"Il Gazzettino"
Vice-governatore Zaia, torna alla ribalta la proposta di Treviso Provincia autonoma. Ma sette anni fa, da presidente della Provincia, lei aveva lanciato una raccolta di firme sul tema.
«Era il 1999 e c'era il governo di centrosinistra. Furono oltre 80mila le sottoscrizioni raccolte, ne consegnammo più di 60mila il 25 agosto 2000. Una partita chiusa con grande soddisfazione: fu l'unica richiesta protocollata dalla Corte di Cassazione, perchè serviva almeno il 10 per cento degli aventi diritto al voto».
Fu anche la prima iniziativa clamorosa in stile-Zaia.
«Eravamo partiti da un presupposto: all'epoca la Provincia autonoma di Trento, con 450mila abitanti, godeva di quattromila miliardi di lire l'anno di trasferimenti statali. Treviso, con quasi 800mila abitanti, di seicento. I conti non tornavano. E facemmo l'iter per bene, consegnando alla fine la proposta di legge al Senato. La devolution nacque a Treviso, lo dico con orgoglio».
Ma allora che fine hanno fatto quelle carte? Non se ne è più sentito parlare.
«Formalmente la proposta di legge esiste ancora, ma non è mai stata messa all'ordine del giorno del Parlamento. Per questo ai primi di settembre incontrerò il presidente della Camera Marini».
Possibile che il blocco leghista non abbia saputo portarla avanti? Sarebbe stato più facile, fino a qualche mese fa.
«Per i primi quattro anni e mezzo c'era il centrosinistra, con la scusa pronta che la bicamerale si stava già occupando delle riforme istituzionali. Poi il governo di centrodestra ha subito affrontato la devolution».
E adesso?
«Adesso c'è la battaglia per il Veneto autonomo, sacrosanta. Ma questo comporta che si può tornare alla carica per la Provincia».
Ma questa richiesta era ed è supportata da considerazioni soltanto ideologiche o ci sono anche motivazioni diverse?
«La Costituzione non prevede alcun divieto di creazione di altre entità autonome. Anche il recente dibattito sul Lombardo-Veneto lo testimonia. Già all'epoca dissi che immaginavo il Veneto come una federazione di province autonome. Ma Roma è Roma, anti-autonomista e ladrona.
Uno slogan storico della Lega. Pare di capire che la devolution varata dal centrodestra non vi abbia soddisfatto.
«Me lo dicono molti militanti. E io faccio notare che a livello nazionale la Lega aveva il 3,9 per cento. Come si fa a guidare un'azienda con nemmeno il 4 per cento delle azioni? Abbiamo difeso strenuamente gli interessi del Veneto, ma non è un mistero che il progetto della Lega non era quello che abbiamo votato. Anche perchè abbiamo perso anni in discussioni sterili: con gli avversari, ma anche con gli alleati».
Ora è Ennio De Pieri, di Progetto Nordest, a chiamare alle larghe intese per rilanciare la proposta della provincia autonoma.
«Il treno dell'autonomia è fatto di tanti vagoni. Che ci sia o meno De Pieri, non cambia molto. L'importante è che il mastro pasticciere, che ha preparato una squisita torta, non venga scambiato con il commesso che adesso la mette sul banco. Tra l'altro, non ho memoria che De Pieri all'epoca abbia firmato quella proposta. A Progetto Nordest dico: benvenuti in scia, tutte le forze sono utili. Ma mi pare che non abbiano molti rappresentanti a Roma per farsi valere. Anzi, hanno il centrosinistra, visto che l'hanno fatto vincere».
Anche il governatore Galan spinge per l'autodeterminazione. Forza Italia sarà con voi?
«Galan crede fermamente nell'autonomia del Veneto. E in ogni caso i governatori avranno un ruolo fondamentale in questa battaglia. Quello che le Regioni riusciranno a ottenere ricadrà a cascata sulle Province e sui Comuni».
Farsi seguire da An e Udc sarà più duro.
«Gli esponenti trevigiani e veneti di questi due partiti hanno sicuramente a cuore l'autonomia, ma devono fare i conti con vertici nazionali romanocentrici. Capisco le difficoltà di An che prende i voti al sud e deve dare risposte al nord. A proposito di Roma, posso tornare anche sulla questione prefetti?».
Prego.
«Faccio notare che il loro ruolo di coordinamento dell'ordine pubblico è previsto dal testo unico di pubblica sicurezza del 1936, lo stesso che per esempio vietava a due ciclisti di procedere affiancati per timore di cospirazioni. Nel 2006, cioè settant'anni dopo, può essere valutata l'idea di dare questi poteri al presidente della Provincia, visto che l'ambito territoriale è uguale? Poi stiamo tutti a guardare la tv con l'acquolina in bocca perchè Giuliani e Bloomberg ripuliscono le città dalla delinquenza. Diamo anche qui gli incarichi a chi ha poteri amministrativi: tenere aperto o chiudere un centro sociale o controllare gli immigrati sono scelte politiche locali. La vedete la differenza tra Gobbo-Gentilini e Zanonato, il sindaco di Padova, e tra come sono tenute le rispettive città?».
Ma un giorno Muraro chiede poteri di ordine pubblico per il presidente della Provincia e l'indomani lei parla di sindaci. Non state facendo un po' di confusione?
«Ma no, è la stessa cosa: il presidente della Provincia, responsabile a livello globale, coordina i sindaci. Muraro ha formulato una richiesta legittima, da amministratore maturo».
La Provincia ha già una convenzione con un istituto di vigilanza privata per sorvegliare i suoi edifici.
«Anche quella l'ho varata io. Per legge i pattugliamenti spettano solo a polizia e carabinieri. Però io, come ente pubblico, ho il diritto di proteggere le mie proprietà. Ed ecco che quaranta guardie di notte e venti di giorno controllano gli immobili della Provincia. Non abbiamo avuto praticamente nemmeno imbrattamenti di writers alle scuole».
Battuta: abolendo il prefetto, a Treviso si risparmierebbe anche una bella casa in affitto.
«Nulla contro le persone, ma la storia della casa del prefetto qui è stata veramente pirandelliana: l'uomo che vive nella giara che non si sa se spaccare o no. Mi pare che le soluzioni proposte per liberare Borgo Cavour fossero più che dignitose. Basta con le Versailles, spero che Muraro trovi un accordo ragionevole con il successore del dottor Labia. Faccio notare che il dottor Capocelli, prefetto di Pordenone, lì vive in un appartamento e ha tenuto il ricevimento per la festa della Repubblica in un agriturismo».
Vittorio Capocelli è proprio uno dei nomi che circolano come nuovo prefetto di Treviso.
«Queste cose non mi riguardano. Con tutte le proposte che ho fatto contro i prefetti, non ho titolo per parlare di loro». Alessandro Comin




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