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  1. #1
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    Predefinito Inglesi, non è ora di vivere come gli italiani?

    Gb, secondo il quotidiano cresce l'italofilia tra i britannici
    Ci invidiano lo stile "dolce vita": buon cibo, vino, movimento
    Telegraph: "Inglesi, non è ora
    di vivere come gli italiani?"
    I miti del Belpaese: l'intramontabile Loren e l'azzurro Toni

    <B>Telegraph: "Inglesi, non è ora<br>di vivere come gli italiani?"</B>

    La "Dolce vita", simbolo dello stile italiano
    LONDRA - Gli inglesi vorrebbero essere italiani. Invidiano al Belpaese il buon cibo, il rito del bere, il tempo da dedicare ai figli, l'attività fisica: in una parola, sognano la dolce vita.

    Dopo gli attacchi della stampa tedesca, che in questi giorni di Mondiali si è lanciata contro il calcio azzurro e i suoi tifosi, dalle colonne del quotidiano inglese Telegraph arriva un elogio al lifestyle della penisola. L'italo-americana Cristina Odone, opinionista del giornale, firma un articolo intitolato "Abbracciamo la dolce vita", in cui si chiede: "Non è ora che noi inglesi viviamo come gli italiani?".

    Che gli italiani siano un po' anglofili, dice la giornalista, non è un mistero. Il "Barbour" è la giacca sempre di moda, Londra è l'ombelico d'Europa in cui tutti vogliono andare, la tata in stile Mary Poppins è uno status symbol sociale. Quello che forse sorprende è che gli inglesi si stanno scoprendo "italofili". Arrivando addirittura - questo lo dice il Telegraph - a defenirci "non solo più civilizzati, ma più inclini alla perfezione".

    Una lode che passa anche da Sofia Loren e dagli azzurri. La prima, splendida 71enne, prossima a spogliarsi sul calendario Pirelli. I secondi giunti alla finale dei Mondiali dando prova di essere una sorta di "razza superiore". E il segreto sta tutto nelle buone abitudini di vita che permettono agli italiani di mantenersi in salute dieci anni più a lungo degli inglesi (14 anni nel caso delle donne), spiega l'opinionista citando uno studio della Leicester University.

    Anzitutto, il cibo. Fin da bambini i britannici vengono abituati a mangiare prodotti già preparati, artificiali, industriali: niente di più lontano da una corretta nutrizione. Le mamme inglesi spendono infatti tempo, soldi ed energie in corsi pomeridiani per i più piccoli, senza pensare che a loro farebbe certamente meglio un buon pasto preparato in casa. E questo non significa che le italiane stiano tutto il giorno ai fornelli: hanno imparato infatti a cucinare velocemente, pur usando ingredienti sani e semplici. Anche le mense, secondo Cristina Odone, hanno in Italia un maggiore standard di qualità: costano di più, certo, ma questo è segno che usano alimenti freschi.

    Poco diverso il discorso per il vino: simbolo della convivialità, fa parte della tradizione culinaria della penisola. Senza eccedere, gli italiani si sanno godere un buon bicchiere di rosso fin da piccoli, quando i nonni abituano i nipoti dando loro il vino allungato con l'acqua. Non come succede agli inglesi, che "bevono come se il proibizionismo fosse dietro l'angolo". Anche perché, ricorda la Odone, per gli italiano il pasto è un rito che riunisce la famiglia, non una veloce perdita di tempo tra le troppe ore di lavoro quotidiano (secondo l'articolo, sarebbero in media 46,3 alla settimana in Gran Bretagna contro le 38,5 in Italia). Nel Belpaese - Mamma mia! - c'è addirittura chi torna casa durante la pausa pranzo, che spesso dura qualche ora.

    Così, riposati dalla pennichella di metà pomeriggio, gli italiani trovano per il Telegraph lo stimolo a superare lo stress e le energie per muoversi molto più degli inglesi. Che - accusa l'opinionista - non riescono nemmeno a concepire l'idea di fare una passeggiata di piacere, e non solo per dovere.

    Insomma, conclude Cristina Odone: "La salutare dolce vita è un trionfo di moderazione e un tributo alla tradizione mediterranea che rende superati il Barbour e le tate - e che produce la Loren and il Toni".

    (8 luglio 2006)

  2. #2
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    Cheers...

  3. #3
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    Oooooooh woooonderful italians! Napoli, spaghetti bolognese, pizza, volare, 'o sole mio, Dolce Vita, Rocco Siffredi....

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da il merovingio
    Oooooooh woooonderful italians! Napoli, spaghetti bolognese, pizza, volare, 'o sole mio, Dolce Vita, Rocco Siffredi....
    Se non si ha niente da dire, si può anche tacere.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Fenris
    Se non si ha niente da dire, si può anche tacere.
    Addio Tomàs
    siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i 5 stelle

  6. #6
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    ci invidiano anche la mafia?

  7. #7
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    da Liberazione


    Quei cortei notturni con troppi tricolori

    Anche se adesso Rifondazione comunista è al governo - e forse sarebbe bene non mostrarsi troppo sovversivi, o antipatriottici, o disfattisti - a me i cortei che sventolano il tricolore fanno sempre un certo effetto. Voglio dire: non un buon effetto. Non è che li condanno, però mi ricordo quando ero ragazzo e c’erano solo due tipi di cortei: quelli con le bandiere rosse e quelli con le bandiere tricolori. I primi erano cortei comunisti, i secondi erano fascisti. E’ vero che il Pci faceva tutto quello che poteva per spiegarci che il tricolore era un simbolo anche nostro - il riscatto nazionale, e la Resistenza, e quel disegno di Guttuso con la bandiera rossa sopra e il tricolore che spuntava da sotto (ora se lo sono fregato quelli del Pdci ed è diventato il loro logo elettorale...) - ma non riuscì mai a convincerci del tutto. Anzi, non ci convinse per niente.
    Così, l’altra sera, mi ha dato un po’ fastidio quel brulicare di bandiere tricolori in tutte le città. Non so se è solo una idiosincrasia della mia generazione: può darsi. Però credo che un problema ci sia, e non riguardi solo le bandiere, ma alcuni aspetti, che a me sembrano preoccupanti, della grande emozione collettiva provocata dalla vittoria calcistica dell’Italia.

    Provo a esprimere questo dubbio con una domanda: possibile che l’unico “valore” unificante per tanta gente - e tantissimi giovani - sia il tifo per la nazionale?

    Conosco molte risposte a questa domanda. Prima risposta: il tifo di massa è un fenomeno fortemente popolare; seconda: insieme alle bandiere biancorossoverdi c’erano anche tante magliette del Che; terza: c’era un elemento di festa e di gioia e non solo di aggressività nazionalista nei cortei di martedì notte; quarta: insieme agli italiani festeggiavano tanti immigrati che avevano tifato insieme a noi; eccetera eccetera.

    Tutto vero (e in parte espresso molto bene, in questa stessa pagina, dal nostro Darwin Pastorin). Però a me restano tre fortissimi dubbi. Il primo dubbio, la prima impressione, è che comunque in quei cortei e in quei giganteschi raduni ci fosse una grande componente nazionalista e - in parte - persino xenofoba. La xenofobia solitamente è accompagnata da un elemento di odio per il debole - lo straniero come debole - e in questo caso, invece, la xenofobia “antitedesca” rappresentava l’odio per il forte: non credo però che possa esistere una xenofobia cattiva e una buona.

    La seconda impressione è che nella ricerca della festa collettiva - dietro ai colori italiani e alla squadra di Lippi - ci fosse l’incapacità a trovare altre dimensioni di vivere collettivo e altre idee di collettività.

    Terzo dubbio: il “valore” rappresentato dalla nazionale di calcio, come qualunque altro valore nazionalistico, o di pura appartenenza, non è un valore senza principi? E perciò non è un antivalore? E non è quindi molto pericoloso?

    Cosa voglio dire con questo ragionamento un po’ disperato e isolato? Semplicemente che avverto un enorme vuoto culturale, risultato della crisi drammatica delle ideologie e delle idee, dei sistemi di pensiero. Questa crisi solo a tratti viene terremotata dall’irrompere dei movimenti - i quali, per loro natura, hanno andamento e durata ciclici e non stabili - e poi torna, e porta con se, inevitabilmente, la piatta retorica nazionalista come via d’uscita. E’ una retorica che c’entra pochissimo col tifo vero, di quelli che amano il calcio e non le nazioni.

    Piero Sansonetti

  8. #8
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    E che cazzo c'entra?

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da blob21
    ci invidiano anche la mafia?
    Non credo, così come noi non gli invidiamo gli hooligans e l'alcolismo dilagante. Questo cambia qualcosa? Che c'entra la mafia con lo stile di vita?

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Fenris
    Non credo, così come noi non gli invidiamo gli hooligans e l'alcolismo dilagante. Questo cambia qualcosa? Che c'entra la mafia con lo stile di vita?
    L'articolo c'entra,è uno spunto molto interessante.

    Poi voglio capire se d'improvviso gli inglesi invidiano anche i tanti aspetti del Paese più corrotto,familista,moralista,mafioso d'Europa

 

 
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