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    Delirio di Calderu$a contro gli indipendentisiti

    Chiedo scusa ai padani




    ROBERTO CALDEROLI
    --------------------------------------------------------------------------------
    Quando con un referendum, in un solo istante, viene bruciato non un progetto ma un sogno come il nostro, che è partito da lontano e che ha dato l'illusione ad un intero popolo di tornare ad essere libero, non si riesce a capire perché sia successo e di chi sia la colpa.Io me le assumo tutte le mie responsabilità e per questo chiedo scusa al popolo padano, chiedo scusa per averlo illuso portandolo su di una strada che, forse, oggi, obiettivamente è da considerarsi come una sorta di “mission impossible”, ma in cui ho creduto davvero: quella strada per cui abbiamo cercato di spiegare a tutto il paese, a tutti i cittadini, da Bolzano fino a Lampedusa, che senza le riforme, senza il federalismo, questo paese sarebbe andato a fondo, anche se non lo hanno capito.In tutti questi anni, come militante e come persona, ho avuto l’onore di vivere tutti i passaggi e tutta la storia del nostro movimento.
    Ho vissuto il passaggio dalla Lega Lombarda alla Lega Nord, il passaggio dal federalismo alla secessione e quello dalla secessione al federalismo.
    Ho vissuto ciascuna di queste fasi e l’ho voluta vivere fino in fondo, compresa quella secessionista e proprio per averla vissuta fino in fondo oggi mi ritrovo ad averne i segni addosso, io come tanti altri.
    Mi riferisco a quei segni come i tanti processi per reati che vanno dalla resistenza a pubblico ufficiale al vilipendio del Presidente della Repubblica o persino del paese, dall’attentato all’unità nazionale fino alla costituzione di banda armata e altre fantasie partorite dalla mente di qualche magistrato.
    Io, e tanti altri come me che hanno vissuto completamente il periodo secessionista, e di questo periodo ancora portiamo i segni, possiamo dire di avere un pedigree e un marchio doc, un marchio di denominazione di origine controllata che, ora, mi consente di parlare, diversamente da chi, oggi, si dichiara indipendentista, ma fino a ieri è stato nutrito e imboccato da mamma Lega, e oggi attacca i suoi rappresentanti istituzionali, solo per il semplice fatto di non aver avuto i meriti e le capacità per poter fare parte di quella che la Lega ha scelto come testa di ponte per la battaglia.
    Costoro, i falsi indipendentisti di oggi, che mai hanno pugnato quando in passato ce ne fu bisogno, devono solo... ...tacere perché a togliere loro la parola ci ha pensato la storia.
    Ho voluto fare questa premessa, perché non è a loro che devo rispondere per l’insuccesso del referendum, ma ai padani che hanno creduto in un progetto e per questo non prendevano uno stipendio, come chi, invece, recentemente è andato a Pontida a contaminare il sacro suolo.
    Agli indipendentisti cercatori di poltrone o di incarichi si risponde con la disinfestazione, come si fa nei confronti degli scarafaggi o dei parassiti.
    Solo al popolo padano si deve dare una risposta e solo al popolo padano io porgo delle scuse.
    Ho creduto, forse ingenuamente, che ci fosse la possibilità di dare una risposta alle legittime istanze di libertà del nord attraverso una riforma della Costituzione condivisa da tutto il paese.
    Ho accettato questa via, quando me lo chiese Umberto Bossi, prima per atto di obbedienza e poi per convinzione.
    Inizialmente non conoscevo la questione meridionale, ma più la studiavo, più la approfondivo e più la mia diveniva un'azione convinta, perché alla fine mi ero convinto che l’unica possibile risposta alla questione meridionale potesse venire solo dal federalismo ovvero da un’assunzione di responsabilità e da uno scatto di orgoglio del popolo meridionale.
    E fui talmente convinto di questo progetto che, nel 2004, andai a candidarmi alle Europee nei due collegi del Sud e delle Isole, andando a fare comizi per ogni piazza: mi sarebbe piaciuto vedere i nostri bellicosi indipendentisti di oggi andare a confrontarsi in una pubblica piazza non di Pontida, sotto le ali tutelari della Lega, ma a Palermo o a Napoli.
    Per due anni ho propagandato il federalismo nel sud e ho fatto i salti mortali per raggiungere un accordo con il primo vero movimento federalista del sud, l’Mpa, che oggi, grazie alla Lega, è arrivato a rappresentare la seconda forza politica siciliana.
    Ci ho creduto e ho dato il massimo, eppure abbiamo perso e per questo chiedo scusa.
    Quando c’è una sconfitta bisogna sempre chiedersi il perché: in questo caso, qualcuno, in maniera troppo semplicistica, ha scelto di addossare la responsabilità agli alleati con cui abbiamo condiviso questo percorso, ma ritengo che non sia così.
    Berlusconi si è impegnato in prima persona e con lui si è mossa tutta la macchina economico-organizzativa di Forza Italia, si è mossa Gianfranco Fini, si è mosso persino l’Udc.
    Ma l’errore che hanno commesso, purtroppo, è stato quello di non averci creduto, di non aver dato seguito alla manifestazione unitaria della Cdl sulle riforme a Reggio Calabria, un evento che rappresentò veramente il fatto nuovo della politica nazionale, come esito e come partecipazione.
    Quella manifestazione si svolse il 24 settembre e da allora al 25 giugno ci sarebbero stati nove mesi esatti per far capire al sud che gli si stava facendo un favore e non un torto a cercare di cambiare il paese.
    Non so se sia prevalsa la campagna di disinformazione della sinistra con le sue “rotture del paese” e le sue “sanità di serie A o di serie B”, non so se il sud non abbia capito o non abbia voluto capire quale opportunità gli veniva offerta.
    Non lo so e di tutto quello verso cui, fino ad un mese fa, prestavo la massima attenzione oggi non me ne frega più niente...
    Con grande rammarico devo prendere atto che il nord ha generosamente teso una mano al sud, ancora una volta, e il sud, ancora una volta, ha risposto mordendogli la mano: come cristiano so di contraddirmi ma sono stanco di offrire sempre l’altra guancia e ufficialmente dichiaro che se qualcuno non dico mi dovesse dare, ma soltanto dovesse tentare di darmi uno schiaffo, beh... io di schiaffi gliene rifilerei due senza saper né leggere né scrivere.
    Oggi viviamo un momento difficile, perché abbiamo voluto perdere le elezioni politiche, perché non può esistere al mondo che una coalizione di maggioranza che ha il proprio Ministro degli Interni si lasci scippare le elezioni sotto il naso in virtù di personaggi che avevano già realizzato la traversata della barricata politica...
    E così, dopo la legnata alle politiche, dopo una legnata alle amministrative, dove abbiamo avuto l’ardire di candidare un ex questore a Napoli e un romano a Torino (con i dovuti ringraziamenti a Buttiglione per il coraggio che ha dimostrato) ora è arrivata la terza legnata al referendum: adesso, però, è arrivato anche il momento di pensare alla Lega e a cosa deve fare la Lega, perché la Lega essendo un movimento non deve rispondere come gli altri partiti ai propri tesserati, ma ad un popolo delle cui istanze si è fatto carico...
    Al di là delle chiacchiere, però, occorre considerare i fatti concreti, ovvero che la maggioranza del paese ha deciso di non cambiare e che la parte che ha sempre tirato la carretta per tutti ha optato invece per il cambiamento.
    Oggi la maggioranza assistita del paese ha detto di no alla nostra proposta e ha optato per una Costituzione votata da nessuno e rimasta in vita solo perché si doveva dire no alla riforma di Bossi, ma questa Costituzione volenti o nolenti è la Costituzione vigente e ora noi chiederemo che venga applicata.
    E in base a questa Costituzione chiederemo con leggi ordinarie, lasciando da parte le riforme costituzionali, che quella parte del paese che ha votato sì al cambiamento possa assumersi la responsabilità di quelle competenze che si sente in grado di gestire da sola, perché questo lo ha deciso il popolo!
    Chi non si sente ancora all’altezza continui a vivere sotto le ali di uno stato centralista che più che pensare allo sviluppo del suo territorio pensa solo a come spennarlo...
    Avevo detto in campagna elettorale che la Costituzione vigente era una Costituzione destinata a non far funzionare il paese ed a spaccarlo: ora avremo la possibilità di toccare con mano cosa c’è scritto davvero in quella Costituzione difesa da Ciampi, da Scalfaro e dal gerontocomio della sinistra.
    Sulla base della Costituzione vigente oltre alle competenze dovranno lasciarci le risorse per poterle svolgere e finalmente potrà partire il federalismo fiscale.
    Nella nostra proposta, bocciata dal referendum abbiamo sempre parlato di un federalismo fiscale solidale, che finalmente consentisse anche alle regioni meno sviluppate di valorizzare le proprie potenzialità.
    Ma ora il testo della nostra riforma non c’è più e quindi viene meno anche il federalismo solidale: resta solo la possibilità di un federalismo fiscale alla catalana dove le entrate andranno direttamente alle regioni e solo una parte andrà poi allo stato nazionale.
    Hanno rifiutato la solidarietà dl nord e ora proveranno l'egoismo non voluto.
    Ma con chi si potrà realizzare questo progetto?
    Qualcuno sostiene che la sinistra tenta di sedurci, ma da questa sinistra non sento che propormi altro che lo stesso modello che noi abbiamo scritto e loro hanno chiesto di bocciare tramite il referendum.
    La politica è l’arte del rendere possibile quello che è impossibile.
    Ma onestamente mi viene difficile pensare di poter dialogare con chi vorrebbe l’ingresso libero per qualunque extracomunitario, con chi vorrebbe dare il voto e la cittadinanza all’ultimo arrivato o i bonus bebè che vanno a vantaggio dei figli fatti da loro ma con i soldi prodotti da noi, con chi vorrebbe la droga libera, i matrimoni gay e le conseguenti adozioni, con chi grida dieci, cento, mille Nassiriya e poi mette un terrorista assassino alle massime cariche istituzionali.
    C’è poi la Casa delle Libertà che ha dimostrato nei nostri confronti lealtà, approvando prima in Parlamento e poi sostenendo tramite il referendum un progetto di riforma costituzionale, ma la lealtà non basta: la Casa delle Libertà è stata fondata su un grande progetto politico, quello delle riforme, un progetto legato ad una coalizione di governo che oggi è venuto meno con le sconfitte alle elezioni politiche e al referendum, per cui ora la coalizione va rifondata, non solo sulla base della lealtà ma sulla base di un progetto politico.
    La Lega sa cosa deve fare e lo farà da sola o con altri.
    Oggi non mi sento di poter dire se questi altri possano essere collocati a destra o a sinistra visto che sono tutti occupati e distratti dalla distribuzione delle “cadreghe” o impegnati ad individuare che cosa faranno da grandi.
    Per questo la Lega oggi lancia un’Opa, un’Opa per la libertà che prima di tutto viene rivolta alla nostra coalizione, cioè quella da cui proveniamo, ma che è aperta a chiunque abbia intenzione di mettere davanti al proprio interesse quello del popolo.
    Per questo aspettiamo risposte: non faccio pronostici ma la prima risposta che mi attendo, quella che deve arrivare prima di tutte, proprio per abbandonare finalmente la logica del centrodestra e del centrosinistra, è quella del popolo.
    Perché se alle legittime richieste che presenteremo sulla base della Costituzione vigente, cioè quella sostenuta dalla maggioranza di governo, non dovessero arrivare le attese risposte allora non potrà che esserci la guerra: non quella fatta con i fucili, che logicamente non avrebbe senso, ma un'altra guerra, quella che porterebbe il popolo, lombardo, veneto, piemontese, friulano, a chiudere per sempre il rubinetto.
    Ma dal rubinetto chiuso cade la goccia: “Sed gutta cavat lapidem”.
    Chiedo ancora scusa per questo progetto che non è andato in porto, anche se ho la certezza di non aver mai tradito le istanze di chi mi ha dato mandato per andare a difendere i suoi interessi: ho avuto a che fare con giocatori che baravano, ho avuto a che fare con gente che è mantenuta da questo stato di cose, ho avuto il torto, da lombardo, di contrattare le cose pensando che davanti a me ci fossero delle persone per bene e invece avevo davanti dei “teroni”.
    E di questo mi scuso, vorrà dire che da ora in poi oltre alla goccia per scavare la roccia utilizzeremo anche il martello pneumatico...


    [Data pubblicazione: 07/07/2006]

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  2. #2
    decolonizzare l'immaginario
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    Questi insistono, sono matti, non hanno capito che NON SONO PIU' CREDIBILI.

    calderoli, bossi, stefani, castelli, giorgetti, SONO POLITICAMENTE MORTI.
    LA loro immagine corrente è VENDUTI A BERLUSCONI, e i fatti attestano questo pensiero comune, quindi DOVREBBERO DIMETTERSI, e se non hanno abbastanza dignità per farlo, soprattutto BOSSI, il principale responsabile della decadenza del movimento, SARA' il congresso (che prima o poi per legge dovrà farsi, a cacciarli DEFINITIVAMENTE).

    bossi, calderoli, castelli, giorgetti, stefani, DEVONO ISCRIVERSI A FORZA ITALIA, quello è il loro partito e la militanza deve cominciare a urlargli forte

    FUORI DAI COGLIONI

    Un bossi che dice io tifo per l'italia, è uno che ha già VENDUTO il movimento e si è iscritto a FORZA ITALIA, di fatto E' COSI', quindi SONO DEI BARI, perchè hanno VENDUTO l'ideale originale alla base della fondazione e costituzione del movimento per trasformarlo in qualcosaltro senza rendere partecipi gli iscritti al movimento medesimo, vendita quindi attuata a insaputa dei costituenti il movimento medesimo, quindi ALTO TRADIMENTO, poi loro lo possono "colorare" come vogliono, la SOSTANZA è quella.

  3. #3
    Ridendo castigo mores
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    abbiamo qui un divertente esempio di " assunzione di responsabilita'" di un capo leghista davanti al suo " popolo" che si puo' sintetizzare cosi':

    non posso negare che siamo SENZA PROSPETTIVE e che non ho concluso niente ma continuero' a dirigervi come se niente fosse ..
    "dammi i soldi, e al diavolo tutto il resto "
    Marx


    (graucho..:-))

 

 

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