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    Predefinito Rif: ADOLF HITLER – UN CANDIDATO MANCATO AL PREMIO NOBEL


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  2. #22
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    Predefinito Rif: ADOLF HITLER – UN CANDIDATO MANCATO AL PREMIO NOBEL

    A conferma di ciò altri studiosi (tra cui il poeta Ezra Pound) hanno analizzato la genesi dell’antisemitismo nei movimenti non fascisti, anche in paesi privi di ebrei (Giappone ad esempio), notando come l’antisemitismo vi si presentasse regolarmente quando questi contemplavano le teorie economiche distributiste. Questo spiegherebbe perché in paesi come l’Islanda od il Giappone abbia fatto capolino l’antisemitismo divenendo caratteristica fondamentale di determinati partiti politici riconducibili tutti al sistema economico distributista.
    Dal canto suo, Douglas alle accuse di antisemitismo rispose che la sua

    “teoria A + B” si basa su un’analisi dei prezzi e dei redditi e del loro rapporto di contabilità dei costi, non su una “teoria cospirativa antisemita”

    Ma da un certo momento in poi nei partiti fascisti il pragmatismo fu spesso sostituito dal fanatismo e l’aspetto economico anti-ebraico venne tramutato in antisemitismo razziale, soprattutto a causa dell’influenza avuta dopo il 1933 dal tedesco Adolf Hitler, al cui modello anche molti altri partiti fascisti si rifecero. Questo fa inevitabilmente sorgere dei sospetti sulle reali intenzioni di Adolf “Rotschild” Hitler, secondo alcuni un provocatore infiltrato avente lo scopo di far screditare le teorie economiche della “terza via” assimilandole “ad hoc” al razzismo genetico. Hitler ebbe fin dal 1938 la possibilità di “liberarsi” degli ebrei tedeschi in modo semplice: Mussolini si era dichiarato disponibile a creare un “Israele” in Etiopia, nella regione dei Falascia (un popolo africano di religione ebraica ); Hitler non prese neanche in considerazione la cosa. Senza contare la sua condotta palesemente incongruente della guerra, evidentemente tesa prima a provocarla, e poi a farla perdere agli stati interclassisti, in modo da eliminare dalla faccia della terra i loro sistemi di governo e delegittimarne per sempre ogni argomento politico, che in seguito alla crisi economica iniziata nel 1929 aveva fatto fin lì sempre più proseliti nel mondo.

    “E pensare che ormai l’antisemitismo di Hitler è sospetto. (…) L’alleanza tra Hitler e gli ebrei si farà? Può darsi che sia già fatta” (Pierre Drieu La Rochelle, Diario 1943-45)

    Non ci sarebbe certo da stupirsi di queste affermazioni se si vanno a leggere i “protocolli dei savi di Sion”, che per quanto vogliano essere fatti passare per falsi, enunciano dei propositi (o chiamatele fatalità, se volete) che innegabilmente si sono avverati e si avverano costantemente e regolarmente, quasi fossero una mera pianificazione per perseguire il raggiungimento del sistema “perfetto” odierno. Oppure scritti da un indovino tipo Nostradamus.

    Non c’è da stupirsi neanche nell’apprendere come l’ascesa al potere di Hitler sia stata ampiamente finanziata dal più acerrimo nemico per antonomasia del fascismo, la “culla” della filosofia economica nordista: “Wall Street”. Come se potesse non bastare a conferma anche solo la semplice considerazione dell’episodio della “notte dei lunghi coltelli”… Solo dopo l’eliminazione del suo rivale “di sinistra” Röhm, Hitler può configurare il nazionalsocialismo come un’ideologia prettamente liberista, abbandonando ogni ipotesi rivoluzionaria e quindi rimanendo “socialista” solo nel nome; del fascismo originario mantenendo solo l’esteriorità per motivi propagandistici di immagine pubblica e per trascinarlo a fondo con sé. Lo stesso Alfred Rosenberg al processo di Norimberga accusò Hitler di aver abusato del nazionalsocialismo.

    “Adolf Hitler è stato il miglior agente segreto che il capitalismo internazionale abbia mai avuto, il vero responsabile della scomparsa del fascismo” (Stanis Ruinas)

    Fondamentalmente quindi, il motivo per cui il fascismo è venuto in contrapposizione con l’ebraismo fu dovuto dalla sopraggiunta consapevolezza di quale fosse il principale ostacolo internazionale alla realizzazione dei progetti socio-economici distributisti mussoliniani: il gruppo sociale egemone nella massoneria nordista come propagatore del sistema economico liberista, derivazione diretta della cultura ebraica trasposta nell’economia. Di conseguenza il fascismo non poté esimersi dall’opporsi a queste basi culturali, con il pur consapevole scotto di apparire agli occhi dell’opinione pubblica mondiale come un “retrivo antisemitismo”. Ma da qui ad arrivare ad accusare il fascismo di antisemitismo nel senso razzista del termine ce ne dovrebbe passare…

    Non si scordi un altro particolare importante: gli ebrei polacchi accolsero inizialmente gli invasori tedeschi come loro liberatori . Questo perché lo Stato polacco era ferocemente antisemita ed i pogrom erano all’ordine del giorno, praticati con sempre maggior frequenza dopo la crisi del ’29 che aveva avviato una “guerra sociale” nella quale non poteva rimetterci altri che la minoranza più ricca e rilevante (in Polonia gli ebrei rappresentavano ben il 10% della popolazione), per raggiungere il culmine (250.000 vittime) prima e durante l’invasione tedesca (dato che i polacchi ritenevano gli ebrei responsabili dell’istigazione di quell’invasione); stesso discorso valido per gli ebrei dell’Ucraina nell’estate del 1941. La localizzazione dei campi di concentramento attorno al “governatorato generale” avrebbe voluto originare uno stato polacco a conduzione ebraica? Per questo Hitler non prese in considerazione l’ipotesi italiana di trasferirli in Etiopia? Ed aveva realmente intenzione di trasferirli in Madagascar? A dare un senso è esemplare il parere favorevole espresso (seppur in fondo ingenuo) dai giapponesi quando nel 1934 ai confini con il Manchukuo fu fondato da Stalin l’oblast ebraico: “ben vengano gli ebrei, sono creatori di ricchezza”. Sulle reali intenzioni hitleriane è sintomatica anche l’esperienza di Anna Frank: fu deportata ad Auschwitz, ma quando quel campo fu raggiunto dai sovietici essa fu trasferita in un campo interno alla Germania, Bergen Belsen . Uno Stato oramai sull’orlo della disfatta, con le infrastrutture devastate, si poteva permettere il lusso di impiegare preziosi treni per portare al salvo “inutili” prigionieri? Evidentemente Hitler per primo non li considerava affatto inutili. Come si può quindi conciliare il comprovato trattamento di favore ricevuto da Anna Frank con un presunto proposito di eliminare appositamente il popolo di cui faceva parte? La logica e le testimonianze VERE appaiono rivelatrici. Ma lo scopo di questo libro non è impelagarsi mettendo la mano in quell’alveare di cui non ci azzardiamo ad osare nemmeno fare il nome.
    Tornando alla Gran Bretagna, per dare un senso agli eventi si deve tener conto che il potere in essa non era un blocco monolitico, ma la sua politica era divisa in due fazioni ben distinte: quella di Churchill anti-tedesca e filo-russa; quella di Chamberlain filo-tedesca ed anti-russa. Per cui quelle che a prima vista potrebbero sembrare incongruenze nella condotta diplomatica britannica erano piuttosto determinate da queste diatribe interne. L’evento che fece pendere definitivamente la bilancia del potere verso la fazione di Churchill fu la pace conclusa tra Urss e Finlandia (e non la perdita della Norvegia!). Per mantenere questo equilibrio la paventata “operazione leone marino” fu determinante, e lo stesso Churchill chiese ad Hitler (tramite l’ambasciatore svedese) di bombardare Londra .
    Dalle biografie di De Gaulle si intuisce anche il sospetto che inizialmente la seconda guerra mondiale in realtà sia stata anche una guerra contro la Francia da parte della Gran Bretagna, utilizzando la Germania come un burattino. Ed a loro volta a “stimolare” in tal senso sarebbero stati anche gli Stati Uniti, i quali non a caso sono stati la prima nazione a riconoscere il governo Petain. Esemplare è la frecciata di De Gaulle alla moglie di Churchill: «I francesi sarebbero più contenti di cannoneggiare gli inglesi, che i tedeschi» .

    Hitler non sarebbe stato altro che un burattino nelle mani di questi poteri economici internazionali, i cui finanziamenti alla sua fazione continuarono durante tutto il Terzo Reich (anche durante la guerra!) sostenendo l’altrimenti inspiegabile crescita economica tedesca degli anni ’30. Quando alcuni generali si resero conto di ciò e decisero l’attentato a Hitler del 20 luglio 1944 per attuare il Piano Walküre, era ormai troppo tardi, e per poter dare una spiegazione il più razionale possibile al tutto, non si può pensare ad altro che all’ipotesi che Hitler doveva perlomeno avere dei santi in paradiso. Se ne dovrebbe ricavare che il suo è veramente il “popolo eletto”?

    Oramai assodata dovrebbe essere l’evidenza che Hitler non avesse alcuna vera intenzione di fare la guerra alla Gran Bretagna ; inspiegabile sarebbe altrimenti la sua contrarietà il giorno in cui i giapponesi occuparono Singapore . Ripetute e continuate furono le sue proposte di pace nel periodo tra la resa francese e l’avvio dell’“operazione leone marino ”; la quale fu solo una farsa, come conferma l’ammiraglio Canarinis al capo del SIM italiano Giacomo Carboni in seguito alle preoccupanti note che giungevano dalla base italiana a Bordeaux, che definivano l’operazione come uno “specchio per le allodole”. Il 14 settembre Hitler la annulla del tutto. Il suo vero obiettivo (esortato dagli stessi britannici, secondo l’opinione di Stalin ) era solamente la Russia. Ed ecco che dopo 69 anni troviamo finalmente un plausibile motivo con cui poter dare un senso all’altrimenti incomprensibile attacco italiano alla Grecia: il tentativo mussoliniano di bloccare lo scellerato proposito hitleriano di aggredire l’Urss. Assodato è che Mussolini disapprovasse fortemente un attacco all’Urss giunti a questo punto, ovvero dopo la cessazione delle ostilità tra essa e la Finlandia filo-italiana.

    “Non aprite altri fronti, lo scongiurai, ma lui non volle darmi ascolto” (Mussolini riferendosi ad Hitler riguardo l’attacco all’Urss, da “I dieci mesi terribili”, Duilio Susmei, Roma 1981)

    I primi di dicembre 1940 Mussolini tentò addirittura un approccio di alleanza con l’Urss, entusiasticamente accolto a Mosca. Il possesso della Grecia sarebbe stato indispensabile nell’assicurare il collegamento marittimo tra Italia ed Unione Sovietica attraverso il mar Nero, e territoriale attraverso Bulgaria e Romania, le quali furono proprio al centro di queste trattative italo-russe, fortemente avversate dalla Germania che già si dimostrava interessata a quelle due nazioni balcaniche secondariamente al suo scopo di conquista del territorio russo. Il 18 dicembre Hitler emana la “direttiva 21”: la preparazione dell’“operazione Barbarossa” : il rischio di una guerra tra Italia e Germania giunge al culmine, scongiurato solamente, guarda il caso, da una furente offensiva britannica in nordafrica. Il 31 dicembre Molotov è a cena all’ambasciata italiana a Mosca, ma il 15 gennaio Mussolini è costretto a troncare ogni trattativa con l’Urss. Un particolare rende ancora più intricato il tutto: la preparazione del corpo di spedizione italiano in Russia (“ARMIR”) fu ordinata il mese precedente all’inizio dell’“operazione Barbarossa”; questo contrasta apertamente con quanto è risaputo, ovvero che il governo italiano fu informato dell’operazione solo il 22 giugno, ad operazioni iniziate… l’unica ipotesi che se ne può ricavare è che l’allestimento dell’ARMIR fosse finalizzato a tutt’altro che al sostegno di un attacco tedesco, casomai il contrario. Cosa poi gli fece capovolgere destinazione d’uso? Un’altra vana promessa britannica? A chiarire definitivamente le intenzioni di Hitler dovrebbe bastare l’episodio del volo di Rudolf Hess in Inghilterra, e le motivazioni che alternativamente lo renderebbero incomprensibile: proporre un alleanza anglo-tedesca contro l’Urss, in nome di un evidente convergenza di interessi geopolitici (Gran Bretagna potenza marittima, Germania potenza terrestre). In quel momento ciò implicitamente avrebbe significato il conseguente rovesciamento dell’alleanza tedesca con l’Italia, e per l’Italia l’inevitabile necessità di convergere accanto all’Urss contro gli anglo-tedeschi. Quale senso dare all’assassinio di Trotsky in questo contesto? Tutto questo può sembrare fantapolitica alla “Fatherland”, ma nella realtà solo per un pelo le cose non sono andate in questo modo. Solo in seguito al rifiuto britannico con l’arresto di Hess, le cose andarono come oggi sappiamo; e all’Italia fu scongiurata una posizione che l’avrebbe sicuramente travolta immediatamente, ma come amara conseguenza essa non poté più svincolarsi dalla Germania hitleriana. Si compì così definitivamente la soluzione auspicata dai britannici a quello strascico diplomatico lasciato aperto dalla prima guerra mondiale che era l’alleanza anti-Intesa nata dal “trattato di Rapallo” del 1922 e sempre più rafforzata durante il “periodo di Weimar” tra le due nazioni reiette Germania “debitrice insolvente” e Russia bolscevica. Difatti la vera responsabilità del massacro di Katin fu negata dagli anglo-americani anche per un motivo secondario: essa conferma il fatto che Stalin non si aspettava neanche lontanamente un tradimento tedesco di quell’alleanza che pareva consolidata (altrimenti il massacro sarebbe stato compiuto ben più addentro al territorio sovietico, non a pochi km dal vecchio confine). Ma come abbiamo appreso fin’ora, la prassi di Hitler esulava da ogni logica. Nonostante la contrarietà di tutto lo “Stato maggiore” del Reich, Hitler diede l’ordine.

    “Si è giocata una partita estremamente pericolosa e sconsiderata, che un qualsiasi discepolo di Clausewitz non avrebbe certamente mai intrapreso” (dalla relazione del generale Grazioli a Mussolini, 15 febbraio 1943, da “Storia segreta del 25 luglio ’43”, pagina 25).

    Dopo la “relazione Grazioli” il Duce decide il ritiro totale dell’Armir dalla Russia, in previsione di una pace. La disponibilità di Stalin sarebbe implicitamente confermata anche da un episodio oscuro, il discusso bollettino n. 630 del comando supremo russo, che recitava tra l’altro “soltanto il Corpo d’armata alpino deve ritenersi imbattuto sul suolo di Russia”, che nonostante sia oggi ritenuto falso, se fosse vero avrebbe senso proprio inserito in questo contesto.

    In Germania il fronte filo-russo era rappresentato da Reinhard Heydrich; il 29 maggio 1942 egli rimase vittima di un attentato i cui autori sono tuttora sconosciuti. Un particolare davvero sospetto visto che nel dopoguerra sarebbero stati sicuramente riconosciuti come dei benemeriti della loro nazione … Quella che si trattasse in realtà di emissari di Hitler è più che un ipotesi, come fa intuire Eugen Dolmann nel suo libro di memorie “Roma nazista”.
    In questo contesto di pressione italo-giapponese su Hitler vanno inseriti molti fattori ai quali finora la storiografia ha dato un interpretazione completamente stravolta, a cominciare dall’assenza di Stalin a Casablanca, per non parlare dello scioglimento del “Comintern” nel 1943. Quest’ultimo non avvenne come leggenda vuole come atto di apertura verso gli Alleati, ma verso gli stati dell’Asse! Altrimenti non si riesce ad inquadrare la contemporanea sostituzione degli ambasciatori sovietici (di origine ebraica) a Londra e Washington con due non ebrei. In previsione dell’armistizio caldeggiato da tutti fuorché Roosevelt, Churchill, ed Hitler. A questo punto ci possono essere ancora dubbi da chi fosse composta la cricca beneficiaria diretta della devastazione in atto in Europa?
    Il rifiuto di Hitler di accogliere Molotov a Feltre mise la pietra tombale sulla salvezza dell’Europa.
    Dopo il fallimento dell’incontro di Feltre (durato 4 ore invece dei 4 giorni previsti) l’unica possibilità rimasta per evitare la catastrofe era quella che da mesi (se non anni) veniva supplicata da tutte le persone dotate di buon senso di tutti i paesi dell’Asse (Germania compresa): un colpo di mano di Mussolini contro Hitler, anche se fosse stato necessario l’uso della forza.

    “Il tedesco è quello che è, per cui marcerà fino in fondo. Ma tutti sono fortemente preoccupati. Parlando privatamente, ognuno vi dice che Hitler è un pazzo e che porterà il Reich verso un apocalittico bagno di sangue. Tutti coloro con cui ho parlato, mi hanno scongiurato di far conoscere a Mussolini come stanno realmente le cose. Il prestigio del Duce in Germania è immenso e si ritiene che soltanto lui possa affrontare ed influenzare quel pericoloso fanatico di Hitler. Ritengo che Mussolini dovrebbe puntare i piedi, ed indirizzare lui la politica dell’Asse” (Heinz Heymann, agente dell’Abwehr in Italia, a Tullio Cianetti, da “Memorie dal carcere di Verona”, Tullio Cianetti, Milano 1983)

    Secondo il diario di Dolmann, nonostante l’obbligata defezione di Molotov, lo svolgimento del convegno di Feltre sarebbe stato programmato ugualmente finalizzato proprio a questo . Ma Hitler, subodorato qualcosa, se ne partì di tutta fretta, per andare a preparare la vendetta verso Mussolini. Ad impedire una seconda occasione intervenne il colpo di Stato del 25 luglio, e la guerra continuò, come specificato dal nuovo presidente del Consiglio Badoglio. E chi il 25 luglio, dopo la seduta del Gran Consiglio e prima di recarsi dal Re, Mussolini chiamò in udienza urgente a palazzo Venezia? L’ambasciatore giapponese . Comunicandogli di riferire al suo governo che il giorno 28 (giorno nel quale sarebbe stato presente a Roma Hermann Goering, il designato nuovo Fuhrer), Mussolini avrebbe imposto ad Hitler con le buone o le cattive l’armistizio con l’Unione Sovietica, forse l’“ultimo treno” per avere la disponibilità di Stalin e salvare il salvabile. Prova di ciò ne è anche l’insolito fervore in preda al panico della sbigottita diplomazia britannica a Mosca ed a Stoccolma in quei frangenti. Ma il momento di massimo attrito tra gli Alleati si ebbe dopo la conferenza di Casablanca. Per esaudire le richieste di Stalin, Churchill premette per un insensato sbarco in Italia (dopo aver abbandonato l’ancor più assurdo proposito di sbarco in Grecia e Bulgaria, chiaramente finalizzato non ad andare in aiuto dei russi, ma bensì di tagliargli la strada), criticato come inutile dai più alti gradi americani e per questo poi bollato come “guerra inutile” data l’evidente impossibilità di raggiungere l’obiettivo principale (la Germania) attraverso la penisola e le Alpi. Difatti la pianura padana sarà occupata solo simultaneamente alla Germania, nel 1945, rendendo palese l’inutilità strategica dell’assurda “campagna d’Italia” .


    Se non bastasse tutto quanto appena letto, quale interpretazione dare alla mancata presa di Malta e Gibilterra?

    “L’ho sempre pensato! Sempre, sempre, sempre! Ma non mi hanno dato ascolto!” (Hermann Goering chiaramente riferendosi ad Hitler sulla domanda sopra esposta, da David Irving, “Goering il maresciallo del Reich”, Milano 1989)

    Eppure tutti sapevano che un modo esisteva per sconfiggere la Russia, uno solo. Esso era stato pianificato dall’ammiraglio Raeder: la conquista dell’Egitto, a cui sarebbe facilmente seguito il ricongiungimento lungo il mar Rosso con l’Africa orientale italiana che avrebbe coperto le spalle ed assicurato il collegamento marittimo con il Giappone e con i paesi anti-britannici del golfo persico. A quel punto la Palestina non avrebbe potuto resistere da sola, ed Aden e Cipro assediate non avrebbero più rappresentato un pericolo; Iraq ed Iran, ferocemente anti-antibritannici , avrebbero rappresentato una cintura attorno alle repubbliche sovietiche abitate da islamici anti-comunisti , e l’Urss sarebbe stata spacciata in un attacco da tutti questi fronti. Idem per l’India britannica, dove grazie al prevedibile appoggio degli indipendentisti indiani di Gandhi e Bose il congiungimento ivi tra le forze giapponesi ed italo-tedesche sarebbe stato questione di tempo. Di fronte a ciò gli Usa non si sarebbero più nemmeno azzardati a volersi immischiare. O meglio: si sarebbero immischiati, ma dalla parte opposta; e la Storia sarebbe stata scritta da altri vincitori. Ma i risultati sarebbero stati i medesimi, in quanto lo scopo che ha determinato la seconda guerra mondiale era l’eliminazione degli imperi coloniali. E sarebbe stato raggiunto in ogni caso, visto che chi l’avrebbe determinato, gli Usa, si sarebbe schierato con quella che ad un certo momento gli sarebbe parsa la “squadra vincente” .

    «Quando comincia una guerra la prima vittima è sempre la verità. Quando la guerra finisce le bugie dei vinti sono smascherate, quelle dei vincitori diventano storia» (Arrigo Petacco, “La nostra guerra 1940-1945”)

    Il punto di partenza per realizzare il “piano Raeder” era l’eliminazione di Malta e Gibilterra dalle mani britanniche. Se Hitler non avesse inopportunamente dissipato le sue forze dove assurdo farlo, non sarebbe stato necessario usare neanche l’1% di quelle armate che si sono invece spinte per chilometri dentro il territorio russo per poi rimanere impantanate nella neve.

    Ma Hitler voleva sconfiggere la Gran Bretagna? No, come dichiarò apertamente in più occasioni .

    Così per tre anni ci si è limitati a dei miseri bombardamenti ed a qualche sporadica puntata coi “maiali”, tanto per non sfigurare. I britannici, consci del pericolo schiacciarono nel sangue i ribelli irakeni, iraniani, ed indiani; sforzo inutile dato che come detto, Hitler non aveva alcuna intenzione di combattere i britannici.

    “Le potenze anglosassoni, che oggi fanno la guerra all’Europa, hanno condotto dal 1919 in poi una vera e propria politica d’aggressione economica, attraverso progressivi inasprimenti del protezionismo, la chiusura all’emigrazione, l’attuazione di barriere doganali e di sistemi di protezione imperiali. Ne è risultato, come conseguenza inevitabile, la distruzione del commercio internazionale e uno stato di non cooperazione e di anarchia che ha portato il mondo intero al limite del collasso economico (…) iniquità e diseguaglianza nelle quali Mussolini aveva fin d’allora individuato e denunciato il fatale germe dell’attuale conflitto (…) i paesi dell’Asse hanno accettato la lotta non con la pretesa o la stolta ambizione di imporre determinati ordinamenti politici a gente di ogni razza, ma per un ideale di giustizia che superi, in un aspirazione comune alla libertà, ogni tendenza all’egoismo e alla sopraffazione. Un ideale di giustizia che dia a tutti i popoli, nessuno escluso, il diritto alla primaria libertà, vista come reale possibilità di lavorare e di vivere in pace” (dal preambolo alla bozza della “Carta dei Diritti dei Popoli Europei”, documento redatto da Giuseppe Bastianini nella primavera del 1943, e che avrebbe dovuto rappresentare l’equivalente europeo dell’anglosassone “Carta Atlantica”, da presentare in un auspicata “Conferenza generale dei popoli dell’Asse” )
    "Il copione teatrale dell’anti-italiano consiste nell’attribuire all’intera collettività nazionale i difetti specifici ed irripetibili della propria canagliesca personalità individuale, con in più l’ipocrisia del tirarsene fuori" (Costanzo Preve)

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    Predefinito Rif: ADOLF HITLER – UN CANDIDATO MANCATO AL PREMIO NOBEL


    La Dichiarazione di guerra ebraica alla Germania Nazionalsocialista




    Il Boicottaggio Economico del 1933


    Articolo tratto dalla: The Barnes Review, Genn./Febbr. 2001, pag. 41-45 – Vol. 7

    Molto tempo prima che il governo di Hitler iniziasse a restringere i diritti degli ebrei tedeschi, i dirigenti della comunità ebraica mondiale dichiararono formalmente guerra alla “ Nuova Germania “ in un momento in cui il governo americano e perfino i leaders ebraici tedeschi chiedevano di essere cauti nel trattare col nuovo regime hitleriano.

    Poche persone conoscono i fatti di quel singolare evento che contribuì allo scoppio di quella che viene conosciuta come la Seconda Guerra Mondiale e cioè la dichiarazione di guerra contro la Germania da parte dell’ebraismo internazionale appena dopo l’ascesa di Hitler al potere e ben prima che fossero attuate misure ritorsive o sanzioni contro gli ebrei da parte del governo tedesco.

    L’edizione del DAILY EXPRESS di Londra del 24 Marzo 1933 spiegava come i dirigenti dell’ebraismo, insieme a potenti interessi ebraici internazionali, avessero lanciato un boicottaggio della Germania con il preciso scopo di mettere in ginocchio la già precaria economia tedesca nella speranza di abbattere il nuovo regime di Hitler. Fu solo allora che la Germania rispose di conseguenza. Se vogliamo dire la verità, fu la dirigenza internazionale ebraica, e non il Terzo Reich, a sparare effettivamente il primo colpo nella Seconda Guerra Mondiale...

    L’autorevole procuratore di New York Samuel Untermyer fu uno dei principali sobillatori nella guerra contro la Germania, descrivendo la campagna ebraica nient’altro che una “ guerra santa “.

    La guerra economica dichiarata alla Germania dalla dirigenza ebraica non solo portò a determinate ritorsioni da parte del governo tedesco ma mise le basi per un’alleanza politico-economica poco conosciuta fra il regime di Hitler e i leaders del movimento sionista che speravano che le tensioni fra i tedeschi e gli ebrei avrebbero portato ad una massiccia emigrazione verso la Palestina.

    In breve, il risultato fu un’alleanza tattica fra i nazisti ed i fondatori dell’odierno stato di Israele. Un evento che molti oggi preferirebbero venisse dimenticato.

    A tutt’oggi si crede in genere (in modo non corretto) che quando Adolf Hitler fu nominato cancelliere della Germania nel Gennaio del 1933, il governo tedesco diede il via a politiche per reprimere gli ebrei tedeschi, incluso il loro rastrellamento per essere chiusi in campi di concentramento e lanciare una campagna di terrore e violenza contro la locale popolazione ebraica.

    Mentre vi furono in Germania sporadici episodi di violenza contro gli ebrei dopo che Hitler salì al potere, questi non furono ne approvati ne incoraggiati.

    La verità è che i sentimenti anti-ebraici in Germania (o in altre parti in Europa) non erano una novità.

    Come tutti gli storici ebraici affermano con fervore, disordini anti-semiti a vari livelli erano onnipresenti nella storia europea.

    In ogni caso, agli inizi del 1933, Hitler non era il leader indiscusso della Germania e nemmeno aveva il totale comando delle forze armate. Hitler era una figura di rilievo in un governo di coalizione ma era ben lontano dall’essere lui stesso il governo in persona. Questo fu il risultato di un processo di consolidamento che si sarebbe verificato più tardi.

    Persino l’Associazione Centrale Ebraica tedesca, conosciuta come Verein, contestò l’affermazione (fatta da alcuni leaders ebraici al di fuori della Germania) che il nuovo governo avrebbe deliberatamente provocato insurrezioni anti-ebraiche.

    Il Verein emise un comunicato nel quale affermava che “ le autorità responsabili di governo (cioè il regime di Hitler) sono inconsapevoli della minacciosa situazione “, dicendo inoltre: “ non crediamo che i cittadini tedeschi nostri amici si lasceranno coinvolgere nel commettere eccessi contro gli ebrei “.



    Nonostante ciò, i dirigenti ebraici negli Stati Uniti e in Gran Bretagna determinarono che era necessario lanciare una guerra contro il governo di Hitler.
    1937-1939-boycott-german-goods.jpg
    Il 12 Marzo 1933 il Congresso Ebraico Americano annunciò una protesta di massa al Madison Square Gardens per il 27 Marzo. A quell’epoca il comandante in capo dei veterani di guerra ebrei chiese un boicottaggio americano delle merci tedesche. Nel frattempo, il 23 Marzo, 20.000 ebrei protestarono nella New York’s City Hall mentre altre proteste furono inscenate fuori dalle linee navali della North German Lloyd e della Hamburg-American Shipping Co.

    Boicottaggi economici ebbero luogo contro le merci tedesche in vendita nei negozi di New York City.

    Secondo il DAILY EXPRESS di Londra del 24 Marzo 1933, gli ebrei avevano già lanciato il loro boicottaggio contro la Germania ed il suo governo eletto. Il titolo recitava: “ Judea Declares War on Germany – Jews of All the World Unite – Boycott of German Goods – Mass Demonstrations “ (il giudaismo dichiara Guerra alla Germania – ebrei di tutto il mondo unitevi – boicottaggio delle merci tedesche – dimostrazioni di massa).

    L’articolo descriveva una prossima “guerra santa” e continuava implorando gli ebrei di ogni parte di boicottare le merci tedesche ed intraprendere dimostrazioni di massa contro gli interessi economici tedeschi. Secondo il DAILY EXPRESS:

    Tutto l’Israele sparso nel mondo si sta unendo per dichiarare una guerra economica e finanziaria alla Germania. La comparsa della svastica come simbolo della nuova Germania ha fatto tornare in vita il vecchio simbolo di guerra di Giuda. Quattordici milioni di ebrei sparsi in tutto il mondo sono raccolti insieme come in un’unica persona per dichiarare guerra contro i persecutori tedeschi e i loro discepoli.

    Il commerciante ebreo lascerà la sua casa, il banchiere la sua borsa valori, il mercante i suoi affari ed il mendicante il suo umile cappello per unirsi nella guerra santa contro il popolo di Hitler.

    Il quotidiano diceva che la Germania “ stava ora affrontando un boicottaggio internazionale del suo commercio, delle sue finanze e della sua industria. A Londra, new York, Parigi e Varsavia, gli uomini d’affari ebrei sono uniti per proseguire la crociata economica “.

    L’articolo diceva: “ si stanno facendo preparativi a livello mondiale per organizzare dimostrazioni di massa “ e inoltre riportava: “ la vecchia e riunita nazione d’Israele si affianca alle nuove e moderne armi per vincere la sua antica battaglia contro i suoi persecutori “.

    Ciò può essere veramente considerato come “ il primo colpo sparato nella Seconda Guerra Mondiale “.

    In uno stato d’animo simile, il giornale ebraico NATSCHA RETSCH scrisse:

    La guerra contro la Germania verrà intrapresa da tutte le comunità, conferenze e congressi ebraici, da ogni singolo individuo ebreo. In tal modo la guerra contro la Germania ravviverà e promuoverà i nostri interessi che richiedono che la Germania venga completamente distrutta.

    Il pericolo per noi ebrei risiede in tutto il popolo tedesco, sia come nazione che come singoli individui. Esso deve essere reso inoffensivo per sempre. In questa guerra noi ebrei dobbiamo partecipare e ciò con tutta la forza e la potenza che abbiamo a nostra disposizione.

    E’ degno di nota comunque il fatto che l’Associazione Sionista di Germania emanò un telegramma il 26 Marzo 1933 rifiutando molte delle affermazioni fatte contro i nazionalsocialisti definendole “propaganda”, “menzognere” e “sensazionali”.

    Infatti la fazione sionista aveva tutte le ragioni per assicurare il mantenimento dell’ideologia nazionalsocialista in Germania. Klaus Polkehn, scrivendo nel Journal of Palesatine Studies (I Contatti Segreti: Sionismo e Germania Nazista, 1933-1941; JPS v. ¾, primavera/estate 1976), sostiene che l’atteggiamento moderato dei sionisti era dovuto al loro interesse acquisito nel vedere la vittoria finanziaria del nazionalsocialismo da obbligare l’immigrazione in Palestina. Questo fatto poco conosciuto avrebbe finalmente giocato un ruolo importantissimo nelle relazioni fra la Germania nazista e gli ebrei.

    Nel frattempo il Ministro degli Esteri Konstantin von Neurath si lamentava della “ campagna di diffamazione “ e disse:

    Per quanto concerne gli ebrei, posso solo dire che i loro propagandisti all’estero non stanno facendo alcun favore ai loro correligionari in Germania dando al pubblico tedesco, tramite le loro distorte e menzognere notizie circa le persecuzioni e le torture nei confronti degli ebrei, l’impressione di non fermarsi davanti a niente, nemmeno alle bugie e alle calunnie, per combattere l’attuale governo tedesco.

    Il novello governo di Hitler stava tentando di contenere la crescente tensione, sia all’interno della Germania che al di fuori. Negli Stati Uniti perfino il Segretario di Stato Cordell Hull telegrafò al Rabbino Stephen Wise del Congresso Ebraico Americano chiedendo prudenza:

    Mentre ci fu per un breve tempo un maltrattamento fisico degli ebrei, questa fase può essere considerata terminata a tutti gli effetti. Una stabilizzazione sembra essere stata raggiunta nell’ambito del maltrattamento personale. Voglio sperare che la situazione che ha causato così tanta preoccupazione diffusa in questo paese, ritorni presto normale.

    Nonostante ciò, i dirigenti della comunità ebraica si rifiutarono di rallentare. Il 27 Marzo vi furono marce di protesta simultanee al Madison Square Garden, a Chicago, Boston, Philadelphia, Baltimora, Cleveland ed in 70 altre località. La protesta di New York fu trasmessa in tutto il mondo.

    La sostanza fu che la “ Nuova Germania “ venne dichiarata essere una nemica degli interessi ebraici e quindi bisognava strangolarla economicamente.

    Questo fu PRIMA che Hitler decidesse di boicottare le merci ebraiche.

    Fu proprio in risposta a ciò che il governo tedesco annunciò il boicottaggio di un giorno dei negozi tedeschi in Germania il 1° Aprile 1933

    Il Ministro della Propaganda tedesco Dr. Joseph Goebbels affermò che, trascorso il giorno di boicottaggio, non vi fossero stati ulteriori attacchi alla Germania, questo sarebbe stato sospeso.

    Hitler stesso replicò al boicottaggio ebraico e alle minacce in un discorso del 28 Marzo 1933, quattro giorni dopo la dichiarazione di guerra economica da parte dell’ebraismo mondiale, con queste parole:

    Ora che i locali nemici della nazione sono stati eliminati dal Volk (popolo) stesso, ciò che abbiamo atteso a lungo non finirà.

    I criminali marxisti e comunisti assieme ai loro istigatori ebraico-intellettuali, che hanno portato con se i loro capitali oltre confine al momento giusto, stanno scatenando una campagna di agitazioni sediziosa e senza scrupoli contro il popolo tedesco nel suo insieme.



    Menzogne e diffamazioni di una perversità da fare accapponare la pelle vengono lanciate contro la Germania. Storie orribili di corpi smembrati di ebrei, occhi strappati dalle orbite e mani amputate stanno circolando col preciso scopo di diffamare il popolo tedesco nel mondo per la seconda volta, proprio come riuscirono a fare nel 1914.
    six million jews 1918.jpg
    Questo avvenimento, e cioè che l’ordine di Hitler del 28 Marzo 1933 di boicottaggio fu una diretta risposta alla dichiarazione di guerra economica alla Germania, da parte della dirigenza ebraica mondiale, fu sapientemente omesso dalla storia. Infatti l’ordine di Hitler viene oggi descritto come un puro atto di aggressione ma le circostanze che lo hanno provocato vengono raramente descritte.

    Nemmeno Saul Friedlander nella sua estesa panoramica della politica tedesca Nazi Germany and the Jews (La Germania Nazista e gli Ebrei), menziona il fatto che la dichiarazione di guerra ebraica ed il relativo boicottaggio di merci tedesche precedette il discorso di Hitler del 28 Marzo 1933.

    I lettori più acuti saranno propensi a chiedere perché Friedlander considerasse questo capitolo storico così irrilevante.

    Il fatto era che si trattava dell’ebraismo organizzato come entità politica, e non la comunità ebraica tedesca in se stessa, a sparare il primo colpo nella guerra con la Germania.

    La replica tedesca fu difensiva e non offensiva. Se questo fatto fosse ampiamente noto oggi, getterebbe una nuova luce su quei successivi avvenimenti che portarono allo scoppio del conflitto mondiale che seguì.

    Per capire la reazione di Hitler alla dichiarazione di guerra ebraica, è vitale comprendere lo stato critico in cui versava a quel tempo l’economia tedesca.

    Nel 1933 l’economia tedesca era a soqquadro. Tre milioni di tedeschi erano assistiti dallo stato e vi erano sei milioni di disoccupati. L’iper-inflazione aveva distrutto la vitalità economica della nazione tedesca. Inoltre la propaganda anti-tedesca che imperversava sulla stampa mondiale rafforzò i propositi dei nemici della Germania, specialmente i polacchi ed il loro aggressivo alto comando militare.

    I leaders ebraici non stavano bleffando. Il boicottaggio era un atto di guerra non solo in senso metaforico: era un mezzo, ben congegnato, per distruggere la Germania come entità economica, sociale e politica. Lo scopo del boicottaggio ebraico a lungo termine contro la Germania era di portarla alla bancarotta con riguardo alle riparazioni di guerra impostele dopo la Prima Guerra Mondiale e mantenere la Germania demilitarizzata e vulnerabile.

    Tale boicottaggio, infatti, fu rovinoso per lo stato tedesco. Studiosi ebraici, come Edwin Black, riportarono che, in risposta al boicottaggio, le esportazioni tedesche furono ridotte del 10% e molti chiedevano il congelamento dei beni tedeschi all’estero (Edwin Black, L’Accordo di Trasferimento – La Storia non raccontata del Patto Segreto fra il Terzo Reich e la Palestina Ebraica, New York, 1984).

    Gli attacchi alla Germania non cessarono. La dirigenza mondiale ebraica divenne sempre più aggressiva ed iniziò a smaniare.

    Una Conferenza Internazionale del Boicottaggio Ebraico si tenne ad Amsterdam per coordinare la campagna in corso. Venne tenuta sotto gli auspici della Federazione Mondiale Economica Ebraica, della quale fu eletto presidente Samuel Untermyer, il famoso procuratore di new York City e per lungo tempo mediatore del potere politico.

    Al suo ritorno negli Stati Uniti, alla vigilia della conferenza, Untermyer rilasciò un discorso alla Radio WABC di new York, una trascrizione del quale fu pubblicato sul The New York Times il 7 Agosto 1933.

    L’infiammante oratoria di Untermyer chiamava ad una “guerra sacra” contro la Germania, asserendo che la Germania era impegnata in un progetto per “ sterminare gli ebrei “.

    Ecco quanto disse, in parte:

    La Germania, da una nazione di cultura, è stata trasformata in un vero e proprio inferno di bestie crudeli e selvagge. E’ perché lo dobbiamo non solo alla nostra progenie perseguitata ma al mondo intero che bisogna colpire in modo tale da liberare l’umanità dal ripetersi di questa incredibile tragedia.

    Ora o mai più le nazioni del mondo devono fare causa comune contro il massacro, la fame, l’annientamento, le demoniache torture, la crudeltà e le persecuzioni che vengono inflitte giorno dopo giorno su questi uomini, donne e bambini.

    Quando il tutto verrà alla luce. Il mondo avrà davanti un quadro così tremendo nella sua barbara crudeltà che l’inferno della guerra e le presunte atrocità belghe impallidiranno se paragonate a questa campagna diabolica, deliberata, pianificata a sangue freddo e già in parte eseguita per lo sterminio di un popolo fiero, gentile, leale e rispettoso delle leggi.

    Gli ebrei sono gli aristocratici del mondo. Da tempo immemorabile essi vengono perseguitati ed hanno visto i loro persecutori andare e venire. Solo loro sono sopravissuti.

    E così la storia si ripete, ma ciò non fornisce una ragione perché noi si debba permettere il ritorno all’età buia di quella che una volta era una grande nazione o evitare di salvare queste 600.000 anime dalle torture dell’inferno.

    Ciò che proponiamo, ed in tal senso siamo già andati avanti, è di perseguire un puro boicottaggio economico difensivo che mini il regime hitleriano riportando il popolo tedesco alla ragione, distruggendo le loro esportazioni dalle quali dipende la loro esistenza.

    Questo è ciò che proponiamo e stiamo già organizzando l’opinione mondiale ad esprimersi nel solo modo in cui la Germania può essere portata alla ragione.

    Untermyer raccontò poi ai suoi ascoltatori una storia totalmente fraudolenta sulle circostanze del boicottaggio tedesco e come ebbe origine. Egli proclamò che i tedeschi stavano procedendo verso un piano per “ sterminare gli ebrei “:

    Il regime di Hitler si è instaurato e sta perseguendo il suo boicottaggio per sterminare gli ebrei affiggendo manifesti sui negozi ebraici, mettendo in guardia i tedeschi dal commerciare con loro, mettendo in prigione i negozianti ebrei e facendoli camminare a centinaia per le strade sotto lo sguardo delle truppe naziste per il solo crimine di essere ebrei, espellendoli dalle professioni svolte nelle quali molti di loro hanno raggiunto posti di primordine, escludendo i loro figli dalle scuole, gli uomini dai sindacati di categoria, chiudendo loro in faccia ogni via di sviluppo, chiudendoli in campi di concentramento, facendoli morire di fame, torturandoli senza motivo, usando ogni tipo di tortura inumana oltre ogni concezione, fino a suicidio sopravvenuto come unico mezzo di fuga, tutto questo perché sono o i loro avi erano ebrei e col solo scopo di sterminarli.

    Untermyer concluse il suo discorso ampiamente menzognero ed isterico dichiarando che con l’aiuto degli “ amici cristiani….pianteremo l’ultimo chiodo nella bara dell’integralismo e del fanatismo…”

    Che queste affermazioni contro la Germania fossero state fatte ben prima dell’affermazione circa le camere a gas o del piano per “sterminare” gli ebrei da parte di storici ebraici, la dice lunga sulla natura della campagna di propaganda scatenata contro la Germania.

    Tuttavia in questo stesso periodo si videro strani sviluppi prendere forma: la primavera del 1933 fu anche testimone dell’inizio di un periodo di collaborazione fra il governo tedesco ed il movimento sionista in Germania e Palestina per aumentare il flusso di immigranti e capitali ebraico-tedeschi verso la Palestina.

    Gli odierni sostenitori dell’Israele sionista e molti storici sono riusciti a mantenere il patto germano-sionista segreto nei confronti del pubblico per decenni e mentre la maggior parte degli americani non ha la minima idea che ci possa essere stata una cooperazione fra la dirigenza nazista ed i fondatori di quello che poi divenne lo stato di Israele, la verità ha cominciato ad emergere.

    Il libro dello scrittore dissidente ebreo Zionism in the Age of the Dictators (il Sionismo nell’Era dei Dittatori), pubblicato da una piccola casa editrice e che non ricevette la pubblicità che meritava dai media di “regime” (ossessionati dall’epoca dell’Olocausto), è stato forse lo sforzo maggiore per spiegare questo evento.

    In risposta a Brennar e ad altri, la reazione sionista di solito consisteva nel dichiarare che la loro collaborazione con la Germania nazista fu intrapresa col solo scopo di salvare la vita degli ebrei.

    Ma la collaborazione fu molto di più perché avvenne in un momento quando molti ebrei ed organizzazioni ebraiche chiedevano il boicottaggio della Germania.

    Per i dirigenti sionisti, la presa di potere di Hitler tendeva la mano alla possibilità di far affluire immigrati in Palestina. In precedenza, la maggioranza degli ebrei tedeschi, che si identificavano come tedeschi, avevano poca simpatia per la causa sionista di voler promuovere la raccolta dell’ebraismo mondiale in Palestina. Ma i sionisti si accorgevano che solo l’antisemitismo di Hitler avrebbe spinto gli ebrei tedeschi anti-sionisti nelle braccia del sionismo.

    Nel lamentare oggi il così detto “Olocausto” da parte dei sostenitori di Israele (per non parlare degli israeliani stessi), essi tralasciano di menzionare che nel rendere la situazione in Germania difficile per gli ebrei, in collaborazione col nazional-socialismo, faceva parte del piano.

    Questa fu la genesi del cosiddetto Accordo di Trasferimento, cioè l’accordo fra gli ebrei sionisti ed il governo nazional-socialista per trasferire l’ebraismo tedesco in Palestina.

    Secondo lo storico ebreo Walter Laqueur e molti altri, gli ebrei tedeschi erano ben lontani dall’essere convinti che l’emigrazione verso la Palestina fosse una soluzione. Inoltre, nonostante la maggior parte degli ebrei tedeschi si rifiutava di considerare i sionisti come loro leaders politici, è chiaro che Hitler proteggeva e cooperava coi sionisti allo scopo di implementare la soluzione finale: il trasferimento in massa degli ebrei verso il Medio Oriente.

    Edwin Black, nel suo volume The Transfer Agreement (L’Accordo di Trasferimento), Macmillan 1984, affermava che sebbene la maggior parte degli ebrei non voleva affatto emigrare in Palestina, in virtù dell’influenza del movimento sionista all’interno della Germania nazista, la migliore possibilità per un ebreo di lasciare la Germania era quella di andare in Palestina. In altre parole, l’Accordo di Trasferimento decretava che i capitali ebraici potevano solamente andare verso la Palestina.

    Quindi, secondo i sionisti, un ebreo poteva lasciare la Germania solo se andava verso levante.

    La difficoltà principale dell’Accordo di Trasferimento (o addirittura l’idea di un accordo del genere) era rappresentata dagli inglesi (mandatari delle Nazioni Unite sul protettorato di Palestina) i quali chiedevano, come condizione dell’immigrazione, che ogni immigrato pagasse 1.000 Sterline al suo arrivo ad Haifa o altrove. La difficoltà era che tale valuta era quasi impossibile da ottenere in contanti in una Germania inflazionata e senza liquidità.

    Laqueur scrive:

    Un’importante banca tedesca congelerebbe i fondi pagati dagli immigrati in conti bloccati per esportatori tedeschi, mentre una banca in Palestina controllerebbe la vendita di merci tedesche in Palestina, mettendo così a disposizione degli immigrati la necessaria valuta straniera in loco. Sam Cohen, co-proprietario della Hanoaiah Ltd. e iniziatore del progetto di trasferimento, fu tuttavia oggetto di lunghe obiezioni da parte della sua gente e alla fine dovette convenire che un tale accordo di trasferimento poteva essere concluso solo ad un livello molto più alto con una banca in proprio anziché con una compagnia privata.

    La rinomata Anglo-Palestine Bank a Londra venne chiamata a far parte del progetto di trasferimento e venne creata una fiduciaria per questo fine.

    Tutto ciò è di vitale importanza nel trattare i rapporti fra il sionismo ed il nazional-socialismo in Germania negli anni 30. I rapporti non erano solo di comune interesse e di favoritismo politico da parte di Hitler, ma una stretta relazione finanziaria con le famiglie bancarie tedesche ed istituzioni finanziarie.

    Black scrive:

    Per i sionisti era importante sovvertire il boicottaggio anti-nazista. Il sionismo aveva bisogno di trasferire i capitali degli ebrei tedeschi e le merci erano il solo mezzo disponibile. Ma presto i dirigenti sionisti compresero che il successo della futura economia ebraico-palestinese sarebbe stata intimamente legata alla sopravvivenza dell’economia tedesca. La dirigenza sionista fu quindi costretta ad andare oltre. L’economia tedesca avrebbe dovuto essere salvaguardata, stabilizzata e, se necessario, rinforzata. E fu così che il partito nazista e gli organizzatori sionisti condivisero lo stesso obiettivo di far riprendere l’economia tedesca.

    Si poté notare una spaccatura nell’ebraismo mondiale attorno al 1933 e oltre. Innanzitutto c’erano gli ebrei non sionisti (in particolare il Congresso Mondiale Ebraico fondato nel 1933), i quali, da una parte, chiedevano il boicottaggio e l’eventuale distruzione della Germania.

    Black evidenzia che molte di queste persone non erano solo a New York e ad Amsterdam ma in buona parte venivano dalla Palestina stessa.

    Dall’altra, invece, si può notare l’uso ragionevole di questi sentimenti da parte dei sionisti nella ricerca di un eventuale re-insediamento in Palestina. In altre parole, possiamo dire (Black non ne fa accenno) che il sionismo crede che, siccome gli ebrei si sarebbero diretti verso levante, sarebbe stato necessario un flusso di capitali per far funzionare una nuova economia.

    Il risultato fu il convincimento che il sionismo avrebbe dovuto allearsi col nazional-socialismo, così il governo tedesco non avrebbe impedito il flusso di capitali ebraici fuori dal paese.

    Ciò servì agli interessi sionisti nel momento in cui gli ebrei alzavano la voce con le loro denunce circa le pratiche messe in atto dai tedeschi contro di essi per spedirli verso levante, ma, dall’altra parte, Laqueur afferma che “ i sionisti divennero motivati a non compromettere l’economia o la valuta tedesca “.

    In altre parole, la dirigenza sionista della diaspora ebraica era una dirigenza di sotterfugio e subdola e che solo con l’avvento dell’ostilità tedesca verso l’ebraismo convinse gli ebrei del mondo che l’immigrazione era la sola via d’uscita.

    Il fatto è che la fondazione dello stato di Israele non è che una frode. I sionisti non rappresentavano che una piccola minoranza degli ebrei tedeschi nel 1933.

    D’altro canto, i padri sionisti d’Israele vollero forti denunce circa le “crudeltà” tedesche nei confronti degli ebrei, mentre allo stesso tempo chiedevano moderazione così il governo nazional-socialista sarebbe rimasto stabile finanziariamente e politicamente. Così il sionismo boicottò il boicottaggio.

    Ad ogni buon conto, il governo nazional-socialista fu la cosa migliore che potesse capitare nella storia del sionismo poiché “provò” a molti ebrei che gli europei erano irrimediabilmente anti-ebraici e che la Palestina era l’unica soluzione. Il sionismo arrivò a rappresentare la stragrande maggioranza degli ebrei solamente con l’imbroglio e la cooperazione con Adolf Hitler.

    Per i sionisti, sia le denunce delle politiche tedesche verso gli ebrei (per mantenere gli ebrei impauriti), sia il rinvigorimento dell’economia tedesca (per raggiungere l’insediamento finale), erano prioritari per il loro movimento. Ironicamente, oggi i leaders sionisti di Israele si lamentano amaramente dell’orribile ed inumano regime nazional-socialista.

    LA DICHIARAZIONE DI GUERRA EBRAICA ALLA GERMANIA NAZISTA : OLODOGMA........"Biblioteca" alternativa alla favola olo-sterminazionista
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    Predefinito Rif: ADOLF HITLER – UN CANDIDATO MANCATO AL PREMIO NOBEL

    La danza di Danzica

    La verità di settant'anni fa e le mistificazioni di oggi

    Danzica era città tedesca a statuto speciale sottoposta a controllo polacco. Sobillati dagli anglo-francesi i polacchi si misero a massacrare la popolazione tedesca con intensità sempre crescente. Provocando ed esasperando i tedeschi intendevano attirarli in trappola sicuri come erano di sconfiggerli facilmente e di poter annettere la Prussia Orientale. Dopo mille e mille rinvii, il 1 settembre 1939 la Germania andò a soccorrere Danzica e i cittadini tedeschi. Quarantotto ore dopo, il 3 settembre, Inghilterra e Francia dichiararono guerra alla Germania per la salvaguardia territoriale della Polonia (ma Danzica non era polacca…). Non fecero altrettanto contro l’Urss che pure attaccò la Polonia da est. Dunque la salvaguardia territoriale polacca non c’entrava nulla con la guerra…

    La Germania provò in tutti i modi a evitare il degenerare del conflitto o a raggiungere con Londra un accordo di pace che fu sempre rigettato oltremanica.

    Benché i tedeschi che cadevano prigionieri dei polacchi venivano orribilmente massacrati (occhi cavati, lingua tagliata) Hitler si rifiutò di far bombardare Varsavia colma di civili e rallentò le operazioni per tre settimane. La sua magnanimità non sortì effetto.

    Da: Quel domani che ci appartenne, edizioni Barbarossa, Milano settembre 2005

    Oggi ci raccontano, ovviamente, che il 1 settembre scoppiò la Seconda Guerra Mondiale (ma non è vero, scoppiò il 3), che questa fu dichiarata dalla Germania (ma non è vero, fu dichiarata da Francia e Inghilterra ALLA Germania) e che avvenne perché la Germania invase la Polonia (ma non è vero, andò semplicemente in soccorso della popolazione massacrata quotidianamente di una CITTA' TEDESCA che soltanto l'infame trattato di Versailles aveva staccato dalla madre patria).

    Poi ci sono altri luoghi comuni campati in aria tipo quello della volontà hitleriana di conquistare e dominare il mondo. Propaganda da quattro soldi made in Chaplin e ovviamente sostenuta dai guerrafondai e dagli usurai che portarono la morte e la devastazione ovunque prima di riuscire ad imporre il sistema internazionale vigente fondato sul Crimine Organizzato e sulla complicità servile con esso delle oligarchie di ogni genere e natura.


    La danza di Danzica
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  5. #25
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    Predefinito Rif: ADOLF HITLER – UN CANDIDATO MANCATO AL PREMIO NOBEL

    Citazione Originariamente Scritto da Majorana Visualizza Messaggio
    Le operazioni militari a Gdynia,
    Non per fare il lezioso, ma un tedesco non avrebbe mai chiamato quella città col nome polacco. In tedesco si chiama Gotenhafen.
    "Il copione teatrale dell’anti-italiano consiste nell’attribuire all’intera collettività nazionale i difetti specifici ed irripetibili della propria canagliesca personalità individuale, con in più l’ipocrisia del tirarsene fuori" (Costanzo Preve)

  6. #26
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    Predefinito Rif: ADOLF HITLER – UN CANDIDATO MANCATO AL PREMIO NOBEL

    “ Così parlò Benjamin Freedman “

    Pubblichiamo un estratto, di particolare significato, da «Israele, USA, il terrorismo islamico», Maurizio Blondet, EFFEDIEFFE, 2005, pagine 161-171

    Così parlò Benjamin Freedman

    Uomo d’affari di successo (era il proprietario della Woodbury Soap Co.), ebreo di New York, patriota americano, Benjamin Freedman - che era stato membro della delegazione americana al Congresso di Versailles nel 1919 - ruppe con l’ebraismo organizzato e i circoli sionisti dopo il 1945, accusandoli di aver favorito la vittoria del comunismo in Russia.
    Da quel momento, dedicò la vita e le sue ragguardevoli fortune (2,5 milioni di dollari di allora)
    a combattere e denunciare le trame dei suoi correligionari (1).
    Benjamin Freedman tenne, nel 1961, al Willard Hotel di Washington ad un’influente platea, riunita dal giornale americano Common Sense, il seguente discorso.

    «Qui negli Stati Uniti, i sionisti e i loro correligionari hanno il completo controllo del nostro governo.
    Per varie ragioni, troppo numerose e complesse da spiegare qui, i sionisti dominano questi Stati Uniti come i monarchi assoluti di questo Paese.
    Voi direte che è un’accusa troppo generale: lasciate che vi spieghi quel che ci è accaduto mentre noi tutti dormivamo.

    Che cosa accadde?

    La Prima Guerra Mondiale scoppiò nell’estate del 1914.
    Non sono molti a ricordare, qui presenti.
    In quella guerra, Gran Bretagna, Francia e Russia erano da una parte; dalla parte avversa, Germania, Austria-Ungheria e Turchia.
    Entro due anni, la Germania aveva vinto quella guerra.
    Non solo nominalmente, ma effettivamente.
    I sottomarini tedeschi, che stupirono il mondo, avevano fatto piazza pulita di ogni convoglio che traversava l’Atlantico.
    La Gran Bretagna era priva di munizioni per i suoi soldati, e poche riserve alimentari, dopo cui,
    la prospettiva della fame.
    L’armata francese s’era ammutinata: aveva perso 600 mila giovani nella difesa di Verdun sulla Somme.
    L’armata russa stava disertando in massa, tornavano a casa, non amavano lo Zar e non volevano più morire.
    L’esercito italiano era collassato [a Caporetto].
    Non un colpo era stato sparato su suolo tedesco.
    Non un solo soldato nemico aveva attraversato la frontiera germanica.
    Eppure, in quell’anno [1916] la Germania offrì all’Inghilterra la pace.
    Offriva all’Inghilterra un negoziato di pace su quella base, che i giuristi chiamano dello ‘status quo ante’.
    Ciò significa: ‘Facciamola finita, e lasciamo tutto com’era prima che la guerra cominciasse’. L’Inghilterra, nell’estate del 1916, stava seriamente considerando quest’offerta.
    Non aveva scelta.
    O accettava quest’offerta magnanima, o la prosecuzione della guerra avrebbe visto la sua disfatta.
    In questo frangente, i sionisti tedeschi, che rappresentavano il sionismo dell’Europa Orientale, presero contatto col Gabinetto di Guerra britannico - la faccio breve perché è una lunga storia,
    ma ho i documenti che provano tutto ciò che dico - e dicono: ‘Potete ancora vincere la guerra. Non avete bisogno di cedere. Potete vincere se gli Stati Uniti intervengono al vostro fianco’.

    Gli Stati Uniti non erano in guerra allora.

    Eravamo nuovi; eravamo giovani; erava

    mo ricchi; eravamo potenti.
    Essi dissero all’Inghilterra: ‘Noi siamo in grado di portare gli Stati Uniti in guerra come vostro alleato, per battersi al vostro fianco, se solo ci promettete la Palestina dopo la guerra’. […].
    Ora, l’Inghilterra aveva tanto diritto di promettere la Palestina ad altri quanto gli Stati Uniti hanno il diritto di promettere il Giappone all’Irlanda. E’ assolutamente assurdo che la Gran Bretagna, che non aveva mai avuto alcun interesse o collegamento con quella che oggi chiamiamo Palestina, potesse prometterla come moneta in cambio dell’intervento americano.
    Tuttavia, fecero questa promessa, nell’ottobre 1916 [con la Dichiarazione Balfour, ndr.].
    E poco dopo - non so se qualcuno di voi lo ricorda - gli Stati Uniti, che erano quasi totalmente
    pro-germanici, entrarono in guerra come alleati della Gran Bretagna.

    Dico che gli Stati Uniti erano quasi totalmente filotedeschi perché i giornali qui erano controllati dagli ebrei, dai nostri banchieri ebrei - tutti i mezzi di comunicazione di massa - e gli ebrei erano filotedeschi.

    Perché molti di loro provenivano dalla Germania, e anche volevano vedere la Germania rovesciare lo Zar; non volevano che la Russia vincesse.
    Questi banchieri ebrei tedeschi, come Kuhn Loeb e delle altre banche d’affari negli Stati Uniti, avevano rifiutato di finanziare la Francia o l’Inghilterra anche con un solo dollaro.
    Dicevano: «Finché l’Inghilterra è alleata alla Russia, nemmeno un centesimo!».
    Invece finanziavano la Germania; si battevano con la Germania contro la Russia.
    Ora, questi stessi ebrei, quando videro la possibilità di ottenere la Palestina, andarono in Inghilterra e fecero l’accordo che ho detto.
    Tutto cambiò di colpo, come un semaforo che passa dal rosso al verde.
    Dove i giornali erano filotedeschi, […] di colpo, la Germania non era più buona.
    Erano i cattivi.
    Erano gli Unni.
    Sparavano sulle crocerossine.
    Tagliavano le mani ai bambini.
    Poco dopo, mister Wilson [il presidente Woodrow Wilson, ndr.] dichiarava guerra alla Germania.
    I sionisti di Londra avevano spedito telegrammi al giudice Brandeis (2): ‘Lavorati il presidente Wilson. Noi abbiamo dall’Inghilterra quello che vogliamo. Ora tu lavorati il presidente Wilson e porta gli USA in guerra’.
    Così entrammo in guerra.
    Non avevamo interessi in gioco.
    Non avevamo ragione di fare questa guerra, più di quanto non ne abbiamo di essere sulla luna stasera, anziché in questa stanza.
    Ci siamo stati trascinati perché i sionisti potessero avere la Palestina.
    Questo non è mai stato detto al popolo americano.
    Appena noi entrammo in guerra, i sionisti andarono dalla Gran Bretagna e dissero: ‘Bene, noi abbiamo compiuto la nostra parte del patto. Metteteci qualcosa per iscritto come prova che ci darete la Palestina’.
    Non erano sicuri che la guerra durasse un altro anno o altri dieci.
    Per questo cominciarono a chiedere il conto.
    La ricevuta.

    Che prese la forma di una lettera, elaborata in un linguaggio molto criptico, in modo che il resto del mondo non capisse di che si trattava.
    Questa fu chiamata la Dichiarazione Balfour (3).
    […]
    Da qui cominciano tutti i problemi.
    […]
    Sapete quello che accadde.
    Quando la guerra finì, la Germania andò alla Conferenza di Pace di Parigi nel 1919 [nella delegazione USA] c’erano 117 ebrei, a rappresentare gli Stati Uniti, capeggiati da Bernard Baruch (4).
    C’ero anch’io, e per questo lo so.

    Che cosa accadde dunque?

    Alla Conferenza di Pace, mentre si tagliava a pezzi la Germania e si spezzettava l’Europa per darne parti a tutte quelle nazioni che reclamavano il diritto a un certo territorio europeo, gli ebrei presenti dissero: ‘E la Palestina per noi?’, ed esibirono la Dichiarazione Balfour.

    Per la prima volta a conoscenza dei tedeschi.

    Così i tedeschi per la prima volta compresero: ‘Ah, era questa la posta! Per questo gli Stati Uniti sono entrati in guerra’.
    Per la prima volta i tedeschi compresero che erano stati disfatti, che subivano le tremende riparazioni che gli erano imposte dai vincitori, perché i sionisti volevano la Palestina ed erano decisi ad averla ad ogni costo.
    Qui è un punto interessante.
    Quando i tedeschi capirono, naturalmente cominciarono a nutrire rancore.

    Fino a quel giorno, gli ebrei non erano mai stati meglio in nessun Paese come in Germania.

    C’era Rathenau là, che era cento volte più importante nell’industria e nella finanza di Bernard Baruch in questo Paese.
    C’era Balin, padrone di due grandi compagnie di navigazione, la North German Lloyd’s e la Hamburg-American Lines.
    C’era Bleichroder, che era il banchiere della famiglia Hohenzollern.
    Cerano i Warburg di Amburgo, i grandi banchieri d’affari, i più grandi del mondo.
    Gli ebrei prosperavano davvero in Germania.
    E i tedeschi ebbero la sensazione di essere stati venduti, traditi.
    Fu un tradimento che può essere paragonato a questa situazione ipotetica: immaginate che gli USA siano in guerra con l’URSS.
    E che stiamo vincendo.
    E che proponiamo all’Unione Sovietica: ‘Va bene, smettiamola. Ti offriamo la pace’.
    E d’improvviso la Cina Rossa entra in guerra come alleato dell’URSS, e la sua entrata in guerra ci porta alla sconfitta.
    Una sconfitta schiacciante, con riparazioni da pagare tali, che l’immaginazione umana non può comprendere.
    Immaginate che, dopo la sconfitta, scopriamo che sono stati i cinesi nel nostro Paese, i nostri concittadini cinesi, che abbiamo sempre pensato leali cittadini al nostro fianco, a venderci all’URSS, perché sono stati loro a portare in guerra la Cina contro di noi.
    Cosa provereste, allora, in USA, contro i cinesi?
    Non credo che uno solo di loro oserebbe mostrarsi per la strada; non ci sarebbero abbastanza lampioni a cui impiccarli.

    Ebbene: è quello che provarono i tedeschi verso quegli ebrei.

    Erano stati tanto generosi con loro: quando fallì la prima Rivoluzione russa (5) e tutti gli ebrei dovettero fuggire dalla Russia, ripararono in Germania, e la Germania diede loro rifugio.
    Li trattò bene.
    Dopo di che, costoro vendono la Germania per la ragione che vogliono la Palestina come ‘focolare ebraico’.

    Ora Nahum Sokolow, e tutti i grandi nomi del sionismo, nel 1919 fino al 1923 scrivevano proprio questo: che il rancore contro gli ebrei in Germania era dovuto al fatto che sapevano che la loro grande disfatta era stata provocata dall’interferenza ebraica, che aveva trascinato nella guerra gli USA. Gli ebrei stessi lo ammettevano.
    […]
    Tanto più che la Grande Guerra era stata scatenata contro la Germania senza una ragione, una responsabilità tedesca.
    Non erano colpevoli di nulla, tranne che di avere successo.
    Avevano costruito una grande nazione.
    Avevano una rete commerciale mondiale.
    Dovete ricordare che la Germania al tempo della Rivoluzione francese consisteva di 300 piccole città-stato, principati, ducati e così via.
    E fra l’epoca di Napoleone e quella di Bismarck, quelle 300 microscopiche entità politiche separate si unificarono in uno Stato.
    Ed entro 50 anni la Germania era divenuta una potenza mondiale.
    La sua marina rivaleggiava con quella dell’Impero britannico, vendeva i suoi prodotti in tutto il mondo, poteva competere con chiunque, la sua produzione industriale era la migliore.
    Come risultato, che cosa accadde?
    Inghilterra, Francia e Russia si coalizzarono per stroncare la Germania […].
    Quando la Germania capì che gli ebrei erano i responsabili della sua sconfitta, naturalmente nutrì rancore.
    Ma a nessun ebreo fu torto un capello in quanto ebreo.
    Il professor Tansill, della Georgetown University, che ha avuto accesso a tutti i documenti riservati del Dipartimento di Stato, ne cita uno scritto da Hugo Schoenfeldt, un ebreo che Cordell Hull inviò in Europa nel 1933 per investigare sui cosiddetti campi di prigionia politica, e riferì al Dipartimento di Stato USA di avere trovato i detenuti in condizioni molto buone.
    Solo erano pieni di comunisti.
    E una quantità erano ebrei, perché a quel tempo il 98% dei comunisti in Europa erano ebrei.
    Qui, occorre qualche spiegazione storica,
    Nel 1918-19 i comunisti presero il potere in Baviera per qualche giorno, Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht ed altri, tutti ebrei.
    Infatti a guerra finita il Kaiser scappò in Olanda perché i comunisti stavano per impadronirsi della Germania e lui aveva paura di fare la fine dello Zar.
    Una volta schiacciata la minaccia comunista, gli ebrei ancora lavorarono […] erano 460 mila ebrei fra 80 milioni di tedeschi, l’1,5% della popolazione, eppure controllavano la stampa, e controllavano l’economia perché avevano valuta estera e quando il marchio svalutò comprarono tutto per un pezzo di pane.

    Gli ebrei tengono nascosto questo, non vogliono che il mondo comprenda che avevano tradito la Germania e i tedeschi se lo ricordavano.
    I tedeschi presero misure contro gli ebrei.
    Li discriminarono dovunque possibile.
    Allo stesso modo noi tratteremmo i cinesi, i negri, i cattolici, o chiunque in questo Paese che ci avesse venduto al nemico e portato alla sconfitta.
    Ad un certo punto gli ebrei del mondo convocarono una conferenza ad Amsterdam.
    E qui, venuti da ogni parte del mondo nel luglio 1933, intimarono alla Germania: ‘Mandate via Hitler, rimettete ogni ebreo nella posizione che aveva, sia comunista o no. Non potete trattarci in questo modo. Noi, gli ebrei del mondo, lanciamo un ultimatum contro di voi’.
    Potete immaginare come reagirono i tedeschi.
    Nel 1933, quando la Germania rifiutò di cedere alla conferenza mondiale ebraica di Amsterdam, Samuel Untermeyer, che era il capo della delegazione americana e presidente della conferenza, tornò in USA, andò agli studios della Columbia Broadcasting System (CBS) e tenne un discorso radiofonico in cui in sostanza diceva:

    ‘Gli ebrei del mondo dichiarano ora la Guerra Santa contro la Germania. Siamo ora impegnati in un conflitto sacro contro i tedeschi. Li piegheremo con la fame. Useremo contro di essi il boicottaggio mondiale. Così li distruggeremo, perché la loro economia dipende dalle esportazioni» (6).

    E di fatto i due terzi del rifornimento alimentare tedesco dovevano essere importati, e per importarlo dovevano vendere, esportare, i loro prodotti industriali.
    All’interno, producevano solo abbastanza cibo per un terzo della popolazione.
    Ora in quella dichiarazione, che io ho qui e che fu pubblicata sul New York Times del 7 agosto 1933, Samuel Untermeyer dichiarò audacemente che ‘questo boicottaggio economico è il nostro mezzo di autodifesa. Il presidente Roosevelt ha propugnato la sua adozione nella Nation Recovery Administration’, che, qualcuno di voi ricorderà, imponeva il boicottaggio contro qualunque Paese non obbedisse alle regole del New Deal, e che poi fu dichiarato incostituzionale dalla Corte Suprema. Tuttavia, gli ebrei del mondo intero boicottarono la Germania, e il boicottaggio fu così efficace che non potevi più trovare nulla nel mondo con la scritta ‘Made in Germany’.
    Un dirigente della Woolworth Co. mi raccontò allora che avevano dovuto buttare via milioni di dollari di vasellame tedesco; perché i negozi erano boicottati se vi si trovava un piatto con la scritta ‘Made in Germany’; vi formavano davanti dei picchetti con cartelli che dicevano ‘Hitler assassino’ e così via.
    In un magazzino Macy, di proprietà di una famiglia ebraica, una donna trovò calze con la scritta ‘Made in Germany’
    Vidi io stesso il boicottaggio di Macy’s, con centinaia di persone ammassate all’entrata con cartelli che dicevano ‘Assassini’, ‘Hitleriani’, eccetera.
    Va notato che fino a quel momento in Germania non era stato torto un capello sulla testa di un ebreo.
    Non c’era persecuzione, né fame, né assassini, nulla.
    Ma naturalmente, adesso i tedeschi cominciarono a dire: ‘Chi sono questi che ci boicottano, e mettono alla disoccupazione la nostra gente e paralizzano le nostre industrie?’.
    Così cominciarono a dipingere svastiche sulle vetrine dei negozi di proprietà degli ebrei […]
    Ma sono nel 1938, quando un giovane ebreo polacco entrò nell’ambasciata tedesca a Parigi e sparò a un funzionario tedesco, solo allora i tedeschi cominciarono ad essere duri con gli ebrei in Germania.
    Allora li vediamo spaccare le vetrine e fare pestaggi per a strada.
    Io non amo usare la parola ‘antisemitismo’ perché non ha senso, ma siccome ha un senso per voi, dovrò usarla.

    La sola ragione del risentimento tedesco contro gli ebrei era dovuta al fatto che essi furono i responsabili della Prima Guerra mondiale e del boicottaggio mondiale.
    In definitiva furono responsabili anche della Seconda Guerra mondiale, perché una volta sfuggite le cose dal controllo, fu assolutamente necessario che gli ebrei e la Germania si battessero in una guerra per questione di sopravvivenza.
    Nel frattempo io ho vissuto in Germania, e so che i tedeschi avevano deciso che l’Europa sarebbe stata comunista o ‘cristiana’: non c’è via di mezzo.
    E i tedeschi decisero che avrebbero fatto di tutto per mantenerla ‘cristiana’.
    Nel novembre 1933 gli Stati Uniti riconobbero l’Unione Sovietica.
    L’URSS stava diventando molto potente, e la Germania comprese che ‘presto toccherà a noi, se non saremo forti».
    E’ la stessa cosa che diciamo noi, oggi, in questo Paese.
    Il nostro governo spende 83-84 miliardi di dollari per la difesa.
    Difesa contro chi?
    Contro 40 mila piccoli ebrei a Mosca che hanno preso il potere in Russia, e con le loro azioni tortuose, in molti altri Paesi del mondo.[…]
    Che cosa ci aspetta?

    Se scateniamo una guerra mondiale che può sboccare in una guerra atomica, l’umanità è finita.
    Perché una simile guerra può avvenire?
    Il fatto è che il sipario sta di nuovo salendo.
    Il primo atto fu la Grande Guerra, l’atto secondo la Seconda guerra mondiale, l’atto terzo sarà la Terza guerra mondiale.
    I sionisti e i loro correligionari dovunque vivano, sono determinati ad usare di nuovo gli Stati Uniti perché possano occupare permanentemente la Palestina come loro base per un governo mondiale. Questo è vero come è vero che sono di fronte a voi.
    Non solo io ho letto questo, ma anche voi lo avete letto, ed è noto a tutto il mondo.
    […]
    Io avevo una idea precisa di quello che stava accadendo: ero l’ufficiale di Henry Morgenthau Sr. nella campagna del 1912 in cui il presidente [Woodrow] Wilson fu eletto.
    Ero l’uomo di fiducia di Henry Morgenthau Sr., che presiedeva la Commissione Finanze, ed io ero il collegamento tra lui e Rollo Wells, il tesoriere.
    In quelle riunioni il presidente Wilson era a capo della tavola, e c’erano tutti gli altri, e io li ho sentiti ficcare nel cervello del presidente Wilson la tassa progressiva sul reddito e quel che poi divenne la Federal Reserve, e li ho sentiti indottrinarlo sul movimento sionista.
    Il giudice Brandeis e il presidente Wilson erano vicini come due dita della mano.
    Il presidente Wilson era incompetente come un bambino.
    Fu così che ci trascinarono nella Prima guerra mondiale, mentre tutti noi dormivamo.[…]
    Quali sono i fatti a proposito degli ebrei?
    Li chiamo ebrei perché così sono conosciuti, ma io non li chiamo ebrei.
    Io mi riferisco ad essi come ai ‘cosiddetti ebrei’, perché so chi sono.
    Gli ebrei dell’Europa orientale, che formano il 92% della popolazione mondiale di queste genti che chiamano se stesse ‘ebrei’, erano originariamente Kazari.
    Una razza mongolica, turco-finnica.
    Erano una tribù guerriera che viveva nel cuore dell’Asia.
    Ed erano tali attaccabrighe che gli asiatici li spinsero fuori dall’Asia, nell’Europa orientale.
    Lì crearono un grande regno Kazaro di 800 mila miglia quadrate.
    A quel tempo [verso l’800 dopo Cristo, ndr] non esistevano gli USA, né molte nazioni europee […]. Erano adoratori del fallo, che è una porcheria, e non entro in dettagli.
    Ma era questa la loro religione, come era anche la religione di molti altri pagani e barbari.

    Il re Kazaro finì per disgustarsi della degenerazione del proprio regno, sì che decise di adottare una fede monoteistica - il cristianesimo, l’Islam, o quello che oggi è noto come ebraismo, che è in realtà talmudismo.
    Gettando un dado, egli scelse l’ebraismo, e questa diventò la religione di Stato.
    Egli mandò inviati alle scuole talmudiche di Pambedita e Sura e ne riportò migliaia di rabbini, aprì sinagoghe e scuole, e il suo popolo diventò quelli che chiamiamo ‘ebrei orientali’.
    Non c’era uno di loro che avesse mai messo piede in Terra Santa.
    Nessuno!
    Eppure sono loro che vengono a chiedere ai cristiani di aiutarli nelle loro insurrezioni in Palestina dicendo: ‘Aiutate a rimpatriare il Popolo Eletto da Dio nella sua Terra Promessa, la loro patria ancestrale, è il vostro compito come cristiani… voi venerate un ebreo [Gesù] e noi siamo ebrei!’.
    Ma sono pagani Kazari che si sono convertiti.
    E’ ridicolo chiamarli ‘popolo della Terra Santa’, come sarebbe chiamare 53 milioni di cinesi musulmani ‘Arabi’.
    Ora, immaginate quei cinesi musulmani a 2.000 miglia dalla Mecca, se si volessero chiamare ‘arabi’ e tornare in Arabia.
    Diremmo che sono pazzi.
    Ora, vedete com’è sciocco che le grandi nazioni cristiane del mondo dicano: ‘Usiamo il nostro potere e prestigio per rimpatriare il Popolo Eletto da Dio nella sua patria ancestrale’.
    C’è una menzogna peggiore di questa?
    Perché loro controllano giornali e riviste, la televisione, l’editoria, e perché abbiamo ministri dal pulpito e politici dalla tribuna che dicono le stesse cose, non è strano che crediate in questa menzogna.
    Credereste che il bianco è nero se ve lo ripetessero tanto spesso.
    Questa menzogna è il fondamento di tutte le sciagure che sono cadute sul mondo.
    Sapete cosa fanno gli ebrei nel giorno dell’Espiazione, che voi credete sia loro tanto sacro?
    Non ve lo dico per sentito dire…
    Quando, il giorno dell’Espiazione, si entra in una sinagoga, ci si alza in piedi per la primissima preghiera che si recita.
    Si ripete tre volte, è chiamata ‘Kol Nidre’.

    Con questa preghiera, fai un patto con Dio Onnipotente che ogni giuramento, voto o patto che farai nei prossimi dodici mesi sia vuoto e nullo (7).
    Il giuramento non sia un giuramento, il voto non sia un voto, il patto non sia un patto.
    Non abbiano forza.
    E inoltre, insegna il Talmud, ogni volta che fai un giuramento, un voto o un patto, ricordati del Kol Nidre che recitasti nel giorno dell’Espiazione, e sarai esentato dal dovere di adempierli.
    Come potete fidarvi della loro lealtà?
    Potete fidarvi come si fidarono i tedeschi nel 1916.
    Finiremo per subire lo stesso destino che la Germania ha sofferto, e per gli stessi motivi».

    E’ la profezia di Benjamin Freedman.
    Ci riguarda.

    Note:

    1) Freedman fondò tra l’altro la «Lega per la pace con giustizia in Palestina», e collaborò con l’americano «Istituto per la revisione storica», il centro promotore di tutto ciò che viene chiamato «revisionismo storico». E’ scomparso nel 1984.

    2) Louis Dembitz Brandeis, influentissimo giudice della Corte Suprema, acceso sionista, fu il consigliere molto ascoltato di W. Wilson. Brandeis apparteneva alla setta ebraica aberrante fondata nella Polonia del ‘700 da Jacob Frank: essa predicava che la salvezza si consegue attraverso il peccato. Confronta il mio «Cronache dell’Anticristo».

    3) Il 2 novembre 1917 il ministro degli Esteri britannico, lord Arthur Balfour, scrisse a Lord Rotschild una lettera in cui dichiarava: «Il governo di Sua Maestà vede con favore la nascita in Palestina di un focolare nazionale per le genti ebraiche, e userà tutta la sua buona volontà per facilitare il raggiungimento di questo obbiettivo. Si intende che nulla dovrà essere fatto per pregiudicare i diritti civili e religiosi delle esistenti popolazioni non ebraiche in Palestina». Era la «Dichiarazione Balfour», che decretava di fatto la nascita dello Stato d’Israele. Lord Balfour, spiritista e massone, fondatore della Loggia «Quatuor Coronati» (la Loggia-madre di tutte le Massonerie di obbedienza «scozzese») credeva fra l’altro che agevolare il ritorno degli ebrei in Palestina avrebbe accelerato il secondo avvento di Cristo. Il punto è che la terra che Sua Maestà prometteva agli ebrei non era sotto dominio britannico, ma parte dell’impero Ottomano. Per dare attuazione al «focolare ebraico», il governo britannico non esitò a distogliere centinaia di migliaia di soldati dal pericolante fronte europeo, per spedirli alla conquista di Gerusalemme.

    4) Bernard Baruch (1876-1964), potente finanziere ebreo, nato in Texas, fu il consigliere privato di sei presidenti, da Woodrow Wilson (1916) a D. Eisenhower (1950). Nella prima come nella seconda guerra mondiale, Baruch promosse la creazione del War Industry Board, l’organo di pianificazione centralizzata della produzione bellica. Di fatto, fu una sorta di «governo segreto» degli Stati Uniti, che praticò ampiamente i metodi del socialismo, compreso il controllo della stampa e il sistema di razionamento alimentare. Dopo la seconda guerra mondiale Baruch e i banchieri ebrei americani gestirono i fondi del Piano Marshall. Ne affidarono la distribuzione a Jean Monnet, loro fiduciario. Secondo le istruzioni ricevute, per dare i fondi, Monnet esigeva la cessione da parte degli Stati europei di sostanziali porzioni di sovranità: così fu creata la Comunità Europea.

    5) Si tratta della «rivoluzione dekabrista» del 1905, in realtà un putsch di giovani ufficiali zaristi, tutti ebrei. La comunità ebraica russa la sostenne, e i suoi figli vi parteciparono con inaudita violenza. Futuri capi della successiva rivoluzione bolscevica, come Trotsky e Parvus, furono l’anima dei dekabristi, e dovettero riparare all’estero dopo il fallimento.

    6) Freedman allude qui al vero e proprio rito magico di maledizione, detto Cherem o scomunica maggiore, celebrato al Madison Square Garden il 6 settembre 1933. «Furono ritualmente accesi due ceri neri e si soffiò tre volte nello shofar [il corno di ariete], mentre il rabbino B.A. Mendelson pronunciava la formula di scomunica» contro la Germania. Samuel Untermeyer, membro del B’nai B’rith, ripeterà il 5 gennaio 1935 la dichiarazione di embargo totale contro le merci tedesche
    «a nome di tutti gli ebrei, framassoni e cristiani» (Jewish Daily Bulletin, New York,
    6 gennaio 1935).

    7) E’ la preghiera centrale dello Yom Kippur. Eccone la formula: «Di tutti i voti, le rinunce,
    i giuramenti, gli anatemi oppure promesse, ammende o delle espressioni attraverso cui facciamo voti, confermiamo, ci impegniamo o promettiamo di qui fino all’avvento del prossimo giorno dell’Espiazione, noi ci pentiamo, in modo che siano tutti sciolti, rimessi e condonati, nulli, senza validità e inesistenti. I nostri voti non sono voti, le nostre rinunce non sono rinunce, e i nostri giuramenti non sono giuramenti». Secondo il rabbino Jacob Taubes, con questa formula il popolo eletto si scioglie dalla comunità del resto del genere umano - dalle sue leggi, dalle sue lealtà alle istituzioni e allo Stato - per dedicarsi solo a Dio. In realtà, il Kol Nidre fonda l’antinomismo radicale della religione ebraica: il «popolo di Dio» non è tenuto ad obbedire ad alcuna norma.
    Per Taubes, il popolo ebraico è dunque il popolo dissolutore, il contrario del «kathecon» (Ciò che trattiene l’Anticristo, in San Paolo, ossia il diritto naturale adottato da Roma) (Jacob Taubes,
    «La Teologia Politica di San Paolo», Adelphi, pagina 71).

    Da: EFFEDIEFFE.com Giornale Online | Direttore Maurizio Blondet - Così parlò Benjamin Freedman


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    Predefinito Rif: ADOLF HITLER – UN CANDIDATO MANCATO AL PREMIO NOBEL

    Storia: 3 Settembre 1939: Iniziava così la Seconda Guerra Mondiale

    Riceviamo e pubblichiamo un articolo di un ricercaore dell’istituto storico della RSI:

    Francia e Gran Bretagna responsabili della morte dell’Europa

    Con le dichiarazioni di guerra degli Imperi francesi e britannico alla Germania del 3 settembre 1939, il Vecchio Continente sprofondava in quello che passò alla storia come il Secondo conflitto mondiale.

    Tuttavia, questa data è stata rimossa dai manuali di storia, intenti ad attribuire al Reich la deliberata volontà di scatenare una guerra planetaria dagli esiti apocalittici. E, infatti, oggi nessuno mette in discussione la data del 1° settembre 1939 come data di inizio del quel conflitto.

    Ma cosa accadde veramente questo giorno?

    Prima ci tolleri il lettore una breve “retrospettiva”. Dopo la conclusione della Prima Guerra Mondiale, la Germania – come gli altri Stati sconfitti – venne duramente punita. La Pace di Versaglia, che provocherà un’instabilità tale da condurre a un secondo conflitto, venne studiata appositamente per garantire l’egemonia dei due Imperi-guida che avevano trionfato, anche a scapito dell’Italia che della coalizione vincente faceva parte.

    Francia e Gran Bretagna decisero di punire la Germania e, tra le varie vessazioni imposte al Reich sconfitto, vi fu quella della costituzione della Libera Città di Danzig (Danzica) che de iure spezzava in due la continuità geografica della Germania e de facto permetteva l’incunearsi della Polonia in territorio tedesco, fino al Mar Baltico (all’epoca la Polonia era uno Stato continentale e non aveva accessi al mare).

    Il ritorno alla Madre Patria di Danzig fu sempre nell’agenda di tutti i Governi germanici, ma la debolezza dello Stato tedesco e l’incapacità degli “amministratori” della Repubblica di Weimar frustrarono ogni ipotesi di “ritorno”.

    Le cose cambiarono con l’avvento al potere del Partito Nazionalsocialista dei Lavoratori Tedeschi, i cui sostenitori si diffusero massicciamente in tutti i territori irredenti del Reich.

    Anche a Danzig (95% di popolazione di origine germanica) i nazionalsocialisti ottennero la maggioranza e si schierarono compattamente per il ritorno alla Madre Patria.

    Nel 1938, un referendum condotto sotto controllo di osservatori neutrali della Confederazione Elvetica confermò in maniera schiacciante – se ce ne fosse stato il bisogno – il desidero della città tedesca di riunirsi al Reich.

    Danzig irredenta per i Germanici divenne un simbolo, come Trieste irredenta lo era stata per gli Italiani.

    Ma Francia e Gran Bretagna, che ostacolavano il sorgere della potenza “concorrente”, fecero blocco e si schierarono nettamente contro ogni mutamento dei confini imposti alla Germania dal Trattato di Versaglia.

    Nell’ottobre 1938, Hitler chiese palesemente alla Polonia la restituzione di Danzig, ma il Governo polacco, nel timore di perdere il suo unico accesso al mare e forte dell’appoggio internazionale, rifiutò sdegnosamente tutte le offerte germaniche.

    Le reiterate proposte tedesche e i continui rifiuti del Governo polacco fecero comprendere che per salvaguardare i diritti del popolo di Danzig l’unica soluzione doveva essere affidata alle armi.

    Nell’agosto 1939, il Reich concluse un patto di non aggressione con l’Unione Sovietica, il cui obiettivo era quello di neutralizzare il forte esercito della Polonia con un duplice attacco: da oriente e da occidente. L’URSS, come pegno per il suo intervento, si assicurava addirittura i 2/3 dell’intero territorio polacco!

    Il Governo della Polonia, consapevole della situazione, ma ancora sicuro di poter giocare le sue carte, proclamò la mobilitazione generale, respingendo anche l’ultima “ragionevole proposta” – come venne definita dalla Gran Bretagna – della Germania.

    Stanche di pazientare e provocate dall’atteggiamento intransigente dei Polacchi, il 1° settembre, le Divisioni tedesche e un contingente della Repubblica Slovacca attaccarono.

    Il 3 settembre 1939, Francia e Gran Bretagna utilizzarono questo conflitto “locale” per dichiarare guerra alla Germania, sapendo benissimo di scatenare una guerra mondiale.

    Le alte probabilità che nel conflitto potesse essere coinvolta anche l’Italia – legata al Reich dal Patto di Acciaio – fanno ipotizzare che i due Imperi francesi e britannico volessero liquidare non solo la potenza continentale tedesca, ma anche quella italiana, la cui espansione marittima nel Mediterraneo e coloniale in Africa turbavano e irritavano le diplomazie dei due Governi democratici.

    Del resto, Francia e Gran Bretagna decisero di attaccare solo la Germania e non l’URSS le cui Armate, dal 17 settembre, “scorazzavano allegramente” in territorio polacco.

    Che la “difesa” della Polonia fosse stata solo un pretesto per scatenare una guerra mondiale in funzione anti-germanica e anti-italiana è dimostrato dal fatto che, quando l’URSS richiese formalmente di inghiottire nella sua zona di influenza tutta l’Europa orientale – compresa la Polonia – le “candide vestali” della democrazia britannica e francese accondiscesero al progetto, tradendo altresì i soldati dell’Armata polacca che combattevano valorosamente al loro fianco in Italia nella speranza di tornare un giorno nella loro Polonia, libera da ogni straniero.

    La Seconda Guerra Mondiale arriverà ben presto a coinvolgere il Giappone, che nella sua espansione stava travolgendo gli interessi franco-britannici in Asia. Si ricordi che l’Impero del Sol Levante era in guerra “locale” con la Cina fin dal 7 luglio 1937. Strano che anche questa data non venga utilizzata come data di inizio del Secondo conflitto…

    Francia e Gran Bretagna fecero molto male i loro conti. L’esercito francese – il più forte del mondo nel 1940 – venne travolto dalle Divisioni corazzate del Reich con una rapidità impressionante, mentre quello inglese – che vantava la Marina da guerra più forte del mondo – dovette ben presto chiedere aiuto ai “cugini” statunitensi.

    L’entrata in guerra degli USA – che da tempo aspiravano a un conflitto mondiale per far rientrare la crisi decennale, per eliminare la minaccia giapponese e imporsi come Stato-guida – determinò la svolta.

    A essere travolte dallo schiacciante strapotere statunitense, però, non furono solo le Armate dell’Asse, ma anche i sogni di gloria britannici (quelli francesi, orami, erano sepolti da un pezzo).

    L’Inghilterra si troverà così a vincere una guerra sapendo di averla persa politicamente.

    Questo declinò porterà con sé il crollo dell’intera Europa, oggetto della duplice occupazione sovietico-americana. Quell’occupazione a cui ancor oggi è costretta e che ha la sua chiara espressione nelle centinaia di basi militari statunitensi sparse in tutto il Vecchio Continente e nella farsa delle guerre “umanitarie” per l’“esportazione della democrazia”.

    Pietro Cappellari

    Storia: 3 Settembre 1939: Iniziava così la Seconda Guerra Mondiale AGERECONTRA
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    Predefinito Rif: ADOLF HITLER – UN CANDIDATO MANCATO AL PREMIO NOBEL

    Citazione Originariamente Scritto da Majorana Visualizza Messaggio
    [B][SIZE="3"].
    Finiremo per subire lo stesso destino che la Germania ha sofferto, e per gli stessi motivi».

    E’ la profezia di Benjamin Freedman.
    Ci riguarda.
    E' chiaro che quando l'Iran avrà l'arma atomica (speriamo domani) dovrà assolutamente non compiere l'errore di cercare la pace ma dovrà neutralizzare e compiere quello che è un dovere.

  9. #29
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    Predefinito Rif: ADOLF HITLER – UN CANDIDATO MANCATO AL PREMIO NOBEL

    Quel guerrafondaio di Churchill. Chi ha voluto la seconda guerra mondiale?
    di Ennio Caretto - 09/07/2008

    Fonte: Corriere della Sera [scheda fonte]


    Ennio Caretto illustra i nuovi saggi sulla Seconda guerra mondiale pubblicati del filone storiografico revisionista anglosassone. Nicholson Baker e Pat Buchanan si scagliano contro Churchill, accusato di non aver prestato ascolto alle offerte di pace naziste e aver voluto insieme a Roosevelt lo scoppio della Seconda guerra mondiale.
    Alla tradizionale teoria dell’appeasement, con cui il primo ministro britannico Chamberlain tra il ‘37 e il ‘39 concesse vasti territori alla Germania pur di mantenere la pace, si aggiungono la denuncia delle atrocità militari commesse dagli alleati e l’accusa di un complotto anglo-statunitense per far iniziare la guerra. Sulle pagine di “Newsweek”, lo storico Christopher Hitchens ribatte a queste accuse rilevandone tutti i punti deboli e chiedendosi cosa sarebbe stata l’Europa se i nazisti non fossero stati sconfitti.

    Dalla pubblicazione, oltre quarant’anni fa, de Le origini della Seconda guerra mondiale del grande storico inglese A. J. P. Taylor, la corrente revisionista del più tragico conflitto dell’umanità, anziché indebolirsi si è venuta rafforzando. Ma l’uscita, a tre mesi di distanza l’uno dall’altro, di due libri particolarmente virulenti, soprattutto nei confronti di Sir Winston Churchill, Human smoke del romanziere Nicholson Baker, e The unnecessary war di Pat Buchanan, il repubblicano che per ben due volte ha cercato senza successo la nomination nella corsa verso la Casa Bianca, ha innescato un dibattito rovente. Su Newsweek, che un paio di settimane fa ha dedicato la copertina a Churchill, Christopher Hitchens ha confutato duramente la tesi di Baker e di Buchanan che la Seconda guerra mondiale sia stata una guerra optional e, in qualche misura, immorale anche per colpa degli alleati, e che Churchill — non Hitler — sia stato il primo a volerla insieme con Franklin Delano Roosevelt.
    Altri storici conservatori come gli inglesi Alan Clark e John Charmley, ha scritto Hitchens, hanno accusato Churchill di avere ignorato approcci di pace del nemico e accelerato il crollo dell’impero britannico. Tuttavia il conflitto, ha ribattuto con indignazione, «fu e rimane inevitabile e giusto». «Se esiste un’immagine indelebile d’immoralità politica — ha concluso Hitchens — è quella della danza di Neville Chamberlain, che a Monaco consegnò la Cecoslovacchia a Hitler».
    Al dibattito ha contribuito il lancio di un documentario tv in tre puntate realizzato e presentato da Niall Ferguson, l’astro emergente della storiografica inglese, secondo cui la Prima e la Seconda guerra mondiale vanno viste non separatamente, ma come un unico conflitto con un ambiguo armistizio in mezzo. Ferguson non demolisce Churchill, di cui tracciò un ritratto eroico nei suoi libri, ma contesta che quello del 1945 «fu il trionfo del bene sul male». Così ci è stato sempre insegnato, ammonisce lo storico, ma è un inganno, moralmente noi non fummo molto migliori del nemico. E cita le stragi dei civili tedeschi nei bombardamenti delle città, i milioni di vittime dello stalinismo, le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki. I soldati giapponesi si batterono fino allo stremo, protesta Ferguson, perché temevano tutti di venire uccisi se catturati dagli americani come era già successo. Un’atrocità allora denunciata pubblicamente da Charles Lindbergh, il primo trasvolatore dell’Atlantico, peraltro screditato perché isolazionista e sospettato di simpatie naziste. Human smoke di Baker — sottotitolo: Inizio della Seconda guerra mondiale e fine della civiltà — è un processo a Churchill, che già nella Prima guerra mondiale avrebbe voluto dilaniare Berlino «e il cuore della Germania». Il romanziere imputa al premier inglese ogni sorta di colpe, dall’essere nato come «un guerrafondaio» all’avere riarmato Hitler senza tentare di isolarlo prima e di negoziare con lui poi. Il conflitto fu un complotto angloamericano, tuona Baker, e la storia ufficiale è bugiarda.
    The unnecessary war è sulla stessa linea. Come rileva Hitchens, fa perno su sei presupposti errati: che la Germania si trovò assediata e discriminata sia nel 1914 sia nel 1939; che in entrambi i casi l’Inghilterra interferì negli affari dell’Europa; che tutte e due le volte Churchill premette per la guerra; che Roosevelt si lasciò coinvolgere contro il proprio interesse; che i principali beneficiari furono Stalin e Mao; che l’Olocausto fu una conseguenza tanto «del conflitto che s’aveva da evitare» quanto dell’antisemitismo nazista. Questa caduta degli dei — da qualche tempo Roosevelt è criticato persino per il suo nuovo corso economico che salvò gli Stati uniti dalla grande depressione — ha spinto Hitchens a ribattere che la Seconda guerra mondiale «s’aveva da combattere» e «l’orribile prova della soluzione finale del problema ebreo di Hitler deve dissipare ogni dubbio al riguardo». Hitchens ricorda che all’inizio del secolo la Germania perseguì una politica espansionista e negli anni Trenta degenerò in una dittatura che costituì un grave pericolo per tutta l’Europa. E rinfaccia a Buchanan di suggerire che l’Inghilterra e gli Stati Uniti avrebbero fatto meglio ad allearsi a essa contro l’Urss, il vero nemico dell’Occidente. Come esempio «dei suoi folli pregiudizi» Hitchens porta «l’insistenza con cui Buchanan argomenta che Churchill non capì che Hitler era anglofilo, con cui sottolinea le opportunità di pace offerte dal Führer, con cui proclama che egli invase l’Urss per fare cambiare idea al premier inglese». Davvero Buchanan crede, si chiede, che Hitler fosse un politico razionale? [...]
    E sulla questione morale l’ultima parola è di Hitchens: «È vero che nel conflitto morirono milioni di persone, spesso in modo orrendo, e che sorsero nuove tirannie in Asia e in Europa. Ma non è miopia? Se Hitler non fosse stato sconfitto, altri milioni di persone sarebbero state massacrate o ridotte in schiavitù. Oggi, invece, dal Portogallo agli Urali, vigono la sovranità popolare e i diritti umani, e il razzismo e il totalitarismo sono sconfessati. L’appeasement con Hitler avrebbe dato un migliore risultato?».

    Quel guerrafondaio di Churchill. Chi ha voluto la seconda guerra mondiale?, Ennio Caretto
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    Predefinito Rif: ADOLF HITLER – UN CANDIDATO MANCATO AL PREMIO NOBEL

    “INTERVISTA” ALLO STORICO INGLESE DAVID IRVING

    Chi ha dato l’inizio agli attacchi aerei sulle capitali? “Dato che lavoro da quindici anni ad una biografia su Winston Churchill, devo dire che non ci sono dubbi: è stato Winston Churchill che, nell’estate del 1940, ha scatenato volutamente gli attacchi aerei sulle città tedesche. Lo fece per tre motivi: nell’estate del 1940, Churchill divenne Primo Ministro dell’Inghilterra e, a quel tempo, il popolo voleva la pace. Si manifestava per le strade e anche davanti a casa sua. Nessuno capiva il senso di questa guerra. La Polonia non esisteva più, la Francia era stata conquistata, la Germania faceva offerte di pace a condizioni accettabili. Solo che queste offerte di pace furono tenute segrete. Winston Churchill ne era a conoscenza tramite le intercettazioni telefoniche tra l’ambasciatore tedesco e l’ambasciatore inglese a Washington. Fu un giorno memorabile: il 20 luglio del 1940 l’ambasciatore inglese a Washington chiese, di sua iniziativa ed in modo informale, quali fossero le condizioni di pace della Germania. Quale fosse l’offerta di pace tedesca. Hans Thomsen, l’ambasciatore tedesco, inviò questo messaggio in codice: l’ambasciatore inglese vuole sapere quale è la nostra offerta di pace. Il messaggio fu decodificato e Winston Churchill ne conobbe il contenuto. Lo stesso giorno convocò, nella sua casa di campagna, il Maresciallo dell’Aria Sir Charles Portal, comandante delle squadriglie di bombardamento inglesi, e gli chiese: Sir Charles, quando potremmo attaccare Berlino, il più presto possibile, con tutte le nostre forze? A quell’epoca nessuna bomba era stata sganciata né su Londra, né su Berlino, il che significava che nessuno aveva mai attaccato la capitale avversaria. Ma ora Churchill voleva sapere se Berlino poteva essere bombardata il più presto possibile. Sir Charles gli rispose: Signor Primo Ministro siamo in estate … le notti sono troppo brevi e non abbiamo neanche i mezzi per raggiungere Berlino. Bisogna attendere il 1 settembre quando avremo a disposizione i primi quadrimotori Stirling. Churchill gli rispose: Beh, fate tutti i preparativi per una massiccia incursione su Berlino. A questo punto Sir Charles gli fece notare: Ma signor Primo Ministro, noi sappiamo dalle intercettazioni radio che Hitler ha dato ordine di non attaccare Londra e di non effettuare bombardamenti su altre città inglesi. Le faccio notare che, se attacchiamo adesso Berlino, Hitler tornerà sulle sue decisioni e attaccherà Londra. Churchill approvò con la testa. Sarebbe stato molto conveniente per lui che Hitler bombardasse subito Londra”.
    Quale fu il pretesto utilizzato da Churchill per ordinare un attacco contro Berlino?
    “Il 24 agosto 1940 il suo piano si realizza. Quel giorno, infatti, delle bombe furono sganciate su un quartiere popolare di Londra. Non ci fu nessuna vittima: morì solo qualche gallina … Era successo che un aereo tedesco era finito fuori rotta. L’equipaggio venne processato davanti alla corte marziale tedesca: se ne conoscono i nomi. Ma questo fu una ragione sufficiente perché Churchill, dalla sua residenza di campagna, chiamasse il quartier generale britannico alle 9,10 della mattina successiva (il 25 agosto) dando quest’ordine: Esigo che questa notte attacchiate Berlino con almeno 100 aerei. Il comandante delle squadriglie di bombardamento rifiutò di eseguire l’ordine. Queste cose le sappiamo perché negli archivi inglesi ci sono le trascrizioni di tutte queste telefonate. Il comandante voleva documentare esattamente chi si sarebbe preso la responsabilità di quella storica decisione. Churchill insistette e il comandante gli disse: Per questa notte è previsto un bombardamento sulla fabbrica Utriwerk di Lipsia … ma Churchill rispose: Bisogna bombardare Berlino. E così fu. Soltanto 30 aerei raggiunsero Berlino. Venne sganciata qualche bomba sull’area urbana senza causare vittime. Due sere più tardi (il 27 agosto) Churchill ordinò un nuovo attacco su Berlino. Questa volta Hitler andò di persona nella capitale tedesca: lo sappiamo perché conosciamo esattamente tutti i movimenti di Hitler in quel periodo grazie agli scritti di Goering e del Maresciallo Milch, ai diari dei suoi segretari e di altre personalità eminenti dell’epoca. Hitler andò da Obersalzberg a Berlino per stare vicino al suo popolo nel momento in cui gli inglesi avevano deciso di attaccare la sua capitale.”

    Hitler ordinò una rappresaglia contro Londra?

    “L’aeronautica tedesca voleva rispondere all’attacco, ma Hitler si rifiutò: No. Nessun bombardamento su Londra. Hitler fece chiamare Ludwig Baisauer, un avvocato, e gli ordinò: Parta immediatamente per Stoccolma. Si metta al più presto in contatto con l’ambasciatore inglese e gli consegni la nostra proposta di pace. Ho letto i documenti in cui vi è scritto che Churchill ordinò all’ambasciatore inglese l’avvocato tedesco. Lo stesso giorno Hitler chiese a Rudolf Hess di prendere contatto con i suoi amici inglesi e di dirgli che i tedeschi volevano la pace.”

    Quali erano i termini della proposta di pace tedesca?

    “L’offerta di pace era la seguente: la Germania ritirerà le sue truppe dalla Francia, dall’Olanda, dal Belgio, dalla Polonia e dalla Cecoslovacchia. Chiedo all’Inghilterra solo di avere carta bianca sui paesi dell’Est e, naturalmente, l’annessione delle antiche regioni tedesche. Ecco, in sintesi, quale era la proposta di pace tedesca. Un’offerta generosa, a mio parere. Oggi sappiamo che Hess non prese contatto con gli inglesi fino al 1941. Tutto questo successe il 4 settembre del 1940. Nel frattempo su Berlino c’erano state altre due incursioni (29 e 30 agosto). Lo stesso 4 settembre 1940, Hitler pronunciò il suo famoso discorso al Palazzo dello Sport di Berlino: Questi inglesi … questi pazzi inglesi hanno cominciato a bombardare le nostre città. Negli ultimi giorni i bombardieri inglesi hanno attaccato Berlino per quattro volte. Se gli inglesi attaccheranno ancora una volta una delle nostre città, li ripagherò con la stessa moneta. Se manderanno dieci aerei, io ne manderò cento; se sganceranno cento chili di bombe, io ne farò sganciare centomila Se gli inglesi continueranno ad attaccare le nostre città, allora io distruggerò le loro.” La sera stessa Winston Churchill chiamò il quartier generale inglese e ordinò un nuovo bombardamento su Berlino.”

    Quali tipi di bombe furono utilizzate per distruggere Dresda?

    “Ognuno dei 244 bombardieri sganciò dalle cinque alle sei tonnellate di bombe ad alto potenziale e incendiarie. Quella notte furono sganciate, più o meno, 750 tonnellate di bombe incendiarie. Non avremmo dovuto usare né le bombe incendiarie, né quelle al fosforo, vietate dalla Convenzione di Ginevra, ma le usammo ugualmente. Ci fu una pioggia di scintille. Le scintille penetrarono attraverso i vetri rotti delle case e appiccarono il fuoco alle tende. Questo non avvenne per caso, ma fu il frutto di un piano diabolico premeditato.”

    Perché intercorse un intervallo di due ore tra un attacco e l’altro?

    “Questo intervallo di due ore ci fu per due ragioni: la prima perché il fuoco potesse dilagare in proporzioni incontrollabili; e la seconda perché tutte le unità di vigili del fuoco e le ambulanze delle località vicine potessero raggiungere Dresda. A quel punto saremmo intervenuti con un attacco ancora più massiccio. Non è un ipotesi fantastica: è tutto scritto negli ordini delle operazioni. Lo abbiamo fatto di proposito per attirare tutte le squadre antincendio, le ambulanze e ogni unità di soccorso e coinvolgerle nella tragedia”.

    Un’azione criminale premeditata?

    “Ci furono degli esseri diabolici in uniforme: colonnelli, maggiori e altri che, stando seduti a un tavolo, studiarono il modo più efficace per uccidere il maggior numero di civili. La sera del 25 gennaio del 1945, Winston Churchill telefonò al ministro dell’aviazione per chiedergli in che modo, il comandante delle squadriglie da bombardamento della RAF, intendesse cuocere i tedeschi: quelli che stavano fuggendo da Breslau. Sapete cosa era successo a Breslau? Breslau, in quei giorni, era stata accerchiata dai sovietici e un mare di profughi abbandonava la città cercando di raggiungere Dresda attraverso le campagne. Disse: cuocerli finché non fossero arrostiti … poi gli chiese: che cosa propone? L’obiettivo era uccidere i civili tedeschi.”

    Gli aviatori inglesi sapevano che la città era piena di profughi?

    “Domandai ai piloti cosa gli era stato detto. Mi risposero che gli avevano parlato dei profughi, ma anche che Dresda era un arsenale: una città dove si fabbricavano armi. Gli avevano parlato di ferrovie, di fabbriche, di armi e che una parte dei quartieri generali tedeschi erano stati spostati a Dresda. Questo è assurdo. Negli archivi inglesi abbiamo trovato, e questo è interessante, il telex che quella notte fu inviato a tutte le basi aeree con le istruzioni per gli equipaggi dei bombardieri. Il telex diceva: lo scopo dell’attacco è quello di colpire il nemico nel punto più debole – e poi nelle istruzioni di volo si precisava: inoltre, lo scopo è quello di mandare un avvertimento ai sovietici perché, quando arrivano, si rendano conto di quello che i nostri bombardieri sono capaci di fare. Tutto questo ci fa vedere l’attacco su Dresda sotto una nuova luce: volevano mostrare ai sovietici cosa erano in grado di fare i nostri bombardieri.”

    Quali erano le direttive di Churchill impartite al Comando Bombardieri della RAF?

    “Ho incontrato personalmente il Maresciallo dell’Aria Harris, comandante in capo delle squadriglie di bombardamento della RAF. Quando prese il comando, nel febbraio del 1942, aveva in mano le direttive il cui contenuto era, più o meno, questo: Spero, diceva Winston Churchill, che il nuovo comandante in capo delle squadriglie di bombardamento della RAF sia consapevole che i nostri obiettivi, in futuro, non dovranno essere soltanto fabbriche o complessi industriali, ma anche le aree circostanti: le case degli operai e le abitazioni civili. E’ tutto scritto, nero su bianco, negli archivi britannici. Dobbiamo attaccare non solo gli obiettivi militari ma, anche la popolazione civile perché questo incide sul morale, sullo stato d’animo della gente. Oggi questo comportamento viene giudicato come un crimine di guerra. La Convenzione di Ginevra considera un crimine di guerra attaccare la popolazione civile. Winston Churchill firmò, senza esitare, l’ordine di attacco.”

    E’ legittimo pensare che Churchill odiasse il popolo tedesco?

    “A Jalta, lo abbiamo saputo dagli archivi sovietici, Churchill disse: Fino ad ora siamo riusciti ad uccidere sei / sette milioni di tedeschi … può darsi che riusciremo ad ucciderne un altro milione prima della fine della guerra. Ecco quello che il “rispettabile” Winston Churchill diceva al suo amico Stalin.”

    Perché la distruzione di Dresda è stata oggetto di un suo studio approfondito?

    “Devo dire che il massacro di Dresda è il dramma della mia vita, perché questo mi ha fatto capire che non si può credere neanche al proprio governo, soprattutto quando è lo stesso governo a scrivere la sua storia.”

    Un consiglio a coloro che vogliono avvicinarsi alla Storia?

    “Bisogna che ognuno cerchi la verità da solo, che faccia le sue ricerche e si crei una propria opinione. E’ grazie a questa ricerca assidua che ho potuto pubblicare i miei libri e i miei studi storici.”

    Dalle memorie del Maresciallo dell’Aria Arthur Harris:

    “Dobbiamo dire che, a parte Essen, non abbiamo mai scelto una determinata industria come obiettivo dei bombardamenti. La distruzione degli impianti industriali, per noi, era come una specie di premio. Il nostro vero obiettivo era sempre il centro delle città.”

    FONTE: Bomber Offensive, di Arthur Harris - Collins 1947

    Intervista a Irving David - FIREWOLF
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