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  1. #1
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    Exclamation Proposte 2: I Cari Vecchi Temi Per Riaprire Il Dibattito E Ricominciare

    Il fatto è che noi tutti conservatori "puri" ci stiamo dimostrando forse meno combattivi di una volta...

    Dove sono le conversazioni su Reagan? Dove quelle su Goldwater?
    E forse i temi del conservatorismo inglese valgono oggi meno di ieri? Ma ci sarà una rinascita, ne sono certo...
    Come l'anno scorso, vero Salva?


    Quoto Ugo per ripartire secondo le direttive esposte nell'altro post.
    Rispolvero due interventi (in parte ridotti) sull'identità conservatrice per tornare a parlare di politica reale.

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  2. #2
    Dios, Patria, Fueros, Rey
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    Predefinito Per Un Conservatorismo Tradizionale



    E' vero, sapete già tanto del mio pensiero, conoscete quella che per semplificare viene definita la "radicalità" del sottoscritto sebbene l'etichetta in questione mi piaccia ben poco, preferendole di gran lunga la declinazione "decisionista" o "anticonformista".
    Vabbè, sapete che sono un conservatore "tradizionale" di matrice kirkiana, un fervente cattolico antiliberale (direi pure un “carlista”), un filoisareliano di primo pelo, eccetera, eccetera.



    Cosa intendo dire allora? Voglio puntualizzare in termini definitivi qual è l’ “humus” che soggiace al pensiero del sottoscritto e mi preme farlo soprattutto per smarcarmi dalla castrante equazione “conservatore = liberista punto e basta”.

    Sono di certo un difensore del libero mercato, ma non verserò mica fiumi di inchiostro per pontificare la bontà dello sfascio statale né intendo mettermi due bei prosciutti sugli occhi per difendere piuttosto ideologicamente le storture sociali del sistema americano (pro-USA fin nel midollo, ma intellettualmente libero – sempre e in qualsiasi ambito – di denunciarne le scempiaggini).

    Che significa tradotto in soldoni? Vado per immagini che credo siano sufficientemente esplicative. Del conservatorismo newyorkese, dei dollaroni e dei bei grattacieli lindi e cristallini non me ne frega una beneamata cippa. Del conservative quale diretta espressione dell’establishment col cuore a Wall Street me ne impipo con tronfia fierezza. Del managerone che mi viene a consegnare un bel pacco di biglietti verdi nella sede del partito repubblicano, so bene quale sia la sua nobile “affezione” ai destri destini americani.

    Attenzione, non intendo assolutamente canzonare il merito della battaglia liberale e libertaria, chiedo solo che non si confonda con i paradigmi conservatori.

    Chiarisco un aspetto: la mia difesa del libero mercato è giusto un mezzo, una conclusione di priorità altre (politiche e morali) e non già un totem o un fine ultimo, figuriamoci poi quanto possa essere in disaccordo se si intenda perseguirlo con brutale spietatezza turbocapitalista.

    Continuo per immagini per arrivare alla “pars costruens”. L’idea che custodisco nel cuore è quella di un conservatore, tal John Ronald Reuel Tolkien che amava quei meravigliosi scenari sudafricani (di rara potenza evocativa) che fu costretto ad abbandonare per trasferirsi in quell’isola inglese che industrializzata e proletaria com’era gli fece sinceramente schifo. Ma cos’è questa destra che regala la difesa dell’ambiente (cosa c’è di più Conservatore…) a quattro pirla figli del ciarpame “demoproletario”! Ma veramente ci crediamo che stiamo a destra per difendere i portafogli a fisarmonica e l’oligarchia palazzinara e industrialista? Veramente ci fa specie l’agricoltore che brucia il proprio raccolto per non prostituirlo ai quattro denari con cui importiamo le porcate con gli occhi a mandorla?
    Torno alle immagini che mi ero ripromesso di usare: non sono il conservatore della “Grande Mela”, sono quello di Crawford, sono quello dell’America profonda che non esce sui grandi quotidiani di economia e finanza, sono quello israeliano del deserto del Negev, quello vandeano che rispedisce a calci in culo i “profeti” dell’infame rivoluzione francese con le sue meravigliose “conquiste” egualitarie. Sono quello spagnolo che si è recintato un terreno, coltiva quattro campi, alleva due buoi e con la bibbia in una mano e il fucile nell’altra spara contro le minchiate radicali e socialiste difese dalle “brigate internazionali”. Spara per Francisco Franco (non certo per quel tristo psicolabile di Hitler…) e per la Spagna Vera, per la tierra catòlica ch’è sempre stata, quella della terra, della corona, dell’esercito e di Santa Romana Chiesa. Sono quello che si identifica appieno con le romantiche note kirkiane a proposito della cittadina di Beaconsfield (e riferite di riflesso all’Inghilterra tutta): “Ben poco è cambiato qui: le solide case vecchie di quattro secoli, la piccola e pulita locanda, le grandi querce e le tranquille vie sono ancora le stesse dei tempi di Burke, anche se le villette e i nuovi sobborghi urbani di Londra affondano già i propri denti in Buckinghamshire e le piccole industrie stanno invadendo le città della zona. […] Ma la città vecchia di Beaconsfield è soltanto un’isola dell’antica Inghilterra nel mare industriale e proletario dell’umanità”.

    Per farla breve: non sono certo un collo torto verso le “irripetibili” anticaglie d’un tempo (sarei un deprimente reazionario e non già un propositivo conservatore), ma nemmeno il fasullo conservative del “big business” senz’anima. Sono quello che, parafrasando ancora Kirk, ripudia qualsiasi forma di ideologia in quanto “religione capovolta” che alimenta fanatismi politici e costruzioni utopistiche. Per il sottoscritto c’è da ripartire da milionate di battaglie tese a riaffermare quel “diritto naturale” stuprato allo stesso modo da laicismi col K, progressismi a buon mercato e turbocapitalismi dimentichi delle più strazianti urla d’aiuto. C’è da ripartire dalla “buona battaglia” contro l’aborto, l’eutanasia, l’eugenetica proposta da lorsignori scienziati della perversione, dalla difesa dell’istituto familiare T-R-A-D-I-Z-I-O-N-A-L-E traviato da squallide “opzioni alternative”.


    Italianhawk

  3. #3
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    Predefinito Per Un Conservatorismo Tradizionale 2

    ...

    Vogliamo parlare al contrario di forzitalioti, nipotini di Koll, e lacchè filo-chiracchiani? Certo, ma per piacere, non me li appiccicate a destra. Non me li fate trovare tra i balocchi conservatori che più amo: quelli sono giocattoli a cui piace stare al Centro, che strizzano l'occhietto a quello scudocrociato che detesto con onorevole disprezzo. E' inutile, non guarirò mai: non ce la faccio a digerire forzatamente sbiaditi gollisti (qualcuno mi spieghi cosa significhi proclamarsi tali...) e scialbi mezzibusti dorotei e dossettiani. Nel "panini" del sottoscritto ci troverete figurine parecchio scomode e proprio per questo indiscutibilmente destre e ben lontane da quel viscido "politically correct" che avverso con fierezza: Edmund Burke, Ronald Reagan, Francisco Franco, Augusto Pinochet, Ariel Sharon, Barry Goldwater, Plinio Correa de Oliveira, George W. Bush (e chissà quanti ne dimentico).

    ...

    Sono un convinto antiabortista, rigetto l'eutanasia e le devastanti inclinazioni anti-proibizionistiche per ciò che attiene al contrasto del fenomeno delle tossicodipendenze. Non intendo derogare per via legislativa (ergo coattiva) al naturale ordine delle cose in termini di coppie "alternative", apro con dovuta misurazione alla pena capitale, detesto quel coacervo di dittatorelli chiamato "Nazioni Unite", aborro i sindacati, auspico una radicale revisione dello stato sociale, disprezzo l'assistenzialismo "di Stato" e l'egualitarismo peloso che mortifica l' "aristocrazia dei migliori" salvaguardando ad ogni costo inetti e parassiti.
    Trovo patetica quella stucchevole eurofilia venduta a pacchi da cento da un bel pò di scranni parlamentari (troppi). Predico la "tolleranza zero", la rigorosa regolamentazione dei flussi immigratori, l'estensione del carcere duro, l'assoluta certezza della pena che non abdichi a sconti di sorta.
    Mi fa specie l' "accanimento diplomatico" e - si può dire senza nauseanti giretti di parole? - sì, sono un fiero militarista (nb. "individuo che nutre stima e considerazione nei confronti degli operatori di Difesa": suona più politically correct ma il tizio in questione non è forse un "militarista"?) che si batterà sempre per il raddoppiamento dei miseri fondi destinati attualmente a forze armate e corpi di polizia.
    Farei entrare non più tardi di domani Tel Aviv all'interno dell'UE; sbarro risolutamente la strada ad Ankara; sento un texano molto più vicino di un tracotante parigino.


    Italianhawk

  4. #4
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    Una domanda: come fai ad essere nello stesso tempo fervente antiliberale e filoisraeliano/americano?

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Celtic
    Una domanda: come fai ad essere nello stesso tempo fervente antiliberale e filoisraeliano/americano?
    La risposta sarebbe lunghissima Celtic. Pensa solo al fatto che la destra americana non è certo un blocco monolitico ma vive di un' enorme pluralità di anime. Bene, io sarei un "vecchio conservatore", un paleocon, un tradizionalista. Filo-americano o filo-isaraeliano sono espressioni che utilizzo solo per semplificare. Molto banalmente.

    Saluti

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Italianhawk83
    La risposta sarebbe lunghissima Celtic. Pensa solo al fatto che la destra americana non è certo un blocco monolitico ma vive di un' enorme pluralità di anime. Bene, io sarei un "vecchio conservatore", un paleocon, un tradizionalista. Filo-americano o filo-isaraeliano sono espressioni che utilizzo solo per semplificare. Molto banalmente.

    Saluti
    Volevo chiederti due cose: volevo chiarimenti su quali sono gli esponenti paleocon nella politica americana odierna (o anche nelle altre Nazioni); e soprattutto vorrei sapere chi è Kirk, che ho visto che hai citato spesso. A quanto ho capito, è un importante esponente della "filosofia" paleocon, probabilmente britannico (a quanto suppongo dalle poche bellissime righe che hai citato...). Grazie
    Andrea I Nemesis
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  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Andrea I Nemesi
    Volevo chiederti due cose: volevo chiarimenti su quali sono gli esponenti paleocon nella politica americana odierna (o anche nelle altre Nazioni); e soprattutto vorrei sapere chi è Kirk, che ho visto che hai citato spesso. A quanto ho capito, è un importante esponente della "filosofia" paleocon, probabilmente britannico (a quanto suppongo dalle poche bellissime righe che hai citato...). Grazie
    Caro Andrea,
    conoscere Russell Amos Kirk è fondamentale per la formazione culturale di un conservatore. E' il Grande Padre del conservatorismo tradizionalista Usa, e se oggi fosse in vita, sarebbe il rivale più acceso di quella caricatura politica che risponde al nome di neoconservatorismo.

    Ecco un'ottima presentazione a firma di Marco Respinti.
    Buona lettura


    Russell Amos Kirk

    1. Dall’agnosticismo al diritto naturale
    Russell Amos Kirk nasce a Plymouth, nello Stato del Michigan, nel Settentrione degli Stati Uniti d’America, il 19 ottobre 1918, da una famiglia di origini puritane i cui antenati provenivano dalla Scozia. Privo in gioventù di una religiosità positiva, nell’ambiente familiare viene educato a una moralità naturale, tipica della provincia nordamericana. Dal 1936 al 1940 frequenta il Michigan State College of Agriculture and Applied Science di East Lansing, diplomandosi in Storia. Dal 1940 al 1941 studia alla Duke University, di Durham, nel North Carolina, conseguendo il titolo di master of Arts sempre in Storia. La tesi dedicata allo "statista-piantatore" della Virginia John Randolph (1773-1833) viene pubblicata nel 1951 con il titolo Randolph of Roanoke: A Study in Conservative Thought: è la prima opera di Kirk. Nel dicembre del 1941 entra nell’esercito e presta servizio militare fino al 1945. Nel desolato deserto di sale dello Stato dello Utah, dov’è dislocato, si dedica allo studio della filosofia stoica classica. Kirk affina così la propria sensibilità conservatrice, abbandonando le prime infatuazioni libertarian e conquistando un concetto di libertà inteso soprattutto in senso morale, come trionfo sulle passioni disordinate. Così passa a concepire anche l’ordine e l’autorità come condizioni dell’autentica libertà personale.

    2. Al cuore della rinascita conservatrice statunitense
    Lo studioso si dedica quindi all’attività della ricerca e della produzione culturali — si definisce un "uomo di lettere" indipendente —, divenendo ben presto uno degli autori più influenti e rispettati della cultura antiprogressista nordamericana. Dopo una disputa con i colleghi sugli standard accademici lascia l’incarico di assistente alla cattedra di storia della Civiltà al Michigan State College, ricoperto dal 1946 al 1953. Dal 1948 al 1952 studia per il dottorato in lettere presso l’antica università scozzese di St. Andrews, che, nel 1954, farà oggetto di un’opera. Pubblicata in versione rielaborata nel 1953, la tesi, The Conservative Mind: From Burke to Santayana — poi From Burke to Eliot — diviene un testo fondamentale della rinascita culturale conservatrice angloamericana.
    Nel villaggio dei taglialegna di Mecosta, fondato da un suo avo nel Michigan centrale, Kirk abita la casa dei bisnonni e trasforma un vecchio edificio in una biblioteca ricchissima: Piety Hill diviene così meta di studenti e di studiosi, nonché sede di seminari residenziali. Rifuggendo il mondo caotico delle grandi città industriali per "tornare alle radici" — familiari e culturali —, lo studioso costruisce una comunità umana stabile — alternativa alla "mobilità" tipica di parte della società nordamericana —, il cui perno è la sua famiglia: nel 1964 sposa Annette Yvonne Cecile Courtemanche — attiva nel mondo cattolico e conservatore della Costa Orientale, che nel 1981 è nominata alla National Commission on Excellence in Education dal presidente Ronald Wilson Reagan —, dalla quale ha quattro figlie. Conoscenti, "spiriti magni" del conservatorismo angloamericano, visitatori europei o profughi di diversi paesi — dal Vietnam all’Etiopia dei regimi socialcomunisti — e pure un vagabondo trovano ospitalità presso i Kirk, spesso per anni.

    3. Conversione al cattolicesimo e riscoperta di Edmund Burke
    Il 1964 è anche l’anno del battesimo e dell’ingresso nella Chiesa cattolica. Sempre estraneo a tematiche professioni di ateismo, anche se in scritti giovanili la difesa del patrimonio culturale e spirituale dell’Occidente si alterna a critiche al cristianesimo — evidentemente contraddittorie —, lo studioso esce progressivamente da questa confusione grazie allo studio ma, soprattutto, alla frequentazione di persone e di personalità che ne influenzano la ricerca spirituale fino a determinarne la conversione.
    Nel panorama assolutamente non monolitico del conservatorismo statunitense — più un network che una "scuola" —, Kirk diviene uno degli interpreti più coscienti, seri e fecondi del filone definito "tradizionalista", e fra i "tradizionalisti" enfatizza particolarmente il pensiero di Edmund Burke (1729-1797), primo critico della Rivoluzione francese, fondatore del conservatorismo anglosassone, nonché difensore della "libertà ordinata", della Cristianità e del diritto naturale secondo la concezione classica e cristiana. In The Conservative Mind Kirk descrive la bisecolare eredità filosofica burkeana presente nel mondo anglosassone e la propone al rinascente, ma acerbo, mondo della destra nordamericana contemporanea in un momento in cui molti sanno cosa non volere — il radicalismo, il progressismo e le ideologie di sinistra —, ma pochi possiedono una visione del mondo organicamente e positivamente alternativa. La rinascita burkeana degli anni 1950 — la riscoperta del diritto naturale e l’opposizione cosciente al relativismo, all’ideologismo e alle ideocrazie frutto del 1789 "francese" — ha in Kirk un protagonista e un promotore. E Burke — emblema di un patrimonio culturale e religioso plurisecolare — ricompone in un’unità le sparse membra della destra statunitense favorendo l’elaborazione di un pensiero contemporaneo non moderno.
    Se il movimento conservatore nordamericano contemporaneo non coincide perfettamente con l’opera kirkiana, ne viene però animato in maniera intensa e duratura: lo testimoniano le trenta opere pubblicate in vita; le centinaia di saggi, di articoli e di recensioni; nonché le decine di simposi e di conferenze non solo in ambito anglosassone — Kirk è più volte anche in Italia —, come le serie svolte presso The Heritage Foundation di Washington e poi raccolte in The Politics of Prudence del 1993 e in Redeeming the Time, uscito postumo nel 1996.

    4. Il "conservatorismo tradizionalista"
    Lo studioso si occupa di storia, di critica sociale, di letteratura e di filosofia politica, ma pubblica anche racconti surreali, ghost story, favole e thriller più o meno "metafisici", nonché storie nate da esperienze di viaggio in America, in Europa e in Africa. Ma, pur intervenendo su diversi aspetti del dibattito culturale del suo paese, la produzione kirkiana si caratterizza come una ricerca nella storia delle idee nella prospettiva delle "realtà permanenti", formula con cui il poeta anglicano angloamericano Thomas Stearns Eliot (1888-1965) — amico e maestro di Kirk — indica la Philosophia perennis, i Novissimi e la Verità incarnata in Cristo. A Program for Conservatives, del 1954; Beyond the Dreams of Avarice: Essays of a Social Critic, del 1956; The Intemperate Professor, and Other Cultural Splenetics, del 1965; ed Enemies of the Permanent Things: Observations of Abnormity in Literature and Politics, del 1969, sono opere importantissime. Edmund Burke: A Genius Reconsidered, del 1967, ed Eliot and His Age: T. S. Eliot’s Moral Imagination in the Twentieth Century, del 1971, si pongono come le biografie intellettuali "dell’alfa e dell’omega" della forma mentis conservatrice, che lo studioso nordamericano insegue e descrive lungo le due sponde atlantiche del mondo culturale anglosassone. Le radici dell’ordine americano. La tradizione europea nei valori del Nuovo Mondo, del 1974 — l’unica opera tradotta in italiano —, The Conservative Constitution, del 1990, e America’s British Culture, del 1993, dipingono un grandioso affresco delle origini prossime e remote della nazione americana nonché della sua cultura, secondo linee interpretative del tutto antitetiche rispetto a quelle correnti, marcate da preconcetti illuministici e progressisti. E in queste opere trova adeguata illustrazione la Grande Tradizione occidentale — il patrimonio giuridico, letterario, metafisico e filosofico-politico classico, il monoteismo ebraico e il cristianesimo — che, già cuore dell’approccio burkeano alla storia, anima il "tradizionalismo" conservatore anglosassone.
    Negli stessi volumi, inoltre, Kirk offre elementi di ricostruzione storica e di valutazione delle differenze fra la Guerra d’Indipendenza nordamericana (1775-1782) — erroneamente indicata nel linguaggio corrente come "Rivoluzione americana" — e — secondo l’espressione di Burke — la "Rivoluzione in Francia", la Rivoluzione del 1789, descrivendo la prima come sostanzialmente conservatrice e non animata dallo spirito anticristiano e sovversivo che, invece, caratterizza la seconda.
    Contro le pedagogie progressiste Kirk scrive Academic Freedom: An Essay in Definition, del 1955, e Decadence and Renewal in Higher Learning: An Episodic History of American University and College since 1953, del 1978. Del 1989 è il manuale scolastico Economics: Work and Prosperity.
    Collaboratore di periodici americani ed esteri, sul quindicinale National Review — dal primo numero nel novembre del 1955 fino al dicembre del 1980 — tiene la rubrica From the Academy, dedicata all’educazione. Nel 1957 fonda il trimestrale Modern Age — oggi il più importante periodico del conservatorismo culturale nordamericano —, cedendone ad altri la direzione due anni dopo; nel 1960 assume la direzione della fondazione The Educational Reviewer e in questa veste fonda e dirige il trimestrale The University Bookman, oggi diretto dalla moglie e dal genero Jeffrey O. Nelson; e dal 1962 al 1976 firma la rubrica periodica To the Point.
    Dal 1988 dirige la collana The Library of Conservative Thought dell’editore Transaction, di New Brunswick nel New Jersey, pubblicando molti volumi di autori classici e opere nuove.
    Senza mai assumere cariche politiche ufficiali, sostiene le candidature presidenziali di Robert A. Taft (1889-1953) — nel 1967 firma, con James McClellan, The Political Principles of Robert A. Taft —, di Barry M. Goldwater e di Reagan; è consigliere episodico di diversi presidenti statunitensi; e nel 1992 è presidente onorario della campagna elettorale di Patrick J. Buchanan — che esplicitamente si richiama alla dottrina sociale della Chiesa cattolica — per le elezioni primarie dello Stato del Michigan.
    Kirk muore il 29 aprile 1994, indirizzando uno dei suoi ultimi pensieri a Papa Giovanni Paolo II. Da allora la sua eredità culturale viene coordinata da The Russell Kirk Center for Cultural Renewal, diretto dalla moglie Annette. Nel 1995 esce l’autobiografia postuma The Sword of Imagination: Memoirs of a Half-Century of Literary Conflict; le sue opere principali sono continuamente in edizione.

    5. Un maestro
    Interprete maggiore della tradizione anglosassone anti-illuministica e antiprogressista, lo studioso statunitense ha cercato di vivere in prima persona le idee e i princìpi d’ordine, di continuità e di devozione verso il passato per la costruzione di un futuro non utopistico, ma davvero a misura di uomo e possibilmente secondo il piano di Dio, la cui apologia trova spazio nelle tante pagine che egli ha vergato nel corso dei decenni. Ha cioè praticato quel conservatorismo tradizionalista di cui egli stesso è divenuto l’emblema, vivendolo oltre che scrivendone e inseguendone appassionatamente e minuziosamente tratti e tracce presso mille personaggi e in momenti storici diversi: questo è il lascito più significativo di Kirk, un uomo che — come pochi, anche fra i "buoni autori" — ha cercato innanzitutto di ridurre al minimo lo iato fra vita, cultura e — una volta avutala in dono — fede.



    --------------------------------------------------------------------------
    Per approfondire: dell’autore in italiano vedi l’opuscolo Stati Uniti e Francia: due rivoluzioni a confronto, trad. it., a mia cura e con un’introduzione di Mario Marcolla, Edizioni Centro Grafico Stampa, Bergamo 1995, e Le radici dell’ordine americano. La tradizione europea nei valori del Nuovo Mondo, con un epilogo di Frank Shakespeare Jr., trad. it., a cura e con introduzione mie, Mondadori, Milano 1996; nonché le interviste Le due anime dell’America, a cura di Marco Invernizzi, in Cristianità, anno XVII, n. 170, giugno 1989, pp. 9-11; Il pensiero conservatore americano, a mia cura, in Studi cattolici, anno XXXV, n. 368, ottobre 1991, pp. 699-702; e Dove vanno gli Stati Uniti? La politica estera nordamericana e il "Nuovo Ordine Mondiale", a mia cura, in Cristianità, anno XIX, n. 195-196, luglio-agosto 1991, pp. 12-16. Vedi elementi critici e interpretativi nel mio La figura e il pensiero di Russell Kirk, in AA. VV., "A voi il tempo, a noi l’eternità". Letterati e pensatori della controrivoluzione. Atti del Convegno Tradizionalista di Civitella del Tronto 1997, Controrivoluzione, Borgo San Lorenzo (Firenze) 1997, pp. 98-116.

  8. #8
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    Grazie, Italianhawk. Domani avrò tempo per leggere l'articolo, adesso vado di fretta putroppo.
    Andrea I Nemesis
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  9. #9
    roberto m
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    molte cose che hai scritto sono giuste Italianhawks: personalmente in qualità di italiano sento che i miei interessi sono in Europa e in occidente e che dobbiamo aiutare i paesi musulmani moderati come la Turchia che ha un enorme potenziale, a compiere quel passo in avanti che è l'unica soluzione per isolare l'integralismo islamico: isolare la Turchia farebbe il gioco dei terroristi e dei fanatici. Quindi una politica italiana o meglio europea verso lo sviluppo del bacino mediterraneo. per il resto che hai detto sarei pronto a sottoscrivere anche se come al solito gli USA sanno fare bene le guerre ma gestire male il dopoguerra e in Irak come in Afghanistan una soluzione politica in senso monarchico e tradizionale sarebbero stati secondo me molto più fruttuosi dei governi filo USA attuali

  10. #10
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    "Libero" di oggi: segnalo un ottimo approfondimento su Franco e Falange firmato da Marcello Veneziani. Un'ulteriore prova - se ce ne fosse bisogno - del fatto che il caudillo resti un punto di riferimento imprescindibile nel pantheon conservatore.

 

 
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