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  1. #1
    SENATORE di POL
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    Predefinito Servizi Segreti, Legalità, Difesa Globale, Magistrati Girotondisti

    dal quotidiano LIBERO..........una "lettera aperta" dell'ex Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura ai magistrati ideologizzati del girotondismo militante...........

    "SPIE, COSSIGA VUOTA IL SACCO

    di cossiga francesco


    Cari giudici girotondini, vi svelo una cosa. Io e Moro i terroristi li abbiamo sequestrati, cacciati, incastrati con la droga. E abbiamo vinto. Voi invece...
    Caro dottor Spataro, io ho per Lei una grande simpatia, anche se l'ho denunziata e spero che di quella denunzia Lei debba rispondere, a onore degli uomini dei servizi segreti italiani e delle potenze alleate e amiche che ci difendono dal terrorismo (pardon, dalla "resistenza"). Stia certo che io andrei a trovare in carcere chiunque, anche se fosse un giudice, e porterei le arance siciliane e le ciliegie di Vignola prodotte da un mio amico, che non è né della Cia né del Sismi. Dicevo: io ho per Lei una grande simpatia perché siamo entrambi dei politici. Io lo sono in panni normali e combatto con la parola e lo scritto; Lei lo è nei panni del magistrato che lotta con l'esercizio dell'azione penale e con gli ordini di custodia cautelare. Da ragazzino io per la Repubblica e la Democrazia Cristiana facevo a botte; Lei non ho ben capito per che cosa, ma forse già allora faceva i girotondi. ::: Voglio raccontarLe alcune istruttive cose. Aldo Moro molto si preoccupava di tenere al riparo i cittadini italiani dagli attacchi del terrorismo arabo-medio orientale e palestinese: l'Olp di Arafat non aveva ancora rinunciato a compiere "azioni di convinzione" all'estero contro obiettivi ebraici e occidentali. Si operava nell'ambito del più generale accordo segreto chiamato il "patto Giovannone", dal nome del residente del Sismi a Beirut. Quando terroristi palestinesi tentarono - con missili terra-aria piazzati nei dintorni all'Aeroporto di Fiumicino - di abbattere un aeromobile civile israeliano dell'El-Al e furono arrestati, Moro intervenne personalmente sul presidente del tribunale, con la cortesia e la fermezza che gli erano proprie, e fece concedere ai terroristi la libertà provvisoria. All'uscita dal carcere vi erano agenti dell'allora Sid che prelevarono i terroristi appena scarcerati, li portarono in un aeroporto militare, li imbarcarono su un aeromobile DC 3 dello stormo dello Stato Maggiore, sigla "Argo", quello di cui normalmente si serve la V Divisione e cioè "Gladio" (mamma mia, "Gladio!") e li spedì a Malta, da dove raggiunsero la Palestina. Arafat ringraziò. Fortunatamente Lei, dottor Spataro, era impegnato in un girotondo! Gli israeliani anni dopo ci risposero e fecero saltare in aria l'Argo: pari e patta. Nella "guerra sporca" dei servizi si fa così! Altra storia. Un magistrato arrestò un giorno il capo del Sid, uomo fedele ad Aldo Moro che era allora presidente del Consiglio dei ministri, e arrivò vicino a scoprire la struttura di Gladio. Moro convocò un giovane ministro che ero io, e gli diede istruzioni di prendere contatto con la famiglia, e di esprimere ad essa e tramite essa la solidarietà del governo al generale. Moro mi diede le indicazioni per impartire all'arrestato le istruzioni su ciò che doveva e su ciò che non doveva dire al magistrato. Il generale fu messo in libertà e delicati segreti di Stato non furono rivelati al magistrato, con e senza password! E Lei, il dottor Spataro non c'era, perché si allietava a fare già i girotondi contro i futuri Ds, quando il Pci si fosse trasformato in essi!
    Colpo grosso oltre confine
    Quando diventai ministro dell'Interno, il capo dell'Ispettorato Antiterrorismo mi disse che potevamo fare un "colpo" catturando un terrorista (pardon, un "resistente rosso"!), rapendolo con la forza da un Paese confinante. Diedi l'autorizzazione, i nostri ragazzi penetrarono in "territorio amico", localizzarono il "rapendo", ebbero con lui un conflitto a fuoco e lo trasportarono di forza in territorio nazionale. Al processo il terrorista tacque perché su nostra richiesta il magistrato gli aveva promesso un trattamento di favore. Lei, dottor Spataro fortunatamente non c'era, perché si riposava dai girotondi. Sempre io giovane e spregiudicato ministro dell'Interno, mi feci consegnare da un mio più giovane collega straniero in un aeroporto militare di quel Paese un gruppetto di terroristi di destra (questi "delinquenti", e non "resistenti"), e li feci riportare in Italia senza le complicazioni di domande di estradizione e simili. Sempre ministro dell'Interno, escogitai un sistema per far fermare e interrogare sospetti terroristi o loro fiancheggiatori, per i quali i magistrati proprio non ci potevano concedere mandati di arresto e cattura o confermare fermi di polizia giudiziaria (solo dopo un paio d'anni riuscii infatti a far reintrodurre il fermo di polizia, con l'aiuto dei comunisti).

    Bustine su misura
    E Le racconto un'altra cosa ancora, dottor Spataro. Nella calca delle grandi città, nostri ragazzi dell'Arma o della Polizia facevano scivolare buste di cocaina o di altra droga (in modica quantità!) nelle tasche del ben-capitato di turno. Qualche metro dopo una squadra della Guardia di finanza in divisa, che si trovava per caso di passaggio per servizio antidroga, fermava il sopraddetto, lo perquisiva, gli trovava la droga e lo portava in caserma dove, dopo un sommario interrogatorio sul possesso di droga, insieme a carabinieri o agenti di polizia dell'antiterrorismo in borghese il bencapitato veniva interrogato su fatti di terrorismo... con minor dolcezza! Gli Spataro non c'erano: erano i tempi degli Occorsio, dei Sica e dei Di Matteo..., quelli che con seri politici, soprattutto democratico-cristiani e comunisti, sconfissero il terrorismo (perdono! La "resistenza"!). Chissà quanti ostacoli alla lotta contro il terrorismo rosso ci avrebbe messo il girotondino Spataro, allora con baffi meno bianchi!

    Strizzate il ferito
    Andiamo avanti con i ricordi. Dopo un devastante attacco terrorista contro obiettivi israeliani a Fiumicino (il "patto Giovannone" non venne violato!), dopo che gli "steward" e le "hostess" della El-Al fecero fuori tre o quattro terroristi la polizia italiana riuscì a catturarne uno, ferito. Il sostituto procuratore e il capo di una sezione antiterrorismo che mi incontrarono nell'obitorio dove ero andato a rendere omaggio alle salme dei cittadini israeliani (mi scusi, qualche girotondino direbbe "sporchi sionisti"!) uccisi, mi chiesero se ritenessi opportuno che, con l'aiuto degli anestesisti, gli agenti dessero una "strizzatina" al ferito per farlo parlare, in presenza del magistrato della procura di Roma, che naturalmente non era girotondino ma della sinistra vera. Il consiglio di dare strizzatine ai terroristi detenuti mi era stato dato anche da un grande capo partigiano, "icona" del Pci e leninista di ferro. Risposi che mi sembrava un'ottima idea.

    Meno male che c'erano gli 007
    Così fu fatto: e la magistratura "mise dentro" un bel po' di complici dei terroristi (pardon, di resistenti contro il sionismo). Il "resistente" fu condannato all'ergastolo e fu poi oggetto di uno scambio. Lei, dottor Spataro non c'era, perché aveva ripreso gli allenamenti di girotondo! Avendo avuto forti insegnanti di diritto costituzionale e di diritto penale (sì, mi sono laureato in diritto penale ottenendo il voto di 110 su 110 e lode, con dignità di stampa!) conosco che cosa sia la legalità ordinaria e la legittimità istituzionale dei tempi di guerra. Non si affanni a fare indagini, dottor Spataro, perché è tutto prescritto... In conclusione: io, democratico, antifascista e antiterrorista, ringrazio gli agenti del Sismi, quelli della Cia (sì, anche quelli della Cia con le "extraordinary rendition") del Security Service, quelli della BND, quelli dell'SFB che hanno fatto (complimenti!) il bel colpo contro il capo terrorista ceceno. Li ringrazio per il contributo che danno, anche con metodi spicci, alla lotta contro il terrorismo islamico (pardon, la resistenza islamica!) Spero che Clemente Mastella riesca a salvarsi dalla stretta della lobby politicosindacale dell'Associazione Nazionale Magistrati e a rifiutarsi di inoltrare la domanda di estradizione degli agenti Cia che Lei - insieme al non girotondino conoscitore delle "carte di Montenevoso" - inoltrerete agli Stati Uniti.

    Pernacchie americane
    Spero che Mastella riesca ad evitare che dall'altra parte dell'Atlantico ci arrivi una pernacchia imperiale! Sa che cosa mi duole di tutta questa vicenda, dottor Spataro? Che né il governo né il Sismi abbiano dato una mano alla Cia, come quasi tutti gli altri Stati e servizi di intelligence europei hanno fatto! Con sincera cordialità.
    "

    Saluti liberali

    •   Alt 

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  2. #2
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    Ancora un intervento dell'ex presidente del Consiglio Superiore della Magistratura ed emerito presidente della Repubblica, senatore a vita Francesco Cossiga, sulla penosa vicenda dell'inchiesta contro l'antiterrorismo italiano.......

    "È un nostro dovere difendere chi ci protegge dai terroristi

    di FRANCESCO COSSIGA   


    Qui rispondo al alcuni quesiti. Perché io, ex- Capo dello Stato, sono andato al carcere di San Vittore a visitare e a dare solidarietà a Marco Mancini, ex- capo del Controspionaggio del Sismi? Sarei tentato di dire: perché Mancini è sardo e perché in questo Paese sta cessando di esistere lo stato di diritto. E questo a causa dell'irrompere nelle stanze del potere di quella bastarda cultura cattocomunista - né cattolica né comunista - che è estranea, anzi ostile, alla cultura della libertà. Lo ha testimoniato il ministro dell'Interno Amato a proposito non di collusioni, ma di " contratti" tra magistrati e giornalisti per l'accesso a segreti istruttori. Epperciò, in nome della " rule of law", del principio della " presunzione di innocenza", io presumo che chi la magistratura ha mandato in galera, specie quando si tratta di " politica", sia innocente. E quando poi si ha a che fare con la magistratura di Palermo o di Milano, la presunzione per me si trasforma in certezza! Ho difeso il Mancini ed il Sismi, come ho difeso a suo tempo il Sifar e l'Arma dei Carabinieri dalle accuse di tentativo di colpo di Stato - il famoso " Piano Solo" - mosse dall'Espresso, che si era, come si è poi appreso dal " Dossier Mitrokhin", mangiato una polpetta avvelenata confezionata dal Kgb, che poi continuò la sua azione di " disinformazione" e di " intossicazione" con l'" affare P2" penalizzando per lungo tempo l'attività dei nostri servizi di informazione e di sicurezza, offuscandone l'immagine e minandone le credibilità con la storia dei " servizi deviati". Perché ho denunziato i pubblici ministeri e la Digos? Essi hanno intercettato sedi e agenti del Sismi, il contenuto delle intercettazioni è stato pubblicato. L'intera attività dei servizi di informazione e sicurezza è coperto da segreto di Stato anche nei confronti dell'autorità Marco Mancini Emmevì giudiziaria a norma dell'articolo 12 della legge 24 Ottobre 1977, n. 801, ed al segreto può derogare solo il Presidente del Consiglio dei Ministri. E quindi intercettare e compiere ogni azione a ciò dedicata, sedi e agenti del Sismi è reato previsto dal codice penale. Una volta che la vicenda giudiziaria sarà conclusa occorrerà far investigare dai servizi di informazione e sicurezza se per caso anche in questo caso ci sia stata un'azione di " disinformazione" e " intossicazione" per paralizzare l'azione anti- terrorismo svolta contro l'insurrezionalismo islamico e Al Qaeda dal Sismi nel Medio- Oriente, nonché per accertare il ruolo della Digos di Milano e del Dipartimento di Pubblica Sicurezza. Ed ho difeso e difendo il Sismi e denunziato i pubblici ministeri e la Digos di Milano ( e questo è solo l'inizio!) per non creare un clima di sfiducia nel Sismi, nel Sisde e nelle forze di polizia dello Stato, e soprattutto nell'Arma dei Carabinieri coinvolta senza colpa per la stupidità, l'imprudenza o forse anche l'infedeltà personale di un maresciallo dei Ros che, a differenza della Digos di Milano, non si può certo dubitare avere dato o ricevuto istruzioni fraudolente e fuorvianti dai propri superiori. E l'ho fatto anche - essendo io una persona anche sul piano internazionale credibile - per non far chiudere ai servizi italiani le " fonti informative" degli altri servizi, che certo sono stati messi in allarme dalla intercettazioni illegali operate dai pubblici ministeri e dalla Digos, dal fatto che le informazioni, notizie e documenti da essi " passati" al Sismi ed al Sisde, possano finire nelle mani dei magistrati, anche di quelli di cui non solo si può, ma si deve dubitare essere " teneri", per non dire peggio, con il terrorismo islamico, e di qui, con o senza password alla stampa, o direttamente all'insurrezionalisno islamico o ad Al Qaeda. "

    Egregio presidente, non sempre mi trovo d'accordo con lei, ma quando Ella parla da grande liberale, come comuque è, e di queste materie, non posso che condividere con ammirazione il Suo senzo patriottico, il Suo altissimo senso dello Stato, la Sua intelligenza politica, la Sua Rettitudine di uomo politico non scevro da errori ma abile a smascherare e, mi permetta, a picconare la altrui viltà, le altrui mistificazioni, anche quelle diventate quasi un "luogo comune".

    Ovviamente l'intervento di Cossiga è stato pubblicato dal quotidiano LIBERO.

    Saluti liberali

  3. #3
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    Su questo punto pieno,solidale,convinto appoggio ai nostri Servizi Segreti.Guai se le capacità di difesa e protezione del nostro paese rispetto al terrorismo venissero meno.Il governo,la magistratura,ne porterrebbero ogni responsabilità.Cossiga,pur nella sua ''stravaganza'' dimostrata molte volte,ha pienamente ragione.

  4. #4
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    "Cossiga: Negli anni 70 era frequente la pratica del rapimento di terroristi "

    La lettera NON PUBBLICATA dell'ex presidente del Consiglio Superiore della Magistratura e presidente emerito della Repubblica, senatore a vita Francesco Cossica al quotidiano sinistruzzo LA REPUBBLICA.......



    "Caro direttore, mi rivolgo a te come al direttore del quotidiano che puo' giustamente vantare il piu' ricco patrimonio di cultura, di conoscenze reali e personali e di esperienza di lavoro nel campo dell''intelligence' e della polizia: l'unico a potermi dare una risposta chiarificatrice e forse illuminante. Ho letto il 'progetto di relazione intermedia' sul presunto utilizzo di Paesi europei da parte della Cia per il trasporto e la detenzione illegali di persone. Non leggo quasi mai i noiosi documenti del Parlamento europeo, organo inutile, presuntuoso, costoso e talvolta dannoso dell'Unione europea, di scarsa credibilita' e di nessun prestigio, ricettacolo per lo piu' degli scarti delle classi parlamentari europee. Ma questa volta l'argomento mi interessava!".

    ."Vorrei anzitutto chiarire che il personale della Cia, della Dia ed eventualmente delle Forze armate americane che compiano su ordine del dipartimento della Difesa operazioni quali quelle denunziate, agiscono nell'adempimento di un dovere, e precisamente in esecuzione delle disposizioni espressamente previste nell'Executive Order (Military Order) n. 13 del novembre del 2001, nell'ambito delle piu' vaste disposizioni della legge americana che autorizzano il presidente degli Stati Uniti a ordinare a unita' delle Forze Armate e dei Servizi di informazione e sicurezza, fuori del territorio nazionale, nell'interesse della sicurezza nazionale degli Stati Uniti, il compimento di atti e lo svolgimento di attitiva' in violazione del diritto interno degli Stati nel cui territorio si opera, e anche in violazione del diritto internazionale, anche se contenuto in accordi stipulati multilateralmente o bilateralmente dagli Stati Uniti. D'altronde, durante la lotta contro il terrorismo rosso e nero, frequente era la pratica, anche essendo io ministro dell'Interno o presidente del Consiglio dei ministri, del 'rapimento' di terroristi italiani da parte di squadre speciali italiane, con la violenza, come quando operammo nei primi anni settanta in paese vicino, e con la corruzione delle polizie locali".

    "Mi chiedo come e perche', risultando coinvolti nell''affare' quasi tutti i Paesi europei, compresa la Germania socialdemocratica, il piu' importante centro di smistamento, e la neutrale Svezia, sia iniziata solo in Italia la persecuzione giudiziaria e il terzo tentativo di demolizione dei nostri Servizi di informazione e di sicurezza, di cui tra l'altro non e' stata ancora provata la colpevolezza. Palazzo del Viminale, piano secondo, corpo centrale, non e' mai responsabile, neanche…della gestione del G8 a Genova! È solo la ripetizione dello 'scandalo Gladio', che scoppio' solo in Italia e che vide processati un ex-capo dello Stato, un capo e un vice capo del servizio, anche se il comandante della base fu chiamato in Inghilterra per essere insignito di una grado cavalleresco britannico. Spero in un vostro chiarimento. Io una risposta l'ho ed e quella che a me 'amerikano' e filo-atlantico portera' a votare contro il rifinanziamento delle missioni militari all'estero: ne' l'Europa ne' l'Italia hanno voglia e capacita' di lottare contro il terrorismo.
    Con cordialita'".
    "

    Saluti liberali

  5. #5
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    dal quotidiano LIBERO di oggi

    "Altro che storie, il mondo non si fida più di noi

    di OSCAR GIANNINO*

    Islam: il disastro sinistra-giudici

    Caro direttore, a cinque anni dall'11 settembre ti faccio una domanda. Secondo te quanti dei quaranta presunti terroriristi arrestati ieri dalle nostre parti saranno liberi tra pochi giorni? Perché noi italiani e noi europei ormai siamo mitridatizzati. La strage di massa ordita da jihadisti musulmani di cittadinanza britannica e ascendenza pachistana era già in seconda battuta, ai tg Rai di ieri sera. L'attenzione prioritaria andava alla vicenda israelo-libanese, con grande enfasi sul fatto che Israele rifiuta il cessate il fuoco e anzi il premier Yehud Olmert dà il via libera a una più massiccia operazione nel Libano Meridionale. Naturalmente, nessuno spiega che il motivo per il quale per fortuna Israele sinora non ha scatenato le proprie truppe corazzate, la ragione per la quale ancora ieri sera Olmert esitava a dare l'ordine, è che l'Europa al seguito della Francia condivide la posizione della Russia, e cioè non intende affermare esplicitamente che perché vi sia un cessate il fuoco occorre che gli Hezbollah vengano posti nella condizione di non poter più nuocere. E i media attaccano gli Usa È lo stesso meccanismo, che è subito scattato per rimuovere la portata della tragica minaccia sventata in Gran Bretagna. Migliaia e migliaia di inermi passeggeri sarebbero stati ridotti in polvere su cinque o sei diverse città degli Stati Uniti. Ma le reazioni prevalenti deimedia edelle cancellerie europee sono state improntate a un silenzio che si deve a una convinzione cinica: "la cosa non ci riguarda". Anzi, è colpa della folle politica americana in Iraq, come ha subito detto il leader della Margherita Francesco Rutelli. Il terrorismo jihadista ha dichiarato da 15 anni guerra all'America, a Israele e all'Occidente "crociato e cristiano". Ma a cinque anni dall'11 settembre Al Qaeda e il vasto arcipelago di sigle che ne sono espressione hanno guadagnato molte posizioni. La più essenziale, è che noi europei e italiani ci siamo sottratti. Abbiamo lasciato Bush e Blair sempre più soli, scambiando per vera colpa gli errori compiuti per anni in Iraq dopo aver meritoriamente cacciato Saddam. Al contrario, America e Gran Bretagna reggono, almeno finché gli elettori non decreteranno anch'essi la vittoria dell'appeasement verso Al Qaeda. Ma finché reggonoci insegnano tre grandi lezioni, sulle quali è il caso di riflettere. E, dopo, è anche il caso di radicare un'agenda civile di resistenza, visto che di guerra si tratta. Una resistenza nella guerra dell'informazione e della propaganda, che è la prima sottile strategia di vittoria del jihadismo. Una resistenza nella guerra vera combattuta in ogni Paese, dalle forze di sicurezza, di intelligence, dalla polizia e dalle forze armate, quando occorre. La forza delle proprie ragioni La prima lezione è la forza delle proprie ragioni. Lo smascheramento di chi pensava di abbattere nuovo terrore dal cielo insegna infatti che la sorveglianza - quando è assidua e professionale - è capace di raccogliere successi. Gli Stati Uniti in questi anni, ma anche la Gran Bretagna sotto il laburista Blair, hanno deliberato una nutrita serie di modifiche alle leggi ordinarie di pace, per consentire alle forze di intelligence e sicurezza di poter contare su sistemi e procedureche intempinormali erano loro inibite. Anche in America, c'è un dibattito fortissimo su come e se le direttive presidenziali sulle nuove possibilità investigative aperte ai servizi, e sulle modalità di detenzione dei "nemici combattenti", rispettino o meno la Costituzione. Anche in Gran Bretagna, le nuove leggi varate da Blair hanno incontrato ostilità e subito emendamenti di fondo, alla camera dei Lords. Ma entrambi quei Paesi hanno fatto una scelta chiara. Quella di non mettere la testa sotto la sabbia, e di varare norme speciali per rispondere a una minaccia letale. Noi non lo abbiamo fatto. Nessun Paese dell'Europa continentale ha varato norme eccezionali paragonabili. In Italia, ci siamo limitati a modificare il codice penale due mesi dopo l'11 settembre, introducendo una fattispecie di terrorismo transnazionale che non ha impedito decisioni scandalose come quelle del gip milanese, Clementina Forleo. La seconda lezione è che per sconfiggere il terrorismo bisogna piantarla di incolpare noi stessi, la nostra civiltà, la nostra storia e quella dei nostri padri e nonni. Ieri, sul Times di Londra, l'ha scritto in maniera churchilliana Gerard Baker, ex uomo di Stato americano. La Fratellanza islamica alla quale si rifà Hamas, gli sciiti filoiraniani armati da Teheran come gli Hezbollah, le reti jihadiste che sono tese in ogni Paese e anche da noi in Italia, nonsono affatto figlie di colpe storiche nostre, innomedelle quali tirarci fuori dalla lotta, nella speranza che essa riguardi solo i "cattivi", gli americani e gli israeliani, naturalmente. Mentre scrivo, caro direttore, ho allineati davanti alla mia scrivania i libri che contengono le prove e i documenti accumulati dai migliori analisti di Al Qaeda, e che raccolgono minacce e sentenze di morte per ognuno dei Paesi europei nessuno escluso. Sono 52 libri, li ho contati. Però a scriverne tra gli italiani sono stati solo Magdi Allam, Roberto Dambruoso, e Massimo Introvigne. Tutti gli altri sono di studiosi americani e britannici. Da noi a prevalere sono ben altre ragioni, quelle di chi pensa che la guerra al jihadismo sia un errore occidentalista, che criminalizza l'intero Islam. Quelle di chi teorizza per l'Italia un ruolo di ponte, anche verso le legittime rivendicazioni anticapitaliste dell'Islam estremista. Quelle di chi, infine, pensa che sia più saggio stare a casa e farci i fatti nostri, e negoziare sottobanco per non avere noie, come spesso ha fatto in passato l'Italia. L'illusione multiculturalista È proprio questa, la terza lezione, che viene dall'America e dalla Gran Bretagna che invece continuano a combattere. Credere di ritagliarsi uno spazio di quieto vivere è impossibile, a meno di lasciar fare in parti crescenti del mondo ai jihadisti quel che vogliono, da Baghdad a Gaza, dal Libano alla Somalia, dal Pachistan all'Indonesia. Soprattutto, a cominciare da casa nostra. E qui veniamo alle dolenti note, caro direttore. La Gran Bretagna è la prima, che dopo aver nutrito per decenni l'illusione che bastasse chiudere unocchio, su migliaia e migliaia di estremisti islamici cresciuti nelle rete di moschee "tollerate", potesse far prevalere le ragioni dell'integrazione su quelle della lotta armata e delle stragi. Blair ha dovuto cambiare registro. La crisi del Londonistan - della magica formula per la quale bastava garantire cittadinanza britannica e sperare nel benessere crescente, perché i figli e i nipoti dei musulmani non cadessero nell'affiliazione jihadista - parla direttamente a noi italiani e al governo di Roma.È falso, credere che dare la cittadinanza in soli cinque anni - come propone il governo Prodi - ci ponga al riparo della minaccia terrorista e ci assicuri un futuro pacifico di perfetta armonia. Per questo, oggi più che mai bisogna battersi perché questa legge non passi. È falso, che con servizi d'intelligence feriti a morte nella propria credibilità interna e internazionale dalle attività della Procura di Milano, si possa combattere con buone speranze la guerra al terrorismo. La botta portata al Sismi lo ha di fatto reso un servizio non più "agibile", agli occhi e alle orecchie di tutti i servizi dellacomunità occidentale. Non bisogna stupirsi, se americani e britannici ci hanno avvisati ieri a cose fatte. E occorreranno anni per porre riparo al danno perpetrato in nome della "legalità" - naturalmente! - dalla Procura di Milano. È falso, che un governo che assiste a braccia conserte al massacro del Sismi, senza dire una volte per tutte che o il servizio è in regola oppure ne caccia il direttore e gli ufficiali di punta, possa davvero garantire ai cittadini di star facendo tutto il possibile per farci dormire tranquilli. Tutti gli abbagli del giudce Spataro È falso, che la lotta al terrorismo possa essere affidata a servizi come quelli descritti sulla Stampa dal procuratore di Milano, Armando Spataro. Servizi che dovrebbero limitarsi a girare alle procure ogni possibile notizia di reato, come se si trattasse di una ordinaria stazione territoriale dei carabinieri, e che quanto a garanzie funzionali - e cioè a procedure che possano lambire violazioni di legge, per esigenze di servizio - debbano farsi autorizzare da un "comitato di esperti" esterni ai servizi stessi. È falso che la guerra alla propaganda jihadista non abbia bisogno di controinformazione e di professionisti in questo campo, come il dottor Spataro scrive nella convinzione che la più grave violazione del Sismi sia consistita nell'avere qualche isolata penna che ne ha difeso le ragioni in questi anni. Caro direttore io sono stato e sono tra quelli: giornalisti che pensano che all'Occidente sia portata una guerra feroce e temibile, e che alla guerra si risponda con la guerra e che la guerra però comporti doppi e tripli controlli verso i sospettati, non miliardi di euro di spesa pubblica per integrarli. E infine, servizi efficienti e pronti a colpire duro. Una guerra condotta per autorizzazione dei pubblici ministeri, è una guerra in cui Osama Bin Laden ha vinto in partenza. E questo, a costo di farci indagare come giornalisti dai signori procuratori, non deve accadere e non accadrà.
    * Vicedirettore Finanza&Mercati

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  6. #6
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    Il senatore a vita Francesco Cossiga, già presidente del Consiglio Superiore della Magistratura scrive una lettera aperta al presidente del Consiglio dei Ministri Romano Prodi. Ovviamente sul quotidiano LIBERO.

    "Prodi smetta di fingere e abbracci l'islam

    di FRANCESCO COSSIGA


    Il governo non vuole e non può combattere il terrorismo, tanto vale che Romano si converta e calmi le acque.
    Caro Presidente Prodi, ho ritrovato con te un'antica amicizia che temevamo perduta. Ti ho persino dato la fiducia. Ti anticipo subito quanto provvederò ad argomentare. Quanto hai fatto finora mostra la volontà politica e pratica di fare un patto con Osama Bin Laden e in generale di accordarti con la "rivincita islamica". Ecco, io ti sprono: va' avanti fino in fondo su questa linea. Anzi, fatti musulmano, musulmano non proprio terrorista, ma di quelli che vogliono la rivincita, il giusto risarcimento per i torti subiti dal Saladino da parte dei crociati. Inchinati verso la Mecca e ti capirò. Non ti imiterò, perché queste cose le lascio fare ai giovani. E ti anticipo pure che io voterò contro l'accordo con Bin Laden. Ma ti giustifico: è meglio una chiara posizione di accordo con il nemico, che fingere una sfida al terrorismo che non si è disposti a sostenere sul serio. Sono amaro? Sono realista. Se vuoi salvare l'Italia, ma anche il tuo opposto a Palazzo Chigi, passa dalla basilica alla moschea, o almeno frequenta tutt'e due. Premessa. Da democratico cristiano indipendente ho votato più di una volta la fiducia al tuo Governo, e non intendo ritirarla, salvo che in materia di ordinamento giudiziario e su alcuni aspetti della politica estera e della sicurezza. Su quest'ultimo tema ho qualche esperienza. Non sono un pacifista, tutt'altro! Sono pur sempre Kossiga, l' "uomo di Gladio", l' "uomo dei missili", l' "uomo degli affari sporchi", come in gergo si chiamano coloro che si sono occupati o si occupano di servizi segreti e di "covert actions". Ma sono un realista, che è convinto che «la guerra la può e la deve fare chi la sa ed è in grado di farla», e che chi «non la sa o non la può fare», non la deve fare! Perché non si può combattere Questa contro il terrorismo islamico fondamentalista è ormai una guerra, forse la guerra del terzo millennio. Noi non possiamo combatterla. Perché questo Paese, degnamente rappresentato dalla tua maggioranza: 1) è largamente antiamericano, ed essendo gli Stati Uniti la potenza leader in questa guerra dell'Occidente contro il terrorismo, preferiamo l'altra parte; 2) è sempre di più antiebraico, e cioè ostile a un popolo contro il quale la Guerra Santa è condotta; e antisraeliano, anche nella sua componente cattolica, a motivo della comprensibile politica ecclesiastica della Santa Sede che deve pur proteggere con una equidistanza filo-araba, i cristiani del Nord Africa e del Medio Oriente che sono arabi e che vivono sotto governi islamici; 3) siamo diventati ormai un Paese nel quale si sono affievoliti i valori della cultura, e non solo della religione, cristiana, e che non ha quindi nessun interesse a difendere i "crociati", e cioè gli occidentali di cultura cristiana, dalla "Rivincita Islamica". Schierarci con l'Occidente in questa guerra, significherebbe impegnarsi in Afghanistan, non dico come gli Stati Uniti e il Regno Unito, ma almeno come la Francia e la Germania, senza assumere posizioni di basso e miserevole guicciardinismo. Sul piano interno significherebbe prendere le difese dei nostri servizi d'informazione e di sicurezza e delle forze di polizia e dei loro capi, specialmente dell'Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza (non nomino la Polizia di Stato, non certo per i suoi valorosissimi uomini, cui io ho voluto fosse affidata la mia protezione, ma per il suo equivoco e vanitoso Capo, che ha impiegato alcuni reparti di esso - per invidia e antipatia contro il Sismi ed in particolare il suo direttore - in azioni "quasi delittuose"); contro giudici e pubblici ministeri irresponsabili o ideologicamente tolleranti verso il terrorismo. A proposito, Romano, hai mai letto le ordinanze e le sentenze dei giudici di Milano e di Bologna che assolvono e quasi elogiano i terroristi, anche quelli che hanno ucciso i nostri militari a Nassirya? Hai letto la saggia intervista del dottor Stefano Dambruoso, già pubblico ministero coordinatore delle indagini antiterrorismo della Procura di Milano, esperto di antiterrorismo islamico, che ha dovuto lasciare l'Italia e andarsene a lavorare alla sede Onu di Vienna? Hai letto il bel editoriale critico dell'amica Lucia Annunziata, diessina e dalemiana doc, sulla equivocità della linea italiana nella lotta al terrorismo e nei confronti degli Stati Uniti? Tutto questo il tuo Governo non lo può fare, anche perché non pochi - per il sogno di una nuova "Patria proletaria" di riferimento nonché per odio contro l'America e contro Israele -, sono i filo-Rivincita Islamica nella tua maggioranza certo, e forse anche nel tuo governo. E il tuo ministro degli esteri, D'Alema è ritornato, anche se in barca, ai vecchi amori di giovane della Fgci: l'antiamericanismo e l'antisraelismo. Non potendo noi condurre una vera "guerra" al terrorismo della "Rivincita Islamica", occorrerebbe rifarsi ai principi di Sun Tsu Zen: «Se non puoi fare la guerra e vincere il tuo nemico, accordati con esso». Se proprio vuoi la perfezione, ripeto: convertiti. Magari solo esteriormente, ma fatti nominare imam, per il bene del Paese e soprattutto dell'Unione! Osama Bin Laden è un grande politico, non solo idealista ma pratico, oltre che un grande stratega politico-militare e un leader carismatico - come ha sostenuto, su Repubblica, Giuseppe D'Avanzo. L'accordo segreto con gli islamici Durante la Prima Repubblica, un governante saggio e realista riuscì a concludere un accordo segreto, con i movimenti di "resistenza" medio-orientali che praticavano il terrorismo anche in Europa. "Voi ci lasciate in pace, e noi sul nostro territorio in pace vi lasciamo. Se saremo costretti a arrestarvi, i nostri servizi segreti provvederanno a farvi lasciare tranquillamente il Paese. Potrete rifugiarvi nel nostro Paese, e potrete anche in esso avere i vostri depositi d'armi e esplosivi, e potrete usare il nostro Paese almeno come terreno di transito dei vostri missili. Non collaboreremo con i nostri alleati nella lotta contro di voi. Ma voi ci lascerete in pace, e se qualche attentato contro Israele, i britannici, gli americani e contro i francesi (quelli di allora! ndr) e i germanici, dovete proprio fare, fateli, ma ditecelo prima. A noi però, lasciateci in pace!". Io stesso, da ministro dell'Interno, accettai che i membri dell'Olp di Arafat usassero passaporti falsi, e detenessero armi non solo individuali, ma di gruppo e da guerra, ed entrassero e uscissero dal Paese senza sottoporsi ai normali controlli di polizia, dessero anche rifugio ai loro compagni che scappavano da altri Paesi europei, e mai glieli consegnai anche se ricercati o anche solo diedi informazioni su di loro. (Ma non di poco conto fu in cambio la loro collaborazione nella lotta contro la sovversione di sinistra). D'altronde, caro Romano, contiamocela chiara. È la linea che già hai preso sotterraneamente. Non occorre essere esperti di sicurezza per comprendere che fino ad ora, al riparo da attacchi terroristici, ci ha posto la politica estera e militare del Governo e della maggioranza: a) non amichevole nei confronti dell'America; b) antisraeliana; c) filo-Hamas e filo-Hezbollah; d) di disimpegno contro i talebani e Al Qaeda in Afghanistan; e) con il pratico smantellamento del Sismi voluto da alte autorità nazionali di polizia con il tacito consenso del Governo; f) l'atteggiamento non ostile, lo ripeto, al "terrorismo" islamico di larga parte dei giudici e dei pubblici ministeri che hanno abbracciato le tesi più avanzate di carattere "giustificazionista" di esso; g) la nostra dichiarata ostilità e non collaborazione all'azione antiterrorista "avanzata" delle agenzie di intelligence e di sicurezza americane e britanniche; h) la cautela fino all'inattività o all' attività in senso contrario delle nostre forze di polizia (digos di Milano e di Roma ad esempio), nel contrastare l'estremismo islamico. Beati i costruttori di pace Perché mai il terrorismo islamico dovrebbe disturbare allora questo Governo e questa maggioranza con inconsulte e indiscriminate azioni? Quel che al massimo si potrebbe temere è qualche azione dimostrativa contro il contingente italiano dell'Isaf in Afghanistan per convincere il nostro Governo a disimpegnarsi militarmente quanto prima da quel Paese. Ma per evitare questo pericolo basterebbero ancora più chiare parole di disimpegno da parte del ministro della Difesa Parisi. Io preferirei la guerra, e ti voterò contro. Ma, stanti così le cose, ti consiglio di dare una "sistemazione pattizia" a questa favorevole situazione: Hamas, gli Hezbollah, la Fratellanza Mussulmana, la stessa Al Qaeda possono essere interlocutori validi; e organizzazioni come Emergency, Pax Cristi, "Beati i costruttori di pace", la Comunità di Sant'Egidio potrebbero anche loro fare da tramite prezioso. Meglio questa strategia, che non il "pasticciaccio brutto" della odierna confusione e incertezza dell'azione di governo. Pensaci, caro Romano! Con cordiale amicizia.
    "



    Saluti liberali

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    dal quotidiano LIBERO di oggi

    "Cossiga denuncia Spataro: viola il segreto di Stato

    ROMA Il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga ha denunciato, per la seconda volta in meno di tre mesi, il magistrato milanese Armando Spataro per violazione del segreto di Stato. Cossiga accusa Spataro di «avere diffuso notizie relative alla sua audizione da parte del Copaco nella seduta dello scorso 20 settembre, nella quale è stato ascoltato in qualità di pubblico ministero procedente nei confronti del direttore del sismi Niccolò Pollari». Per lo stesso motivo, Cossiga ha sporto denuncia anche contro il deputato dell'Ulivo Emanuele Fiano, segretario del Copaco. La prima denuncia di Cossiga contro Spataro risale all'undici luglio scorso: anche in quell'occasione il senatore a vita aveva contestato al magistrato la violazione del segreto di Stato rispetto alla vicenda del rapimento dell'ex imam di Milano Abu Omar. Insieme a Spataro erano stati denunciati anche Manlio Minale, procuratore capo della Repubblica presso il Tribunale di Milano, Ferdinando Pomarici, sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Milano, e il giudice per le indagini preliminari di Milano, Enrico Manzi. Quella stessa denuncia era anche contro i responsabili della Digos di Milano e il capo della Polizia, Prefetto Gianni de Gennaro. Il senatore a vita, però, dieci giorni dopo, aveva pregato il procuratore Generale della Repubblica presso la Corte d'Appello di Milano di non dar corso a quella denuncia. In una lettera, Cossiga spiegava di aver deciso di ritirarla. Da registrare la replica del presidente del Copaco, Claudio Scajola: «I componenti del Comitato», ha spiegato, «hanno ben presente l'obbligo di segretezza e l'esigenza di riservatezza derivanti dalla natura estremamente delicata per la sicurezza nazionale delle notizie che trattano durante le audizioni». "


    Saluti liberali

 

 

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