| Venerdi 7 Luglio 2006 - 14:14 | Francesco Fatica |

Quando, nel 1945, lo Psicological Warfare Branch contribuì in maniera essenziale alla vittoria degli Stati Uniti contro l’Europa, vestendo i bombardieri degli ideali liberali e costruendo il mito della “liberazione”, pochi avevano veramente capito cosa si nascondeva dietro questi ideali sbandierati da giornalisti, “opinion makers”, assoldati via via al seguito delle truppe.
Oggi cominciamo a capire che siamo caduti invece in potere della dittatura più cinicamente feroce che sia mai stata espressa dalla storia.
La massa del “popolo bue” si lascia irretire da “circenses” come i campionati mondiali invernali o ancora di più dai campionati mondiali di calcio, unica valvola di sfogo ad un certo nazionalismo d’accatto.
Ma intanto il centro di potere finanziario, nascosto ai più, dirama i suoi ordini, conditi da irrecusabili bigliettoni di banca.
Venerati uomini politici, partiti accreditati dalle “istituzioni” vengono governati da un fiume inestinguibile di sovvenzioni, che alimentano sotterraneamente la vita politica delle nazioni. Questa è la “democrazia” che viene largita al “popolo… sovrano”.
Benito Mussolini ci aveva spiegato che si tratta di demoplutocrazie.
Ebbene la “Power Élite”, il potere occulto insediatosi nelle Banche Centrali delle più importanti nazioni, possedendo la sovranità monetaria, ha immense disponobilità finanziarie, tali da poter asservire la politica mondiale. Nondimeno è capitato talvolta che qualche politico o stato sovrano abbia tentato di ribellarsi. Finora nessuno ci è riuscito, mi pare, se escludiamo Hitler e Mussolini.
Tuttavia l’onorevole Ron Paul di fronte alla “House of Representatives” (15 febbraio 2006) in un lungo e dettagliato discorso, ha pronosticato la fine dell’egemonia del dollaro, infatti secondo questo illustre politico ed economista americano, l’impero del dollaro, attraverso la stampa di cartamoneta al di sopra delle possibilità di beni reali americani permette di acquistare sui mercati esteri le merci che necessitano, senza dover fare la fatica di produrle, ma ciò sta portando “ a una dislocazione produttiva dell’economia, sia nazionale che internazionale “ e ciò vale per quel che ci riguarda anche per l’Italia.
Infatti Maurizio Blondet conferma e ci spiega: “Il fenomeno è di portata storica: non emigrano gli uomini, ma i posti di lavoro. Centinaia di migliaia di posti vengono risucchiati dalla Cina ed India; non sono solo lavori non qualificati, i meno pagati, che laggiù costano ancora meno; sono posti ad alta qualificazione e contenuto tecnico, perché nel corpo del terzo mondo indo-cinese esiste un primo mondo ( che si contenta però di paghe da terzo mondo ) di laureati con invidiabile livello tecnico, alta qualità di educazione e saperi moderni. Ma così facendo, il capitalismo si dirige verso il proprio suicidio: poichè i lavoratori con potere d’acquisto calante diventano sempre meno capaci di acquistare le merci che il capitalismo produce in volumi sempre maggiori.”
Importare beni reali esportando dollari - o anche, nel nostro caso, euro - può rappresentare un vantaggio nell’immediato. I paesi esportatori sono diventati dipendenti dai nostri acquisti, indispensabili per la loro crescita. E pertanto entrano a far parte del gioco, alleati nella prosecuzione della frode monetaria..

Le élites del mondo monetario, attraverso le trattative delle autorità americane, strinsero negli anni ‘70 un accordo con l’OPEC fissando il prezzo del petrolio esclusivamente in dollari per tutte le transazioni mondiali. Questo éscamotage agganciò il dollaro al petrolio, il cosiddetto petrodollaro.
L’America, pur non occupando direttamente terre straniere, ha sparso truppe in giro per 130 stati del mondo. E vuole aumentare il suo potere nelle zone petrolifere mediorientali, pur non dichiarando il possesso diretto delle risorse naturali, semplicemente pretende comprare quello che vuole pagando con la sua cartamoneta e i paesi che si oppongono lo fanno a loro rischio e pericolo.
L’accordo con l’OPEC, riguardante la determinazione del prezzo del petrolio esclusivamente in dollari, diede forza artificiale alla moneta statunitense, che divenne valuta mondiale. Di conseguenza si creò una forte domanda che assorbì enormi quantitativi di moneta emessi dalla Federal Reserve ogni anno. Nell’ultimo anno la massa monetaria è aumentata di oltre 700 miliardi di dollari.
“Questa artificiale domanda di moneta, insieme alla nostra strapotenza militare, ci permette di occupare una posizione di controllo sul pianeta intero.- riconosce sinceramente Paul e ancora ammette: - Prendiamo a prestito più di 700 bilioni di dollari all’anno dai nostri cari benefattori, che lavorano sodo e ci danno beni in cambio di carta. - e aggiunge onestamente pure - La nostra strapotenza militare è diventata l’unica contropartita reale alla carta dei nostri dollari.[…] non possono fare altro che accettare la banconota che noi dichiariamo di essere l’”oro”del XXI secolo. Ecco perché quei paesi che provano a sfidare questo sistema - come l’Iraq, l’Iran e il Venezuela - diventano nostri obbiettivi per un cambio di regime.”
Infatti questi paesi avevano tentato di svincolarsi dalla schiavitù del dollaro, arrivando a proporre la vendita del petrolio in euro. Gravissimo delitto! Asse del Male!
Ciò non significa, però, che la difesa della supremazia del dollaro fosse l’unico fattore che determinò la seconda guerra del golfo, e neppure è l’unico fattore che sta per determinare da solo la prossima aggressione all’Iran. Le ragioni per fare la guerra sono state e sono complesse. La protezione delle forniture di petrolio ha influenzato per decenni la politica estera americana, proprio per quanto riguarda il medioriente, ma la presenza israeliana ha avuto il suo peso; conta molto il progetto dei neo-conservatori per ricostruire la geopolitica del medioriente. L’influenza Israeliana e in particolar modo quella dei Sionisti, ha giocato un ruolo determinante.

In America c’è chi prevede ancora un grosso attentato, paragonabile a quello alle “Torri Gemelle”, probabilmente addirittura un attentato atomico; sarebbe necessario per creare la reazione emotiva che permetterebbe l’aggressione all’Iran.
Infatti si sta già provocando una psicosi di massa negli USA con la graduale imposizione di un clima di stato di assedio: è già stata mobilitata la FEMA, cioè la protezione civile americana, e sono in immediato programma esercitazioni obbligatorie di ricovero in tanti bunker antiatomici, quegli stessi approntati da Truman negli anni 50, in piena guerra fredda. E’ perfino previsto di rinchiudere ermeticamente in un bunker in caverna, appositamente attrezzato, anche il governo americano, che potrà impartire le direttive agli organi esecutivi attraverso reti di comunicazione già predisposte per assicurare la cosiddetta “continuity of governement” prevista durante un attacco atomico.
Può sembrare a molti una ridicola esagerazione di fantapolitica, ma tutto apparirà più credibile e reale se si pensa che, già da un sondaggio del 2005, il 62% degli americani considera Bush il peggior presidente della storia degli Stati Uniti. E anche peggio, in un rapporto “segreto” – evidentemente non abbastanza segreto - riservato ai soli membri del partito repubblicano, su come salvare il partito dal disastro atteso per le elezioni di medio termine, come ci ha rivelato il ben informato Maurizio Blondet, si adombra un attentato per “validare” il presidente e “unire l’opinione pubblica” intorno a lui”come accadde l’11 settembre”.
E qui voglio spiegare e ribadire che si è utilizzato l’attentato dell’11 settembre per infiammare la reazione popolare. Ma l’attentato non fu casuale, come potrebbe credere un qualsiasi benpensante essere umano; ma era stato addirittura organizzato, con cinismo ancora più nefando, dai servizi segreti pakistani, alleati degli USA e agli ordini della CIA, strumentalizzando alcuni kamikaze mussulmani di bin Laden. Incredibilmente, si tratta sempre dello stesso Osama bin Laden che frequenta ospedali statunitensi, nonostante sia ufficialmente classificato come il terrorista N° 1, il nemico ricercato speciale, che sfuggirebbe, secondo i rapporti ufficiali, ad ogni ricerca.
Ma non dovremmo meravigliarci di niente; l’attività della CIA può risultare più romanzesca della fortunata serie dei mirabolanti film su “007”.
Nel luglio 2001 Osama Bin Laden fu ricoverato, infatti, nell’ospedale americano di Dubai. Il 10 settembre, poi, bin Laden, sempre lui, si sottopose a dialisi a Rawalpindi in un ospedale militare pakistano, nonostante il Pakistan fosse, e lo è ancora, alleato degli U.S.A. e i servizi segreti militari pakistani (ISI) collaborassero e continuino a collaborare strettamente con gli Stati Uniti.
Tutto attestato e garantito dal professore canadese Michel Chossudovsky, docente di economia all’università di Ottawa, nel suo documentatissimo saggio Guerra e globalizzazione – Le verità dietro l’11 settembre e la nuova politica americana, (EGA, Torino, V ediz. 2006.). Egli infatti sostiene e documenta che la cosiddetta “guerra al terrorismo” americana nasconde una trama di interessi privati che mirano ad estendere il sistema del mercato globale, aprendo nuove frontiere economiche alle multinazionali che dominano gli U.S.A. e alimentando la crescita del complesso militare-industriale americano. Lo stesso Autore fa una dettagliata analisi dei retroscena degli attacchi dell’11 settembre alle “Torri Gemelle” dimostrando la complicità dei servizi segreti pakistani agli ordini della Cia.
In definitiva per creare un casus belli non si esitò a produrre la strage di oltre cinquemila persone. Cosa sono le persone di fronte al valore (?) “primario” del danaro che serve poi per dominarle?

L’on Ron Paul, nel suo torrenziale bisogno di vuotare il sacco, afferma che le motivazioni apportate per giustificare gli attacchi a Saddam erano false, in particolare:”Nonostante non ci fosse nessun esplicito collegamento al 9/11, o evidenza di armi di distruzione di massa, il supporto della Nazione per giustificare la deposizione di Saddam, così come quello del parlamento, fu ottenuto attraverso distorsioni o false rappresentazioni dei fatti.”
Ma Paul, per carità di patria, non arriva ad ammettere la complicità della CIA nell’attentato “dell’11 settembre”. Eppure non poteva non aver letto il libro di Michel Chossudovsky, stampato in Canada fin dal 2.000.
Son certo chenon può essere sfuggito ai politici italiani un libro che fa luce su tanti retroscena della politica americana, nelle sue cinque edizioni, ripetute in Italia dal 2002 al 2006 – e pubblicizzato anche su “Rinascita”- il fatto è che tanto Berlusconi che Prodi sono bloccati nella loro posizione di vassallaggio e non possono scandalizzarsi. Continua così indefettibile la loro obbedienza disciplinata e cieca. Oggi come ieri.
Non possiamo certo lasciarci abbagliare dalle sfrontate dichiarazioni di Prodi in Senato sulla volontà di svincolarsi dall’”Europa delle Banche”. Il volpone della politica è ben affiancato dagli stessi che dieci anni fa svendettero alle Banche i “gioielli di famiglia”; bisognerà continuare l’opera, si parla dell’ENI. La Goldman Sachs non può aspettare a lungo. Ci dichiarano perciò sempre più insistentemente di aver scoperto un vero disastro finanziario, un grosso buco nel bilancio; sarà necessario assolutamente correre ai ripari: svendere in fretta e senza poter pretendere troppo, alla fin fine la Goldman Sachs ci fa un favore.
Un grosso favore, non è vero Professore? Ma facciamo presto per piacere, onde evitare la concorrenza di Berlusconi & C.
E intanto prepariamoci ad andare a combattere e morire in Iran. E non dimentichiamo l’Afghanistan. Per favore.

Non abbiamo alcuna speranza? L’on. Ron Paul ammonisce:
“Ma verrà il giorno in cui il dollaro - a causa del suo deprezzamento - verrà accettato un po’ meno felicemente dagli Stati stranieri, o verrà addirittura rifiutato.”
Francesco Fatica