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  1. #1
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    Predefinito anarchismo/comunitarismo: sviluppi paralleli di un idea

    L'articolo in questione, tratto dalla rivista comunitarismo (il movimento che si richiama ideologicamente a Costanzo Preve e non quello di Jean Thiriart) cerca di trovare i possibili punti di contatto tra il pensiero anarchico e quello comunitarista, nell'ottica di un dibattito tra le due parti riguardo ad alcuni temi condivisi da entrambe le parti (in particolar modo l'idea di democrazia diretta). da comunista e comunitarista vorrei sapre il parere dei compagni anarchici.

    Ecco l'articolo:

    Essere Anarchici, Comunisti, Libertari, Comunitaristi, non significa voler la piatta uguaglianza delle usanze, dei costumi e dei popoli del globo intero.
    Certamente siamo internazionalisti, ovvero per l’unione internazionale degli sfruttati, delle classi lavoratrici, del «proletariato» e dei diseredati del mondo intero.
    Essere Internazionalisti nulla però vuol dire se non si è per l’uguaglianza, la fratellanza e la libertà di ogni individuo solidale con la propria comunità e popolo.
    Abolire le frontiere, unirsi per il socialismo, creare una società retta sul comunismo e federata in libere comunità di individui solidali, non equivale affatto al livellamento ed all’appiattimento uniforme di tutte le «differenze» che esistono tra gli uomini e le donne di questo pianeta.
    Ciò non è soltanto la considerazione di chi ora scrive, ma anche storici personaggi della sinistra alternativa e comunista del passato e del presente e teorici di validissime Idee hanno sostenuto questo.
    Vale citare Michele Bakunin, teorico e primo agitatore Anarchico, che nel Programma della Società Internazionale Rivoluzionaria del 1865 scrive :
    «L’ uguaglianza non implica il livellamento delle differenze individuali, né l’identità intellettuale, morale e fisica degli individui. La diversità delle capacità e delle forze, le differenze di razza, di nazione, di sesso, di età e di individuo, lungi dall’essere un male sociale, costituiscono al contrario la ricchezza dell’umanità.»
    Per tornare ad oggi, anche il prof. Costanzo Preve , da ottimo studioso marxista, ha espresso un concetto simile riassumibile nella sua famosa frase «Il comunismo non è una società socialista ulteriormente egualizzata e livellata, ma è una comunità di libere individualità.»
    Il pensiero Anarchico Sociale parla di federalismo libertario, ovvero libere comunità antiautoritarie indipendenti e solidali tra loro. Ma questo non è anche un principio del Comunitarismo? Del nostro Comunitarismo?
    Sulla questa omonima rivista, più volte sono stati pubblicati articoli di Anarchici «classici» e «moderni» del calibro di Murray Boockin, Pierre Joseph Proudhon, Noam Chomsky, questo forse a testimoniare una certa affinità nei discorsi di Municipalismo Libertario, Comunità Libertarie, Democrazia Diretta, ecc.
    L’Anarchismo è una idea politica che a sua volta si divide in ramo «Sociale» (ovvero quello classico, rappresentato dalle idee di Proudhon, Bakunin e Malatesta); «Individualista/Nichilista» (rappresentato dalle idee di Max Stirner, sull’unione degli egoisti; dall’azione distruttrice di Sergeij Necaev, ex collaboratore di Bakunin).
    Non tutto l’Anarchismo può trovarsi concorde con il parallelismo avanzato in questo articolo, per il sol fatto che esistono anche altri e «diversi» anarchismi, non sempre affini tra loro.
    Basti pensare che lo stesso Michele Bakunin, nelle Tre Conferenze sull’Anarchia, bollò gli Individualisti come «falsi fratelli socialisti».
    In ultima istanza rimane una sola questione da risolvere: un buon anarchico di fede sociale, può oggi definirsi anche un Comunitarista?
    Lontano da futili pregiudizi sul termine, con apertura intellettuale, lungimiranza e distanza dalle teorie di un certo marxismo, e con un pizzico d’azzardo, io credo proprio di si!

    Vincenzo J. Cialini

    A luta continua

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  2. #2
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    Nel dare il benvenuto al nuovo spazio di POL ed ai suoi ideatori, vi invito a partecipare attivamente a questa discussione e a tutte quelle del nostro forum comunitarista (Comunismo e Nazionalitarismo).
    Un caro saluto

  3. #3
    Antifonte68
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    Come al solito è una questione di definizioni. Se con comunitarismo si indica "una comunità di libere individualità», allora viva il comunitarismo!
    Purtroppo mi sa che il termine è un'anticchia sputtanato, visto che sono comunitaristi anche fascisti di ogni risma. Piuttosto è da indagare che significhi che in una comunità ci siano "libere individualità", che è quello che ci sta a cuore.

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Antifonte68
    Come al solito è una questione di definizioni. Se con comunitarismo si indica "una comunità di libere individualità», allora viva il comunitarismo!
    Purtroppo mi sa che il termine è un'anticchia sputtanato, visto che sono comunitaristi anche fascisti di ogni risma. Piuttosto è da indagare che significhi che in una comunità ci siano "libere individualità", che è quello che ci sta a cuore.
    Mi sa che tu confondi il comunitarismo di Costanzo Preve con quello di Jean Thiriart. Uno dei punti cardine del comunitarismo previano è proprio la denuncia del fascismo. Ti invito a trovare qualsiasi appoggio al fascismo negli scritti di Preve o sul sito dei comuniaristi :http://www.comunitarismo.it.
    Preve parte da principi marxisti se mai ed io stesso mi considero un marxista-leninista comunitarista. Cerchiamo di non confondere nazionalismo con nazionalitarismo o opposizione ad Israele con antisemitismo.
    Poi sai è facile liquidare tutto con due parole velate di ironia senza spiegare nulla. E' una prassi molto diffusa qui dentro su POL a quanto vedo.

    A luta continua

  5. #5
    Antifonte68
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    Caro amico, io parlavo semplicemente del termine "comunitarismo", che ha molte altre accezioni, oltre a quelle che conosci tu (Taylor, MacIntyre), e ti assicuro che la destra sociale e nazionale è piena così di gentaglia e canaglia (come si diceva una volta) che si autodefinisce comunitarista.
    Sicchè, se permetti, non è il caso di aumentare la confusione, ricorrendo a un termine così indeterminato e malamemente impiegato: parliamo allora dei contenuti. Nel tuo comunitarismo, posso farmi allegramente tutti i cazzi miei, come cristo prescrive ?

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Antifonte68
    Come al solito è una questione di definizioni. Se con comunitarismo si indica "una comunità di libere individualità», allora viva il comunitarismo!
    Libere individualità consapevoli di una comune appartenza e del fatto che se sono quello che sono lo si deve anche a questa appartenenza.
    Saluti

  7. #7
    Antifonte68
    Ospite

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    Serve a qualcosa questa consapevolezza, o è una menata per rompere i coglioni?

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Antifonte68
    Serve a qualcosa questa consapevolezza, o è una menata per rompere i coglioni?
    Vediamo se questo stralcio di un saggio di Preve può in qualche maniera rispondere alle tue domande.

    Il terreno è quello di nuovo «patto», inteso come un nuovo patto fra individuo e comunità. La cosiddetta «società», infatti, a mio avviso non esiste, o meglio esiste solo come spazio del rapporto fra individuo e comunità. Un individuo senza comunità è una semplice astrazione, dal momento che la stessa concepibilità di un individuo concreto, e come tale differenziato e differenziabile dagli altri, ci può essere soltanto all’interno di una relazione e di un rapporto sociale composto da almeno due persone. In caso contrario non c’è l’individuo con la sua peculiare determinatezza, ma solo il puro indeterminato, perché l’atomo è eguale a tutti gli altri atomi, e tale omogeneità impedisce ogni individuazione. Se si comprende quanto ho appena detto, si vedrà che l’individualismo metodologico originario non descrive mai una vera realtà, ma solo una sorta di «secessione», in cui si fantastica di una nostra impossibile originarietà per instaurare una comunità alternativa. Lo stesso Robinson Crusoé non è «originario», ma può pensare sé stesso soltanto per mezzo della comunità passata in cui è cresciuto (l’Inghilterra mercantile e puritana) ed una comunità futura auspicata (di cui il selvaggio Venerdì sarà il secondo membro).
    Le polemiche individualistiche contro il comunitarismo non possono pertanto distruggere l’evidenza storica e concettuale di quest’ultimo. Possono però segnalare utilmente delle possibili patologie del comunitarismo stesso. La più grave di queste patologie è l’organicismo identitario, ed è la patologia di cui è morto il comunismo storico novecentesco. La patologia del capitalismo senza classi in cui l’integrazione avviene attraverso il consumismo performativo è opposta alla precedente. Opposta sì, ma anche molto più complementare di quanto sembri.
    Abbiamo così messo a fuoco l’oggetto di una filosofia politica del futuro che non voglia semplicemente essere nostalgico-identitaria o utopico-normativa. Ci vuole un punto di partenza. Questo punto di vista programmatico ci sembra oggi il meno peggiore. E «meno peggiore» è una formulazione cauta e problematica per dire «migliore».

    Aggiungo io che il comunitarismo tende ed intende voler calare i concetti ideologici "astratti" all'interno delle realtà delle comunità in cui questi concetti vorrebbero far breccia.
    Ad esempio riguardo al tema della democrazia diretta che credo sia uno dei punti focali di dibattito interni al movimento anarchico (e qui parlo per parere personale e per come intendo io il comunitarismo previano) possono essere definiti comunitaristi gli esperimenti di democrazia diretta reale nel Chiapas zapatista del Subcomandante Marcos o la jamahiriya (potere delle masse in arabo) nella Libia del colonnello Gheddafi. Entrambe (a parer mio ripeto) partono dal concetto astratto di democrazia diretta e tentano di renderlo da metafisico a fisico contestualizzandolo all'interno delle realtà culturali e storiche delle comunità a cui fanno riferimento. Credo che in questo senso si possa parlare di comunità di libere individualità.

    A luta continua

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Antifonte68
    Serve a qualcosa questa consapevolezza, o è una menata per rompere i coglioni?
    Sentirsi parte di una comunità aiuta a trovare un senso alla propria vita.

    Anche il nostro modo di concepire la sessualità (che è naturale) è influenzato da dati culturali (l'educazione famigliare, l'immaginario collettivo...). Essere consapevoli delle origini della nostra cultura è importante anche per questo.

  10. #10
    Antifonte68
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    Scusami tanto, ma parla per te! Anzi, stai già parlando di te, ma non sei autorizzato a generalizzare. Il senso della mia vita, se ne ha uno, lo trovo dove mi pare, non necessariamente nei vicini di casa. Certo è utile sapere le cose, ma conoscere la propria "comunità" è interessante non più di tante altre cose, ad esempio conoscere le comunità altrui. Il fatto è che tu sei alla ricerca di un'identità collettiva, e allora perchè non universale? Perchè fermarti a Cinisello Balsamo? Perchè allora non fermarsi a sè stesso, dove trovi influssi che vanno ben oltre quelli della tua comunità territoriale? O parli di comunità virtuali? Insomma, la comunità esiste e va conosciuta e considerata, ma non è l'alfa e l'omega di tutte le cose.
    Il "comunitarismo" non vale più di qualunque altro "ismo" tu ti possa inventare. L'importante, ripeto, è che non si tratti solo di pretesti per limitare la libertà delle persone, ed è quello che intendevo con l'icastica formula "ROMPERE I COGLIONI".

 

 
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