
Originariamente Scritto da
Dottor Zoidberg
LA DESTRA SI RISCOPRE CORPORATIVA
La protesta delle categorie e il richiamo della foresta
di Claudio Bellucci
Articolo di Claudio Bellucci pubblicato su L'Indipendente del 7 luglio 2006
Politici, giornalisti, intellettuali: tutti a ragionare su quale possa essere la nuova silhouette di Alleanza Nazionale. Poi, appena il governo tocca le categorie, ecco il riflesso pavloviano: dalla pancia del partito riemerge la destra corporativa. Quella che i padri fondatori di Fiuggi s’erano illusi di aver archiviato sostituendola con inedite aperture al libero mercato. E invece no. L’alma popular veteromissina riaffiora. S’affaccia in piazza Colonna, dove i dirigenti aennini, in processione, si fanno tribuni del popolo tassinaro. Emerge nelle stanze di Montecitorio, dove i gruppi parlamentari di An hanno portato a termine ieri sera la seconda giornata di campagna di ascolto riservata agli ordini e alle categorie danneggiati dal decreto sulle liberalizzazioni.
Due mesi. Tanto c’ha messo la destra a scrollarsi di dosso l’austerità ministeriale e riprendere la mise popolana. Francesco Storace, ex ministro, ex governatore, ha aperto e chiuso la giornata di agitazione dei taxi driver: <<stamattina sono venuto a darvi il buongiorno. Stasera ve do la buonanotte!>>. Fabio Sabattani Schiuma, consigliere romano di An, ha passato una nottata insonne al Circo Massimo per preparare, con quelli del “3570”, il sit in del giorno dopo. Gianni Alemanno, Maurizio Gasparri, Teodoro Buontempo: tutti hanno portato solidarietà ai tassisti. E non è un caso che siano gli stessi ex missini che, all’inizio degli anni ’80, Almirante spedì a frequentare l’istituto di studi corporativi del professor Gaetano Rasi.
<<An s’è svegliata dal torpore delle riunioni e dei convegni ritrovando quel collegamento con i ceti medi che, in passato, avevano già avuto nella destra un punto di riferimento>>. Buontempo spiega all’Indipendente perché il decreto Bersani va quasi benedetto per l’effetto “Gerovital” che sta regalando al partito. <<La destra a Roma raggiunse il 30% non perché gestiva il potere, ma in quanto rappresentava l’anima popolare della città. Era un movimento di opinione e di lotta, al servizio dei cittadini. C’era una fabbrica che chiudeva? Arrivavamo noi. In un quartiere mancava il pronto soccorso? Ecco organizzato il corteo di protesta>>. Bei tempi andati. Gli stessi che rievoca Annalisa Terranova sul Secolo d’Italia: <<tra i tassisti e la destra, erede di proteste di piazza altrettanto popolari, si è stabilito un feeling duraturo. Un feeling che risale al 1998, quando il sindaco Rutelli tentò la liberalizzazione delle licenze scatenando la reazione dei seimila tassisti capitolini>>.
Ma la destra corporativa trova declinazione anche nelle ovattate stanze del Palazzo. Per due giorni, una delegazione di Alleanza Nazionale guidata dal capogruppo Ignazio La Russa e composta dai deputati Maria Grazia Siliquini, Antonio Mazzocchi e Riccardo Migliori, ha ascoltato le ragioni degli ordini professionali. Una sorta di confessionale, cui hanno partecipato i rappresentanti di avvocati, ingegneri, commercialisti e farmacisti. <<I professionisti – ha dichiarato la Siliquini – hanno lamentato sia la totale assenza di concertazione sia l’esautorazione del ministro competente in materia, cioè il Guardasigilli>>.
Insomma, è questa la rifondazione della destra annunciata da Fini la scorsa settimana? Difficile a dirsi. Certo non siamo alle soglie di una svolta liberale. Il filone crociano, pur compreso nelle tesi fiuggine, s’è esaurito ben presto. Non è un caso che oggi, in Alleanza Nazionale, a difendere il libero mercato siano rimasti in due: l’ex missino convertito alla scuola di Milton Friedman, Adolfo Urso, e la lib-chic Daniela Santanchè.