano tutte macchine di media e grande cilindrata, ovviamente tutte ben tenute…… le persone che ho visto in quei luoghi erano assomiglianti ai popoli europei ……. non si puo’ credere , osservandoli , che ci si trova in terra araba ………





Lungo la strada , abbiamo incontrato enormi camion adibiti al trasporto dei carri armati e dei mezzi blindati dell’esercito , ovviamente abbiamo visto tanks “tirati a lucido”….. moltissimi km di strada sono delimitati e protetti da rotoli di filo spinato , ogni tanto si vedevano, abbandonate nei fossati lungo la strada , carcasse di macchine incendiate o stritolate dai cingoli dei carri armati ! Le case , nelle campagne erano diroccate , abbandonate ed in rovina……





Uno degli aspetti che mi colpito di piu’ di altri e’ il confronto stridente tra tutto cio’ che ho descritto sopra , per cui si e’ autorizzati a credere di trovarsi in luoghi pacifici , tranquilli ….. , e la tristezza delle terre desolate e selvagge che si trovano al lato opposto della strada lungo il percorso , esattamente di fronte alle casette bianche e pulite che ho descritto sopra …..





In queste terre , bruciate dal sole e dagli incendi , vediamo moltissimi alberi di ulivo rinsecchiti , palmeti boccheggianti per la mancanza di acqua , campi abbandonati , macchine sporche e vecchissime abbandonate ai lati delle strade ….. strade minori distrutte e piene di enormi buche e cumuli di macigni e pietrisco , diventate ovviamente impercorribili ……. la terra che immagino essere stata un tempo fiorente e rigogliosa , ora giace in uno stato di abbandono desolante e drammatico , il deserto avanza , la terra si spacca ….. nuvole di polvere vengono trascinate dal caldo vento del deserto ……….. ogni tanto si vedono aggirarsi in questo limbo , piccole greggi di pecore e capre , smunte ed emaciate…… che hanno visto sicuramente tempi migliori , accompagnate da laceri ragazzi ed uomini anch’essi molto male in arnese !!!!!!





Finalmente arriviamo ad ERETZ ( che in ebraico vuol dire terra !!!!! ) e ci troviamo non davanti ad un check point , ma ad una vera e propria frontiera !!!!!! Iniziamo a subire uno dei numerosi ed accuratissimi controlli , passaporti , verifica nei computer , conta e riconta dei presenti ( tanti ne entrano e tanti ne devono uscire ….. se i conti non tornano perche’ magari uno e’ andato alla toilette allora si ricomincia) , appello nominale uno per uno ……. il tutto effettuato da ragazzini che potrebbero tranquillamente avere l’eta’ delle mie figlie ……..





Questi giovani hanno tutti un atteggiamento arrogante , ma sono giovani …. rifletto sulla loro infanzia rubata , in questo stato militarizzato …… chissa’ cosa pensano di questi occidentali ………. rompiscatole ed impiccioni !!!! Il tutto avviene all’interno di comodi prefabbricati , dotati di aria condizionata , quadri alle pareti , macchinette per il caffe’ , toilette …… etc etc ….. ah dimenticavo , hanno allietato il nostro passaggio con musica piacevole in sottofondo ………. Nel contempo ho avuto modo di vedere un gruppo di uomini (piu’ tardi ho saputo che erano poliziotti palestinesi in procinto di essere deportati a GAZA …… ) seduti per terra e tenuti d’occhio da un nugolo di soldati armati fino ai denti , il tutto sotto un sole cocente …. era molto caldo quel giorno ….. ma a loro non e’ stato concesso il privilegio dell’aria condizionata , delle bottiglie d’acqua , della toilette , della musica di sottofondo da ascoltare nei lunghi momenti dell’attesa ……chissa’ quanto tempo sono rimasti laggiu’, sotto il sole, senza mangiare , senza bere , trattati in quel modo inumano ……..





Dopo aver subito lunghi controlli , ipocritamente gentili …… , finalmente ci avviamo a piedi verso il confine palestinese camminando a piedi per 200-300 metri





I poliziotti palestinesi non possono offrirci nulla , ma per quanto mi riguarda , mi hanno regalato una cosa bellissima …… UN SORRISO , caldo e sincero !!!!! Saliamo su un altro pullman , di Gaza , condotto da un driver efficientissimo e molto abile , che quando poteva apriva anche le porte per creare una corrente d’aria , in modo da alleviare il caldo cocente di quella assolata giornata di luglio.





Il viaggio inizia facendoci piombare in un girone dantesco di enormi proporzioni ! Le strade , qui , sono tutte disastrate , piene di buche , dossi , fango ,pietre e polvere , se non impercorribili, perche’ sono state distrutte dall’esercito israeliano ….. si vedono moltissime case demolite , rase al suolo , cumuli di dolenti macerie da cui pendono resti di stoffa , mobili rotti , ferri per il cemento che si alzano verso il cielo , muti testimoni di una furia devastatrice …….. la realta’ che si apre davanti ai miei occhi , supera ampiamente ogni peggiore previsione ed aspettativa !!!!! Ho il raro privilegio di vedere i tanks all’azione mentre stanno sradicando gli ulivi e stanno distruggendo i campi di fragole ( un tempo , abbiamo saputo piu’ tardi , le fragole che anche noi mangiavamo in Europa , venivano proprio dalla striscia di Gaza, ed era un’esportazione molto importante per la popolazione di questa terra ) , i cingoli del carro erano rossi …….





Passiamo paesini miseri , popolati da esseri umani in condizioni veramente tristi ….. i bambini a piedi nudi , seduti sull’uscio di casa , ci guardano con occhi spenti ….. non ho mai visto in quelle ore un sorriso sulle loro labbra …….. tutte le persone che vivono in questo grande campo di concentramento sono assolutamente e disperatamente tristi …..





Ad un certo punto ci dobbiamo fermare , CHECK POINT !!!!! .…..numerosissime macchine , camion , pullman piccoli e grandi , furgoni di tutte le marche e misure …. tutti fermi in coda ad aspettare che si alzi la sbarra e sia consentito proseguire, da un “gulba “ spuntano le canne delle mitragliatrici ….. si intravedono i caschi dei militari , si ode in lontananza il gracchiare delle radio militari ……..





Ai lati di questa assolata , polverosa e triste strada , si possono “ammirare “ due distese desertiche ricolme di rottami di macchine distrutte ed incendiate , alberi morti = palme , ulivi ed altri alberi da frutta = , chiedo il motivo di questa distruzione , ci raccontano che la distruzione e’ stata compiuta dall’esercito israeliano per consentire ai militari di guardia un miglior controllo su chi entra e chi esce dal check point …… ( io mi chiedo com’e’ possibile che un esercito butti in mezzo alla strada centinaia di persone per avere “MIGLIORE VISIBILITA’ “…………… guardo con profonda tristezza quel desolante panorama , mi viene un nodo alla gola …… ) .





Le persone che popolano tutti quei mezzi in coda da ore in mezzo alla strada , scendono in cerca di un impossibile refrigerio, la tensione e’ fortissima , quegli esseri umani sono tutti indistintamente arrabbiati e furiosi , si legge nei loro occhi la disperazione per la continua violazione della loro dignita’ e diritti , anche i piu’ elementari , vedo un popolo su cui ogni giorno viene esercitata una violenza lacerante e devastante e questo avviene per 365 giorni all’anno , continuamente e ferocemente ……. la polvere, il caldo , la rabbia e il dolore soffocano tutto e tutti …. gruppi di ragazzini laceri e affamati si aggirano tra i mezzi bollenti cercando di vendere qualcosa : bottigliette d’acqua , qualche succo di frutta , brioche e merendine dall’aria sospetta …. gelati mezzi sciolti ….. e soprattutto tazze di the alla menta …. sono colpita dalla profondita’ e dalla tristezza di quegli occhi che mi guardano …… l’assenza di speranza mi colpisce come un pugno allo stomaco …… vorrei poter fare molto ma molto di piu’ per loro …. mi sento impotente e stupida , inadeguata alla situazione in cui mi trovo ….. ad un tratto risuona un grido lontano , vedo la gente precipitarsi verso i mezzi di trasporto …… mi spiegano che questo “correre “ e’ motivato dal fatto che non sempre si ha la speranza di passare al primo colpo …. anzi …. i militari alzano ed abbassano la sbarra a loro piacimento , anzi prima di tutto vengono i privilegi dei coloni ……durante la settimana lavorativa la sbarra puo’ rimanere abbassata anche per 8 – 9 ore continuativamente …… PRIMA I COLONI e poi….. tutto il resto del mondo….!!!!!!





Qui e’ quanto mai evidente che l’esercito serve solo ed esclusivamente alla difesa ed alla sicurezza delle colonie …….. i palestinesi sono “bestie” , come e’ stato detto da tanti ……. , quindi le bestie non hanno diritti ………. le code di automezzi sono lunghissime …. a tutte e due le sbarre , nei due sensi ……il tratto di strada palestinese e’ pieno di buche , terra , sassi , sbarramenti che ti costringono ad un percorso obbligato….. le macchine si precipitano sul passaggio , tutti quei disperati cercano di passare ognuno per primo …… sotto gli occhi divertiti dei militari scoppiano risse e discussioni , ognuno ha la sua urgenza di vita , ovviamente a questi due check point sono nati e morti tantissimi bimbi palestinesi , alle cui madri e’ stato impedito di raggiungere l’ospedale , innumerevoli esseri umani sono morti per mancanza di cure mediche urgenti che non hanno mai potuto raggiungere , in questo polverone sono morte le speranze di una moltitudine di esseri umani a cui e’ stato negato anche di sopravvivere …….. mentre il nostro pullman cammina lentamente verso Khan Younis , penso a quanto la mia vita sia diversa , molto ma molto piu’ facile …..





neanche mi immaginavo l’orrore di questi soprusi …. di questa inutile , feroce ed oppressiva violenza , non riesco a capacitarmi come sia possibile che un popolo opprima ed umili cosi violentemente un altro popolo , popolo che ha l’unica colpa di voler avere una patria serena , entro i cui confini crescere e prosperare ….. !!!!!! “ E’ UNA COLPA AVERE QUESTA ASPIRAZIONE ? “ , penso all’Italia , alle citta’ del mio paese , alle mille e mille situazioni che ho vissuto , belle e meno belle , ma inserite in una realta’ “comoda” …… io POSSO uscire di casa , posso passeggiare , posso andare tranquillamente all’ospedale … se ne ho bisogno , posso andare al cinema , a teatro , viaggiare per l’Italia in lungo ed in largo , andare a visitare amici e parenti , posso fare una marea di cose che ai Palestinesi non e’ concesso di fare !





Loro possono solo lottare duramente , molto duramente per una piccola , piccolissima sopravvivenza quotidiana …. a loro non e’ permesso sognare , sperare , immaginare un futuro , impegnati come sono a non MORIRE . Perche’ , sì , in questa terra puoi morire tutti i giorni per i piu’ svariati motivi , per un nonnulla , anche un motivo semplice : essere “ PALESTINESE “.





E qui , in questo campo di concentramento a cielo aperto , enorme campo di concentramento , la vita e’ un’avventura tutti i giorni …..





Durante l’incontro con i Palestinesi abbiamo avuto modo di venire a conoscenza di tutta una serie di dati significativi : la disoccupazione qui rasenta l’80-90 % della popolazione , la maggior parte delle famiglie vive sotto la soglia della poverta’ , malattie , malnutrizione , anemia , mortalita’ infantile , sono dati che parlano di una situazione terribile , dati che mi fanno riflettere moltissimo …. ogni famiglia vive con le sovvenzioni dell’ANP ,perche’ i lavoratori palestinesi non possono piu’ andare a lavorare in Israele , anzi chi ha lavorato 20-30 anni in Israele non si e’ visto restituire i versamenti effettuati nelle casse israeliane. Nessun lavoratore potra,’ per chissa’ quanto tempo ,passare la frontiera … anche le esportazioni sono proibite ,come pure le importazioni ,le produzioni agricole ovviamente marciscono nei campi , quel poco che gira nei negozi non viene acquistato perche’ la popolazione non ha i soldi per comprare lo stretto necessario per vivere ! Le mamme hanno enormi difficolta’ a nutrire i figli perche’ non hanno denaro , manca il latte in polvere per i neonati , mancano le medicine che Israele fa scadere alle frontiere ( dove vengono fermate per mesi fino alla loro scadenza ) , i supporti medici ed ortopedici per i tantissimi mutilati non arrivano , le varie patologie si aggravano per la mancanza di moto , gli anziani muoiono per malnutrizione e mancanza di cure , le scuole sono chiuse o occupate e trasformate in presidi militari …… finito l’incontro che i Palestinesi hanno cercato di rendere piu’ confortevole possibile , riprendiamo il viaggio verso Khan Yunis , attraversiamo Gaza City , passiamo altri paesini e costeggiando il mare arriviamo a destinazione.





A parte le case delle colonie che si vedono in lontananza , ben custodite da nutrite schiere di mezzi militari e tanks , le abitazioni qui sono veramente molto fatiscenti , il livello di degrado e’ altissimo , la condizione delle strade e’ tremenda , buche profonde scavate dalle ruspe militari , distruzioni rendono la vita di questo sfortunato popolo molto molto faticosa . Ad un certo punto la strada non e’ piu’ percorribile , scendiamo e a piedi ci avviciniamo al muro di cinta di una colonia ! I militari sulle torrette fanno buona guardia , al di la’ del muro in lontananza abbiamo modo di osservare i prati verdi delle case coloniche , campi da tennis etc etc etc …. Da questa parte invece , attorno a noi si affollano bambini che ci circondano , chiedono “ MONEY PLEASE ; MONEY PLEASE …… ci vendono improbabili pacchetti di biscottini , bottiglie piene di acqua raccolta chissa’ dove …… alle mie spalle troneggia quella casa sforacchiata dai proiettili che appare in moltissime istantanee di Khan Yunis ….. osserviamo tre ragazzi camminare al fianco di un piccolo asinello carico di pacchi , forse la spesa per qualche famiglia che non può raggiungere i pochi negozi aperti , gli animali sostituiscono le macchine che non possono essere usate a causa della condizione delle strade …..





Qui in mezzo a questi bimbi , che mi hanno detto essere orfani di ambedue i genitori , io sento una vergogna terribile ….. questa esperienza ha cambiato profondamente la mia vita , le dimensioni del mio esistere sono stravolte , la visione di questa ingiustizia terrificante ha inciso un solco profondo nel mio cuore.





A malavoglia riprendiamo il viaggio di ritorno , sguardi disperati di bambini senza speranza ci seguono dentro il pullman …..





Ritorniamo dai nostri ospiti che si sono organizzati per offrirci un pasto al fresco, capisco che forse si sono privati di molto per rendere la nostra visita confortevole ! Dopo il pranzo , riprende il viaggio di ritorno , arriviamo al CHECK POINT e qui rimaniamo bloccati due ore e mezzo : osservo cio’ che avviene fuori , il numero dei mezzi aumenta col passare delle ore , i ragazzini salgono e scendono per cercare di venderci qualcosa , le persone all’interno soffrono per il gran caldo , anche per noi e’ lo stesso…. due falsi allarmi ci danno la speranza di poter passare , non e’ così , dobbiamo aspettare ed aspettare ….. quando arriva il VIA LIBERA i motori rombano , ognuno preme sull’acceleratore con la speranza di non vedersi chiusa in faccia la sbarra , ognuno cerca di “fregare” l’altro , le collisioni sono all’ordine del giorno …. le liti pure , la situazione difficile libera l’aggressivita’ , le persone litigano , si insultano , gridano ….. perdono di vista un fatto importante , sono tutti vittime di una stessa enorme ingiustizia ……. i soldatini nei GULBA si divertono a guardare la scena , noi assistiamo muti a questo orrendo film, riceviamo la raccomandazione di non sporgerci dai finestrini perche’ molto pericoloso…..FINALMENTE si riesce ad andare al di la dell’odiosa sbarra !!!! Lasciamo alle nostre spalle frotte di Palestinesi arrabbiati ……. in attesa , abbandonati in un piazzale sulla cui terra si sono infranti i sogni e le vite di tantissime persone incolpevoli , uomini , donne , bambini ……





Abbiamo visto militari che arrestavano uomini , questi uomini tenuti a sedere sulla strada polverosa , circondati dai tanks ……





Abbiamo visto il mare , il mar Mediterraneo , tante , tantissime persone erano al mare a giocare e fare il bagno ….. ( è notizia di oggi che i palestinesi non potranno andare più al mare …. )





Il viaggio triste in questa terra desolata riprende verso la frontiera , ERETZ ci accoglie con la sua aria condizionata , la sua musica in sottofondo, i soldatini giovani e precisi con i loro computer ….. ricomincia la conta degli stranieri , due o tre volte , per essere certi che nessuno di noi fosse rimasto a Gaza , un altro folto gruppo di uomini seduto per terra , osserva noi occidentali che stiamo partendo …. ci scambiamo gesti di simpatia ……loro forse saranno deportati , arrestati ….. chissa’ quale colpa hanno ? forse la loro unica colpa e’ quella di essere Palestinesi ….





Uno dei ricordi piu strazianti di questa visita e’ un’immagine meravigliosa : “ non ho mai visto in vita mia così tanti aquiloni , di tante forme e misure , tenuti da donne , bambini , uomini , anziani ….. aquiloni piccoli , aquiloni grandi , coloratissimi , i colori della speranza , il desiderio della liberta’ perduta ……”





Mentre il pullman ci riconduce a Gerusalemme , con gli occhi chiusi rivedo tutta la giornata ….. piango nuovamente e la determinazione ad aiutare questo sfortunato popolo cresce ancora più nel mio cuore.





Spero di poter tornare presto nel paese degli aquiloni”





E’ tutto. Non leggerete mai queste cose sulla stampa ricca di pubblicità, dal Corriere della Sera al Corriere del Ticino. Fatevene una ragione.