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  1. #1
    Fieramente Leghista
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    dall'Arena di VR

    Tra i sostenitori più scatentati anche il sindaco: in maglietta si è tuffato nella fontana
    Ma il delirio non è finito
    Migliaia le persone in piazza, dileguati i tedeschi delusi
    L’entusiasmo cresce in vista della finale di Berlino

    È esplosa in tutto il suo entusiasmo, l’altra sera, dopo i gol di Grosso e Del Piero, quando ormai quasi tutti erano convinti che il risultato finale si sarebbe giocato ai calci di rigore. La febbre dei mondiali ha coinvolto centinaia di giovani, bambini e intere famiglie, che dopo la fine dei 120 minuti di gioco si sono riversati in centro città a festeggiare.
    Ma, passata la nottata di festa, ora la febbre non è certo destinata a scendere. Al contrario, i tifosi azzurri stanno già pensando alla finalissima di domenica sera a Berlino, partita che «vinceremo sicuramente. Questa squadra ci sta facendo vivere delle emozioni fortissime e meritiamo di portare a casa la coppa», dice Emanuele, studente di 24 anni, esprimendo un pensiero condiviso da molti.
    Anche dai tifosi che solitamente non lo sono, ma hanno pensato di fare un’eccezione. «Non seguo il calcio, il campionato, ma per i mondiali è diverso, soprattutto questi, in cui gli azzurri stanno andando benissimo», commenta Chiara, giovane mamma, mentre passeggiava con la figlia in via Cappello. «Però devo ammettere che certe azioni tecniche non le capisco e devo chiedere aiuto a mio marito», confessa.
    Dopo la vittoria contro la Germania, le bandiere tricolori sono spuntate dalle vetrine di molti negozi, dai balconi e dalle finestre, ancora più numerose rispetto ai giorni scorsi, e tra i banchi di piazza Erbe è boom di vendite di magliette dell’Italia. «Ne stiamo vendendo tantissime, già da qualche giorno. I nomi stampati che vanno per la maggiore sono quelli di Del Piero, Totti e Toni», spiega il proprietario di uno dei banchi.
    E i piasaroti, che pure sono gente abituata a vederne di cotte e di crude, ieri sono rimasti senza parole quando al mattino presto due tedeschi hanno chiesto una bandiera dell’Italia, come rivela Paolo Nazario. «Non solo i due tedeschi, ma anche moltissimi turisti del Nord Europa già ieri e ancora questa mattina ci hanno subissato di richieste: le bandiere dell’Italia le ho esaurite tutte, adesso devo fare rifornimento. Intanto vendiamo le magliette degli azzurri», afferma Nazario.
    Per il resto, pochi tedeschi in giro e quei pochierano tristi e abbacchiati: incontrarli ieri è stato abbastanza raro. Sembravano aver disertato le vie del centro e i plateatici dei bar di piazza Erbe e di piazza Bra. «Questa mattina avrò servito solo una decina di turisti tedeschi, al massimo quindici. Ed è strano perché in questi ultimi giorni l’affluenza era di molto maggiore. Certo dopo la batosta della sconfitta..», ha commentato Giovanni, che lavora in un locale di piazza Bra.
    E tra i pochi turisti d’oltralpe che si sono concessi un aperitivo, il pranzo o il caffè nei locali del centro, i più hanno confessato di non amare il calcio e quindi di non seguire nemmeno i mondiali. «Non mi sono interessata a Germania 2006», confessa Sara, 18 anni, seduta in uno dei tavolini di piazza Erbe con Andreas, un anno più grande di lei. «Ho sbirciato alcuni passaggi in un bar sul lago, ma non tutta la partita perché noi non siamo tifosi», confessa Andreas.
    Ieri, passando già di prima mattina in piazza Bra, sembrava che non fosse successo nulla. Eppure il centro ha accolto l’altra sera migliaia di tifosi festanti ed euforici.
    «A guardare qui l’incontro saranno stati quasi in mille, molti italiani, ma anche tanti tedeschi», racconta Roberto Zanini, proprietario del Famous Zac, sul Liston.
    Zanini ha raccontato di non aver assistito a spiacevoli episodi tra le due tifoserie, ma, al contrario, «ad un tifo sano e corretto. Qualche ragazzo tedesco, a fine partita, ha scherzosamente cercato di farsi offrire una birra, come sorta di risarcimento per la delusione della perdita».
    La maggior dei supporter della Germania, in quel breve arco di tempo necessario ai tifosi veronesi per organizzare i festeggiamenti e scendere in massa nelle piazze vie, ha preferito ritirarsi nelle stanze e negli alberghi.
    Il centro si è infatti riempito di veronesi in estasi per la vittoria. La fontana di piazza Bra è stata presa d’assalto dai tifosi accaldati che, tra un grido e un canto, si sono rinfrescati e hanno giocato con gli zampilli d’acqua. La polizia schierata davanti alla Gran Guardia, e i vigili, di pattuglia un po’ ovunque hanno sorvegliato i festeggiamenti. Tra il popolo degli azzurri, c’era anche il sindaco Paolo Zanotto, che non ha resistito alla tentazione di unirsi ai più giovani e immergersi nelle acque della fontana, rigorosamente saltando e cantando.
    Ma mentre la situazione in centro, nonostante la grande folla euforica, sembrava essere sotto controllo, sono stati numerosi, sulle strade e nei quartieri, i festeggiamenti "molesti". Poco dopo la mezzanotte, ad esempio, nel quartiere di Veronetta, fuori da bar e kebabberie, alcuni gruppi di giovani, forse sotto l’effetto di alcol o sostanze stupefacenti, hanno rotto e lanciato in aria molte bottiglie di birra, riducendo via XX Settembre ad un pericoloso cumulo di vetri.

    •   Alt 

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  2. #2
    Fieramente Leghista
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    I festeggiamenti per qualcuno sono continuati al pronto soccorso
    Tifosi feriti e sedie rotte Che brutto dopopartita

    Nella notte dei festeggiamenti più di qualcuno è finito in ospedale. Alessandro, trent’anni era in Bra con la fidanzata Giulia ed è corso in pronto soccorso colpito da una bottigliata di birra, lanciata da tifosi italiani contro un tedesco che stava passando con la propria bandiera in mano.
    «Un tedesco camminava in Bra, dei deficienti dall’altra parte hanno cominciato a lanciare decine di bottiglie di vetro. Una ha colpito in testa la mia ragazza e i vetri rotti hanno colpito me al fianco. Due punti in testa a lei e cinque a un fianco a me. Siamo stati soccorsi da un paramedico che ci ha portato fino all’ambulanza della Croce Verde». Alessandro ha sporto denuncia contro ignoti e spera che tra i tanti tifosi che hanno realizzato filmati, qualcuno abbia registrato la scena.
    Decine di sedie rotte invece all’Arsenale. La notte dei mondiali e la vittoria dell’Italia oltre ai caroselli, ai tuffi nelle fontane, alle bandiere sventolate e agli strip improvvisati è stata anche la notte di qualche vandalo, o più di uno, che dopo aver assistito alla partita davanti al megaschermo dell’Arsenale, ha poi scaraventato le sedie rompendole.

    Domenica si replica, visto che c’è la finalissima. Qualcuno magari stavolta resterà in piedi, per assenza di... sedie. Da organizzare inoltre c’è la viabilità, considerato che in Arena andrà in scena Aida e la polizia municipale sta già pensando di bloccare il traffico all’ingresso della Bra per evitare che i caroselli disturbino l’opera. Anche l’altra sera a un certo punto s’era ipotizzato di chiudere qualche via, ma non è stato possibile visto il flusso di veicolo in transito.
    C’è chi invece la finalissima se la godrà a Berlino, come il dentista Sandro de Monte, di Colognola, che ha partecipato al concorso Coca Cola e s’è aggiudicato due biglietti, soggiorno e volo per due persone: «Parto con mio figlio Davide, 14 anni, tifosissimo. Quando me l’hanno comunicato non ci credevo. Passeremo quattro giorni indimenticabili», ha detto entusiasta, «gli amici mi hanno detto che sono stato fortunato, ma nessuno di loro aveva inviato le targhette delle venti lattine come diceva il regolamento. Se non si prova come si fa poi a pretendere di vincere? Il programma che ci aspetta è ricco, comprende anche la visita guidata della città».

  3. #3
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    Halexandra di cosa ti stupisci? visto che pure Pappagone (direttore dell'organo ufficiale di stampa del movimento lega nordde itaglia) non solo la sera dopo la partita con la Germania è andato in onda sulla 7 beandosi della vittoria (da buon nappuledano qual'è)...ma addirittura ieri mattina su Libero ha pure scritto un editoriale intitolato "io leghista tifo per la nazzionale"....è proprio vero "chi si somiglia, si piglia"
    salucc

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da FENRIR
    Halexandra di cosa ti stupisci? visto che pure Pappagone (direttore dell'organo ufficiale di stampa del movimento lega nordde itaglia) non solo la sera dopo la partita con la Germania è andato in onda sulla 7 beandosi della vittoria (da buon nappuledano qual'è)...ma addirittura ieri mattina su Libero ha pure scritto un editoriale intitolato "io leghista tifo per la nazzionale"....è proprio vero "chi si somiglia, si piglia"
    salucc
    secondo me Libero è un giornale dannoso per l'intelligenza e il rispetto della verità e di un minimo di correttezza, comunque a proposito di ciò che scrive l'onorevole Pappagone, un altro suo articolo sul tema:

    UN PAESE CHE SI RICOMPATTA ATTORNO ALLA NAZIONALE MA IN POLITICA PERDE TUTTE LE PARTITE
    L’ITALIA E’ UNA SQUADRA DI CALCIO

    gianluigi paragone
    -------------------------------------------------------------------------- Mi sembra tutto chiaro, no? L’Italia è una squadra di calcio e il tricolore è la sua bandiera. Se volete prendetela come provocazione, ma io credo che sia una verità.
    Tre mesi fa dopo le elezioni politiche usciva un Paese spaccato come una mela, tra centrodestra e centrosinistra. Due mesi fa con le amministrative, tra Nord, Centro e Sud. Quindici giorni fa, con il referendum confermativo, tra Nord e Centrosud. Ieri, invece, a Milano come a Napoli, a Treviso come a Bari, a Bergamo come a Roma, le spaccature sono sparite e s’è festeggiato per una squadra di calcio che si chiama Italia e che è arrivata alla finale di un torneo di calcio.
    L’altro giorno a Milano ha fatto visita il presidente della Repubblica; il suo passaggio è stato avvolto dalle bandiere tricolore. Domanda: secondo voi se non ci fossero stati i mondiali di calcio quante bandiere italiane sarebbero state esposte? Poco più di un quinto. Per cui, che piaccia o no, Lippi unisce più di Napolitano. Il pallone più della Costituzione.
    Tifo l’Italia del calcio quando suda la maglietta e non s’atteggia da velina; tifo Gattuso e non i paggetti della Nike e dell’Adidas. Tifo il calcio che non svende la propria anima ai mercanti del tempio. Tifo per i colpi di tacco e non per i colpi della Gea.
    C’è qualcuno che tifa contro? Beh, che male c’è? È il bello del calcio... Che per quanto mi riguarda è, e sarà sempre, una cosa a sé rispetto alla politica. Sono uno juventino e se guardo a questa nazionale vedo che c’è un blocco Juve pronto a entrare nell’Olimpo del calcio. Pensa un po’ te: Buffon, Cannavaro, Zambrotta, Camoranesi, Del Piero giocheranno la finale di un mondiale di calcio (e forse incontreranno Thuram e Vieira) e il giudice sportivo li vorrebbe in serie C, forse addirittura in C2 perché ci sarebbe stata una cupola che li favoriva sul campo. Una bestialità assoluta. Al calcio o si sa giocare o non si sa giocare. Ecco perché sono convinto che non saranno né Borrelli né Guido Rossi a salvare il pallone: il pallone si salva solo prendendolo a calci. Come si faceva un tempo.
    Può, allora, il direttore della Padania tifare Italia? Certo, se l’Italia è una squadra di calcio. L’Italia politica invece è un dinosauro lento. L’Italia che non tiferò mai. È l’Italia che ha paura di guardarsi allo specchio perché ne vedrebbe le rughe. È l’Italia ritratto di Dorian Gray. L’Italia che non tiferò mai è quella che decide di legarsi al palo pur di non ammettere che esiste una parte del Paese che pensa con un’altra testa e che va a un’altra velocità. Odio questa Italia? No, la compatisco perché tanto è destinata a perdere tutte le partite. Perché ci mette un secolo per fare una diavolo di strada tra Milano e Brescia. Perché costringe i piccoli imprenditori a far partire i camion alle quattro del mattino altrimenti rimangono imbottigliati in tangenziale. Perché i giovani se ne vanno a studiare all’estero e lì restano: chi glielo fa fare di tornare indietro? Perché ha una élite di imprenditori che la fa da padrone con i suoi giornali. Perché ha un tesoro in mano, il turismo, e non lo sa far fruttare. Perché s’inventa la lobby della peretta, del tassametro e della michetta. Perché le politiche migratorie le fa con il bilancino del buonismo: «Poveretti, vanno aiutati...».
    Perché è l’Italia di Toto Cutugno: “Buongiorno Italia gli spaghetti al dente, un partigiano come presidente, con le canzoni fatte con amore e cuore, con più donne e meno suore”. ...È una canzone del 1983 e io ne avrei anche le scatole piene. È l’Italia della Repubblica dei Pannoloni come la chiami tu, caro Feltri. È l’Italia che non scommette sui giovani ma dei giovani si riempie la bocca. È l’Italia modello Villa Arzilla e lì andremo a finire se non decideremo di dare un colpo di gas.
    Compatisco quest’Italia che non ha il coraggio di far fallire Alitalia. Che mette su un aeroporto intercontinentale e non lo collega con il resto del mondo. Che si fa le pippe coi treni superveloci e poi in carrozza non attiva l’aria condizionata o non ha una presa di corrente per collegarti con il computer. Che vuole correre ma non vuole la Tav. Che vuole contare nel mondo e si fa dettare l’agenda internazionale da chi sfila con chi urla “Dieci, cento, milla Nassiriya”.
    Sono quindici anni che si parla di cambiamento. C’era un giornale che si chiamava Indipendente: schiaffeggiava la Prima Repubblica, incoraggiava un certo signor Umberto Bossi da Cassano Magnago perché le cantava a Roma Ladrona. Non è cambiato niente, e la colpa è dell’Italia. Quando s’è trattato di fare un mini passo in avanti verso una maggiore autonomia, la maggioranza degli italiani ha scelto di stare fermi al via. Quest’Italia, io non la tifo. Perché non ha voglia di competere e spera nell’aiutino. Nel campionato della politica tifo per i colori della Lombardia, del Veneto, del Friuli e del Piemonte dei piccoli distretti. Non tifo per il Piemonte di Casa Fiat.
    Resta allora una squadra di calcio che si chiama Italia: è l’Italia del pallone, che è un’altra cosa. È una dimensione che fa perdere la testa come nessun’altra cosa. Non c’è elezione politica o elezione del Capo dello Stato che muova così le viscere del Paese. Lo stordisce per un pugno di ore e poi lo lascia lì, sulla panchina dei giardinetti, a cantare con la chitarra in mano. “Sono un italiano, un italiano vero...”.

    [Data pubblicazione: 06/07/2006]

 

 

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