Messer Giuliano de' Dati, fiorentino, era penitenziere della Basilica Vaticana e della Lateranense e vescovo di San Leone in Calabria alla fine del '400.
Ma è rimasto famoso soprattutto come poeta "divulgatore" in ottava rima dei grandi fatti che accadevano nel mondo in quel periodo.
Assai nota è la sua traduzione in poesia, stampata nel 1493, della "Lettera" con cui Cristoforo Colombo annunciava la scoperta del Nuovo Mondo; nel 1495 celebrò invece il fatto dell'anno, il "Diluvio di Roma" (1495 die xii decembris, ad Roma venne si grande deluvio una nocte del dicto mese de decembre, che l' aqua andò tanto alta che junse in sino al secondo solaro de le case de cardinalj, et lì di sopra recoverarono per scampare.)
Tra l'una e l'altra opera, nel 1494, diede invece alle stampe il "Secondo Cantare dell'India", una descrizione della fantastica terra del Prete Gianni e delle straordinarie specie umane che la popolavano.


Tra queste strane e mostruose specie, tra monocoli, ermafroditi, cinocefali e pigmei, non potevano mancare "giganti di quaranta e più braccia".
Per dare credito a quanto narrato di questi giganti, il poeta invita l'incredulo lettore - in particolare quelli di Roma - a toccare con mano la realtà di quanto dichiarato:

Massime tu che drento a Roma stai
che sai di San Grisogono il convento
ne' chiostri della chiesa tu vedrai
in mezzo di una loggia, s'io non mento!
Si chome me, tochar tu gli potrai
- so che non gli ha porti ancora el vento -
l'ossa di due giganti con cathene;
due travi nella loggia gli sostiene.


Che io sappia, ossa gigantesche erano nelle chiese S. Maria del Popolo e dell'Aracoeli; altre ancora - forse di balena - in S. Maria in Cosmedin.
Ma le misteriosa ossa dei giganti di San Crisogono, che fine hanno fatto?