A VICENZA C'E' UNA FINTA LOTTA TRA STEFANI CON IL TIRAPIEDI FILIPPI E DAL LAGO CON IL SUO TIRAPIEDI CIAMBETTI PER CONTROLLARE ANCORA LA LEGA DOPO TUTTO QUELLO CHE HANNO COMBINATO.
SONO CONVINTO CHE I MILITANTI VICENTINI SONO STUFFI DI LOR SIGNORI ATTENTI AGLI INTERESSI DEGLI AMICI RICCHI E CHE HANNO DIMENTICATO LA GENTE E I MILITANTI. NON SI FARANNO IMBROGLIARE E CONVINCERE DALLE FESTE NELLA VILLA DEL BIMBO VIZIATO FILIPPI (FIGLIO DI UN INDUSTRIALE LA SUA DITTA LA UNICHIMICA E' STATA INDAGATA PER INQUINAMENTO DI CORSI D'ACQUA CON PRODOTTI CHIMICI) O DAGLI OCCHIOLINI DELLA SIORA DAL LAGO E LE BESTEMMIE DI STEFANI.
VICENTINI SIETE D'ACCORDO???????![]()
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allega l'articolo del giornale di vicenza di oggi
Orfani di Pontida, i nordisti in cerca di strategie guardano a Venezia
Lega, estate pensierosa
aspettando il congresso
Rinnovo provinciale in vista: tutti compatti, ma Stefani più forte
di Antonio Trentin
Orfana in luglio dell’adunata di Pontida - con adunata soppressa nonostante qualche manifesto ancora affisso sui muri del Nord, perché il partito non sa bene dove andare a parare politicamente dopo le amarezze per il Parlamento e nel referendum - la Lega aspetta la tradizionale chiamata a Venezia in settembre.
Per andare a vogare verso dove e cosa? «Verso una nuova stagione del nostro progetto per la devolution» annuncia il segretario provinciale Roberto Ciambetti. Che come tutta la militanza aspetta, in realtà, di saperne di più e meglio.
Intanto tocca alla "fase congressuale", che in un movimento come quello leghista spunta fuori soltanto quando ci sono linee da confermare o guai seri da affrontare. L’ultima assise è lontana, è del 2001, in tempi di Casa delle libertà stravincente e di conferme da chiedere alla base sull’operazione strategica imperniata sull’alleanza con Silvio Berlusconi. Cinque anni dopo - e dopo un quinquennale "nulla di fatto" a Roma - è inventabile qualcosa di diverso?
Il Cavaliere e Umberto Bossi s’incontrano, in questi giorni, e nelle periferie arrivano echi molto smorzati di quello che potrà succedere. Fatto sta che il consiglio federale ha annunciato che a settembre - dopo le parole d’ordine da ritrovare in riva al bacino di San Marco - la militanza dovrà andare a congresso.
«Il partito è compatto» dichiarano i leader locali, dal senatore Paolo Franco all’ex-deputato Luigino Vascon, dall’onorevole Alberto Filippi a Ciambetti, coppia di vertice protagonista la settimana scorsa di un non piccolo scontro sulla gestione amministrativa e urbanistica nel capoluogo (oggi dichiarano: «Tutto chiarito e chiuso, nessun problema di correnti interne»).
Di sicuro non si ritrovano tracce serie, nel Vicentino, del tentativo di sabotaggio scissionista-indipendentista che all’indomani della sconfitta nel referendum costituzionale aveva fatto rimbalzare da Milano profezie micidiali. «Lega Nord in sfaldamento, mezza dirigenza in trasloco a Forza Italia o quel che uscirà dalla riorganizzazione del centrodestra nel Settentrione, il senatore Stefano Stefani verso un’altra tessera...»: dichiarava così, pochi giorni fa, un personaggio noto e controverso tra i lumbàrd, Max Ferrari, ex-direttore di TelePadania, recentemente espulso dal partito. Un terremoto, in teoria, ma tutto smentito parola per parola, illazione per illazione, dai capi vicentini: «Stefani fuori dalla Lega? Una balla colossale...».
Piuttosto Stefani potrebbe uscire dalla fase congressuale d’autunno con il definitivo controllo sul partito vicentino. Ci saranno strascichi delle beghette che sei mesi fa avevano accompagnato l’accantonamento di Manuela Dal Lago dalla rosa-parlamentari e la promozione di Filippi a Montecitorio per scelta determinante di Stefani? «Ma quali strascichi? Non ci sono gruppi nella Lega - dice proprio il neo-deputato - non ci sono correnti. Siamo tutti della corrente di Umberto Bossi...». E si augura che al congresso provinciale - dove Ciambetti arriverà "scaduto" per calendario e non per sgambetto politico - «ci siano anche più candidati, perché sarebbe il segno che c’è vivacità e discussione nel partito».
Rischia la poltrona Ciambetti (che peraltro ne ha anche un’altro paio cui badare: consigliere in Provincia, consigliere in Regione) in quanto amico della Dal Lago, ma senza essere peraltro nemico di Stefani? Nessuno azzarda pronostici. Troppo presto. E Vascon avverte che più che ai posti della nomenclatura leghista bisogna pensare ai contenuti dell’azione politica prossima: «Io di congressi ne farei anche due: quello elettivo-organizzativo e uno tutto programmatico, da fare dopo, per stimolare l’emergere di idee e risorse umane che nella nostra base non mancano».
Ai nomi, almeno a uno, il congresso vicentino dovrà comunque pensare: nel 2007 la super-presidente Dal Lago saluterà la stanza di comando di Palazzo Nievo e per l’Amministrazione provinciale la Lega dovrà avere un successore. «Perché, sia chiaro, la nostra fedeltà alla Casa delle libertà e la tenuta elettorale confermata elezione dopo elezione - avverte Ciambetti - legittimano la conferma di un leghista alla presidenza». Candidati? «Ce n’è più di uno...» si limita a dire il segretario, glissando su una scommessa già fatta da altri nei conciliaboli nordisti e sui mass-media: potrebbe toccare a Attilio Schneck, sindaco che a Thiene sarà obbligatoriamente "uscente", l’anno prossimo, e al quale potrebbe essere affidata la poltronissima in Provincia.
«Personalità comunque ne abbiamo. Tutte di grande spessore, tutte che hanno lavorato bene in questi anni» conclude Vascon. E che faranno che cosa, nei prossimi? È il quesito sul quale il Prato di Pontida quest’anno tace («un problema: era il momento in cui ricaricavamo le pile, quest’anno dobbiamo aspettare» confessa Franco) e sul quale arriverà una risposta dal maxi-palco verde in Riva dei Sette Martiri, ma solo tra due mesi. E nel frattempo, solo illazioni, qualcuna più sensata delle altre: dopo aver dato dal 2000 in qua sangue, sudore e anche qualche bella lacrima di fastidio politico alla Casa delle libertà, la Lega tornerà a chiedere al centrodestra l’appoggio su alcune concretezze legislative che ritiene possibili «anche a Costituzione non modificata, anche utilizzando le norme della riforma del centrosinistra del 2001 nella quale il federalismo fiscale è previsto».
Appoggio dalla "Casa" e, però, dialogo obbligato con l’Unione di centrosinistra che sta al governo? Ciambetti storce il naso di fronte all’eventualità: «A noi è piaciuto che il centrodestra abbia operato compatto per il “sì” al referendum, anche se non abbiamo vinto, e ripartiamo da questo». Poi, per forza di cose, ricorda un ritornello che ogni tanto riecheggia in casa Lega: «Pur di cambiare, comunque, siamo sempre pronti a discutere anche col diavolo...».




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