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I tedeschi intervistano Ahamadi Nejad




La Germania della ciabattona Merkel è forse il paese europeo più schiacciato dal tallone sionista. I tedeschi sono stati vampirizzati da sessant’anni di “risarcimenti” pro olocausto e continuano ad esserlo. La loro sovranità è limitata e basta che gli ebrei , che sono poche migliaia ma contano e comandano più di milioni di tedeschi, alzino la voce perché subito gli occupanti americani e tutta la stampa sionista ( cioè quasi tutta) inizino l’abituale cagnara. E naturalmente ottengano quel che vogliono.

Ma la Germania è anche il paese di cui i sionisti hanno più paura. Sharon, che andrebbe processato come criminale di guerra ma che era un lucido sionista, disse che mai la Germania avrebbe dovuto essere riunita. Perché nei popoli corrono correnti carsiche, la memoria non è un dono di Yavèh al solo popolo ebraico, c’è l’hanno anche altri popoli. E prima o poi viene a galla.

La dirigenza germanica è a sovranità limitata, eterodiretta. In Germania ogni sospetto di revisione storica fa tremare l’oligarchia tedesca: guai se ne venisse delegittimata, l’intera partitocrazia ne sarebbe spazzata via.

Per questa ragione l’abile sortita del presidente iraniano Ahmadin Nejad ha letteralmente provocato un attacco di diarrea alla Merkel e agli altri tirapiedi.

Il presidente iraniano ha detto in pratica due cose: perché, visto che alcuni la contestano e per voi è assolutamente evidente, non permettete che si facciano precise ricerche sulla storia delle camere a gas? Perché mettete in galera chiunque obbietta, addirittura chiunque ha dei dubbi? In fondo converrebbe soprattutto a voi tedeschi mettere in piedi una commissione neutrale e internazionale di ricerca…Ahamadin Nejad è furbo: avesse detto una frase del genere nell’Europa che esporta libertà e democrazia sarebbe felicemente in galera, per la felicità dei balivi sionisti. Siccome è alla testa di un nazione di 80 milioni di abitanti, ben armata e combattiva, se ne frega. E sono gli altri a torcersi le budella inventando ogni giorno nuovi insulti. Perfettamente inutili.

L’altra cosa che ha detto Ahamadin Nejad è assai più semplice: se davvero voi tedeschi avete gasato gli ebrei allora siete voi che dovete pagare: che colpa ne hanno i palestinesi? Mollate la Ruhr, la Baviera, mollate quel che volete ma ospitate voi 5 o sei milioni di ebrei. La colpa è vostra. Il che non fa una grinza.

I tedeschi hanno rabbrividito ma siccome restano un popolo serio, probabilmente il migliore d’Europa, non hanno del tutto lasciato cadere l’osso.

E nientemeno che lo Spiegel, specchio della Germania di sinistra che ha pienamente accettato la disfatta, ha intervistato il presidente iraniano.

I tre giornalisti, Gerhard Sporl, Stefan Aust e Dieler Bednarz hanno , lo vedrete, portato avanti l’intervista come si cammina su un campo minato. Con l’evidente terrore di perdere il lavoro. Ma ci sono riusciti e nonostante tutte le prese di distanze che sapientemente mettono in atto per non essere lapidati dal Sinedrio, ce n’è abbastanza per creare qualche dubbio ai lettori, perlomeno sulla “follia” di Ahamidin Nejad. E difatti in Europal’intervista non è stata citata da nessun grande giornale. Le entrate pubblicitarie in effetti sono più importanti dell’informazione.

Ma ecco alcuni passaggi dell’intervista.


Spiegel: in Germania vi è stata molta indignazione quando si venne a sapere che lei forse sarebbe venuto ai campionati mondiali di calcio. Ne è rimasto stupito?

Presidente: No, non è importante. Per me non aveva alcuna importanza. Non posso capire tutta questa eccitazione.


Spiegel: Ha a che fare con le sue osservazioni sull'olocausto. Il fatto che il presidente iraniano neghi l'omicidio sistematico dei tedeschi nei confronti degli ebrei, scatena inevitabilmente indignazione.



Presidente: Non comprendo esattamente il nesso e il contesto.



Spiegel: prima lei fa le sue osservazioni sull'olocausto, poi arriva la notizia che lei eventualmente viene in Germania - questo crea irritazione. Lei ne è stato sorpreso?



Presidente: No, in alcun modo, poiché la rete propagandistica dei giornali sionisti è molto attiva sul piano mondiale, anche in Europa, perciò non me ne sono stupito. Noi abbiamo voluto il popolo tedesco come interlocutore. Con i sionisti non abbiamo nulla a che fare.



Spiegel: In Germania la negazione dell'olocausto è punita con il carcere. Lei è indifferente davanti all'indignazione nei suoi confronti?


Presidente: Io so che lo Spiegel è una rivista molto rinomata, ma non so se voi avete la possibilità di pubblicare la verità sull'olocausto. Siete autorizzati a scrivere tutto in merito?


Spiegel: Certamente noi siamo autorizzati a scrivere sulle conoscenze della ricerca storica negli ultimi 60 anni. Dal nostro punto di vista non vi è alcun dubbio che i tedeschi - purtroppo - hanno la colpa dell'assassinio di 6 milioni di ebrei. ( nessuno dubitava che non dubitassero visto che se dubitassero andrebbero in galera, ndr)




Presidente: Bene, abbiamo quindi stimolato una discussione molto concreta. Poniamo due domande chiare. La prima: l'olocausto si è veramente compiuto? Voi lo affermate. Allora ecco la seconda domanda: Chi ne ha la colpa? La risposta a questa domanda deve essere trovata in Europa e non in Palestina. E' però del tutto chiaro: se l'olocausto è avvenuto in Europa, allora la risposta deve essere trovata parimenti in Europa e non in Palestina. D'altra parte: se l'olocausto non è avvenuto, perché questo regime di occupazione…


Spiegel:… Lei intende lo Stato di Israele…




Presidente: ..è stato imposto? Perché i Paesi europei si sentono obbligati e si impegnano a difendere questo regime? Permettetemi di affrontare un punto ulteriore. Noi siamo dell'opinione che quando un dato storico corrisponde alla verità, questa verità apparirà tanto più alla luce del giorno quanto più la si ricercherà e quanto più se ne parlerà.



Spiegel: questo è avvenuto da lungo tempo in Germania.


Presidente: Noi non vogliamo né confermare né negare l'olocausto. Noi siamo contro ogni forma di crimine contro qualsiasi popolo, ma noi vogliamo sapere se questo crimine sia realmente accaduto o no. Se si, allora devono essere puniti quelli che ne sono responsabili e non i palestinesi. Perché non è permesso indagare un fatto che è avvenuto 60 anni fa? Nella fattispecie vi sono altri eventi storici, che in parte sono avvenuti parecchie migliaia di anni fa, che sono oggetto di una ricerca libera e anche i governi l'appoggiano.



Spiegel: Signor presidente, ci consenta, l'olocausto è avvenuto, ci furono campi di concentramento, ci sono atti sull'annientamento degli ebrei, si sono svolte molte ricerche e non vi è il benché minimo dubbio sull'olocausto e nemmeno sul fatto che tedeschi - lo deploriamo moltissimo - ne siano responsabili. Se possiamo ancora aggiungere una cosa: il destino dei palestinesi è di nuovo una questione del tutto diversa e ci porta nel presente.

Presidente: No, no, le radici del conflitto palestinese devono essere cercate nella storia. L'olocausto e la Palestina sono in rapporto diretto l'uno con l'altro. E se l'olocausto è esistito effettivamente, allora permettete che gruppi non partigiani di tutto il mondo facciano le loro indagini. Perché voi limitate le ricerche ad un gruppo determinato? Io non intendo naturalmente voi, ma i governi europei.






Spiegel: Lei continua a sostenere che l'olocausto è soltanto "un mito"?


Presidente: Accetto qualcosa come verità soltanto quando ne sono veramente convinto.


Spiegel: Anche se tutti gli scienziati occidentali non nutrono alcun dubbio sull'olocausto? ( aiutati dal fatto che il dubbio porta in galera..ndr)


Presidente: E’ falso. In Europa sulla questione vi sono due opinioni. Un gruppo di scienziati o di persone, che perlopiù sono motivate politicamente, dicono che l'olocausto è avvenuto. Poi vi è però il gruppo di quegli scienziati che sostengono una concezione opposta e sono perciò in massima parte arrestati. Vi deve allora essere un gruppo non partigiano per indagare e prendere una posizione su questo tema molto importante. Giacché la chiarificazione di questo problema contribuisce alla soluzione di problemi mondiali. Sotto il pretesto dell'olocausto avvenne una polarizzazione molto forte e una formazione di fronti a livello mondiale. Sarebbe quindi molto bene se un gruppo internazionale e non partigiano affrontasse la cosa per far chiarezza una volta per tutte. Di solito accade che i governi promuovano e appoggino il lavoro dei ricercatori sugli eventi storici e non li gettino in prigione.



( a questo punto i giornalisti fingono di cadere dalle nuvole , ndr)


Spiegel: Di chi si tratta, a quali ricercatori pensa?






Presidente: Voi lo sapete meglio di me, voi avete la lista. Sono persone dell'Inghilterra, della Germania, della Francia e dell'Australia.



( lampo di memoria fra i giornalisti, ndr)

Spiegel: Probabilmente lei pensa per esempio all'inglese David Irving, al tedesco canadese Ernst Zündel, che è processato a Mannheim e al francese Georges Theil, che tutti quanti negano l'olocausto come il francese Faurisson e lo svizzero Graf..














Davidi Irving, lo storico inglese sepolto in una galera austriaca.( nella foto dopo un'agressione sionista)


Presidente: Il solo fatto che le mie esternazioni abbiano portato a queste proteste violente, sebbene io non sia europeo, e anche il fatto che io venga confrontato con certe persone nella storia tedesca, indica come nel vostro Paese l'atmosfera per i ricercatori sia conflittuale. Qui in Iran possono stare tranquilli.





( A questo punto i giornalisti di Spiegel svicolano rapidamente, poiché la situazione di fa pericolosa anche per loro, ndr)


Spiegel: Noi facciamo questo dibattito storico con lei per motivi del tutto attuali. Lei mette in discussione il diritto di Israele all'esistenza?


Presidente: Guardate, le mie concezioni sono assolutamente chiare. Noi diciamo, se l'olocausto è avvenuto allora l'Europa deve tirare le conseguenze e non è la Palestina che ne deve pagare il prezzo. Se non è avvenuto allora gli ebrei devono ritornare là, da dove sono venuti. Io penso che oggi anche il popolo tedesco è prigioniero dell'olocausto. Nella seconda guerra mondiale sono morti 60 milioni di uomini, la seconda guerra mondiale fu un crimine gigantesco. Noi condanniamo tutto ciò, noi siamo contro lo spargimento di sangue, e indipendentemente dal fatto se si tratta di un crimine contro un musulmano o contro un cristiano o contro un ebreo. La questione è: perché fra questi 60 milioni di uomini soltanto gli ebrei sono al centro dell'attenzione?






Spiegel: Non è così. Tutti i popoli sono in lutto per le vittime che la seconda guerra mondiale ha richiesto, tedeschi e russi e polacchi e altri ancora. Tuttavia noi come tedeschi non possiamo liberarci da una colpa speciale, (sic!ndr) cioè dall'assassinio sistematico degli ebrei. Ma forse dobbiamo passare però ora al prossimo tema.






Presidente: No, vi devo rivolgere ancora una domanda. Quale ruolo ha mai giocato la gioventù attuale nella seconda guerra mondiale?






Spiegel: Nessuno.


Presidente: Perché allora essa deve avere sentimenti di colpa davanti ai sionisti? Perché i costi per i sionisti devono essere pagati di tasca loro, i “risarcimenti” immensi che Israele continua a pretendere devono essere pagati da chi non ha colpa, ammesso che colpa ci sia stata? Se delle persone durante la guerra hanno commesso dei crimini dovevano essere portati davanti al tribunale 60 anni fa. Chiuso! Perché oggi il popolo tedesco deve essere annientato per il fatto che nel corso della storia vi fu un gruppo di uomini che hanno fatto dei crimini nel nome dei tedeschi?









Spiegel: Il popolo tedesco attuale non ne può nulla. Ma vi è una sorta di vergogna collettiva (sic!ndr) per quelle azioni che i nostri padri e i nostri nonni commisero nel nome tedesco.













Presidente: Come può una persona, che non ha vissuto in quel tempo, essere responsabile giuridicamente?



Spiegel: Non giuridicamente, ma moralmente.


Presidente: Perché mai viene inflitto al popolo tedesco così tanto? Il popolo tedesco non ha nessuna colpa oggi. Perché il popolo tedesco non può avere il diritto di difendersi? Perché vengono sottolineati i crimini di un gruppo con tanta forza, invece di mettere in luce la grande eredità della cultura tedesca? Perché i tedeschi non devono avere il diritto di manifestare la loro opinione?







Spiegel: Signor presidente siamo senz'altro coscienti che la storia tedesca non è costituita soltanto dai dodici anni del Terzo Reich. Tuttavia dobbiamo accettare che nel nome tedesco sono stati commessi terribili crimini. Anche noi lo pensiamo ed è un grande contributo quello dato dai tedeschi nella storia del dopoguerra, perché essi si sono confrontati criticamente con il passato.


Presidente: siete pronti voi a comunicarlo anche al popolo tedesco?


Spiegel: O sì, lo facciamo.







Presidente: Sareste disposti a permettere che un gruppo non partigiano chieda al popolo tedesco se esso condivide la vostra opinione? Nessun popolo accetta il suo annientamento.


( Qui lo Spiegel tocca i vertici dell’ipocrisia bugiarda che è alla base dell’attuale oligarchia, ndr)



Spiegel: Nel nostro Paese ogni domanda è permessa. (!) Ma naturalmente in Germania vi sono radicali di destra che non soltanto hanno una posizione antisemita, ma sono nemici degli stranieri e noi riteniamo che siano in effetti un pericolo.

Preisidente: Allora ho una domanda per voi. Quanto a lungo le cose devono andare avanti in questo modo? Quanto a lungo voi pensate che il popolo tedesco debba essere ostaggio dei sionisti? Quando finirà questa storia, ci vorranno 20, 50, 1000 anni?




( Qui, disperati, i giornalisti dello Spiegel fingono di non aver capito la domanda, ndr)


Spiegel: Noi possiamo parlare soltanto per noi. Lo Spiegel non è ostaggio di nessuno, lo Spiegel non si occupa soltanto del passato tedesco e dei crimini dei tedeschi. Nel conflitto palestinese noi non siamo in modo acritico al fianco di Israele. Tuttavia una cosa teniamo ferma con risolutezza: noi siamo critici, noi siamo indipendenti, tuttavia in ogni caso non permettiamo senza protestare che il diritto all'esistenza dello Stato di Israele, nel quale vivono molti sopravvissuti dell'olocausto, venga posto in questione.


Presidente: Ma io sto chiedendo: perché voi dovreste sentirvi obbligati nei confronti dei sionisti?

Se vi fu l'olocausto Israele deve stare in Europa e non in Palestina.


Spiegel: Lei vuole 60 anni dopo la fine della guerra trasferire di nuovo tutto un popolo?


Presidente: Cinque milioni di palestinesi sono da 60 anni senza patria. E' strano: da 60 anni pagate risarcimenti a causa del cosiddetto olocausto e ancora per 100 anni dovete pagare. Ma perché mai il destino dei palestinesi non è oggetto di discussione?






Spiegel: I palestinesi sono molto appoggiati dagli europei, poiché noi abbiamo anche una responsabilità storica per la pace che deve finalmente ritornare in questa regione. Ma anche lei non ha questa responsabilità?






Presidente: Sì, ma aggressione, occupazione e ripetizione dell'olocausto non portano alla pace.


Noi vogliamo una pace duratura, dobbiamo risolvere il problema alla radice. Mi rallegro del fatto che voi siete uomini onesti e dite di essere obbligati ad appoggiare i sionisti.












Spiegel: Non abbiamo detto questo, signor presidente.









Presidente: Avete detto gli israeliani.





( A questo punto, per sfuggire alla morsa logica in cui il presidente iraniano li sta chiudendo, i giornalisti tedeschi confondono sfacciatamente lucciole con lanterne nella successiva domanda, ndr)





Spiegel: Signor presidente, noi parliamo dell'olocausto perché noi vogliamo parlare del possibile armamento nucleare dell'Iran - e perciò lei è considerato un pericolo in Occidente.













Presidente: Parecchi gruppi in Occidente amano classificare cose o persone come pericolose. Prego, voi siete liberi di giudicare così come lo ritenete giusto.












Spiegel: Il nocciolo della questione suona: volete armi nucleari per il vostro paese?













Presidente: Permettetemi di provocare una discussione: quanto a lungo, credete, si possa governare il mondo con la retorica di alcune potenze occidentali? Non appena si dice qualcosa contro una persona si scatenano la propaganda e le menzogne, le diffamazioni e i ricatti. Quanto a lungo bisogna andare avanti così?














Spiegel: Noi siamo qui per trovare la verità. Il capo di Stato di un Paese vicino ha detto per esempio allo Spiegel : «They are very keen in building the bomb» E' vero?













Presidente: Considerate che la nostra discussione con voi e con i governi europei si muove però su un piano totalmente diverso, più elevato. Noi troviamo che questo sistema giuridico secondo il quale un paio di Paesi impongono la loro volontà al resto del mondo è discriminante e instabile. 139 Paesi sono membri della IAEA (Autorità internazionale per l'energia atomica) a Vienna, anche noi. Sia lo statuto della IAEA sia il trattato di non proliferazione nucleare, come tutti gli accordi di sicurezza, concedono ai Paesi membri il diritto di disporre del ciclo del combustibile atomico; questo è il diritto legalmente legittimato di ciascun popolo. Inoltre l' IAEA è stata costruita anche per accelerare il disarmo di quelle potenze che disponevano già delle armi atomiche. E ora ecco quello che capita: l'Iran aveva la miglior collaborazione con l'IAEA. Abbiamo avuto più di 2000 ispezioni nei nostri impianti, gli ispettori hanno ricevuto da noi più di 1000 pagine di documenti.


Le loro macchine fotografiche sono installate nei nostri centri nucleari. In tutti i resoconti la IAEA ha sottolineato che non vi sono indizi per irregolarità dell'Iran. Questo è un aspetto del problema.




( mai Israele ha avuto alcuna ispezione, ndr)





Spiegel: La IAEA non è del tutto d'accordo con lei su questo punto.













Presidente: L'altra faccia della questione è però: vi sono Paesi che hanno sia l'energia nucleare sia anche le armi nucleari. Essi utilizzano le loro armi nucleari per minacciare altri popoli. Proprio queste potenze dicono che sono preoccupate per l'Iran che devia dall'utilizzo pacifico. Noi diciamo, se queste potenze sono preoccupate possono controllarci. Ma queste potenze dicono: gli iraniani non possono concludere il ciclo nucleare, poiché in questo caso vi sarebbe allora la possibilità che essi devino dall'utilizzo pacifico. Noi diciamo che questi stessi Paesi da lungo tempo hanno deviato dall'utilizzo pacifico. Queste potenze non hanno il diritto di parlare con noi in questo modo. Quest'ordine è ingiusto, non può durare.













Spiegel: Signor presidente la domanda decisiva suona però: come diventa pericoloso il mondo se ancor più Paesi diventano potenze atomiche - se un Paese come l'Iran, il cui presidente lancia minacce, costruisce la bomba in una regione ricca di crisi?













Presidente: Noi siamo fondamentalmente contrari a che vengano ancora costruiti arsenali con armi atomiche. Abbiamo perciò proposto che sia fondata un'organizzazione non partigiana e che le potenze atomiche siano disarmate. Noi non abbiamo bisogno di armi, noi siamo un popolo civilizzato e ricco di cultura, la nostra storia mostra che noi non abbiamo mai attaccato alcun Paese.










Spiegel: L'Iran non ha affatto bisogno della bomba che vuol costruire?













Presidente: E' tuttavia interessante che a suo tempo i Paesi europei volessero concedere tecnologia nucleare al regime dittatoriale dello Scià. Questo regime era pericoloso, tuttavia essi erano pronti a fornirgli la tecnologia atomica. Ma da quando vi è la Repubblica Islamica queste potenze sono contro. Lo sottolineo ancora una volta, noi non abbiamo bisogno di nessuna arma atomica. Poiché noi siamo onesti e agiamo in modo conforme alla legge, ci atteniamo anche a quello che diciamo. Non siamo degli ingannatori. Vogliamo soltanto far valere il nostro legittimo diritto. Inoltre io non ho minacciato nessuno - anche questo fa parte della macchina propagandistica che da voi funziona contro di me.












Spiegel: Non sarebbe allora necessario darsi da fare perché nessuno sia angosciato all'idea che voi potreste produrre armi nucleari da impiegare probabilmente contro Israele, scatenando così eventualmente una guerra mondiale? Signor presidente, lei siede su un barile di polvere.













Presidente: Consentitemi di dire due cose. Nessun popolo della regione è angosciato per noi. E nessuno deve angosciare i popoli. Crediamo che se gli USA e questi due o tre Paesi europei non si immischiassero, i popoli di questa regione vivrebbero insieme in pace, come nei millenni precedenti. Anche Saddam Hussein venne spinto nel 1980 da Paesi in Europa e dall'America


a condurre una guerra contro di noi. In rapporto alla Palestina il nostro punto di vista è chiaro.


Noi diciamo: consentite che i proprietari di questo Paese dicano la loro opinione. Fate parlare gli ebrei, i cristiani e i musulmani. Gli avversari di questa proposta preferiscono la guerra e minacciano la regione. Perché gli USA e questi due o tre Paesi europei sono contrari? Io penso: quelli che mettono in galera i ricercatori sull'olocausto sono per la guerra contro la pace.


Il nostro punto di vista è democratico e pacifico.












Spiegel: I palestinesi però da lungo tempo sono un passo avanti nei suoi confronti; essi riconoscono infatti Israele come fatto, mentre lei vuole continuare a cancellarlo dalla carta geografica.

I palestinesi sono pronti ad una soluzione dei due Stati, mentre lei nega ad Israele il diritto all'esistenza.













Presidente: Voi vi ingannate. Voi avete visto però che il popolo nelle elezioni libere in Palestina ha scelto Hamas. Noi diciamo né voi né noi dovremmo farci portavoce del popolo palestinese. I palestinesi devono essi stessi dire quello che vogliono. E' abituale però in Europa fare un referendum per ogni problema. Si dovrebbe dare anche ai palestinesi l'occasione di esprimere la loro opinione.














Spiegel: I palestinesi hanno il diritto al proprio Stato, ma gli ebrei a nostro avviso hanno un uguale diritto.













Presidente: Da dove sono giunti ebrei?













Spiegel: Non dimentichi che se noi volessimo computare da dove gli uomini sono giunti, allora anche gli europei dovrebbero ritornare nell'Africa orientale, da dove tutti gli uomini originariamente provengono.













Presidente: Noi non parliamo degli europei, ma dei palestinesi. I palestinesi erano là in Palestina. Adesso sono diventati cinque milioni di profughi. Non hanno nessun diritto a vivere?












Spiegel: Signor presidente non arriva un bel giorno il momento di dire: il mondo è come è e noi dobbiamo farcela con lo status quo, come esso è? Dopo la guerra contro l'Iraq, l'Iran è però in una situazione favorevole. L'America ha de facto perso la guerra in Iraq. Non è il momento che l'Iran divenga una potenza costruttiva della pace nel Medio Oriente? E questo vuol dire anche che l'Iran

si congedi dai piani atomici e dai discorsi sovversivi?













Presidente: Mi meraviglio; perché voi prendete e difendete fanaticamente la posizione dei politici europei? Siete una rivista e non un governo. Dire che noi dobbiamo accettare il mondo così come è, significa che i vincitori della seconda guerra mondiale restano potenze vincitrici ancora 1000 anni e che il popolo tedesco deve essere annientato ancora 1000 anni. Voi pensate che questa sia


la logica giusta?












Spiegel: No, la logica giusta non è questa e non è nemmeno vera. I tedeschi nell'evoluzione del dopoguerra hanno giocato nel mondo un ruolo modesto, ma importante, non si sentono dal 1945 annientati e privati della loro dignità. Per questo noi siamo troppo autocoscienti. (esilarante, ndr) Tuttavia noi vogliamo adesso parlare del compito odierno dell'Iran.













Presidente: Allora noi accetteremmo che ogni giorno i palestinesi vengano uccisi, che muoiano attraverso azioni terroristiche, che le case siano distrutte. Ma consentitemi di parlare sull'Iraq. Noi fummo sempre per la pace e la sicurezza nella regione. I Paesi occidentali hanno armato militarmente per otto anni Saddam nella guerra contro di noi, armi chimiche comprese e lo hanno politicamente appoggiato. Noi eravamo contro Saddam, a causa sua abbiamo subito gravi danni ed enormi perdite umane, siamo contenti che sia stato rovesciato. Ma non accettiamo che un Paese venga ingoiato con il pretesto di voler rovesciare Saddam. Sono morti più di 100.000 irakeni, sotto il dominio degli occupanti. Per fortuna non ci sono tedeschi. Noi vogliamo sicurezza in Iraq.






Spiegel: Signor presidente chi è che ingoia l'Iraq? La guerra per gli USA è praticamente perduta.

Se l'Iran cooperasse in maniera costruttiva, forse gli americani ne sarebbero aiutati e potrebbero pensare ad un ritiro.













Presidente: Questo è molto divertente: gli americani occupano il Paese, uccidono uomini, vendono petrolio, e quando hanno perduto, attribuiscono la colpa ad altri. Il popolo irakeno è legato strettamente a noi. Molti uomini dalle due parti del confine sono reciprocamente parenti.


Per migliaia di anni abbiamo vissuto insieme. I nostri luoghi santi sono in Iraq. L'Iraq fu un centro della civiltà esattamente come l'Iran.












Spiegel: Che ne consegue?





Presidente: Abbiamo sempre detto che noi appoggiamo in Iraq il governo eletto dal popolo. Ma dal mio punto di vista gli americani si comportano male. Ci hanno più volte inviato messaggi per chiederci aiuto e collaborazione. Hanno detto che noi dovremmo dialogare sull' Iraq. Anche se il nostro popolo non ha alcuna fiducia negli americani, abbiamo accettato l'offerta e l'abbiamo resa nota in pubblico. Ma l'America si è espressa negativamente, ci ha offeso. Anche adesso diamo il nostro contributo per la sicurezza in Iraq. La condizione per dialogare è che gli americani cambino il modo di comportarsi.














Spiegel: Lei si diverte talvolta a provocare gli americani e il resto del mondo?













Presidente: No, non offendo nessuno. La lettera che ho scritto al signor Bush, era gentile.













Spiegel: non diciamo offendere, ma provocare.













Presidente: No, non ci sentiamo ostili nei confronti di nessuno. Siamo preoccupati per i soldati americani, che muoiono in Iraq. Perché devono perdere là la loro vita? La guerra è assurda. Perché vi è guerra, se vi è anche ragione?








Spiegel: La lettera che lei ha scritto al presidente ( cui gli USA non si sono mai nemmeno degnati di risponder, ndr) è anche un gesto nei confronti degli americani, perché si giunga a trattative dirette?





Presidente: In essa abbiamo espresso la nostra posizione in un modo del tutto chiaro, e nella stessa maniera vediamo i problemi del mondo. L'atmosfera politica del mondo è stata contaminata fortemente da alcune potenze, poiché nella loro visione menzogne e inganni sono legittimi.


Per noi questa è un’infamia. Per noi tutti gli uomini meritano rispetto. Le relazioni devono essere regolate sulla base della giustizia. Se la giustizia domina, domina la pace. Rapporti ingiusti non durano, anche se Ahmadinejad non si esprime contro di essi.














Spiegel: In questa lettera al presidente americano (clicca per visionare il documneto) vi è un passaggio sull'11 settembre 2001. Citiamo: "Un'operazione di questo tipo come avrebbe potuto essere pianificata e realizzata senza coordinamento con i servizi segreti e con quelli di sicurezza ovvero se non nel contesto di un'ampia infiltrazione degli stessi?" Nei suoi discorsi vi sono sempre molte insinuazioni. Come mai? La CIA ha dunque dato un contributo affinché Mohammed Atta e gli altri 18 attentatori potessero compiere i loro attentati?













Presidente: No, non ho inteso dire questo. Noi troviamo soltanto che voi dovreste dire chi sono i colpevoli. Voi non dovreste sotto il pretesto dell'11 settembre attaccare militarmente il Medio Oriente. Dovete portare davanti al tribunale i colpevoli. Noi non siamo contrari. Noi condanniamo ogni azione contro uomini innocenti.










Presidente: In questa lettera lei scrive anche che il liberalismo di marca occidentale è fallito. Come mai sostiene questa tesi?













Presidente: Guardate, voi avete mille definizioni per esempio per il problema palestinese ed anche la democrazia viene definita da voi in modo diverso per ogni conio. Se un fenomeno dipende dall'opinione di molti singoli, che possono interpretarlo a loro piacimento, ciò non è sensato, in questo modo non si possono risolvere i problemi mondiali. Vi è bisogno di un'altra strada.


Noi siamo naturalmente dell'opinione che domini la volontà libera del popolo, ma noi abbiamo bisogno di principi durevoli, che tutti accettano - per esempio la giustizia. In questo l'Iran e i popoli europei sono certamente uniti.












Spiegel: Quale ruolo spetta all'Europa nella soluzione del conflitto atomico e che cosa si attende lei dalla Germania?













Presidente: Noi abbiamo da sempre buone relazioni con l'Europa, in particolare con la Germania.


I due popoli si rispettano. Noi siamo interessati alla costruzione di queste relazioni. L'Europa ha fatto tre errori nei confronti del nostro popolo. Il primo fu appoggiare il regime dello Scià. Perciò il nostro popolo è deluso e scontento. Peraltro la Francia per aver ospitato l'imam Komeini ha acquisito una posizione particolare, che più tardi ha di nuovo perso. Il secondo errore fu appoggiare Saddam nella guerra contro di noi. La verità è che il nostro popolo aveva atteso di vedere l'Europa al nostro fianco e non contro di sé. Il terzo errore fu il comportamento nella questione nucleare. L'Europa sarà la grande perdente e non otterrà nulla. Noi non lo vogliamo.





Spiegel: Come procede ora il conflitto fra il mondo occidentale e l'Iran?













Presidente: Noi comprendiamo la logica degli americani. Il trionfo della rivoluzione islamica ha causato loro dei danni, conosciamo molto bene la loro politica imperialista. Ma noi ci stupiamo del fatto, che parecchi Paesi europei siano contro di noi.


Sulla questione nucleare ho inviato un messaggio e ho chiesto perché gli europei ci traducano le parole degli americani.


Voi sapete che le nostre attività hanno una prospettiva pacifica.


Se gli europei stanno dalla parte dell'Iran, questo è nel loro e nel nostro interesse. Ma se essi si pongono contro di noi, ne hanno solo del danno. Gli americani e i sionisti avranno forse dei vantaggi, nessuno gli europei. Il nostro popolo infatti è forte e deciso.


Gli europei sono sul punto di perdere completamente il loro ruolo nel Medio Oriente e in altre regioni del mondo perdono la loro fama.