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    Predefinito Massimo Fini: «Speriamo di perdere»

    MASSIMO FINI
    --------------------------------------------------------------------------------
    con LUCA PESANTE
    --------------------------------------------------------------------------------
    C’è un pallone che rotola per due volte in due minuti nella porta tedesca, trascinando gli undici di Lippi alla finalissima di Berlino. E poi ce n’è un altro che rischia di scoppiare nei tribunali sportivi, con la crema del calcio azzurro retrocessa o deferita.
    Massimo Fini, ieri le emozioni vere sono tornare a giungere dal campo. Come ha trovato la partita? Che nazionale ha visto?
    La partita è stata in equilibrio a lungo anche se nei tempi supplementari ci sono stati questi due pali che hanno mostrato a tutti una certa superiorità azzurra. In generale mi pare che la vittoria sia stata più che meritata, mentre i commenti del dopo incontro ancora una volta mi hanno dato fastidio, come Galeazzi sulla Rai che diceva che la distanza tra noi e la Germania era di quattro gol: una cosa del tutto spropositata. Sembra che il problema vero siano i commentatori più che la squadra, che ha meritato la vittoria nella prima vera partita, visto che fino ad ora avevamo incontrato squadre di seconda e terza fascia. E’ stata una vittoria giusta, anche se c’è da notare che a portare avanti l’Italia sono state le seconde linee, come Gattuso, Grosso, Zambrotta, ammesso che quest’ultimo possa essere definito una “seconda linea”. Con l’eccezione di Pirlo che, secondo me, è stato ancora una volta indispensabile, molto più dell’attuale Totti.
    Alla vigilia dell’incontro si diceva proprio che questa sarebbe stata la prima partita vera contro una grande squadra. E proprio ieri abbiamo visto un’Italia diversa, anche nel modo di giocare...
    Per la verità che l’Italia non sia più squadra “catenacciara” è evidente da tempo. Sulla carta ci siamo presentati in Germania con uno degli attacchi migliori, anche se poi non è stato il reparto più brillante.. A Dortmund ha funzionato soprattutto il gioco, infatti hanno segnato difensori e centrocampisti più che gli attaccanti. Hanno attaccato anche loro, in quella che era la prova del nove per noi, e anche la prima vera bella partita di questi mondiali.
    Fini, questo incontro entrerà nella storia...? Siamo ai livelli dei celebri precedenti tra le due nazionali?
    La Germania si è confermata l’avversario ideale per noi: forza fisica contro astuzia latina, ed anche questa volta ha vinto l’astuzia latina. Non metterei questa partita a livello del famoso 4 a 3 di Messico ’70. Quella fu un’occasione unica, frutto di grandi coincidenze. Sicuramente questa sarà una partita difficile da dimenticare, ma bisogna anche vedere cosa succede domenica...Se vinciamo, sicuramente, ci ricorderemo con più piacere del match di ieri»
    A proposito di finale, chi è meglio affrontare?
    Sarebbe sicuramente meglio il Portogallo, da un punto di vista di rapporti di forza: da squadra non segna con facilità ed è arrivata qui vincendo ai rigori con Svizzera e Inghilterra. La Francia invece è un’incognita perché dipende molto da come gira Zidane. Se Zidane gioca ai livelli mostruosi fatti vedere contro il Brasile potrebbe essere una partita difficile, anche se in linea di massima mi sembra che l’Italia sia superiore.
    Insomma, a livello di sensazione, senti il clima da coppa del mondo?
    Gli entusiasmi popolari sono proprio da coppa del mondo, e questo può essere il principale avversario della squadra azzurra, perché noi in genere abbiamo sempre giocato meglio quando non siamo stati i favoriti. In questo senso potrebbe essere insidioso il Portogallo, perchè avendo meno storia calcistica potrebbe essere sottovalutato. Ricordo partite come la Corea nel ’66, poi anche con Cipro e ancora la stessa Corea nel 2002: partite sulla carta facili, e poi perse in malo modo... Anche in questi mondiali le partite più difficili sono state contro Stati Uniti e Australia, le meno forti. Soprattutto quest’ultima è stata un vero miracolo di Hiddink, che è riuscito a mettere in piedi un team da mondiale con 11 giovanotti entusiasti ma che il calcio lo conoscono poco. Ribadisco, le insidie peggiori sono quelle di credersi già vincitori...
    Sugli spalti a tifare azzurro che anche Romano Prodi. Che impressione hai avuto: tifo sincero o opportunismo?
    La tentazione di sfruttare il calcio per fini politici è lunga quanto il calcio stesso. Nel campionato dell’82 la buonanima di Giovanni Spadolini, che non aveva mai visto in vita sua un pallone né tantomeno era una persona sportiva, dopo le vittoria se ne uscì dicendo che non era un caso se l’Italia aveva vinto con il primo presidente laico. Strumentalizzazioni di questo genere sono all’ordine del giorno.
    Ancora calcio e politica: studi olandesi dicono che se l’Italia vincesse a Berlino ci sarebbe un guadagno 0’7% del Pil. Quasi quanto una manovra bis...
    Non credo a questi calcoli. Folklore e basta. Perché l’economia di uno Stato dipende da fattori macroeconomici che sfuggono alla possibilità stessa di un governo di un paese. L’industria del calcio non può trainare un’intera economia come quella italiana, soprattutto oggi.
    Oltre alle critiche per i commentatori, per la Rai è stato un mondiale perso, senza i diritti per tutte le partite?
    Gravissimo a monte il fatto che i mondiali non possano essere visti da tutti... sono un fatto sociale oltre che sportivo e il fatto che Sky possa aver acquisito l’esclusiva sui diritti di fatto lascia fuori molti italiani fuori dalla visione dei partiti.
    Penso che per certi settori non dovrebbero valere le leggi del mercato... potremmo arrivare un giorno a dire che una finale Italia- Germania la vede solo chi ha la tv a pagamento, mentre il calcio è di tutti. E’ un fenomeno sociale, anche se è stato ampiamente rovinato dall’economia...
    E poi lo ribadisco: non mi piace assolutamente la parzialità e la faziosità dei nostri commentatori, a partire da Galeazzi. Anche Caressa su Sky, pur bravo, è troppo fazioso, è troppo tifoso quando commenta le partite. Ci vuole naturalmente un po’ di tensione, come ce l’aveva Carosio, Pizzul, ma un minimo di equidistanza serve.
    Del resto, dopo Pizzul, la Rai non ha più trovato una voce fissa per commentare la squadra azzurra...
    Per la verità uno bravo c’è ed è Bizzotto, che è colpevole di sapere le lingue e quindi viene spedito in giro per i campi delle altre squadre. Lui è uno che dà emozioni e allo stesso tempo ha misura, gli altri sono lenti e faziosi. Civoli mi annoia moltissimo...
    Oggi c’è il telecronista affiancato dal commentatore tecnico, mentre un tempo c’era solo una voce. Meglio ieri o oggi?
    Dipende da chi c’è a fianco. Se c’è uno come Bagni, avendo lui giocato, si scoprono un sacco di dettagli che altrimenti non si capirebbero, mentre se c’è uno come Mazzola che ripete le cose che tutti conoscono, allora meglio che ci sia il telecronista da solo... Dipende anche dalla sintonia tra voce principale e spalla, ed anche in questo Sky mi sembra molto meglio...»
    Dopo la sbornia comincerà ad arrivare la tensione per la finale di domenica. Nei giorni scorsi l’attesa era grande e diversi voli durante la gara sono saltati perché il personale delle compagnie doveva seguire la partita. Come giudica il Paese che si ferma di fronte al calcio?
    La cosa deprimente è che non solo l’Italia trova momenti di unità solo di fronte a fatti di questo genere, ma momenti come questi servono anche a nascondere i problemi gravi che il Paese ha. Lo scrissi già all’inizio del torneo: “Dio non voglia che l’Italia vinca i mondiali”. Non per antipatia verso la squadra ma perché so cosa succede dopo: amnistieranno anche Bernando Provenzano...
    Intanto per la giustizia sportiva il processo al calcio è iniziato...
    Il calcio andrà a morire perché a un certo punto lo si è trasformato soltanto in show e business, privandolo di tutti i suoi elementi simbolici, rituali e identitari che hanno fatto la sua fortuna e la sua forza. Il calcio prima di essere business, spettacolo, sport e gioco è rito. E’ un rito collettivo: non aver capito questo, privilegiando l’aspetto economico, ha distrutto il contenuto del calcio. Che, naturalmente, contina ad andare avanti perché è un gioco straordinario, ma non è un caso che dall’82 abbia perso il 40% dei tifosi negli stadi. Come una qualsiasi Domenica In può anche stufare, mentre il calcio allo stadio in orgine era come un rito simile alla messa, e come tale non sarebbe morto mai. Mentre ora è stato trasportato violentemente in televisione e ciò nonostante i network sono stati capaci anche di perderci economicamente. Il che è un miracolo, perché quale evento ti porta ogni settimana così tanti spettatori? E’ un attività che dovrebbe essere naturalmente attiva, mentre legandolo a Tv a sponsor a Sky, che non ha dato i risultati che si sperava, il calcio si è gonfiato come una rana, ed oggi è coperto di debiti. Da questo squilibrio deriva lo scandalo di questi mesi, delle partite truccate e degli arbitri corrotti. Il calcio è cambiato dall’ingresso di Berlusconi in poi. E’ lui il pesce pilota. Il Milan si identificava totalmente con la Fininvest: bastava andare a vedere sull’elenco telefonico e alla voce Milan ti diceva “vedi Fininvest”. Questo mix è la negazione dell’essenza stessa del calcio: quando si va allo stadio si va per entrare in un altro mondo, diverso da quello reale. Se poi ci si trova gli interessi della Fiat, quelli della Parmalat, tutto il bello si perde.
    E’ così che il calcio va a morire: lo avevo scritto già dopo la finale del 1982. Pensavo fosse stato un processo lento, che magari non avrei visto, e invece mi accorgo che è molto più rapido. I tempi si stanno accellerando. Da questo punto di vista i campionati del mondo sono una storia a parte, visto che c’è ancora una forte identificazione con le squadre. Vale per tutti e per la stessa Francia, che schiera tanti giocatori di origine straniera, essendo una società fortemente multietnica. Diversamente accade nella serie A: è difficile ritrovarsi con una squadra che schiera 11 stranieri, come l’Inter.
    Ma questo processo servirà oppure no a invertire la tendenza?
    Potrebbe essere molto utile. L’importante è mischiare le carte: un tempo spuntava sempre l’outsider, come il Cagliari, la Lazio, il Torino, il Verona. Oggi non è più possibile, perché anche se una squadra piccola compra un buon giocatore che cresce e diventa un campione, glielo strappano dalla rosa subito i grandi team. Riva oggi non sarebbe mai rimasto al Cagliari. Il punto però è che il calcio si regge sulle squadre minori, che sono il serbatoio di tutto: se tu togli al tifoso del Lecce o dell’Ascoli la speranza di battere Inter o Milan, o di poter anche vincere il campionato, la gente si stufa. Nel ’45 quando ricominciò il campionato italiano le squadre non dovevano avere più di 16 giocatori, altrimenti dovevano ricorrere alla rosa della primavera. Questo per dare un minimo di equilibrio al campionato, che è la cosa che lo ha reso sempre bello, rispetto a quello spagnolo dove vinceva sempre il Real o il Barcellona, oppure di quello olandese dove vince sempre Ajax o Psv.
    In Italia, invece, le piccole stanno scomparendo..
    L’accusa ha chiesto la serie C per la Juve e la B per Milan, Fioentina e Lazio. E’ uno scenario verosimile, o anche solo augurabile?
    Penso che serva il rigore, anche se bisogna aspettare le sentenze. La priorità è rimescolare le carte, dare spazio ai piccoli.
    Berlusconi ha parlato di «manovre politiche» dietro le accuse al Milan. è possibile?
    Lui ha detto che è un complotto. Dice sempre così, qualunque cosa lo colpisca diventa un complotto. E’ un atteggiamento assolutamente intollerabile, sarebbe troppo comodo se ogni volta che uno viene accusato di qualcosa potesse difendersi dicendo che è un complotto. Ancora una volta non vuole accettare le regole del gioco, che invece devono valere per tutti, dalla Juventus al Milan.
    Diego Della Valle si è difeso davanti alla giustizia sportiva, ma ha anche attaccato il commissario della Figc Rossi, accusandolo di giustizia sommaria, di un processo troppo rapido...
    Della Valle sbaglia. La giustizia sportiva deve avere tempi rapidi. Frings è stato processato in poche ore e poi è stato squalificato per la sfida Italia-Germania. E’ ovvio che non ci devono essere sentenze campate in aria, ma non serve nemmeno una giustizia lenta e macchinosa...
    E sul commissario Rossi? Anche per lui qualcuno ha avanzato dubbi di nomina politica...
    Invece io ho stima tanto del Commissario Borrelli quanto di Borrelli, che ritengo il migliore magistrato d’Italia. Hanno un compito difficile ed è chiaro che ci saranno decine di occasioni per contestarli, ma bisogna lasciarli lavorare e credo che i frutti arriveranno.
    Fini, secondo lei Moggi è il regista del calcio sporco oppure il capro espiatorio di tutti i mali del rettangolo verde?
    Io ho avuto una querela da Moggi alla fine degli anni ’80, che ho vinto. Chi fosse Moggi, tutto l’ambiente sportivo lo sapeva. Eppure fino a quando è scoppiato il caso l’ho visto ricevuto con tutti gli onori da tutte le trasmissioni sportive. Forse i giornalisti sportivi, invece di fare i ganassa alla Galeazzi dovrebbero farsi un piccolo esame di coscenza, perché quel sistema, quello che hanno chiamato sistema Moggi, non potevano non conoscerlo... Capisco che chi fa il cronista sportivo debba mantenere certo contatti, ma i direttori dovevano copire certi fatti, e chiedere certe inchieste...
    Diritti tv del calcio, è meglio tornare alla contrattazione collettiva?
    Io sono favorevole, una contrattazione collettiva permette di tutelare meglio le piccole squadre, il che ritorna nella logica di cui abbiamo parlato e di cui c’è bisogno.
    Insomma possiamo dire che la vera finale del nostro calcio non si giocherà domenica a Berlino ma nelle prossime settimane nei tribunali?
    No, non possiamo dirlo, dobbiamo distinguere le due cose. C’è un calcio malato, che ora è sotto il vaglio dei giudici. Poi ce n’è uno sano, popolare, a cui la gente è ancora affezionata e per cui prova a ancora tante emozioni. Poi sulle maglie delle nazionali non ci sono sponsor.
    Comunque il concetto lo ribadisce? «Dio non voglia che l’Italia vinca i Mondiali?»
    Non ho mai tifato per la squadra azzurra, ho simpatie per Gattuso e Totti, ma non mi identifico con questa nazione prima che con la nazionale. Il punto è che una vittoria aprirebbe di nuovo le più tetre tentazioni di amnistiare i guasti del calcio malato.


    [Data pubblicazione: 06/07/2006]

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  2. #2
    Zero Sen
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da Der Wehrwolf
    MASSIMO FINI
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    con LUCA PESANTE
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    C’è un pallone che rotola per due volte in due minuti nella porta tedesca, trascinando gli undici di Lippi alla finalissima di Berlino. E poi ce n’è un altro che rischia di scoppiare nei tribunali sportivi, con la crema del calcio azzurro retrocessa o deferita.
    Massimo Fini, ieri le emozioni vere sono tornare a giungere dal campo. Come ha trovato la partita? Che nazionale ha visto?
    La partita è stata in equilibrio a lungo anche se nei tempi supplementari ci sono stati questi due pali che hanno mostrato a tutti una certa superiorità azzurra. In generale mi pare che la vittoria sia stata più che meritata, mentre i commenti del dopo incontro ancora una volta mi hanno dato fastidio, come Galeazzi sulla Rai che diceva che la distanza tra noi e la Germania era di quattro gol: una cosa del tutto spropositata. Sembra che il problema vero siano i commentatori più che la squadra, che ha meritato la vittoria nella prima vera partita, visto che fino ad ora avevamo incontrato squadre di seconda e terza fascia. E’ stata una vittoria giusta, anche se c’è da notare che a portare avanti l’Italia sono state le seconde linee, come Gattuso, Grosso, Zambrotta, ammesso che quest’ultimo possa essere definito una “seconda linea”. Con l’eccezione di Pirlo che, secondo me, è stato ancora una volta indispensabile, molto più dell’attuale Totti.
    Alla vigilia dell’incontro si diceva proprio che questa sarebbe stata la prima partita vera contro una grande squadra. E proprio ieri abbiamo visto un’Italia diversa, anche nel modo di giocare...
    Per la verità che l’Italia non sia più squadra “catenacciara” è evidente da tempo. Sulla carta ci siamo presentati in Germania con uno degli attacchi migliori, anche se poi non è stato il reparto più brillante.. A Dortmund ha funzionato soprattutto il gioco, infatti hanno segnato difensori e centrocampisti più che gli attaccanti. Hanno attaccato anche loro, in quella che era la prova del nove per noi, e anche la prima vera bella partita di questi mondiali.
    Fini, questo incontro entrerà nella storia...? Siamo ai livelli dei celebri precedenti tra le due nazionali?
    La Germania si è confermata l’avversario ideale per noi: forza fisica contro astuzia latina, ed anche questa volta ha vinto l’astuzia latina. Non metterei questa partita a livello del famoso 4 a 3 di Messico ’70. Quella fu un’occasione unica, frutto di grandi coincidenze. Sicuramente questa sarà una partita difficile da dimenticare, ma bisogna anche vedere cosa succede domenica...Se vinciamo, sicuramente, ci ricorderemo con più piacere del match di ieri»
    A proposito di finale, chi è meglio affrontare?
    Sarebbe sicuramente meglio il Portogallo, da un punto di vista di rapporti di forza: da squadra non segna con facilità ed è arrivata qui vincendo ai rigori con Svizzera e Inghilterra. La Francia invece è un’incognita perché dipende molto da come gira Zidane. Se Zidane gioca ai livelli mostruosi fatti vedere contro il Brasile potrebbe essere una partita difficile, anche se in linea di massima mi sembra che l’Italia sia superiore.
    Insomma, a livello di sensazione, senti il clima da coppa del mondo?
    Gli entusiasmi popolari sono proprio da coppa del mondo, e questo può essere il principale avversario della squadra azzurra, perché noi in genere abbiamo sempre giocato meglio quando non siamo stati i favoriti. In questo senso potrebbe essere insidioso il Portogallo, perchè avendo meno storia calcistica potrebbe essere sottovalutato. Ricordo partite come la Corea nel ’66, poi anche con Cipro e ancora la stessa Corea nel 2002: partite sulla carta facili, e poi perse in malo modo... Anche in questi mondiali le partite più difficili sono state contro Stati Uniti e Australia, le meno forti. Soprattutto quest’ultima è stata un vero miracolo di Hiddink, che è riuscito a mettere in piedi un team da mondiale con 11 giovanotti entusiasti ma che il calcio lo conoscono poco. Ribadisco, le insidie peggiori sono quelle di credersi già vincitori...
    Sugli spalti a tifare azzurro che anche Romano Prodi. Che impressione hai avuto: tifo sincero o opportunismo?
    La tentazione di sfruttare il calcio per fini politici è lunga quanto il calcio stesso. Nel campionato dell’82 la buonanima di Giovanni Spadolini, che non aveva mai visto in vita sua un pallone né tantomeno era una persona sportiva, dopo le vittoria se ne uscì dicendo che non era un caso se l’Italia aveva vinto con il primo presidente laico. Strumentalizzazioni di questo genere sono all’ordine del giorno.
    Ancora calcio e politica: studi olandesi dicono che se l’Italia vincesse a Berlino ci sarebbe un guadagno 0’7% del Pil. Quasi quanto una manovra bis...
    Non credo a questi calcoli. Folklore e basta. Perché l’economia di uno Stato dipende da fattori macroeconomici che sfuggono alla possibilità stessa di un governo di un paese. L’industria del calcio non può trainare un’intera economia come quella italiana, soprattutto oggi.
    Oltre alle critiche per i commentatori, per la Rai è stato un mondiale perso, senza i diritti per tutte le partite?
    Gravissimo a monte il fatto che i mondiali non possano essere visti da tutti... sono un fatto sociale oltre che sportivo e il fatto che Sky possa aver acquisito l’esclusiva sui diritti di fatto lascia fuori molti italiani fuori dalla visione dei partiti.
    Penso che per certi settori non dovrebbero valere le leggi del mercato... potremmo arrivare un giorno a dire che una finale Italia- Germania la vede solo chi ha la tv a pagamento, mentre il calcio è di tutti. E’ un fenomeno sociale, anche se è stato ampiamente rovinato dall’economia...
    E poi lo ribadisco: non mi piace assolutamente la parzialità e la faziosità dei nostri commentatori, a partire da Galeazzi. Anche Caressa su Sky, pur bravo, è troppo fazioso, è troppo tifoso quando commenta le partite. Ci vuole naturalmente un po’ di tensione, come ce l’aveva Carosio, Pizzul, ma un minimo di equidistanza serve.
    Del resto, dopo Pizzul, la Rai non ha più trovato una voce fissa per commentare la squadra azzurra...
    Per la verità uno bravo c’è ed è Bizzotto, che è colpevole di sapere le lingue e quindi viene spedito in giro per i campi delle altre squadre. Lui è uno che dà emozioni e allo stesso tempo ha misura, gli altri sono lenti e faziosi. Civoli mi annoia moltissimo...
    Oggi c’è il telecronista affiancato dal commentatore tecnico, mentre un tempo c’era solo una voce. Meglio ieri o oggi?
    Dipende da chi c’è a fianco. Se c’è uno come Bagni, avendo lui giocato, si scoprono un sacco di dettagli che altrimenti non si capirebbero, mentre se c’è uno come Mazzola che ripete le cose che tutti conoscono, allora meglio che ci sia il telecronista da solo... Dipende anche dalla sintonia tra voce principale e spalla, ed anche in questo Sky mi sembra molto meglio...»
    Dopo la sbornia comincerà ad arrivare la tensione per la finale di domenica. Nei giorni scorsi l’attesa era grande e diversi voli durante la gara sono saltati perché il personale delle compagnie doveva seguire la partita. Come giudica il Paese che si ferma di fronte al calcio?
    La cosa deprimente è che non solo l’Italia trova momenti di unità solo di fronte a fatti di questo genere, ma momenti come questi servono anche a nascondere i problemi gravi che il Paese ha. Lo scrissi già all’inizio del torneo: “Dio non voglia che l’Italia vinca i mondiali”. Non per antipatia verso la squadra ma perché so cosa succede dopo: amnistieranno anche Bernando Provenzano...
    Intanto per la giustizia sportiva il processo al calcio è iniziato...
    Il calcio andrà a morire perché a un certo punto lo si è trasformato soltanto in show e business, privandolo di tutti i suoi elementi simbolici, rituali e identitari che hanno fatto la sua fortuna e la sua forza. Il calcio prima di essere business, spettacolo, sport e gioco è rito. E’ un rito collettivo: non aver capito questo, privilegiando l’aspetto economico, ha distrutto il contenuto del calcio. Che, naturalmente, contina ad andare avanti perché è un gioco straordinario, ma non è un caso che dall’82 abbia perso il 40% dei tifosi negli stadi. Come una qualsiasi Domenica In può anche stufare, mentre il calcio allo stadio in orgine era come un rito simile alla messa, e come tale non sarebbe morto mai. Mentre ora è stato trasportato violentemente in televisione e ciò nonostante i network sono stati capaci anche di perderci economicamente. Il che è un miracolo, perché quale evento ti porta ogni settimana così tanti spettatori? E’ un attività che dovrebbe essere naturalmente attiva, mentre legandolo a Tv a sponsor a Sky, che non ha dato i risultati che si sperava, il calcio si è gonfiato come una rana, ed oggi è coperto di debiti. Da questo squilibrio deriva lo scandalo di questi mesi, delle partite truccate e degli arbitri corrotti. Il calcio è cambiato dall’ingresso di Berlusconi in poi. E’ lui il pesce pilota. Il Milan si identificava totalmente con la Fininvest: bastava andare a vedere sull’elenco telefonico e alla voce Milan ti diceva “vedi Fininvest”. Questo mix è la negazione dell’essenza stessa del calcio: quando si va allo stadio si va per entrare in un altro mondo, diverso da quello reale. Se poi ci si trova gli interessi della Fiat, quelli della Parmalat, tutto il bello si perde.
    E’ così che il calcio va a morire: lo avevo scritto già dopo la finale del 1982. Pensavo fosse stato un processo lento, che magari non avrei visto, e invece mi accorgo che è molto più rapido. I tempi si stanno accellerando. Da questo punto di vista i campionati del mondo sono una storia a parte, visto che c’è ancora una forte identificazione con le squadre. Vale per tutti e per la stessa Francia, che schiera tanti giocatori di origine straniera, essendo una società fortemente multietnica. Diversamente accade nella serie A: è difficile ritrovarsi con una squadra che schiera 11 stranieri, come l’Inter.
    Ma questo processo servirà oppure no a invertire la tendenza?
    Potrebbe essere molto utile. L’importante è mischiare le carte: un tempo spuntava sempre l’outsider, come il Cagliari, la Lazio, il Torino, il Verona. Oggi non è più possibile, perché anche se una squadra piccola compra un buon giocatore che cresce e diventa un campione, glielo strappano dalla rosa subito i grandi team. Riva oggi non sarebbe mai rimasto al Cagliari. Il punto però è che il calcio si regge sulle squadre minori, che sono il serbatoio di tutto: se tu togli al tifoso del Lecce o dell’Ascoli la speranza di battere Inter o Milan, o di poter anche vincere il campionato, la gente si stufa. Nel ’45 quando ricominciò il campionato italiano le squadre non dovevano avere più di 16 giocatori, altrimenti dovevano ricorrere alla rosa della primavera. Questo per dare un minimo di equilibrio al campionato, che è la cosa che lo ha reso sempre bello, rispetto a quello spagnolo dove vinceva sempre il Real o il Barcellona, oppure di quello olandese dove vince sempre Ajax o Psv.
    In Italia, invece, le piccole stanno scomparendo..
    L’accusa ha chiesto la serie C per la Juve e la B per Milan, Fioentina e Lazio. E’ uno scenario verosimile, o anche solo augurabile?
    Penso che serva il rigore, anche se bisogna aspettare le sentenze. La priorità è rimescolare le carte, dare spazio ai piccoli.
    Berlusconi ha parlato di «manovre politiche» dietro le accuse al Milan. è possibile?
    Lui ha detto che è un complotto. Dice sempre così, qualunque cosa lo colpisca diventa un complotto. E’ un atteggiamento assolutamente intollerabile, sarebbe troppo comodo se ogni volta che uno viene accusato di qualcosa potesse difendersi dicendo che è un complotto. Ancora una volta non vuole accettare le regole del gioco, che invece devono valere per tutti, dalla Juventus al Milan.
    Diego Della Valle si è difeso davanti alla giustizia sportiva, ma ha anche attaccato il commissario della Figc Rossi, accusandolo di giustizia sommaria, di un processo troppo rapido...
    Della Valle sbaglia. La giustizia sportiva deve avere tempi rapidi. Frings è stato processato in poche ore e poi è stato squalificato per la sfida Italia-Germania. E’ ovvio che non ci devono essere sentenze campate in aria, ma non serve nemmeno una giustizia lenta e macchinosa...
    E sul commissario Rossi? Anche per lui qualcuno ha avanzato dubbi di nomina politica...
    Invece io ho stima tanto del Commissario Borrelli quanto di Borrelli, che ritengo il migliore magistrato d’Italia. Hanno un compito difficile ed è chiaro che ci saranno decine di occasioni per contestarli, ma bisogna lasciarli lavorare e credo che i frutti arriveranno.
    Fini, secondo lei Moggi è il regista del calcio sporco oppure il capro espiatorio di tutti i mali del rettangolo verde?
    Io ho avuto una querela da Moggi alla fine degli anni ’80, che ho vinto. Chi fosse Moggi, tutto l’ambiente sportivo lo sapeva. Eppure fino a quando è scoppiato il caso l’ho visto ricevuto con tutti gli onori da tutte le trasmissioni sportive. Forse i giornalisti sportivi, invece di fare i ganassa alla Galeazzi dovrebbero farsi un piccolo esame di coscenza, perché quel sistema, quello che hanno chiamato sistema Moggi, non potevano non conoscerlo... Capisco che chi fa il cronista sportivo debba mantenere certo contatti, ma i direttori dovevano copire certi fatti, e chiedere certe inchieste...
    Diritti tv del calcio, è meglio tornare alla contrattazione collettiva?
    Io sono favorevole, una contrattazione collettiva permette di tutelare meglio le piccole squadre, il che ritorna nella logica di cui abbiamo parlato e di cui c’è bisogno.
    Insomma possiamo dire che la vera finale del nostro calcio non si giocherà domenica a Berlino ma nelle prossime settimane nei tribunali?
    No, non possiamo dirlo, dobbiamo distinguere le due cose. C’è un calcio malato, che ora è sotto il vaglio dei giudici. Poi ce n’è uno sano, popolare, a cui la gente è ancora affezionata e per cui prova a ancora tante emozioni. Poi sulle maglie delle nazionali non ci sono sponsor.
    Comunque il concetto lo ribadisce? «Dio non voglia che l’Italia vinca i Mondiali?»
    Non ho mai tifato per la squadra azzurra, ho simpatie per Gattuso e Totti, ma non mi identifico con questa nazione prima che con la nazionale. Il punto è che una vittoria aprirebbe di nuovo le più tetre tentazioni di amnistiare i guasti del calcio malato.


    [Data pubblicazione: 06/07/2006]
    Ha ragione Fini (Massimo). Se questi vincono, arriva l'amnistia. E questo non è giusto.
    Al diavolo la nazziunala, specchio di questa italietta da baraccone.

 

 

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