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Risultati da 1 a 6 di 6

Discussione: Carne di Cavallo.

  1. #1
    Cacciaguida
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    Predefinito Carne di Cavallo.

    C’è chi vuole vietarne la macellazione per un’ideologia zoofila. Ma lo si onora mangiandolo.

    Impostori imporranno di astenersi da alcuni cibi che Dio ha creato per essere mangiati con rendimento di grazie dai fedeli e da quanti conoscono la verità. Infatti tutto ciò che è stato creato da Dio è buono e nulla è da scartarsi. (Prima lettera a Timoteo 4,2-4)

    Stanno fondando una nuova religione e nessuno se n’è accorto. Meno male che me ne sono accorto io. Il testo sacro lo ha scritto Paola Frassinetti, già Movimento sociale, già Alleanza nazionale, al momento Pdl, con la proposta di legge numero 2.268 intitolata “Norme per la tutela degli equini e loro riconoscimento come animali di affezione”. Anzi, lo ha trascritto, essendole stato dettato in una grotta del Monte Cavallo, sopra Capalbio, da uno stallone maremmano alato, messaggero del dio Equus, in una notte di primavera. “Dopo millenni di utilizzo degli equini da parte dell’uomo, spesso connaturatosi come vero e proprio sfruttamento…” è il primo passaggio cruciale, laddove si aggredisce il libro della Genesi e l’idea dell’uomo come vertice della creazione. Altro momento da brivido è quando lo stallone alato prescrive “il divieto di macellazione di cavalli, asini, muli e bardotti, nonché i divieti di vendita e di consumo della loro carne in tutto il territorio nazionale”, vanificando la venuta di Cristo che ha liberato l’uomo dalle antiche proibizioni alimentari. Ricordate il Vangelo di Luca? “Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno”. Insomma non fate storie, non fate i noiosi, non fate gli schifiltosi, non inventatevi allergie, non fate gli zelanti.
    Un cristiano non separa il grasso dal magro del prosciutto e succhia la testa delle sarde. Un cristiano fa come Luca Zaia che è andato in Cina e ha mangiato il cibo cinese, applicando il metodo paolino che suggerisce di provare tutto e trattenere ciò che è buono: ovviamente, nel suo caso, il risotto col radicchio. Questa della libertà mangereccia è una delle infinite prove della veracità del cristianesimo, che non ha bisogno di prescrizioni capricciose invece indispensabili alle religioni false per distinguersi in qualche modo. Lo stallone alato apparso alla deputata Frassinetti è l’epifania di uno spirito maligno, il mortifero Zeitgeist che vuole buttare l’uomo giù dal piedistallo. Sbriciolare l’antropocentrismo cristiano sulla scorta del solito Rousseau per cui la natura è buona e gli unici cattivi siamo noi, tenuti ad autopunirci in un abisso di masochismi e umiliazioni. Ovvio che l’impostura si travesta di buoni sentimenti, ma che cosa significa “affezione”? Lewis Carroll aveva simpatia per i conigli bianchi e Giosuè Carducci provava un poetico trasporto per i bovi, non per questo chiesero la messa al bando delle rispettive carni. Io amo la vacca dagli occhi umidi, l’oca vigile, il polpo astuto, e li onoro mangiandoli, e mi faccio uomo mangiandoli, e obbedisco mangiandoli.
    “Quanto si muove e ha vita vi servirà di cibo” (Genesi 9,3). La ragione è assalita ovunque, i cristiani sono in minoranza perfino nella chiesa (infatti don Giuseppe Russo è responsabile nazionale per l’edilizia di culto della Cei) e un’amica che si definisce cattolica mi appella “incivile animale” siccome stravedo per il pesto di cavallo, il macinato crudo tipico di Parma. Cose che succedono quando da ogni pulpito si inneggia alla pace anziché all’incarnazione. Paola Frassinetti è strumento dell’antiumanesimo antispecista, quella filosofia che combattendo la discriminazione di specie nega la superiorità dell’uomo. Ovviamente ha preso piede nella Spagna zapateriana, con il Progetto Grandi Scimmie. Anche agli oranghi siano concessi i diritti umani! Di più: superumani! Agli scimmioni va assolutamente evitato il trauma dello “sfruttamento commerciale”, da riservare invece alle modelle dell’est e ai trans latinos. Per raggiungere l’obiettivo ogni mezzo è lecito: “L’articolo 6 stabilisce le sanzioni per chiunque violi la legge. L’articolo 7 riguarda la vigilanza sul rispetto della legge, affidata anche alle guardie volontarie delle associazioni protezionistiche e zoofile”. Conversione forzata come nell’islam, delazione come nei regimi comunisti.
    Finisce l’uomo creato a immagine e somiglianza di Dio per dominare “sui pesci e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche”, nasce l’omuncolo nuovo, imbelle e vegetarianeggiante, figliastro dell’evoluzione, prodotto di laboratorio genetico e ideologico, senza tradizioni, senza legami fra le generazioni, schiavo delle mode che periodicamente spazzano il pianeta. Se lo stallone alato intima a una parlamentare “la realizzazione, da parte dello stato, di pensionati pubblici per equini anziani, malati o che i proprietari non possono più tenere” il cittadino contribuente non può far altro che pagare, in nome della “evoluzione della sensibilità”, e se non paga e non si adegua è un insensibile, e se è un insensibile il vero animale è lui, e se lui è un vero animale merita la reclusione “fino a tre anni”.

    L’Italia del cavallo, laddove si è alzata più forte la protesta antiproibizionista: Verona, la provincia di Padova, Brescia, Parma e Piacenza, Chiaserna sull’Appennino marchigiano, le Murge pugliesi (con sconfinamenti in Lucania), Catania, la Sardegna interna. A Padova sembra che l’equino piaccia di più in campagna, specie a Legnara, Polverara, Saonara, ma in città l’amico Carlo Melina mi racconta compiaciuto della “straecca (sorta di bistecca) conprà sotto al salòn e po’ cota in piastra con na scianta de vin rosso e do radicci tardivi in parte”.
    Marzia preferisce la bestia giovane: “La mia macelleria (Andrighetto a Motta di Livenza) mi serve solo puledro. A seconda del taglio disponibile prendo o una bistecca sottile ma molto grande a cui faccio solo vedere il fuoco oppure un pezzo di tagliata alta qualche centimetro e pesante almeno due etti (abbondanti)”. In Abruzzo, durante una manifestazione vinicola, conobbi un produttore di coppiette di cavallo dei Castelli Romani, mi pare di Genzano. Produce solo coppiette, strisce di carne essiccata che rappresentano l’antico retaggio del cibo di taverna laziale: se passa la legge Frassinetti ecco un’altra famiglia sulla strada. Si dice che in Puglia la capitale della nostra carne preferita sia Santeramo in Colle. Io l’ho gustata con soddisfazione pure a Corato, Trani, Barletta, sempre nella specie della brasciola (con la S) che non c’entra nulla con la braciola di maiale (senza la S) ma è un involtino che cuoce per ore nel sugo, trasformandolo in ragù. Non sei di Catania se non vai a mangiare il panino imbottito di carne di cavallo nelle macellerie di via Plebiscito, e questa l’ho scoperta adesso, e molto me ne compiaccio perché sono così rare le buone notizie che arrivano dalla Sicilia. Valentina a Tresnuraghes la prepara “marinata con aglio prezzemolo olio buonissima tenerissima carne nostrana sarda!”.
    A Parma, che dire, la mia macelleria equina (ovviamente la migliore macelleria equina di Parma e forse dell’intero Ducato) si trova nel mio isolato, non certo per caso ma per un disegno che mi sovrasta. Potrei arrivarci via tetto se un giorno i fanatici del dio Equus bloccassero le strade. Fra parentesi il mio macellaio ha la vetrina esattamente sotto la finestra che fu del Giovannino Guareschi giovane: salvo una sicura propensione per il lambrusco, non conosco nei dettagli la dieta dell’inventore di Don Camillo ma un destrodivino come lui non poteva certo disprezzare la massima fonte di proteine e ferro concessaci dal Creatore. A Parma il cavallo si consuma sotto forma di “pesto”, polpa macinata da mangiare cruda. Alcuni lo condiscono riccamente, finanche con aceto balsamico, altri ci buttano dentro l’uovo trasformandolo in una tartara da overdose proteica, io miro all’essenzialità, qualche volta ci trito l’aglio, qualche volta ci macino il pepe, qualche volta aggiungo solo un filo d’olio. L’importante è che siano almeno tre etti perché sotto i tre etti non c’è sostanza (i peccati della carne si fanno con la carne, diceva Totò).

    Ecco la profetessa della Neo-chiesa Cavallistica, Paola Frassinetti: patriota quando si trattava di chiedere i voti per Alleanza nazionale, esterofila quando deve partire per le vacanze a Santo Domingo, liberale quando viene eletta col Popolo della libertà, autoritaria quando vuole impedire agli elettori di mangiare la carne prediletta, preoccupata di tutelare la lingua italiana con la proposta di legge 2689, impegnata a boicottare la cucina italiana con la proposta di legge 2268. Da una parte si scaglia contro gli anglismi, dall’altra inzeppa le sudate carte parlamentari di“pet therapy” e “paddock”. E’ chiaramente una signora schizofrenica e non dico nulla di strano, chi possiede un centro non gli passa nemmeno per l’anticamera del cervello di fondare una setta. A dimostrarne la confusione basterebbe dire che suo punto di riferimento intellettuale è il cattoislamico Franco Cardini. Siccome oggi capita spesso di grattare il fascista (la Frassinetti è ancora così nostalgica del Fronte della Gioventù da inserirlo sul suo profilo Facebook) e trovare il musulmano, può darsi che la proposta 2268 nasca dalla convinzione corrente che Maometto non si sia mai cibato di carne di cavallo (però di cammello sì). O che c’entri qualcosa l’Hitler vegetariano?
    Goebbels puntò propagandisticamente su questo non secondario dettaglio, arcinoto e arciprovato dagli storici a cominciare da Allan Bullock, per conferire a quel mentecatto un’aura ascetica così come la potevano concepire dei tedeschi nazistizzati quindi non più cristiani e dimentichi che Gesù si nutriva di proteine animali e pure con gusto. Nella lista dei deputati che vogliono abolire la macellazione equina è netta la prevalenza del fascista (ex, post: ci siamo capiti) e vorrei astenermi dal sottolineare l’assonanza con un vecchio titolo di Fruttero & Lucentini. Mi limito a girare la patata bollente ai cultori di fascisterie, ad esempio gli amici del Secolo d’Italia. Vedano un po’ loro di ricavarne qualcosa di succoso, sono sicuro che ci riusciranno. Io so soltanto che quando la Profetessa scrive sul suo sito di “tematiche identitarie” non sta dando aria ai denti, no, sta pagando un lieve pedaggio ai vecchi camerati, che grazie a lei non potranno più mangiare i piatti della balda giovinezza ma possono dirsi finalmente al potere: il potere di sfasciare l’identità gastronomica nazionale (“La cucina contiene ed esprime la cultura di chi la pratica, è depositaria delle tradizioni e dell’identità di un gruppo”, Carlo Petrini), tanto per spianare ulteriormente la strada a kebabberie e McDonald’s, opposti estremismi del sapore ma globalizzanti nella stessa misura.
    Perciò mi domando e dico: ma questi qui, da giovani, che l’hanno letto a fare “Rivolta contro il mondo moderno” se poi, da grandi, al mondo moderno si dovevano adeguare con sì gran zelo? Non era meglio che leggessero Jack Kerouac o Lidia Ravera, come tutti?

    Adesso uno sguardo ai ventinove cofirmatari della proposta di legge e cofondatori della nuova religione. Emerenzio Barbieri è un vecchio democristiano uso a cambiar partito e schieramento per sopravvivere politicamente, il metodo di una vita (a suo modo coerente) lo ha spinto ad abiurare nella speranza di un qualsivoglia incarico nella curia che verrà. L’onorevole Biancofiore si chiama Michaela (sì, con la H) e credo non serva aggiungere altro. Matteo Brigandì è di Messina, avrà firmato per fare un dispetto a Catania, il paradiso degli equifagi. Gabriella Carlucci è mia amica, passo quindi ad Annagrazia Calabria ma è la più giovane deputata della legislatura, avrà firmato per inesperienza. La fintabionda Giuseppina Castiello quando è stata interpellata dalla Profetessa Paola era sicuramente dal parrucchiere e non ha capito bene, colpa del phon. Basilio Catanoso è catanese e imprenditore agricolo quindi ha tradito due volte, la sua città e la sua categoria. Gli etnei sono curiosamente sovrarappresentati tra i sacerdoti del Cavallo Sacro, tra le ventinove firme ci sono pure quelle dei deputati Salvo Torrisi e Paolo Vella: nel Ventesimo secolo si è parlato di “odio di sé ebraico” (analizzato da Thomas Lessing), forse nel Ventunesimo si dovrà parlare di “odio di sé catanese” (invito Buttafuoco e Cappellani a tenerci informati: in via Plebiscito, la strada delle frequentatissime macellerie “arrusti e mangia”, che ne pensano dei succitati apostati?).
    Il bolognese Giuliano Cazzola ha la faccia di uno che ha appena divorato il carrello dei bolliti del ristorante Diana, manzo lingua testina vitello prosciutto gallina zampone, se non lo fermavano in tempo mordeva anche il cameriere. Qualcuno lo avvisi che per travestirsi da animalista gli manca il fisico. Invece Fiorella Ceccacci Rubino con quel corpo può firmare ciò che vuole.
    Francesco Colucci e Daniela Sbrollini replicano il caso-Catania a Brindisi: gli accaniti mangiatori di cavallo della provincia salentina (numerosi specie a Ceglie, Oria e San Michele) si sono allevati in seno due serpi. Pensavo che l’onorevole Marcello De Angelis fosse rimasto il duro della latitanza in Inghilterra, della galera in Italia e delle canzoni dei suoi 270bis che perfino io, che mi considero e sono considerato cattivissimo, ci avrei pensato due volte a diffondere. Pochi mesi dopo aver ripubblicato la tremenda “Spara sulle posse”, ideale per far guizzare i muscoli di tutte le Case Pound d’Italia, eccolo intenerirsi per la sorte di muli e bardotti e insorgere contro le dome troppo cruente. Fra canzone e legislazione, De Angelis insegna a rapportarsi con gli esseri viventi osservandone le estremità: se hanno le scarpe gli puoi sparare, se hanno gli zoccoli non li puoi nemmeno frustare. Francesco Divella, parlamentare e pastaio, con me ha chiuso.
    Quante volte ho mangiato le orecchiette Divella con la brasciola di cavallo ma prometto che non ci casco più, da oggi passo a Granoro, Riscossa, Cavalieri, in Puglia di marche buone ce ne sono tante. Donato Favia è passato in breve volgere di tempo da Forza Italia all’Italia dei Valori, da Berlusconi a Di Pietro: fossi nella Profetessa non mi fiderei troppo di questo signor girella, magari l’anno prossimo capovolge un’altra volta le sue idee ed entra nella Chiesa dei Bevitori-di-Sangue-di-Cavallo-Ancora-Caldo. Giorgio Holzmann è un simpatico signore leggermente sovrappeso che a dispetto del cognome difende gli interessi dell’etnia italiana in Alto Adige. Una sera, a Bolzano, abbiamo cenato insieme: osservandolo mentre mangiava, mai e poi mai avrei pensato che avesse tabù alimentari di sorta. Come ci si sbaglia a giudicare le persone. Il democratico Andrea Sarubbi è uno dei pochissimi ministri del dio Equus non provenienti dal centro-destra. E’ un piacevole e pettinatissimo esemplare di clericale romano, allievo dei gesuiti che non sono riusciti a ficcargli in testa il Vangelo ma che gli hanno concesso il patentino di cattolico innocuo, indispensabile per entrare prima a Radio Vaticana e poi a Raiuno dove ha condotto la rubrica “A sua immagine”, una trasmissione che non ha mai convertito nessuno, l’equivalente televisivo di un brodo fatto col dado. A forza di andare in onda Sarubbi ha perso quel poco di fede, e adesso anziché credere in san Paolo caduto da cavallo crede nel cavallo. Mi sono dimenticato qualcuno? Certo, “de minimis non curat praetor”.

    Avevo una fidanzata anemicissima, dalla pelle bianchissima, doveva mangiare molto cavallo, bistecche ma soprattutto fegato, che fra l’altro è già diventato introvabile (la modernità igienista e puritana è teologicamente ostile alle frattaglie). Non so che cosa ne è stato di lei, non so che cosa ne sarà qualora la proposta Frassinetti diventasse legge. Tutti gli anemici dovranno attaccarsi ai farmaci: chimica, chimica, chimica, e multinazionali. E coloro che hanno bisogno di fattori di crescita emopoietici? E gli ustionati che necessitano di cicatrizzanti e riepitalizzanti che si estraggono dai fegati in via di proibizione? Li calpestiamo con gli zoccoli così smettono di soffrire? E i farmaci antirigetto (le immunoglobuline indispensabili ai trapiantati) d’ora in avanti li ricaveremo dalle barbabietole da zucchero? Io, ad ogni buon conto, se mi si avvicina uno stallone alato prendo la 7 e 65 e gli sparo alla tempia.

    © 2009 - FOGLIO QUOTIDIANO
    di Camillo Langone

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  2. #2
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    Predefinito Rif: Carne di Cavallo.

    Notare come gli ex-missini siano una vera fabbrica per quel che riguarda queste stronzate.
    L'arte di essere P.A.

  3. #3
    VIVERE INIMITABILE
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    Predefinito Rif: Carne di Cavallo.

    che l'immigrazione cinese se proprio deve essere porti con sè rosticcerie di carne di cane
    e di gatto come facevano i vecchi

    Ultima modifica di Pompeo; 24-01-10 alle 17:07

  4. #4
    Dio e Po***o
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    Predefinito Rif: Carne di Cavallo.

    Citazione Originariamente Scritto da Pieralvise Visualizza Messaggio
    Notare come gli ex-missini siano una vera fabbrica per quel che riguarda queste stronzate.
    .
    ma anche quando non erano "ex" si difendevano bene.
    non abbiate Paura !
    http://www.effedieffe.com/

  5. #5
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    Predefinito Rif: Carne di Cavallo.

    si ho letto tutto l'articolo ma quali sono i motivi precisi per i quali si vuole vietare sta carne di cavallo?
    io quando ho sentito questa notizia ho pensato a qualche motivo di carattere salutare, al fatto che la carne di cavallo non fa bene. invece poi ho letto questo articolo e sembra che questo divieto sia frutto di qualche cosa d'altro, quasi come un'idea che mentre mangiare la mucca è giusto, mangiare il cavallo no.
    possibile che la stampa debba essere sempre cosi superficiale e parziale?!

    nell'attesa di Vs. gradita risposta, porgo i miei più cordiali saluti e propongo di iniziare a cibarci delle carni dei nostri nemici, atei e sinistri.

  6. #6
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    Predefinito Rif: Carne di Cavallo.

    mangiare la carne di cavallo è profondamente immorale e antiecologico , uccidere centinaia di migliaia di bambini con l'aborto no , cosa non vi è chiaro in tutto ciò?
    Disse il Supremo : "Sono di estrema destra A MODO MIO" ....

 

 

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