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    Predefinito Rassegna stampa Statuti CN

    29/06/2002

    Per il movimento dei Neocatecumenali arriva il riconoscimento del Vaticano


    di ORAZIO PETROSILLO
    CITTA’ DEL VATICANO - E’ una delle realtà più espansive, creative e coinvolgenti nella Chiesa cattolica degli ultimi 40 anni. Ma cresciuta senza regole scritte ed anche criticata da non pochi vescovi. Ieri ha ricevuto il decreto di approvazione dello Statuto da parte della Santa Sede. Si tratta del "Cammino Neocatecumenale", una esperienza di fede incominciata in una baraccopoli di Madrid nel 1964 dal pittore Kiko Arguello, ed ora diffusa in più di cento paesi ed 800 diocesi con oltre 16.700 comunità. Lo Statuto, fortemente voluto dal Papa, è stato consegnato ieri dal cardinale James Stafford, presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, alla presenza dell’équipe responsabile internazionale del Cammino, l’iniziatore Kiko Arguello, Carmen Hernàndez e il sacerdote Mario Pezzi. Lo Statuto esprime la realtà di questa esperienza davvero originale che, lungo delle tappe che durano un decennio, porta alla riscoperta dell’essere cristiani, alla stregua del lungo cammino che i pagani dei primi secoli compivano prima di essere ammessi al battesimo: si chiamava catecumenato, ma siccome molti oggi sono cristiani già battezzati che devono riscoprire la loro vocazione, perciò si chiama "Cammino neo-catecumenale". Al tempo stesso, lo Statuto mette dei "paletti": stabilisce con forza la responsabilità del vescovo che «può accettare o meno l’esistenza del Cammino nella sua diocesi», che deve vigilare, che ne è il primo catechista. Come pure il parroco nella sua parrocchia. Si invita a non forzare la mano per le grandi confessioni pubbliche. Si tratta di un insieme di regole per il Cammino, la cui figura giuridica resta in sospeso: tra associazione pubblica o privata o fondazione. Si attende il responso di tre dicasteri della Curia che stanno esaminando i 12 volumi del "direttorio catechistico", ossia le catechesi tenute nelle comunità. Oggi pomeriggio il Papa, sul sagrato di S. Pietro, conferirà il pallio a 28 arcivescovi metropoliti tra i quali Scola di Venezia, Gristina di Catania e Kondrusiewicz di Mosca. Vi saranno reazioni dal Patriarcato russo?

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  2. #2
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    30/06/2002

    Neocatecumenali via libera del Vaticano
    «Fedeli alla missione di Pietro»


    da Roma Mimmo Muolo Una formula solenne pronunciata in latino di fronte a 28 arcivescovi di tutto il mondo allineati sul sagrato della Basilica di San Pietro. «A gloria di Dio onnipotente e a lode della beata sempre Vergine Maria e dei beati apostoli Pietro e Paolo, a decoro delle Sedi a voi affidate, in segno della potestà di Metropolita, vi consegniamo il Pallio preso dalla Confessione del beato Pietro, perché ne usiate entro i confini della vostra provincia ecclesiastica». Nella solennità dei santi Pietro e Paolo, una delle feste che più da vicino ricordano il significato del ministero petrino, Giovanni Paolo II compie così il gesto di imporre l'antica e prestigiosa stola di lana che viene consegnata a tutti gli arcivescovi residenti nel capoluogo di una provincia ecclesiastica. Gesto simbolico e consuetudinario (il Papa lo ripete tutti gli anni, il 29 giugno), ma che assume oggi un valore particolare.
    C'è «il vincolo speciale con la Sede Apostolica, che questa insegna liturgica esprime», ricorda il Pontefice all'omelia della messa presieduta nel pomeriggio. C'è lo «stimolo a un più intenso impegno nel ricercare la comunione spirituale e pastorale a beneficio dei fedeli, promuovendo in essi il senso dell'unità e dell'universalità della Chiesa» (notazione importante, data la presenza di due delegazioni ortodosse: quella del Patriarcato di Costantinopoli, guidata dal metropolita Panteleimon, e quella del Patriarcato di Bulgaria, nazione che il Papa ha visitato non più tardi di un mese fa, presieduta dal metropolita Simeon: a entrambi Giovanni Paolo II rivolgerà poi un saluto e un abbraccio di pace).
    Ma c'è soprattutto la testimonianza trasparente, anche se questa volta implicita, di voler continuare ad assolvere la propria missione di successore di Pietro fino a quando Dio vorrà. Proprio a Pietro e alle difficoltà che incontrò il primo Papa, Giovanni Paolo II dedica, infatti, i primi paragrafi dell'omelia, letta personalmente e per intero. La sua, sottolinea, fu una «missione non facile, che comportava un itinerario complesso e faticoso. Missione che si concluderà con il martirio proprio qui, a Roma, dove anche oggi la tomba di Pietro è meta di incessanti pellegrinaggi da ogni parte del mondo».
    Anche Paolo calcò lo stesso itinerario, che diventa così «un modello del percorso che ogni cristiano è chiamato a compiere per testimoniare Cristo nel mondo». E dunque il messaggio che ci giunge attraverso i due santi Apostoli «è chiaro ed eloquente». «Per grazia di Dio, in ogni circostanza all'uomo è possibile diventare segno della vittoriosa potenza di Dio. - fa notare il Pontefice - Per questo egli non deve temere. Chi confida in Dio sperimenta la consolante presenza dello Spirito anche, e specialmente, nei momenti della prova e del dolore».
    Sono espressioni che potrebbero far pensare anche alle condizioni di salute del Papa. Ma durante la celebrazione, protrattasi per più di due ore, Giovanni Paolo II non appare eccessivamente affaticato. Ascolta in piedi la lettura del Vangelo, scambia il saluto della pace con ognuno dei nuovi metropoliti. E segue poi il prosieguo della messa celebrata dal cardinale segretario di Stato, Angelo Sodano. Alla fine fa anche gli auguri «a tutti coloro che si chiamano Pietro e Paolo».
    Anche in mattinata il Papa aveva avuto un breve incontro con i fedeli. Al termine dell'udienza alla delegazione inviata da Bartolomeo I (al quale è stata dedicata una delle intenzioni della preghiera dei fedeli, durante la messa), aveva infatti recitato l'Angelus festivo. «Roma, sii fedele alla tua dignità cristiana - aveva esortato - La luce del Vangelo nulla toglie alle varie componenti della tua storia gloriosa». In un primo momento l'Angelus non era previsto, ma Giovanni Paolo II, aveva deciso di affacciarsi vedendo che in piazza, nonostante il gran caldo, si erano raccolti numerosi fedeli. Un altro segno inequivocabile del suo voler essere fedele alla «missione non facile» di Pietro. Sempre e comunque.

  3. #3
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    07/07/2002
    NEOCATECUMENALI IL VATICANO HA APPROVATO GLI STATUTI
    LA CHIESA IN "CAMMINO"
    Il fondatore Kiko Argüello: «Siamo stati riconosciuti come iniziazione cristiana, non come movimento o associazione. E al servizio della comunità ecclesiale, obbedienti ai vescovi».


    Nei primi anni Sessanta (del secolo scorso), un giovane pittore spagnolo, Francisco (Kiko) Argüello, e una donna laureata in chimica e teologia, Carmen Hernández, fanno i catechisti a Palomeras Altas, una delle periferie più degradate di Madrid. La loro è una catechesi radicale, che ricalca la predicazione degli Apostoli, come è raccontata dagli Atti. Partecipano agli incontri zingari, prostitute, ladri. Un giorno, Casimiro Morcillo, arcivescovo della città, assiste a uno di quei rumorosi e intensi incontri. Apprezza quel metodo catechistico e invita Carmen e Kiko a trapiantarlo nelle parrocchie di Madrid. Nasceva così il Cammino neocatecumenale, oggi diffuso in tutto il mondo. La scorsa settimana, il Pontificio Consiglio per i laici ha comunicato l’approvazione degli Statuti di questa nuova realtà ecclesiale. Ne parliamo con uno dei due fondatori.
    • Kiko, che cosa significa, per voi, l’approvazione degli Statuti?
    «Significa il riconoscimento ufficiale del nostro essere inseriti nella Chiesa a pieno titolo. Sia chiaro, eravamo inseriti anche prima, perché abbiamo sempre operato d’accordo con i vescovi e con i parroci. Se un vescovo non ci voleva, noi non andavamo nella sua diocesi. Significa, inoltre, che veniamo riconosciuti per quel che vogliamo essere: una iniziazione cristiana, non un movimento o un’associazione».
    • L’approvazione dei vostri Statuti ha richiesto più di cinque anni di studio e di colloqui tra i responsabili del Cammino e il Pontificio Consiglio per i laici. Il cardinale Stafford, presidente di questo Consiglio, ha detto che si è trattato di un dialogo vivace, "a volte difficile". Su cosa vi sono state difficoltà?
    «Sulla nostra natura. Il Pontificio Consiglio, che di norma si occupa di associazioni e movimenti laicali, all’inizio pensava che, se ci fossimo costituiti in associazione, tutto sarebbe stato più facile. Ma non siamo questo. Siamo un’iniziazione cristiana, un catecumenato postbattesimale. È una grande novità, perché da 16 secoli nella Chiesa manca un catecumenato. Siamo abituati a una pastorale del "tempio", con la messa domenicale, una rapida preparazione ai Sacramenti, ma i fedeli generalmente non conoscono l’iniziazione cristiana, una scuola che gradualmente introduca al mistero di Cristo e della Chiesa».
    • E per far capire che cosa siete ci sono voluti cinque anni?
    «Sì, e abbiamo sofferto tanto. È capitato come per l’Opus Dei, che al principio era stato inserito in una cornice di istituto secolare che non corrispondeva alla sua natura. Poi, a Roma hanno capito e sono riusciti a trovare la formula adatta. Così è accaduto anche per noi. Sarebbe stato catastrofico se ci avessero imposto di essere un’associazione. Avrebbe voluto dire che le comunità neocatecumenali delle varie parrocchie sarebbero entrate in quest’associazione. Sarebbe stato un ingannare i parroci, ai quali abbiamo sempre detto che noi vogliamo aprire un cammino di maturazione della fede battesimale, non trasmettere un carisma, la fede di Kiko, o una nuova spiritualità».
    • Il cardinale Stafford ha anche detto che diverse osservazioni erano state presentate al Consiglio per i laici dalla Congregazione per la dottrina della fede. Su quali argomenti vertevano queste osservazioni?
    «Non lo sappiamo. Quel che sappiamo è che la Congregazione per la dottrina ha esaminato i 13 volumi di cui si compone il nostro Direttorio catechistico, ce ne ha già restituiti e approvati provvisoriamente 11, dicendosi assai contenta dell’antropologia e della ecclesialità delle nostre catechesi».

    • I vostri Statuti richiamano la responsabilità del vescovo, al quale spetta di autorizzare il Cammino neocatecumenale nella propria diocesi. Incontrate ancora resistenze o cautele da parte di alcuni vescovi?
    «In passato c’è stato qualche malinteso. Alcuni vescovi pensavano che noi fossimo un movimento che, entrando nelle parrocchie, si impadroniva dei fedeli e delle possibili vocazioni. Non capivano che siamo al servizio della Chiesa locale. Ad esempio, la Conferenza episcopale italiana e quella spagnola stanno studiando l’avvio di un catecumenato postbattesimale. Per farlo, occorrono catechisti ben preparati. C’è urgente bisogno di formare nella fede i cristiani che vivono nella società secolarizzata. La gente sta in media quattro ore al giorno davanti alla Tv. Noi abbiamo analizzato i contenuti e i valori di fondo trasmessi in queste quattro ore-tipo: sono in gran parte anticristiani. Dopo un bombardamento simile, ai cristiani non basta la messa della domenica per mantenere la fede. C’è bisogno di un serio cammino catecumenale dopo il battesimo: questo offriamo alle parrocchie; anzi, questo siamo nelle parrocchie».
    • A volte, però, voi venite accusati di costituire, nelle parrocchie, delle comunità "a parte". Quali criteri dovrete seguire, secondo i vostri Statuti, nei rapporti con i parroci e con le associazioni e i movimenti che già sono presenti nelle parrocchie?
    «I malintesi si superano se si comprende che cosa è l’iniziazione cristiana. Il Direttorio generale della catechesi ci spiega che l’iniziazione cristiana è fondamentale nella Chiesa, non la si può paragonare a un movimento, che è nella linea di un carisma e sviluppa un servizio particolare (i poveri, gli handicappati, eccetera). L’iniziazione cristiana va alla radice, è lo sviluppo del battesimo. Noi, che ci occupiamo di questo, non possiamo essere concorrenti con altre realtà ecclesiali. Cerco di spiegare come capitano i malintesi. Un parroco ci chiama per avviare nella sua parrocchia questo cammino di iniziazione cristiana. Noi facciamo delle catechesi, costituiamo una comunità di 50 fratelli e incomincia il precatecumenato. Poi facciamo un secondo corso di formazione e si costituisce un’altra comunità e così via per fasi successive, come in un’università. Se cambia il parroco e quello nuovo non sa niente di tutto questo, è facile che veda nei nostri gruppi delle comunità chiuse. Tutto si risolve conoscendoci per quello che siamo: uno strumento, un metodo, per ravvivare la fede nella Chiesa locale».
    • Altra accusa non infrequente nei vostri confronti: incalzate troppo le persone che si accostano al Cammino neocatecumenale, con il rischio di non rispettare adeguatamente la libertà di coscienza. Gli Statuti offrono garanzie a questo riguardo?
    «Tutte le garanzie per il più grande rispetto della libertà dei figli di Dio. Quell’accusa può venire da chi, assistendo a nostri incontri, si meraviglia nell’ascoltare dei fratelli che raccontano il loro cammino di conversione, senza tacere gli errori e i peccati. Lo ha fatto anche sant’Agostino, quando si è convertito, e lo facevano i catecumeni nelle prime comunità cristiane. Il fatto è, ripeto, che sono 16 secoli che non abbiamo più il catecumenato».
    • Con la vostra esperienza ecclesiale volete riattualizzare quella delle prime comunità cristiane. Che spazio riservate alle strutture, alle istituzioni?
    «Uno spazio fondamentale. Avremmo potuto fare un’esperienza ecclesiale per conto nostro, per esempio continuare tra i baraccati, come abbiamo incominciato. Invece il Signore ci ha mandato nelle parrocchie e nelle diocesi, e non facciamo niente senza il parroco e senza il vescovo».
    • Perché non vi si trova mai schierati al fianco di coloro che denunciano le ingiustizie?
    «Questa è una domanda capziosa. Noi ci sforziamo di essere cristiani coerenti e, perché tali, di fare "opere di vita eterna", come dice san Paolo. Il che significa agire in concreto per la giustizia, senza proclami ideologici. Basta vedere come, nelle nostre comunità, sono trattati i poveri e i deboli».


    Renzo Giacomelli



    UN GRANDE ALBERO DAI MOLTI RAMI Il "granello di senape" piantato quasi quarant’anni fa a Palomeras Altas è diventato un albero con rami in 105 Paesi. In circa 5.000 parrocchie di 880 diocesi, si contano oggi 16.700 comunità neocatecumenali: più di 8.000 in Europa, 7.300 nelle Americhe, 800 in Asia e Australia, 600 in Africa. Il Cammino neocatecumenale gestisce 46 seminari diocesani missionari "Redemptoris Mater", dove 1.500 giovani si preparano al sacerdozio. Dal 1989 a oggi, 731 preti si sono preparati in questi seminari. Circa 2.000 adolescenti stanno verificando la loro chiamata al sacerdozio nei vari centri vocazionali gestiti dal Cammino. Quasi 4.000 ragazze, provenienti dalle comunità neocatecumenali, sono entrate nella vita religiosa (specialmente in monasteri di clausura).
    Il Cammino conserva, anche dopo l’approvazione degli Statuti, il suo originario carattere laicale. I due fondatori, Kiko e Carmen, e il padre Mario Pezzi, della diocesi di Roma, costituiscono, "vita natural durante", l’équipe responsabile internazionale del Cammino. Alla scomparsa degli iniziatori, la futura triade dirigente sarà eletta con un mandato di sette anni, rinnovabile più volte. Il responsabile dell’équipe dovrà essere sempre un laico (uomo sposato o celibe).
    r.g.


  4. #4
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    11/07/2002

    Kiko, il Picasso del Papa
    Si chiama Cammino neocatecumenale ed è nato in una baraccopoli madrilena. è stato fondato da un pittore e ha comunità oggi sparse in 105 paesi del mondo. Ecco cos’è un “itinerario di formazione cattolica per i tempi odierni”

    di Donnini Debora
    Nata nel 1964 fra poveri, zingari, prostitute, ladri nelle baracche di Palomeras Altas, a Madrid, l’esperienza del Cammino neocatecumenale si è poi diffusa nelle parrocchie e oggi è presente in oltre 105 Paesi del mondo.
    In Cammino. Con l’ok del Papa
    Il 28 giugno scorso è stato approvato dalla Santa Sede lo Statuto del Cammino neocatecumenale già definito dal Papa nella Lettera “Ogniqualvolta” del 1990 come «un itinerario di formazione cattolica, valida per la società e i tempi odierni». «Il Cammino si pone - si legge nel comunicato del Pontificio Consiglio peri Laici - al servizio dei Vescovi diocesani e dei parroci come una modalità di riscoperta del sacramento del Battesimo e di educazione permanente nella fede, proposta ai fedeli che desiderano ravvivare nella loro vita la ricchezza dell’iniziazione cristiana, percorrendo questo itinerario di catechesi e di conversione». «Il Cammino neocatecumenale - dice ancora il comunicato - è inoltre uno strumento per l’iniziazione cristiana degli adulti che si preparano a riceve il Battesimo». Dopo cinque anni di lavoro, il decreto di approvazione è stato consegnato agli iniziatori del cammino Kiko Arguello, Carmen Hernandez insieme a padre Mario Pezzi, dal cardinale James Francis Stafford, presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, dicastero vaticano a cui il Papa ha affidato il compito di guidare l’elaborazione dello Statuto.
    Agli inizi degli anni ’60, Kiko Arguello, pittore spagnolo, dopo una crisi esistenziale e la sua conversione, decise di andare a vivere fra i poveri, vedendo nella sofferenza degli innocenti il mistero di Cristo crocifisso. Andò nelle baracche portando con sé una Bibbia e la chitarra per pregare. Lì incontrò Carmen Hernandez, spagnola, laureata in chimica e teologia, che era stata a contatto con il rinnovamento del Concilio Vaticano II attraverso il liturgista padre Farnés Scherer. Animata dallo slancio di evangelizzazione, Carmen sottolineava soprattutto la centralità della Pasqua nella vita cristiana. Lì, fra i più poveri, si formò quell’humus che ha dato luogo all’esperienza di evangelizzazione degli adulti quale è il Cammino neocatecumenale.
    16.700 comunità nel mondo
    Sono 35 gli articoli dello Statuto. Nel primo articolo si esprime la natura del Cammino e i 4 beni spirituali che lo costituiscono: il neocatecumenato postbattesimale; il catecumenato per non battezzati; l’educazione permanente delle comunità che continuano in parrocchia dopo aver terminato il neocatecumenato ed il servizio alla catechesi, come per esempio, il ritorno ad evangelizzare per mezzo di equipe itineranti disposte ad andare in tutto il mondo. Il neocatecumenato «attuato di norma nella parrocchia» è vissuto in piccole comunità. «Non possiamo che ringraziare - ha detto Kiko nel discorso alla consegna dello Statuto - la Vergine Maria che ha ispirato questo Cammino, facendoci fare comunità come la Sacra Famiglia di Nazareth, che vivano in umiltà, semplicità e lode, dove l’altro è Cristo». Nel mondo, oggi, esistono circa 16.700 comunità presenti in 5 mila parrocchie di 880 diocesi: circa 8 mila in Europa, 7.300 nelle Americhe, 800 in Asia e Australia e 600 in Africa. Numerosi i matrimoni ricostruiti, le persone aiutate a uscire dalla droga o dall’alcool, i giovani salvati dalla criminalità, grazie a quest’esperienza. «Di fronte al paganesimo - ha affermato Kiko al termine della cerimonia - dobbiamo tornare a fare comunità cristiane». Come ai tempi dell’impero romano, quando le comunità primitive anche in mezzo alle feroci persecuzioni hanno convertito, pian piano, la società, mostrando che in loro viveva Cristo risorto, che la morte non era l’ultima parola nella vita, che era davvero possibile amare l’altro: qualcosa che il mondo romano non conosceva. Tutti frutti nati dall’incontro con Cristo vivo e risorto.
    Un’opera (planetaria) di rievangelizzazione
    «Questa - ha affermato alla Radio Vaticana il cardinale James Francis Stafford - è un’approvazione molto importante per il Cammino e per la Chiesa universale. Questa esperienza è diffusa in tutto il mondo, con grande fiducia tra i vescovi, gli arcivescovi e i cardinali. è un’importante tappa per rassicurare i vescovi e i fedeli che questo Cammino è veramente espressione della visione del Concilio Vaticano II». Centrale, nel Cammino, l’evangelizzazione. Attualmente ci sono circa 315 famiglie che con i loro figli - in totale 1350 - sono state inviate nelle zone più diverse del mondo: dai pueblos jovenes, periferie di capanne, di Lima, in Perù, al Bronx di New York. Dalla Finlandia a Taiwan. Queste famiglie vanno a due o tre, con un presbitero e insieme, a volte, ad altri laici. Sono persone che provengono da tutti i ceti sociali - manager, insegnanti, medici, impiegati, operai-, e che vengono inviate su richiesta dei vescovi locali. La loro missione è quella di fare una sorta di implantatio ecclesiae, come fece San Benedetto che portava interi nuclei familiari nelle terre da evangelizzare. Impressionanti le loro esperienze. «Siamo andati perché Dio ci ha aiutati nella nostra vita, ci ha dato la gioia di vivere che prima di avere un’esperienza di Cristo, non avevamo», racconta Maurizia Navarretta, architetto, che insieme al marito Lorenzo, fotografo milanese, e con i loro 9 figli, è in missione da 15 anni in Inghilterra, proprio nel quartiere londinese di Peckham, in una realtà di grande povertà e violenza. «Siamo contenti - racconta Maurizia - e abbiamo visto tante persone lì a Peckham che, entrate nella comunità, hanno lasciato la droga o l’alcool, e si appoggiano a Dio, si sono sposate... Oggi (giorno di approvazione degli statuti ndr.) sono entusiasta e piena di gratitudine a Dio. Siamo contenti di questo servizio. I nostri figli li abbiamo fatti sempre partecipi del fatto che Dio chiamava tutti noi; ne abbiamo sempre parlato con loro». L’esperienza delle famiglie in missione è nata negli anni ’80 quando il Papa lanciò un appello nel Simposio dei vescovi europei del 1985 per una seconda evangelizzazione. Legati all’evangelizzazione sono, poi, i 46 Seminari diocesani missionari Redemptoris Mater - di cui 32 già stati canonicamente eretti - che hanno circa 1500 seminaristi, mentre sono 731 i presbiteri formati nei seminari Redemptoris Mater.

  5. #5
    gargamella
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    STATUTI APPROVATI AD EXPERIMENTUM. Ne riparleremo all'eventuale approvazione definitiva. Intanto, alla data odierna, 9 luglio 2006, la Congregazione per le dottrina della fede non ha approvato il direttorio catechetico.

  6. #6
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    =====> CHIUSO <=====

  7. #7
    gargamella
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    Citazione Originariamente Scritto da gargamella
    STATUTI APPROVATI AD EXPERIMENTUM. Ne riparleremo all'eventuale approvazione definitiva. Intanto, alla data odierna, 10 luglio 2006, la Congregazione per le dottrina della fede non ha approvato il direttorio catechetico.
    Veritas urge nos

  8. #8
    EUROSIBBERIANO CONVINTO
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    CHe noia 'sti neocatecumenali.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da aprile crudele
    CHe noia 'sti neocatecumenali.
    E facce ride tu

 

 

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