
Originariamente Scritto da
amsicora
http://www.regione.sardegna.it/docum...0719082133.pdf
L’ultimo pasticcio
Se lo Statuto sardo
fa paura a Roma
DI SALVATORE CUBEDDU
Il governo che ricorre alla Corte Costituzionale, perché dichiari inammissibile la legge che istituisce la Consulta per lo Statuto della Sardegna, è un atto troppo inverosimile per essere vero. Inverosimile, per chi è vissuto in Sardegna
negli ultimi cinque anni. O, per lo meno, ne ha letto i giornali.
Ma come? Nessuno, a Roma, aveva posto il problema dell’accettabilità costituzionale dell’assemblea costituente sarda. La legge regionale era entrata negli ordini del giorno delle commissioni parlamentari, ed era stata già approvata da quella per gli Affari regionali. Il comitato che la promuoveva era
stato ricevuto dai Presidenti della Repubblica e del Consiglio, Ciampi e
Berlusconi, e nessuno di loro aveva sollevato difficoltà sui principi. Allora,
si disse da alcuni, il problema era politico, cioè di mettere insieme
i numeri che avrebbero permesso la doppia lettura e l’approvazione da
parte del Parlamento. A dire la verità qualcuno
aveva parlato di incostituzionalità della legge sulla costituente, ma
l’aveva detto a Cagliari. “Mai lo Stato italiano avrebbe concesso alle
istituzioni sarde una tale libertà!”. Sono stati gli avversari sardi della costituente ad averle posto come alternativa la Consulta. E’ stata da Cagliari
che è nata la gara a chi fosse più fedele allo Stato.
Depotenziando quella
dignità che ci avrebbe permesso di dare inizio ad un nostro statuto capace
di novità e di libertà.
Nessuno, nel comitato per la costituente, si proponeva, neanche nascostamente, l’obiettivo dell’indipendenza della Sardegna. Gli “estremisti” tra loro ragionavano di un’Italia, giustamente e correttamente, federale. Come da quasi un secolo predica il miglior autonomismo, non solo in Sardegna. Oggi, che si rimette in discussione persino uno strumento inoffensivo quale quello della Consulta, non è tempo di risentimento o di alzate d’orgoglio. Bisogna sapere e capire cosa stia succedendo. Può essere che si sia deciso che, per risolvere la grave crisi italiana (che non è solo economica), sia necessario tirare i remi in barca? Che per queste regioni “spendaccione” la vacanza sia finita? Che al risultato referendario
occorre dare seguito con il ritorno a un vero centralismo? Che si voglia iniziare dall’anello debole, e più fedele, della catena? Chissà, forse siamo diventati tutti un po’ troppo suscettibili. Vedrete che è una bolla d’estate.

ora mi chiedo: la redazione dell'unione si è ritrovato questo editoriale di Cubeddu (Salvatore ovviamente) e questo di iRS:
Basta con le utopie, è tempo di essere realisti.
Voltiamoci una buona volta, e guardiamo in faccia la realtà. Lo Stato italiano di centrosinistra, non diversamente da ciò che avrebbe fatto il centrodestra, impugna la Consulta per la riscrittura dello Statuto sardo.
Non basta all’Italia che la Consulta – che non è nemmeno un’assemblea costituente né un organo decisionale, ma di pura consulenza – nasca sotto tutti gli auspici della fedeltà unionista. Il solo fatto che si nomini una generica “sovranità” mette i brividi agli italiani, i quali sanno bene che la sovranità, quando esiste, spetta agli Stati indipendenti e non a delle misere e succubi Regioni Autonome. Lo sa bene lo Stato, tanto che manda a dire che la parola “autonomia” andrebbe bene mentre “sovranità” proprio no.
E dunque, ammettiamolo a noi stessi: l’autonomia è una trappola e il federalismo Sardegna-Italia è impossibile.
Lo Stato italiano non accetterà mai che dentro di sé vivano due nazioni, l’Italia e la Sardegna; l’Italia non accetterà mai di rinunciare alla sovranità su una terra, la Sardegna, che considera sua; l’Italia non accetterà mai di mettere in discussione il suo dominio sulla Sardegna finché i sardi si comporteranno come burattini, continuando a sventolare tricolori, agendo e pensando da italiani; l’Italia non accetterà mai che la Sardegna si definisca Nazione e che i sardi siano sovrani sulla propria terra.
O meglio, lo accetterà - eccome lo dovrà accettare! - quando smetteremo di vivere nel mondo delle menzogne storiche, delle illusioni autonomiste, delle utopie federaliste. Lo dovrà accettare quando diventeremo realisti, quando riprenderemo contatto con la realtà, e sceglieremo di prenderci l’unica cosa che ci spetta: l’indipendenza nazionale.
Qualsiasi affermazione di sovranità dei sardi sulla Sardegna non potrà che avverarsi fuori dall’Italia, diventando una Repubblica indipendente. In tutti gli altri casi dovremo rinunciare ad essere sovrani, a decidere noi le nostre regole. In queste condizioni, al massimo, lo Stato italiano ci concederà controvoglia di fare questa Consulta, di parlare persino di una fumosa sovranità, ma chiederà e otterrà in cambio dall’attuale classe dirigente unionista una totale fedeltà di fatto alla Nazione italiana e al suo strapotere sui sardi e la Sardegna.
Insomma, con fine eleganza, ci lasceranno la sovranità di essere noi i nostri stessi carnefici. Come già è avvenuto con l’autonomia.
A meno che non si trovino davanti un popolo con gli occhi aperti, la mente lucida e coraggio da vendere. Per questo popolo e con questo popolo si battono gli indipendentisti di iRS – indipendèntzia Repùbrica de Sardigna.
l'unione ha scelto il primo.