14-07-06
Sala Bot (Carpaneto Piacentino)
Conferenza
Presentazione del testo “ultimo giorno, ultima ora, ultimo minuto”
Relatori: Bruno Galazzi (segretario provinciale fiamma tricolore), Pino De Rosa (scrittore), Rodolfo Graziadei (combattente RSI)
Introduzione (Bruno Galazzi)
Introduzione al testo, un libro scomodo, liberamente esposto in alcune parti del paese e censurato in altre, come a Schio, dove i problemi per la presentazione non sono stati pochi. Alla fine la presentazione è avvenuta come la marcia, due giorni dopo, in ricordo di un eccidio compiuto dai partigiani, dove perirono 54 persone, tra cui 15 donne e diversi civili.
Ma chi furono questi partigiani? Una piccola rappresentanza armata di quella parte d’Italia che scelse di tradire la propria terra, il proprio popolo e la propria libertà in nome di interessi stranieri.
Rodolfo Graziadei fa parte di quei tanti che invece hanno scelto la coerenza, l’onore e la fedeltà, ad un’idea, a una terra, al proprio destino.
Purtroppo questi ragazzi, che rimarranno sempre giovanissimi, non sono rimasti in tanti a poter raccontare la propria vita, chi gettato vivo nelle foibe, chi massacrato dai partigiani, chi rinchiuso nei campi di concentramento americani, prima e dopo la fine del conflitto, quando i nemici della Patria hanno cercato di cancellare il nostro passato.
Il fatto che vi sia una continuità e che tante persone si trovino ancora qui significa che non ci sono riusciti e che non ci riusciranno nemmeno con leggi repressive, mistificazioni storiche o dichiarazioni di politicanti di serie b, che bollano come male assoluto l’ultimo momento di dignità del popolo italiano, solo per compiacere dei criminali politici che proprio oggi stanno per scatenare l’ennesima guerra.
Anche per questo libri come “ultima ora, ultimo giorno, ultimo minuto” sono importantissimi, perché un popolo può guardare al futuro solo se ricorda il proprio passato, specialmente se questo passato ha iniettato nel popolo stesso uno spirito comunitario indispensabile per salvaguardare i propri diritti, minacciati dalle grandi potenze economiche e militari.
In conclusione si sottolinea come le parole di Rodolfo possano cambiare il corso di una vita, in quanto è impossibile non trovare motivazioni nei racconti di chi ha sacrificato la propria giovinezza per ideali veri in nome di un eroismo oggi sconosciuto.
Storia (Rodolfo Graziadei)
Graziadei esprime soddisfazione nel vedere vecchi amici e facce nuove, le quali potranno sicuramente trovare risposte a domande e anche a pregiudizi storici, nell’occasione potranno comprendere come i giovani della RSI furono animati non dall’odio animale di cui si parla ma dall’amore.
La storia democratica censura e continua a censurare per un motivo principale: la verità segnerebbe la fine di quei potentati che opprimono l’Europa da 60 anni.
Si ritorna a parlare di Schio e di stragi, delle violenze che colpirono in quel periodo anche tanti civili e moltissime donne, tra le quali Graziadei cita Maria Meneghini, legata e pubblicamente torturata, la quale ebbe la forza di gridare “viva il Duce” mentre i partigiani le tagliavano le orecchie, prima di seppellirla, ormai deceduta, con la testa di fuori.
Di fronte a certi episodi è indegno il comportamento dei partitocrati che si mostrano belli e fieri in determinate occasioni salvo poi censurare e vietare quando reduci e parenti delle vittime o anche persone legate a determinate idee vogliono ricordare persone vittime di abusi e violenze giustificate o cancellate.
Tra le vittime del posto vengono ricordati: Emilio Dordoni, 18 enne di Carpaneto, e Ettore Poggi, partecipante alla marcia su Roma e ucciso nel 45 nella zona di Bettola.
Rodolfo racconta come la spinta di De Rosa sia stata necessaria per trovare la forza di mettere nero su bianco quella scelta e la propria vita in quegli anni duri; scrivere è stato un passo necessario per raccontare i valori di ieri che vengono volutamente nascosti, cancellati e mistificati, la speranza è che la storia con la S maiuscola possa gradualmente salire alla ribalta e già piccoli passi in tal senso si sono fatti, anche se non sono mai abbastanza.
In quell’8 settembre, che non fu portatore di pace ma di guerra fratricida e di una divisione del popolo che esiste ancora oggi, emerse la migliore Italia, quando in una guerra disperata il paese vide l’ultima generazione di combattenti per l’onore ancora vivi nella memoria dei reduci, che sperano solo di poter passare il testimone ai giovani di oggi alla ricerca della libertà e della dignità della Patria.
Continuità e coerenza (Pino De Rosa)
Da un anno il testo viene presentato con continuità e in diverse parti d’Italia, per De Rosa l’esser considerato da Graziadei come un’erede spirituale porta l’onore ma anche l’onere di lavorare sempre con maggiore intensità, secondo una logica di abnegazione propria della RSI.
Quella degli autori del libro è una battaglia, per affermare che la RSI rappresentò l’ultima generazione di combattenti e che la loro lotta prosegue oggi perché il nostro popolo non è libero, in quando non esiste libertà se la nazione non ha diritto di autodeterminarsi. E’ quindi necessario rivendicare questo diritto per definirsi popolo.
Anche per questo è importante far comprendere i sentimenti che animarono questi ragazzi e i motivi della scelta, che li portò a combattere per una comunità sopra ogni personalità individuale.
Quando venne firmato l’armistizio l’8 settembre, la Repubblica sociale Italiana non esisteva ancora e il Duce era ancora prigioniero in seguito al colpo di stato del governo Badoglio (sottolineiamo che fu golpe e non rivoluzione popolare), in quel periodo decine di migliaia di giovani si arruolarono e non lo fecero da fascisti ma da italiani, rifiutando quella viltà propria del tradimento che sarebbe rimasta attaccata al popolo italiano.
I combattenti della RSI da sempre sono accusati di violenze ma è giusto sottolineare che quando uccisero lo fecero per rappresaglia verso attacchi mirati e organizzati con lo scopo di scatenare una guerra civile, unico metodo per far attecchire quell’antifascismo che durante il regime fu relegato in un angolo e mai interessò il popolo.
Dall’altra parte trovavamo il partito comunista, il cui segretario scrisse a Stalin dicendo di uccidere tutti i prigionieri italiani in Russia in quanto tra loro potevano esserci dei fascisti, dall’altra parte c’erano partigiani e forze di occupazione americana che torturavano e uccidevano moltissimi civili con bombardamenti e stragi sommarie.
I combattenti della Repubblica sociale italiana, anche quando la guerra volse al termine, scelsero di lottare fino all’ultimo giorno, ultima ora, ultimo minuto mettendo in gioco la propria vita, facendo emergere ancora una volta il proprio spirito e la volontà di anteporre l’interesse della comunità alla propria esistenza.
L’Italia di oggi è figlia della divisione portata dall’8 settembre e non sarà possibile riavere un popolo che possa definirsi tale senza il recupero delle proprie radici e della verità storica, la quale non appartiene alle mistificazioni di una storia serva dei nemici della Patria, oggi come ieri.
Un processo storico si è interrotto, dopo la rivoluzione industriale è nata un esigenza sociale: il socialismo non fu in grado di rappresentarlo, il comunismo è fallito miseramente, il liberalcapitalismo delle esigenze sociali se ne frega.
La risposta è l’appartenenza, l’essere contrapposto all’avere, a maggior ragione oggi, in una società basata sul “produci, consuma, crepa”, dove il benessere ha portato solamente una crescente insoddisfazione, causata dai continui bisogni materiali.
L’obiettivo diventa quindi recuperare le proprie radici e impadronirsi di nuovo della propria storia per costruire il proprio futuro.
Conclusioni (Bruno Galazzi)
Viene ribadito il concetto di continuità: la guerra 60 anni fa non è finita perché oggi, al contrario di quanto vogliono farci credere, non siamo liberi, la dimostrazione sta nelle censure, negli arresti ideologici, nelle guerre preventive e in tutte le opere di sfruttamento del liberalcapitalismo.
Per questo la fiamma tricolore perseguirà la strada del recupero della memoria e della costruzione di un futuro migliore, due strade parallele per la riscoperta della libertà.
A tal proposito vengono annunciate due iniziative:
- Partirà una raccolta di firme nel comune di Carpaneto per ripristinare un affresco della sala dove si tiene la conferenza, dedicata ad Osvaldo Bot, pittore piacentino amico di Martinetti e vicino al futurismo, il quale affrescò una parete della sala con una raffigurazione della marcia su Roma che la Carpaneto democratica ha voluto coprire.
La fiamma tricolore vuole mantenere viva la propria storia e lotterà affinché il bellissimo affresco di Bot sia restituito ai cittadini.
- Prosegue la raccolta firme per il mutuo sociale che, com’è noto, mira a rendere tutti gli italiani proprietari di una casa e non vittime di speculatori che “prestano” questo diritto dietro versamenti continui di denaro definiti affitti, in concreto usura. Il mutuo sociale si collega anche un punto specifico della RSI che prevedeva appunto la proprietà della casa, uno di quei diritti (insieme alla socializzazione) affermati dal fascismo in risposta alle plutocrazie e presto cancellati dalla liberaldemocrazia e dai suoi servi.




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