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    Talking La Giudea (l'ex La Padania)

    Israele invade il Libano Venti di guerra sul Medio Oriente


    Gerusalemme - Israele entra in Libano con i carri armati ed è ormai guerra aperta in Medio Oriente. L’attacco è seguito al rapimento di due soldati israeliani da parte del gruppo estremista libanese Hezbollah, che all’alba di ieri ha condotto il sequestro lanciando anche razzi Katiusha nella parte occidentale della Galilea. I militari israeliani hanno risposto con un’offensiva nel sud del Paese, facendo penetrare mezzi pesanti e compiendo bombardamenti che hanno distrutto diversi ponti e strade nel sud del Libano. Distrutta anche una centrale elettrica.
    Il leader degli Hebollah, Hassan Nasrallah, ha proposto a Israele «negoziati indiretti e uno scambio di prigionieri», come unica alternativa per risolvere la crisi. Gli ostaggi sono nascosti, ha aggiunto Nasrallah, «in un luogo sicuro e lontano».
    Il premier israeliano Ehud Olmert ha definito l’azione dei guerriglieri filoiraniani Hezbollah come «un atto di guerra», aggiungendo che si è trattato di un «attacco contro Israele da parte di uno Stato sovrano», chiamando quindi direttamente in causa il governo di Beirut per una possibile escalation militare. «Questi sono giorni difficili per Israele e per i suoi cittadini. Ci sono delle persone che stanno tentando di mettere alla prova la nostra fermezza e determinazione - ha sottolineato Olmert - Falliranno e dovranno pagare un duro prezzo per le loro azioni».
    Parole di guerra sono giunte anche dal braccio armato di Hamas che ha promesso una risposta «violenta e dolorosa» ai due raid israeliani compiuti simultaneamente nella notte di martedì a Sheikh Radwan, un sobborgo a nord di Gaza, contro un veicolo e una palazzina di tre piani.
    Intanto il presidente dell’Anp Abu Mazen sta considerando l’opportunità di rassegnare le dimissioni e di proclamare lo scioglimento dell’Autorità nazionale palestinese. A riferirlo è stato un dirigente di al-Fatah a Gerusalemme est ma dall’Anp non sono ancora giunte conferme.
    Negli scontri di ieri diversi insediamenti israeliani sono stati obiettivi dell’attacco del gruppo sciita libanese, fra cui Zarit e Shatula, nella Galilea occidentale. Il bilancio è di sette soldati israeliani uccisi e due civili libanesi morti. Sono invece 27 le vittime palestinesi dei raid aerei israeliani compiuti nella Striscia di Gaza. Tra le vittime ci sono i nove membri di una famiglia, tra cui diversi bambini, morti tra le macerie di una palazzina di tre piani vicino a Gaza City, colpita dalle bombe destinate a eliminare il comandante Mohammed Deif, 36 anni, comandante delle Brigate Ezzedin al-Qassam, il braccio armato di Hamas. Sempre stando a fonti di Tel Aviv, nell’edificio era in corso una riunione per pianificare attacchi terroristici contro Israele. L’esponente palestinese, scampato in passato ad altri due tentativi di esecuzione mirata, è rimasto ferito in modo lieve.
    Il capo di stato maggiore di Israele ha frattanto ordinato all’esercito di mobilitare una divisione di riservisti da inviare al confine con il Libano.
    Il richiamo alle armi di unità di riserva sarà necessario a Tel Aviv per poter contemporaneamente far fronte ai possibili sviluppi della situazione militare al confine col Libano e allo stesso tempo proseguire le operazioni nella Striscia di Gaza.


    [Data pubblicazione: 13/07/2006]

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  2. #2
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    gerusalemme gli strateghi appoggiano il governo
    «Un disegno pianificato con la regia di Iran e Siria»


    Cristiano Fubiani
    --------------------------------------------------------------------------------
    Gerusalemme - «Sarà guerra a tutto campo, senza sconti né indugi: Israele non ha alternative, Libano e Siria devono pagare». Il premier israeliano Ehud Omert alza la voce e con lui molti strateghi militari. Efraim Inbar, 59 anni, direttore del centro di studi strategici “Begin-Sadat” di Tel Aviv è tra i primi a schierarsi in favore di una dura risposta armata all’ultimo affronto delle milizie sciite Hezbollah. «Non abbiamo scelta, occorre punire chi disprezza la vita umana», dice.
    Da Beirut nessun commento. Solo il plauso di migliaia di palestinesi dei campi profughi all’ennesima impresa della guerriglia filo-iraniana. Un doppio rapimento, preparato nel tempo, con pazienza, con denaro ed armi arrivate direttamente da Teheran. Niente di nuovo nel tormentato scenario in cui si gioca il conflitto arabo-israeliano.
    Hezbollah, Stato nello Stato, che fronteggia Israele a colpi di mortaio. Una sfida infinita, giocata sulla guerra psicologica, su tattiche di logoramento e missioni suicide, su raid isolati e rocamboleschi sequestri. La storia che si ripete, nonostante le rosee previsioni di quanti avevano plaudito al coraggioso ritiro delle truppe di Tsahal deciso nel maggio del 2000 dal primo ministro israeliano dell’epoca, Ehud Barak.
    «Fuori dal Libano», aveva intimato il leader laburista, dopo vent’anni di presenza militare israeliana nel Paese dei cedri. Ma oggi il fuoco della guerriglia torna a far paura e per lo Stato ebraico il tema della sicurezza e quello dell’autodifesa sono di nuovo una priorità assoluta. «Restare a guardare, dopo il sequestro di due militari, sarebbe una decisione sconsiderata ed è chiaro che Olmert sta già preparando l’opinione pubblica al peggio», spiega Inbar.
    Guerra o, almeno, un’invasione su larga scala, questo prevede il direttore del centro di studi strategici “Begin-Sadat”. «È in ballo la vita di tre soldati, ma è in ballo anche la credibilità del governo. Sia Olmert che il suo ministro della Difesa Amir Peretz - prosegue Inbar - devono dimostrare alla gente di saper agire con determinazione anche nei momenti piu' difficili».
    Il tutto, con il sostegno americano. «Israele entrerà in Libano e in Siria per far piazza pulita dei terroristi e questo farà felice anche l’amministrazione Bush», sostiene Inbar, secondo cui il rigurgito di violenza lungo il confine settentrionale è il frutto «dell’unilateralismo sconsiderato» di Israele. Prima il Sinai, poi il Libano, quindi Gaza.
    «Tre errori tattici - dice Inbar - che hanno solo incentivato il terrorismo». Un asse del Male, che unisce Teheran, Damasco e Beirut, arrivando fino a Gaza. «I sequestri di ieri e quello di Gaza - il rapimento del caporale israeliano Gilad Shalit compiuto a Gaza il 25 giugno scorso da un commando di Hamas, - non sono collegati ma dimostrano il ruolo attivo dell’Iran nel progetto di distruggere Israele», afferma Inbar, aggiungendo c he «la tempistica degli ultimi sequestri farebbe pensare a un tentativo di Teheran di distogliere l’attenzione della comunità internazionale dai piani atomici degli ayatollah».
    Una tesi plausibile anche per Boaz Ganor, 45 anni, uno dei massimi esperti israeliani di terrorismo internazionale e direttore del centro anti-terrorismo di Herzlyia. «Ci sono troppe coincidenze: l’attacco è avvenuto proprio nella settimana in cui il governo iraniano avrebbe dovuto rendere conto al mondo del suo arsenale nucleare ed è chiaro che simili operazioni non possono essere preparate senza l’appoggio logistico e militare di Teheran», sostiene Ganor.
    Ammesso dunque il coinvolgimento del regime degli ayatollah, quale sarebbe lo scopo di questa strategia dei sequestri? «Esiste una differenza di azioni che maschera però un’unità di intenti tra Hezbollah e Hamas», spiega Ganor. «Per i due gruppi terroristici il rapimento di un militare o di un civile israeliano rappresenta una merce di scambio ed uno strumento per accrescere il proprio prestigio interno e internazionale. Era già accaduto nel 2004 quando il rilascio di un sequestrato e la restituzione dei corpi di tre militari uccisi in cambio di decine di miliziani libanesi detenuti nelle carceri israeliane trasformarono Hezbollah in un interlocutore per il governo di Gerusalemme, ma stavolta - conclude Ganor - lo Stato ebraico non può cedere ai ricatti».
    Linea delle fermezza dunque, ma con quali prospettive militari e politiche per l’intera regione? «Mi auguro che le truppe non lancino una vasta offensiva nel sud del Libano - dice Ely Karmon, 60 anni, esperto militare - perché rischierebbero di restare impantanate nella sacche della guerriglia sciita. Trovo tatticamente sbagliato far saltare ponti, strade e centrali elettriche, perché così facendo si colpisce anche la popolazione civile. Israele dovrebbe evitare una guerra a tutto campo, stringendo però al tempo stesso la morsa militare e politica sulla Siria. Da Damasco, come da Teheran, partono infatti le armi dirette a Hezbollah ed a Hamas. Da lì parte l’ordine di destabilizzare la regione con atti terroristici ed è lì che l’azione israeliana dovrebbe concentrarsi».


    [Data pubblicazione: 13/07/2006]

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    le stragi sui treni
    Pista islamica per gli attentati di Bombay
    Il bilancio sale a 200 morti. Dal governo indiano accuse ai guerriglieri del Kashmir vicini ad Al Qaeda

    Nuova Delhi - È salito a 200 il numero dei morti causati da una serie di attentati ai convogli ferroviari compiuti martedì a Bombay, in India. Ammontano a 700 le persone rimaste ferite nelle 7 esplosioni che ieri hanno colpito altrettanti treni regionali.
    Ieri, nei pressi di tre delle sette stazioni colpite dalle esplosioni, sono stati ritrovati tre detonatori e due timer. Intanto Bombay, il giorno dopo, cerca di tornare faticosamente alla normalità, mentre nella megalopoli di 17 milioni di abitanti erano attese le visite delle massime cariche dello stato indiano. La città mostra il suo orgoglio: non c'è stato nessuno sciopero o manifestazione, scuole, negozi ed uffici sono rimasti aperti come in un giorno qualsiasi. Ma erano ancora centinaia i cittadini in cerca dei propri familiari di cui non avevano più notizie. La linea ferroviaria è stata ristabilita, i treni a lunga percorrenza riescono a partire così come quelli sulla direttrice occidentale interessata dalle bombe, che ogni giorno trasporta oltre sei milioni di pendolari.
    L'azione ieri non era stata ancora rivendicata. Le forze di sicurezza indiane, secondo quanto riferito dai media, hanno indicato come responsabile uno dei principali gruppi islamici indipendentisti del Kashmir, il Lashkar-e-Taiba (Let), ritenuto colegato ad Al Qaeda.
    I guerriglieri del Let hanno però smentito ogni responsabilità. Parlando degli attentati un portavoce del gruppo che si fa chiamare “dottor Ghaznavi” ha sostenuto che «sono atti inumani e barbarici. l’Islam - ha aggiunto - non ammette l’uccisione di gente innocente». Quanto ai sospetti concentrati sul gruppo, «dare la colpa al Let -ha detto il “dottor Ghaznavi”- è il tentativo delle forze della sicurezza indiane di diffamare i mujaheddin del Kashmir».
    I maggiori sospettati per gli attentati nella metropoli finanziaria sono, per l’intelligence indiana, proprio il gruppo Let (“L’esercito dei puri”) che opera dal vicino Pakistan e il Movimento degli studenti islamici dell’India (Simi). Il capo della polizia regionale P.S. Pasricha, ha indicato che molto probabilmente per gli attentati è stato usato l’esplosivo Rdx, già utilizzato in passato dal LeT. Pasricha ha inoltre precisato che i cadaveri recuperati dopo gli attentati sono al momento 183.
    Il mondo intero ha condannato l'attacco. Anche il Pakistan, accusato dal governo indiano di aiutare il gruppo ritenuto responsabile delle bombe. Il ministro degli Esteri di Islamabad ha detto che quest'atto mostra come sia necessario risolvere in tempi brevi la questione del Kashmir, relegata ai margini e mai realmente affrontata dai governi dei due paesi nei numerosi incontri del dopo disgelo da un anno a questa parte.
    Ieri Papa Benedetto XVI ha condannato gli attentati definendoli «un atto insensato contro l’umanità” in un telegramma di cordoglio per le vittime degli attentati terroristici inviato, tramite il cardinale Angelo Sodano, segretario di Stato vaticano, alle Autorità civili ed ecclesiastiche.
    Il Papa si è detto «profondamente addolorato» dalle notizie che arrivano dall’India e assicura «tutto l’affetto e la sua vicinanza spirituale nella preghiera» a chi soffre, invocando sui numerosi feriti «i doni divini della forza, della consolazione e del conforto».
    E il cardinale Ivan Dias, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, si è detto «profondamente addolorato» per gli attacchi e ha espresso, e ha annunciato la sua preghiera affinché «Dio Onnipotente possa toccare i cuori di quanti perpetrano tali inumani crimini di violenza e li ricolmi di rispetto ed amore per ogni essere umano loro simile».


    [Data pubblicazione: 13/07/2006]

  4. #4
    Il Patriota
    Ospite

    Predefinito leghisti servi dei sionisti assassini

    Citazione Originariamente Scritto da Der Wehrwolf
    Gerusalemme - «Sarà guerra a tutto campo, senza sconti né indugi: Israele non ha alternative, Libano e Siria devono pagare». Il premier israeliano Ehud Omert alza la voce e con lui molti strateghi militari. Efraim Inbar, 59 anni, direttore del centro di studi strategici “Begin-Sadat” di Tel Aviv è tra i primi a schierarsi in favore di una dura risposta armata all’ultimo affronto delle milizie sciite Hezbollah.

    «Non abbiamo scelta, occorre punire chi disprezza la vita umana», dice.

    punire chi disprezza la vita umana bombardando e uccidendo decine di donne e bambini: ipocrisia sionista.

    Da Beirut nessun commento. Solo il plauso di migliaia di palestinesi dei campi profughi all’ennesima impresa della guerriglia filo-iraniana. Un
    doppio rapimento, preparato nel tempo, con pazienza, con denaro ed armi arrivate direttamente da Teheran.

    il gionralista (di merda) de La Padania come fa a dire una cosa del genere? ha le prove o è sulla busta paga del mossad?

    Niente di nuovo nel tormentato scenario in cui si gioca il conflitto arabo-israeliano.
    Hezbollah, Stato nello Stato, che fronteggia Israele a colpi di mortaio. Una sfida infinita, giocata sulla guerra psicologica, su tattiche di logoramento e missioni suicide, su raid isolati e rocamboleschi sequestri. La storia che si ripete, nonostante le rosee previsioni di quanti avevano plaudito al coraggioso ritiro delle truppe di Tsahal deciso nel maggio del 2000 dal primo ministro israeliano dell’epoca, Ehud Barak.
    «Fuori dal Libano», aveva intimato il leader laburista, dopo vent’anni di presenza militare israeliana nel Paese dei cedri. Ma oggi il fuoco della guerriglia torna a far paura e per lo Stato ebraico il tema della sicurezza e quello dell’autodifesa sono di nuovo una priorità assoluta. «Restare a guardare, dopo il sequestro di due militari, sarebbe una decisione sconsiderata ed è chiaro che Olmert sta già preparando l’opinione pubblica al peggio», spiega Inbar.
    Guerra o, almeno, un’invasione su larga scala, questo prevede il direttore del centro di studi strategici “Begin-Sadat”. «È in ballo la vita di tre soldati, ma è in ballo anche la credibilità del governo. Sia Olmert che il suo ministro della Difesa Amir Peretz - prosegue Inbar - devono dimostrare alla gente di saper agire con determinazione anche nei momenti piu' difficili».
    Il tutto, con il sostegno americano. «Israele entrerà in Libano e in Siria per far piazza pulita dei terroristi e questo farà felice anche l’amministrazione Bush»,

    pazzi sionisti assassini di bambini


    sostiene Inbar, secondo cui il rigurgito di violenza lungo il confine settentrionale è il frutto «dell’unilateralismo sconsiderato» di Israele. Prima il Sinai, poi il Libano, quindi Gaza.
    «Tre errori tattici - dice Inbar - che hanno solo incentivato il terrorismo». Un asse del Male, che unisce Teheran, Damasco e Beirut, arrivando fino a Gaza. «I sequestri di ieri e quello di Gaza - il rapimento del caporale israeliano Gilad Shalit compiuto a Gaza il 25 giugno scorso da un commando di Hamas, - non sono collegati ma dimostrano il ruolo attivo dell’Iran nel progetto di distruggere Israele», afferma Inbar, aggiungendo c he «la tempistica degli ultimi sequestri farebbe pensare a un tentativo di Teheran di distogliere l’attenzione della comunità internazionale dai piani atomici degli ayatollah».
    Una tesi plausibile anche per Boaz Ganor, 45 anni, uno dei massimi esperti israeliani di terrorismo internazionale e direttore del centro anti-terrorismo di Herzlyia. «Ci sono troppe coincidenze: l’attacco è avvenuto proprio nella settimana in cui il governo iraniano avrebbe dovuto rendere conto al mondo del suo arsenale nucleare ed è chiaro che simili operazioni non possono essere preparate senza l’appoggio logistico e militare di Teheran», sostiene Ganor.
    Ammesso dunque il coinvolgimento del regime degli ayatollah, quale sarebbe lo scopo di questa strategia dei sequestri? «Esiste una differenza di azioni che maschera però un’unità di intenti tra Hezbollah e Hamas», spiega Ganor. «Per i due gruppi terroristici il rapimento di un militare o di un civile israeliano rappresenta una merce di scambio ed uno strumento per accrescere il proprio prestigio interno e internazionale. Era già accaduto nel 2004 quando il rilascio di un sequestrato e la restituzione dei corpi di tre militari uccisi in cambio di decine di miliziani libanesi detenuti nelle carceri israeliane trasformarono Hezbollah in un interlocutore per il governo di Gerusalemme, ma stavolta - conclude Ganor - lo Stato ebraico non può cedere ai ricatti».
    Linea delle fermezza dunque, ma con quali prospettive militari e politiche per l’intera regione? «Mi auguro che le truppe non lancino una vasta offensiva nel sud del Libano - dice Ely Karmon, 60 anni, esperto militare - perché rischierebbero di restare impantanate nella sacche della guerriglia sciita. Trovo tatticamente sbagliato far saltare ponti, strade e centrali elettriche, perché così facendo si colpisce anche la popolazione civile. Israele dovrebbe evitare una guerra a tutto campo, stringendo però al tempo stesso la morsa militare e politica sulla Siria. Da Damasco, come da Teheran, partono infatti le armi dirette a Hezbollah ed a Hamas. Da lì parte l’ordine di destabilizzare la regione con atti terroristici ed è lì che l’azione israeliana dovrebbe concentrarsi».


    [Data pubblicazione: 13/07/2006]
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    Il Nuovo simbolo della LdJ (Lega dei Judei) o JDL (Jewish Defense League ) ..


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    ..eh no!! Non va mica bene così!!
    Il nuovo simbolo è:
    SOPRA AL POSTO DI LEGA NORD vi sarà LEGA SION
    Alberto da Giussano probabilmente sarà sostituito dalla immagine di Sharono o della Fallaci
    SOTTO al posto di PADANIA vi sarà scritto I-TAL-YA

 

 
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