LA CATECHESI NELL'ANTICHITA '
Riflessi di storia sacramentale nei monumenti paleocristiani



L'articolo, scritto da Alessandro Bertolino, giovane studioso di archeologia e guida alle catacombe di San Callisto, presenta il lungo cammino della formazione dei futuri cristiani, dalla iscrizione nelle liste dei catecumeni, alle varie fasi dell'istruzione religiosa, fino alla loro ammissione nella comunità della Chiesa. Sono descritti il metodo catechistico seguito e i riti di preparazione e del conferimento del sacramento del battesimo, sulla testimonianza dei dati archeologici di antichi battisteri e di iscrizioni sepolcrali. La trattazione è arricchita da una scelta documentazione bibliografica.
1. Il Catecumenato
L'istituzione di una fase preliminare che comprendesse un periodo adeguato di preparazione al battesimo, si trova già pienamente sviluppata verso la fine del II secolo. Si trattava di una catechesi prebattesimale ben articolata che formava coloro che aspirassero a divenire cristiani e che in questo tempo di preparazione venivano chiamati catecumeni (coloro che vengono istruiti).

Il catecumenato (1) cominciava nel momento in cui il candidate si presentava ai catechisti e faceva iscrivere il suo nome in appositi elenchi tenuti dai diaconi. Questo atto di registrazione prevedeva che l'aspirante fosse accompagnato da alcuni fedeli che ne testimoniassero la rettitudine ed il reale impegno nell'istruzione cristiana; il primo passo era quindi espletato dal catecumeno non nella solitudine, bensì di fronte e nella comunità grazie alla presenza di testimoni che, più tardi, verranno chiamati "padrini". Agostino (2) ci informa di questa pratica, in modo da chiarirne le reali funzioni :
"Per meglio assicurarsi delle disposizioni del candidato, un mezzo utilissimo é informarsi nella cerchia degli amici del catecumeno sulle sue disposizioni interiori e sui motivi che lo spingono versa la religione".
La funzione del padrino ci é dunque attestata qui come esistente in modo istituzionale, sottolineando la dimensione ecclesiale del cammino del futuro catecumeno. Dopo la registrazione del nome e la presentazione del candidato, si passava all'esame sulla sua vita, sulla professione svolta e sui propositi che lo animano. L'interrogatorio, spesso rigoroso, tendeva ad assicurare la Chiesa che esistessero le condizioni per poter effettivamente praticare la vita cristiana senza compromessi con costumi pagani od immorali. Dettagliato é 1'elenco che fornisce un testo del III secolo, la Tradizione Apostolica (3) , al riguardo delle attività non conciliabili con 1'essere cristiano:
" Si esaminino i mestieri e le occupazioni di coloro che sono condotti a ricevere l' istruzione. Se uno gestisce un postribolo, smetta o sia rimandato. Se uno é scultore o pittore, gli si dica di non rappresentare idoli : smetta o sia rimandato. Se uno é attore, smetta o sia rimandato ... L'auriga che gareggia o colui che partecipa a giochi pubblici smetta o sia rimandato. Chi é gladiatore o insegna ai gladiatori a combattere, o é un funzionario che si occupa dei giochi gladiatori, smetta o sia rimandato ... La prostituta, il lussurioso, il dissoluto e chiunque altro faccia cose di cui non sta bene parlare, siano rimandati perché impuri. Il mago non sia ammesso all 'esame. L' incantatore, l'astrologo, l'indovino, l'interprete dei sogni, il ciarlatano, il falsario, il fabbrìcante di amuleti, smettano o siano rimandati ... Chi ha una concubina smetta e prenda moglie secondo la legge;se non vuole, sia rimandato"
Come si vede la pratica di diverse professioni, che in qualche modo erano connesse con la religione pagana, impediva di ricevere il battesimo- l'intransigenza che traspare dalle, fonti, si spiega con il desiderio deciso della prima comunità cristiana, di distinguersi, al massimo, dai costumi pagani circostanti. Superato l'esame, prima ancora della recezione del sacramento, il catecumeno viene già considerato come membro della comunità ecclesiale. Il tempo dell'istruzione catechetica realizzerà la sua progressiva integrazione nella Chiesa culminante nel battesimo.

Seguiva il periodo di preparazione, che generalmente aveva una durata di tre anni; la lunghezza della catechesi poteva essere anche abbreviata in casi eccezionali in cui si constatava la lodevole applicazione e lo zelo del catecumeno. Era in questo tempo che ì catecumeni, in luoghi determinati, venivano adeguatamente istruiti riguardo alla dottrina cristiana; i catechisti preposti a questo compito, potevano essere diaconi o presbiteri, ma dal servizio non erano certamente esclusi i laici più dotati, come fu nel caso di Origene che dirigeva, per conto del vescovo di Alessandria, una vera e propria università di teologia ed esegesi biblica. Durante gli anni di formazione, i catecumeni potevano già cominciare a prendere parte all'assemblea liturgica domenicale, anche se con alcune fondamentali limitazioni : nella chiesa esistevano posti a loro riservati e separati dai fedeli; partecipavano solo alla liturgia della Parola ed erano ammessi ad ascoltare l'omelia, dopodiché venivano allontanati e dovevano attendere la fine della Messa in un vano separato dall'edificio chiesastico : il nartex, un' aula rettangolare posta di traverso rispetto l'asse della chiesa e addossata alla facciata.

Terminato il periodo della preparazione, il catecumeno giungeva a vivere intensamente il periodo quaresimale che precedeva il battesimo previsto per la notte di Pasqua. Egli veniva esaminato una seconda volta per verificare quale fosse stato il suo atteggiamento durante il periodo formativo, quindi il suo nome era registrato dal vescovo stesso nel "libro della Chiesa", e con questo atto il catecumeno diviene electus, scelto per essere iscritto tra i cittadini della Gerusalemme celeste. A questo punto tutta la Quaresima era vissuta dal catecumeno partecipando a riunioni, catechesi quasi giornaliere, veglie di preghiera e digiuni di purificazione. Giovanni Crisostomo (4) , vescovo di Antiochia nel IV secolo, rivolgendosi agli electi della sua diocesi, conclude con parole di intenso lirismo, una di queste riunioni prebattesimali:
"Già vi giunge un profumo di felicità, o eletti. Già voi cogliete i fiori mistici per intrecciarne corone celesti. Tempo di gioia e allegria quello che noi viviamo ! Ecco arrivato infatti l'oggetto del nostro desiderio e del nostro amore, i giorni delle nozze spirituali"
Nell'ambito della preparazione quaresimale, alcuni riti si segnalavano per la loro pienezza di significati simbolici. Tra questi vi era l'esorcismo, che consisteva nel formulare alcune preghiere soffiate sul viso del candidato e segnarlo sulla fronte; in tal modo si evidenziava che la persona veniva strappata alle forze del male e sempre più legata a Cristo. Un rilievo particolare assumeva la consegna del Simbolo, contenente i punti cardine del Cristianesimo; questo veniva spiegato per poter essere appreso dai catecumeni, che dovevano recitarlo solennemente dinnanzi al vescovo la domenica delle Palme, nella cerimonia della restituzione del Simbolo. Tutta la preparazione era conclusa con il rito. finale della rinuncia a Satana e dell'adesione a Cristo, che si svolgeva o il Giovedì Santo oppure la stessa notte pasquale : rivolto ad Occidente, luogo dove dimorano le potenze delle tenebre, il catecumeno denuncia la sua primitiva condizione di schiavitù al peccato, quindi giratosi ad Oriente, sede del Paradiso e luogo da cui sorge la luce di Cristo, fa una solenne professione di fede trinitaria.
2. Il metodo catechistico
Come si e gia accennato, l' istruzione catechetica era affidata al clero o a laici ben formati. Fortunatamente la tradizione manoscritta ci ha conservato alcune di queste catechesi, redatte da alcuni tra gli spiriti più colti dell'epoca, indirizzate ai catecumeni o ai neofiti. Tra di esse vanno ricordate le "Catechesi mistagogiche " di (Cirillo di Gerusalemme), il " De mysteriis " di Ambrogio e, particolarmente il "De catechizandis rudibus" di Agostino. Quest'ultimo è un vero trattato di metodologia catechistica, ancora oggi estremamente valido e pieno di spunti utili di riflessione. E' scritto per soddisfare la richiesta di un diacono cartaginese, Deogratias, sconfortato perchè convinto di annoiare i suoi uditori piuttosto che illuminarli nella fede (5) :
"Mi hai scritto, fratello Deogratias, di scriverti qualcosa che possa esserti utile sul modo di catechizzare ... Tu provi quasi sempre difficoltà nel trovare un metodo adatto per presentare la dottrina ... Tu dici che durante le lunghe e snervanti riunioni ti capita, e te ne lamenti, dì sentirti umiliato di fronte a te stesso e di essere disgustato di te, ben lontano quindi da istruire i tuoi uditori e gli altri che ti ascoltano"
Agostino si profonde, quindi, in una serie di consigli pedagogici affinchè la catechesi sia sempre immersa in un clima di gioia, hilaritas, cercando di trovare le condizioni migliori per adattarsi ai diversi potenziali uditori. Prende in esame tutte le possibili situazioni in cui un catechista si può trovare e fornisce soluzioni ai diversi problemi ed ostacoli che i catecumeni possono sollevare : il vescovo africano, coglie che in alcuni casi l'uditorio non comprende le sue parole ed insegna, allora, come discendere dolcemente nei cuori dei suoi ascoltatori; si accorge che in altre situazioni il catechista può trovare delle reticenze nell'esprimersi apertamente per timore di offendere o urtare l'assemblea, e quindi consiglia come evìtare questi rischi; Agostino sa che talora l'uditorio non reagisce e resta indifferente, perciò richiama l'insegnante ad una maggiore introspezione del pensiero di colui che ascolta. E' sempre opportuno adattarsi al tipo di ascoltatore che si ha difronte, tenendo conto del sesso, del numero delle persone e della origine sociale e culturale. Altre difficoltà che il catechista può incontrare sono rappresentate dalle possibili distrazioni che gli ascoltatori possono subire, e quindi sarà preferibile permettere ai catecumeni di sedersi per evitare che, stanchi, allontanino il loro pensiero dalle parole del maestro e, in ogni caso, Agostino (6) suggerisce che quando si vede intervenire la stanchezza, occorre essere sintetici :
"Acceleriamo il seguito dell'esposizione, promettendo una conclusione immediata,
e manteniamo la parola"
3. Battesimo - Cresima - Eucarestia

Il battesimo cristiano rìsale a Cristo, nel senso che esso si amministra per suo mandato ed è distinto da altri tipi di battesimo, in uso presso gli ebrei. Non è di carattere rituale - nel qual caso sarebbe ripetibile - esso invece, una volta ricevuto, non ammette ripetizioni, perché è segno del perdono dei peccati e della nuova nascita in Cristo.
Sulla base delle fonti letterarie possiamo ricostruìre il rito battesimale così come si svolgeva nell'antichità. Normalmente il catecumeno giungeva ad ottenere il battesimo amministrato dal vescovo, dopo il lungo periodo di preparazione, nella notte di Pasqua. Dapprima si ungeva il candidato più volte, quindi dopo la rinuncia alle tentazioni del mondo e gli esorcismi, seguivano diverse benedizioni dell'acqua; infine vi era la triplice immersione o infusione che comportava la domanda di adesione al Simbolo richiesta dal diacono a cui il catecumeno doveva rispondere con l'affermazione "Credo! ". La lunga cerìrnonia si concludeva con il rito dello scambio del bacio di pace da parte di tutta la comunità presente. Questi riti fondamentali furono però arricchiti ed ampliati in alcune comunità, dando origine a liturgie un poco differenziate, pur nella sostanziale unità.
Conferito il battesimo; il catecumeno, era ormai entrato a far parte a pieno titolo della comunità ecclesiale. Ora poteva essere chiamato neofita, e come tale, indossata la tunica bianca, segno dell'avvenuta rigenerazione, conseguiva anche il sacramento della cresima amministrato esclusivamente dal vescovo. Questo consisteva nell'unzione con un segno di croce sulla fronte, con un olio profumato il crisma - e nell'imposizìone delle mani. Solo a partire dal V secolo, per iniziativa di alcune diocesi galliche la cresima comincerà ad acquistare una sua autonon-ùa e verrà sempre più di rado conferita insieme al battesimo. La stessa eucarestia veniva amministrata, per la prima volta, a conclusione delle cerimonie con le quali il catecumeno si era trasfortnato in un vero fedele; in questo senso il candidato dopo essere stato battezzato e cresimato entrava in chiesa per potere partecipare alla Messa, per la prima volta nella sua vita, dove prendeva parte anche al banchetto eucaristico, insieme alla totalità della comunità cristiana. 4. I dati archeologici: i Battisteri
Quasi il totale silenzio è da registrare riguardo all' esistenza di battisteri nell'età precedente la pace religiosa (7). L'unica eccezione è fornita dall'esempio ritrovato a Dura Europos, in Siria, dove all'interno di un edificio privato datato agli inizi del III secolo, sono stati riconosciuti alcuni ambienti utilizzati con certezza per officiare il culto cristiano. Il complesso presenta diversi vani, disposti intorno ad un cortile scoperto, adibiti alla sinassi eucaristica ed alle riunioni liturgiche. Uno di essi si palesa come battistero : le dimensioni sono ridotte rispetto agli altri ambienti, ma le pareti recano una decorazione pittorica di notevole fattura; le scene, tratte dall'Antico e dal Nuovo Testamento, alludono alla dimensione spirituale del battesimo e abbracciano il centro più significativo del vano, costituito da una vasca poco profonda per l'immersione dei catecumenì, questa era poi sormontata da un baldacchino sorretto da quattro colonne; la sala attigua era forse destinata al conferimento del sacramento della cresima. La mancanza di dati relativi ad ambienti battesimali per il periodo I / III secolo, fa supporre che il battesimo, in quest'epoca, fosse conferito laddove gli elementi naturali venivano in soccorso al bisogno, e quindi si battezzasse presso i fiumi, le fonti e le sorgenti, oppure si adattassero edifici preesistenti che potevano essere trasfortnati in battistero, quali i bagni, le fontane o le piscine.
Solo a partire dal IV secolo, dopo la pace religiosa ottenuta con Costantino, possiamo registrare il nascere ed il diffondersi in tutto l'Impero Romano, di edifici progettati e costruiti appositamente per il rito battesimale.
Il battistero, generalmente innalzato presso la basilica cattedrale, poteva essere costituito da un unico ambiente, oppure poteva disporre di vani dipendenti, la cui funzione, pur non essendo determinabile con certezza, sembra essere stata quella di accogliere i diversi riti e le molteplici fasi che componevano la cerimonia battesimale. Un esempio monumentale e ben articolato di complesso battisteriale con diversi locali annessi, le cui funzioni possono essere ricostruite con suflìciente sicurezza, è stato rinvenuto a Salona in Croazia (vd.Tav. 1, figg. 3-4). In questo caso fortunato possiamo seguire, passo dopo passo, le varie tappe che portavano il catecumeno nel suo cammino spirituale, al conferimento dei sacramenti. I battezzandi, raccolti nel nartex all'estemo della basilica, passavano attraverso un ingresso (A) in un'ampia aula chiamata catecumeneo (B), dove ricevevano le ultime catechesi e si preparavano spiritualmente all'incontro con il sacramento. Da lì, attraverso un portico esistente tra la chiesa ed il battistero, entravano in una grande sala d'attesa (C) dotata di banconi addossati alle pareti, dove aspettavano il momento della cerimonia; quindi, giunto il loro turno, passavano in un piccolo locale (D), lo spogliatoio, dove deponevano le vesti, per poi entrare nel battistero ottagono (E) in cui si sottoponevano all'esorcisrno ed alla triplice immersione nella vasca battesimale a forma di croce (F). Una volta battezzati si recavano presso una absidiola dove era la cattedra episcopale (G) per essere cresimati; quindi, rivestitisi con abiti bianchi, uscivano dal battistero ripercorrendo il portico in senso longitudinale ed erano ammessi nella basilica (H) per partecipare all'eucarestia.
Nei molti altri casi di battisteri scoperti dagli scavi archeologici, non è sempre possibile ricostruire questo suggestivo itinerario catecumenale, e ci si può limitare, al massimo, a segnalarne la varietà delle tipologie architettoniche che, talora assumono anche un certo grado di simbolismo mistico. Simbolismo che viene ancora più accentuato dalle decorazioni musive o dalle forme delle vasche battesimali. Queste, più o meno profonde a seconda se dovevano servire per l'immersione o l'infusione, e talvolta dotate di impianti di adduzione e deflusso delle acque, si possono presentare di foggia quadrata o rettangolare rievocando così la tomba di Cristo, le quattro parti del mondo, i quattro Vangeli o il tetragramma di Jahweh; nei casi di forma a croce è forte l'allegoria della morte del Redentore, che allude alla morte del peccato nel neofita; le vasche ottagone ed esagone propongono un linguaggio desunto dal mistero cosmico dell'Ogdoade - l'ottavo giorno - quello della Ricapitolazione e della Resurrezione finale.
5. I dati archeologici: le Iscrizioni

Le lapidi sepèolcrali, latine e greche,rinvenute nelle catacombe o nei cimiteri a cielo aperto forniscono anch'esse un certo numero di indicazioni relative ai sacramenti, ed in special modo al battesimo (8 ). Frequenti sono i casi in cui i cristiani hanno voluto ricordare nei propri epitaffi la loro condizione nel seno della Chiesa. Per esprimere il concetto di aver ottenuto il perdono dei peccati tramite il battesimo, il cristiano dei primi secoli, ricorre a formulari sintetici, ma incisivi definendosi natus (nato), renatus (rinato), luce renobatus (rinnovato dalla luce), oppure usa la locuzione gratiam accepit (ricevette la grazia); più rare le esplicite affermazioni come bapdiatus - a (battezzato - a). Frequenti sono i casi in cui i cristiani ricordano di essere deceduti poco prima di raggiungere ìl battesimo, ed ecco comparire nelle lapidi i titoli cathecumenus (catecumeno) ovvero candidatus in Christo (candidato ad essere cristiano); così come se il cristiano è morto appena ottenuto il sacramento le iscrizioni lo ricordano quale neophita (neofita) o neophotistos (illuminato di recente). Ben esplicita, a questo proposito, l'iscrizione (9) di un fanciullo morto alla metà del V secolo, in cui si ricorda la data di nascita, il giorno di Pasqua in cui ricevette il battesimo, il nome cristiano assunto dal bimbo e la data di morte avvenuta la successiva Domenica in Albis :
"Qui giace Pascasio, nato col nome di Severo, nei giomi di Pasqua, giovedì 4 aprile ... visse sei anni, ricevette la grazia il 21 aprile e depose le sue bianche vesti battesimali nel sepolcro l'ottava di Pasqua"
Il sacramento della cresima è anch'esso citato dalle epigrafi, ma con una incidenza piuttosto scarsa, generalmente con le formule un po' stereotipate di unctus-a est crismate(fu unto - a con il crisma) e consignatus-a est oppure consecratus-a est ( fu cresimato - a)- un sarcofago di Spoleto ricorda una donna, neofita, di nome Picentia Legitima consignata a Liberio Papa (Picenzia Legittima cresimata dal Papa Liberio) che fu pontefice tra il 352 ed il 366 (10). Un testo particolarmente ricco di informazioni sul conferimento dei sacramenti, è riferito dall'epigrafe incisa sul nobile sarcofago dei coniugi Flavio Giulio Catervio e Settimia Severina, trovato a Tolentino (11) ; in esso oltre alle citazioni del battesimo e della cresima, si aggiunge il ricordo del sacramento matrimoniale con un fonnulario intessuto di forme poetiche, impregnate di una fede lucente nella resurrezione
"Il Signore Onnípotente, che con meriti uguali vi unì nel dolce vincolo del matrimonio, custodisce per sempre il vostro sepolcro. 0 Catervio, Severina è felice per essersi unita a te: possiate insieme risorgere, con la grazia di Cristo, o voi beati, che il sacerdote del Signore, Probiano lavò con l'acqua battesimale e unse con il sacro crisma"
Gli accenni all'eucarestia, nell' epigrafia cristiana, non sono molti, ma hanno un grande valore soprattutto per il forte aspetto dogmatico che essi rivelano. Nella basilica di S.Lorenzo fuori le mura a Roma, è stato scoperto un epitaffio (12) in cui si afferma che verus in altari cruor est vinum (il vino sull'altare è autentico sangue), evidenziando un' esplicita allusione al dogma della transustanziazione. Altre menzíoni del sacramento eucaristico si possono trovare in alcuni carmi sepolcrali lunghi e complessi, redatti in greco; il primo proviene da Autun in Francia. In questo testo (13) , un certo Pettorius che pone il sepolcro per i propri parenti scomparsi riprendendo la nota simbologia crìstologica paleocristiana del pesce, con accentuate tinte di lirismo, tesse una struggente laude eucaristìca :
"Ricevi l' alimento dolce come il miele del Salvatore dei Santi, mangia affamato, tenendo il "pesce " nelle tue mani. Nutrimi dunque del pesce, ti prego, o Signore Salvatore; che mia madre riposi bene, ti supplico, o luce dei morti. E tu, o padre Ascandio, carissimo al mio cuore, con la diletta madre e i miei fratelli, tu che sei tiella pace del pesce, ricordati del tuo Pettorio"
Altrettanto importante è l'epigrafe (14) di Abercius, vescovo della Frigia e vissuto nel Il secolo, che, rievocando un suo viaggio a Roma, afferma di essere stato assiduo nel comunicarsi. Nel testo si ritrova lo stesso simbolismo del pesce già incontrato nell'iscrizione precedente
"Cristo mi inviò a Roma perché contemplassi la reggia ... e dovunque mi imbandì come alimento il pesce di fonte, grandissimo, puro, che la santa vergine prende e lo porge agli amici perché si nutrano sempre, avendo un vino gradevole che ci offriva misto con acqua, insieme al pane"
Il senso è piuttosto chiaro : Abercio, dovunque si recasse, gli veniva dato come alimento il pesce, le carni divine, offerte dalla Chiesa ai fedeli perché si nutrano sempre; e tale banchetto divino comprendeva le specie eucaristiche, vino misto ad acqua e pane, corpo e sangue di Cristo. Quest'ultima testimonianza lasciataci da Abercio, conclude la nostra breve panoramica sul catecumenato nella Chiesa dei primi secoli.
Essa ci permette di congedarci, istituendo un suggestivo parallelo tra l'arrivo di Abercio a Roma, inviato da Cristo, ed il cammino di tutti noi cristiani.che, siapure a distanza di secoli, si svolge nella stessa città in cui Abercio approdò, sempre sotto l'amorevole guida del Divino Maestro. La nostra iscrizione ci esorta quindi a perseverare nella Fede, nonostante le mille peregrinazioni che la vita ci impone, e a restare saldi nei sacramenti che la comunità della Chiesa di Roma, oggi come ieri, ci amministra.