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    Predefinito [idee] La jamahiriya libica: prove tecniche di democrazia diretta

    Nell'ambito del discorso sempre aperto sulla democrazia diretta riporto qui uno dei capitoli del Libro Verde di Muhammar Gheddafi il quale con la jamahiriya (neologismo arabo che tradotto significa approssimativamente "potere delle masse") ha provato in questi anni (come stanno facendo i guerriglieri zapatisti del Chiapas) a realizzare quella grande utopia (intesa qui in senso positivo) chiamata democrazia diretta.
    Prima di postare qui il capitolo in questione vorrei sottolineare come queste idee esposte nel Libro Verde non siano rimaste lettera morta ma siano state applicate realmente in Libia in questi anni, facendo di questa nazione un grande laboratorio sperimentale di democrazia popolare.

    I CONGRESSI POPOLARI ED I COMITATI POPOLARI
    I congressi popolari sono l’unico mezzo per mettere in atto la democrazia popolare. Ogni altro sistema è una forma non democratica di governo. Tutti i sistemi di governo dominanti oggi nel mondo non saranno democratici fino a quando non avranno adottato questo mezzo. I congressi popolari sono l’approdo finale del movimento dei popoli verso la democrazia. I congressi popolari e i comitati popolari sono il frutto della lotta dei popoli per la democrazia. I congressi popolari ed i comitati popolari non sono invenzione dell’immaginazione, in quanto sono il prodotto del pensiero umano, che ha assimilato a fondo le diverse esperienze dei popoli per giungere alla democrazia. La democrazia diretta, se messa in atto, è innegabilmente ed indiscutibilmente il metodo ideale di governo. Le società si sono allontanate dalla democrazia diretta dato che era impossibile riunire tutto il popolo, in una volta sola qualunque fosse il suo numero, per discutere, per esaminare e decidere la sua politica. Ed ecco perché le nazioni si sono allontanate dalla democrazia diretta che è rimasta un’idea utopistica lontana dalla realtà. E’ stata sostituita da vari sistemi di governo, quali i parlamenti, le coalizioni di partiti, i referendum. Tutto questo ha portato ad isolare il popolo dall’esercizio dell’attività politica, ad usurpare la sua sovranità e a monopolizzare il suo potere e la sua sovranità politica a vantaggio di successivi e contrastanti strumenti di governo, dall’individuo, alla classe, alla setta, alla tribù, al parlamento o al partito. Il "Libro Verde" però annuncia ai popoli la scoperta della via giusta per la democrazia diretta, fondata su un sistema innovatore e pratico. Poiché tutti sono d’accordo sul fatto che la democrazia diretta è la forma ideale di governo, ma che la sua attuazione è stata finora impossibile e poiché la Terza Teoria Universale ci presenta un’esperienza realistica di democrazia diretta; il problema della democrazia nel mondo è definitivamente risolto. Alle masse non resta altro che lottare per abbattere tutte le forme dittatoriali di governo che dominano oggi nel mondo e che sono falsamente presentate come democrazia queste varie forma che comprendono i parlamenti, la setta, la tribù, la classe, il sistema monopartitico, il sistema bipartitico o pluripartitico. La democrazia ha un solo metodo e una sola teoria. Le differenze e le divergenze tra i sistemi che si pretendono democratici sono la prova che essi non sono democratici. Il potere popolare non ha che un volto solo e non può essere realizzato se non in unico modo; vale a dire tramite i congressi popolari ed i comitati popolari. "Non esiste democrazia senza congressi popolari" e "comitati popolari in ogni luogo".
    In primo luogo il popolo si divide in congressi popolari di base. Ognuno di questi congressi sceglie la sua Segreteria. Dall’insieme delle Segreterie si formano , in ogni settore, congressi popolari non di base. Poi, l’insieme dei congressi popolari di base sceglie i comitati popolari e amministrativi che sostituiscono l’amministrazione governativa. Da questo si ha che tutti i settori della società vengono diretti tramite comitati popolari. I comitati popolari che dirigono i settori divengono responsabili dinanzi ai congressi popolari di base; questi ultimi dettano ai comitati popolari la politica da seguire e controllano l’esecuzione di tale politica. In questo modo sia l’amministrazione che il controllo di essa diverrebbero popolari e si porterebbe così fine alla vecchia definizione di democrazia che dice: "la democrazia è il controllo del popolo su se stesso". Tutti i cittadini che sono membri di questi congressi popolari appartengono, per la loro professione e per le loro funzioni, a varie categorie o settori quali gli operai, i contadini, gli studenti, i commercianti, gli artigiani, gli impiegati, i professionisti. Essi, oltre ad essere cittadini membri, o cittadini aventi funzioni direttive nei congressi popolari di base o nei comitati popolari, devono costituire congressi popolari a loro propri. I problemi discussi nei congressi popolari di base, nei comitati popolari, prendono forma definitiva nel Congresso Generale del Popolo, dove s’incontrano tutti i direttivi dei congressi popolari, dei comitati popolari. Tutto quello che viene deciso nel Congresso Generale del Popolo, che si riunisce una volta all’anno, è riferito ai congressi popolari, ai comitati popolari, per la sua messa in atto da parte dei comitati popolari che sono responsabili dinanzi ai congressi popolari di base. Il Congresso Generale del Popolo non è un gruppo di membri di un partito o di persone fisiche come i parlamenti ma è l’incontro dei congressi popolari di base, dei comitati popolari. In questo modo il problema dello strumento di governo sarà di fatto risolto e si porrà fine ai regimi dittatoriali. Il popolo diverrà strumento di governo ed il problema della democrazia nel mondo sarà definitivamente risolto.

    Qualora qualcuno di voi non lo avesse ancora letto e fosse interessato a leggere il Libro Verde di Muhammar Gheddafi riporto qui l'indirizzo dove potete trovarlo online.
    http://www.francocenerelli.com/antol...rde/indice.htm

    A luta continua

  2. #2
    Saloth Sâr
    Ospite

    Post

    IL LIBRO VERDE DI GHEDDAFI

    (http://www.gheddafi.net/libroverde.htm )



    LO STRUMENTO DI GOVERNO
    Il problema dello “strumento di governo” è il primo tra i problemi politici che si pongono alle società umane. Perfino il conflitto che sorge seno alla famiglia deriva, spesso, da questo problema.
    Tale problema è divenuto molto grave fin dal sorgere delle società moderne.
    Oggi i popoli si trovano di fronte a questo persistente problema e le comunità sopportano i numerosi rischi e le gravi conseguenze che ne derivano. Non si è ancora riusciti a risolverlo in modo definitivo e democratico. Il “Libro Verde” presenta la soluzione definitiva del “problema dello strumento di governo”.
    Tutti i Sistemi politici del mondo odierno sono il risultato della lotta tra i vari apparati per giungere al potere. La lotta può essere pacifica o armata, come la lotta delle classi, delle sette, delle tribù, dei partiti o degli individui. Il suo risultato è sempre la vittoria di uno strumento di governo, sia esso un individuo, un gruppo, un partito, o una classe, e la sconfitta del popolo, in altri termini la sconfitta della vera democrazia. La lotta politica che si risolve nella vittoria di un candidato, che ha ottenuto il 51% dell'insieme dei voti degli elettori, porta ad un sistema dittatoriale presentato sotto le false spoglie democrazia. Infatti il 49% degli elettori sono governati da uno strumento di governo che non hanno scelto, ma che ad essi è stato imposto. Questa è dittatura.
    Il conflitto politico può inoltre portare ad uno strumento di governo che rappresenta soltanto la minoranza; questo avviene quando i voti degli elettori vengono distribuiti tra un gruppo di candidati, uno dei quali ottiene un maggior numero di voti rispetto ad ognuno degli altri candidati, considerati singolarmente.
    se si sommassero insieme i voti ottenuti dagli “sconfitti”, si avrebbe una schiacciante maggioranza. Nonostante questo vince il candidato che ha ottenuto il minor numero di voti, e la sua vittoria è considerata legale e democratica! In realtà si instaura una dittatura sotto l’apparenza di una falsa democrazia.
    Questa è la verità sui sistemi politici dominanti nel mondo contemporaneo. La loro falsificazione della vera democrazia appare evidente: sono regimi dittatoriali.




    I PARLAMENTI
    I parlamenti sono la spina dorsale della democrazia tradizionale moderna, regnante oggi nel mondo.
    Il parlamento è una rappresentanza ingannatrice del popolo ed i sistemi parlamentari costituiscono una falsa soluzione del problema della democrazia.
    Il parlamento è costituito fondamentalmente come rappresentante del popolo, ma questo principio è in se stesso non democratico, perché democrazia significa potere del popolo e non un potere in rappresentanza di esso.
    L'esistenza stessa di un parlamento significa assenza del popolo. La vera democrazia, però, non può esistere se non con la presenza del popolo stesso e non con la presenza di rappresenti di questo.
    I parlamenti, escludendo le masse dall’esercizio del potere, e riservandosi a proprio vantaggio la sovranità polare, sono divenuti una barriera e tra il popolo e il potere. Al popolo non resta che la falsa apparrenza della democrazia, che si manifesta nelle lunghe file di elettori venuti a deporre nelle urne i loro voti.
    Per mettere a nudo il vero volto del parlamento, dobbiamo esaminare la sua origine.
    Il parlamento è eletto nelle circoscrizioni elettorali, oppure è costituito da un partito o da una coalizione di partiti, o per designazione dall'alto. Nessuna di queste procedure è democratica, perché la ripartizione degli abitanti in circoscrizioni elettorali significa che un solo deputato rappresenta, a seconda del numero degli abitanti, centinaia o centinaia di migliaia o milioni di cittadini. Significa, inoltre, che il deputato non è legato ai suoi elettori da un rapporto organico popolare, in quanto, secondo la tesi della democrazia tradizionale oggi attuata, egli è considerato il rappresentante di tutto il popolo, alla pari degli altri deputati. Le masse, quindi, sono separate completamente dal loro rappresentante, e egli, a sua volta, è completamente separato da esse.
    Infatti, subito dopo la sua, elezione, egli usurpa la loro sovranità ed agisce al loro posto. La democrazia tradizionale, dominante oggi nel mondo, riveste i membri del parlamento di una sacralità e di una immunità che nega invece al singolo cittadino.
    Questo significa che i parlamenti sono divenuti uno strumento per usurpare e monopolizzare a proprio vantaggio il potere del popolo. Questo è il motivo per cui è divenuto, oggi, diritto dei popoli lottare, attraverso la rivoluzione popolare, per distruggere questi strumenti di monopolio della democrazia e della sovranità che si denominano parlamenti, i quali usurpano la volontà delle masse. È diritto dei popoli proclamare solennemente il nuovo principio: “Nessuna rappresentanza al posto del popolo”.
    Quando il parlamento è il risultato della vittoria elettorale di un partito, è il parlamento del partito e non del popolo. Rappresenta il partito e non il popolo ed il potere esecutivo detenuto dal parlamento è il potere del partito vincitore e non del popolo. Lo stesso vale per il parlamento in cui ogni partito dispone di un certo numero di seggi. Infatti, i titolari dei seggi rappresentano il loro partito e non il popolo; il potere esercitato da tale coalizione è il potere dei partiti coalizzati e non il potere del popolo. In questi sistemi di governo, il popolo è la preda per la quale ci si batte. Il popolo è la vittima ingannata e sfruttata dagli organismi politici che combattono per giungere al potere, per strappare dei voti al popolo mentre questo si allinea silenzioso in lunghe file, che si muovono come un rosario, al fine di deporre il suo voto nelle urne, nello stesso modo in cui si gettano altre carte nel. cestino di rifiuti. Questa è la democrazia tradizionale attuata nel mondo intero, sia che si tratti di un sistema monopartitico, di un sistema bipartitico o pluripartitico o perfino di un sistema senza alcun partito; diventa, così, evidente che la “rappresentanza è un'impostura”.
    Quanto alle assemblee che si formano per designazione o per successione ereditaria, esse non hanno nessuna caratteristica democratica. Inoltre, siccome il sistema di elezione dei parlamenti si fonda sulla propaganda per ottenere voti è, di conseguenza, un sistema demagogico nel vero senso della parola. I voti possono essere comprati o falsificati; per questo, il povero non può affrontare le battaglie elettorali, in cui vince sempre e soltanto il ricco.
    Furono i. filosofi, i pensatori e gli autori politici che sostennero la teoria della rappresentanza parlamentare, quando i popoli erano ignoranti e guidati come pecore da re, sultani, conquistatori. L'aspirazione ultima dei popoli era, allora, di avere qualcuno che li rappresentasse dinnanzi ai governanti. Perfino questa aspirazione fu loro negata e per ottenerla i popoli affrontarono lunghe e dure lotte. È dunque irragionevole oggi, dopo la vittoria dell'era delle repubbliche e l'inizio dell'era delle masse, che. la democrazia sia la formazione di un piccolo gruppo di deputati, che agiscono in nome delle. grandi masse popolari. E una teoria antiquata ed una esperienza superata.
    Il potere deve essere interamente del popolo.
    Le più tiranniche dittature che il mondo abbia mai conosciuto si sono instaurate all'ombra dei parlamenti.



    IL PARTITO
    Il partito è la dittatura contemporanea.
    È lo strumento di governo delle moderne dittature poiché rappresenta il potere di una parte sul tutto. È il più recente sistema dittatoriale. Poiché il partito non è un individuo, esso dà luogo a un'apparente democrazia, formando assemblee e comitati senza contare la propaganda svolta dai suoi membri. Il partito non è affatto un organo democratico poiché è composto da individui che hanno o gli stessi interessi o le stesse opinioni o la stessa cultura o che appartengono alla stessa regione o che hanno la stessa ideologia. Essi formano un partito per realizzare i loro interessi o per imporre le loro opinioni o per estendere il potere della loro dottrina a tutta la società. Il loro obiettivo è giungere al potere con il pretesto di attuare i loro programmi. Non è democraticamente ammissibile che uno qualsiasi di questi gruppi governi l'intero popolo, che è formato da numerosi interessi, idee, temperamenti, luoghi di provenienza e credi. Il partito è uno strumento di governo dittatoriale in quanto permette a coloro che hanno le stesso opinioni e gli stessi interessi di governare il popolo nel suo insieme. Rispetto al popolo, il partito è una minoranza.
    Lo scopo che determina la formazione di un partito è quello di creare uno strumento per governare il popolo, in altre parole, di governare tramite il partito su coloro che sono al di fuori di esso. Il partito, infatti, si fonda essenzialmente su una teoria autoritaria ed arbitraria... vale a dire sul dispotismo dei membri del partito sugli altri elementi del popolo.
    Il partito afferma che l'accesso al potere è il mezzo per realizzare i propri obiettivi, pretendendo che questi obiettivi siano quelli del popolo. Questa è la teoria che giustifica la dittatura del partito ed è la stessa teoria su cui si fonda qualsiasi dittatura. Qualunque sia il numero dei partiti, la teoria è sempre la stessa. L'esistenza di più partiti inasprisce la lotta per il potere, che si risolve nella distruzione di ogni conquista del popolo e nel sabotaggio di ogni programma di sviluppo della società. Questa distruzione serve da pretesto (al partito di opposizione) per giustificare il tentativo di indebolire la posizione del partito al potere, allo scopo di prenderne il posto. La lotta tra i partiti, se non si risolve nella lotta armata, il che avviene raramente, si svolge per mezzo della critica e della denigrazione reciproca. È una lotta che si combatte inevitabilmente a danno degli interessi vitali e supremi della società e da ciò consegue che una pane o tutti gli interessi della società cadranno vittime della lotta dei partiti per giungere al potere. Infatti, è nella distruzione stessa di questi interessi che il partito o i partiti all'opposizione trovano la giustificazione della loro controversia con il partito al potere.
    Il partito all'opposizione per giungere al potere deve abbattere lo strumento di governo che è al potere. Per fare questo deve distruggerne le realizzazioni e denigrarne i programmi anche se sono utili alla società. Di conseguenza, gli interessi ed i programmi della società diventano vittime della lotta dei partiti per giungere al potere.
    Certo, il conflitto nato dalla molteplicità dei partiti suscita un'intensa attività politica, ma rimane sempre il fatto che tale conflitto è, da una parte, politicamente, socialmente ed economicamente distruttivo per la società e, dall'altra, si risolve sempre con la vittoria di un altro strumento di governo identico al precedente; vale a dire con la caduta di un partito e con la vittoria di un altro. È sempre la sconfitta del popolo, e, quindi, la sconfitta della democrazia. Inoltre i partiti possono essere comprati o corrotti sia dall'interno che dall'esterno.
    Originariamente il partito nasce come rappresentante del popolo, poi la direzione del partito diventa la rappresentante dei membri del partito, e il presidente del partito diventa il rappresentante della direzione del partito. È chiaro così che il gioco dei partiti è un'ingannevole farsa fondata su una caricatura di democrazia dal contenuto egoista e fondata sul gioco degli intrighi e delle manovre politiche. Tutto questo conferma che il partitismo è uno strumento della dittatura moderna. È una dittatura che si presenta apertamente, senza maschera, e che il mondo non ha ancora superata. È realmente “la dittatura dell'epoca contemporanea”.
    Il parlamento del partito vincitore e in realtà il parlamento del partito; il potere esecutivo designato da questo parlamento è il potere del partito sul popolo. Il potere del partito, che dovrebbe essere al servizio del popolo intero, è in realtà nemico mortale di una parte di esso, di quella, cioè, costituita dal partito o dai partiti all'opposizione e dai loro sostenitori. L'opposizione non rappresenta il controllo popolare sul partito al potere; piuttosto, cerca, essa stessa, una possibilità di sostituirlo al potere.
    Secondo la tesi della democrazia moderna, il controllo legale appartiene al parlamento, la cui maggioranza è costituita da membri del partito al potere, vale a dire, che il controllo è nelle mani del partito al potere e che il potere è nelle mani del partito che esercita tale controllo.
    Sono dunque evidenti l'impostura, la falsificazione, la inefficacia delle teorie politiche dominanti oggi nel mondo dalle quali scaturisce la democrazia tradizionale nella sua forma attuale.
    Il partito rappresenta soltanto una parte del popolo, ma la sovranità popolare è indivisibile. Il partito governa in nome del popolo, ma il principio fondamentale è che non deve esserci “nessuna rappresentanza al posto del popolo”.
    Il partito è la tribù e la setta dell'età moderna. La società governata da un partito è identica a quella governata da un'unica tribù o da un’unica setta. Il partito, come abbiamo già affermato, rappresenta le opinioni, gli interessi, le ideologie, il luogo di provenienza di un solo gruppo della società. Il partito, quindi, è ùna minoranza rispetto all'intero popolo, cosi come lo sono la tribù e la setta. La minoranza ha gli stessi interessi e la stessa ideologia. Da questi interessi o da questa ideologia scaturiscono identiche opinioni. Non vi è nessuna differenza tra il partito e la tribù, eccezion fatta per il legame di sangue, che, d'altra parte, può esistere anche nel partito al momento della sua costituzione. La lotta dei partiti non differisce in alcun modo dalla lotta delle tribù o delle sette per ottenere il potere. Se il sistema tribale o settario è da rifiutare e da deplorare politicamente, si deve anche rifiutare e deplorare il sistema dei partiti, poiché tutti e due i sistemi procedono nello stesso modo e conducono allo stesso risultato.
    Per la società, la lotta dei partiti ha lo stesso effetto negativo e distruttivo della lotta tribale o settaria.




    LA CLASSE
    Il sistema politico di classe è identico a quello dei partiti, delle tribù o delle sette. Che una società politica sia dominata da una classe o da un partito, da una tribù o da una setta è essenzialmente la stessa cosa. La classe, come il partito, la setta e la tribù, è un gruppo di individui che hanno gli stessi interessi in comune. Questi interessi comuni nascono dalla esistenza di un gruppo di persone unite insieme da vincoli di parentela, di ideologia, di cultura, di luogo di origine o di livello di vita. La classe, il partito, la setta e la tribù nascono da cause identiche e portano allo stesso risultato, vale a dire, che i vincoli di parentela, di ideologia, di livello di vita, di cultura, di luogo di origine, creano le stesse idee per raggiungere lo stesso scopo.
    La forma sociale del gruppo si manifesta, quindi, sotto l'aspetto di una classe, di un partito, di una tribù o di una setta che attuerà un sistema politico avente come fine la realizzazione delle idee e degli interessi del gruppo. In ogni caso, il popolo non è né la classe, né il partito, né la tribù, né la setta; ognuno di questi non è altro che una parte del popolo e costituisce una minoranza.
    Quando una classe, un partito, una tribù o una setta domina la società, ci troviamo di fronte ad un regime dittatoriale. Tuttavia, la coalizione di classi o di tribù è preferibile alla coalizione di partiti perché il popolo, alla sua origine, è costituito da un insieme di tribù. Infatti, è raro trovare qualcuno che non appartenga ad una tribù, mentre tutti fanno parte di una determinata classe. Nessun partito o coalizione di partiti, tuttavia, può comprendere l'intero popolo; per questo il partito o la coalizione di partiti non è che una minoranza rispetto alla massa dei non aderenti. Secondo la vera democrazia, non è giustificabile che una classe, un partito, una tribù o una setta opprima, per il proprio interesse, gli altri. Permettere una tale liquidazione (dei concorrenti) significa abbandonare la logica della democrazia e far ricorso alla logica della forza. È un atto dittatoriale contrario agli interessi di tutta la società che non è costituita né da una sola classe, né da una sola tribù o setta e nemmeno da aderenti ad un solo partito. Una tale azione non può trovare giustificazione alcuna. La dittatura si giustifica riconoscendo che la società è effettivamente composta da vari elementi, ma che uno solo di questi deve restare da solo al potere, eliminando gli altri. Tale azione, quindi, non è nell'interesse dell'intera società, ma unicamente nell'interesse di una sola classe, tribù, setta o partito, cioè, nell'interesse di coloro che si arrogano di prendere il posto della società. Infatti, questa misura eliminatoria è diretta essenzialmente contro i membri della società che non appartengono al partito, alla classe, alla tribù o alla setta che la intraprende.
    La società dilaniata dalla lotta tra partiti è del tutto simile a quella dilaniata dalle lotte tribali e settarie.
    Il partito costituitosi in nome di una classe sociale si trasforma automaticamente nel sostituto di questa classe. Tale trasformazione è spontanea e continua fino a quando il partito non diviene l'erede della classe ostile alla sua.
    Ogni classe che diviene l'erede della società ne eredita allo stesso tempo le caratteristiche. Se, per esempio, la classe operaia annientasse tutte le altre, diverrebbe l'erede della società; diverrebbe, cioè, la base materiale e sociale della società. L'erede conserva le caratteristiche di colui da cui eredita, anche se queste possono non essere subito evidenti. Con il passare del tempo, le caratteristiche delle classi eliminate emergono all'interno della classe operaia e a queste caratteristiche corrispondono determinate attitudini ed opinioni. La classe operaia, quindi, si trasformerebbe, a poco a poco, in una società diversa, avente le stesse contraddizioni della vecchia società. In un primo tempo, si differenzierebbero i livelli materiali e morali degli individui, poi, apparirebbero i gruppi che, automaticamente, si svilupperebbero in classi del tutto simili alle classi abolite. La lotta per il potere incomincerebbe ancora una volta. Ogni insieme di individui, poi, ogni gruppo ed infine ogni nuova classe cercherebbe di diventare strumento di governo.
    La base materiale della società è instabile perché è anche sociale. Il sistema di governo di una base materiale unica potrà stabilirsi, forse, per un certo periodo di tempo, ma è destinato a sparire non appena emergono, all'interno della stessa base materiale unica, i nuovi livelli materiali e sociali.
    Ogni società, in cui vi è conflitto di classi, è stata in passato una società composta da un'unica classe; in seguito all 'inevitabile evoluzione delle cose, questa stessa classe ha generato le altre.
    La classe che ha privato le altre del potere, al fine di monopolizzarlo a suo esclusivo vantaggio, si accorgerà che questa appropriazione agisce nel suo ambito nello stesso modo in cui agisce nella società.
    In breve, i tentativi di unificare la base materiale della società, al fine di risolvere il problema del potere, o i tentativi di porre fine alla lotta in favore di un partito, di una classe, di una setta odi una tribù, sono falliti, come sono falliti gli sforzi per soddisfare le masse attraverso l'elezione di rappresentanti o attraverso l'organizzazione di referendum, al fine di conoscere le loro opinioni.
    Continuare su questa strada significherebbe perdere tempo o beffarsi del popolo.



    IL REFERENDUM
    Il referendum è una frode contro la democrazia.
    Quelli che dicono “Si” e quelli che dicono “No” non esprimono di fatto la loro volontà, ma sono stati imbavagliati in nome del concetto di moderna democrazia. È permesso loro dire una parola soltanto: “Si” o “No”.
    Questo è il sistema dittatoriale più oppressivo e crudele. Colui che dice “No” dovrebbe poter motivare la sua risposta e spiegare perché non ha detto “Si”. Colui che ha detto. “Si” dovrebbe poter giustificare la sua scelta e spiegare la ragione per cui non ha detto “No”. Ognuno dovrebbe poter dire ciò che vuole ed esprimere le ragioni del suo consenso o del suo rifiuto.
    Qual è, allora, la via che le società umane devono seguire per liberarsi definitivamente dalle epoche dell'arbitrio e della dittatura?
    Poiché, nella questione democratica, il problema insolubile è quello dello strumento di governo, problema che si esprime nella lotta tra i partiti, le classi o tra individui, dato che l'invenzione dei metodi elettorali e del referendum non è altro che un tentativo di camuffare l'insuccesso di questi esperimenti, che non riescono a risolvere questo problema, ne consegue che la soluzione è nel trovare uno strumento di governo diverso dagli attuali, che sono causa di conflitto e che rappresentano solo una parte della società. Si tratta, dunque, di trovare un sistema di governo che non sia il partito, la classe, la setta o la tribù, ma che sia il popolo nel suo insieme e che, quindi, non lo rappresenti e non si sostituisca ad esso. “Nessuna rappresentanza al posto del popolo”, “la rappresenranza è un 'impostura”.
    Se fosse possibile trovare questo sistema di governo il problema sarebbe risolto. La democrazia popolare sarebbe realizzata e le società umane avrebbero posto fine ai tempi dell'arbitrio e ai sistemi dittatoriali che sarebbero sostituiti dal potere del popolo.
    Il “Libro Verde” presenta la soluzione definitiva del problema dello strumento di governo; indica ai popoli il modo per passare dall'era della dittatura all'era della vera democrazia.
    Questa nuova teoria si fonda sul potere del popolo, senza alcuna rappresentanza nè sostituto. Attua una democrazia diretta, in modo organizzato ed efficace. Differisce dal vecchio tentativo di democrazia diretta che non ha trovato realizzazioni pratiche e che ha mancato di serietà a causa dell'assenza di un'organizzazione di base popolare.



    I CONGRESSI POPOLARI ED I COMITATI POPOLARI
    I congressi popolari sono l'unico mezzo per mettere in atto la democrazia popolare. Ogni altro sistema è una forma non democratica di governo. Tutti i sistemi di governo dominanti oggi nel mondo non saranno democratici fino a quando non avranno adottato questo mezzo. I congressi popolari sono l'approdo finale del movimento dei popoli verso la democrazia. I congressi popolari e i comitati popolari sono il frutto della lotta dei popoli per la democrazia.
    I congressi popolari ed i comitati popolari non sono invenzione dell'immaginazione, in quanto sono il prodotto del pensiero umano, che ha assimilato a fondo le diverse esperienze dei popoli per giungere alla democrazia.
    La democrazia diretta, se messa in atto, è innegabilmente ed indiscutibilmente il metodo ideale di governo. Le società si sono allontanate dalla democrazia diretta dato che era impossibile riunire tutto il popolo, in una volta sola qualunque fosse il suo numero, per discutere, per esaminare e decidere la sua politica. Ed ecco perché le nazioni si sono allontanate dalla democrazia diretta che è rimasta un'idea utopistica lontana dalla realtà. È stata sostituita da vari sistemi di governo, quali i parlamenti, le coalizioni di partiti, i referendum. Tutto questo ha portato ad isolare il popolo dall’esercizio dell'attività politica, ad usurpare la sua sovranità e a monopolizzare il suo potere e la sua sovranità politica a vantaggio di successivi e contrastanti strumenti di governo, dall'individuo, alla classe, alla setta, alla tribù, al parlamento o al partito.
    Il “Libro Verde” però annuncia ai popoli la scoperta della via giusta per la democrazia diretta, fondata su un sistema innovatore e pratico. Poiché tutti sono d'accordo sul fatto che la democrazia diretta è la forma ideale di governo, ma che la sua attuazione è stata finora impossibile e poiché la Terza Teoria Universale ci presenta un'esperienza realistica di democrazia diretta; il problema della democrazia nel mondo è definitivamente risolto. Alle. masse non resta altro che lottare per abbattere tutte le forme dittatoriali di governo che dominano oggi nel mondo e che sono falsamente presentate come democrazia - queste varie forme che comprendono i parlamenti, la setta, la tribù, la classe, il sistema monopartitico, il sistema bipartitico o pluripartitico.
    La democrazia ha un solo metodo ed una sola teoria. Le differenze e le divergenze tra i sistemi che si pretendono democratici sono la prova che. essi non sono democratici. Il potere popolare non ha che un volto solo e non può essere realizzato se non in un unico modo; vale a dire tramite i congressi popolari ed i comitati popolari. “Non esiste democrazia senza congressi popolari” e “comitati popolari in ogni luogo”.

    In primo luogo il popolo si divide in congressi popolari di base. Ognuno di questi congressi sceglie la sua Segreteria. Dall'insieme delle Segreterie si formano, in ogni settore, congressi popolari non di base. Poi, l'insieme dei congressi popolari di base sceglie i comitati popolari e amministrativi che sostituiscono l'amministrazione governativa. Da questo si ha che tutti i settori della società vengono diretti tramite comitati popolari. I comitati popolari che dirigono i settori divengono responsabili dinanzi ai congressi popolari di base; questi ultimi dettano ai comitati popolari la politica da seguire e controllano l'esecuzione di tale politica. In questo modo sia l'amministrazione che il controllo di essa diverrebbero popolari e si porrebbe cosi fine alla vecchia definizione di democrazia che dice: “la democrazia è il controllo del popolo sul governo” per sostituirla con quella esatta che dice: “la democrazia è il controllo del popolo su se stesso”. Tutti i cittadini che sono membri di questi congressi popolari appartengono, per la loro professione o per le loro funzioni, a varie categorie e settori quali gli operai, i contadini, gli studenti, i commercianti, gli artigiani, gli impiegati, i professionisti. Essi, oltre ad essere cittadini membri, o cittadini aventi funzioni direttive nei congressi popolari di base o nei comitati popolari, devono costituire congressi popolari a loro propri. I problemi discussi nei congressi popolari di base, nei comitati popolari, prendono forma definitiva nel Congresso Generale del Popolo, dove s'incontrano tutti i direttivi dei congressi popolari, dei comitati popolari. Tutto quello che viene deciso nel Congresso Generale del Popolo, che si riunisce una volta all'anno, é riferito ai congressi popolari, ai comitati popolari, per la sua messa in atto da parte dei comitati popolari che sono responsabili dinanzi ai congressi popolari di base.
    Il Congresso Generale del Popolo non è un gruppo di membri di un partito o di persone fisiche come i parlamenti ma è l'incontro dei congressi popolari di base, dei comitati popolari.
    In questo modo il problema dello strumento di governo sarà di fatto risolto e si porrà fine ai regimi dittatoriali.
    Il popolo diverrà strumento di governo ed il problema della democrazia nel mondo sarà definitivamente risolto.



    BASE SOCIALE DELLA TERZA TEORIA UNIVERSALE
    Motore della storia umana è il fattore associativo delle Genti (igtima-i ay qawmi). La base della dinamica della storia è il vincolo associativo che tiene legati i diversi gruppi umani, ciascuno singolarmente, dalla famiglia alla tribù sino alla nazione (ummah).
    Gli eroi della storia sono individui che si sacrificano per delle cause. Non esiste in merito altra possibile definizione. Ma quali cause? Gli eroi sacrificano se stessi per amore di altri. Ma quali altri? Quelli che hanno un legame con loro. Il legame fra singolo e gruppo è di natura associativa, ossia intercorre fra individui di una stessa etnia (o Gente: qawm). La base su cui si è formata l'etnia è la coscienza della nazione (qawmiyyah). Perciò quelle sono cause nazionali, ed il legame nazionale è legame associativo: quello associativo deriva dal gruppo (gama-ah), è cioè il legame interno al gruppo; quello nazionale deriva dalla etnia, è cioè il legame interno all'etnia. Il legame associativo è legame nazionale, e viceversa; dato che il gruppo è etnia e che l'etnia è gruppo, anche se quest'ultimo può esserle numericamente inferiore. Tralasciando qui la definizione particolare che concerne il gruppo transitorio (gama-ah muwaqqatah), che non ha legami gentilizi fra i suoi membri. Infatti ciò che qui si intende per gruppo (gama-ah) è il gruppo perenne (gama-ah da-imah) in virtù dei legami della nazione [ovvero è l'associatività nazionale].
    I movimenti storici sono movimenti di masse (gamahiriyyah), ossia di un gruppo a favore proprio e per la sua indipendenza da un altro gruppo diverso: infatti ciascuno dei due gruppi ha una formazione (takwin) sociale sua propria che lo tiene legato insieme. I movimenti di un gruppo sono sempre di carattere indipendentista, cioè volti alla realizzazione dell’identità del gruppo sopraffatto od oppresso da parte di un altro. In merito alla lotta per il potere, essa è insita alla natura del gruppo, persino a livello della famiglia, come spiega la prima parte de “Il Libro Verde - Base Politica della Terza Teoria Universale”.
    Il movimento di un gruppo è movimento di un'etnia a proprio favore, dato che ogni singolo gruppo, in forza della sua formazione naturale unica, ha bisogni sociali comuni ci necessitano di soddisfazione collettiva, e che non sono affatto individuali: sono bisogni, diritti, rivendicazioni od obiettivi collettivi propri di un'etnia legata da una stessa coscienza nazionale. Perciò tali movimenti sono stati definiti movimenti nazionali. I movimenti di liberazione nazionale dell'epoca attuale sono anch'essi movimenti sociali, e non si concluderanno finché ogni gruppo non si sarà liberato dall'egemonia di qualsiasi altro. Vale a dire che oggi il mondo passa per uno dei cicli della normale dinamica della storia, che è la lotta nazionale a sostegno della coscienza nazionale.
    Questa è la realtà storica, cioè sociale, nel mondo dell'uomo. Vale a dire che la lotta nazionale, ossia la lotta sociale, è alla base della dinamica della storia, perché è più forte di tutti gli altri fattori. Ciò in quanto è l'origine, il fondamento, ovvero è la natura stessa del gruppo umano, è la natura dell'etnia. Anzi, è la natura della vita stessa, perché anche gli altri animali all'infuori dell'uomo vivono raggruppati: il gruppo è la base della sopravvivenza del regno animale, così come la coscienza nazionale è la base della sopravvivenza delle nazioni (umam). Infatti le nazioni la cui coscienza nazionale si è infranta sono quelle la cui esistenza è esposta alla rovina. Le minoranze, che sono uno dei problemi politici mondiali, hanno una causa sociale: sono nazioni la cui coscienza nazionale si è infranta ed i cui vincoli si sono spezzati. Il fattore sociale è fattore di vita e di sopravvivenza, e perciò è motore naturale ed essenziale all'etnia per la sua sopravvivenza.
    La coscienza nazionale (qawmiyyah) nel mondo dell'uomo e [l’identificazione nel gruppo] in quello degli animali è come la forza di attrazione (gadhibiyyah) nel regno minerale ed astrale. Se la forza di attrazione propria del sole venisse meno, i suoi gas si disperderebbero e svanirebbe la sua unità, mentre proprio essa è alla base della sua sopravvivenza. La sopravvivenza è perciò basata sul fattore che tiene unita la cosa, ed il fattore che tiene unito qualsiasi gruppo è quello sociale, ovvero la coscienza nazionale. Per tale ragione i gruppi lottano per la loro unità nazionale: poiché e in ciò che sta la loro sopravvivenza.
    Il fattore nazionale, ossia il vincolo sociale, tende spontaneamente a spingere ogni singola etnia verso la sua sopravvivenza, cosi come la forza di attrazione propria della cosa tende spontaneamente a mantenerla come massa unica attorno al nucleo. L'espansione e la dispersione delle particelle nella bomba atomica si sviluppano dalla spaccatura del nucleo quale fonte di attrazione delle suddette che lo circondano: quando si distrugge il fattore che tiene uniti tali corpi e se ne perde la forza di attrazione, ciascuna di esse vola via e la bomba finisce in una dispersione di particelle con tutto ciò che ne consegue. Questa è la natura delle cose. E una legge naturale fissa, ed ignorarla o contrastarla sconvolge la vita. Allo stesso modo la vita dell'uomo si sconvolge quando si comincia ad ignorare la coscienza nazionale, ossia il fattore della coesione sociale, la forza di attrazione del gruppo, che è il segreto della sua sopravvivenza. Oppure quando si inizia a contrastare ciò.
    Il fattore sociale nell'influenzare l'unità del singolo gruppo non ha altro antagonista eccetto quello religioso, che a volte divide il gruppo nazionale, ed a volte può unificare gruppi di nazionalità (qawmiyyat) diverse. Però il fattore sociale è quello che in definitiva ha il sopravvento: così è avvenuto in tutte le epoche. Storicamente ogni etnia ha una sua religione. E ciò sarebbe l'armonia delle cose; ma di fatto si ha una discrepanza, che si traduce in causa effettiva del conflitto e dell'instabilità nella vita dei popoli (shu-ub) nelle diverse epoche. La regola corretta è che ogni etnia abbia una sua religione, altrimenti si ha l'anomalia. Tale anomalia ha creato un contesto imperfetto, che è divenuto causa reale dello scoppio dei conflitti entro il singolo gruppo nazionale. E non vi è altra soluzione se non quella di essere in armonia con la regola naturale, e cioè che ogni nazione (ummah) abbia una sua religione: sì che il fattore sociale coincida con quello religioso e si consegua cosi l'ordine, e si stabilizzi la vita dei popoli rafforzandosi e sviluppandosi perfettamente.
    Il matrimonio è un atto che può incidere sul fattore sociale in modo negativo o positivo. Benché ogni uomo e donna siano liberi di accettare chi vogliono e di rifiutare chi non vogliono, come regola naturale di libertà, il matrimonio entro lo stesso gruppo ne rafforza l'unità in modo naturale e realizza uno sviluppo collettivo in armonia col fattore sociale.







    LA FAMIGLIA
    La famiglia (usrah), rispetto ad ogni singolo individuo, è più importante dello stato. L'umanità conosce l'individuo (l'essere umano) e l'individuo (l'essero umano) normale conosce la famiglia. La famiglia è la sua culla, la sua origine ed il suo riparo sociale. Per natura l'umanità è l'individuo e la famiglia, e non è lo stato. L'umanità non conosce ciò che si definisce “stato”. Lo stato è un ordinamento (nizam) politico ed economico artificiale, e a volte militare, con cui l'umanità non ha rapporto né ha nulla a che vedere.
    La famiglia è esattamente come la pianta singola nella natura che sta all'origine di tutte le altre. Invece il trasformare la natura in colture, giardini etc. è un procedimento artificiale senza alcun rapporto con la natura vera della pianta, formata da un certo numero di rami, di foglie e di fiori. Analogamente per la famiglia: che i fattori politici, economici e militari abbiano finito per ridurre insiemi di famiglie a forma di stato, non ha nulla a che vedere con l'umanità.
    Perciò qualunque situazione, circostanza o procedimento che conduca allo smembramento della famiglia, o alla sua dispersione e alla sua rovina è inumana ed innaturale; anzi, è arbitraria. Esattamente come qualunque atto, circostanza o procedimento che porta all'uccisione della pianta, allo smembramento dei suoi rami; al danneggiamento o all'avvizzimento dei suoi fiori o delle sue foglie.
    Le società ove per qualsiasi circostanza vengono minacciate l'esistenza e l'unità della famiglia, sono come un campo le cui piante vengono minacciate dall'erosione delle acque, oppure dall'arsura o dall'incendio, dall'avvizzimento e dalla siccità. Il giardino o il campo fiorente sono quelli le cui piante crescono in modo naturale, fioriscono, impollinano e si radicano saldamente. Lo stesso la società umana.
    La società fiorente è quella ove l'individuo cresce nella famigla modo naturale ed ove fiorisce la famiglia. Infatti l'individuo si radica nella famiglia umana come la foglia sul ramo o il ramo sull'albero, che non ha significato né vita materiale qualora se ne stacchi. Come non ne ha l'individuo se si stacca dalla famiglia, nel senso che senza questa è privo di significato e di vita sociale.
    Se la società dovesse giungere a far esistere l'essere umano all’infuori della famiglia, diverrebbe allora una società di emarginati (sa-alik), paragonabile alle piante artificiali.



    LA TRIBÙ
    La tribù (qabilah) è la famiglia che si è ingrandita a seguito della riproduzione. Dunque la tribù è una grande famiglia. La nazione è la tribù che si è accresciuta a seguito della riproduzione. Dunque la nazione è una grande tribù. Il mondo è la nazione che si è ramificata in diverse altre a seguito della proliferazione. Perciò il mondo è una grande nazione. Il vincolo che tiene legata la famiglia è come quello che tiene legata la tribù, la nazione ed il mondo, sennonché esso si attenua quanto più cresce il numero degli individui. La coscienza di appartenere all'umanità (insaniyyah) comporta la coscienza nazionale (qawmiyyah); la coscienza nazionale comporta quella tribale (qabaliyyah); la coscienza tribale è un vincolo familiare (qabaliyyah), il cui grado d’intensità però si attenua passando dal livello minore al maggiore. Questa una realtà sociale che può essere negata solo da chi la ignora.
    Dunque il vincolo sociale, la coesione, l'unità, la concordia e l'affetto sono più forti a livello familiare che tribale, a livello tribale che nazionale e nazionale che mondiale. Infatti vantaggi, le peculiarità, i valori e gli ideali derivanti da detti vincoli sociali si trovano quando il grado di tali legami è per natura forte e indubbia mente spontaneo: ossia essi sono più saldi a livello familiare che tribale; tribale che nazionale; nazionale che mondiale. Pertanto questi legami sociali e i connessi vantaggi, peculiari e ideali, svaniscono o si deteriorano ogni qualvolta svaniscono o si deteriorano la famiglia, la tribù, la nazione e l'umanità.
    Perciò è molto importante per la società umana salvaguardare la coesione familiare, tribale, nazionale ed internazionale, per profittare dei vantaggi, delle peculiarità, dei valori e degli ideali procurati dalla compattezza, dalla coesione, dall'unità, dalla concordia e dall'amore familiare, tribale, nazionale ed umano.
    La società familiare dal punto di vista sociale è superiore a quella tribale, la tribale a quella nazionale, e la nazionale a quella internazionale, per quanto riguarda la compattezza, la buona disponibilità reciproca, la solidarietà e l'utilità.

    I VANTAGGI DELLA TRIBÙ
    Poiché la tribù è una grande famiglia essa procura ai suoi membri le medesime utilità materiali e peculiarità sociali che anche la famiglia procura ai suoi. Infatti la tribù è una famiglia su scala più grande (ad-daragah ath-thaniyah : ). Ciò che vale la pena ribadire per la sua importanza, è
    che l'individuo talora si comporta in modo abietto, quale egli non potrebbe di fronte alla famiglia; però, date le esigue dimensioni della famiglia, egli non ne avverte il controllo, al contrario di quanto avviene per la tribù, i cui membri non si sentono liberi dalla sua vigilanza. In base a siffatte considerazioni, la tribù ha formato per i suoi membri un modello di comportamento divenuto un'educazione sociale migliore e superiore a qualunque altra di tipo scolastico. La tribù è una scuola sociale i cui individui crescono sin dall'infanzia permeandosi di ideali che si trasformano in un comportamento di vita e si radicano automaticamente col crescere della persona. Al contrario dell'educazione e delle scienze che vengono inculcate in modo formale, e che svanisano gradualmente col crescere dell'individuo, perché sono formali ed acquisite dall'esterno (ikhtibariyyah), e perché l'individuo è consapevole che gli sono state inculcate dall'esterno.
    La tribù è un riparo sociale naturale per la sicurezza dell'individuo. In forza delle sue. consuetudini sociali tribali essa fornisce ai suoi membri un prezzo di sangue (diyah) di gruppo, un risarcimento garamah) di gruppo, una vendetta di gruppo e una difesa di gruppo, ossia offre una protezione sociale.
    Il sangue è all'origine della formazione della tribù, che però non si basa esclusivamente su di esso. Anche la affiliazione (intimà) è una delle componenti della tribù. Col passare del tempo scompaiono le differenze tra le componenti di sangue e quelle di affiliazione, e rimane la tribù quale unità sociale e materiale unica. È pero una unità di sangue e di stirpe più forte di ogni altra struttura.



    LA NAZIONE
    La nazione (ummah) per l'individuo è un riparo politico nazionale, più distante di quello sociale che la tribù fornisce ai suoi membri. Lo spirito tribale (qabaliyyah) è la rovina della coscienza nazionale (qawimiyyah), poiché la fedeltà (walà) tribale indebolisce e danneggia quella nazionale, così come la fedeltà familiare danneggia e indebolisce quella tribale. Il particolarismo (ta*ssub) nazionale, nella stessa misura in cui è necessario alla nazione, è minaccevole per l'umanità.
    La nazione nella società umana è come la famiglia nella tribù. Ogni qualvolta le famiglie di una stessa tribù si azzuffano sostenendo ciascuna la propria causa, la tribù viene ovviamente minacciata. Così quando i membri di una stessa famiglia si trovano in conflitto fra loro ed ognuno parteggia a proprio vantaggio, la famiglia viene minacciata. E se le tribù di una nazione si combattono fra loro sostenendo ciascuna i propri interessi, quella nazione viene minacciata. Allo stesso modo sono male e detrimento all'umanità il particolarismo nazionale e l'uso della forza nazionale contro le nazioni deboli; oppure il progresso nazionale conseguito appropriandosi di ciò che appartiene ad altra nazione.
    Però l'individuo forte, rispettoso di se stesso, consapevole delle sue responsabilità personali è importante ed utile alla famiglia; la famiglia rispettosa, forte, consapevole della sua importanza è socialmente e materialmente utile alla tribù; la nazione progredita, produttiva e civilizzata è utile al mondo intero. Per contro, la struttura (bina') politica e quella nazionale si corrompono se scendono a livello sociale, cioè familiare e tribale, interferendo con esso e assumendone i punti di vista.
    La nazione equivale a una grande famiglia passata attraverso lo stadio della tribù ed il moltiplicarsi delle tribù ramificatesi da un'unica stirpe, comprese quelle che vi appartengono per affiliazione in un destino comune. La famiglia non diviene nazione se non dopo il passaggio per gli stadi della tribù e della sua ramificazione, indi per lo stadio dell'affiliazione a seguito del diverso mescolarsi. Sotto l'aspetto sociale ciò si realizza dopo un certo tempo, che non può non essere lungo: anche se un lungo tempo, come genera nazioni nuove, cosi concorre a disgregare quelle antiche. La stirpe unica e l'affiliazione in un destino comune sono i due fondamenti storici di ogni nazione: prima la stirpe e poi l'affiliazione. La nazione però non è solo una stirpe, anche se questa ne è stata la base e l'origine. La nazione, oltre ciò, è costituita da accumulazioni ((taràjumàt) storico-umane le quali fanno si che un complesso di gente viva su una stessa parte di territorio, costruisca una stessa storia, si formi per essa un unico retaggio e finisca per affrontare un unico destino. Così la nazione, a prescindere dal vincolo di sangue, in definitiva è un’affiliazione e un destino comune (intimà wa masir).
    Ma perché la faccia (kharitah: la carta) della terra ha. visto il formarsi di grandi stati che sono poi scomparsi, mentre al loro posto ne sono apparsi altri, e viceversa? Forse che la causa è politica, e non vi è rapporto con la “Base Sociale della Terza Teoria Universale”,. oppure è sociale e riguarda in particolare questa parte de “Il Libro Verde”?
    Vediamo: nessuna obiezione al fatto che la famiglia è una formazione (takwin) sociale, e non politica; cosi pure la tribù perché è una famiglia che si è riprodotta, moltiplicata ed è diventata un ingente numero di famiglie. E la nazione è la tribù ingrandita dopo che i suoi sottogruppi (afkhàdhuhà wa butùnuhà) si sono accresciuti e trasformati prima in clan (*asha’ir) e poi in tribù (qaba'*il).
    Anche la nazione è una formazione (takwìn) sociale, il cui vincolo è la coscienza nazionale (qawmiyyah). La tribù è una formazione sociale, il cui vincolo è la coscienza tribale (qabaliyyah); la famiglia è una formazione sociale, il cui vincolo è là coscienza familiare (usriyyah); le nazioni del mondo sono una formazione sociale il cui vincolo è la coscienza di appartenere all'umanità (insàniyyah). Queste sono ovvie verità.
    Esiste poi una formazione che è lo stato (dawlah), che dà all'assetto (kharitah: Carta) politico del mondo. Ma perché tale assetto (lett.: carta) cambia da un'epoca all’altra? La causa è che la loro
    politica talora può coincidere quella sociale, e talora no. Quando essa coincide con una sola nazione dura e non muta, e se muta in conseguenza di un colonialismo straniero o di un suo declino, essa riappare poi sotto l'insegna della lotta nazionale, del risveglio nazionale e dell'unità nazionale. Invece se la formazione politica comprende più di una nazione il suo assetto (“carta”) si smembra in seguito all'indipendenza di ogni nazione sotto l'insegna della propria coscienza nazionale. In tal modo si è smembrato l'assetto (“carta”) degli imperi (imbàratùriyyàt) comparsi al mondo, poiché erano raggruppamenti di parecchie nazioni, che non tardarono a sostenere ciascuna la propria identità nazionale e ad esigere l'indipendenza. L'impero politico quindi si smembra perché le sue componenti tornino alle loro origini sociali. La prova è del tutto evidente nella storia del mondo, se la riesaminiamo in ogni sua epoca.
    Ma perché quegli imperi furono formati da nazioni diverse? La risposta è che la formazione dello stato non è solo di tipo sociale, come la famiglia, la tribù e la nazione. Lo stato è un'entità (kiyàn) politica creata da parecchi fattori, il più semplice e il primo dei quali è la coscienza nazionale. Lo stato nazionale (dawlah qawmiyyah) è l'unica forma politica in armonia con la formazione sociale naturale e la cui esistenza dura finché non è soggetta alla tirannia di un'altra nazionalità più forte; oppure finché la sua formazione politica di stato non viene influenzata dalla sua formazione sociale di tribù, clan e famiglie. Infatti se la formazione politica soggiace a quella sociale, tribale, familiare o confessionalistica (ta'ifi) e ne assume i punti di vista, si corrompe.
    Gli altri fattori della formazione dello stato che non sia quello semplice (dawlah basìtah), cioè lo stato nazionale, sono di ordine religioso, economico e militare. Un'unica religione talora può formare uno stato da parecchie nazionalità (qawmiyyàt), e così anche la necessità economica e pure le conquiste militari. In tal modo in una determinata epoca il mondo vede cosa è uno stato o un impero, e poi in un'altra li vede scomparire. Quando lo spirito nazionale (rùh qawmiyyah) si manifesta più forte dello spirito religioso (rùh dìniyyah) e si inasprisce la lotta tra le diverse nazionalità tenute unite da un'unica religione, allora ogni nazione (ummah) diviene indipendente, tornando alla sua formazione sociale d'origine, e quell'impero scompare. Poi ritorna la fase religiosa, quando lo spirito religioso si manifesta più forte di quello nazionale, e le diverse nazionalità si uniscono sotto l'emblema di un'unica religione. Finché torna un'altra volta la fase nazionale, e così via.
    Tutti gli stati composti da nazionalità diverse per cause religiose, economiche, militari o ideologico-positive (*aqa’idì wad*ì) saranno dilaniati dalla lotta nazionale, finché ogni nazionalità diverrà indipendente, ossia finché il fattore sociale vinca fatalmente su quello politico.
    Così, malgrado le necessità politiche impongano che vi sia lo stato, la base della vita degli individui è la famiglia, poi la tribù e quindi la nazione sino all'umanità. Il fattore di base è quello sociale, che è fisso, cioè la coscienza nazionale (qawmiyyah). Occorre fare perno sulla realtà sociale e curare la famiglia, affinché l'uomo appaia normale ed educato; poi la tribù come riparo sociale e scuola sociale naturale che educa l'essere umano in ciò che trascende la famiglia; infine la nazione. La persona conosce il pregio dei valori sociali solo dalla famiglia e dalla tribù, che sono la formazione sociale naturale che nessuno interviene a costruire. Si deve aver cura della famiglia nell'interesse dell'individuo, e cura della tribù nell'interesse della famiglia, dell'individuo e della nazione, cioè della coscienza nazionale. Il fattore sociale (ossia il fattore nazionale) è motore reale e permanente della storia.
    Ignorare il vincolo nazionale dei gruppi umani, e costruire un ordinamento politico in antitesi alla situazione sociale, significa realizzare una struttura transitoria, che sarà distrutta dalla dinamica del fattore sociale di quei gruppi, ossia dal movimento nazionale di ogni nazione.
    Queste sono tutte verità già in principio scontate nella vita dell'essere umano, e non elucubrazioni elaborate. Dovere di ogni individuo al mondo esserne cosciente, ed agire comprendendole, affinché la sua opera risulti retta. Occorre dunque conoscere queste verità fisse, perché non si verifichino deviazione, disordine e rovina nella vita dei gruppi umani, in conseguenza d'incomprensione e di mancato rispetto di tali principi della vita umana.



    BASE ECONOMICA DELLA TERZA TEORIA UNIVERSALE
    Importanti e storiche evoluzioni si sono certo verificate per quanto concerne la soluzione del problema del lavoro e del costo del lavoro (cioè la soluzione del rapporto fra lavoratore e datore di lavoro, fra proprietari e lavoratori - produttori -, come ad esempio la limitazione delle ore lavorative, la retribuzione del lavoro straordinario, il diritto alle ferie, il riconoscimento di una paga base, la partecipazione del lavoratore agli utili e all'amministrazione, il divieto di licenziamento arbitrario, il diritto all'assistenza sociale, il diritto allo sciopero e quant'altro contenuto nelle leggi del lavoro e presente in quasi tutte le legislazioni contemporanee); e mutamenti non meno importanti rispetto ai precedenti si sono avuti anche nella concezione della proprietà, in quanto, sono state elaborate norme che limitano il reddito ed altre e vietano la proprietà privata trasferendola allo stato.
    Malgrado però tutte queste evoluzioni, di evidente rilievo, nel susseguirsi delle problematiche economiche, il problema sostanzialmente persiste ancora, nonostante tutti i ritocchi, i miglioramenti, gli emendamenti e tutti gli altri sforzi che lo hanno reso meno pressante, rispetto a come si era manifestato nei secoli scorsi, tuttavia, realizzando molte delle aspettative dei lavoratori, il problema economico non è stato ancora risolto nel mondo.
    I tentativi compiuti per risolvere il problema delle proprietà non hanno risolto quello dei lavoratori in quanto produttori, che permangono ancora dei salariati, “anche se” la concezione della proprietà attraverso varie tappe intermedie, si è spostata dalla estrema destra alla estrema sinistra, con diverse posizioni intermedie.


    [La nuova collettività socialista]
    Il fine della nuova collettività socialista è la formazione di una comunità felice perché libera. Ciò non potrebbe essere realizzato se non con la soddisfazione dei bisogni materiali e morali dell'uomo,
    attraverso l'affrancamento di questi bisogni dal predominio e dall'arbitrio degli altri.
    Il soddisfacimento dei bisogni deve essere compiuto senza lo sfruttamento o la schiavitù degli altri, il che andrebbe contro i fini della nuova società socialista.
    L'uomo della nuova società, o lavora per conto proprio, per assicurare il soddisfacimento dei propri bisogni materiali, o lavora in una azienda socialista, ove lui stesso è socio nella produzione, oppure lavora prestando dei servizi generali per la società, là dove questa gli garantirà il soddisfacimento dei suoi bisogni materiali.
    L'attività economica della nuova società socialista è un'attività produttiva allo scopo di soddisfare le esigenze materiali, e non è un'attività improduttiva o procacciatrice di lucro al fine di accumulare risparmi eccedenti la soddisfazione di quelle necessità. Ciò non è compatibile con le nuove strutture socialiste.

    [Lo scopo lecito dell'attività economica]
    Lo scopo lecito dell'attività economica degli individui è quello di soddisfare i loro bisogni, dato che sia la ricchezza nel mondo sia quella esistente in ogni società a sé stante sono pressoché limitate in ogni fase. E perciò nessun individuo ha il diritto di compiere un'attività economica con l'intento di impossessarsi di un quantitativo di ricchezza eccedente, per la soddisfazione dei propri bisogni, perché il quantitativo eccedente ai suoi bisogni è prerogativa di altri individui.
    Tuttavia a questo individuo spetta il diritto di risparmiare nell'ambito di. quanto prodotto personalmente da lui, e non dal lavoro altrui, o a spese dei bisogni altrui. Perché se fosse lecito compiere un'attività economica all'infuori del soddisfacimento dei propri bisogni il risultato sarebbe che un uomo possederebbe più di quanto è necessario per il soddisfacimento dei suoi bisogni, escludendo gli altri dall'appagamento dei propri bisogni.

    [Il risparmio eccedente ai bisogni e lo sfruttamento]
    Il risparmio eccedente la misura per il soddisfacimento dei propri bisogni diventa privazione del soddisfacimento dei bisogni di un altro nell'ambito della ricchezza della collettività:
    L'essenza dello sfruttamento consiste:
    - nel consentire all'attività produttiva privata di conseguire risparmi in misura maggiore di quella necessaria per il soddisfacimento dei bisogni;
    - nel permettere l'assunzione di altri per il soddisfacimento dei propri bisogni;
    - nell'assumere ancora altri per ottenere qualcosa di più nell'appagamento delle proprie necessità;
    - nell'imporre a un uomo di soddisfare altrui bisogni o di procurare risparmi per altri limitando i propri bisogni.

    [Il lavoro dietro compenso]
    Il lavoro dipendente oltre ad essere una schiavitù dell'uomo, come abbiamo accennato, è un lavoro privo di incentivo al lavoro stesso, perché il lavoratore (produttore) è un salariato e non un socio.
    Chi lavora per conto proprio è maggiormente dedito al suo lavoro produttivo, avendo a incentivo nel dedicarsi al proprio lavoro l'agire per soddisfare i propri bisogni materiali; chi lavora in un'azienda socialista è socio dell'azienda, ed è altresì dedito al suo lavoro produttivo, poiché da quella produzione dovrà trarne di che soddisfare i propri bisogni. Chi invece lavora alle dipendenze degli altri non ha incentivo che lo spinga al lavoro.
    Il lavoro salariato mette in crisi l’incremento e lo sviluppo della produzione. Ciò accade sia quando è svolto in una attività di servizi sia quando si esplica in una attività produttiva. Esso è soggetto ad un continuo deterioramento in quanto si fonda sul sacrificio dei salariati.

    Esempi
    - di lavoro retribuito effettuato per conto della comunità,
    - di lavoro effettuato per conto privato,
    - di lavoro non remunerato.

    I° Esempio:
    A: Un lavoratore produce dieci mele per conto della comunità e da questa percepisce una sola mela in cambio della sua produzione. E ciò soddisfa esattamente i suoi bisogni.
    B: Un lavoratore produce dieci mele per conto della comunità, ed ottiene dalla comunità una sola mela in cambio della sua produzione, ma ciò non basta per soddisfare i suoi bisogni.

    II° Esempio:
    Un lavoratore produce dieci mele per conto di un altro individuo e percepisce un compenso inferiore al prezzo dì una sola mela.

    III° Esempio:
    Un lavoratore produce dieci mele per se stesso.

    Risultato:
    1 A: Il lavoratore non aumenterà la sua produzione, perché anche aumentando la produzione non otterrà per se stesso che una sola mela, sufficiente a soddisfare i suoi bisogni.
    E così vediamo che tutte le forze lavoratrici, che compiono dei lavori per conto della società sono sottoposte (psicologicamente ed automaticamente). a una continua recessione.
    1 B: Non ha incentivo a produrre, perché produce per la comunità, senza che egli ottenga ciò che soddisfi i suoi bisogni; egli continua a lavorare senza stimolo, costretto a sottostare alle condizioni del lavoro in tutta la società. Questo è lo stato di tutti gli individui che compongono quella società.
    2. Non lavora addirittura per produrre, ma lavora per ottenere una remunerazione, e dato che questa remunerazione è minore del suo fabbisogno, o egli cercherà un altro padrone per offrigli il suo lavoro a maggior prezzo del primo, oppure sarà costretto a continuare il suo lavoro, per sopravvivere.
    3. Il terzo è l'unico che produce senza recessione e costrizione alcuna.
    Nella società socialista non ci sono infatti possibilità di produzione individuale al di sopra del soddisfacimento dei bisogni personali. In essa non è permesso di soddisfare i propri bisogni a spese degli altri. Le istituzioni socialiste lavorano per soddisfare i bisogni della società. Così troviamo che il terzo esempio illustra la condizione ottimale della produzione, mentre in tutti gli altri casi la produzione continua, solo per necessità di sopravvivenza. Non c'è esempio più chiaro di quello delle società capitalistiche dove la produzione si accumula, si ingrandisce e rimane sempre in mano ad un numero minore di proprietari, i quali non lavorano, ma sfruttano il lavoro della classe operaia che viene costretta a produrre per vivere.
    Il “Libro Verde” non risolve semplicemente il problema materiale della produzione, ma indica la direzione della soluzione completa dei problemi della società, in modo da liberare l'individuo, materialmente e moralmente, per la definitiva realizzazione della sua felicità.
    Altri esempi:
    Se si suppone che la ricchezza della società è di dieci unità. ed il numero dei membri di questa società è pari a dieci elementi, la parte dì ricchezza spettante ad ogni individuo è di 10:10 uguale a 1 derivante dal complesso delle unità disponibili della ricchezza sociale. Se invece un numero di individui di questa società possedesse più di una unità di ricchezza, gli altri individui ne sarebbero privati, perché i primi sarebbero in possesso della loro parte. Ciò spiega l'esistenza di ricchi e poveri nella società dello sfruttamento.
    Se ammettiamo che cinque individui di questa società possiedano due unità ciascuno, gli altri cinque individui rimarrebbero privi della loro parte.
    Sarebbe a dire che il 50% è stato privato del diritto alla sua ricchezza, per il fatto che l'unità in più posseduta da ognuno dei primi cinque è la parte spettante agli altri cinque.







  3. #3
    alfredoibba
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    Interessante.
    In futuro vi terrò al corrente della proposta di "socializzazione" dello stato.

  4. #4
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    Ho letto il libro in questione un paio di volte, con notevole interesse. Il problema, secondo me, è confrontarsi con una realtà che non conosciamo bene, come quella della Libia. Ossia: possiamo discuterne e parlarne per il nostro punto di vista, ma chi ci dice che i musulmani abbiano voglia di questa "democrazia diretta"? Non "occidentalizziamo" ancora di più le terre degli altri, nemmeno dal punto di vista teorico...

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Outis
    Ho letto il libro in questione un paio di volte, con notevole interesse. Il problema, secondo me, è confrontarsi con una realtà che non conosciamo bene, come quella della Libia. Ossia: possiamo discuterne e parlarne per il nostro punto di vista, ma chi ci dice che i musulmani abbiano voglia di questa "democrazia diretta"? Non "occidentalizziamo" ancora di più le terre degli altri, nemmeno dal punto di vista teorico...
    Comunque Gheddafi ha sempre ripetuto anche nello stesso Libro Verde l'importanza anche nell'ambito del rinnovamento sociale rivestita dal Corano. Parole sue sono:"Il Corano non è monopolio degli arabi:esortiamo l'intera umanità a studiarlo".
    La laicità della jamahiriya non è comunque scevra dalla valorizzazione delle tradizioni religiose ed etiche dell'Islam, non credi?
    Nessuno certo mi assicura che la jamahiriya libica sia quanto i musulmani vogliano per sè stessi, di sicuro credo piaccia ai libici altrimenti dubito che Gheddafi sarebbe ancora a capo del loro stato.

    A luta continua

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Sandinista
    Comunque Gheddafi ha sempre ripetuto anche nello stesso Libro Verde l'importanza anche nell'ambito del rinnovamento sociale rivestita dal Corano. Parole sue sono:"Il Corano non è monopolio degli arabi:esortiamo l'intera umanità a studiarlo".
    La laicità della jamahiriya non è comunque scevra dalla valorizzazione delle tradizioni religiose ed etiche dell'Islam, non credi?
    Nessuno certo mi assicura che la jamahiriya libica sia quanto i musulmani vogliano per sè stessi, di sicuro credo piaccia ai libici altrimenti dubito che Gheddafi sarebbe ancora a capo del loro stato.

    A luta continua
    Probabilmente i libici pensano ad una soluzione politica di questo genere, anche per le influenze europee che ci sono state in Libia. La compenetrazione del pensiero "occidentale" e quello libico risalgono a decine d'anni fa. Forse Gheddafi ha proprio strutturato il suo testo importando la matrice democratica europea, no?
    Sullo studiare il Sacro Corano son d'accordissimo, figurati! Farebbe bene a tutti! Ma non credo che possa essere usato come fonte di rinnovamento sociale. Sicuramente come fonte di rinnovamento spirituale!
    Poi, ti ripeto, per me ogni popolo deve confrontarsi con la sua tradizione. Dopodiché, qualsiasi sua scelta, mi sta bene. Possiamo discuterne e parlarne, magari consigliare, ma l'ultima parola è del popolo.

  7. #7
    Saloth Sâr
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    Citazione Originariamente Scritto da Outis
    Ho letto il libro in questione un paio di volte, con notevole interesse. Il problema, secondo me, è confrontarsi con una realtà che non conosciamo bene, come quella della Libia. Ossia: possiamo discuterne e parlarne per il nostro punto di vista, ma chi ci dice che i musulmani abbiano voglia di questa "democrazia diretta"? Non "occidentalizziamo" ancora di più le terre degli altri, nemmeno dal punto di vista teorico...
    Beh Outis, la democrazia diretta del Libro Verde è fortemente influenzata dall'Islam (come avrai certamente notato leggendo il libro), l'unica cosa che personalmente rimprovero a Gheddafi è la sua recente svolta filo-occidentale sul nucleare e il fatto che costui mette il pan-africanismo prima del pan-islamismo...

    Comunque dai, Gheddafi ha sostenuto e continua ancora oggi a sostenere decine di movimenti rivoluzionari in tutta l'Africa, e non dimentichiamoci che ha più volte sostenuto vari tentativi golpisti per liberare la penisola araba dal dominio degli al-Sah'ud

  8. #8
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    L'appunto di Outis è sacrosanto, c'è comunque da dire che il "socialismo islamico" prende come fondamenta il forte carattere comunitarista intrinseco all'Islam... e pur non conoscendo se non superficialmente sia il pensiero di Gheddafi che il funzionamento del sistema politico libico, immagino che il colonnello debba aver affrontato il problema da un punto di vista non certo occidentale.

 

 

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