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    Thumbs up Eric Voegelin, grande maestro

    Un grande maestro del pensiero conservatore, nella cui opera è dolce naufragare......

    Eric Voegelin,
    o l’anti-ideologo



    Mentre la maggior parte dei suoi scritti resta purtroppo intradotta in italiano, esce la versione di un volume prezioso. Perché la sua analisi della scienza della politica e della storia del pensiero è il vero antidoto all’ideocrazia. Forse per questo da noi resta poco conosciuto

    di Marco Respinti

    Il Domenicale 1-07-2006


    Per Augusto Del Noce la Modernità è «la storia dell’espansione dell’ateismo», eppure non si tratta affatto del sogno nostalgico e passatista di tempi belli ma andati. Lo spiega bene Eric Voegelin affermando che «essenza della Modernità» è «il dipanarsi dello gnosticismo». Così ne La nuova scienza politica (meglio sarebbe, restando all’originale, “La nuova scienza della politica”), pubblicato in traduzione italiana nel 1968 a Torino da Borla e non a caso preceduto da un saggio di Del Noce su Eric Voegelin e la critica all’idea di modernità. Da cui si evince peraltro l’idea – fondamentale – che un conto è la Modernità e un conto l’evo moderno.
    Ora, La nuova scienza politica è un libro che, nella produzione voegeliniana, fa il paio con Science, Politics, and Gnosticism, forse il testo più agevole (anche se non agile) dello studioso tedesco-americano, in italiano pubblicato come Il mito del mondo nuovo: saggi sui movimenti rivoluzionari del nostro tempo (introduzione di Mario Marcolla, Rusconi, Milano 1970; n. ed. con introduzione di Francesco Alberoni, 1990). In essenza è una grande, grandiosa (ri)affermazione del principio di realtà. Le cose – cioè – sono e non possono non essere, e anzi sono così come sono nonostante ogni tentativo di oscurarle, di trasformarle o di contrabbandarle semanticamente. Come appunto fa quello che Voegelin definisce “gnosticismo”.
    La produzione voegeliniana è a dir poco monumentale, fatta di monografie d’importanza capitale e di due cicli colossali. Vale a dire i cinque volumi dell’interrotta Order and History (in italiano la sua pubblicazione resta parziale, episodica e frammentata) e gli otto dell’incompiuta History of Political Ideas, a cui lo studioso lavorò alacremente negli Stati Uniti dal 1938 al 1958 e che sono rimasti inediti anche in lingua inglese fino al 1997-1999. Tranne una scelta – brillantissima – di alcuni saggi, pubblicati nel 1975 a cura dello scienziato della politica John H. Hallowell con il titolo From Enlightenment to Revolution e in italiano, a cura di Dario Caroniti, con il titolo Dall’illuminismo alla rivoluzione (Gangemi, Roma 2004).

    L’ordine della storia

    Solo a dieci e più anni dalla morte dello studioso, infatti, la University of Missouri Press di Columbia è riuscita a pubblicare, a partire dal 1997, The Collected Works of Eric Voegelin – dei 34 volume previsti rimane ancora da pubblicare solo il 29° – e questo per iniziativa dell’instancabile Beverly Jarrett Mills, direttrice della Missouri, moglie dello scrittore William Mills e già assistente di Voegelin alla Louisiana State.
    Nella biografia intellettuale Eric Voegelin (pubblicata nel 2002 dalla ISI Books di Wilmington, Delaware, nella collana “Library of Modern Thinkers”), Michael P. Federici (docente di Scienze politiche al Mercyhurst College e condirettore del Center for Constitutional Studies del National Humanities Institute di Washington) suddivide la produzione voegeliniana in quattro grandi fasi.
    La prima è quella degli scritti iniziali; la seconda coincide con il progetto della History of Political Ideas e con il suo abbandono; e la quarta e ultima con la revisione di paradigma intervenuta dopo la pubblicazione del terzo volume di Order and History (il quarto volume comparirà solo nel 1974 e il quinto, addirittura postumo, nel 1987). La terza fase è dunque quella che comprende la pubblicazione dei primi tre volumi di Order and History (uno nel 1956 e due nel 1957), de La nuova scienza politica nel 1952 e dei saggi che nel 1968 verranno raccolti negli Stati Uniti, in traduzione inglese, con il titolo Science, Politics and Gnosticism.
    Lungi dal volere sostituire uno schema ideologico d’interpretazione del reale (quello dello gnosticismo) con un altro (il proprio), Voegelin si sentì insomma in dovere di testimoniare la propria ricerca della verità nuda e cruda intervenendo pesantemente addirittura sulla propria stessa opera.


    La nuova scienza politica è dunque un’opera cruciale. Segna il passaggio dal progetto della History of Political Ideas (la cui prima edizione organica, realizzata nell’ambito dei “Collected Works” della Missouri, vede in veste di General Editor Ellis Sandoz, direttore dell’Eric Voegelin Institute for American Renaissance Studies, creato nel 1987 alla Louisiana State University di Baton Rouge) a quello di Order and History, ossia il concentrarsi di Voegelin sulla filosofia della consapevolezza e lo svilupparsi dell’idea secondo cui – così scrive lo studioso all’inizio del primo volume di Order and History, intitolato Israel and Revelation – l’«ordine della storia emerge dalla storia dell’ordine». La nuova scienza politica fornisce quindi un buon “sommario” di Order and History e focalizza l’attenzione sul concetto di “gnosticismo”.
    Non meno importanti sono peraltro i saggi del volume che nel 1968 l’editore conservatore di Chicago Henry Regnery pubblicherà come Science, Politics and Gnosticism: la traduzione inglese (di William J. Fitzpatrick) del saggio Wissenshaft, Politik, und Gnosis (pubblicato da Kösel a Monaco nel 1959 in un volumetto dallo stesso titolo) e quella del saggio Ersatz Religion: Die Gnostischen Massenbewegungen unserer Zeit, già comparsa sul periodico Politeia nel 1964, e pubblicato originariamente in tedesco nel 1960 su Wort und Wahrheit (vol. 15, n. 1) di Vienna.
    Il cuore dello scritto è insomma un’altra cerniera fra la History of Political Ideas e Order and History. In esso Voegelin concentra l’attenzione (teoreticamente, non più solo storicamente), sullo “gnosticismo”, in cerca di una definizione.

    La costituzione dell’essere

    Centrale alla riflessione voegeliniana è dunque la categoria di “gnosticismo”, affatto identico alla gnosi antica. È piuttosto sinonimo stesso d’ideologia; anzi, ne è radice ed essenza. Ciò senza il quale l’ideologia sarebbe innocua come l’acqua fresca: lo scollamento totale del pensiero dalla realtà, sostituita da un’alternativa che programmaticamente si propone la sovversione di quanto esiste giacché giudica quanto esiste intrinsecamente fatto male, sbagliato. Come bene sintetizza un passo dell’undicesima delle Tesi su Feuerbach di Karl Marx, significativamente incisa persino sulla pietra tombale del padre del socialismo scientifico: «I filosofi hanno finora soltanto interpretato il mondo in diversi modi; ora si tratta di trasformarlo».
    Moderno come più moderno non si potrebbe, il concetto di “gnosticismo” fu elaborato da Voegelin anche grazie agli strumenti filosofici messi a disposizione dalla riflessione di Hans Jonas.
    Ora, è in Science, Politics, and Gnosticism che Voegelin enumera le sei caratteristiche principali che permettono to spot it by distance, d’individuare lo gnosticismo anche a ragguardevole distanza. L’insoddisfazione verso ciò che è attuale e ciò che è actual, ovvero (dato che actual non traduce “attuale”) verso ciò che è in atto, esiste hic et nunc. Poi l’idea che gli aspetti insoddisfacenti del reale siano il prodotto di una organizzazione lacunosa del reale stesso, e questo sin dall’origine. Quindi l’idea che la situazione non sia priva di speranza e che dunque, per operare la salvezza, ci si debba impegnare nella trasformazione storica della «costituzione dell’essere». Ancora l’idea che la trasformazione dell’«ordine dell’essere» sia concretamente possibile attraverso l’azione umana, specialmente politica. Infine l’idea che per compiere la trasformazione siano necessari una formula o un progetto fondati su quella «conoscenza segreta» (la gnosi) che dischiude il mistero dell’«ordine dell’essere» e che permette alle guide del movimento gnostico di riorganizzare il mondo.


    C’è, in nuce, tutto il costrutto filosofico voegeliniano, retto dai concetti cardine di «costituzione dell’essere» e di «ordine dell’essere». Vale a dire, la natura umana e la struttura del reale sono date, normative, immutabili. Sono ciò che fonda l’esistente – appunto la sua costituzione – secondo una gerarchia che possiede un fine, ovvero che è ordinata. Per questo il programma dello gnosticismo – scagliato contro la costituzione e l’ordine dell’essere – non può che essere rivoluzionario.
    L’ideologia è allora l’articolazione in filosofia dell’azione del disprezzo gnostico del reale, la quale, attraverso una prassi – la rivoluzione – conquista il potere operando la prima grande, fondamentale sostituzione. È il passaggio dall’ideologia all’ideocrazia, dove la seconda è il governo organizzato e intronizzato della prima, l’ideologia al potere.
    Il fine ultimo e ultimativo che si prefigge l’ordine nuovo ideocratico è peraltro la rivoluzione suprema, il completo ribaltamento e la totale sostituzione della costituzione e dell’ordine dell’essere esistenti. È un fenomeno in radice religioso, anzi contro-religioso come afferma Voegelin coniando, all’inizio della propria carriera, l’espressione «religione capovolta» nel volume Die politischen Religionen, tradotto in italiano come Le religioni politiche, primo volume di La politica: dai simboli alle esperienze (a cura di Sandro Chignola, Giuffrè, Milano 1993).

    Ribaltando il senso religioso fondato sulla trascendenza, la «religione politica» dello gnosticismo è – e non può non essere – totalitaria, giacché mira a immanentizzare completamente l’eschaton, il fine trascendente del reale. La rivoluzione finale è infatti la trasmutazione totale che avviene dopo il lungo procedere e incedere della rivoluzione permanente. E l’immanentizzazione dell’eschaton – Dio che viene strappato dal Cielo per essere scaraventato a terra – è il sigillo della morte della costituzione e dell’ordine dell’essere, della norma e dello scopo in cui e con cui il creato è stato creato, in primis l’uomo.
    Se Friedrich Nietzsche profetizzava la morte di Dio e Nicolás Gómez Dávila gli rispondeva che quella teoria, pur interessante, lasciava totalmente indifferente per primo proprio Dio, è la sovversione della costituzione ordinata dell’essere l’unica uccisione che – colpendo in effige – può avere ragione del Padreterno. Al che consegue che è la difesa del principio di realtà l’apologetica più importante (e pure che, per salvaguardare con sicurezza la laicità, è molto meglio che i laici difendano quel Dio che garantisce la costituzione ordinata dell’essere).
    Di fronte alla riduzione novecentesca della filosofia a filodossia, da amore per la sapienza ad amore per l’opinione, Voegelin ha così proclamato un rinnovamento totale della scienza della politica che, animata dalla ricerca della verità, sostituisca l’episteme (conoscenza) alla doxa (opinione). E questo all’insegna di un ritorno a Platone e ad Aristotele, cercatori sinceri, antitetici alla costrizione della scienza della verità in schemi e in sistemi.

    Il mondo anglo-americano

    Davanti al cataclisma dell’Ottantanove giacobino di Francia (che per Voegelin è una delle tappe chiave del progresso storico dello gnosticismo), Edmund Burke disse che la civiltà occidentale si trovava sull’orlo dell’abisso. Parlando della crisi in cui versava l’Occidente, e per suo tramite il mondo, a fronte di un’altra tappa chiave del cammino dello gnosticismo, l’ex spia sovietica Whittaker Chambers articolò considerazioni non molto dissimili. Ora, lo studioso Michael P. Federici osserva che «la concezione voegeliniana di gnosticismo fornisce il quadro di riferimento utile all’analisi della crisi occidentale. Le componenti ideologiche della Modernità – nazionalsocialismo, marxismo, progressismo, scientismo e tutti gli altri “ismi” – sono manifestazioni dello gnosticismo. Sono disordini spirituali e la corruzione della politica che generano è il prodotto del disordine dell’esistenza. Fare i conti con la crisi moderna significa trovare un’alternativa agli atteggiamenti gnostici».
    Dove? Beh, Voegelin sostenne che le istituzioni del mondo anglo-americano sono quelle meno incrostate di gnosticismo. Lo scrisse ne La nuova scienza politica. Pochi anni dopo, all’Università di Monaco sbarcò con l’idea d’importare la cultura del costituzionalismo americano, antitesi allo gnosticismo. Proprio il testo della lectio inauguralis del 26 novembre 1958 a Monaco è il saggio che in inglese suona Science, Politics, and Gnosticism.



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    Complimenti Vandeano, veramente interessante!
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