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    vae victis
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    Predefinito Versione integrale intervista Ben Morris su Haaretz

    http://www.stranocristiano.it/news/n...sta_040106.htm


    Stupro, massacro, trasferimento

    * Benny Morris, il mese prossimo la nuova versione del tuo libro sulla nascita della questione dei profughi palestinesi verrá pubblicato in inglese. Chi sará meno compiaciuto del libro - gli israeliani o i palestinesi?

    "La riedizione del libro è una lama a doppio taglio. E' basato su molti documenti che non avevo a disposizione quando scrissi la prima edizione, in gran parte presi dagli archivi dell'Israel Defense Forces. Quel che mostra il nuovo materiale è che ci furono molti più atti di massacro da parte israeliana di quanto pensassi prima. Sono rimasto stupito, ma ci furono anche molti casi di stupro. Nei mesi di aprile-maggio 1948, le unitá dell'Haganah [le forze di difesa che precedettero l'IDF] ricevettero ordini che prevedevano esplicitamente di scacciare gli abitanti dei villaggi, espellerli e distruggere i villaggi stessi.
    "Al tempo stesso, si è scoperto che furono emanati una serie di ordini da parte dell'alto comitato arabo e dai livelli intermedi palestinesi di portare via bambini, donne e anziani dai villaggi. Così, da una parte il libro rinforza l'accusa contro la parte sionista, ma dall'altra prova anche che molti fra coloro che lasciarono i villaggi lo fecero dietro la spinta della stessa leadership palestinese."

    * Secondo le tue nuove scoperte, quanti casi di stupri da parte israeliana ci furono nel 1948?

    "Una dozzina. Ad Acre quattro soldati violentarono una ragazza e uccisero lei e suo padre. A Jaffa, soldati della Brigata Kiryati violentarono una ragazza e cercarono di violentarne altre. A Hunin, in Galilea, due ragazze furono violentate e uccise. Ci furono uno o due casi di stupro a Tantura, a sud di Haifa. Ci fu un caso di stupro a Qula, nel centro del paese. Nel villaggio di Abu Shusha, vicino al kibbutz Gezer [nella zona di Ramle] c'erano quattro prigioniere, una delle quali fu violentata più volte. E ci furono altri casi. Di solito erano coinvolti più soldati. Abitualmente si trattava di una o due ragazze palestinesi. Nella maggioranza dei casi finivano con un omicidio. Poichè nè le vittime nè i violentatori volevano che questi eventi venissero alla luce, possiamo supporre che la dozzina di casi riportati che ho trovato non siano tutto. Si tratta solo della punta di un iceberg."

    * Secondo i tuoi studi, quanti atti di massacro da parte israeliana furono perpetrati nel 1948?

    "Ventiquattro. In alcuni casi quattro o cinque persone vennero giustiziate, in altri le cifre erano 70, 80, 100. Ci furono anche molti casi di esecuzioni sommarie. Vengono avvistati due vecchi che camminano in un campo - vengono colpiti. Una donna viene trovata in un villaggio abbandonato - viene uccisa. Ci sono casi come quello del villaggio di Dawayima [nella zona di Hebron] in cui una squadra entrò nel villaggio con le armi spianate e uccise tutto ciò che si muoveva.
    I casi peggiori furono Saliha (70-80 morti) Deir Yassin (100-110), Lod (250), Dawayima (centinaia) e forse Abu Shusha (70). Non ci sono prove inconfutabili di un massacro a Tantura, ma furono perpetrati crimini di guerra. A Jaffa vi fu un massacro di cui non si è mai saputo niente fino a oggi. Lo stesso ad Arab al Muwassi, nel nord. Circa metá dei massacri facevano parte dell'Operazione Hiram [nel nord, nell'ottobre 1948]: Safsaf, Saliha, Jish, Eilaboun, Arab al Muwasi, Deir al Asad, Majdal Krum, Sasa. Durante l'Operazione Hiram ci fu una inconsueta concentrazione di esecuzioni di persone contro a un muro o vicino a un pozzo.
    Non si può trattare solo di un caso. E' un modello. Apparentemente, molti ufficiali che presero parte all'operazione pensavano che l'ordine di espulsione che avevano ricevuto permettesse loro di compiere questi atti per incoraggiare la popolazione ad andarsene.
    Sta di fatto che nessuno fu punito per questi omicidi. Ben Gurion mise a tacere la questione. Coprì gli ufficiali che compirono i massacri."

    * Quel che mi stai dicendo, come se niente fosse, è che l'Operazione Hiram era un esplicito ordine di espulsione. E' così?

    "Sì. Una delle rivelazioni del libro è che il 31 ottobre 1948, il comandante del Fronte Settentrionale, Moshe Carmel, diede ordine scritto alle proprie unitá di affrettare il trasferimento della popolazione araba. Carmel intraprese questa azione subito dopo una visita di Ben Gurion al Comando Settentrionale di Nazareth. Non ho dubbi sul fatto che questo ordine sia stato dato da Ben Gurion. Come l'ordine di espulsione per la cittá di Lod, che fu firmato da Yitzhak Rabin, venne emesso subito dopo che Ben Gurion visitò il quartier generale dell'Operazione Dani [luglio 1948]."

    * Stai dicendo che Ben Gurion fu personalmente responsabile di una deliberata e sistematica politica di espulsione di massa?

    "Dall'aprile del 1948, Ben Gurion trasmette l'idea del trasferimento. Non ci sono ordini espliciti nei suoi scritti, non c'è una precisa linea politica, ma traspare l'idea del trasferimento [di popolazione]. L'idea del trasferimento è nell'aria. L'intera leadership ha capito che questa era l'idea. Il corpo ufficiali capisce cosa gli viene richiesto. Sotto Ben Gurion, viene creato il consenso al trasferimento."

    * Ben Gurion era un sostenitore del trasferimento?

    "Certo, Ben Gurion era un sostenitore del trasferimento. Aveva capito che non avrebbe potuto esistere uno Stato ebraico con una vasta minoranza araba ostile al suo interno. Non avrebbe mai potuto esistere uno Stato simile. Non sarebbe stato in grado di sopravivere."

    * Non sembra che tu lo stia condannando

    "Ben Gurion aveva ragione. Se non avesse fatto quel che ha fatto, lo Stato non avrebbe potuto nascere. Questo deve essere chiaro. E' impossibile evitarlo. Senza la rimozione dei palestinesi, qui non avrebbe potuto nascere uno Stato ebraico."

    Riguardo alla pulizia etnica

    * Benny Morris, per decenni hai cercato il lato oscuro del Sionismo. Sei un esperto delle atrocitá del 1948. Alla fine stai giustificando tutto questo? Sei un sostenitore del trasferimento del 1948?

    "Non esistono giustificazioni per gli stupri. Non esistono giustificazioni per i massacri. Si tratta di crimini di guerra. Ma in determinate condizioni, l'espulsione non rappresenta un crimine di guerra. Non penso che le espulsioni del 1948 fossero crimini di guerra. Non puoi fare una frittata senza rompere le uova. Ti devi sporcare le mani."

    * Stiamo parlando dell'uccisione di migliaia di persone, la distruzione di un intera societá


    Una societá che ha intenzione di ucciderti ti costringe a distruggerla. Quando la scelta è fra distruggere o essere distrutti, è meglio distruggere."

    * C'è qualcosa di inquietante nella calma con cui stai dicendo queste cose

    Se ti aspetti che io scoppi in lacrime, mi dispiace deluderti. Non lo farò"

    * Così quando i comandanti dell'Operazione Dani stanno in piedi a osservare la lunga e terribile colonna di 50.000 persone espulse da Lod che si dirigono ad est, sei dalla loro parte? Li giustifichi?

    "Certo che li capisco. Capisco le loro motivazioni. Non penso che loro abbiano sentito i morsi della coscienza, e al loro posto non avrei sentito i morsi della coscienza. Senza questa azione, non avrebbero vinto la guerra e lo Stato non sarebbe nato."

    * Non li condanni moralmente?

    "No"

    * Attuarono pulizia etnica

    "Ci sono circostanze nella storia che giustificano la pulizia etnica. So che questo termine ha un significato completamente negativo nel modo di pensare del 21° secolo, ma quando la scelta è fra la pulizia etnica e il genocidio - lo sterminio del tuo popolo - preferisco la pulizia etnica."

    * Ed era questa la situazione nel 1948?

    "La situazione era questa. Questo è ciò che il sionismo dovette affrontare. Uno Stato ebraico non avrebbe potuto nascere senza l'espulsione di 700.000 palestinesi. Quindi era necessario espellerli. Non c'era altra scelta se non quella di espellere quelle persone. Era necessario ripulire l'entroterra, ripulire le zone di frontiera e ripulire le principali vie di comunicazione. Era necessario ripulire i villaggi dai quali i nostri convogli e i nostri insediamenti venivano colpiti."

    * Il termine 'ripulire' è terribile

    So che non suona bene, ma questo è il termine che venne usato a quel tempo. L'ho ripreso da tutti i documenti del 1948 che ho consultato."

    * Quel che stai dicendo è difficile da ascoltare e da digerire. Dai l'impressione di essere una persona insensibile.

    "Sono solidale con il popolo palestinese, che ha davvero dovuto sopportare una vera tragedia. Sono solidale con i profughi stessi. Ma se il desiderio di fondare uno Stato ebraico in questo luogo è legittimo, non c'era altra scelta. Era impossibile lasciare una vasta quinta colonna nel paese. Appena lo Yishuv [la comunitá ebraica in palestina prima del 1948] fu attaccato dai palestinesi e in seguito dagli Stati arabi, non c'era altra scelta se non quella di espellere la popolazione palestinese. Espellerla durante la guerra.
    Ricordate un'altra cosa: il popolo arabo si è aggiudicato una grossa fetta del pianeta. Non grazie alle proprie capacitá o alle sue grandi virtù, ma perchè ha conquistato e ucciso e costretto chi veniva conquistato a convertirsi per molte generazioni. Ma alla fine gli arabi hanno 22 Stati. Il popolo ebraico non aveva neanche uno Stato. Non c'è ragione al mondo perchè non debba avere uno Stato. Quindi, dal mio punto di vista, la necessitá di stabilire questo Stato è più forte dell'ingiustizia che è stata compiuta nei confronti dei palestinesi espellendoli."

    * E moralmente parlando, questo atto non ti crea problemi?

    "Esatto. Anche la grande democrazia americana non avrebbe potuto nascere senza lo sterminio degli indiani. Ci sono casi in cui il buon fine giustifica atti duri e crudeli che vengono commessi nel corso della storia."

    * E nel nostro caso questo giustifica il trasferimento di popolazione

    "Questo è ciò che emerge"

    * E tu riesci ad accettare tutto questo senza problemi? Crimini di guerra? Massacri? I campi in fiamme e i villaggi devastati della Nakba?

    "Bisogna mettere le cose nelle giuste proporzioni. Si tratta di piccoli crimini di guerra. In totale, se consideriamo tutti i massacri e tutte le esecuzioni del 1948, vediamo che circa 800 persone furono uccise. In confronto ai massacri che sono stati compiuti in Bosnia, queste sono noccioline. In confronto ai massacri che i russi hanno compiuto contro i tedeschi a Stalingrado, queste sono briciole. Se si tiene conto che qui si è svolta una sanguinosa guerra civile e che in tutto abbiamo perso l'1% della popolazione, a conti fatti ci siamo comportati bene."

    Continua...

  2. #2
    EUROSIBBERIANO CONVINTO
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    Da Mettere In Rilievo.

  3. #3
    EUROSIBBERIANO CONVINTO
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    Benny Morris - Vittime. Storia del conflitto arabo-sionista 1881-2001 Rizzoli, 2001

    Quando anni fa presero a riscrivere molte pagine di storia patria custodite da mezzo secolo (e mai una volta ridiscusse) nei tabernacoli della storiografia filocomunista, i nostri storici cosiddetti revisionisti dimostrarono un certo ardire. Perchè certo non ignoravano che i sacerdoti e le vestali di quei tabernacoli gli avrebbero sparato contro a mitraglia, e senza risparmiare le munizioni. Immaginiamoci quindi il coraggio di cui ha avuto bisogno il professor Benny Morris, storico israeliano all'università Ben-Gurion di Beersheba, quando s'è posto a scrivere Vittime, il suo vasto e appassionante affresco dei centovent'anni del conflitto arabo-sionista (Rizzoli, 880 pagg., 52.000 lire). Un coraggio da leone, dato che si trattava di passare al pettine stretto le versioni ufficiali della storia di Israele. E in particolare la condotta tenuta dai primi coloni sionisti, poi dai "padri" dello Stato ebraico, quindi dai governi israeliani e dai loro eserciti, nei confronti del popolo palestinese. Centovent'anni durante i quali molti, per non dire innumerevoli, sono stati i soprusi e le ingiustizie che quel popolo ha subìto. Come tutte le epopee nazionali, anche quella israeliana gronda di belletti. Anche in Israele la politica e addirittura la propaganda si sono infatti mischiate alla storiografia con l'intento di mascherare i "buchi neri", espungere gli episodi disonorevoli, mettendo invece in risalto l'eroismo dei fondatori, la saggezza e chiaroveggenza dei primi governanti, la generosità verso amici e nemici. Quanti ritocchi e manipolazioni, quindi, nella storiografia ufficiale israeliana. Il sionismo descritto come inerme, pacifico e non espansionista, gli arabi e i palestinesi ritratti come avversari irriducibili che nessuna benevolenza, mano tesa, ragionevolezza politica, è mai riuscita a distogliere dal proposito di "rigettare gli ebrei a mare". E che avversari, poi: cento milioni di arabi tutt'attorno al "piccolo Israele", antisemiti implacabili, maestri d'inganni, e con grandi eserciti armati sino ai denti. Non sono andate proprio così, le cose, nel secolo e più del conflitto. E sarebbe stato facile, per chiunque avesse un po' studiato lo svolgersi di quella vicenda, dimostrarlo. Ma la storia del moderno Israele è una storia molto particolare: alle spalle c'era l'Olocausto, e di fronte c'era il rifiuto arabo. Sicché ad un paese emerso in modo tanto drammatico s'era indotti a perdonare molte cose. Anche un'abbondante cosmesi dei fatti realmente accaduti: compresa la rimozione delle prepotenze e violenze, delle crudeli mutilazioni del vecchio mondo palestinese, su cui è nato lo Stato ebraico. Finché anche in Israele non s'è affacciata una storiografia revisionista, accolta com'era prevedibile da reazioni scalmanate, accuse di tradimento, insulti. Ma quel baccano è senza importanza. Importante, invece, è che i libri di Morris e degli altri "new historians" (come vengono chiamati i revisionisti in Israele) abbiano costretto la società israeliana a ripensare senza più tante indulgenze il proprio passato. Poiché copre un secolo e più d'eventi, riassumere Vittime sarebbe impossibile. Ai suoi possibili lettori conviene quindi indicare i passaggi cruciali del conflitto che Morris ha scrostato di tutti gli orpelli che vi aveva aggiunto la vulgata nazionalista. I punti che, ricondotti alla verità, consentono di farsi un'idea meno lacunosa e confusa di come siano andati i fatti in Palestina tra la fine dell'Ottocento ed oggi. Tali punti sono essenzialmente quattro. Le intenzioni, l'animo, gli scopi riposti con cui il movimento sionista guidò il "ritorno" in Palestina, e i contraccolpi sul popolo che abitava quelle terre. Le guerre arabo-israeliane del '48-'49, del '56, del '67, del '73 e dell' 82. L'occupazione della Cisgiordania e di Gaza nel '67,e il mancato ritiro degli israeliani di cui oggi vediamo le ultime (solo in ordine di tempo, purtroppo) terribili conseguenze. I vari tentativi di riportare la pace tra i due popoli, e il loro fallimento. Qui è però necessaria una premessa. Il libro di Morris non scagiona, ci mancherebbe, i palestinesi. Non ne tace gli errori politici, le fasi di ferocia ("Berremo il sangue degli ebrei" si gridava al tempo delle prime rivolte), il pervicace rifiuto della presenza sionista in Palestina. Ma il suo interesse, la sua utilità stanno evidentemente nella critica ai primi sionisti e alla classe dirigente d'Israele, in quanto qui - su questo terreno - il libro dice cose che gli israeliani usavano tacere. Ed è perciò a questo versante dell'opera di Morris che conviene dare il giusto spicco. Lo slogan del primo sionismo, "Una terra senza popolo per un popolo senza terra", non nasceva - come s'è letto tante volte - dalle scarse conoscenze che l'Ostjudentum aveva della Palestina ottomana. Quell'immagine d'una terra disabitata o quasi fu invece costruita ad arte, al fine d'incoraggiare l'immigrazione ebraica dall'Europa Orientale. Ma i capi sionisti sapevano perfettamente che si sarebbe dovuta strappare la terra, in un modo o nell'altro, al popolo che l'abitava da tempo immemorabile. Né pensavano ad una piccola porzione di quella terra. La loro fu da principio una visione espansionista, con al centro l'idea della cacciata (o trasferimento forzoso che dir si voglia) dei palestinesi. Idea da cui scaturì in due fasi, 1948 e 1967, una massa cenciosa di 600.000 profughi. Nella descrizione di Morris, il rapporto tra i primi immigrati e la popolazione locale è sin dall'inizio, infatti, carico di tensioni. Gli ebrei non avevano stima né fiducia degli arabi, verso i quali provavano anzi "un sentimento di profonda ostilità". Né i palestinesi potevano mostrarsi amichevoli, visto che l'immigrazione ebraica aveva letteralmente stravolto la loro esistenza. Espulsi dai terreni agricoli che i grandi proprietari stavano vendendo agli ebrei, impossibilitati ad acquistarli essi stessi (il prezzo dei terreni aumentò tra il 1910 e il '40 del cinquemila per cento),in molti casi vittime dell'usura praticata dai nuovi venuti, essi assistevano impotenti al crollo del loro mondo. Qualcuno tra i capi sionisti, Ytzhak Epstein o Ben-Gurion, aveva certo capito a cosa si stesse andando incontro. "Noi, in quanto nazione", scriveva Ben-Gurion, "vogliamo che il paese sia nostro: e gli arabi, in quanto nazione, vogliono che sia loro. Non ci sono soluzioni...". Ma la politica ufficiale del movimento e dell'Agenzia ebraica non era così comprensiva. Sicché le prime reazioni violente dei palestinesi vennero etichettate - pur sapendo che la realtà era diversa - come manifestazioni d'antisemitismo, nuovi "pogrom" dopo quelli subiti nell'Est Europa. E il concetto d'una identità nazionale arabo-palestinese fu sempre rifiutato (ancora alla fine dei Sessanta, Golda Meir diceva che "i palestinesi non esistono"),così da accampare con più forza la pretesa d'una terra ebraica "tout court". Sarà questo l'atteggiamento dinanzi alla grande rivolta palestinese del 1936-'38, spacciata per un hitlerismo mediorientale, un odio razzista verso gli ebrei. Mentre se è vero che gli agenti nazifascisti cominciavano a bazzicare la Palestina, è anche certo che quella sollevazione ebbe aspetti e carattere di risveglio nazionale. Al solito, Ben-Gurion fu tra i pochi a capirlo: "Se fossi un arabo, non esiterei ad insorgere contro un'immigrazione che prima o poi metterà il paese nelle mani degli ebrei". Della rivolta nella seconda metà dei Trenta, c'è un'altra cosa da dire. E cioè chi sia stato ad innestare il terrorismo moderno sul ceppo del conflitto in Palestina. Gli arabi attaccavano infatti i kibbutz isolati, sparavano sui coloni ebrei al lavoro nei campi, a volte pugnalavano il nemico nei vicoli di Haifa o Gerusalemme. Ma la scienza del terrore - "la bomba camuffata nel mercato o nell'autostazione, l'autobomba e l'autocarro-bomba, le raffiche dalle auto in corsa" - ,vale a dire le tecniche e i metodi che portavano al massacro indiscriminato di uomini donne e bambini, questi furono invenzioni degli ebrei dell'Irgun e dell'Lhi. Una cultura o tradizione attecchita poi sul versante palestinese, con la sola variante - discesa questa dal fanatismo islamico - dell'attentatore suicida. Quanto alle guerre arabo-israeliane, anche qui Benny Morris corregge alcuni assunti della versione ufficiale sostenuta negli anni da Israele. Tranne che nel '48, quando le forze armate israeliane avevano sopravvalutato la capacità degli avversari, e quindi dovettero prendere in considerazione anche l'idea d'una possibile sconfitta, la superiorità militare dello Stato ebraico fu sempre assoluta. Del resto fu Israele ad attaccare (questo non è Morris a dirlo, sono io) nel '56, nel '67 e nell''82: non gli arabi. Forte d'una struttura militare che dalla fine dei Sessanta comprendeva anche l'arma atomica. Beninteso, la superiorità bellica non toglie nulla al dramma vissuto ad ogni guerra dalla popolazione israeliana, la quale dovette legittimamente pensare che "l'alternativa fosse tra la vittoria e il possibile annientamento". Ma resta che l'immagine del "piccolo Israele" tra gli artigli delle orde arabe era pura propaganda. "Benchè fragile demograficamente", scrive Morris "Israele fu sempre in grado di mobilitare le sue risorse umane in modo da risultare numericamente superiore agli arabi in termini globali (come nel '48), o su tutti i campi di battaglia importanti". Il 1967, la vittoria israeliana nella guerra dei sei giorni, rappresenta un nodo cruciale nella storia del conflitto: il punto da dove israeliani e palestinesi avrebbero potuto muovere verso un compromesso, se mai da parte d'Israele - che a quel momento aveva i territori conquistati da usare come "merce di scambio" in una trattativa di pace - ci fosse stata la necessaria lungimiranza. Non andò così, invece. "La guerra dei sei giorni", sostiene Morris, "fece risorgere in Israele lo spirito espansionista e l'avidità territoriale, ben presto tradottisi nella proliferazione degli insediamenti, allontanando ulteriormente la pace". S'arriva così alla situazione da cui sarebbe scaturito il fiume di sangue che scorre oggi in Palestina: vale a dire i trentaquattro anni dell'occupazione israeliana di Gaza e della Cisgiordania, venticinque dei quali (sino al negoziato di Oslo) trascorsi senza che mai un governo israeliano pensasse di restituire ai palestinesi la loro terra. Anzi, badando a intasarla di colonie ebraiche: di quei coloni che avrebbero formato la destra nazional-religiosa, il segmento di società israeliana più forsennatamente avverso allo scambio tra i territori e la pace, dal quale segmento è uscito non a caso l'assassino di Rabin. Nel suo libro, Morris descrive così il clima nei territori occupati: "Israele amava credere, e far credere al mondo, che la sua occupazione fosse "illuminata","benevola", qualitativamente diversa da quelle esistite in precedenza. Così non era. Come tutte le occupazioni, quella israeliana si basava sulla forza, sulla repressione e la paura, il collaborazionismo e la delazione, i pestaggi e le torture, l'intimidazione, l'umiliazione e la disinformazione quotidiane". Qui sta il merito dell'autore di Vittime. Nel non tacere ciò che una gran parte degli israeliani, e il versante pro-israeliano dell'opinione pubblica internazionale, continuano ancor oggi a negare. Quel che succede in Palestina, l'orrore delle bombe di Hamas, il vicolo cieco in cui il conflitto sembra irrimediabilmente ficcato, tutto questo non deriva soltanto dall'impulso di distruggere Israele che oggi pervade le masse palestinesi. Israele ha fatto molto poco, e molto tardi, per avere la pace. E coloro che adesso guardano soltanto alla barbarie delle stragi commesse dai fondamentalisti palestinesi, commettono l'errore di trascurare i precedenti della tragedia. Ben-Gurion, che quei precedenti li conosceva bene, ha lasciato scritto: "Quando diciamo che gli arabi sono gli aggressori e noi quelli che si difendono, diciamo solo una mezza verità. Per quanto riguarda la sicurezza e la vita, noi siamo quelli che si difendono... Ma questa lotta è solo un aspetto del conflitto, che nella sua essenza è politico. E politicamente, noi siamo gli aggressori e loro quelli che si difendono".


    RECENSIONE di Sandro Viola (repubblica.it)

  4. #4
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    Bè anche se fosse, sono il frutto della persecuzione dell'europa contro gli ebrei, che poi Haganah fosse un'organizzazione paraterrioristica è cosa abbastanza nota

  5. #5
    vae victis
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    Citazione Originariamente Scritto da tigermen
    Bè anche se fosse, sono il frutto della persecuzione dell'europa contro gli ebrei, che poi Haganah fosse un'organizzazione paraterrioristica è cosa abbastanza nota
    A beh...il tuo ragionamento non fa una grinza...
    I nazisti sterminano gli ebrei,e gli ebrei di conseguenza sterminano i palestinesi..non fa una piega!!!

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da kingzorc
    A beh...il tuo ragionamento non fa una grinza...
    I nazisti sterminano gli ebrei,e gli ebrei di conseguenza sterminano i palestinesi..non fa una piega!!!
    C'era anche il terrorismo arabo, quello c'è sempre stato fin dagli anni '30 e godeva dell'appoggio anche di un certo baffino, non possiamo fossilizzarci solo su metà della storia

  7. #7
    vae victis
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    Citazione Originariamente Scritto da tigermen
    C'era anche il terrorismo arabo, quello c'è sempre stato fin dagli anni '30 e godeva dell'appoggio anche di un certo baffino, non possiamo fossilizzarci solo su metà della storia
    Il terrorismo arabo va combattuto,ma non ci si può nascondere dietro le zozzerie altrui per fare i nazisti(ebrei) e invadere paesi sparando minchiate(Bush).
    Troopo comodo.
    Essere filo-americano e filo-occidentale NON vuol dire essere d'accordo sempre e comunque come servi.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da kingzorc
    Il terrorismo arabo va combattuto,ma non ci si può nascondere dietro le zozzerie altrui per fare i nazisti(ebrei) e invadere paesi sparando minchiate(Bush).
    Troopo comodo.
    Essere filo-americano e filo-occidentale NON vuol dire essere d'accordo sempre e comunque come servi.
    Infatti a me non importa una sega di Bush o di sharon o di Olmert o di chi cazzo ci sia al potere io sto comunque con l'occidente senza se e senza ma

  9. #9
    vae victis
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    Citazione Originariamente Scritto da tigermen
    Infatti a me non importa una sega di Bush o di sharon o di Olmert o di chi cazzo ci sia al potere io sto comunque con l'occidente senza se e senza ma

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da kingzorc
    perchè fai codesta faccina, anche gli stati democratici possonio commettere errori, mica ti ho detto di non criticarli, anch'io lo faccio spesso

 

 
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