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    Dalla Commissione Finanze al Ministero per le Politiche comunitarie


    [mid]http://www.costozero.com/midi_files/midi/rock/beatles/dmycar.mid[/mid]

    Comunicato del presidente della Commissione Finanze Camera dei Deputati on. Giorgio La Malfa

    La Commissione finanze ha concluso nella giornata odierna l'esame degli emendamenti riferiti al disegno di legge collegato in materia fiscale.

    Nel corso dell'esame sono state introdotte, anche con il voto favorevole dei gruppi di opposizione, talune significative modifiche volte in particolare ad introdurre, nell'ambito dei criteri in funzione dei quali articolare le deduzioni, nuovi valori quali il particolare riferimento al numero dei figli, degli anziani e dei soggetti portatori di handicap, la cultura, l'assistenza all'infanzia negli asili nido e l'attività svolta nel campo sociale, culturale e scientifico.

    Sempre con riferimento all'articolo 3, recante la nuova imposta sul reddito, un emendamento del relatore di particolare rilevanza e da tutti condiviso, ha chiarito come la trasformazione delle detrazioni in deduzioni debba concentrarsi in particolare sui redditi bassi e medi, ciò al fine di meglio garantire la progressività dell'imposta e di rendere il nuovo livello di imposizione particolarmente favorevole per le categorie meno abbienti. Un ulteriore emendamento del relatore ha specificato come il nuovo regime debba risultare sempre più favorevole od uguale, e mai peggiore del precedente, con particolare riferimento anche agli interventi di natura assistenziale e sociale, fugando in tal modo le preoccupazioni sollevate dall'opposizione in ordine al rischio di un generale abbassamento dei livelli di tutela sociale.

    Ancora nell'ambito dell'articolo 3, è stato accolto con una riformulazione un emendamento (Cento 3.3) presentato dal gruppo dei Verdi volto a introdurre un regime differenziato di favore fiscale per il risparmio affidato ai fondi etici , nonché alcuni emendamenti presentati dai gruppi sia di maggioranza che di opposizione volti alla revisione della disciplina dei redditi da rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, disponendo per gli stessi l'attrazione dell'ambito dei redditi di lavoro autonomo qualora conseguiti da artisti e professionisti di qualsiasi tipo.

    Relativamente all'articolo 4, si segnala come siano stati approvati taluni emendamenti volti, tra l'altro, a garantire l'effettiva imposizione sui redditi derivanti da plusvalenze e dividendi concernenti partecipazioni in società residenti in paesi a fiscalità privilegiata, nonché una proposta emendativa diretta alla semplificazione e forfettizzazione, in rapporto ai ricavi dichiarati, dei costi e delle spese aventi una limitata deducibilità fiscale, come quelle per le auto e i telefonini aziendali.

    Con riferimento ai restanti articoli del testo si segnala come la Commissione abbia introdotto una organica e compiuta definizione dei criteri direttivi che dovranno presiedere la riforma dell'IVA e quella dell'imposizione sui servizi; nell'ambito di quest'ultima è stata peraltro inserita, con il consenso unanime della Commissione, una previsione volta all'introduzione di un sistema di tassazione dei trasferimento dei diritti immobiliari che ne favorisca la circolazione, con particolare riferimento agli immobili destinati ad abitazione principale.

    Nell'ambito dalla riforma dell'accisa è stato altresì approvato un emendamento del relatore, che recepisce talune istanze manifestate dai gruppi di ispirazione ambientalista, diretto a orientare il legislatore delegato verso il fine di agevolare un uso ecologicamente più compatibile dei prodotti energetici.

    Quanto all'articolo 8, la Commissione ha approvato un emendamento del relatore che oltre ad una migliore formulazione del testo, pone l'accento sulla necessità di una incisiva semplificazione della base imponibile dell'IRAP, dalla quale, oltre al costo del lavoro, potranno essere esclusi ulteriori costi individuati dal Governo.

    Da ultimo si segnala come la Commissione abbia provveduto a modificare l'articolo 10 del testo al fine di prevedere l'espressione dei pareri sui singoli schemi di decreto legislativo da parte delle commissioni permanenti dei due rami del Parlamento, demandando invece ad una Commissione bicamerale ad hoc esclusivamente il parere sullo schema di decreto legislativo recante il codice fiscale di cui all'articolo 2 del disegno di legge.

    Roma 19 Marzo 2002
    °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
    tratto dal sito web
    www.pri.it

  2. #2
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    La composizione del Comitato per le Privatizzazioni

    Il Prof. Riccardo Gallo, docente di Economia industriale alla Luiss, componente della Direzione Nazionale del Pri e responsabile del Programma è stato chiamato a far parte del nuovo Comitato per le Privatizzazioni che sarà presieduto dal direttore generale del Tesoro, Domenico Siniscalco. Gli altri componenti sono: il prof. Francesco Galgano docente di Diritto civile all'Università di Bologna, Guido Tabellini professore di Economia politica alla Bocconi, William Megginson, americano che insegna all'Università dell'Oklahoma.
    ---------------------
    tratto dal sito web
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  3. #3
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    Predefinito da Agenzia RADIOCOR del 08-04-2002

    4/8/2002 - 13:03

    Consob: La Malfa, preoccupa il quadro europeo


    Radiocor Milano, 08 apr - ''L'aspetto piu' preoccupante,
    e concordo con Spaventa, e' il quadro europeo che e'
    totalmente fermo''. E' il commento del presidente della
    commissione Finanze della Camera, Giorgio La Malfa, alla
    relazione annuale Consob del presidente Luigi Spaventa. La
    Malfa ha sottolineato la delicatezza del tema vigilanza: ''I
    due temi sono: come riorganizzare in Italia e cosa dare in
    Europa. La difficolta' e' passare dall'Europa come sogno ad
    un'Europa come sistema che unifichi i mercati finanziari
    . Su
    entrambi i temi l'autorita' di vigilanza nazionale, e mi
    riferisco alle banche, puo' vedere con preoccupazione
    limitati i suoi poteri''.
    Lan-cv-

  4. #4
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    tratto da IL MATTINO
    dell’ 11 aprile 2002
    --------------------------------

    La Malfa: «Un rischio
    tutti quei poteri ai sindaci»


    di MYRTA MERLINO

    Giorgio La Malfa
    , presidente della commissione Finanze della Camera, tira il freno sul decreto di proroga dei provvedimenti sul sommerso e sullo scudo fiscale.

    Eppure presidente lei ha annunciato entro oggi il via libera della commissione; cosa è successo?

    «Ieri abbiamo avuto una serie di audizioni con le forze sociali, che hanno gettato sul tappeto dubbi e perplessità crescenti».

    L’idea era quella di sentire anche i rappresentanti delle Regioni, Campania in testa?

    «Esattamente, dopo avere ricevuto una lettera di Bassolino che sollecitava un diretto coinvolgimento dell’amministrazione da lui presieduta, ci è parso giusto e corretto convocare in tempi brevi sia lui sia gli altri presidenti di Regione, coinvolti nel fenomeno sommerso. Ma purtroppo non siamo riusciti ad incontrarli».
    Perché?
    «Da Napoli sono arrivate notizie diverse, qualcuno ha parlato di un consiglio regionale a cui il presidente non poteva mancare; qualcun altro della commemorazione di un sindacalista, fatto sta che la Campania non si è presentata in audizione, come le altre Regioni. Questo ci è molto spiaciuto, perché avremmo voluto registrare le osservazioni delle Regioni in modo da raffinare o modificare le proposte esistenti».

    Ma la audizione si è svolta ugualmente?

    «Sì, con le parti sociali, abbiamo sentito sindacati, Confindustria, Confartigianato e Confcommercio».

    A quali conclusioni siete arrivati?

    «Il sindacato ha chiesto un suo maggiore coinvolgimento nel processo di emersione. Una richiesta lecita, che però rischia di rallentare ulteriormente l’emersione».

    E la Confindustria?

    «La Confindustria si è schierata su posizioni opposte ed ha addirittura bocciato il piano anti sommerso come non sufficiente e poco coraggioso».
    E sul ruolo del sindaco, da molti considerato esagerato e fuori dalle regole...
    «È un’idea, un’idea innovativa e moderna, ma certo contiene in sé una dose di rischio che va valutata e circoscritta. Che, direi, è una buona idea da raffinare».

    °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
    NUVOLAROSSA website

  5. #5
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    Confindustria/Pri: bene che premier recepisca sue richieste

    ''Consideriamo molto positivo che il presidente del Consiglio, nel suo intervento, abbia recepito le richieste del mondo dell'impresa e riteniamo le sue parole impegnative perché l'Esecutivo assuma una direzione chiara ed incisiva per realizzare nel minor tempo possibile i programmi che ha predisposto sul fronte delle privatizzazioni e della ricerca scientifica per una maggiore competitività del sistema''. Lo afferma in una nota la segreteria del Pri. ''Dalla relazione del presidente di Confindustria - si legge nella nota - proviene un forte invito al Governo ad accelerare il terreno delle riforme, in particolare quelle riguardanti fisco, previdenza e liberalizzazione dei mercati, tanto più' necessarie a fronte di una congiuntura economica non particolarmente entusiasmante''.

    Roma, 23 maggio 2002 (ANSA)

  6. #6
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    Predefinito dal CORRIERE DELLA SERA del 05 giugno 2002

    Il presidente della commissione Finanze della Camera è critico sul piano di sostegno

    La Malfa: le banche vogliono salvarsi spogliando il Lingotto

    MILANO

    «Sul piano Fiat ho il sospetto che le banche vogliano difendere se stesse e che Bankitalia, in un certo senso, le "copra", non nell'interesse generale ma in quello degli istituti di credito. Mi auguro non sia così, ma...». Giorgio La Malfa, presidente della Commissione finanze della Camera, spende toni preoccupati sulla crisi del gruppo torinese e sul progetto di riassetto. Teme che l'esito finale possa essere «lo spolpamento del Lingotto, con Italenergia destinata ai francesi» e il passaggio «definitivo dell'auto alla General Motors, un grave danno per l'economia nazionale». Le banche hanno sempre difeso se stesse negli interventi di ristrutturazione...

    «In questo caso la situazione è diversa. Gli istituti di credito non mettono a disposizione nuove risorse né sembrano avere intenzione di trasformare crediti in capitale per quanto loro possibile. Sembra che, dopo essere stati per tanto tempo sulla barca in silenzio, stiano tentando di scenderne punto e basta. Tanto la via di uscita è già pronta: il put con il quale Fiat può cedere l'auto a Gm e il put forzato per farle cedere Italenergia. Eh no, dico io, non può andare così. Pensiamo davvero che in un momento in cui la Corte europea mette in discussione la golden share , si possa difendere il sistema Italia con quelli che Enrico Cuccia avrebbe chiamato "papocchietti"? Se le banche hanno sbagliato paghino».

    In che modo?

    «In passato, gli istituti sono intervenuti mettendo mezzi freschi, trasformando crediti in capitale, facendo operazioni di write-off , di cancellazione del debito. Qui mi sembra, invece, che le banche cerchino solo di portare a casa i propri soldi con il benestare di Bankitalia, anche se necessario con lo spolpamento del gruppo. C'è un palese caso di conflitto fra gli interessi dei gruppi creditizi e l'interesse nazionale. Come si fa a non immaginare quale grave danno sarebbe per la nostra economia se il settore auto e l'energia passassero definitivamente in altre mani? Quando Gm deciderà di razionalizzare in Europa, secondo lei chi avrà la meglio fra Germania (dove il gruppo controlla Opel, ndr ) e Italia nel difendere i posti di lavoro?».

    Suoi interventi sul piano Fiat sono stati letti come vicini a Mediobanca, istituto che lei conosce bene...
    «Una lettura che non mi stupisce ma che non corrisponde al vero. Ho appreso dai giornali di un ipotetico piano Mediobanca. Su di esso si è detto di tutto. Secondo alcuni articoli, Vincenzo Maranghi (amministratore delegato della banca d'affari milanese, ndr ) avrebbe studiato un progetto per spossessare gli Agnelli. Ma si rende conto? Mediobanca è stata sempre indicata come il bastone di sostegno del capitalismo familiare italiano e oggi Maranghi, cresciuto alla scuola di Cuccia, sarebbe pronto a sovvertire la tradizione, a capovolgere l'anima di Mediobanca facendo il contrario? Le sembra verosimile?».

    Secondo lei come stanno le cose, invece?

    «Le ripeto, non so nemmeno se un piano esista davvero. Ma sono certo che un progetto targato Mediobanca rientrerebbe nelle tradizioni, nella scuola di Cuccia: sosterrebbe la famiglia, manterrebbe il controllo dell'auto in Italia attorno agli Agnelli».
    E’ tornato l’Avvocato, nei prossimi giorni ci dovrebbe essere un gran consiglio di famiglia. Cosa si aspetta?
    «Mi auguro che l'Avvocato, di cui ho appreso con piacere il ritorno in Italia, confermi il suo orientamento di sempre e, cioè, che Agnelli vuol dire auto, coerente con il fatto che nel Parlamento italiano vi sono stati quattro senatori Agnelli. E mi auguro che attorno alla famiglia, che deve restare al centro dell'azionariato, si possa organizzare la ripresa della Fiat che, per come la conosco, ha tutte le possibilità di farcela».

    Sergio Bocconi

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    Predefinito dal SOLE 24 ORE del 05 giugno 2002

    Intervento dell'On.le Giorgio La Malfa

    Vorrei porre alcuni interrogativi sul caso FIAT dopo il recente annuncio di un “piano” di interventi concordati con alcune delle maggiori banche creditrici italiane. Lo faccio con molta prudenza perché essendo, sia la FIAT che le banche, sotto la lente di molti osservatori, anche i dubbi e gli interrogativi possono dar luogo a riflessi negativi di cui certo, in questo momento, non si sente il bisogno. Nello stesso tempo, però, la FIAT è praticamente la sola impresa privata italiana di dimensioni internazionali; l’industria automobilistica è una componente essenziale del panorama industriale del nostro paese; da essa dipendono direttamente o indirettamente circa un milione di posti di lavoro; da una crisi della FIAT verrebbero colpite l’economia dell’intera regione Piemonte e lo sviluppo di almeno due regioni del Mezzogiorno. Insomma, la sorte della FIAT è un problema di interesse nazionale di cui si ha il dovere di occuparsi ed il diritto di conoscerne i termini esatti.
    Ecco dunque, fatta questa premessa necessaria, 4 gruppi di domande sollecitate dalle recenti vicende del gruppo:

    1. Quale è la decisione che è stata presa per il futuro di FIAT Auto? Sappiamo che esiste un contratto che consente alla FIAT di cedere il settore dell’auto alla General Motors. Il management dell’azienda e soprattutto l’avvocato Agnelli hanno sempre detto che si tratta di un’opportunità di cui il gruppo non intenderebbe avvalersi. Personalmente ritengo che questo sia giusto dal punto di vista dell’interesse nazionale poiché una cessione del settore porterebbe molto probabilmente al ridimensionamento della produzione automobilistica in Italia, con le gravi conseguenze negative cui ho accennato sopra. Ma è effettivamente questa la posizione, anche alla luce delle dichiarazioni assai caute su questo punto del dottor Umberto Agnelli nel corso dell’assemblea dell’IFI? Ma se la decisione è di non cedere il settore auto, è possibile immaginare una collaborazione con la General Motors o con altra casa automobilistica che preservi il marchio FIAT e le produzioni italiane?
    Temo che la posizione del management e delle banche assise attorno al capezzale della FIAT possa essere piuttosto rinunciataria: possa essere quella, cioè, di fare un tentativo di procedere nell’autonomia salvo la possibilità di riversare il tutto alla General Motors. Se così fosse, e mi auguro non sia, si rischierebbe di perdere soltanto del tempo prezioso che dovrebbe essere impiegato nella definizione di una vera strategia per l’azienda.

    2. Che pasticcio c’è sotto la decisione su Italenergia? Quando venne lanciata l’OPA su Montedison da FIAT e EDF venne espressa la preoccupazione che la FIAT fosse un semplice intermediario di una vendita al monopolio pubblico francese. La tesi venne respinta con sdegno e venne affermato che la FIAT sarebbe restata il gestore industriale ed avrebbe limitato la partecipazione EDF ad un aspetto finanziario. Oggi la FIAT sarebbe – si dice – costretta dall’accordo a cedere una parte delle proprie quote alle banche. Ma le banche diventeranno azionisti stabili di Montedison oppure cederanno le quote a EDF? Nell’un caso o nell’altro, non è chi non veda che si è fatto nei mesi scorsi un grave pasticcio.

    3. In che senso il piano messo a punto dalla FIAT e dalle banche aiuterà l’azienda? A parte il rilievo del 51% delle attività finanziarie di FIAT Auto, che ne riduce l’esposizione debitoria, le banche non apportano nuovi mezzi. Vale la pena di ricordare che nel novembre scorso, quando venne presentato un precedente “piano”, affluirono alla FIAT 3 miliardi di euro – 1 come aumento di capitale, 2 come gettito di un prestito obbligazionario convertibile. Nel 2001 le perdite della società sono state pari a 1,4 miliardi di euro; nel primo trimestre del 2002, il margine operativo lordo è risultato negativo per oltre 400 milioni di euro. A questo ritmo, a che servono gli interventi delle banche, se non ad alleggerire la posizione delle banche stesse dal punto di vista dei cosiddetti ratios? Dunque la domanda diviene: siamo di fronte a un piano di sostegno della FIAT o a un piano delle banche di limitare i riflessi della crisi FIAT sui loro bilanci?

    4. Ed infine vi è una domanda molto delicata. Nel comunicato della FIAT e delle banche si leggeva che la Banca d’Italia era stata “preventivamente e costantemente tenuta al corrente dell’operazione.” Ieri, nelle sue considerazioni finali, il Governatore ha scritto, con trasparente riferimento al caso FIAT, che “le attuali vicende sono da noi costantemente seguite con attenzione agli interessi generali.” Poiché la situazione FIAT è difficile da molto tempo ed alcune banche vi si trovano impegnate in misura massiccia, sorge il dubbio che nell’azione di Vigilanza vi siano stati dei seri ritardi e che ora la Banca d’Italia sia costretta a correre ai ripari e soprattutto a coprire con la propria autorità le scelte delle banche. Ma questa non è o non dovrebbe essere la funzione di Via Nazionale.
    Questi sono dunque alcuni degli interrogativi che sorgono dalle recenti vicende FIAT. Mi auguro che ad essi possa essere data una risposta convincente.

    Giorgio La Malfa

  8. #8
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    Predefinito dalla Agenzia Adnkronos 11 giugno 2002

    FIAT: LA MALFA, USCITA CANTARELLA INEVITABILE MA NUOVO MANAGEMENT?
    MI AUGURO CHE SETTORE AUTO RIMANGA SOTTO CONTROLLO FAMIGLIA AGNELLI

    Roma, 11 giu. (Adnkronos) - ''L'uscita di Paolo Cantarella
    dalla Fiat e' stata inevitabile''. Questo il commento del presidente
    della commissione Finanze della Camera, Giorgio La Malfa, secondo cui
    le dimissioni dell'a.d. del Lingotto potrebbe rispondere, ''come ho
    letto sui giornali, ad un esigenza del pool di banche di cambiare il
    management''. Tuttavia, La Malfa, si chiede ''se sarebbe stato
    opportuno annunciare, contestualmente con le dimissioni di
    Cantarella, un nuovo assetto dirigente''. Il presidente della
    commissione Finanze di Montecitorio e' poi tornato a sottolineare
    l'importanza strategica del settore auto per il gruppo Fiat. ''Finora
    abbiamo visto solo il piano delle banche che, con la riorganizzazione
    Fiat, mettono al riparo solo i loro interessi, ma vorrei essere
    rassicurato sul fatto che con l'assetto successivo il settore auto
    continui a rimanere sotto il diretto controllo della famiglia
    Agnelli''.

  9. #9
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    Predefinito dalla Agenzia Ansa 11 giugno 2002

    FMI: LA MALFA; SE STIME CONFERMATE, SERVE CORREZIONE DEFICIT
    STIMOLARE LA CRESCITA, GOVERNO CHIARISCA VALUTAZIONI FONDO


    (ANSA) - ROMA, 11 GIU - ''Se le stime del Fondo saranno
    confermate, serve uno sforzo per correggere le tendenze in atto.
    Bisogna studiare il modo di risollevare il tasso di crescita.
    Potrebbe servire una correzione del deficit''.
    Questo il commento a caldo di Giorgio La Malfa (Pri),
    presidente della commissione finanze della Camera, alle stime
    sull'andamento dell'economia italiana, rese note stasera dal
    Fondo monetario internazionale. I dati indicano una crescita
    economica per quest'anno difficilmente sopra l'1,2% (il governo
    ha messo in conto una forbice tra l'1,2% e il 2,3%), un rapporto
    deficit-Pil tra l'1,2% e l',1,5% (0,5% l'obiettivo del governo)
    e un traguardo di pareggio del bilancio nel 2003 raggiungibile
    solo a costo di uno ''sforzo elevato''. ''Attendo di sapere -
    afferma La Malfa - che valutazione da' il governo di queste
    stime''. ''Se queste indicazioni descrivono il probabile cammino
    dell'Italia, allora - afferma La Malfa - bisogna fare qualcosa,

  10. #10
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    Sole 24 Ore domenica 16 giugno 2002

    Fiat ed energia, la parola al Governo
    Gli accordi con le banche e il ruolo di Via Nazionale sollevano delicati interrogativi

    Sono stati comunicati ieri i termini dell’accordo tra banche, Fiat e Italenergia. L’intesa prevede la cessione da parte della Fiat del 14% del capitale Italenergia alle tre banche e la costituzione in pegno del restante 24,6 % a fronte di un finanziamento Citicorp, il tutto accompagnato da un contratto put and call verso Electricité de France che la Fiat dovrà obbligatoriamente esercitare in un senso o nell’altro all’inizio del 2005. L’accordo - si è letto sui giornali – è stato seguito passo passo dalla Banca d’Italia che venerdì pomeriggio avrebbe dato il proprio via libera.

    Come Presidenti delle due Commissioni Permanenti del Parlamento che hanno responsabilità e competenza nella materia delle banche e del sistema finanziario l’una e delle Attività Produttive l’altra, dobbiamo formulare alcuni rilievi su questa operazione, sulla connessa situazione del gruppo FIAT e sull’azione delle banche più pesantemente coinvolte nel suo finanziamento, nonché porre al governo, in base a tali rilievi, una domanda conclusiva.

    Il problema Italenergia. Quando venne annunziata, lo scorso anno, l’OPA di FIAT e Electricité de France su Montedison esprimemmo la preoccupazione che l’operazione celasse una vendita differita all’ente pubblico francese. Domandammo conto delle ragioni per le quali l’Italia dovrebbe privatizzare il settore della produzione di energia elettrica (cosa alla quale noi siamo, ovviamente, favorevoli) per consegnarne una quota rilevante a un ente pubblico di un altro paese. Queste domande furono accolte con palese fastidio.Vennero date ampie assicurazioni che così non sarebbe stato, che la FIAT era il titolare effettivo dell’operazione, che la partecipazione di EDF era puramente finanziaria, che in nessun caso EDF, almeno finché fosse restato un ente pubblico e monopolista in un mercato non liberalizzato, sarebbe divenuto il proprietario della Edison.

    Oggi invece sta avvenendo, o potrebbe facilmente avvenire, proprio questo. Se comprendiamo bene, la FIAT viene costretta dalle banche - che evidentemente non si erano accorte lo scorso anno che non potevano finanziare tanto la FIAT che la Edison poiché incorrevano nei limiti patrimoniali che la Banca d’Italia dovrebbe far rispettare - a impegnare tutto il suo pacchetto azionario con una possibilità di ricomprarlo entro una certa data, e l’obbligo di cedere, in caso contrario, tutto a EDF. In sostanza vi è una larga possibilità che EDF ottenga quello a cui punta dal primo giorno: occupare una quota importante di mercato che si liberalizza potendo tra l’altro indebolire come vuole Enel, che compra una parte dell’energia elettrica da lei. “Tutto l’accordo gira intorno ai soldi e alle garanzie di Edf “ ha scritto Repubblica ed ha aggiunto con sarcasmo giustificato che se l’auto dovesse continuare ad andar male EDF sarebbe “costretta” a ingoiare tutto. E’ accettabile tutto questo? E se questo avviene, non lo si deve forse al fatto che si cerca di aiutare le banche ad uscire da un ginepraio nel quale si sono cacciate per propria miopia e per incapacità a valutare i rischi? E’ giusto, come conseguenza di questo, consegnare a un monopolista pubblico di un altro paese una quota rilevante del settore energetico italiano? Il Commissario europeo alla concorrenza Monti non ha nulla da dire a questo proposito?

    Il problema FIAT. Sentiamo dire che questa operazione fa parte del piano di interventi e di sostegno della FIAT messo a punto dalle banche. Noi non riusciamo a vedere i contorni di questo piano. Un piano per la FIAT deve contenere, in primo luogo, la risposta al quesito se la FIAT resterà nel settore auto o ne uscirà. Noi riteniamo che, nell’interesse nazionale, la FIAT debba restare nel settore auto. Temiamo che le banche stiano premendo perché essa ne esca e ne esca al più presto in modo da riportare a casa i finanziamenti concessi. Qui vi sono, a nostro avviso, degli interessi in conflitto. Noi pensiamo che l’interesse nazionale oggi non coincida con quello delle banche. E il fatto che tutto questo avvenga sotto il controllo della Banca d’Italia non solo ci sembra istituzionalmente dubbio, ma non ci tranquillizza più dal punto di vista della difesa dell’interesse nazionale.

    Il problema Banca d’Italia. Via Nazionale ha la responsabilità della vigilanza prudenziale sul sistema bancario. Si può discutere se, nel caso in questione, la abbia esercitata tempestivamente. Ma non rientra, a noi sembra, nei compiti di vigilanza la scelta di soluzioni ai problemi industriali. Se la Banca d’Italia diviene il regolatore delle scelte di politica industriale, essa assume responsabilità di governo e non può che essere soggetta agli stessi controlli di accountability ai quali è soggetta l’azione del Governo italiano: per esempio non potrebbe esimersi dall’esporre al Parlamento i propri orientamenti e di rispondere delle proprie decisioni. Questi avvenimenti, pertanto, imporranno al Parlamento una riflessione approfondita in sede di esame dei disegni e progetti di legge di riforma delle Autorità indipendenti.

    Da questi rilievi segue una domanda al Presidente del Consiglio. Vista l’importanza del problema FIAT e del problema energia dal punto di vista dell’interesse nazionale, non ritiene Silvio Berlusconi che sia indispensabile che di questo complesso dossier si occupi direttamente ed esplicitamente il Governo stesso? E’ ovviamente una questione delicata da molti punti di vista, ma il Governo non può essere assente, come oggi appare, davanti a problemi di questa portata o limitarsi ad annunziare provvedimenti che hanno addirittura l’effetto di paralizzare il mercato in attesa di decisioni che poi non si materializzano.

    Giorgio La Malfa, Presidente della Commissione Finanze, Camera dei Deputati
    Bruno Tabacci, Presidente della Commissione Attività Produttive, Camera dei Deputati

 

 
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  3. dalla commissione finanze
    Di alfonso (POL) nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 8
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  4. Finanziaria: parere negativo anche dalla commissione Finanze
    Di italoconservatore nel forum Politica Nazionale
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  5. Ministero dell'Economia e Finanze
    Di Alvise nel forum Destra Radicale
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