DPEF VARATO. FERRERO NON FIRMA, TIMORI PER TAGLI ALLA SPESA SOCIALE
Ansa
ROMA - Il Consiglio dei ministri ha "totalmente condiviso" l'impianto del Documento di programmazione economica e finanziaria, al quale ha appena dato il via libera. E' il ministro dell'Economia Tommaso Padoa Schioppa ad assicurarlo durante la conferenza stampa di presentazione del Dpef. Ma l'unanimità, evidentemente, non c'é stata. A romperla è stato il ministro comunista della Solidarietà sociale Paolo Ferrero, che non condivide il documento. Lo dichiara lo stesso Ferrero e spiega perché in una nota: il Dpef "non garantisce che l'azione di risanamento non si traduca in un taglio della spesa sociale", a partire da sanità e pensioni.
Le obiezioni di Ferrero, nel corso del Consiglio, hanno costituito un pezzo importante della discussione. Al ministro di Rifondazione comunista il presidente del Consiglio, a quanto si apprende, ha replicato dicendo di comprendere il suo punto di vista ma assicurando che nessuno intende toccare le fasce più deboli colpendo lo stato sociale e che comunque il Dpef è solo una cornice entro la quale tutti, governo e parti sociali, continueranno a lavorare nei prossimi giorni per definire soluzioni condivise e non penalizzanti. Non è dunque necessario, ha detto Prodi, fare drammi e fasciarsi la testa prima che si sia rotta. Dopo il Consiglio, Ferrero si è soffermato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta e con il sottosegretario all'Economia Nicola Sartor.
Rifondazione Comunista ha dunque reso esplicito il dissenso verso il provvedimento che prefigura una finanziaria da 35 miliardi da reperire anche, o soprattutto, con interventi strutturali su pubblica amministrazione, previdenza, sanità ed enti locali. Il segretario Franco Giordano chiede un "percorso di consenso", ma non manca di sottolineare l'apertura verso le richieste dei sindacati con l'innalzamento del tasso programmato di inflazione al 2%, mentre il sottosegretario allo Sviluppo economico Alfonso Gianni contesta proprio l'impianto del documento, prefigurando una manovra da 15 miliardi, invece che da 35, senza l'obiettivo di abbattere da subito il debito. Anche Verdi, Pdci e sinistra Ds, però, non mancano di esprimere preoccupazioni.
L'impressione è che si stia componendo un complesso gioco delle parti fra le componenti della coalizione di maggioranza e le organizzazioni sindacali, nel reciproco timore di ognuno di essere scavalcati da qualcun altro nella rappresentazioni degli interessi delle categorie sociali di riferimento. Il tutto nella consapevolezza che non si può superare un certo limite di dissenso, se non si vuole mettere a rischio la tenuta del governo, e che comunque interventi correttivi e strutturali saranno inevitabili.
Il segretario del Pdci Oliviero Diliberto esprime preoccupazioni, sottolineando che i contenuti della manovra "non sono quello che chiedeva la nostra gente", ma rimanda alla finanziaria la "battaglia" per cambiare i punti di dissenso. Per i Verdi il sottosegretario all'Economia Paolo Cento esprime "insoddisfazione" per i tagli prefigurati, sulla parte del documento relativo alle politiche sociali, mentre Natale Ripamonti raccomanda che i tagli non ricadano sulle fasce più deboli della popolazione. Dalla sinistra Ds fa sentire la propria voce Cesare Salvi che, condividendo le preoccupazioni dei sindacati, raccomanda "concertazione, concertazione, concertazione".




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