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TERESA BARTOLI Roma. Parla «da tifoso», punta il dito contro una giustizia sportiva che «non è tale» e «va riformata» facendo in modo che «se ne occupi chi mastica di sport», dice che Saverio Borrelli, suo malgrado, «può aver dato l’idea di un conflitto d’interessi con Berlusconi». E assicura che la coppa del mondo «è figlia del sistema» appena condannato.
Clemente Mastella, ministro della Giustizia, non si pente e rilancia. Maurizio Gasparri la definisce «sodale di Moggi e Della Valle», amico dei corrotti e contro la giustizia. «Capita di avere a che fare con cialtroni politici. Gasparri è un cialtrone e purtroppo appartiene anche alla categoria dei politici».
Colpisce però che lei contesti la sentenza e che, ancor prima che fosse emessa, avesse chiesto clemenza. «Ho ragionato come uno che sta nel mondo del calcio da tanto, col cuore e la passione dei tifosi. Quando il Napoli finì male e nessuno diede una mano, si constatò un pregiudizio che questa volta è scattato in maggior misura, indubbiamente per il rilievo maggiore della vicenda. Ecco, io mi rifiuto di ritenere che si possa definire malato il calcio che vince i mondiali». Cosa c’entra? «Non si scappa: i mondiali sono figli di questo sistema. Nessuno può dire il contrario. Tant’è vero che all’inizio dei campionati molti - compreso Gasparri - prendevano le distanze dicendo che non saremmo andati da nessuna parte, che Cannavaro non era degno di fare il capitano, che Lippi faceva venire il voltastomaco. Ora, all’improvviso, non sapendo che dire discettano sulla divisione manichea tra vittoria e corruzione. Ma siamo di fronte ad un sistema, un sistema che tutto sommato ha funzionato. Certo, se qualcuno ne ha approfittato va punito». Non è proprio in quella distinzione - celebrazione della vittoria sul campo e contemporanea punizione esemplare dei corrotti - l’unica possibilità di salvare il calcio? «No. Sarebbe come se la vittoria potesse essere ascritta al signor Rossi arrivato gli ultimi dieci giorni. Invece quel che è successo, nel bene o nel male, è frutto dello stesso sistema». Allora o si assolvono tutti o si restituisce la coppa del mondo. «Che c’entra? Ci sono stati abusi? Vanno colpiti. Ma perché punire città e tifosi? Eliminiamo i dirigenti corrotti, ma l’ipocrisia della Juve in B con trenta punti di penalizzazione che senso ha? È un pregiudizio: ottomila pagine da leggere in tre giorni che processo è? Serve una prova dell’approssimazione? Non hanno valutato che, malgrado la penalizzazione, il Milan potrebbe arrivare in coppa Uefa. Contestare questo sistema significa stare coi corrotti? A parte il fatto che, sino a sentenza definitiva, c’è la presunzione d’innocenza, l’idea di un giudizio di Dio moralistico non ha senso. Gasparri se la prende con me, perché non guarda a quel che hanno detto i dirigenti del Milan da Berlusconi in giù? E che dire di questa sinistra strabica? Invece di attaccarmi, senta sindaci come Chiamparino o Domenici che col Comune si costituisce a fianco della Fiorentina, preoccupato per la reazione dei tifosi. Questa ipocrisia nei miei confronti non la accetto». Ammetterà: un ministro della giustizia che non accetta la giustizia... «Intanto, io sono ministro pro tempore ma tifoso ieri, oggi e domani. E poi, mica ho criticato la giustizia ordinaria. Ho criticato una giustizia sportiva che tale non è. Il sistema va riformato. L'incompatibilità deve valere per tutti, va rivista la platea di chi giudica e magari fare in modo che ad occuparsene sia chi mastica di sport». Ce l’ha con Saverio Borrelli? «Sinceramente, non lo avrei nominato. Lo stimo ma, anche se non è così, può aver dato l’impressione di un conflitto d’interessi con Berlusconi». La vicenda calcio ha controbuito a scoperchiare la questione intercettazioni. È pronta la riforma? «Il calcio non c’entra. Da destra e da sinistra mi chiedono di affrontare la materia. Bisogna garantire l’aspetto investigativo, nel quale le intercettazioni - Provenzano insegna - sono uno strumento prezioso, ma tutelare anche la dignità della persona impedendo la pubblicazione di quel che appartiene al gossip». C’è una sorta di pigrizia nei magistrati che chiedono intercettazioni per ridurre il lavoro d’indagine? «In qualche caso sì: è chiaro che se getti le reti dal lago di Tiberiade al Garda, qualche pesce lo prendi. Ma, ripeto, le intercettazioni sono preziose. Va definita la materia perché possano essere utilizzate al meglio». Giurando da ministro promise di bloccare il nuovo ordinamento giudiziario. Ora l’Anm minaccia scioperi perché non è stato fatto. «L’Anm sa che sto facendo tutto il possibile ma sa anche che questa è una maggioranza che ha una qualche volatilità numerica, soprattutto al Senato. E sa che non c’è solo l’ordinamento ma altri provvedimenti importanti da approvare. Comunque, per quanto definito col collega Chiti e il presidente Marini, la questione sarà discussa la prima settimana di agosto al Senato. Poi vedremo l’itinerario successivo». A proposito di volatilità della maggioranza, Di Pietro minaccia l’appoggio esterno se passa l’indulto. «È materia parlamentare, non di governo. Quindi non capisco la minaccia. E se ciascuno di noi, ogni giorno, minaccia qualcosa, ad ottobre gli italiani diranno ”aridatece Berlusconi”». E voi dovrete emigrare inseguiti dai vostri elettori. «Credo di sì. Emigrerò assieme ai calciatori italiani che sceglieranno il Real Madrid o l’Inghilterra. Magari farò da consulente a qualche amico».




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