CASO ABU OMAR IL SENATORE A VITA METTE IN GUARDIA PALAZZO CHIGI: GLI USA SONO PREOCCUPATI
Cossiga: De Gennaro e Pollari sapevano del rapimento Cia
Per l’ex Presidente i giudici vogliono arrivare a Gianni Letta
11/7/2006
di Ugo Magri
ROMA. Romano Prodi stia bene attento, lo mette in guardia Francesco Cossiga, perché il caso Abu Omar rischia di provocare contraccolpi molto seri. Nei rapporti con gli Usa, anzitutto. La Cia è allarmatissima, autorevoli esponenti di quel mondo si sono fatti vivi ancora ieri pomeriggio per esprimere grande preoccupazione. E hanno chiesto aiuto a lui, l’ex Presidente della Repubblica, uno dei senatori a vita che col loro appoggio tengono in vita il governo a Palazzo Madama, perché non sanno più a quale porta bussare.
«Palazzo Chigi pare non rendersi conto», sospira al telefono Cossiga mentre è in viaggio verso una clinica di riabilitazione a Costa Masnaga, «delle conseguenze internazionali dell’inchiesta. Si sottovaluta cosa può significare, ai fini della nostra sicurezza, che un organo di polizia giudiziaria in Italia sia in grado di ascoltare le conversazioni del direttore del servizio segreto militare, del capo del controspionaggio e della sede centrale. Con il fondato timore che abbiano compiuto intercettazioni ambientali perfino a Forte Braschi...». Addio, a quel punto, collaborazione internazionale con gli altri 007: «E’ molto difficile che non solo la Cia, ma qualunque altro servizio di intelligence, sia più disposto a passarci informazioni riservate, sapendo che di lì a poco potrebbero finire nelle carte pubbliche di un processo. La posta in gioco è molto, molto elevata».
Il governo, s’è convinto il senatore a vita, sottovaluta la faccenda: «Io sto facendo il possibile per segnalare i rischi». Anche con gesti clamorosi. L’altro giorno Cossiga aveva annunciato l’intenzione denunciare i due magistrati che conducono l’inchiesta sul rapimento dell’imam, Armando Spataro e Ferdinando Pomarici. La denuncia verrà presentata tra un paio di giorni ai carabinieri di Lecco, la stanno scrivendo magistrati e avvocati amici del Picconatore. Sosterrà che i pm hanno commesso un reato contro la personalità dello Stato.
Ieri, nuovo colpo mediatico: Cossiga s’è presentato al carcere milanese di San Vittore per recare visita al numero due del Sismi, Marco Mancini, arrestato nei giorni scorsi. Gli ha portato in dono una Bibbia di Gerusalemme in lingua inglese e il libro delle Cronache di Narnia. E poi conferenza stampa col botto. L’ex Presidente ha lasciato intendere che l’inchiesta punta come un missile su Gianni Letta, braccio destro di Silvio Berlusconi: «Obiettivo dei pm non è Nicolò Pollari, direttore del Sismi, non è Mancini, ma un uomo che faceva parte del passato governo, che aveva competenza sui Servizi e che non si chiama Enrico Letta...». Lo zio, appunto.
A questo proposito, dentro i Palazzi romani, le voci più disparate si inseguono. Chi ha parlato con Letta (Gianni) lo descrive tranquillissimo: «Metterlo nel mirino dell’inchiesta sarebbe una follia. E poi figuriamoci, conoscendo la sua proverbiale prudenza, se uno come lui può avere mai dato l’avallo politico a un rapimento...». D’altra parte Cossiga non mai è uno che parla a caso. Specie, poi, se si tratta di 007. Di sicuro ha in mente un disegno. Sabato era andato a trovare Pollari: prima gli aveva dato solidarietà, poi gli aveva consigliato caldamente di dimettersi e di raccontare ai magistrati tutto quello che sa. E sa molto, secondo l’ex Capo dello Stato: «Pollari era sicuramente informato della vicenda, come pure Gianni De Gennaro, capo della Polizia». Gli americani si arrabbierebbero, se Pollari dicesse che la Cia ha chiesto collaborazione nel rapimento dell’imam? Certo, non sarebbero contenti. Ma il direttore del Sismi se ne deve infischiare altamente: «Non è affar suo farsi carico dei rapporti con gli Usa nel momento in cui il nostro governo mostra di averlo scaricato».
Il governo, appunto: per Cossiga dovrebbe rassegnarsi a «prendere atto che, con i Servizi paralizzati da magistrati girotondini come Spataro e sceriffi come Pomarici, l’Italia non è in grado di collaborare nella lotta contro il terrorismo internazionale».
Provocazione rivolta a Romano Prodi e a Massimo D’Alema: «Forse è giusto che ci si chiuda nella difesa della nostra sicurezza, anche concludendo concreti e leali accordi con le grandi organizzazioni cosiddette terroristiche, da Hamas a Hezbollah, dai Fratelli Musulmani ad Al Qaeda. C’erano riusciti i governi della Prima repubblica, come potrebbe non riuscirci un governo di sinistra-centro?». Coda intrisa di veleno: «Facciamo condurre la trattativa a Spataro e alla Clementina Forleo».
http://www.lastampa.it/redazione/cms...7521girata.asp
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