Spie, Cossiga vuota il sacco
Cari giudici girotondini, vi svelo una cosa. Io e Moro i terroristi li abbiamo sequestrati, cacciati, incastrati con la droga. E abbiamo vinto. Voi invece...
Caro dottor Spataro, io ho per Lei una grande simpatia, anche se l'ho denunziata e spero che di quella denunzia Lei debba rispondere, a onore degli uomini dei servizi segreti italiani e delle potenze alleate e amiche che ci difendono dal terrorismo (pardon, dalla "resistenza").
Stia certo che io andrei a trovare in carcere chiunque, anche se fosse un giudice, e porterei le arance siciliane e le ciliegie di Vignola prodotte da un mio amico, che non è né della Cia né del Sismi.
Dicevo: io ho per Lei una grande simpatia perché siamo entrambi dei politici. Io lo sono in panni normali e combatto con la parola e lo scritto; Lei lo è nei panni del magistrato che lotta con l'esercizio dell'azione penale e con gli ordini di custodia cautelare.
Da ragazzino io per la Repubblica e la Democrazia Cristiana facevo a botte; Lei non ho ben capito per che cosa, ma forse già allora faceva i girotondi.
Voglio raccontarLe alcune istruttive cose.
Aldo Moro molto si preoccupava di tenere al riparo i cittadini italiani dagli attacchi del terrorismo arabo-medio orientale e palestinese: l'Olp di Arafat non aveva ancora rinunciato a compiere "azioni di convinzione" all'estero contro obiettivi ebraici e occidentali. Si operava nell'ambito del più generale accordo segreto chiamato il "patto Giovannone", dal nome del residente del Sismi a Beirut.
Quando terroristi palestinesi tentarono - con missili terra-aria piazzati nei dintorni all'Aeroporto di Fiumicino - di abbattere un aeromobile civile israeliano dell'El-Al e furono arrestati, Moro intervenne personalmente sul presidente del tribunale, con la cortesia e la fermezza che gli erano proprie, e fece concedere ai terroristi la libertà provvisoria. All'uscita dal carcere vi erano agenti dell'allora Sid che prelevarono i terroristi appena scarcerati, li portarono in un aeroporto militare, li imbarcarono su un aeromobile DC 3 dello stormo dello Stato Maggiore, sigla "Argo", quello di cui normalmente si serve la V Divisione e cioè "Gladio" (mamma mia, "Gladio!") e li spedì a Malta, da dove raggiunsero la Palestina. Arafat ringraziò.
Fortunatamente Lei, dottor Spataro, era impegnato in un girotondo!
Gli israeliani anni dopo ci risposero e fecero saltare in aria l'Argo: pari e patta. Nella "guerra sporca" dei servizi si fa così!
Altra storia. Un magistrato arrestò un giorno il capo del Sid, uomo fedele ad Aldo Moro che era allora presidente del Consiglio dei ministri, e arrivò vicino a scoprire la struttura di Gladio. Moro convocò un giovane ministro che ero io, e gli diede istruzioni di prendere contatto con la famiglia, e di esprimere ad essa e tramite essa la solidarietà del governo al generale. Moro mi diede le indicazioni per impartire all'arrestato le istruzioni su ciò che doveva e su ciò che non doveva dire al magistrato. Il generale fu messo in libertà e delicati segreti di Stato non furono rivelati al magistrato, con e senza password!
E Lei, il dottor Spataro non c'era, perché si allietava a fare già i girotondi contro i futuri Ds, quando il Pci si fosse trasformato in essi!
Colpo grosso oltre confine
Quando diventai ministro dell'Interno, il capo dell'Ispettorato Antiterrorismo mi disse che potevamo fare un "colpo" catturando un terrorista (pardon, un "resistente rosso"!), rapendolo con la forza da un Paese confinante. Diedi l'autorizzazione, i nostri ragazzi penetrarono in "territorio amico", localizzarono il "rapendo", ebbero con lui un conflitto a fuoco e lo trasportarono di forza in territorio nazionale. Al processo il terrorista tacque perché su nostra richiesta il magistrato gli aveva promesso un trattamento di favore.
Lei, dottor Spataro fortunatamente non c'era, perché si riposava dai girotondi.
Sempre io giovane e spregiudicato ministro dell'Interno, mi feci consegnare da un mio più giovane collega straniero in un aeroporto militare di quel Paese un gruppetto di terroristi di destra (questi "delinquenti", e non "resistenti"), e li feci riportare in Italia senza le complicazioni di domande di estradizione e simili. Sempre ministro dell'Interno, escogitai un sistema per far fermare e interrogare sospetti terroristi o loro fiancheggiatori, per i quali i magistrati proprio non ci potevano concedere mandati di arresto e cattura o confermare fermi di polizia giudiziaria (solo dopo un paio d'anni riuscii infatti a far reintrodurre il fermo di polizia, con l'aiuto dei comunisti).
Bustine su misura
E Le racconto un'altra cosa ancora, dottor Spataro. Nella calca delle grandi città, nostri ragazzi dell'Arma o della Polizia facevano scivolare buste di cocaina o di altra droga (in modica quantità!) nelle tasche del ben-capitato di turno. Qualche metro dopo una squadra della Guardia di finanza in divisa, che si trovava per caso di passaggio per servizio antidroga, fermava il sopraddetto, lo perquisiva, gli trovava la droga e lo portava in caserma dove, dopo un sommario interrogatorio sul possesso di droga, insieme a carabinieri o agenti di polizia dell'antiterrorismo in borghese il bencapitato veniva interrogato su fatti di terrorismo... con minor dolcezza!
Gli Spataro non c'erano: erano i tempi degli Occorsio, dei Sica e dei Di Matteo..., quelli che con seri politici, soprattutto democratico-cristiani e comunisti, sconfissero il terrorismo (perdono! La "resistenza"!). Chissà quanti ostacoli alla lotta contro il terrorismo rosso ci avrebbe messo il girotondino Spataro, allora con baffi meno bianchi!
Strizzate il ferito
Andiamo avanti con i ricordi. Dopo un devastante attacco terrorista contro obiettivi israeliani a Fiumicino (il "patto Giovannone" non venne violato!), dopo che gli "steward" e le "hostess" della El-Al fecero fuori tre o quattro terroristi la polizia italiana riuscì a catturarne uno, ferito. Il sostituto procuratore e il capo di una sezione antiterrorismo che mi incontrarono nell'obitorio dove ero andato a rendere omaggio alle salme dei cittadini israeliani (mi scusi, qualche girotondino direbbe "sporchi sionisti"!) uccisi, mi chiesero se ritenessi opportuno che, con l'aiuto degli anestesisti, gli agenti dessero una
"strizzatina" al ferito per farlo parlare, in presenza del magistrato della procura di Roma, che naturalmente non era girotondino ma della sinistra vera.
Il consiglio di dare strizzatine ai terroristi detenuti mi era stato dato anche da un grande capo partigiano, "icona" del Pci e leninista di ferro. Risposi che mi sembrava un'ottima idea.
Meno male che c'erano gli 007
Così fu fatto: e la magistratura "mise dentro" un bel po' di complici dei terroristi (pardon, di resistenti contro il sionismo).
Il "resistente" fu condannato all'ergastolo e fu poi oggetto di uno scambio. Lei, dottor Spataro non c'era, perché aveva ripreso gli allenamenti di girotondo!
Avendo avuto forti insegnanti di diritto costituzionale e di diritto penale (sì, mi sono laureato in diritto penale ottenendo il voto di 110 su 110 e lode, con dignità di stampa!) conosco che cosa sia la legalità ordinaria e la legittimità istituzionale dei tempi di guerra.
Non si affanni a fare indagini, dottor Spataro, perché è tutto prescritto... In conclusione: io, democratico, antifascista e antiterrorista, ringrazio gli agenti del Sismi, quelli della Cia (sì, anche quelli della Cia con le "extraordinary rendition") del Security Service, quelli della BND, quelli dell'SFB che hanno fatto (complimenti!) il bel colpo contro il capo terrorista ceceno. Li ringrazio per il contributo che danno, anche con metodi spicci, alla lotta contro il terrorismo islamico (pardon, la resistenza islamica!)
Spero che Clemente Mastella riesca a salvarsi dalla stretta della lobby politicosindacale dell'Associazione Nazionale Magistrati e a rifiutarsi di inoltrare la domanda di estradizione degli agenti Cia che Lei - insieme al non girotondino conoscitore delle "carte di Montenevoso" - inoltrerete agli Stati Uniti.
Pernacchie americane
Spero che Mastella riesca ad evitare che dall'altra parte dell'Atlantico ci arrivi una pernacchia imperiale!
Sa che cosa mi duole di tutta questa vicenda, dottor Spataro? Che né il governo né il Sismi abbiano dato una mano alla Cia, come quasi tutti gli altri Stati e servizi di intelligence europei hanno fatto!
Con sincera cordialità.
da Libero
saluti
Lo scandalo è il "NON" segreto di stato
La notizia clamorosa non è che il Sismi abbia organizzato insieme con la Cia il sequestro dell’imam radicale Abu Omar a Milano, come ora pare dimostrato da una conversazione tra Marco Mancini e Gustavo Pignero, registrata segretamente davanti a un concessionario Ferrari a Roma e in circostanze più da Totò e Peppino che da spy-story con agenti al servizio di sua maestà britannica.
In fondo la prova del diretto coinvolgimento di Nicolò Pollari e dei servizi militari italiani nella cattura di Abu Omar non fa altro che confermare una cosa che sapevano tutti e che, peraltro, era stata già svelata dalla Cia e indirettamente anche da Condoleezza Rice. I servizi americani avevano fatto sapere che non c’era stata alcuna violazione della sovranità territoriale italiana.
Parole che non significavano molto altro se non “l’abbiamo fatto insieme”.
A Bruxelles, inoltre, il segretario di stato americano aveva spiegato che le catture di terroristi islamici, ovvero le oltre 100 “extraordinary renditions” operate dall’11 settembre a oggi, sono state autorizzate dai governi europei. Ovviamente, non poteva essere altrimenti. Insomma ciò che è successo a Milano, compresa la notizia che il Sismi ne era perfettamente al corrente, aveva tutto il diritto di succedere.
C’era davvero qualcuno che pensava alla cattura dell’imam islamista – accusato di essere a capo di un cellula terrorista europea dalla stessa procura di Milano – e alla successiva partenza di un aereo Cia dalla base militare di Aviano come a un’operazione condotta esclusivamente dagli americani e all’insaputa dei nostri servizi e del nostro governo? Ovvio che no, come tempo fa aveva lasciato intendere il ministro degli Esteri Massimo D’Alema. Nessuno ha mai davvero creduto che il governo Berlusconi e il Sismi di Pollari fossero all’oscuro dell’operazione condotta in Italia da una trentina tra agenti della Cia e basisti del Sismi. Lo scandalo, dunque, è un altro, come abbiamo scritto fin dal primo giorno di questa incredibile vicenda, in cui sotto accusa sono finiti coloro che per mestiere cercano di evitare un attacco terroristico. Lo scandalo, anzi la farsa, non è quella del coinvolgimento del Sismi nella cattura di Abu Omar, è piuttosto il cortocircuito politico e giudiziario e giornalistico per cui non siamo riusciti a difendere una speciale e coperta operazione internazionale antiterrorismo, compiuta insieme con i nostri alleati americani. Lo scandalo è che non abbiamo posto il segreto di stato, come avrebbero dovuto fare Letta e Berlusconi alle prime indagini della magistratura di Milano. Tantomeno abbiamo avuto il coraggio di rivendicare la cattura di Abu Omar, come avrebbe fatto un qualsiasi presidente americano se qualcuno avesse scoperto un’operazione segreta dell’Fbi o della Cia. Non siamo nemmeno riusciti a difendere i nostri servizi segreti, anzi è cominciato uno scontro di potere tra i nostri apparati di sicurezza. Si è tentato di addossare le responsabilità dell’operazione Abu Omar a Marco Mancini, il capo del nostro controspionaggio, ma anche un agente considerato troppo vicino ai servizi americani. Mancini ha fiutato la trappola e si è cautelato registrando clandestinamente un colloquio con il generale Pignero, ove questi conferma a futura memoria che è stato Pollari a ordinare la cattura di Abu Omar.
Ciò che si perde di vista
Ciò che si perde di vista in questa vicenda è la politica di prevenzione di attentati più volte minacciati dalla rete del jihad globale. Ieri, per esempio, i Ros dei carabinieri hanno arrestato a Vicenza quattro guerrasantieri “pronti ad agire”, stando alle parole del ministro dell’Interno, Giuliano Amato.
Si dimentica cioè che la minaccia terroristica esiste, è reale, è concreta, non è la pianificazione di una menzogna buona per spaventare gli elettori babbei e per restare aggrappati al potere.
E’ il mondo alla rovescia, dove diventa un crimine l’aver orchestrato con la Cia la cattura di un islamista radicale. Il risultato diretto di questo ragionamento è che il governo abdica ai suoi doveri e lascia alle procure della Repubblica il compito di decidere che cosa sia buono e giusto per proteggere il paese, un compito che evidentemente non gli spetta. L’attuale governo è in imbarazzo quanto il precedente, perché costretto a gestire una situazione che si sarebbe dovuta chiudere col segreto di stato. Visto che c’è, va usato: avrebbe evitato al Sismi la figuraccia di credere che per fronteggiare l’offensiva della procura di Milano potessero bastare un ufficio riservato e i rapporti di Pio Pompa con la stampa nazionale, compresa Repubblica.
Ferrara su il Foglio di oggi
saluti