Fermare Israele o fermare la guerra?
Mentre il mondo è scosso da violenti segnali di guerra, il quotidiano di Rifondazione Comunista, Liberazione, sceglie di intitolare "Fermiamo Israele", come se Israele avesse rapito i propri soldati e inscenato apposta il tentativo di ritrovarli. Mentre Haifa è colpita per la prima volta da missili a lunga gittata lanciati dal Libano, Sergio Staino decide di offrire per la prima volta una vignetta di sarcasmo anti israeliano sulla prima pagina de l'Unità.
Un doppio regalo viene offerto alla destra che in ogni sede si da da fare per far sapere che tutta la sinistra è ostile a Israele. Non è vero, ma il clichè - forse l'unico sopravvissuto ai tristi anni della guerra fredda che classificava Israele Paese oppressore e Palestina terra occupata - è duro a morire. Continua a fare vittime di disinformazione nella buona fede di tanti che credono nella sinistra. In questo caso la disinformazione è indurre a credere che sia Israele a portare la guerra e non a reagire a una guerra che, evidentemente su istruzioni e dopo il proclama del presidente iraniano ("cancellare Israele"), si sta scatenando a Sud e a Nord di Israele. Se viene taciuta la condizione di assedio in cui si trova il Paese attaccato, l'impegno dell'Iran a distruggerlo, la serie di atti coordinati che sono seguiti a quell'incredibile appello (primo caso nella storia, dopo la seconda guerra mondiale che vede un capo di Stato richiedere la cancellazione di un altro Stato), gli ordini prontamente eseguiti dalle formazioni libanesi che fanno capo all'Iran, solo con un tale artificio si può far apparire Israele come un paese folle assetato di guerra. Ciò è ingiusto e non vero.
Circola un giudizio severo sulla "reazione sproporzionata" di Israele contro coloro che hanno attaccato, bombardato e rapito ostaggi. E' un giudizio legittimo, se non altro perché, almeno, inquadra ciò che sta accadendo in una sequenza di reazioni, non di azioni, di risposte ad eventi tragici e pericolosi, non di azzardate e autonome iniziative militari. "Reazioni sproporzionate"? E' possibile. Ma che cosa sappiamo esattamente di ciò che sta avvenendo? Chi ha parlato con chi e quando? Chi ha chiesto spiegazioni e chi ne ha ricevute, da parte di quali contatti, in quali circostanze e occasioni? Quel che si vede è che siamo tutti (non solo gli Israeliani e i Palestinesi e i Libanesi) sull'orlo di una guerra ben più vasta. Stiamo avvicinandoci a un estremo pericolo. A quel pericolo ci accostiamo quasi senza Nazioni Unite, quasi senza diplomazia, quasi senza contatti e partecipazione e presenza e conoscenza dei fatti. Le mosse europee sono vaghe, come vago è il peso diplomatico e l'autorità di Solana.
I governi europei sono severi nel giudizio ma lontani da ogni intervento e persino da un accertamento di prima mano degli eventi drammatici che di momento in momento accadono. Israele si trova a fronteggiare da un lato i Palestinesi, un popolo stremato, attraversato da gruppi disposti a tutto, che vorrebbe avere -come è suo diritto -uno Stato, ma viene spinto a combattere una guerra senza fine per non riconoscere il diritto dello Stato vicino. Dall'altro, un Paese e un governo normale. Ma proprio per questo, come fa quel governo a non voler impedire che dal suo territorio partano azioni belliche fra le più pericolose in questo insanguinato momento? Hanno visto i fantasmi, gli Israeliani, o hanno visto il pericolo della fine invocata da Ahmadinejad?
Il Parlamento italiano non ha avuto notizie e non ha discusso su quanto sta accadendo. Il governo italiano sta con l'Europa, dalla voce flebile e distratta. Il turno della guerra (e il sangue della guerra) è molto vicino. La minaccia è grave. Non potrebbe -non dovrebbe- la Sinistra Italiana essere parte attiva e testimone di questo grave momento storico invece che giudice prevenuto e all'oscuro dei fatti?
Furio Colombo
Emanuele Fiano
Sinistra per Israele




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