| Giovedì 6 Luglio 2006 - 136 | A.L. |

I cosiddetti ‘analisti’, che poi non sono altro che i think tank della politica espansionistica nordamericana hanno fatto ‘la scoperta’: tra i nomi dei 41 ricercati dall’esecutivo iracheno, che formerebbero la base dell’insurrezione antiamericana in Iraq, la maggior parte sono membri del disciolto partito Ba’ath o comunque fedeli di Saddam Hussein. Questo malgrado l’importante ruolo dei gruppi di estremisti religiosi come il ramo iracheno di Al Qaida.
La lista, resa nota nell’ultimo fine settimana, include infatti almeno 21 persone che fecero parte del governo di Saddam Hussein, fra loro il principale luogotenente del capo del Ba’ath iracheno, sua moglie, la figlia più grande, due nipoti e un cugino - tutti sarebbero finanziatori dell’insurrezione armata.
Soltanto cinque dei 41 nomi vengono indicati come affiliati alla rete locale di al Qaida. Tutto questo dimostrerebbe quel che andiamo dicendo sin dal princpio della ribellione irachena contro gli occupanti statunitensi, e cioè che gli ex membri del partito Ba’ath e del precedente governo giocano un ruolo chiave nella Resistenza irachena. “Credo che i membri dell’ex regime costituiscano il 40 - 50 per cento dell’insurrezione” ha affermato Diaa Rashwan, un esperto egiziano di gruppi militari. “Le operazioni di al Qaida e del Consiglio di della Shura dei Mujahedin sono solo il 5 - 10 per cento del totale” ha precisato. Rashwan ha detto poi che è “fuori da ogni dubbio” che i veterani dell’intelligence di Saddam e del suo disciolto sistema di sicurezza formino “una parte importante della resistenza irachena ai livelli di comando”. Funzionari Usa hanno inoltre affermato che la percentuale dei ribelli che appartengono ad ‘al Qaida in Iraq’ è relativamente piccola, anche se questa organizzazione ha attirato più attenzione a causa della immagine che la rete terroristica ha in tutto il mondo per l’uso degli attacchi suicidi contro i civili.
Il generale di brigata Jalil Khalaf, che guida le forze irachene nella parte occidentale del Paese, ha invece aggiunto che il largo numero di uomini dell’ex governo di Saddam presenti sulla lista è forse in parte dovuto al fatto che i funzionari Usa e iracheni hanno su questi più informazioni rispetto che ai membri della rete di al Qaida. Alcuni ribelli, viene ancora precisato, potrebbero anche fare parte di entrambi i rami - combattenti della ex Guardia Repubblicana e miliziani di Saddam che gravitano attorno ad ‘al Qaida’, fino alla sua uccisione sotto la direzione di Al Zarqawi, morto il 7 giugno scorso in un raid aereo Usa. “Quello dei cosiddetti ‘saddamisti’ è il più grande gruppo di ribelli e danno protezione riparo ad altri terroristi”, ha invece affermato il portavoce del Parlamento iracheno Khalid al-Attiyah, che ha aggiunto: “Li finanziano e forniscono loro le armi. Sono i più pericolosi”.
Non a caso primo nome della lista pubblicata qualche giorno fa è quello di Izzat Ibrahim ad Douri il primo luogotenente di Saddam nelle forze armate, la cui morte è stata più volte annunciata e smentita e che guida la Resistenza irachena. La moglie di Saddam, Sajida Khairallah Tulfah, è invece diciassettesima in lista, appena dietro la sua figlia più grande, Raghad. Il nuovo capo di ‘al Qaida in Iraq’, Abu Ayyub al Masri, anche conosciuto come Abu Hamza Al Muhajer, è solo il numero 30, a testimoniare il ‘calo di gradimento’ della rete di Osama bin Laden presso atlantici e loro collaborazionisti.
“Saddamisti e ba’athisti sono responsabili degli atti di terrorismo che colpiscono il Paese”, ha detto Abdel Aziz Al Hakim uno dei più importanti politici sciiti iracheni. “Sono il problema principale. Stanno usando il metodo degli assassinii per realizzare i loro obiettivi. Alcuni desiderano riportare l’ingiustizia in Iraq. E in cima alla lista ci sono i criminali ba’athisti”.
Per una ammissione, insomma, c’è sempre la relativa toppa. Non appena infatti si ammette che il Ba’ath guida la Resistenza irachena e, nel contempo, si ridimensiona il ruolo della fantomatica rete di al Qaida – visto che ormai non ci credono più nemmeno i bambini – diventa necessario buttare i seguaci del ‘partito della Rinascita’ iracheno nel calderone del ‘terrorismo’.
A.L.