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    Predefinito Concetto odierno di Democrazia..

    Cosa ne pensate dei sistemi democratici odierni che si sono sviluppati nel continente Europeo?Quali sono le critiche principali che muovete a tali forme di governo,quali falle attribuite ad esse?Sono le democrazie occidentali ad essere sbagliate o è il concetto stesso di democrazia ad essere una chimera?E quali misure adottereste per portare delle modifiche a queste forme di governo?Non dico che si debba per forza bandire il sistema democratico ma ritengo possa essere modificato in base a determinate circostanze o prese di posizione .dite la vostra..

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  2. #2
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    Predefinito Rif: Concetto odierno di Democrazia..

    Citazione Originariamente Scritto da Rinaldo Visualizza Messaggio
    Cosa ne pensate dei sistemi democratici odierni che si sono sviluppati nel continente Europeo?Quali sono le critiche principali che muovete a tali forme di governo,quali falle attribuite ad esse?Sono le democrazie occidentali ad essere sbagliate o è il concetto stesso di democrazia ad essere una chimera?E quali misure adottereste per portare delle modifiche a queste forme di governo?Non dico che si debba per forza bandire il sistema democratico ma ritengo possa essere modificato in base a determinate circostanze o prese di posizione .dite la vostra..
    Quello che il volgo non riesce a comprendere, e sul cui equivoco i potenti speculano, è che “libertà” e “democrazia” sono due concetti dai significati totalmente diversi l’uno dall’altro: la libertà è la libertà – la democrazia invece è un sistema politico. Esemplare è il fatto che i regimi meno libertari dell’ultimo secolo, quelli comunisti, si autodefinissero democrazie. Non a torto, se si considera il significato letterale del termine. Quello che ne faceva un antitesi ad ogni concetto di libertà era la loro interpretazione del concetto di democrazia: la volontà popolare come scusa dietro la quale difendere un oligarchia. Una pianificazione tesa a creare un sistema economico perfetto. Non che i sistemi politici vigenti negli stati odierni ci si discosti molto… Anche oggi, a tutti i livelli, ci si fa scudo della “volontà popolare” come giustificazione delle proprie azioni. Il problema è che la “volontà popolare” non necessariamente riflette la giustizia… inoltre è facilmente manipolabile da chi ha il potere di farlo, soprattutto tramite i sistemi di comunicazione di massa. Non riteniamo necessario dilungarci in esempi, dato che sono visibili quotidianamente, anche se difficilmente percepibili per chi non ne abbia la sensibilità.
    Il fascismo recepisce ciò, e rifiuta etichette di “pianificazione” e di “sistemi economici perfetti” nel senso marxista del termine, sostenendo che è invece il sistema capitalista odierno il risultato del piano di forze economiche e politiche, teso ad impedire quello che sarebbe stato lo spontaneo sviluppo dell’economia, sostituito da un sistema concepito per lasciare il campo aperto a chiunque volesse e fosse in grado di subordinare le masse del popolo ai propri voleri e strumentalizzarle per i propri interessi: la democrazia liberale. La quale, così come la pianificazione marxista, si arroga la pretesa di “sistema perfetto”, e si fa scudo della “legittimazione popolare” dietro la giustificazione della quale ogni azione è lecita (“dittatura della maggioranza”); ciò non riflette certo l’ideale ateniese.
    Aspirazione del fascismo non è la perfezione, ma la realizzazione di un sistema che più si avvicini all’ideale ateniese di “democrazia”, sia in senso politico che in senso economico. Finora le autodefinentisi “democrazie” non sono state nemmeno “dittature della maggioranza”, ma addirittura “della minoranza”, come partitocrazie , plutocrazie , oligarchie , da considerarsi dunque all’opposto rispetto al significato letterale di “democrazia” come “governo del popolo”. Ed a sostenerle per poter manovrare la società sarebbero appunto quelle persone che abbiano la “volontà e capacità di subordinare le masse popolari ai propri voleri e per i propri interessi”, mediante l’aggregazione in club atti allo scopo chiamati “logge massoniche”. Quello che lascia aperta questa possibilità è la regola del sistema elettorale demoliberale, come “gerarchia del numero”, che consente la possibilità di accesso al Potere a prescindere dalle capacità e dai meriti, ma soltanto grazie alla furbizia nel saper manovrare le masse anche utilizzando marionette dotate della capacità di “incantare” gli elettori con la demagogia, la retorica e l’esteriorità oratoria e prossemica.

    “Scegliere il futuro capo di stato tra quelli che sono servili e sottomessi incondizionatamente” (dai protocolli dei savi di Sion)

    E dato che l’accesso all’eleggibilità è subordinato all’appartenenza ad un partito come garante e referente, la necessità di venire a compromessi con esso è irrinunciabile. Dato che lo scopo dei partiti è (o meglio, diviene) il lucro (come in definitiva per ogni altra iniziativa umana, in un modo o nell’altro), per i politici è d’obbligo l’accondiscendere alla volontà di chi li “finanzi”; dall’altro lato, la carriera del politico è determinata da quanto più profitto porti “in cassa” al partito, ed è quindi implicitamente “costretto” alla corruzione, unico mezzo di profitto possibile per un partito politico. L’inevitabile e logica conseguenza che ai vertici dei partiti riescano ad accedere le persone peggiori e meno meritevoli di tutta la società, è conseguentemente scontata. In quanto tali, sono per antonomasia maggiormente manovrabili da chi abbia la capacità di farlo, il quale avrà quindi tutto l’interesse proprio a favorire l’ascesa ai vertici dei partiti ed ai posti di Potere proprio delle persone peggiori e potenzialmente più ricattabili, tenibili “appese per un filo”. Ai cittadini elettori viene quindi solo “concesso” di scegliere quello valutato come “meno peggio” tra quelli imposti dal partito (nel caso ci sia il “voto di preferenza”), ed in altri casi (“lista bloccata”) neppure ciò ma solo confermare quelli decisi dal partito prescelto. Nella farsa delle “primarie” ugualmente si può scegliere solo tra candidati scelti dalle gerarchie partitiche. E non certo scelti sulla base di qualità positive. Ma si tenga conto che, anche non fosse così, solo quelli in grado di incantare le masse avrebbero possibilità realistiche di essere eletti. Classico è l’esempio delle elezioni americane del 1960, quando il favorito (e “predestinato”…) Richard Nixon perse contro John Kennedy a causa di un dibattito televisivo. Non c’è esempio migliore delle opinioni di un acuto osservatore quale Vittorio Emanuele III riguardo la classe politica dell’età giolittiana: “Le doti necessarie per farsi strada nella politica italiana, e poi mantenersi al potere, non hanno nulla a che vedere con le autentiche virtù dell’intelletto e del carattere. Casomai il contrario” .
    Tutto questo si rivela nel “trasformismo” dei più furbi, ovvero non nell’aderire al partito che esprime i propri pensieri, ma nell’aderire a qualunque partito che il potere già lo detenga o che ne abbia la prospettiva; non ci sarebbe da stupirsi immaginando che in un eventuale Italia comunista il dittatore sarebbe stato Giulio Andreotti…
    Il sistema bipartitico presidenzialista stile americano poi, è il meno democratico tra tutti, quello che più di ogni altro mette “paletti” all’accesso al potere, e di conseguenza lo garantisce ai più furbi nel detenerlo. Ciò si ripercuote visibilmente nell’agire pressoché onnipotente dei presidenti ancor più che il peggior dittatore; e solo quando vi è un concorrente diretto alla loro altezza sostenuto da “interessi forti” ancor maggiori, allora le trame di questi fanno cadere, in un modo o nell’altro, quello in carica (casi esemplari: “watergate”, stile “nordista”, ed omicidio Kennedy, stile “sudista”). L’unico freno che gli impedisce di divenire autocrazia è il numero massimo di due mandati presidenziali. Questa sensazione di onnipotenza dei dirigenti ha travagliato tutta la storia degli Usa, non dovrebbe essere necessario citare i casi di Sacco e Vanzetti e dei coniugi Rosenberg per chiarirla. Per non parlare della repressione del dissenso politico, soprattutto durante la “red scare” dei primi anni ’20, il maccartismo degli anni ’50, le rivendicazioni sindacali durante gli anni ’30 spietatamente represse nel sangue, e l’assoluta libertà di intervento militare nelle “repubbliche delle banane” fino agli anni ’40. In tutti questi casi la prassi americana si dimostrò notevolmente peggiore di qualunque dittatura contemporanea! Anche se spesso delegando ad altri, alla mafia ad esempio; prassi che tentarono perfino di esportare in Italia (strage di Portella delle Ginestre, 1948), ottenendovi però risultati opposti e quindi dovendola abbandonare, non essendo riusciti prima a comprendere il diverso concetto che i cittadini italiani hanno dei diritti umani rispetto ai cittadini americani tendenzialmente individualisti. Ciò si rifletteva ampiamente anche nella concezione dei “diritti civili”: un paese nel quale i negri sono rimasti legalmente segregati fino agli anni ’60 (e socialmente anche oltre) si permetteva di fare la morale alle misere leggi razziali italiane??? Ma gli Usa hanno sempre il loro solito “asso nella manica”: scusarsi ufficialmente passata una settantina d’anni.
    Il sistema elettorale liberaldemocratico, basato su elezioni generali a suffragio universale di rappresentanti candidati di partiti, implica un paradosso: se la maggioranza delle persone eleggesse al governo un partito antidemocratico, la democrazia cesserebbe di esistere. Tuttavia se gli altri partiti si opponessero cesserebbe comunque di essere democrazia in quanto andrebbe contro alla volontà della maggioranza; solitamente è questo secondo caso il più praticato, il “sono democratico, perciò comando io!”. Per correggere questo difetto i governanti devono stabilire preventivamente dei precisi limiti alla democrazia, noti come “costituzioni”. Quindi pretendere di applicare una vera democrazia con il sistema elettorale partitico è solo un ipocrita illusione. L’esempio lampante di questo è il colpo di Stato avvenuto nella “liberissima” Repubblica di San Marino nel 1957 . Infatti anche le dittature di tipo sudamericano altro non sono se non fasi in cui a seguito del percorso nel quale le contingenze hanno superato in opportunità le capacità dei poteri forti di determinare la politica nazionale costringendo i governanti (dietro pressione popolare, soprattutto) ad optare per decisioni deleterie alla nazione (come le nazionalizzazioni ad esempio, che è il caso di Allende, oppure al frenare una guerra ritenuta necessaria, come nel caso di Kennedy, o l’apertura al comunismo come nel caso di Aldo Moro), i settori più elitari premono per modificare (nell’interesse della nazione, perché no?) l’andazzo. Non si fraintenda: non vogliamo presentare ciò come un aberrazione, ma come un odierna necessità. Per rimediare ai guasti provocati dal sistema politico basato sull’ignorante consenso universale e quindi sulla demagogia necessaria ad appagarlo. Ad esempio, Enrico Mattei avrebbe voluto svincolarsi dalle logiche economiche mondiali (come aveva fatto la Germania prima del 1914) del prezzo mondiale del petrolio pagando tangenti più alte ai già ricchi sceicchi arabi. Un esempio in piccolo di questo è quando un organizzazione di spacciatori di droga vuole svincolarsi dal suo fornitore territoriale andando ad acquistare direttamente al livello superiore nel mercato mondiale .

    “dopo l’insediamento alla Casa Bianca, George Bush riceve la visita di alcuni generali; essi fanno proiettare un filmato che mostra l’omicidio di John Kennedy ripreso da un angolazione inedita; dopo aver finito di visionare il filmato, Bush chiede: quando avete detto che devo far bombardare l’Iraq?” (barzelletta volgare)

    Solitamente i nuovi presidenti dopo essere stati eletti ricevono la visita di un cosiddetto “killer dell’economia” con “800 milioni in una tasca ed una pistola nell’altra” , e raramente i presidenti optano per la “pistola”… è stato il caso di Salvador Allende, Omar Torrijas, Jaime Roldós, Saddam Hussein… ma non si fraintenda, non è mai una scelta libera: è determinata dall’essere messi tra “l’incudine e il martello” di una rivalità tra poteri in divergenza di interessi tra loro. Anche nel caso uno di questi poteri sia un’opinione pubblica fortemente influente elettoralmente. Un particolare dubbio sorge spontaneo: e Fidel Castro? Dato che è ancora vivo dopo 50 anni, significa che ha scelto i milioni. A buon intenditor… Quale modo migliore per far percepire al popolo americano il comunismo come pericolo reale e vicino? “Can che abbaia non morde”, per quanto riguarda i farseschi ultrapropagandati volutamente dalla stessa CIA tentativi di assassinarlo.

    « I sicari dell’economia sono professionisti ben retribuiti che sottraggono migliaia di miliardi di dollari a diversi paesi in tutto il mondo. Riversano il denaro della Banca Mondiale, dell’Agenzia Statunitense per lo Sviluppo Internazionale (USAID) e di altre organizzazioni “umanitarie” nelle casse di grandi multinazionali e nelle tasche di un pugno di ricche famiglie che detengono il controllo delle risorse naturali del pianeta. I loro metodi comprendono il falso in bilancio, elezioni truccate, tangenti, estorsioni, sesso e omicidio. Il loro è un gioco vecchio quanto il potere, ma che in quest’epoca di globalizzazione ha assunto nuove e terrificanti dimensioni »

    Certo potrebbe sembrare una malvagità che qualcuno intervenga con la prepotenza negli affari interni di uno Stato indipendente, ma si consideri il caso di Panama: lo slogan del presidente Torrijas era “il canale ai panamensi”. Dato che è innegabile che se fosse stato per i panamensi quel canale nemmeno esisterebbe, come possono solamente in virtù della loro fortunata posizione strategica pretendere di monopolizzarlo a se? In caso di possesso panamense sarebbero passati ad essi non solo gli enormi guadagni sui passaggi, ma anche la possibilità di decidere chi può e chi non può passarvi. Lo stesso discorso vale per il petrolio iracheno, per l’oppio afgano e laotiano, per il rame cileno, per lo stagno boliviano…
    Fino alla prima metà del XX secolo per risolvere queste questioni vigeva la “politica delle cannoniere”; successivamente i mezzi subdoli appena indicati; effettivamente non si sa cosa scegliere.

    La potenza militare di aggressione è necessaria ad una nazione per garantire gli interessi (proprietà ed investimenti) dei poteri economici all’estero da atti politici arbitrari. L’esempio più classico è l’intervento anglo-francese in Egitto nel 1956, quando Nasser decise di nazionalizzare il canale di Suez. Gli interventi militari americani nelle “repubbliche delle banane” fino ai primi anni ’40 erano talmente naturali ed ampi che non vale la pena neppure citarne uno a caso. A volte ci si chiede come facciano gli staterelli tipo S. Marino, Andorra, Liechtenstein, Monaco, a sopravvivere tra vicini potenti. Il motivo è lo stesso, in quanto in quegli staterelli sono presenti enormi interessi dei poteri economici internazionali, i quali sono interessati a garantirne implicitamente la difesa. L’esempio è la coalizione che si mosse in difesa del Kuwait nel 1990.
    Non abbiamo compreso nell’elenco degli staterelli la Svizzera in quanto è tutt’oggi una delle maggiori potenze militari del mondo (difatti neutrale non significa “pacifica” come molti interpretano, ma significa solamente che non è legata ad alleanze).

    Una battuta sudamericana dice che ai loro presidenti conviene viaggiare in treno…
    Tutto questo non vale solo per i presidenti nazionali, ma per chiunque abbia un potere dirigista, vedi ad esempio Enrico Mattei, poi sostituito dal più obbediente Eugenio Cefis.
    In definitiva ai fini del nostro discorso, se ne deduce che quando una certa categoria di potenti vuole prendere il potere, lo fa, e questo implica che nella democrazia liberale la libertà non è automatica, ma è “concessa” temporaneamente da queste categorie, fino a che ciò appaga i loro interessi. Ed il fatto stesso che esse tendano a concederla (e la limitino solo quando impellente), significa che ne hanno un interesse a farlo. Questo dovrebbe essere rivelatore sulla “giustezza” della democrazia liberale. Un particolare ci dà la conferma che sono le stesse democrazie liberali odierne ad autorivelarsi come “specchi per le allodole”: in Italia è data ai cittadini libertà di esprimersi su qualunque questione, eccetto su quelle economiche, e quelle di politica estera. Sono difatti espressamente proibiti referendum concernenti questi due argomenti. Non è difficile capirne il perché: per le questioni economiche è assodata l’ignoranza del popolo, il quale in un referendum propenderebbe per decisioni regolarmente aberranti, e gli stessi governanti odierni ne sono consapevoli se ne hanno espressamente proibito la voce in capitolo; per la politica estera, le alleanze italiane odierne non sono volontà nazionali ma sono imposte dai vincitori che ci hanno sconfitti nel 1943, e quindi sono conseguentemente insindacabili dallo Stato italiano e dal suo popolo. L’odierno sistema “democratico” concede la libertà, solo finché chi è al potere ne trova giovamento. Una libertà “condizionata” insomma.

    Un siffatto tipo di democrazia è quindi un “impossibilità razionale”. Pura utopia sarebbe stato pretendere che se il PCI avesse vinto le elezioni i carri armati dei carabinieri sarebbero rimasti fermi nelle rimesse…
    Per il fascismo la libertà non deve essere condizionata alle esigenze dei poteri influenti. Per questo propugna un tipo di sistema democratico basato su una “gerarchia del merito” anziché su quella “del numero”, con un sistema elettorale piramidale in stile organicista anziché al classico suffragio universale. In quanto riconosce che i guasti delle attuali democrazie possono essere oltrepassati solamente eliminando la possibilità di strumentalizzazione della politica da parte di gruppi particolari di pressione personale (compresa l’ignorante opinione pubblica), ovvero impostando le elezioni sul superamento del sensibile sistema partitocratico; prima di tutto perché dovrebbe essere compreso che per le necessità di una nazione non esistono decisioni valide una quanto l’altra ritenute efficaci a seconda solo dei punti di vista politici-demagogici di ogni partito determinati dall’opinione pubblica (o meglio: l’“ignoranza pubblica”) o degli interessi personali individuali, ma selettivamente una soltanto migliore su tutte per la soluzione di ogni data questione. E dovrebbe essere presa al di sopra di ogni tornaconto partitico o lobbistico, in un’insieme di decisioni prese per il bene primario della Nazione Socializzata e secondariamente di tutto il resto del mondo. Questo significa che i “killer dell’economia” non avrebbero più la necessità di presentarsi al presidente di una nazione socializzata, in quanto le scelte migliori, che corrispondono a quelle auspicate dai suoi mandanti, sarebbero già implicite nel programma politico della nazione socializzata; non per ricatto esterno ma per lungimiranza propria. Se oggi esiste questa necessità è perché i politici sotto la pressione del popolo ignorante autoipnotizzato dalla sua stessa propaganda devono fare scelte illogiche che risulterebbero deleterie sia per la nazione specifica, sia per il resto del mondo. I killer dell’economia aggiustano questo difetto con l’unico modo che gli è possibile. Sia chiaro, con questo non si vuole nemmeno dire che la base del sistema economico che essi proteggono sia giusta: essi proteggono le singole scelte per far in modo che, nonostante questo sistema-base, la qualità della vita sia la migliore per il maggior numero di persone possibile. Quindi non è ne da biasimarli, ma nemmeno da lodarli.

    Se ci si chiede a cosa facciano riferimento questi “killer”, si tenga presente il fatto che prima del 1942 non esisteva in Usa un organizzazione statale di servizi segreti; tuttavia gli interessi nazionali erano garantiti, eccome, da qualcuno; tale ruolo era svolto da agenti alle dipendenze delle singole società multinazionali. Quindi non necessariamente queste azioni sono da imputare direttamente alla C.I.A. o alla N.S.A.

    “Poiché i vantaggi connessi a una carica si raggiungono solo attraverso le elezioni, vincere queste ultime è l’obiettivo principale di ogni partito. Tutte le azioni di questi ultimi sono così dirette a massimizzare il numero dei voti. I partiti scelgono l’aspetto ideologico che porta ai voti, e non quello in cui credono, poiché il loro obiettivo è la conquista del potere e non la creazione di una società migliore” (Anthony Downs, “Teoria economica della democrazia”)

    « I fasci italiani di combattimento non sono un partito, ma piuttosto l’antipartito. Non sono un’organizzazione di propaganda, ma di combattimento. Più che al proselitismo, per vendere marchette, tendono all’azione. Non hanno programmi immutabili. Non si propongono di vivere all’infinito. Non promettono il paradiso in terra e la felicità universale. Nella vasta democrazia della civiltà essi rappresentano l’aristocrazia del coraggio. Libertari, sono per necessità antidemagogici. Spregiudicati, sanno andare contro corrente. E’ una associazione di uomini che possono provenire da tutti gli orizzonti perché si “ritrovano” in alcune identità o affinità ideali » (Benito Mussolini, dal discorso tenuto alla prima adunata fascista il 6 ottobre 1919) ----qui?—no----

    L’applicazione della soluzione migliore nella democrazia liberale non è sempre possibile, perché quello che favorisce la collettività nella sua totalità sovente va contro ad interessi di una minoranza. Tutti i politici sanno che una scelta opzionata che vada a favore della collettività aumenta di una misura irrilevante i propri voti, in quanto il corpo elettorale universale è tendenzialmente inamovibile; mentre una che colpisca direttamente un singolo è determinante nel modificare il suo voto. Quindi un partito politico che si proponga di realizzare soluzioni favorevoli alla nazione nel suo complesso ma che colpiscano una determinata categoria, inevitabilmente perderà più voti di quanti ne potrebbe guadagnare; tanto più a seconda di quanto la categoria in questione risulta essere detentrice di capacità di influenzare le intenzioni di voto della massa. Un partito politico opterà per la scelta migliore solo quando le categorie che vi vengono danneggiate siano poco influenti elettoralmente; mentre all’opposto tanto più esse saranno influenti, tanto più il governo sarà disposto a scadere nella qualità delle scelte, arrivando a decisioni aberranti quali l’imposizione di dazi o la dichiarazione di una guerra. Questo non vale solo per le democrazie liberali (che si basano sul sostegno elettorale della maggioranza), ma anche nel caso di dittature (che si basano sul sostegno implicito della parte di opinione pubblica più influente). Quindi il sistema dittatoriale non è un effettiva alternativa a quello democratico, ma solo un suo diverso aspetto. Questo dovrebbe chiarire bene (anche agli stessi fascisti odierni), il senso che Mussolini dava alla sua dittatura, non come fine a se stessa ma contingente delle necessità di ristrutturazione preventiva del sistema sociale italiano per prepararlo alla “terza ondata” dalla quale sarebbero emersi alla luce i suoi veri progetti politici, alternativi alla democrazia liberale ma non certo scadenti nel totalitarismo come soluzione perpetua.

    « Il fascismo è un metodo, non un fine; una autocrazia sulla via della democrazia »
    (Benito Mussolini, 12 novembre 1926)

    Ed è proprio alla ricerca di questa alternativa che cercò di sviluppare un corporativismo moderno, che non a caso successivamente è stato spesso preso in considerazione proprio da quei paesi a cavallo tra democrazia e dittatura alla ricerca di un alternativa alla scelta tra una di esse od al compromesso. E’ il caso dell’Argentina peronista, dell’Egitto nasseriano, del Pakistan di Bhutto, dell’Iran della “rivoluzione bianca”. Tutti questi trassero spunto dal corporativismo codificato modernamente dall’Italia fascista e poi parzialmente applicato in Spagna e Portogallo. Anche in tutti questi paesi sorsero gli stessi dissidi che caratterizzarono anche la compilazione italiana, fortemente edulcorata per non colpire interessi particolari che gli avrebbero tolto il favore dei gruppi influenti sull’opinione pubblica (non sull’elettorato in quanto in quel momento in Italia non vigeva sistema partitico). A causa di questa vaghezza ognuno aveva la sua concezione personale di corporativismo, spesso totalmente opposte nel significato; esemplare è il caso del partito francese Action Francaise, finanziato da un industriale il quale dava al corporativismo il significato di anarchia economica, mentre i militanti lo interpretavano come distribuzione della proprietà: due concezioni completamente divergenti l’una dall’altra! L’evoluzione più interessante fu quella avvenuta nella Spagna franchista e nel Portogallo salazarista dopo il 1945, quando messi alle strette dalla vittoria mondiale della liberaldemocrazia dovettero forzatamente apporre modifiche che soddisfacessero il resto del mondo. Per cui applicarono la “democrazia organica”, basata su elezioni piramidali a partire dal basso. Ma in un sistema dove vigeva l’economia liberista questo comportò che la democrazia organica sfociasse nel “caciquismo” , data l’inevitabile sensibilità alla presenza degli influenti poteri particolari caratteristici del liberismo.


    “Il secolo attuale vedrà una nuova economia. Come il secolo scorso ha visto l’economia capitalistica, il secolo attuale vedrà l’economia corporativa. Non vi è altro mezzo per superare la tragica antitesi di capitale e lavoro, che è un caposaldo della dottrina marxista che noi abbiamo superato. Bisogna mettere sullo stesso piano capitale e lavoro, bisogna dare all’uno e all’altro uguali diritti e uguali doveri” – Benito Mussolini, ai sindacati fascisti, 6 maggio 1928

    Così quando l’applicazione della scelta migliore è impedita da questi ostacoli democratici, ed allorquando sia recepita come impellente la necessità di attuarla, si può agire solo machiavellicamente, come fanno i “killer dell’economia”, con il terrorismo, gli omicidi politici e papali, il “tintinnio di sciabole ”, gli scandali (famoso il caso “watergate” in Usa, e “tangentopoli”, nel nostro piccolo); quelli più sottili sono meccanismi di azione tipici della cultura nordista della massoneria, mentre quella sudista predilige agire palesemente anche se grossolanamente; i colpi di Stato e gli omicidi politici mirati difatti sono una prassi tipicamente sudista, mentre gli scandali ed il terrorismo, tesi ad influenzare psicologicamente le masse, sono una prassi tipicamente nordista. Il “tintinnio di sciabole” rappresenta un utile compromesso per entrambe. Abbiamo accennato all’esistenza di due filosofie differenti della massoneria; molto spesso sono le “guerre” tra gruppi di logge a determinare occultamente gli eventi palesi che accadono nel mondo.

    “Il mondo si divide in tre categorie di persone: un piccolissimo numero che fanno produrre gli avvenimenti; un gruppo un pò più importante che veglia alla loro esecuzione e assiste al loro compimento, e infine una vasta maggioranza che giammai saprà ciò che in realtà è accaduto” (Nicholas Murray Butler )

    L’esempio più eclatante è stata la guerra di secessione americana, le cui cause non sono da identificarsi solo con la questione schiavista (che era solo la più visibile delle differenze) ma fu una guerra tra due diverse concezioni filosofiche dell’economia e della società: quella nordista e quella sudista, che da allora ha acuito la frattura in logge filosoficamente “del nord” e logge filosoficamente “del sud”. Un personaggio come Enrico Cuccia è stato il tipico esempio di massone “del nord”, mentre Michele Sindona incarnava la filosofia di quello “del sud”. Non ci inoltreremo qui, ma ci limitiamo a far presente che basta analizzare la differenza che passa tra questi due personaggi per comprendere i concetti di “nord” e “sud” massonici. La P2 era una “holding” dei due gruppi. Le diverse concezioni culturali della massoneria furono profondamente studiate dal poeta francese Robert Brasillach . Questi parametri sono molto utili a capire in quali periodi sia stata più influente l’una oppure l’altra. Ad esempio, tra il 1969 ed il 1973 ogni dicembre in Italia si preparò un “golpe”, a conferma di una preponderanza sudista; mentre dal 1973 al 1978 il terrorismo di massa la fece da padrone in maniera capillare, avvallando la tesi di una maggior influenza nordista; gli anni 1978-80 furono di transizione, come confermano i conflitti tra le due filosofie (conflitti per quanto riguarda l’Italia, espressisi nella rivelazione pubblica della P2 e nell’omicidio di Mino Pecorelli). Probabilmente anche la morte di Papà Giovanni Paolo I è da inserirsi in questa guerra, e dato che Karol Woitila era chiaramente sostenuto dalla massoneria sudista, ne consegue che Albino Luciani era sostenuto da quella nordista. La conferma dei motivi ci arriva da un fatto contemporaneo: la nascita del sindacato “Solidarnosc” nel paese di Karol Woitila, nel 1980. Da qui ad identificare i mandanti dell’attentato di Alì Agca il passo è breve. Quindi fino al 1992-93 la preponderanza fu sudista, dopodiché nuovamente nordista (tangentopoli, nascita della Lega Nord, e bombe del 1993 in Italia a simbolizzarla).

    La massoneria è come una cipolla. Inutile sfogliarla, sperando di trovare al centro un “grande vecchio” o un cuore che determini ogni strategia; in massoneria tutto è ambiguo e sfuggente, ogni verità è a doppio fondo. Inutile cercare di annettere la contiguità di una determinata loggia massonica a determinati schieramenti politici: i massoni sono, da sempre, presenti indistintamente in tutte le fazioni politiche, in tutte le parti belliche, in tutti o quasi i ceti sociali. L’essere massone non determina una appartenenza sociale o politica particolare, perché l’essere massone è sottostante a queste appartenenze. La massoneria non è un partito politico, è un modo di pensare e di essere. Un modo di pensare “illuminato”. E proprio per questo sdegna tutte le persone esterne ad essa, con i risultati noti.

    Una loggia massonica rappresenta praticamente una Società di Mutuo Soccorso, nella quale persone solitamente scaltre, ricche, e potenti, si riuniscono consapevoli di scopi comuni (anche il semplice arricchimento) e mezzi per raggiungerli, e si organizzano nell’ambito delle proprie rispettive disponibilità in modo da compiere tutte quelle azioni necessarie allo scopo, in quello che è un mercato dove si incontra la domanda e l’offerta di favori reciproci, escludendo a priori chiunque non abbia le disponibilità per “ricambiare”; il tutto velato da un ridicolo paravento di riti ed idealismo illuministico. Il coordinamento di questo mercato è appositamente affidato a gerarchie di persone (“maestri”) che svolgono il ruolo di intermediari tra la domanda e l’offerta di favori, in modo tale che chi è detentore di un potere (di qualunque tipo esso sia) può scambiare questi privilegi con un altro potente, anche senza conoscersi direttamente. Esistono diverse logge e diversi gruppi di logge, ed anche tra esse avvengono reciproci scambi di favori tramite i “gran maestri”, potendo restare il fornitore e l’usufruitore dei vari favori sempre l’un l’altro sconosciuti. Dato che a causa di questo meccanismo tutti i posti di potere arrivano ad essere detenuti da “massoni” è quindi impossibile per chi non sia loro “amico” (anche inconsapevole, perché no?) aspirare ad una carriera che necessiti di consenso. Quindi le “marionette” non necessariamente sono (o sanno di essere, diciamo) massoni effettivi. Molto spesso i “maestri” considerano implicitamente (“all’orecchio”) l’appartenenza di alcuni personaggi importanti affini ai loro intenti . Lo scopo della massoneria palese diviene quindi la referenza per quelli meno conosciuti. Per questo motivo i calibri più grossi dello Stato non risultavano nei noti elenchi della P2. Ma questo non significa che il “gran maestro” Licio Gelli non intrattenesse rapporti anche con loro, anzi.
    Il lavorio di questo sotterraneo labirinto di interessi è favorito dalla democrazia liberale e dal sistema economico individualista, i quali sono a tal scopo sostenuti dalla massoneria, la quale può così determinare le decisioni dei partiti politici e convogliare l’economia verso le proprie specifiche necessità, quindi è comprensibile che i massoni vedano come il fumo negli occhi le teorie distributiste, le quali se applicate toglierebbero potenzialità a questi oscuri poteri per cederle ad una diversa elitè veramente espressa dal popolo e di conseguenza personalmente interessata a fare gli interessi della nazione nel suo complesso. Quindi anche oggi sono gli adepti della massoneria a “remare contro” a qualunque tipo di condizione che muova lo sviluppo economico verso il senso distributista. Difatti la parola fine sulla possibilità di un futuro ad economia distributista la mise la vittoria della filosofia nordista nella guerra civile americana terminata nel 1865, la più avversa delle due al distributismo. Soprattutto nelle Logge del nord era presente in maniera influente una componente che si rivelò particolarmente interessata ad impedire uno sviluppo verso il senso personalista dell’economia mondiale.

  3. #3
    Cacciaguida
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    Predefinito Rif: Concetto odierno di Democrazia..

    Il Potere è sempre uno e indivisibile.
    Qualsiasi etichetta abbiano formulato le elites nel corso dei millenni per giustificarlo.
    Il Potere è sempre uno e indivisibile.
    Che lo eserciti il Monarca individuale, il Monarca-Parlamento o il Monarca-Banche & Multinazionali.
    Una dittatura può essere populista e democratica, una democrazia può essere esclusivista e totalitaria.

  4. #4
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    Predefinito Rif: Concetto odierno di Democrazia..

    Ne penso tutto il male possibile.
    Ma anzichè citare grandi reazionari vi faccio un esempio più 'a bracciata di contadino': ieri mi raccontava una ragazza che gli è stato riportato il tema di italiano in classe, e che la sua compagna di banco nel tema aveva scritto più volte che il muro di Berlino era caduto nel 1889 - e ne era convinta. A questa persona la democrazia garantisce il diritto di voto.

    Morale della storia: il popolaccio non deve avere voce in capitolo in faccende più grandi di esso, il popolo deve essere governato, non può governare.

  5. #5
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    Predefinito Rif: Concetto odierno di Democrazia..

    Citazione Originariamente Scritto da Angelus Mortis Visualizza Messaggio
    Ne penso tutto il male possibile.
    Ma anzichè citare grandi reazionari vi faccio un esempio più 'a bracciata di contadino': ieri mi raccontava una ragazza che gli è stato riportato il tema di italiano in classe, e che la sua compagna di banco nel tema aveva scritto più volte che il muro di Berlino era caduto nel 1889 - e ne era convinta. A questa persona la democrazia garantisce il diritto di voto.

    Morale della storia: il popolaccio non deve avere voce in capitolo in faccende più grandi di esso, il popolo deve essere governato, non può governare.
    Vero, specialmente se penso che il mio voto vale quanto quello di un drogato,di un ignorante analfabeta, di un mafioso, di un violentatore o di un "fetentone" qualunque :gratgrat:iango:
    Non ti curar di lor, ma passa e sputa

  6. #6
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    Predefinito Rif: Concetto odierno di Democrazia..

    Citazione Originariamente Scritto da Rinaldo Visualizza Messaggio
    Cosa ne pensate dei sistemi democratici odierni che si sono sviluppati nel continente Europeo?
    L'unica democrazia decente è quella russa!

  7. #7
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    Predefinito Rif: Concetto odierno di Democrazia..

    Citazione Originariamente Scritto da amerigodumini Visualizza Messaggio
    Il Potere è sempre uno e indivisibile.
    Qualsiasi etichetta abbiano formulato le elites nel corso dei millenni per giustificarlo.
    Il Potere è sempre uno e indivisibile.
    Che lo eserciti il Monarca individuale, il Monarca-Parlamento o il Monarca-Banche & Multinazionali.
    Una dittatura può essere populista e democratica, una democrazia può essere esclusivista e totalitaria.
    Quoto, la democrazia è la dittatura della maggioranza. E chi governa le masse ha anche la maggioranza popolare.

  8. #8
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    Predefinito Rif: Concetto odierno di Democrazia..

    in linea di massima sono d'accordissimo con quanto perfettamente detto da amerigo e jnana.
    però secondo me bisogna soffermarsi un momento sul concetto odierno di democrazia, ovvero la liberaldemocrazia.

    Il liberalismo è, da definizione, "la teoria politica e la filosofia della libertà". Si usa il termine "liberaldemocrazia" in modo generico per indicare "una democrazia che non sia basata esclusivamente sulla volontà della maggioranza ma - anche e soprattutto - sul rispetto delle minoranze".
    (FONTE: Liberalismo - Wikipedia)
    Il liberalismo quindi, imponendo il prevalente rispetto delle minoranze sulla volontà della maggioranza impedisce a chiunque, che si tratti di minoranza, o di maggioranza relativa o assoluta, di costruire uno Stato identitario etico: ogni minoranza ha diritto a seguire in modo pieno il proprio credo religioso e morale. Quindi, sostenere il liberalismo, equivale al sostenere lo Stato ateo, relativista. Questa teoria si basa sul presupposto che nessuno ha il diritto di stabilire cosa sia moralmente giusto e sbagliato nella società.
    Questo sistema sta mettendo in crisi il concetto stesso di democrazia, in quanto tra i cittadini non si riesce più a far prevalere alcuna identità nazionale, tanto che ogni minoranza, ogni gruppo, cresciuto nel Paese o arrivato dall'estero, rivendica il suo diritto di vivere secondo ciò che esso stesso ha stabilito come giusto.
    Gli ideologhi di questo pensiero educano al marchiare come violenti e prevaricatori coloro che esprimono richieste di privilegio di un determinato sistema di valori sopra quello degli altri (=fascismo), sia che questi siano maggioranza (relativa o assoluta) sia che questi siano minoranza. Questa "gabbia ideologica" fa percepire ai cittadini la politica come qualcosa di lontano e sordo alle proprie esigenze: qualcosa di inutile.
    E' quindi contraddittorio, per esempio per un cattolico, sostenere il liberalismo; la religione cristiana e cattolica prevede l'impegno per ottenere una moralità individuale e anche sociale, ma senza possibilità di leggi cattoliche questo secondo requisito scompare. Il "cattolicesimo liberale" è un ossimoro: è come dire "statalismo anarchico".
    Questo riguardo la dottrina del liberalismo ed ora vediamo cosa succede nella democrazia.

    La democrazia è, da definizione etimologica, "il governo del popolo". Secondo questa definizione generica possono essere considerati democratici una grande varietà di forme di governo. Tuttavia qui è criticato un preciso significato di democrazia moderna: "un regime nel quale tutti i cittadini sono eguali senza alcuna distinzione di religione, etnia, sesso, orientamento sessuale, opinioni politiche e condizioni sociali. Nel quale le leggi dunque, scaturiscono dalla pura e semplice volontà della maggioranza." Questa teoria si basa sul presupposto che sia più conveniente che a stabilire cosa sia giusto e sbagliato nella società sia la semplice maggioranza (relativa o assoluta).
    Nelle nostre democrazie occidentali vediamo, talvolta, la presenza di alcune leggi etiche, come per esempio nel caso di leggi che escludono matrimoni diversi da quello monogamo; questa è una contraddizione del liberalismo: sono eccezioni in cui la volontà della maggioranza ha prevalso sui principi liberali. Le nostre società hanno degli aspetti misti, ma questi sono appunto derivanti dal rapporto di forze tra cattolici, liberali e altre religioni.
    Inoltre le leggi etiche eventualmente presenti, che fanno prevalere il principio democratico piuttosto che i principi liberali, sono leggi scaturite dalla maggioranza del momento. Se abbiamo una ampia maggioranza atea, allora quelle leggi saranno atee; se abbiamo una ampia maggioranza cattolica allora quelle leggi saranno cattoliche.
    Pertanto, seppur in misura minore rispetto al liberalismo, è contraddittorio anche il "cattolicesimo democratico", perché implica che il cattolico sarà costretto a subire leggi della maggioranza di turno. C'è anche da precisare che si parla quasi sempre di maggioranza "relativa" in quanto la società tende a dividersi in vari gruppi diversi; pertanto le altre minoranze unite sono di fatto maggioranza assoluta rispetto ad ogni altro singolo gruppo e impedirebbero un privilegio della maggioranza relativa di un singolo gruppo.
    Un cattolico invece, in tema di morale, dovrebbe accettare solo leggi ispirate al cattolicesimo. Questa teoria non si basa sul fatto che in questo modo saranno prese sempre scelte perfette ma si basa sul fatto che il cattolicesimo assicura complessivamente il miglior modo per guidare moralmente la società: dire che nessuno ha il diritto di stabilire cosa sia giusto e sbagliato genera il caos; dire che debba essere l'unanimità è impossibile perché su quasi nulla si riesce ad avere un consenso unanime; dire che debba essere la semplice maggioranza è ancora insufficiente vista la tumultuosità e la manovrabilità di tale semplice maggioranza slegata da un indirizzo morale forte.
    Essere cattolici implica amare il prossimo e questo vuol dire un certo modo di porsi verso coloro che credono a qualcosa di diverso dal cattolicesimo. Fermo restando la necessità di leggi morali cattoliche, in quanto le leggi debbono ispirarsi necessariamente alla Verità, si può tollerare la presenza di ebrei, musulmani, buddisti, indu, come tutti gli altri cittadini, finché non vìolano la legge o vogliono sovvertire l'identità dello Stato.
    L'unica eccezione è per l'ateismo. L'ateismo è una dottrina qualitativamente molto diversa dalle religioni non-cattoliche. L'ateismo è libertinismo sessuale, anarchia morale, negazione del divino e del senso divino della vita. Nella religione cattolica, ebrea e musulmana, il personaggio che più si avvicina a queste idee è Satana. L'ateismo è precisamente l'opposto del cattolicesimo, non è semplicemente qualcosa di diverso, come per esempio l'ebraismo, l'islam o l'induismo. L'ateismo è una totale sciocchezza ed ha un potenziale di pericolosità individuale e sociale molto elevato; è un costante pericolo per le menti più deboli, inducendole all'abbandono della moralità; molte persone possono in qualsiasi momento essere offuscate dalla propaganda atea e commettere errori che portano alla rovina delle famiglie, alla rovina individuale o comunque a commettere errori anche molto gravi. In questo senso, ferma restando la cristiana tolleranza verso chi sbaglia, qualunque siano le sue idee, la legge dovrebbe prevedire forti limiti alla propaganda pubblica dell'ateismo, seppur non vietando l'ateismo in sè e nemmeno la discussione su tale argomento.
    All'interno di uno Stato costituzionalmente cattolico possono essere sostenuti strumenti popolari come le elezioni per determinare una politica economico-sociale vicina al popolo. Tuttavia uno Stato costituzionalmente cattolico è da considerare "autoritario" in quanto attua una distinzione tra cittadini in base alla religione: i cittadini cattolici hanno leggi corrispondenti ai principi fondamentali della propria religione, gli altri no, possono praticare la loro religione solo finché non vìola la legge. In questo senso lo Stato cattolico nega uno dei principi che caratterizzano la democrazia moderna. Inoltre nega anche radicalmente il liberalismo in quanto impone delle leggi ispirate ad una delle religioni dei cittadini.
    Ultima modifica di Odissea; 24-01-10 alle 14:08

  9. #9
    Dio e Po***o
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    Predefinito Rif: Concetto odierno di Democrazia..

    Citazione Originariamente Scritto da Rinaldo Visualizza Messaggio
    Cosa ne pensate dei sistemi democratici odierni che si sono sviluppati nel continente Europeo?Quali sono le critiche principali che muovete a tali forme di governo,quali falle attribuite ad esse?Sono le democrazie occidentali ad essere sbagliate o è il concetto stesso di democrazia ad essere una chimera?E quali misure adottereste per portare delle modifiche a queste forme di governo?Non dico che si debba per forza bandire il sistema democratico ma ritengo possa essere modificato in base a determinate circostanze o prese di posizione .dite la vostra..
    sicuramente abbiamo una democrazia monca , con pochissime garanzie per il cittadino, quasi zero giustizia sociale, e un'apparato di guardia degli interessi dei gruppi finanziari che confligge con i diritti formalmente riconosciuti di una cittadinanza democratica cioè partecipativa.
    ovviamente la cosa che più urgentemente và recuperata è la sovranità monetaria dello Stato.
    non abbiate Paura !
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  10. #10
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    Predefinito Rif: Concetto odierno di Democrazia..

    La democrazia? Fare delle "X" su un pezzo di carta per sfogarsi dopo essersi visti il reality show della politica - ribadisco: ma allora è meglio il Grande Fratello. Dare fiato alla bocca e avere l'illusione di essere liberi - anche se poi si lavora come delle bestie 10 ore al giorno, si è senza casa e tutto il resto. Peccato che si sprechi così tanta carta e che quindi si abbattano così tanti alberi per queste stronzate.

 

 
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