Maurizio Blondet
11/07/2006

Da quando i messaggi di Al Qaeda vengono diffusi dalla ditta americana IntelCenter, la comunicazione dei terroristi è vistosamente migliorata.
Adesso i messaggi audio-video sono più frequenti.
Vengono annunciati in anticipo di 38 o 72 ore da «siti islamici» mai meglio identificati.
E quando compaiono, appaiono «impaginati» molto meglio dei primi, diciamo così fatti in casa: foto fissa di Bin Laden su sfondo nero, voci fuori campo, occasionalmente Al-Zawahiri che parla e dà le ultime notizie, sempre più spesso corredate da video e collages di video montati in modo molto professionale che devono comprovare - come dubitare di immagini? - la verità dei delitti di cui Zawahiri rivendica la paternità ad Al Qaeda.
Soprattutto, i nuovi messaggi sono molto più puntuali.
L’ultimo esempio è chiarificatore.
A un anno dagli attentati del metrò di Londra, proprio mentre la comunità musulmana britannica chiede a gran voce un’inchiesta su quel che è veramente successo, e Blair la nega («costerebbe troppo»), mentre in quella comunità si domanda ormai ad alta voce come mai i quattro attentatori, alcuni dei quali diciottenni che vivevano coi genitori, non abbiano lasciato nemmeno due righe alla mamma, o alla moglie o alla fidanzata; come mai non si siano fatti riprendere con un kalashnikov in mano a rivendicare il proprio imminente martirio, come fanno tutti i terroristi che si rispettino, ecco il puntuale intervento.



Al Qaeda emette un comunicato in audio e video «prodotto in modo elaborato» (lo dice la MSNBC, network americano collegato a Newsweek) dove appare per la prima volta sui vostri schermi un «ampio video di Shehzad Tanweer, uno degli attentatori suicidi di Londra», che «in inglese» ammette di essere stato l’attentatore del 7 luglio.
Poi, compare un membro di Al Qaeda chiamato «Azzam l’americano», che infatti parla arabo con forte accento yankee.
E infine appare Zawahiri, con gli occhialetti d’oro da fanatico e il ditino alzato (versione islamista del «nemico Emmanuel Goldstein» nel romanzo 1984 di Orwell), ad assicurare che i quattro attentatori di Londra erano stati addestrati in campi di Al Qaeda. (1)
E’ un particolare, nota la MSNBC, «che gli inquirenti britannici e americani non hanno ancora convalidato».
Ma non c’è bisogno di convalida, adesso che Al-Zawahiri in persona conferma: come si fa a non credere ad un video così ben prodotto e montato, ancorchè in grave ritardo sui fatti?
Al Qaeda ha aspettato un anno a rivendicare gli attentati di Londra, perché ancora non aveva messo a punto le sue nuove competenze mediatiche?
Probabile.
«Secondo esperti di antiterrorismo», nota ancora la MSNBC, «l’uso di annunci promozionali e di collages di video ben montati con personaggi che parlano inglese dimostra la crescente sofisticazione dei metodi di relazioni pubbliche di Al-Qaeda».
Adesso, i messaggi non devono essere più fastidiosamente tradotti: così come sono, sono già pronti per il TG della sera.
Nessuna perdita di tempo.
Efficienza ed efficacia.



Non è un segreto che gli USA abbiano il primato mondiale nel cinema e nell’entertainment.
Sicchè vale la pena di vedere meglio che cos’è questo IntelCenter, questa ditta USA che scopre per prima i messaggi di Al Qaeda.
Un amico lettore ha scoperto che il sito della ditta è registrato a nome di un’altra, che si chiama Tempest Publishing Co.
E’ una casa editrice a sua volta filiale di un’altra entità, la «Chem-Bio.com» che pubblica manuali e CD con le istruzioni per la difesa contro armi batteriologiche: «a sostegno», dice il sito, «di quanti sono in prima linea nel combattere la minaccia terroristica odierna».
Il sito elenca alcuni dei principali clienti.
Sono la US Army, la US Air Force, il Lawrence Livermore Laboratory nonché i laboratori di Los Alamos, storici centri di ricerca delle armi atomiche e di distruzione di massa, entità militari e segretissime.
Inoltre, fra i clienti viene vantato l’USAMRIID, cioè quel laboratorio militare da cui uscì l’antrace usato da «terroristi arabi» per terrorizzare dei senatori democratici.
L’identità di tali «terroristi arabi» è tutt’ora ignota e tale resterà, a meno che Al Zawahiri non ce la riveli in un prossimo video diffuso dalla IntelCenter.
In conclusione, la ditta pare essere la filiale della editrice «Tempest», che pubblica allarmi e allarmismi dietro grassi contratti con il settore militare.
Ha probabilmente vinto un nuovo contratto, e si vede: ora Al Qaeda comunica infinitamente meglio.
La ditta costruisce prove alla moviola.



Come ha detto Ben Venzke, «analista dell’IntelCenter» (dal nome, non parrebbe un cristiano, nemmeno rinato) l’ultimo video «è il testamento di uno dei kamikaze» di Londra, sicuro e accertato.
Ci si può chiedere: ma la stessa perfezione, puntualità, sofisticazione e regolarità dei videomessaggi non può suscitare qualche dubbio nel pubblico?
Probabilmente, è stato valutato che questo è il solo modo rimasto per tener vivo l’allarme terrorismo in una popolazione americana sempre più sgomenta dalla piega della guerra in Iraq e in Afghanistan, a cinque anni dall’11 settembre.
Un brivido al TG della sera, poi basta fino al prossimo video.
D’accordo, l’ideale sarebbe un altro mega-attentato stragista su suolo statunitense, rivendicato da Al Qaeda con la perfezione del nuovo mezzo mediatico.
Ma i sondaggi di Bush sono così bassi da sconsigliare un carnaio «islamico»: se l’11 settembre il popolo terrorizzato fece quadrato attorno a Bush «comandante in capo», stavolta la reazione rischia di essere diversa: e Bush di essere bollato come il cretino-che-non-ha-impedito-il-nuovo-attacco, nonostante il trilione di dollari speso per la «guerra mondiale al terrorismo».
Gli esperti americani di PR e pubblicità sono i migliori specialisti nel valutare questo genere di effetti psicologici; si guadagnano davvero il denaro del loro contratto.
Hanno sicuramente consigliato di annunciare attacchi «sventati», ma di non farne nessuno.
E infatti, qualche giorno fa la gente si è svegliata con gli strilli dei media di New York annuncianti che «un progetto terroristico», che avrebbe fatto saltare il tunnel PATH che conduce i pendolari tra il New Jersey e Manhattan, era stato appena sventato e scoperto.



Il pomeriggio stesso il sindaco di New York, il finanziere e miliardario Michael Bloomberg, affiancato dal vicedirettore dell’FBI Mark Mershon (dai nomi, entrambi non risultano cristiani, nemmeno rinati) a confermare che avevano appena salvato Manhattan e Wall Street dall’allagamento.
Terroristi suicidi islamici, hanno spiegato, volevano far saltare il tunnel che passa sotto l’Hudson con tonnellate di esplosivo, in un attentato suicida.
La «mente» del complotto era già stata arrestata a Beiruth su richiesta USA: trattasi di Assem Hammoud, detto anche Al-Andalous, un insegnante di economia di 31 anni, che si teneva in contatto via internet con altri congiurati, due dei quali già arrestati all’estero.
Nessuno dei terroristi aveva mai messo piede sul suolo americano.
Nessuno di loro ha mai fatto un sopralluogo nel tunnel.
Nessun trasferimento di denaro, necessario alla preparazione dell’evento (non si deve credere che gli attentati siano gratis).
Nemmeno un grammo di esplosivo è stato trovato.
Dopo di che, Mershon si è rifiutato di rispondere ad ulteriori domande dei giornalisti, ormai alquanto scettici.
Poche ore dopo la Associated Press citava un alto funzionario dell’FBI che, «sotto condizione di anonimato», diceva che l’attentato non era tanto «operational», quanto «aspirational».
Ossia: non nella fase operativa, ma in quella delle aspirazioni e dei pii desideri. (2)
I congiurati si scambiavano mail via internet dei discorsi «estremisti che concettualizzavano» il complotto.
Una specie di gioco di ruolo sul tema: dovendo colpire New York, quale sito scegliereste?



Un tunnel subacqueo è apparso l’ideale ai giocatori, che a New York non sono mai stati.
A parte il piccolo dettaglio di come portare tonnellate di esplosivo in un tubo perennemente intasato da auto…
Ancora poche ore, e persino il capo dell’Homeland Security Michael Chertoff (non un cristiano: sua madre era una hostess della El-Al) doveva ammettere che la minaccia non era «imminente».
Poco dopo, un comunicato della direzione Fbi smentiva il suo agente Mershon.
Il brivido sulla schiena dei newyorkesi non è durato molto.
Ma di questi tempi, non si può fare di più.
A Beirut intanto, la mamma dell’arrestato diceva che suo figlio era sereno, «perché era in grado di provare la sua innocenza».
Fortunato questo Assem Hammoud, detto «al-Andalousi» nel gioco di ruolo.
Al povero Tanweer di Londra è andata peggio: a un anno dalla morte, si è dichiarato suicida e colpevole.
A meno che un video di Al Zawahiri non esca giusto in tempo per provare che il libanese è stato addestrato nei campi di Al Qaeda.

Maurizio Blondet




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Note
1) Mark Hosenball, «Terrorism: from Al Qaeda, plots and promos», MSNBC, 7 luglio 2006; si noti il tono irridente del titolo.
2) Barry Grey, «Antoher dubious terror plot», World Socialist Website, 8 luglio 2006.




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