di di Mariano Mingarelli

Finalmente un articolo che mette in giusta luce le responsabilità principali della tragedia che si sta perpetuando ed aggravando in Palestina ed ha il coraggio e l’onestà morale di usare i termini più appropriati per definire il comportamento di Israele, a costo di ricevere offese e minacce, di essere tacciato di antisemita, solo per aver espresso opinioni che nascono da una franca valutazione della realtà e non da pregiudizi autocensori.

Quando, infatti, nell’editoriale apparso su il manifesto di sabato 8 luglio, Maurizio Matteuzzi ha definito lo Stato di Israele come “Stato canaglia democratico” non ha fatto altro che confermare una constatazione di fatto, da tanti condivisa, ma che viene rigettata da tutte quelle forze politiche che hanno fatto dell’appoggio incondizionato e acritico alla politica di Israele la garanzia di un sostegno e la ratifica della loro facoltà di governare in Italia.

Se perfino un Franco Giordano viene a parlare di “rigurgiti antisionistici”, vuol proprio dire che il ricatto del “sionismo è bello “ è giunto al colmo della sua capacità di pressione e di condizionamento.

Se un Massimo D’Alema usa il termine andreottiano della “equivicinanza “ per esprimere l’orientamento dei rapporti del governo nei confronti dello Stato di Israele e della Palestina, subito fatto proprio dai DS e dagli altri partiti dell’Unione, significa che il nostro Ministro degli Esteri mette su uno stesso piano uno Stato internazionalmente riconosciuto, militarmente molto potente e occupante – tanto da essere stato sanzionato inutilmente innumerevoli volte dalle risoluzioni delle Nazioni Unite – con un Territorio Occupato governato da un’Autorità Nazionale impedita di esplicare le proprie funzioni, con una capacità militare offensiva insignificante, con un popolo soggetto ad un perenne stato di effettiva negazione dei diritti di libertà e di autodeterminazione, per il quale non hanno alcun valore le norme legislative contenute nella IV Convenzione di Ginevra.

Dobbiamo perciò concludere che la tradizione culturale della “ sinistra “ in Italia è morta.

La “ sinistra “ come tale, per i valori intrinseci, morali e sociali, dei quali è portatrice non può che stare dalla parte della “ vittima “, non può appoggiare l’azione del “ carnefice “.

La “ sinistra “ non può sostenere il governo di Israele, se “ sinistra “ è!

Deve, invece, assecondare ed incoraggiare quei numerosi movimenti israeliani che lottano per l’applicazione del Diritto Umanitario e Internazionale, schierandosi contro l’occupazione militare della Palestina, contro l’illegalità della presenza di insediamenti coloniali ebraici nel West Bank ed il loro continuo ed ingiustificato ampliamento, contro la costruzione devastante del muro, contro l’uso repressivo ed umiliante dei check point, dei gate, delle bypass road – strumenti di un effettivo apartheid -, contro gli arresti generalizzati e indiscriminati, contro l’uso della tortura, contro l’espulsione della popolazione palestinese dalle proprie case e dalle proprie terre, contro la distruzione di tutte le infrastrutture, centri sanitari e scuole incluse, contro la violenza omicida che coinvolge continuamente bambini, donne e tanti cittadini innocenti.

La “ sinistra “, per questi motivi, non può stare dalla parte del governo di Israele, non può suffragarne le azioni con un silenzio colpevole o con un balbettio, facendo finta di non conoscere di quali gravi crimini nei confronti dell’umanità tale governo si è macchiato.

Se non si fosse trattato di azioni compiute dallo Stato ebraico, certamente il mondo intero si sarebbe sollevato concorde contro l’aggressore, imponendo sanzioni o promovendo interventi militari per ripristinare il Diritto e la Giustizia gravemente violati, anche perché il “ terrorismo di Stato “ è una forma di terrorismo molto più grave per la sua disponibilità di enormi potenzialità repressive, sempre ammantate di legalità.

Che la “sinistra “ si proponga di imporre il riconoscimento dello Stato di Israele, può essere giusto, ma essa deve pretendere che i confini delimitanti il suo territorio coincidano esattamente con quelli del 1967, che al di là della green line non potrà mai esserci Israele, ma solo l’illegalità di una occupazione non suffragabile che deve assolutamente cessare.

La Samaria e la Giudea, nomi con i quali ufficialmente Israele chiama la Cisgiordania occupata, non potranno mai far parte dello Stato ebraico, né in parte, né in toto.

Finchè non cesserà l’occupazione dei territori palestinesi e non verranno applicate le risoluzioni dell’ONU, la “ sinistra “ deve essere dalla parte del popolo Palestinese e dei suoi diritti negati. Deve rigettare fermamente la politica dei fatti compiuti adottata da Israele fin dal momento della sua costituzione. Deve essere cardine per l’affermazione del Diritto Internazionale, invece di contribuire al suo definitivo affossamento.

La vera “ sinistra “ israeliana, non quella dei Peres e dei Peretz, da tempo chiede all’Europa l’applicazione del boicottaggio nei confronti del proprio paese come unica azione efficace in grado di portare al ravvedimento dell’anima sionista e perciò coloniale, che è profondamente radicata nella società israeliana, per mettere in moto la grande e lenta ruota della presa di coscienza delle responsabilità collettive alle quali si deve l’avvallo dell’azione criminale del governo.

Incomprensibilmente, la “sinistra “ italiana non trova sconvolgente invece il fatto di aver riconfermato accordi intergovernativi di tipo militare con lo Stato di Israele, particolarmente importanti tra l’altro nel campo della ricerca delle armi nucleari e dei sistemi di distruzione di massa, che ci renderanno prima o poi diretti corresponsabili anche delle tragedie palestinesi.

Come non vedere che la pace nell’area sarebbe facile ad ottenersi se solo ci si impegnasse a far rispettare le risoluzioni internazionali anche da parte di Israele!

A chi poi tanto grida denunciando l’esistenza fra i palestinesi di fazioni non disponibili al riconoscimento dello Stato di Israele, come causa del protrarsi dell’occupazione militare finalizzata esclusivamente alla “sicurezza” del popolo ebraico, andrebbero ricordate le affermazioni non solo di tanti gruppi politico-religiosi, ma anche di partiti israeliani con aspirazioni di governo che hanno dichiarato apertamente che mai e poi mai avrebbero accettato l’esistenza di uno Stato di Palestina, proponendo come soluzione per i palestinesi, senza provarne tutto l’orrore, l’espulsione ed il transfert nei territori desertici dei paesi arabi o addirittura le camere a gas!

Che il buon senso e la cultura del Diritto possano alla fine ritornare ad essere patrimonio di una “ sinistra “ che non aspira più a recidere i legami con le proprie radici storiche